"Il Consiglio delle Galassie" di Federico Bellini


Una Galassia è un grande insieme di Stelle, sistemi, ammassi ed associazioni stellari, gas, nebulose e polveri che formano il mezzo interstellare, pianeti, satelliti, meteore, comete, etc., legati tutti dalla reciproca forza di gravità. Oggetti di vastissime dimensioni, che variano dalle più piccole Galassie nane contenenti poche decine di milioni di Stelle, a quelle giganti che arrivano a contenere anche mille miliardi di Soli, orbitanti attorno ad un comune centro di massa[1]. Le Galassie sono state catalogate secondo una forma apparente, ossia sulla base della loro morfologia visuale:

·  Galassie Ellittiche: di forma ellissoidale, presentano principalmente Stelle di vecchia formazione.
·  Galassie a Spirale: possiedono un rigonfiamento centrale, che coincide con il nucleo, intorno al quale si estende un disco di materia, che tuttavia si concentra in zone chiamate Bracci. Le Stelle più giovani si trovano nelle zone periferiche, mentre avvicinandosi al centro la loro età tende ad aumentare. Un particolare tipo di Galassie a Spirale sono quelle Barrate, in cui una sorta di barra attraversa il nucleo.
·  Galassie Irregolari: non è possibile identificare una forma precisa, anche a causa di un’alta attività di formazione di nuove Stelle, che le rende molto plasmabili nella forma.
· La collisione tra due Galassie da spesso origine ad intensi fenomeni di formazione stellare, in gergo definiti starburst.

Nell’Universo oggi osservabile sono presenti probabilmente più di 100 miliardi di Galassie, anche se secondo nuove ricerche, il numero stimato risulterebbe più alto di almeno dieci volte, in quanto il 90% di esse presenti nel Cosmo risulterebbe non rilevabile con i telescopi attualmente a nostra disposizione. Gran parte di esse, inoltre, ha un diametro compreso fra 1000 e 100.000 parsec[2] e sono di solito separate da distanze dell’ordine di milioni di parsec (megaparsec, Mpc); lo spazio intergalattico che le separa è parzialmente colmato da un tenue gas, la cui densità è inferiore ad un atomo al metro cubo.
Nella maggior parte dei casi le Galassie sono disposte nell’Universo organizzate secondo precise Gerarchie Associative, dalle più piccole, formate da alcune di esse, a veri e propri ammassi che possono essere composti anche da migliaia di unità. Tali strutture, a loro volta, si associazioni nei più imponenti Super-Ammassi-Galattici, strutture disposte all’interno di enormi correnti (come la Grande Muraglia) e filamenti che circondano immensi vuoti dell’Universo; oltre questa scala, l’Universo appare isotropico ed omogeneo.
La nostra Galassia, la Via Lattea, è membro di un’associazione chiamata Gruppo Locale, un gruppo relativamente piccolo che ha un diametro di circa un megaparserc. La nostra e la Galassia di Andromeda sono le due più luminose e che ne regolano le dinamiche gravitazionali; gli altri membri del gruppo sono Galassie nane, spesso satelliti delle principali. Il Gruppo Locale è a sua volta parte di una struttura di forma quasi sferica all’interno del Super-ammasso della Vergine. Oltre alla Via Lattea, dove al suo interno si trova il nostro Sistema Solare, solo altre tre Galassie sono visibili ad occhio nudo: le Nubi di Magellano, sia la Grande che la Piccola, visibili solamente nell’emisfero australe della Terra, e la grande Galassia di Andromeda, osservabile dall’emisfero boreale terrestre.
Sebbene non siano chiare le dinamiche che regolano la disposizione della Materia e dell’Energia nell’Universo, si pensa che la Materia Oscura, ad esempio, costituisca circa il 90% della Massa di gran parte delle Galassie a Spirale, mentre per quelle Ellittiche, la percentuale sia molto inferiore, variando tra lo 0 e circa il 50%. Dati più recenti, inoltre, inducono a pensare che al centro di molte di esse, sebbene non in tutte, esistano dei Buchi Neri Super-Massicci, i quali spiegherebbero l’attività dei nuclei delle Galassie più attive.
Nonostante l’apparente prevalenza di grandi Galassie Ellittiche o a Spirale, la gran parte di esse presenti sono in realtà Galassie Nane; esse possiedono circa un centesimo del diametro della Via Lattea e contengono al massimo appena qualche miliardo di stelle. Ad esempio, la Via Lattea possiede poco meno di una ventina di Galassie satelliti di questo genere, seppure alcuni sostengano che possano essere anche più di 300. Recentemente è stata scoperta una nuova classe di Galassie, le Green Bean (fagiolino), a causa del loro colore e al fatto che assomigliano, in grande, alle GalassieGreen Pea” (Galassie Pisello Verde).
Le Stelle all’interno delle Galassie sono in perenne movimento. In quelle Ellittiche, a causa del bilanciamento fra velocità e gravità, i movimenti sono relativamente contenuti, le Stelle si muovono in direzioni casuali e i movimenti rotazionali attorno al nucleo sono minimi, conferendo a queste Galassie la tipica forma sferica. In quelle a Spirali, le dinamiche sono invece notevolmente più complesse, il nucleo, di forma sferoidale, possiede un’elevata densità di Materia, il che implica che si comporti come un corpo rigido. Nei Bracci (che costituiscono il Disco Galattico), la componente di rotazione è preponderante e va a spiegare la forma anche appiattita del Disco stesso.
Verso il bordo esterno, il periodo orbitale di una Stella che si muove nei Bracci di Spirale è direttamente proporzionale alla lunghezza della traiettoria percorsa, a differenza di quanto avviene all’interno di un Sistema Stellare, dove i Pianeti, percorrendo orbite nel rispetto delle Leggi di Keplero, possiedono significative differenze nella velocità orbitale; questo andamento delle orbite dei Bracci di una Galassia costituisce anche uno degli indizi più evidenti dell’esistenza della Materia Oscura e della sua interazione con la Massa Visibile dell’Universo (appena il 5-7%).
Circa la nascita e la formazione dell’Universo, e anche delle Galassie, rimandiamo alla prima lezione di questo compendio, possiamo però aggiungere alcune considerazioni finali. L’evoluzione delle Galassie può essere interessata da eventi come le interazioni e le collisioni, e che furono molto comuni durante le epoche più antiche del Cosmo. Durante questi episodi, a causa della grande distanza che intercorre tra le Stelle, la quasi totalità dei Sistemi Stellari, presenti nelle Galassie in collisione, ne risultano indenni, tuttavia le forze mareali e gravitazioni in gioco possono creare lunghe correnti di Stelle e polveri all’esterno delle Galassie, correnti meglio note anche come “code mareali”. Una possibile collisione coinvolgerà probabilmente la nostra Galassia, la Via Lattea e quella di Andromeda, in un tempo stimato in cinque miliardi di anni, dato che si stanno avvicinando alla velocità di 130km/s; a parte un tale evento di così grande portata, abbiamo la certezza che in passato, la nostra Galassia si sia già scontrata con Galassie Nane minori, inglobandole al suo interno.
Attualmente gran parte dei fenomeni di formazione di nuove Stelle avviene nelle piccole Galassie, dove le nubi molecolari contengono un quantitativo di idrogeno ancora elevato. Le Galassie a Spirale come la nostra, producono nuove generazioni di Stelle solo se possiedono dense nubi molecolari di idrogeno interstellare, mentre le Ellittiche sono di fatto prive di nubi di gas, ragion per cui il loto tasso di formazione è basso o in certi casi persino assente. L’afflusso di Materia che provoca la formazione stellare, soprattutto dalle Galassie cannibalizzate, ha un limite perché una volta che le Stelle avranno convertito l’idrogeno disponibile in elementi più pesanti, i fenomeni di formazione avranno termine.
Gli astrofisici hanno stabilito che i fenomeni di formazione stellare dureranno ancora per circa cento miliardi di anni, dopo i quali la grande Era delle Stelle inizierà a declinare in un periodo compreso tra i dieci e i cento bilioni di anni (1 bilione equivale a mille miliardi, 1012), quando le Stelle più piccole e longeve del Cosmo, le deboli nane rosse, termineranno il loro ciclo vitale. Alla fine di questa Era, le Galassie saranno composte solo da oggetti compatti, quali: nane brune, bianche tiepide o fredde, nane nere, Stelle di neutroni e Buchi Neri. Da qui prenderà inizio la cosiddetta Era Degenere dell’Universo, e infine, come risultato della relazione gravitazionale, tutte le Stelle potrebbero precipitare all’interno di un Buco Nero Super-Massiccio centrale o essere scagliate nel freddo e buio spazio intergalattico, a seguito di collisioni.


«Sia venerato il Vayu, padrone dello Spazio aereo, padrone dello Spazio interplanetario! Fa che io, il Signore delle immolazioni, trovi una dimora. Apri in una porta d'accesso allo Spazio Celeste, al Cosmo, affinché noi ti possiamo veder assumere la signoria dell'intero Universo. Siano venerati i Padroni del Cielo, i dominatori del Cosmo. Fate ch'io trovi una dimora. E là che vorremmo andare.» (Rigveda, 24)

La parola “Galassia” deriva dal greco antico che indicava la Via Lattea (Γαλαξίας - Galaxìas), dal significato di "latteo", o anche nel più speculativo “Circolo Galattico” (κύκλος γαλακτικός, kyklos - galak-tikòs). Il termine deriva da un episodio noto nella mitologia greca che racconta di Zeus, invaghitosi di Alcmena, dopo aver assunto le fattezze del marito, il Re di Trezene, Anfitrione, ebbe un rapporto sessuale con lei e rimase incinta. Da questa unione nacque Eracle, che Zeus decise di porre, appena nato, nel seno della sua consorte Era mentre lei stava dormendo, cosicché il bambino potesse bere il suo latte divino per diventare immortale. Era si sveglio durante l’allattamento e si accorse di nutrire un bambino sconosciuto, allora lo respinse ma nel mentre il latte, sprizzato dalle mammelle, schizzò via andando a bagnare il cielo notturno; così si sarebbe formata, secondo i Greci antichi, la banda chiara di luce nota come “Via Lattea”.
Da allora, però, la Via Lattea divenne anche la strada percorsa dagli Dèi per raggiungere il Palazzo Celeste. Analoga metafora è quella del Bifrǫst (o anche Bilrǫst) della mitologia norrena, il Ponte dell'Arcobaleno, che unisce la Terra alla dimora degli Dèi, Ásgarðr. Una strada dove ogni giorno gli Dèi la percorrono per riunirsi a Consiglio e il cui nome significa probabilmente "Via Tremula" o "Via dei Colori"; sovente è chiamato anche Ásbrú, "Ponte degli Asi".

«Askr Yggdrasils,
hann er æztr viða,
en Skíðblaðnir skipa,
Óðinn ása,
en ióa Sleipnir,
Bilröst brúa,
en Bragi skálda,
Hábrók hauka,
en hunda Garmr

«Il frassino Yggdrasill
è il migliore tra gli alberi,
Skíðblaðnir tra le navi,
Óðinn tra gli Æsir,
e tra i cavalli Sleipnir,
Bilröst tra i ponti
e Bragi tra gli scaldi,
Hábrók tra i falchi
e tra i cani Garmr

(Edda poetica - Grímnismál - Il discorso di Grímnir XLIV)

In questo poema Grímnir (che sarebbe Odino sotto mentite spoglie) fornisce al giovane Agnarr la Conoscenza Cosmica, inclusa la nozione che Bilröst sarebbe il Migliore dei Ponti, e che inoltre è sorvegliato dal dio Heimdallr, pronto ad avvertire gli Dèi dell'avvento del Ragnarǫk, la Fine del Mondo, momento in cui il Ponte crollerà, quando i Múspellsmegir lo cavalcheranno per raggiungere il Cielo.
Anche per gli Indiani delle pianure del Nord America, la Via Lattea era la pista polverosa lungo la quale si svolse un tempo una gara di corsa nel Cielo tra il Bisonte e il Cavallo. I Turu dell’Africa orientale ritenevano fosse la “Pista del Bestiame” del Fratello del Creatore, idea che si avvicina assai alla leggenda greca di Eracle che sposta la mandria di Gerione, ma il convergere di così tante piste di animali su questa Strada Celeste non è solo una mera congiunzione di fantasie. Gli Arawak della Guyana chiamano la Galassia la “Via del Tapiro”, e ciò trova conferma in un racconto dei Chiriguano e di alcuni altri gruppi dei Tupiguarani dell’America del Sud; queste popolazioni si riferiscono alla Galassia come alla “Via del vero Padre del Tapiro”, un dio-tapiro di per sé invisibile.
Ma questa strana divinità nascosta risulta essere Quetzalcoatl in persona, sovrano di Tollan, città dell’Età dell’Oro, proprio in “Tixli cumatz”, il Tapiro-Serpente che dimora “nel mezzo del ventre del mare” secondo le descrizioni delle tribù Maya dello Yucatan, e qui le allusioni incominciano ad acquistare una certa nitidezza, perché persino gli Indios Cuna vedono nel Tapiro che abbatte l’Albero dell’Acqua Salata, alle cui radici si trova il Gorgo di Dio, quel gesto che farà sgorgare fuori l’acqua salata che va a formare tutti gli Oceani della Terra una volta che l’Albero stesso cade.
Persino in Asia si riscontrano similitudini, ad esempio il grande Bundahisn chiama la GalassiaSentiero di Kayus”, dal nome del nonno e collega di regno dell’Amleto iranico, Kay Khusraw. Così come alcune popolazioni altaiche, tra cui i Yakut, chiamavano la Via Lattea le “Orme di Dio” e dicevano che egli, mentre creava il Mondo, aveva vagato per il Cielo; di uso più generale sembra essere stato il termine “solchi degli sci del Figlio di Dio”, mentre la denominazione usata dai Voguli era “solchi degli sci dell’Uomo della foresta”. E qui le tracce umane si perdono seppure restino le racchette da neve! Per i Tungusi, le Galassie, rappresentavano le “Orme delle racchette dell’Orso” (quasi sicuramente l’Orsa Maggiore).


La forza però invade tutti i miti, in special modo la storia del Sansone in salsa giapponese, Susanowo, il cui nome significa “Maschio Prode, Rapido e Impetuoso” (il greco/romano Marte non potrebbe desiderare attributi migliori) la sua essenza divina divenne del tutto ufficiale, poiché sua sorella Amaterasu, la dea solare, è a tutt’oggi la venerata antenata della Dinastia Imperiale. Come la leggenda racconta, Susanowo venne bandito dal Cielo per aver buttato la parte posteriore del suo stallone pezzato, scorticato contropelo, nella sala della tessitura della sorella Amaterasu. Questi improvvisi gesti offensivi sembrano far parte di un codice ancora più antico, dal momento che persino il sumero Enkidu aveva gettato in faccia a Ištar le parti posteriori del Toro del Cielo. Qui, però, abbiamo un elemento addizionale nel codice, l’animale scorticato contropelo e il gesto di Susanowo portò la Signora del Sole a ritirarsi adirata in una caverna, e il Mondo sprofondò nel buio. Allora “gli 80.000 Dèi si riunirono nella Via Lattea per deliberare sul da farsi ed escogitare alla fine uno stratagemma per indurre il Sole a uscire dalla caverna” e porre fine al grande oscuramento.[3]
In questo Mito, forse per la prima volta si parla di un vero e proprio Consiglio dove gli Dèi si riunirono per decidere le sorti del nostro Sistema Solare, ma resta pur sempre uno strano assortimento di personaggi quello a cui fu attribuita la responsabilità della Via Lattea: Dèi e Animali che abbandonarono persino il sentiero già usato al tempo della “Creazione”. Ma dove andarono coloro che abbiamo citato, e i molti altri che non abbiamo preso in considerazione? Dipende da dove erano per così dire partiti e sovente, come abbiamo visto nei precedenti capitoli, non è facile determinarlo.
Questo consesso di figure mitiche “a mezz’aria” ci aiuta, però, a trovare il significato di un altro racconto altrimenti senza senso, un vero fossile reperito nelle tradizioni popolari della Westfalia: “I Giganti chiamarono in aiuto Hackelberg (Odino in veste di Cacciatore Feroce). Questi suscitò una tempesta e portò un Mulino nella Via Lattea, che da allora si chiama Via del Mulino”.
Ma non è questo l’unico “fossile”: il più stravagante è forse quello dei Cherokee, che chiamavano la GalassiaDove corse il Cane”, e doveva trattarsi di un cane molto insolito, dal momento che aveva l’abitudine di rubare la farina da un Mulino appartenente alla cosiddetta “Gente del Sud”, e di scappare verso il Nord portandosela via. Una volta nella corsa lasciò cadere la farina, e questa formò la nostra Galassia, la Via Lattea; durante questo percorso è facile incontrare anche il Buco della Macina Inferiore, che sale e scende facendo ribollire il Gorgo.
Parmenide, riprendendo il linguaggio allegorico di Esiodo, parlava di porte scintillanti (o dell’immobile soglia di bronzo) poste tra la Notte e il Giorno, e che essendo collocate “in alto nell’Etere”, possono condurre alla dimora della Dèa di Verità e Necessità. Esiodo sosteneva che lo Stige (dal greco antico "odiare" da cui "fiume dell'odio") era uno dei cinque fiumi presenti negli Inferi secondo la mitologia greca e romana; gli altri erano Cocito (fiume dei lamenti), Acheronte (fiume del dolore), Flegetonte (fiume del fuoco) e Lete (fiume dell'oblio). Sosteneva, inoltre, che era un ramo di Okeanos in Cielosotto la Terra dalle Vie spaziose”, e che la sua temutissima Dèa abitava in una casa “da ogni parte sorretta fino al Cielo da pilastri d’argento”, l’acqua stillava da una roccia alta e il luogo era raggiungibile da Iride che vi si recava con il suo arcobaleno “da Olimpi nevosi nel Nord” (il Bifrǫst?)
Questa regione “ogigia” era stata aborrita dagli Dèi e doveva trovarsi “dall’altra parte del Cielo”, un fiume morto persino per loro dove poteva resistergli solo uno zoccolo di cavallo; ma le sorgenti di questi fiumi dove si trovano? Kay Khusraw, l’iranico Amlethus, fu perseguitato da uno zio assassino, fondò un Età dell’Oro e poi si allontanò malinconicamente verso il Grande Aldilà. Afrasiyab, lo zio malvagio, durante i vari disperati tentativi di impadronirsi della sacra legittimità, la “Gloria”, si era trasformato in una creatura delle acque profonde, per poi tuffarsi nel magico Lago Vourukasa in cerca appunto della stessa “Gloria”. Per tre volte tentò, ma ogni volta “la Gloria sfuggì, questa Gloria se ne andò”: ad ogni tentativo si divincolava attraverso una sorta di sbocco e che immetteva in un fiume che scorreva verso l’Aldilà.
Un racconto parimenti antico che parla di tre sbocchi ci giunge nientemeno che dalle Hawaii: lo troviamo nella preziosa compilazione fatta un secolo fa dal giudice Fornander, quando la tradizione era ancora viva. Le “acque viventi” appartengono a Kane, il Demiurgo creatore del Mondo o Dio Artefice (il Fabbro), e si trovano in un invisibile paese divino, Paliuli (“montagna blu”), dove Kane, Ku e Lono crearono il Primo Uomo, Kumu-Honua (“radicato alla terra”); altrove, le acque viventi sono su “l’isola volante di Kane” (anche l’Efesto greco dimorava su un’isola galleggiante). Fornander descrive la fonte di questa “acqua vivente” come: “… meravigliosamente trasparente e limpida. Le sue rive sono splendide. Aveva tre sbocchi: uno per Kane, uno per Ku e uno per Lono, attraverso i quali i pesci entravano nello stagno. Se i pesci di questo stagno erano gettati a terra o nel fuoco, non morivano; e se un uomo era stato ucciso e veniva in seguito spruzzato con quest’acqua, ritornava presto alla vita.
Viene così introdotto un motivo straordinario, quello del “pesce risuscitato”, che, come si vedrà più avanti, occuperà una posizione centrale nei miti medio-orientali, da Gilgames a Glauco e allo stesso Alessandro. Inoltre, ritroviamo ancora i tre sbocchi che possono forse aiutarci a individualizzare l’idea della “Fonte della Vita” di Kane, la quale agli studiosi di folklore potrebbe altrimenti apparire una banale Fontana della Giovinezza. Ma nella tradizione pitagorica genuina si può trovare qualche cosa di veramente stupefacente. Racconta Plutarco, nel suo trattato sui motivi per cui gli oracoli non davano più responsi, che Petrone, - pitagorico della scuola italica antica e contemporanea, e amico del grande medico Alcmeone (ca 550 a.C.) -, teorizzava che ci dovevano essere numerosi Mondi, 183 per l’esattezza!
Altre notizie di questi Mondi sono riportati da Cleombroto, uno dei partecipanti alla conversazione sull’obsolescenza degli oracoli, il quale le aveva avute da uno “Strano Uomo” misterioso, che soleva incontrarsi con gli esseri umani una sola volta all’anno nei pressi del Golfo Persico e “passare il resto del suo tempo in compagnia di ninfe erranti e di semidei” (21, 421, A). Secondo Cleombroto, costui collocava quei Mondi su un triangolo equilatero: sessanta per lato, più uno a ogni angolo. Non viene data nessun’altra spiegazione, ma: “… essi erano ordinati in modo che uno toccava sempre l’altro in un circolo, come coloro che danzano in cerchio. La pianura all’interno del triangolo è… il fondamento e l’altare comune di tutti questi Mondi, ed è chiamata Pianura della Verità; in essa si trovano i disegni, gli ‘stampi’, le idee e gli esempi invariabili di tutte le cose che furono o mai saranno; e all’interno c’è l’Eternità, donde il Tempo, come un fiume, fluì nei Mondi. Inoltre (diceva) che le Anime degli uomini, se hanno vissuto bene in questo mondo, vedono queste idee una volta sola ogni diecimila anni; e che le più sante cerimonie mistiche che quaggiù si compiono non sono altro che un sogno di questa sacra visione.”


Ci fu dunque un tempo che, in tutti i miti antichi, è riconosciuto come una Età dell’Oro, ma ad un certo punto esso ebbe fine o almeno venne per così dire precluso agli Esseri Umani. Riproposto in una infinità impressionante di miti e metafore, storie e leggende, spiegato in tantissimi modi quanto la fantasiosa immaginazione umana lo poteva partorire, memoria o traccia ne rimane in quei tempi arcaici, dove solo gli Dèi potevano forgiare, far funzionare o distruggere l’Universo. E lì è racchiusa anche l’Origine di ogni Male, perché esso rimane un mistero in quanto inconoscibile all’interno della Natura, macchina perfetta e onnipotente dei Cieli che avrebbe dovuto produrre solo Armonia e Perfezione. Così non fu e quel tempo non durò perché ebbe inizio la storia, e in quella storia l’equilibrio venne meno: al puro Essere si opponeva di necessità il Non-Essere, e il risultato fu il Divenire, un investimento ad altissimo rischio.

«Il Cosmo è più grande del fuoco ardente, poiché nel Cosmo vi sono entrambi, il Sole e la Luna, vi sono la folgore, le Stelle e il fuoco. In grazia al Cosmo chiamiamo, udiamo, rispondiamo; nel Cosmo si gioisce e nel Cosmo non si gioisce; nel Cosmo si nasce, per il Cosmo si nasce. Possa sempre tu venerare il Cosmo! Chi venera il Cosmo ottiene regni cosmici, Mondi cosmici fatti di Luce, infiniti e illimitati, dai quali avanzare sempre più e gli sarà dato di vagare a suo piacere sin dove si estendono i confini dell'Universo...» (Rigveda, 7)



[1] Fu William Herschel (1738-1822), astronomo, fisico e compositore tedesco naturalizzato britannico, a compilare il primo catalogo degli oggetti del cielo profondo, usando dapprima la locuzione nebulosa a spirale per descrivere le caratteristiche di alcuni oggetti di aspetto nebuloso, come la Galassia di Andromeda; queste "nebulose" furono in seguito riconosciute, quando si iniziò a scoprirne la distanza, come immensi agglomerati di stelle estranei alla Via Lattea; ebbe così origine la teoria degli "Universi-Isola". Tuttavia, tale teoria cadde presto in disuso, poiché per "Universo" si intendeva la totalità dello Spazio, con all'interno tutti gli oggetti osservabili, così si preferì adottare il termine Galassia.
[2] 1 parsec equivale a circa 3,26 anni luce e a circa 3,086×1016 metri.
[3] Nel suo famoso poema astronomico, Fenomeni, Arato di Soli (315 a.C. circa - 240 a.C.) racconta come Themis-Vergine, che era vissuta pacificamente tra gli uomini, si fosse ritirata sulle “Colline” alla fine dell’Età dell’Oro, per non più mescolarsi alle Genti Argentee che incominciavano a popolare la Terra, e come fosse andata a dimorare in Cielo presso Boote (l'omonima Costellazione) quando ebbe inizio l’Età del Bronzo.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte I - Cosmogenesi / Lezione 3, 3.4 - Il Consiglio delle Galassie

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