"Un tempo le Donne Terrestri partorivano Giganti" di Federico Bellini

Platone raccontava che, all’origine dei tempi sul nostro pianeta, un bel giorno Zeus divise in due le Uova o le potenti Sfere Androgine, e fu così che nacquero anche i Primi Uomini dotati di una forza spaventosa. Esiodo rivelò ulteriori tasselli interessanti della storia, dicendoci che essi furono creati dai frassini, i cui uomini erano Giganti fortissimi e violenti con braccia enormi, muniti di armi di bronzo, pronti sempre a fare la guerra, insaziabili di carne e pane; secondo questa descrizione, presentavano una violenza assassina di cui Caino ne è un ulteriore prova “biblica”.
Il Frassino da cui nacquero gli uomini è l’Albero Celeste, già studiato nella prima parte di questo libro, Cosmogenesi, comune ad ogni mitologia di matrice indoariana. Questo Frassino è l’Yggdrasil dell’antichità scandinava, che con la sua chioma s’innalzava sino al cielo e con le radici giungeva al cuore della Terra, dove si trovavano il Regno dei Giganti e l’Inferno. Le Norne lo innaffiavano tutti i giorni con l’acqua della fontana di Urd, per cui non si seccava mai; esso rimase verdeggiante fino agli ultimi giorni dell’Età dell’Oro. Allora le Norne - le tre sorelle che fissano lo sguardo rispettivamente al Passato, al Presente e al Futuro - fecero sapere i decreti di Orlog, il Fato, e fu così che gli uomini rimasero coscienti solo del Presente.
Secondo il Popol Vuh del Guatemala, gli uomini furono creati come fantocci di legno dall’Albero Tzita e dal midollo della radice chiamata Sibac, il cui significato è, guarda caso, anche Uovo. Gli antichi Persiani insegnavano che l’Uomo era l’Albero della Vita che cresceva a coppie androgine, finché esse non furono separate in seguito ad una modificazione della forma umana. Gli annali aztechi registrarono il Tempo di Cinque Età o Soli: la Prima Età o Primo Sole fu quella dei Viracocha, divinità bianche e barbute; la Seconda Età o Secondo Sole fu quella dei Giganti, in cui ci furono guerre tra Dèi e Giganti (simili alla mitologia greca dei Titani); la Terza Età o Terzo Sole[1] fu quella dell’Uomo Primitivo; la Quarta Età o Quarto Sole fu quella degli Eroi o semi-dèi, vi fu poi, infine, la Quinta Età o Quinto Sole, l’epoca dei re umani, dei quali gli Incas erano gli ultimi in linea cronologica. Ciascuna delle precedenti Ere, sino all’attuale Quinta Era, è sempre terminata con un grandissimo e planetario evento di natura catastrofica.
Con il nome di Ciclopi[2], i Greci antichi identificavano anche i popoli preistorici, costruttori di opere monumentali ancora visibili e impossibili per gli umani attuali. La mitologia greca narra che questi Ciclopi furono i fedeli aiutanti di Efesto (Vulcano), dimoranti all’interno dell’Etna a fabbricare le armi possenti degli Dèi[3]. Furono loro a edificare città enormi, utilizzando terra, pietre e metalli rari, scolpendo le proprie immagini a grandezza naturale e a loro somiglianza, adorandosi, come furono loro a scavare gli enormi tunnel citati da antiche leggende e tradizioni in ogni paese del Mondo.
In Età Arcaica, i mitografi distinguevano a loro volta persino tre stirpi di Ciclopi: i tre figli di Gea e Urano, appartenenti alla prima generazione di Giganti; i Ciclopi Costruttori, artefici di tutti quei monumenti enormi e che non erano creduti essere il frutto di attività umane (da qui il termine di mura ciclopiche, etc.); infine i Ciclopi Etnei, resi famosi dalla letteratura greca, specie quella omerica (vedasi il mito di Polifemo).

Nelle mitologie di quasi tutte le culture del Mondo, compaiono esseri dall’aspetto umano ma di incredibile statura e forza, essi sono genericamente denominati Giganti, grazie ad un termine originario proprio della mitologia greca. Specie in molte tradizioni indoeuropee, i Giganti erano creature associate all’origine dello stesso Cosmo, rappresentando il Caos Primordiale a cui gli Dèi si opponevano strenuamente, tema per esempio che ricorre sia nella mitologia greca che in quella norrena. In genere, questi Giganti venivano rappresentati come esseri di grande forza, estremamente longevi, e spesso anche depositari di una grande conoscenza, seppur tuttavia immorali e distruttivi.
Tutte le antiche tradizioni narrano che un tempo questa terra era popolata da Giganti: la Grecia narra, come abbiamo visto, dei suoi Ciclopi, la Caldea dei suoi Nimrod, l'India i Danava e i Daitya, Ceylon dei Rakshasa etc. La Bibbia menziona un’antica e famosissima razza chiamata Nephilim (i caduti), una specie di Giganti ibridati nati dall’unione di presunte creature angeliche con le donne terrestri[4]; celebre è il famoso combattimento fra David e il gigantesco Golia, sebbene quest’ultimo non sia definito come un “Nephilim”, ma semplicemente come un campione alto all’incirca tra i 2 metri e 90 e i 3 metri e 50.
Nella mitologia greca i γίγαντες erano esseri immortali come le divinità, e come ricorda Esiodo erano i figli di Urano (Ουρανός) e Gea (Γαία), ovvero, del Cielo e della Terra. Queste creature diedero vita ad una guerra colossale con gli Dèi dell'Olimpo, la Gigantomachia (Γιγαντομαχία), che ebbe termine grazie all'intervento di Ercole. Secondo i greci, alcuni Giganti (per esempio Encelado) furono sepolti nelle profondità della Terra, per questo i terremoti venivano interpretati come i sussulti di queste creature sepolte. Tra le altre creature gigantesche della mitologia greca, si menzionano anche i Ciclopi (Κύκλωπες), gli Ecatonchiri (Ἑκατόγχειρες), e i Titani.
Nelle mitologie germaniche - e in particolare in quella norrena, sulla quale si hanno maggiori in-formazioni - i Giganti (jötnar in antico norvegese) sono fra le figure predominanti, a partire dalla stessa Cosmogonia. Questi Giganti, infatti, esistevano da prima del Mondo, il quale ebbe origine proprio dal Corpo di uno di loro, Ymir, spesso messo in relazione con Yama della mitologia indiana. Del resto, in queste leggende indoeuropee, anche i Giganti della mitologia norrena, nati da una costola dei miti asiatici e indiani, rappresentavano il Caos Primordiale che minacciava continuamente il Mondo razionale ed ordinato degli Dèi[5] (seppure siano tra di loro imparentati in modalità alquanto complesse).

(David and Goliath, 1888. Osmar Schindler)

Resta la presenza evidente, comunque, in molte zone d’Europa, di una tradizione popolare che fa riferimento a Giganti di variabile natura, in molti casi per spiegare fenomeni naturali (ad esempio i terremoti), oppure le grandi costruzioni megalitiche del passato. Saxo Grammaticus, conosciuto anche come Sàssone il Grammatico (1150 circa - 1220 circa), storico medievale danese, autore dei sedici libri della coeva storia danese, noti come Gesta Danorum (Le imprese dei Dani), che sono a lui attribuiti, cita i Giganti per dar conto dei grandi monumenti che oggi sappiamo essere, invece, dovuti all’Impero Romano, così come analogamente nella mitologia basca, sempre i Giganti venivano chiamati in causa per spiegare la costruzione e l’utilizzo dei Dolmen e i Menhir.
Tra le tante storie e varianti, sono a noi note anche le numerose epopee di combattimento tra Eroi e Giganti del Galles e l’Irlanda, le creature che appaiono anche nella letteratura e nei romanzi arturiani, specie nelle opere di Luigi Pulci, Ludovico Ariosto, Torquato Tasso e Edmund Spenser.
Altri Giganti non meno importanti e degni di nota sono anche: il San Cristoforo nella tradizione cattolica; Gog e Magog (dalla Bibbia); i "Patagoni", i giganteschi abitanti della Patagonia che Ferdinando Magellano sostenne di aver avvistato e incontrato; Rübezahl, un gigante gentile del folclore tedesco; Gigantes y cabezudos ("Giganti e grosse teste"), delle processioni nelle fiestas spagnole; Gulliver che incontra un popolo di Giganti nel suo secondo viaggio, a Brobdingnag, così come lo stesso protagonista era apparso come un Gigante agli abitanti di Lilliput; Gargantua e Pantagruel; Willie il Gigante; i Giganti della Sardegna; moltissime altre fiabe, dal celebre Jack e la Pianta di Fagioli a quella di Oscar Wilde, Il Gigante Egoista, così come nel folclore, seppure siano figure analoghe agli Orchi, Troll e altri mostri antropomorfi.

«Quando sogna, l’Uomo è un Gigante che divora le Stelle.»
(Carlos Saavedra Weise)

Gli antichi Greci, però, popolarono i loro miti anche di serpenti alati, draghi, mostruose idre a teste multiple, così come fecero altri popoli, come i cinesi che farcirono le loro storie di draghi volanti ed eruttanti persino fuoco. Tali descrizioni così particolareggiate di questi animali preistorici presuppongono che sia esistito un modello originario da cui tutti gli antichi popoli hanno attinto le loro idee, perché ad esempio, ad Angkor in Cambogia, nel tempio di Ta Prohm un bassorilievo mostra persino uno Stegosauro che dovrebbe essersi estinto da milioni di anni! Se gli antichi, come è logico credere, non hanno mai visto queste creature mostruose, allora devono aver posseduto una loro descrizione, tramandata da antiche e preistoriche fonti e/o tradizioni, e queste descrizioni devono essere state formulate da uomini che videro e persino vissero accanto a loro.
Il Gesuita Athanasius Kircher, professore di matematica, filosofia e lingue orientali, trattò nel 1678 nel suo “Mundus Subterraneus” (Il Mondo Sotterraneo), la questione dei Giganti. Un disegno intitolato il Gigante Siciliano, infatti, riproduce uno scheletro di 12 metri ritrovato nel XIV secolo in una grotta del villaggio di Trapani; purtroppo il suo corpo andò in polvere appena si volle toccarlo, ma la sua taglia era di venti cubiti, contro i sei cubiti del Gigante Golia. Di simili esempi se ne trovano anche in un manoscritto messicano di Pedro de los Ríos y Gutiérrez de Aguayo, dove ad esempio, narrava che prima del Diluvio la Terra di Anahuac era abitata dai Giganti Tzocuillexo, mentre Fernando de Alba Cortés Ixtilxochitl, uno storico del periodo della conquista spagnola del Nuovo Mondo, narrava che resti di Giganti abitanti nella Nuova Spagna (Messico) si potevano trovare ovunque.
Gli storici dei Toltechi li chiamano Quinametzin e narrano che contro di loro furono combattute molte guerre e che causarono grande dolore su tutta la Terra. Pedro Cieza de Leon (1518-1560), nella sua incompleta opera “Cronicas del Perù”, affermava che prima del Diluvio, vivevano in America esseri di ben sei metri di altezza, mentre i racconti tradizionali affermano che i Giganti furono incaricati di realizzare i monumenti di Teotihuacan. In tempi più recenti, all'epoca della conquista del Messico da parte degli Spagnoli, il medico Hernandez visitò la Piramide di Cuicuilco vicino a Città del Messico, e scrisse al sovrano Filippo II di aver trovato ossa di animali enormi e di uomini che apparivano più alti di cinque metri; gli Indios affermavano che la Piramide venne costruita sempre dai Giganti.
Persino il condottiero spagnolo Hernan Cortés, durante la sua conquista del Messico, entrò in possesso di ossa gigantesche che secondo gli indigeni appartenevano ad una oramai estinta razza umana primitiva e sconosciuta; Cortés, stupito della sua scoperta, si incaricò personalmente di spedire al Re di Spagna un femore alto quanto un essere umano. Ma le leggende sui Giganti abbondano attorno al Lago Titicaca e molte di esse affermano che si trasferirono nel Sud America, tanto che i loro discendenti dovettero popolare fino a qualche secolo fa la Patagonia, dal momento che il suo (per così dire) scopritore, Magellano, li incontrò più volte descrivendoli come uomini cosi alti che le teste dei membri dell'equipaggio arrivavano a malapena alla loro cintola, mentre la loro voce sembra-va quella di un toro (i Patagoni[6]).

«Forse il nostro Universo si trova dentro al dente di qualche Gigante
(Anton Cechov)

Scavi in tumuli e caverne in America hanno portato alla luce, in passato, a scheletri alti dai 2,75 ai 3,65 metri, e non è un caso che gli indiani del Nord America, tra cui gli Irochesi, gli Osage, gli Omaha e gli Huroni, narrino di esseri giganteschi che un tempo popolavano questi territori. Nota è la storia di un agente indiano, Franck La Fleche, che nel 1870 annunciò che un gruppo di indiani Omaha aveva dissotterrato, scavando una buca per seppellire il loro capo, gli scheletri di ben otto Giganti i cui crani misuravano oltre 60 cm.[7]
Nel 1810 a Braystown, presso le sorgenti del fiume Tennessee, furono scoperte le orme impresse nella roccia, di Giganti dotati di piedi con sei dita (il solo tallone misurava 32 cm di lunghezza), mentre poco distante vi erano impronte di zoccoli di cavalli lunghe 20-25 cm. A Crittenden, nel 1891, una squadra di operai mentre stava scavando le fondamenta di un palazzo, rinvenne una tomba scavata nel granito in cui vi era impressa una forma umana, con i piedi incrociati calzanti dei sandali, piedi composti di sei dita, i capelli folti e crespi, una cintura alla vita, una corona in testa simile alla mitra dei vescovi, un’ascia da guerra la cui lama sembrava di un materiale duro e vetroso simile all’ossidiana, poggiata accanto.
Nella Bibbia si menziona che durante una battaglia in Gat, un uomo di grande statura, sempre della stirpe dei Giganti, aveva sei dita per arto, ventiquattro in tutto, così come quando sull’isola di Santa Rosa, nel canale di Santa Barbara in California, agli inizi del 1800 venne scoperto il teschio di un gigante dotato di una mascella con doppia fila di denti (e non è nemmeno l’unico ritrovamento in quella regione), la memoria degli scopritori ritornò al Talmud di Babilonia, intitolato Berakhot, dove si narra, per l’appunto, di Giganti dotati di una doppia fila di denti…
Erodoto, Diodoro Siculo, Omero, Plinio, Plutarco, Tertulliano, Filostrato hanno descritto a più riprese scheletri di Giganti morti da tempo incalcolabile, i cui resti erano stati visti direttamente coi loro occhi. Tertulliano ci assicurava che ai suoi tempi fu trovato un discreto numero di scheletri di Giganti a Cartagine, città che vantava origini che si perdevano indietro nel tempo.
Filostrato descrisse lo scheletro di un Gigante lungo quasi dieci metri e un altro di poco oltre i cinque metri di altezza, visti da lui stesso sul promontorio Sigeo. Erodoto narrò di un fabbro che volendo costruire un pozzo in un cortile, scavando si imbatté in una bara di set-te braccia (un braccio equivale a circa quarantaquattro centimetri), e che quando l’aprì vi trovò un uomo alto 3,10 metri, e che dopo averlo misurato lo riseppellì.
Questi esseri giganteschi non erano solo avvistati sepolti da chissà quanto tempo, ma venivano persino descritti storicamente. A parte l’episodio riportato nella Bibbia del giovanissimo David e del gigante Golia, altrettanto singolare è anche la storia dell’imperatore romano Massimo Trace che regnò dal 235 al 238 d.C. Nativo della Tracia[8], fu il primo soldato barbaro ad essere nominato imperatore dalle sue truppe, e quel che colpisce ancora oggi di questo strano personaggio era la sua altezza. Alla morte, lo scheletro misurava otto piedi e mezzo, pari a 2,59 metri, un vero e proprio colosso descritto dagli storici del tempo come fortissimo nel fisico, robusto come un toro, capace di trainare da solo un carro, abbattere con un pugno un cavallo, spezzargli i garretti con un calcio, frantumare pietre di tufo, spaccare alcune piante in due, tanto da essere stato rinominato da alcuni come Milone di Crotone, Ercole, e da altri ancora il gigante Anteo. Massimo Trace fu assassinato, alla fine, da un gruppo numeroso dei suoi stessi soldati.

«Risulta che spesso bevesse in un solo giorno un'anfora capitolina di vino, che mangiasse fino a quaranta libbre di carne, o anche sessanta [...] Egli non assaggiò mai i legumi e quasi mai bevande fredde se non quando ne aveva necessità. A volte raccoglieva le gocce del suo sudore, mettendole in calici o in un contenitore, tanto da mostrare due o tre sestarii.» (Historia Augusta)

In Italia, a Messina, si racconta che la città fu fondata da una coppia di Giganti, Mata e Grifone, e che quest’ultimo, come narra la leggenda, sconfisse persino 700 nemici in meno di un’ora. Ancora oggi i loro simulacri, (del Gigante e della Gigantessa), vengono portati a passo di danza per le vie della città di Palmi. A Willisau, in Svizzera, nel 1577 vennero alla luce i resti di uno scheletro umano che, benché mancante di alcune parti, fu ricostruito dall'anatomista Plater nella creta e risultò appartenere a un essere alto 5,80 metri; tale ricostruzione fu esposta nel museo locale e ancora oggi si può ammirare nel paese la statua di un gigante atta a commemorare tale ritrovamento.
Un Gigante fossilizzato fu scoperto nel 1895 da Mr. Dyer nel corso di attività minerarie nella Contea di Antrim, in Irlanda, all’epoca furono scattate alcune foto, e in una di esse, pubblicata su di una rivista britannica, venne persino messo a confronto con un vagone ferroviario. Le sue misure principali erano: altezza complessiva 3,70 metri, circonferenza toracica 1,97 metri, lunghezza delle braccia 1,37 metri, peso 2050 Kg, e il piede destro presentava, come al solito, sei dita. Del gigante e dei suoi proprietari, dopo diverse dispute legali per determinarne la proprietà, non se ne è saputo più nulla, perché venne fatto immediatamente sparire, ma per fortuna un fotografo fece in tempo ad immortalarlo un’ultima volta mentre giaceva in un magazzino.
Ulteriori rinvenimenti, tanti, troppi per essere tutti quanti menzionati, sono stati fatti anche a Ceylon, a Tura, nell’Assam ai confini con il Pakistan occidentale, in Marocco, Moravia, Siria, etc. Nel sudest asiatico, inoltre, ad un’altezza di 1200 metri si trova un luogo fuori dal tempo e da ogni logica, chiamato la Piana delle Giare. Si tratta di un sito archeologico megalitico del Laos, chiamato anche la Stonehenge Asiatica, ed è uno dei posti più enigmatici della Terra, perché in questa valle vi si trovano migliaia di giare e vasi di pietra giganti disseminati lungo tutto l'altopiano chiamato Xieng Khouang, a volte singolarmente, altre volte vicini, in gruppi composti anche da centinaia di vasi di pietra. Fino ad ora sono stati scoperti oltre 90 siti nella sola provincia di Xieng Khouang, ed ogni sito contiene da una a 400 giare di pietra, che variano in dimensioni da uno a tre metri di diametro.[9]

«Prima di questi avvenimenti, Enoc viveva nascosto e nessuno, fra le creature umane, sapeva dove fosse celato, dove soggiornasse, che cosa ne fosse stato di lui... ed ecco che i custodi del Santissimo chiamarono me, Enoc, io che scrivo, e mi dissero: - Enoc, tu che scrivi per conto della giustizia, va e annunzia ai custodi del cielo i quali abbandonano i luoghi celesti, le sacre dimore eterne, che si corrompe chi si unisce alle femmine, agendo come agiscono gli uomini; avvertili che coloro i quali si sono congiunti con le donne si sono messi sulla via della perdizione.” Sulle ibridazioni tra gli Angeli (sempre gli Arconti) e gli Uomini, il testo si fa ancora più esplicito: “Questi e tutti gli altri che erano con loro si unirono con le donne, ciascuno ne scelse una... e incominciarono... a contaminarsi, nel commercio carnale... Rimasero incinte e partorirono Giganti lunghi trecento cubiti (150 metri circa). Sulla Terra si sono uniti con le figlie dell'uomo, hanno dormito accanto a loro e frequentandole si sono macchiati... Ma le donne partorirono Giganti e così tutta la Terra fu colma di sangue e colpita dalla giustizia.[10]» (Libro di Enoc)

Baruc, addirritura specifica persino quanti Giganti vi erano sulla Terra poco prima del Diluvio Universale: “Dio mandò il Diluvio Universale sulla Terra e annientò ogni carne vivente e anche i quattro milioni e novantamila Giganti. L'acqua era alta quindici cubiti[11] più dei monti più alti.” Sia nel Libro di Enoch che ne il Libro dei Giganti (entrambi apocrifi), viene descritto l’arrivo sulla Terra di duecento Vigilanti capeggiati da Semeyaza che si unirono alle donne terrestri generando esseri semi-divini, rivelando agli uomini, inoltre, i misteri celesti quali la metallurgia, la scrittura e l’immunità ai veleni dei rettili (con affinità simili all'Asclepio greco).
La Genesi definisce questi strani esseri così generati i “Figli di Dio” e non correttamente come i “Figli degli Dèi o delle Dèe”, tanto che la loro prole, i Nephilim (Giganti), erano in realtà considerati i discendenti del Serpente.[12] L’aspetto di questi Vigilanti viene chiarito in ulteriori passi, specie in un’opera apocrifa, il Testo di Amran, dove il padre di Mosè, si racconta s’imbatté in creature dal volto di vipera, riprodotte, guarda caso anche nelle statuine della cultura di Ubaid in Mesopotamia.
Ma la dimestichezza nei riguardi dei Serpenti era comune nella famiglia di Mosè, celebre è l’episodio del patriarca quando forgiò un serpente di rame nel deserto contro un’invasione di rettili ai danni degli Israeliti, oggetto al quale, chiunque avesse posato lo sguardo sarebbe guarito all’istante.

(Ulisse acceca Polifemo, [scena 1], dettaglio, 1550-51, Affresco, Stanza di Ulisse, Palazzo Poggi, Bologna. Pellegrino Tibaldi)

Di Giganti parlano, inoltre, il poema epico di Gilgamesh, il Popol Vuh e persino gli Eschimesi, i quali raccontano esplicitamente nei loro miti: “A quei tempi sulla Terra c'erano i Giganti.” Anche le saghe nordiche, greche, sumere hanno sempre a che fare con questi esseri di statura enorme, tanto da chiedersi, perché mai si sarebbero tramandate notizie false sulla loro esistenza fisica se non fossero mai esistiti? Persino tra gli abitanti del Ciad (Africa) è viva ancora oggi un’antica leggenda che narra di un tempo in cui esistevano possenti Giganti: “I Sao erano talmente alti di statura che i loro archi erano costruiti con interi tronchi di palma e le loro ciotole, grandi come giare funerarie, potevano contenere due uomini seduti. Pescavano senza reti, sbarrando il corso dei fiumi con le mani; prendevano gli ippopotami a mani nude e quando parlavano la loro voce rintronava come il brontolio del tuono… e avevano la pelle bianca...”
I Miti sono rivelatori di profonde verità e segreti imperituri, i Miti sanno, inoltre, che gli Dèi crearono gli uomini e gli animali, che furono essi a dare inizio alla vita sul nostro pianeta, e che se i loro esperimenti non si sarebbero evoluti secondo un preciso programma, li avrebbero distrutti, come già era avvenuto in precedenza in molte altre occasioni. Si comprende, inoltre, che non si abbandonarono a speculazioni o al caso, ma procedevano sul sicuro, attenendosi ad un preciso schema, con il quale non solo riuscirono a produrre la vita e tutte le specie viventi, seguendo un disegno prestabilito, ma se una minaccia cercava di contrastare o ostacolare tale progetto, mettendone in pericolo l’esito, l’avrebbero quasi certamente annientata senza alcuna pietà.

«Questi i nomi dei capi di cento (preposti e squadre), cinquanta e dieci (sottoposti). Il nome del primo è Jequn; è colui che istigò tutti i Figli degli Angeli, li condusse giù sulla Terra e li fece sedurre dalle Figlie degli Uomini. Il secondo si chiama Asbeel e impartì cattivi consigli ai Figli degli Angeli, sicché essi contaminarono il proprio corpo unendosi con le Figlie degli Uomini. Il terzo ha nome Gadreel ed è lui che insegnò ai Figli degli Uomini ogni sorta di colpi mortali, fu lui a sedurre Eva e a rendere edotti i Figli degli Uomini nell'uso degli strumenti micidiali, la corazza, lo scudo, la spada e tutto quanto serve per uccidere. Da quel momento le armi fornite da lui si sono diffuse fra gli abitatori di tutta la Terra. Il quarto è detto Penemue e ha insegnato ai Figli degli Uomini come distinguere l'amaro dal dolce e li ha istruiti in tutti i segreti della sua sapienza. Ha insegnato agli uomini a scrivere con l'inchiostro sulla carta e per questo molti si sono macchiati di peccato dall'eternità sino all'eternità e sino a questo giorno. Il quinto è chiamato Kasdeja e ha insegnato ai Figli dell'Uomo ogni sorta di colpi malvagi, i colpi dell'anima, il morso dei serpenti, i colpi che sono originati dalla calura meridiana... per opera di Michele venne fondata la Terra sopra le acque e le belle acque scorrono sgorgando dalle remote regioni montane.» (Libro di Enoc)

Ma il Signore conosceva anche il nome di tutte le stelle, ed era persino in grado di classificarle, proprio come al giorno d'oggi fanno i nostri astronomi: “Vidi le stelle del cielo e vidi lui, che le chiamava per nome. Vidi come le pesavano con una bilancia esatta, secondo l'intensità luminosa, secondo l'ampiezza dei loro spazi e secondo il giorno della loro comparsa.” E ancora: “[…] l'anno è composto esattamente di trecentosessantaquattro giorni. La lunghezza del giorno e della notte e la brevità del giorno e della notte sono diversi per effetto del corso della Luna... La debole sorgente luminosa, chiamata Luna, sorge e tramonta diversamente tutti i mesi; le sue giornate sono come le giornate del Sole e la sua luce, quando è uniforme, corrisponde alla settima parte della luce solare ed è così che si alza nel cielo... Una sua metà è visibile per un settimo mentre il resto del disco è deserto e non emana luce, tranne che per un settimo e un quarto della metà della sua luce...”

E pensare che tutte queste informazioni si trovano scritte nel Libro di Enoc, quando le dovettero riscoprire, per noi, scienziati a tutti noti come Niccolò Copernico (1534), il nostro Galileo Galilei (1610) e Giovanni Keplero (1609), andando, guarda caso, contro le forti resistenze pregiudiziali della Chiesa Cattolica di Roma...



[1] Nel XVI secolo, il cronista messicano Fernando de Alva Ixtlilxóchitl scrisse una storia della tribù dei Nahua intitolata “Relaciones”, in cui sosteneva che gli esseri umani erano comparsi nel Mondo solo durante la Terza Era o Età.
[2] Dopo i Titani, ci dice sempre Esiodo, Urano e Gea generarono anche tre Ciclopi con un unico occhio in mezzo alla fronte, i cui nomi erano Bronte, che significa il tuono, Sterope o il lampo, e Arge la folgore.
[3] Si diceva che essi occupassero le zone più calde dell’Etna, gli antri più inaccessibili e sperduti della Sicilia e delle Eolie, e che fossero agli ordini di Efesto, il fabbro degli Dèi, ai quali procuravano le armi.
[4] Il termine ebraico per specificare “Giganti” è “refa’im“, ma in antichità gli stessi nomi d’alcuni popoli potevano essere direttamente associati alla caratteristica dell’alta statura, ivi presente, come per gli Amorrei, gli Emim, gli stessi Refaim, gli Anakim e gli Zamzummim.
[5] La tradizione mitologica norrena prevede che nell'ora del Ragnarǫk, il "Crepuscolo degli Dèi" che porrà fine al Mondo, i Giganti attaccheranno la divina città di Ásgarðr, uscendo vittoriosi dallo scontro.
[6] I Tehuelche, chiamati anche Patagoni o (originalmente) Chon o Chonk o Tzonk, sono una tribù di Nativi Americani stanziata in Patagonia. Erano piuttosto alti e quindi vennero conosciuti dagli europei con il nome di Giganti della Patagonia.
[7] Gli Omaha, narrano che sulle terre dei loro padri sarebbero vissuti dei Giganti chiamati Pasnuta che rapivano uomini e donne più piccoli.
[8] Massimino Trace era di stirpe sarmata, popolo che viveva nell'area del Mar Caspio, dove la parentela con gli antichi Sciti, giustifica probabilmente le sue possenti dimensioni fisiche.
[9] In alcuni casi, il loro peso, raggiunge le 14 tonnellate, tanto da risultare impossibile rovesciarle per svuotarle, senza considerare che la popolazione locale narra ancora oggi che questi immensi recipienti, appartenevano ad una ennesima, quanto antica, stirpe di Giganti.
[10] Il testo de Il Libro di Enoc, continua con l’ammonizione di Dio: “Entra e ascolta le mie parole. Va dai Custodi del Cielo, i quali ti hanno inviato affinché tu perori per loro, e riferisci loro quanto ti dico: - Siete voi che dovreste perorare gli uomini, non gli uomini per voi. Perché avete abbandonato l'alto Cielo Eterno, perché avete dormito con le donne, contaminandovi con le Figlie dell'Uomo? Perché vi siete congiunti con le donne, così come fanno i terrestri, e avete generato Giganti? Benché foste immortali vi siete macchiati col sangue delle donne, avete generato figli col sangue della carne, avete desiderato il sangue degli umani e generato carne e sangue come fanno quelli che sono mortali ed effimeri.”
[11] Il cùbito (in latino: cubitum, cioè gomito) era la misura di lunghezza più comune dell'antichità. In alcuni paesi rimase in uso fino all'epoca medievale, poi divenne usualmente chiamato "braccio". In Toscana, prima del 1860 quando con l'annessione al Regno d'Italia fu adottato anche il sistema metrico decimale, aveva una misura pari a 58,4 cm. La misura del cubito era di circa mezzo metro e corrispondeva idealmente alla lunghezza dell'avambraccio, a partire dal gomito fino alla punta del dito medio. Il cubito variava secondo il sistema me-trico usato dalle singole città: ad Atene misurava ad esempio circa 0,525 m, mentre quello ebraico era di 44,45 cm.
[12] Singolari sono le assonanze con il mito di Kukulkàn o Kukulcan (in maya yucateco, kuk "piuma" con suffisso aggettivale -ul, e can "serpente", quindi letteralmente "serpente piumato") e che, secondo la mitologia Maya, risulta essere il Dio Serpente Piumato. Una sua variante è quella di Votan, sorta di mitico Demiurgo della società centroamericana dei Chane-Quiché; venerato soprattutto a Hueheta e raffigurato sempre come serpente (affine a Quetzalcoatl), del quale si diceva essere a capo di Dèi Guardiani della razza di Can, e se questi ultimi fossero stati i Vigilanti, non è casuale l’ulteriore accostamento tra Chan, Can e Caino e la sua stirpe. Ancor più singolare è la somiglianza tra il Votan americano e il Woden del pantheon anglosassone, che corrisponde al norreno Odino, entrambi continuazione della divinità protogermanica *Wōdanaz, conosciuto anche nelle varianti di Wodan nell'antica lingua della Franconia, Wuodan in alamannico e il Wotan in germanico.


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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte III - Mitogenesi / Lezione 9, 9.4 - Un tempo le Donne Terrestri partorivano Giganti

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