"La Creazione dell’Uomo e le similitudini con gli altri Miti" di Federico Bellini

(Genesi - Creazione del Sole, della Luna e delle Piante, Cappella Sistina. Michelangelo)


Il Mito del Giardino dell’Eden e della Creazione dell’Uomo, non è un’esclusiva della Bibbia, tutt’altro, e seppure quest’ultima si sia focalizzata soltanto sulla presenza di un unico Dio e di una sola coppia creata, semplificando il Mito stesso in un costrutto favolistico di nuova e potente concezione, come abbiamo visto, la realtà non solo Sumera, ci presenta invece un contesto affollato di Dèi che contribuirono a più riprese, e in più di un esperimento, alla formazione dell’Umanità. In Grecia, ad esempio, si narra che al matrimonio di Giove e Giunone ci fu una gara tra tutte le gerarchie divine nell’offrire alla coppia i doni più preziosi, la Terra, che non aveva voluto essere da meno, regalò degli alberi da frutto molto particolari, infatti ogni primavera sui loro rami nascevano delle Mele d’Oro. Questi alberi erano custoditi in un Giardino meraviglioso affidato a quattro Ninfe, le Esperidi, le quali avevano posto a guardia del cancello d’entrata un Drago con cento teste. Ogni volta che qualcuno si avvicinava al Giardino delle Esperidi con l’intenzione di rubare questi pomi, le teste del Drago iniziavano a gridare con cento tonalità diverse, facendo fuggire chiunque, anche l’uomo più coraggioso; l’unico che riuscì nell’impresa fu Ercole durante una delle sue dodici fatiche.
I Persiani credevano in un posto di estasi e delizia chiamato Heden, il posto più bello al Mondo, attraversato da un possente fiume, un luogo che era la dimora originale dei Primi Uomini, prima che venissero tentati da uno Spirito Malvagio, rappresentato da un Serpente (il Drago), che offrì loro il frutto dell’Albero Proibito, Hom. Anche presso gli Egizi, un’analoga leggenda che riguarda un altro Albero della Vita vede coinvolto Osiride, il quale ordinò che il nome di alcune anime venisse scritto su di esso, il cui frutto aveva il potere di trasformare in Dio colui che poi lo avrebbe mangiato. Anche una leggenda Indù si avvicina molto a quella tramandata dalle sacre scritture ebraiche, essa racconta di quando Siva, desiderava tentare Brahma (che aveva preso forma umana, e veniva chiamato Swayambhura, il figlio auto-esistente) e per fare ciò fece cadere dal Cielo il fiore del Sacro Albero di Fico. Swayambhura, istigato dalla moglie Satarupa, la quale gli fece credere che il possesso di questo fiore lo avrebbe reso immortale e divino, riuscì ad ottenerlo, ma nel mentre realizzava questa trasformazione, venne maledetto da Siva che lo condannò alla miseria e al degrado.[1]
Lo Zend-Avesta, la raccolta degli scritti sacri dei Parsi (gli antichi Persiani), racconta che l’essere supremo, Ahura Mazdā (conosciuto anche come Ormuzd) creò l'Universo e l'Uomo in sei successive fasi di tempo, secondo il seguente ordine: il Cielo, le Acque, la Terra, gli Alberi e le Piante, gli Animali e infine l'Uomo; dopo aver finito, similmente come raccontato anche nella Bibbia, il creatore si riposò. Il racconto della creazione contenuto nell'Avesta si limita ad un semplice elenco, ma nel libro conosciuto come Bundehesh, in cui viene esposta una completa cosmogonia, c'è una storia molto più dettagliata dell'origine della specie umana. Questo libro narra che Ahura Mazdā creò il Primo Uomo e la Prima Donna insieme, uniti di schiena, poi dopo averli divisi li dotò di movimento e attività, diede loro un'anima intelligente e gli ordinò di “avere un cuore umile, di osservare la legge, di essere puri nel pensiero, nella parola e nell'azione”: così nacquero Mashya e Mashyana, la coppia da cui discendono tutti gli esseri umani.
Il Mito non si ferma certamente a questo, perché come similmente narrato nella Genesi biblica, racconta che l’Uomo fu tentato e cadde perché un demone malvagio, mandato dal principe delle tenebre Ahriman (Angra Mainyu), si presentò sotto forma di Serpente (ancora un Drago) e gli offrì il frutto di un Albero fantastico e che lo avrebbe reso immortale. Così entrarono in lui i primi pensieri diabolici e cadde, perdendo anche il diritto alla felicità eterna a cui era destinato, inoltre, per sostentarsi uccise anche le prime bestie, si vestì delle loro pelli, e il demone malvagio si insinuò nella sua mente, evocando invidia, odio, discordia e ribellione che cominciarono a serpeggiare ovunque.
Eppure, la storia che i primi esseri umani sarebbero vissuti in un Paradiso felice, si riscontra in tutte le antiche mitologie della Terra, dagli Egizi, sino in Cina, persino nelle Americhe. In Egitto si considerava, ad esempio, il regno terrestre di esclusiva del dio Ra, che lo aveva creato insieme alla vita umana, e gli Egizi ricordavano spesso tale periodo come l’Età dell’Oro alla quale continuavano a guardare con rimpianto ed invidia, come se non fosse mai più esistito nulla di paragonabile. Similmente anche i Greci avevano lo stesso Mito del Primo Tempo in cui: “Gli uomini vivevano come Dèi, senza vizi né passioni, fastidi o fatiche. Essi passavano i loro giorni in tranquillità e gioia, in felice compagnia di esseri divini, vivendo insieme a loro in perfetta uguaglianza, uniti da confidenza reciproca e amore. La Terra era più bella di adesso e produceva spontaneamente un'abbondante varietà di frutti. Gli esseri umani e gli animali parlavano la stessa lingua, e conversavano tra loro. Uomini di cento anni erano considerati solo dei ragazzi, non soffrivano dei malanni dell'età e, quando passavano a una vita ultraterrena, ciò accadeva durante un sonno gentile.”
Anche la Cina aveva avuto la sua Età dell’Oro, un periodo dove la natura offriva cibo in abbondanza e l’Uomo viveva in pace con il regno animale. Nei libri sacri cinesi si narrava di un giardino misterioso dove c’era un Albero (sempre lui), da cui pendevano le Mele dell’Immortalità, e questi era difeso da un Serpente Alato chiamato Drago (come il Cherubino biblico). Sempre questi testi narrano anche che ci fu un’Età Primitiva del Mondo, quando la Terra era stracolma di frutti senza che ci fosse necessità di coltivarla, e le stagioni non erano funestate da vento e tempeste, e nel quale non esistevano catastrofi, malattie o morte.
Gli uomini, erano buoni, non conoscevano il male e la cattiveria, e il loro cuore viveva in uno stato di armonia, pace e bellezza con la natura circostante, ma poi, in parte a causa di un’eccessiva sete di conoscenza, e in parte perché la donna, con la sua sensualità li sedusse, l’Uomo cadde, e da quel momento passione e lussuria si fecero spazio nella sua Mente, iniziando a muovere guerra contro il regno della natura, come similmente viene raccontato nella dottrina del Peccato Originale.
E l’Africa? Pensavate che fosse estranea a tali racconti? Invece non è così, perché gli abitanti del Madagascar hanno una storia simile a quella dell’Eden biblico: “Il Primo Uomo fu creato dalla polvere della terra e venne messo in un Giardino, dove non soffriva di nessuna delle malattie, che adesso affliggono il nostro essere mortale; egli era anche libero da tutti gli appetiti corporali, e benché circondato da frutti deliziosi e limpidi ruscelli tuttavia non desiderava gustare i frutti o bere quell'acqua. Inoltre, il Creatore gli aveva proprio proibito di mangiare o bere. Il grande nemico tuttavia andò da lui e gli dipinse in colori brillanti la dolcezza della mela, la desiderabilità del dattero, la succulenza dell'arancia.”




[1] I bramini e i buddisti assegnano ancora oggi un significato misterioso al Sacro Fico Indiano, dove sovente viene indicato come l'Albero della Conoscenza o dell'Intelligenza.


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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte III - Mitogenesi / Approfondimento

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