"Ilmatar, la Figlia del Vento" di Federico Bellini

(Robert Wilhelm Ekman, 1808-1873)


All’interno del corpus mitologico finlandese, si trova anche una singolare cosmogonia concernente la Creazione del Mondo, secondo cui l’Universo si sarebbe formato dai frantumi di un uovo deposto da una folaga (o da un’anatra) che volava al di sopra delle acque. Nel racconto, presente nel Kalevala, la folaga si sarebbe poi posata sul ginocchio di Ilmatar e li avrebbe costruito il suo nido, deponendo sette uova che, rompendosi, formarono il Cielo e la Terra, il Sole, la Luna, le Stelle, etc.[1]
Ilmatar ("Figlia del Vento"), detta anche Luonnotar ("Figlia della Natura") è un personaggio centrale della mitologia e della cosmologia finnica. Vergine, che aveva preso vita dal movimento dell’aria, abitando da sola sotto la volta del Cielo dove per lungo tempo condusse quella vita, una volta annoiatasi, iniziò a discendere fino a giungere ad un pelo dal mare infinito, dove venne poi fecondata dal vento, e dal mare, rimanendo così incinta.

«De' suoi giorni sentì noia,
sazietà della sua vita,
di star sempre sola sola
e di viver verginella
nei recinti ampi dell'aria
nella volta solitaria.
E dal ciel discese in basso,
si calò fin sopra l'onde,
sopra il mar dal chiaro dorso,
sull'aperta superficie...»
(Kalevala, canto I, versi 117-126)

La gravidanza, alquanto dolorosa, fu lunghissima perché si racconta durò ben settecento anni, e quando venne il momento del parto, Ilmatar nuotò sino ai confini del Mondo, dove invocò anche la presenza del Dio Supremo, Ukko. Dal Cielo comparve un uccello in cerca di un luogo dove nidificare, e quando lei lo vide, alzò il ginocchio sopra il pelo delle acque e li vi si posò, facendo il nido e deponendo sei uova d’oro e una di ferro; dopo tre giorni di cova, Ilmatar iniziò a sentire un caldo fortissimo che dal ginocchio si diffuse nel resto del corpo, scosse l’arto e fece cadere il nido e le uova nelle acque, e queste si ruppero: la parte superiore divenne il firmamento, quella inferiore la Terra, il tuorlo il Sole e l’albume la Luna, dando così iniziò all’Universo.
Ilmatar, quindi, rappresenta per i Finlandesi quella che per gli Egizi fu Nut, la Dèa del Cielo e delle nascite, dalla cui unione con Geb, la Terra, nacquero le principali divinità. Dopo ulteriori nove anni di nuoto, anche Ilmatar, alla decima estate, iniziò una nuova opera di creazione, formando promontori, fondali marini, rocce, pianure e la stessa vegetazione, nel mentre il figlio non ancora nato, si agitava nel suo ventre, perché nel frattempo era invecchiato a causa della lunghissima gestazione, fremendo per poter uscire. Alla fine, uscì già vecchio, gli fu dato il nome di Väinämöinen, tuffandosi nel mare e scappando via. Madre e figlio, poi, si incontreranno di nuovo nel momento in cui quest’ultimo gli chiederà di mandare in suo soccorso un Eroe, il quale fosse stato in grado di abbattere la quercia gigantesca che aveva coperto ed oscurato il Mondo.
Un Mito insolito ed affascinante, eppure nelle leggende degli Jacuti, si scopre che Ürüng Ay Toyon, il «Bianco Signore Creatore», avanzava sopra le acque quando vide emergere una bolla a cui chiese poi chi fosse, ed ella rispose che era il Diavolo, dimorante nella Terra già esistente ma sommersa dagli abissi. Dal loro incontro ne nacque una sfida, in cui il Diavolo volle dimostrargli di dire la verità, così si immerse nelle acque e risalendo con del fango in bocca da mostrargli; dopodiché il Dio prese quel fango, lo assottigliò e lo depose sulle acque creando la terraferma.
A favore di questa ipotesi vi sono una serie di antichi miti da cui è possibile trarre dei parallelismi interessanti, dal mito orfico, dove si narra che Nýx, la notte dalle nere ali, fosse amata dal vento e depose un uovo d'argento nel grembo dell'oscurità (da quell'uovo sarebbe poi nato Érōs, anche detto Phánēs, che avrebbe messo in moto l'Universo), come similmente si ritrovano analoghe storie nella cosmogonia Fenicia, citata da Filone di Biblo (o Filone Erennio, 40 d.C. circa - 130 d.C. circa) dove si racconta dell'Aria e dell'Etere che, fecondate dal vento, avrebbero dato origine all'Uovo Cosmico, e da cui sarebbe venuto l'Universo; così come il mito dell’Uomo Cosmico è presente anche nell’immaginario mitologico dei ben più lontani popoli della Mongolia!
Un tema diffuso in molti popoli della Siberia, insomma, anche tra i Buriati, i Tatari, i Tungusi, con intrusioni anche iranico-zǝrvanistiche trasmesse, o forse sovrapposte, attraverso un’ipotetica e successiva influenza del Manicheismo e di Sette Gnostiche siriaco-armene, o di una qualche componente dualistica diffusa dal Bogomilismo, o da una più antica influenza nestoriana, perché come non rammentare nella storia di Ilmatar, quella della Sofia della Gnosi, che stanca o curiosa, decise di generare da sola un figlio, colui che diverrà il Demiurgo e che, fuggendo da lei, corromperà l’opera di creazione dando forma, infine alla Materia.
Influenze gnostiche tardive o meno, una base di fondo, però, le unisce, perché anche presso gli Jenisseiani, il potente sciamano Doh volava sulle acque primordiali con cigni, pettirossi, smerghi e altri uccelli acquatici; poiché non vi era terra dove essi potessero posarsi, il pettirosso si immerse e portò del fango col quale lo sciamano creò un'isola, mentre nella leggenda dei Tatari Lebedini, un cigno bianco fu inviato da Dio a cercare la terra, così come un pettirosso tuffatore bianco compì la sua funzione presso i Buriati, o tra i Buriati di Balagansk sappiamo che Sombol-Burxan incontrò sulle acque un uccello con i suoi dodici piccoli, ordinò all'uccello di portargli la terra nera nel becco e il fango rosso con le zampe e, ricevutili, creò la terra, per poi benedire l'uccello e i suoi discendenti.
Singolare, perché ricorda anche il mito di Noè e della sua Arca arenata sul monte Ararat dopo l’immane Diluvio Universale, e che per scoprire se le acque si fossero ritirate, inviò sempre dei volatili in cerca delle terre emerse. D’altronde, questo mito che coinvolge la presenza di volatili di varia specie nella creazione o la ricerca delle terre emerse, è così potente da essersi diffuso anche più ad est, tra i Čukči, dove esso è un corvo, arrivando fino alle latitudini settentrionali del Nord America, in cui il corvo ricompare nella medesima funzione presso gli Eschimesi.




[1] Quasi sicuramente, il motivo di Ilmatar e quello dell'uccello sono due miti diversi finiti col sovrapporsi nel racconto del Kalevala, resta ad oggi difficile dire se la fusione sia stata operata dal Lönnrot o se fosse già presente nei canti da lui raccolti, seppure si tenda a considerare i due racconti separatamente.



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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte III - Mitogenesi / Approfondimento

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