"Tra Città Perdute, Tubi Arrugginiti e Innumerevoli Soli" di Federico Bellini

 (Teste di bronzo con maschere in lamina d'oro. Sanxingdui, XII-XI secolo a.C.)


La Città Perduta di Sanxingdui

Lasciando la catena montuosa dell’Himalaya, dirigendosi verso il Sud della Cina, nel Laos, nei pressi di Guanghan, a circa 40 km da Chengdu capitale del Sichuan, sulle sponde del Fiume Azzurro (Chang Jiang, Yangtze Kiang), si trova la città perduta di Sanxingdui. I primi scavi iniziati intorno al 1920 riportarono alla luce stupendi oggetti di giada, databili fra 5.000 e 3.000 anni fa, e parte di un tesoro rimasto sepolto per migliaia di anni. Quest’antica cultura aveva un’incredibile capacità di lavorare il bronzo, ottenuta aggiungendo piombo alla normale combinazione di rame e stagno per la creazione di una sostanza forte con cui generare oggetti grandi e pesanti.
Ad esempio, produssero la più antica statua umana a dimensione naturale, 260 cm di altezza per 180 kg, nonché un albero di bronzo con uccelli, fiori e ornamenti alto 396 cm. Questa civiltà misteriosa non è citata né da storici cinesi, né da altri paesi confinanti, e l’attenzione è rivolta ancora oggi alle raffigurazioni di uomini, dai grandi occhi, larghe sopracciglia, un’ampia bocca, le orecchie appuntite e pupille sporgenti di sedici centimetri, indicati come gli antenati degli Shu. I tratti, che non somigliano a quelli delle popolazioni locali, stanno a indicare che si trattava di un popolo che in seguito a un’emigrazione prese dimora in Cina, guidati da una divinità dalla testa umana e il corpo di uccello, altre volte con il corpo umano e la testa di Aquila, forse collegati al Culto dell’Avvoltoio del Kurdistan.


I Misteriosi Tubi del Monte Baigong

Nell’arido bacino del Qaidam, nei pressi della città di Delingha, vicino alle pendici del Monte Baigong, nel 1996 sono state scoperte delle rovine che consisterebbero in un’anomala collina a forma piramidale, e di alcune caverne e di resti disseminati nell’area circostante, situati in prossimità del lago salato di Tuosu. La piramide, alta approssimativamente 50-60 metri, sorgerebbe sulla sommità del Monte Baigong, data la sua forma irregolare sebbene non sia mai stata adeguatamente studiata, apparirebbe però più di origine naturale che artificiale. Ai piedi della presunta piramide, vi sono però diverse caverne dagli ingressi triangolari, ma solo una è accessibile, dove all’interno di tre grotte sono stati rinvenuti una serie di tubi metallici incorporati nella nuda roccia, di cui uno di 40 centimetri che scende obliquamente dalla sommità della caverna; si può osservare un altro tubo dello stesso diametro affiorare dal terreno.[1]
Sopra la caverna, decine di tubi di diversi diametri percorrono l’intera montagna e ovunque, disseminati davanti e sopra le caverne, sulla sponda del lago salato, si trovano numerosi frammenti rugginosi, tubi di vari diametri fra due e 4,5 centimetri, insieme a pietre stranamente modellate; alcuni tubi spariscono addirittura sotto la superficie del lago. Sono tutti, inoltre, di un color rosso tendente al marrone, come le rocce circostanti e, nonostante siano sottili, non presentano ostruzioni dopo es-sere stati sottoposti per anni ai movimenti sabbiosi. I frammenti, analizzati da una fonderia locale, sono composti per il 30% di ossido di ferro, contengono una grande quantità di anidride silicea e ossido di calcio; per una percentuale dell’otto per cento il composto non può essere ad oggi ancora identificato.
Di fatto, a detta degli esperti, la grande quantità di anidride silicea e di biossido di calcio deriva da una prolungata interazione fra il ferro e l’arenaria delle pietre, di conseguenza si può ritenere che i tubi siano antichissimi. Infatti, il Dipartimento di Sismologia Cinese, nel 2001, ha datato i tubi metallici con la termoluminescenza: risalirebbero addirittura ad un periodo compreso tra i 70.000 e i 150.000 anni fa! In aggiunta a questo, gli scienziati cinesi hanno scoperto, attraverso la spettrografia, che i tubi contengono anche elementi organici di natura vegetale. Ad accentuare il mistero del luogo, ai piedi della collina, abbandonati attorno al lago, sono sparpagliati numerosi altri tubi di varie dimensioni ed una distesa di pietre dalle forme stravaganti che assomigliano a dei Menhir.


La Leggenda dei Dieci Soli in Cina

Secondo la mitologia cinese, si verificarono delle drammatiche vicende in cui fu coinvolto il Sole, durante il regno dell'imperatore Yao (2.000 a.C. circa), quando esistevano Dieci Soli, figli di Di-Jun, Dio del Cielo Orientale, e di sua moglie Xi He. Questa coppia divina e la sua luminosa prole vivevano in cima ad un altissimo albero che cresceva in un territorio a est, oltre l'Oceano. Ogni giorno Xi He accompagnava uno dei suoi figli in Cielo con un carro tirato da sei Draghi Volanti che percorrevano tutta la volta celeste per portare, ogni sera, il Sole di turno a riposare su un albero altrettanto grande, situato nei territori occidentali.
Un Sole al giorno per i dieci giorni che componevano la settimana del calendario, quindi il ciclo ricominciava, sempre uguale. Ma inaspettatamente, disubbidendo agli ordini della madre, i Dieci Soli salirono in Cielo tutti insieme e subito la luce si fece accecante e il calore insopportabile: le piante seccarono, gli animali iniziarono a morire e anche le pietre più dure si sciolsero, come fossero di cera. L'imperatore Yao capì che bisognava far qualcosa prima che fosse troppo tardi, così supplicò il Dio del Cielo Orientale, Di-Jun, di richiamare all'ordine i suoi figli scapestrati.
I richiami paterni, però, non valsero a nulla e, visto che il mondo rischiava di incendiarsi come paglia, il Dio mandò sulla Terra un abilissimo arciere chiamato Yi, armato di arco e dieci frecce micidiali, con l'incarico di uccidere tutti i suoi figli che fiammeggiavano in Cielo. Yi tese il suo arco possente e cominciò a scagliare frecce abbattendo un Sole dopo l'altro ma, quando ebbe trafitto il nono Sole, l'imperatore Yao si rese conto che gli uomini avevano bisogno di qualcosa che li scaldasse e illuminasse, così rubò l'ultima freccia all'arciere salvando l'ultimo Sole rimasto, che da allora brilla luminoso nel Cielo.


La Leggenda dei Dieci Soli dei Dogon

Anche questa storia, per quanto sembri assurda, ci riporta migliaia di chilometri lontani, al già conosciuto popolo africano dei Dogon, dove ritroviamo esattamente lo stesso mito. Seppure le due storie differiscono solo nei particolari, la struttura è la medesima e finora nessuno ha trovato una spiegazione convincente di questo parallelismo intercontinentale. Infatti, per i contadini Dogon che vivono nei villaggi lungo la grande falesia di Bandiagara, tanto tempo fa la volta celeste era molto vicina alla Terra e nel Cielo brillavano ben Dieci Soli, che mandavano sul nostro pianeta un calore così insopportabile che gli uomini erano costretti a stare chiusi nelle case, i raccolti appassivano nei campi inariditi, i pozzi si disseccavano e tutto sembrava dovesse incendiarsi da un momento all'altro; la fine del mondo pareva imminente.
 Fu a quel punto che un giovane cacciatore, molto abile nel tiro con l'arco e deciso a fare qualcosa per salvare animali, piante e l'umanità tutta, uscì dalla sua casa di fango e dall'alto della falesia cominciò a scagliare le frecce che, una dopo l'altra, trafissero nove Soli mentre il decimo, temendo di fare la stessa fine dei suoi fratelli celesti, corse a nascondersi in una caverna dove nessuno poteva vedere la sua luce abbagliante, proprio come è raccontato anche nel mito della Dea del Sole giapponese, Amaterasu.
Da quel momento, su tutti i villaggi della falesia scese la notte perenne, e il freddo devastò i raccolti portando alla fame il popolo Dogon. Spaventati, i capifamiglia di tutti i villaggi si riunirono e pregarono insieme, offrirono sacrifici animali e versarono zuppa di miglio sui feticci per convincere il So-le a tornare a illuminare il mondo. L'astro, impietosito dalle sofferenze degli uomini e soddisfatto per le offerte ricevute, uscì dalla caverna e tornò a brillare nel Cielo.




[1] Tali strutture a forma di tubo arrugginito sono censite anche in altri parti del Mondo con le stesse caratteristiche qui descritte, come i Tubi Navajo, o queli presenti anche in Louisiana, Utah e in Florida.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte III - Mitogenesi / Approfondimento

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