"Fratello Marte: Cronache dal Pianeta Rosso" di Federico Bellini


"Fratello Marte: cronache dal pianeta rosso" di Federico Bellini

Marte, il pianeta rosso, è diventato ormai così familiare che sembra quasi non avere più segreti, quando in realtà quel piccolo e ferruginoso corpo celeste nasconde ancora tanti di quei misteri, di cui solamente una piccola manciata sono stati in parte svelati dalle molte missioni spaziali, alcune delle quali ancora in corso. Sui Social e su Internet, quasi ogni settimana è usuale vedere le ultime foto scattate dal rover Curiosity, ormai lì in pianta stabile dal 2012 e che, come un oggetto alieno e vagabondo, si aggira per le sue vallate facendosi dei simpatici selfie. A parte le notizie confermate (e sovente smentite) di presenza di acqua allo stato liquido, osservata a più riprese in alcuni crinali di particolari crateri, del ghiaccio presente alle calotte polari, di una temperatura primaverile raggiunta all’equatore del pianeta durante i mesi estivi, o delle saltuarie tempeste di sabbia (a giugno si è verificata l’ultima) che coinvolgendo l’intero pianeta sono capaci di sconvolgerne i precari equilibri atmosferici, non ultimo, a rimpinzare la tanto discussa presenza di vita marziana è stata la scoperta di risacche di metano presenti in alcuni punti della superficie, prodotte forse da particelle organiche e/o biologiche di una qualche ignota forma di vita. Speculazioni sulla vita marziana, del resto, non sono poi così inusuali, specialmente in tempi in cui l’esplorazione spaziale muoveva i suoi primi passi: «Noi sulla Terra formiamo solo una parte dell’altra vita. La vita non esiste soltanto qui sulla Terra. Esistono così tanti miliardi di soli con i loro pianeti e satelliti! Pensate che essi siano soltanto dei deserti? Esiste una vita organica su alcuni dei corpi celesti. Anche su Marte esistono degli esseri, dei canali. Su Venere esistono degli esseri e altrove ci sono degli esseri molto avanzati.» Queste parole furono pronunciate da Peter Deunov (1864-1944), conosciuto anche come Beinsa Duno, figlio di un pope ortodosso. In gioventù compì studi di teologia, musica e di medicina negli Stati Uniti e a partire dal 1900 cominciò a tenere, in tutta la Bulgaria, conferenze pubbliche nelle città e nei villaggi, apportando una nuova linfa alle dottrine cristiane tradizionali. Fondò la Fratellanza Bianca Universale ed iniziò ad organizzare riunioni fraterne, in breve tempo il suo movimento fu conosciuto in tutta Europa, ma ciò gli attirò le ire della religione ufficiale, fu infatti accusato d'eresia e riuscirono a farlo esiliare a Varna, sul Mar Nero, dal 1907 al 1919; fu qui che nel 1917, Omraam Mikhaël Aïvanhov incontrò Deunov, del quale divenne discepolo e poi suo successore. Altra figura molto controversa che menzionò spesse volte Marte nei suoi racconti, fu quella di Eugenio Siragusa, celebre contattista siciliano molto in voga dal secondo dopoguerra. Egli sosteneva che fosse esistito un pianeta, Mallona, dove nel quale vi erano stati stipati depositi o enormi giacimenti nucleari che infine esplosero. Gli scampati del pianeta, i sopravvissuti a questa immane catastrofe, volarono poi con le loro navi spaziali verso gli altri pianeti del Sistema Solare, tra cui Venere, la Terra, Marte e Saturno. Il pianeta Terra, all’epoca dei fatti (circa 100 milioni di anni fa), era popolato dai Dinosauri e da una forma ibrida primitiva di Uomo, per cui non era del tutto inospitale e i nuovi dovettero adattarsi all’inaspettata e provvisoria sistemazione. Dopo la distruzione del pianeta, egli raccontava che il Sole vibrò fortemente lasciando sfuggire dalla propria superficie un’enorme massa di materia incandescente e che, raffreddandosi, avrebbe dato origine al pianeta Mercurio. La Terra, Marte e Venere andarono incontro ad un periodo di immani sconvolgimenti, subirono urti enormi, giganteschi macigni del pianeta disintegrato si diressero in tutte le direzioni nello Spazio, alcuni di essi poi si assestarono andando a formare i satelliti e i famosi Anelli di Saturno. La superficie marziana, del resto, ancora oggi riporta visibili e drammatiche cicatrici di impatti avvenuti in quel lontanissimo e oscuro passato, e tale sconvolgimento per l’intero Sistema Solare fu così disastroso che la Terra, oltre a questi urti, subì anche lo spostamento del proprio asse polare con tutti gli effetti conseguenti e devastanti che ne seguirono. Tali racconti, però, non erano apparsi dal nulla dalla mente immaginifica di Siragusa, perché quasi sicuramente prese buona parte di queste storie da un altro visionario, un certo Jakob Lorber (1800-1864) mistico, scrittore, musicista, insegnante e chiaroveggente sloveno, autore di ben 36 volumi contenenti 14.000 pagine di scritti cosmologici e spirituali, in uno dei quali, il “Grande Vangelo di Giovanni”, egli sosteneva esattamente la stessa storia: «I pezzi del pianeta invece si sparsero nel vasto spazio tra l’orbita di Marte e quella di Giove; una gran quantità di frammenti più piccoli si allontanarono anche di là dalle suddette orbite, e alcuni caddero su Giove, alcuni su Marte, alcuni perfino sulla Terra, su Venere, su Mercurio e anche sul Sole.» Eppure, queste conoscenze astronomiche, se andiamo ad analizzare la storia antica umana, ci accorgiamo che sono sempre state parte di un nostro arcaico e ancestrale retaggio, a dimostrazione di come determinate conoscenze non sono solo state una nostra recente conquista. Esiste un lungo testo, scritto su sette tavolette che ci è giunto nella sua versione babilonese, esso, noto come “Enuma Elish”, è una vera e propria “Epopea della Creazione” che veniva letto pubblicamente durante la festività del Nuovo Anno, che coincideva con il primo giorno di Primavera. In sostanza, questo poema, racconta il processo di formazione del nostro Sistema Solare, e descrive come il Sole (Apsu) e il suo messaggero Mercurio (Mummu), vennero dapprima raggiunti da un antico pianeta chiamato Tiamat, quindi poi da altri due pianeti, Venere (Lahamu) e Marte (Lahmu), che si collocarono tra il Sole e Tiamat, a loro poi si aggiunsero anche altre due coppie di pianeti al di là di Tiamat, Giove (Kishar) e Saturno (Anshar), ed Urano (Anu) e Nettuno (Nudimmud). In Egitto, ad esempio, Mercurio era identificato come il pianeta del mattino e della sera ed associato a due divinità, rispettivamente Horus il Giovane e il dio Coccodrillo Sobek, seguirono poi la Terra (Geb), Marte (Horus il Rosso), Giove (Horus che conosce il Mistero, Atum/Min), Saturno (Horus e il Toro e Ptah), Shu (Urano) e Tefnut (Nettuno), etc. Seppure scoperti astronomicamente negli ultimi secoli (Urano, nel 1781, e Nettuno, soltanto nel 1846), sembra, per logica, che nella cosmogonia sumera ed egizia fossero già alquanto noti.

Il Sistema Solare, per come oggi lo conosciamo, è solo una conquista recente. Sappiamo a seguito di incessanti ricerche e scoperte, che il nostro Sistema Planetario è costituito da una varietà di Corpi Celesti mantenuti in orbita dalla forza di gravità del Sole. Esso è attualmente costituito dal Sole ed otto pianeti (quattro rocciosi ed interni e quattro giganti gassosi esterni), e dai rispettivi satelliti naturali, da cinque pianeti nani e da una infinità di corpi minori. Quest’ultima categoria comprende miliardi di asteroidi (la Fascia Principale e quella di Kuiper) e le Comete (prevalentemente situate nell’ipotetica Nube di Oort), nonché meteoroidi e polvere interplanetaria. In ordine di distanza troviamo, quindi: il Sole, Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno. Da metà del 2006 si aggiunsero anche cinque corpi classificati come pianeti nani: Cerere, situato nella Fascia degli Asteroidi, ed altri quattro situati al di là dell’orbita di Nettuno, ossia Plutone (in precedenza classificato come nono pianeta), Haumea, Makemake ed Eris. Le dimensioni del Sistema Solare sono ancora oggi difficilmente definibili, anche se lo si considera in modo approssimativo simile ad una sfera irregolare con un diametro di circa 80UA. All’interno del Sistema, lo spazio tra un Corpo Celeste ed un altro non è vuoto, ma è permeato dal cosiddetto mezzo interplanetario, formato da pulviscolo, gas e particelle elementari. Il Sole, pertanto, non è solo l’unica Stella di questo Sistema ma l’unica fonte di energia termica, e rappresenta con ottima approssimazione il centro gravitazionale, essendo la massa solare il 99,9 della materia ivi presente. I Pianeti, inoltre, possono essere suddivisi l’uno dall’altro per composizione, dimensioni, temperatura ed altre caratteristiche chimico-fisiche, e classificati così in due gruppi: i Pianeti di tipo Terrestre (Mercurio, Venere, Terra e Marte), cioè simili alla Terra, e i Pianeti di tipo Gioviano (Giove, Saturno, Urano, Nettuno), ovvero simili a Giove. Le differenze tra i due tipi sono innumerevoli, a cominciare dai Pianeti Terrestri che hanno tutti una massa piccola, nessuno o pochi satelliti e bassa velocità di rotazione, mentre i Pianeti Gioviani hanno una grande massa, molti satelliti ed elevata velocità di rotazione. Marte (1,6 UA) è più piccolo della Terra e di Venere (0,107 masse terrestri), possiede una tenue atmosfera composta principalmente di anidride carbonica ed ha una superficie costellata di vulcani (celebre è il grande Olympus Mons), e da rift valley, come la Valles Marineris; mostra recenti attività geologiche e secondo alcuni studi anche acqua ghiacciata se non in rarissimi casi, - come abbiamo già letto -, persino liquida. Il suo colore tipicamente rosso deriva dalla presenza della ruggine sul suolo, ricco di ferro, e possiede anche due piccoli satelliti naturali (Deimos e Phobos), che si pensa siano asteroidi catturati nel corso delle ere dal suo campo gravitazionale. Osservato sin dall’antichità, da Aristotele, che ne notò il passaggio dietro la Luna, ottenendo una prova empirica della concezione di un Universo geocentrico, a Galileo Galilei, che nel 1609 lo osservò per la prima volta con il suo cannocchiale, nel 1877 fu la volta dell’altro italiano Giovanni Schiapparelli, che effettuò delle accurate osservazioni che lo portarono a disegnare una prima mappa dettagliata del pianeta e che prevedeva vallate, montagne, mari, laghi e persino dei “canali”. Poi arrivarono le prime immagini ravvicinate del pianeta, quando nel 1965 la sonda americana Mariner 4, ne mise in evidenza i suoi tratti più caratteristici, sino alle più straordinarie e recenti missioni spaziali. Seppure piccolo e rosso è comunque il pianeta più simile al nostro, presenta infatti formazioni vulcaniche (tra cui l’enorme vulcano che lo stesso Schiapparelli nominò Monte Olimpo, che con i suoi 26 km di altezza e 600 di larghezza, è ritenuto ad oggi, essere uno dei più vasti dell’intero Sistema Solare), valli, larghi canyon dovuti ad antiche erosioni, calotte polari, deserti sabbiosi (dove frequenti sono anche le tempeste di sabbia scatenate in superficie dai suoi venti impetuosi), così come l’inclinazione dell’asse di rotazione e la durata del giorno, sono equiparabili a quelli terrestri. Insomma, la sua similarità con il nostro pianeta, ha dato luogo a progetti avveniristici che prevedono massicci interventi tecnologici, allo scopo di permettere una sua futura colonizzazione (tramite il processo della “terraformazione”). Marte presenta un’atmosfera formata quasi esclusivamente da anidride carbonica (il 95%), azoto, argo ed altri gas che, unita all’estrema rarefazione, determina una forte escursione termica, con temperature medie superficiali piuttosto basse (tra i -140°C degli inverni ai 20°C dell’estate, specie all’equatore), con una scarsa capacità di trattenere il calore al suolo, oltre ad avere una gravità molto debole, circa il 38% di quella terrestre. Inoltre, come abbiamo letto ha anche due satelliti, Phobos e Deimos, di piccole dimensioni e di forma irregolare, scoperti nel 1877 da Asaph Hall, ma attorno alla loro conoscenza vi è un mistero ancora oggi insoluto, e che risale a ben 150 anni prima, dato che Jonathan Swift nel 1726, nel suo celebre libro i “Viaggi di Gulliver”, li aveva perfettamente descritti: «Hanno (gli astronomi lillipuziani) pure scoperto due stelle minori, o satelliti, che girano intorno a Marte, dei quali il più vicino dista dal centro del pianeta principale esattamente tre volte il suo diametro, e il più lontano cinque. Il primo compie il suo giro in 10 ore, il secondo in 21 e mezzo, cosi che i quadrati dei loro tempi periodici sono quasi nella stessa proporzione con i cubi delle loro distanze dal centro di Marte, cosa che mostra chiaramente come siano governati da quella stessa legge di gravitazione che agisce sugli altri corpi celesti.» (Jonathan Swift, Parte III, Cap. III, Viaggio a Laputa). Ma non è tutto, perché persino Voltaire, nel 1750 descrisse l’esistenza delle due lune di Marte nel suo romanzo “Micromegas”, dove raccontava la storia di un Gigante proveniente nientemeno che da Sirio, in visita nel nostro Sistema Solare! Per certo sappiamo che sia Voltaire e Jonathan Swift furono membri della Massoneria, e che fossero persino in contatto anche con i Rosacroce, la segretissima società iniziatica che si era originata parallelamente a quella dei Cavalieri Templari, se non addirittura secoli prima, come citano alcune fonti. Tutte considerazioni che avvalorano la tesi che frammenti di conoscenze di antichissime Civiltà, siano state conservate dai vari popoli della Terra, poi venute in possesso di circoli iniziatici (Rosacroce, Templari, Massoneria, etc.), diffondendosi segretamente ed arrivando sino a noi oggi. Del resto, che alcune conoscenze fossero appannaggio di determinate congregazioni segrete è cosa ben nota tra le varie teorie complottistiche (e non), perché come possiamo dimenticare le frasi del celebre antroposofo austriaco Rudolf Steiner (1861-1925), che così descriveva le interazioni dei pianeti sul nostro genere umano? «Le razze vissero originariamente in luoghi diversi sulla Terra. In un luogo si formò una razza, in un altro luogo se ne formò un'altra. Qual è la causa di ciò? Potremmo benissimo spiegarlo rilevando che su una determinata regione della Terra ha un'influenza particolarmente forte un certo pianeta, e su un'altra regione un altro pianeta. Se andiamo per esempio in Asia, troviamo che là, sul suolo asiatico, agisce in modo speciale tutto ciò che scorre giù sulla Terra da Venere. Se andiamo sul suolo americano, troviamo che vi agisce in modo particolare ciò che vien giù da Saturno; e in Africa ciò che viene da Marte. Cosicché troviamo che su ogni parte della Terra agisce in modo particolare un pianeta diverso.» Parole che fanno intendere che tale influenza non si sia limitata solo a livello astrologico, ma anche materiale e fisico, del resto, in molti casi di rapimenti alieni, quando sovente sotto tecniche ipnotiche vengono interpellate alcune razze extraterrestri, tra cui quelle Sauroidi e/o Rettiliane, esse sono le prime a sostenere che gli umani sono stati creati su Marte, mentre loro sarebbero i veri “terrestri”, rivendicando, pertanto, il dominio della stessa Terra…

Note: Articolo uscito nel numero di settembre 2018 della rivista XTimes.

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