"Il Regno del Re del Mondo" di Federico Bellini

«Hai veduto - mi chiese la guida - come i cammelli muovono le orecchie impauriti? E quel branco di cavalli nella pianura che è rimasto immobile e attento? E le greggi, e le mandrie accasciate a terra? E gli uccelli che non volano, e i cani che hanno cessato di abbaiare? Così accade sempre quando il Re del Mondo, nel suo palazzo sottoterra, prega e scruta i destini di tutti i popoli e di tutte le razze.» (Bestie, Uomini e Dèi, di Ferdynand Antoni Ossendowski)

Così riporta l’autore, Ferdynand Antoni Ossendowski, (Ludza, 27 maggio 1876 - Żółwin, 3 gennaio 1945) scrittore, giornalista, esploratore, attivista politico polacco, e membro dell'Accademia di Francia, nel suo celebre libro “Bestie, Uomini e Dèi.” Durante il suo viaggio, incontrò principi e personalità del luogo che gli raccontarono di antichi e grandiosi imperi ormai dimenticati, e di quando, sessantamila anni fa, un grande Santo scomparve nel sottosuolo con un’intera tribù, senza più riapparire sulla faccia della Terra. Seppure alcune persone siano riusciti ad accedervi nel corso dei secoli, nessuno sa dove si trovi quel luogo e i suoi vari accessi, seppure molte voci sostengono che sia collocato in Afghanistan o in India.
Dal poco che conosciamo, sappiamo che questo grande regno, ad oggi, è popolato da milioni di uomini e che il Re del Mondo è il loro sovrano. Egli conosce tutte le forze della natura, ogni anima umana e riesce a vedere i destini di tutti loro. Egli governa non visto su milioni e milioni di persone che vivono sulla superficie della Terra, e tutti, consapevoli o meno, eseguono ogni suo ordine o volere. Il suo regno, si sviluppa attraverso una rete planetaria di gallerie sotterranee, sia in Asia come in America, nelle cavità del sottosuolo esiste una luce particolare che favorisce la crescita rigogliosa di granaglie e vegetali, donando alle persone persino una lunga vita senza alcun tipo di malattie.
Questo Regno, si dice essere popolato, inoltre, da diverse tribù differenti, degna di interesse è la storia di un vecchio bramino, citata da Ossendowski, che racconta di quando un giorno, con l’intento di adempiere la volontà degli Dèi, rendendo visita all’antico Reame di Gensi (il Siam, attuale Thailandia), qui incontrò un pescatore che gli ordinò di prendere posto sulla sua barca e fecero vela in alto mare. Il terzo giorno raggiunsero un’isola abitata da persone che parlavano due lingue differenti, gli mostrarono degli strani animali che non aveva mai visto, tartarughe con addirittura sedici zampe e un solo occhio, enormi serpenti dalla carne gustosa, e uccelli forniti di denti che catturavano pesci nelle acque per i loro padroni; quel popolo gli rivelò che proveniva dal regno sotterraneo di Agharti.

«La capitale Agharti è circondata da città di grandi sacerdoti e scienziati. Ricorda un po' Lhasa, dove il palazzo del Dalai Lama, il Potala, sorge sulla cima di una montagna coperta da templi e monasteri. Il trono del Re del Mondo è circondato da milioni di Dèi incarnati. Sono i Santi Pandita. Attorno allo stesso palazzo fanno cerchio i palazzi dei Goro, che conoscono il segreto di tutte le forze visibili e invisibili della Terra, dell'inferno e dei cieli, e che sono onnipotenti per quanto riguarda la vita e la morte degli uomini. Se l'umanità impazzita dovesse far loro guerra, i Goro sarebbero capaci di far esplodere l'intera superficie del nostro pianeta e di trasformarlo in un deserto.» (Bestie, Uomini e Dèi, di Ferdynand Antoni Ossendowski)

Così raccontava il Lama Targut mentre viaggiava con Ossendowski da Urga a Pechino, e gli fornì ulteriori ragguagli quando gli descrisse che questi Goro sono in grado di far evaporare i mari, trasformare le terre emerse in oceani, disperdere le montagne sbriciolate sulla sabbia dei deserti. Possono far crescere alberi, erbe e cespugli con un ordine, anziani e malati gli trasformano in giovani sani, e si dice riescano addirittura a resuscitare i morti. Sono dotati di veicoli strani e sconosciuti che sfrecciano attraverso gli stretti passaggi nelle viscere del pianeta.
In questo favoloso regno si trovano meravigliosi palazzi di cristallo, dimorano le invisibili guide del Re del Mondo o Brahytma, e i suoi due assistenti, il Mahytma, che conosce gli avvenimenti futuri, e il Mahynga, che presiede alle cause di tali eventi. Inoltre, vi dimorano anche i Santi Pandita che studiano le Forze del Monte e a volte, i più sapienti tra di loro, mandano inviati in luoghi che mai occhi umani hanno ancora visto. I Pandita di rango più elevato pongono una mano sugli occhi e l’altra alla base del cervello dei sacerdoti più giovani, inducendo loro un sonno profondo, lavano poi i loro corpi con un infuso di erbe, li rendono immuni al dolore e il loro fisico diventa più duro della pietra, infine li avvolgono con bende magiche e pregano.
I giovani così “pietrificati”, giacciono con gli occhi aperti e gli orecchi attenti, scrutando e ricordando tutto, un Goro, poi si avvicina e li fissa a lungo, mentre molto lentamente i corpi si sollevano da terra e scompaiono. Il Goro, a quel punto, si siede concentrandosi sul luogo dove li ha inviati, e fili invisibili li legano alla sua volontà. Alcuni riescono così a viaggiare tra le stelle, osservando gli avvenimenti di popoli sconosciuti, la loro vita, usi, costumi e leggi, ne ascoltano le conversazioni, leggono i loro libri, ne conoscono le gioie e i dolori, la santità, e i peccati, la pietà e i vizi.

«Altri si mescolano alle fiamme e vedono le creature del fuoco, feroci e veloci, che combattono eternamente, fondendo e martellando metalli nelle viscere dei pianeti, facendo bollire l'acqua di geyser e sorgenti termali, fondendo rocce e riversando lave incandescenti sulla superficie attraverso gli orifizi delle montagne. Altri sfrecciano con le elusive creature dell'aria, infinitamente piccole e trasparenti, penetrando nel mistero della loro esistenza e dello scopo della loro vita. Altri ancora sprofondano negli abissi dei mari e studiano il regno delle sagge creature dell'acqua, che trasportano e diffondono il grato calore su tutta la Terra, governano i venti, le onde e le tempeste...» (Bestie, Uomini e Dèi, di Ferdynand Antoni Ossendowski)

Ma non è tutto, perché quando Ossendowski chiese maggiori informazioni nientemeno che al Buddha Vivente della Mongolia, egli si rifiutò, mentre il Lama che si occupava della sua biblioteca, gli rivelò in confidenza ulteriori aspetti e storie interessanti. Per tutto l’anno il Re del Mondo guida il lavoro dei Pandita e dei Goro, di rado egli si reca nel Tempio sotterraneo dove il corpo imbalsamato del suo predecessore giace in un sarcofago di pietra nera. La caverna, sempre al buio, si illumina di strisce di fuoco e lingue di fiamma non appena il Re vi entra, sprigionate dallo stesso sarcofago, a quel punto, il Goro più anziano, si pone di fronte a lui con il volto e la testa coperti, le mani giunte sul petto, e non si toglie mai il velo dal volto.
Il Sovrano, dopo aver pregato a lungo, si avvicina infine al sarcofago, stendendo le mani, mentre le lingue di fuoco ardono con maggiore intensità, giocando tra loro, intrecciandosi e formando misteriosi caratteri dell’alfabeto vatannan. A quel punto, sempre dal sarcofago, cominciano a sgorgare trasparenti fasci di luce appena visibili, il Re, viene poi circondato da un’aureola composta da tali fasci di tenuissima luce, emanazione dei suoi pensieri, e inizia, con lettere di fuoco, a scrivere sulle pareti della caverna, i desideri e gli ordini del Dio Supremo. In quel momento il Re del Mondo è in contatto con le menti di tutti coloro che influenzano il destino e la vita dell’umanità intera, come Re, Zar, Khan, condottieri, grandi sacerdoti, scienziati, uomini potenti e gente comune. Ne conosce tutti i loro pensieri e progetti, e se graditi al Dio Supremo, il Re, in modo invisibile ne favorirà la realizzazione, se invece non graditi, ne decreterà la distruzione.
Questo si dice essere il potere conferito ad Agharti dalla misteriosa Scienza dell’OM. Si dice che il nome OM fosse di un antico santo, il primo Goro, vissuto trecentotrentamila anni fa (il Buddha), il primo uomo a conoscere il Dio Supremo e ad istruire l’umanità; a quel punto il Dio Supremo gli conferì il potere su tutte le forze che governano il Mondo. Dopo questa conversazione con il suo predecessore, il Re del Mondo riunisce il “Gran Consiglio di Dio” e giudica le azioni e i pensieri degli uomini, aiutandoli o annientandoli, a quel punto entrano in scena Mahytma e Mahynga, trovando il posto occupato da tali azioni e pensieri nelle cause che governano il Mondo.
Il Re, al termine, entra infine nel Grande Tempio e prega in solitudine, mentre un fuoco appare sull’altare, estendendosi, lentamente, a tutti gli altari vicini, e tra le fiamme ardenti appare gradatamente il Volto di Dio. A quel punto annota rispettosamente le decisioni del Consiglio, le ricompense e le punizioni stabilite e riceve a sua volta ulteriori ordini divini. Quando esce dal Tempio, il Re del Mondo irradia Luce Divina (come similmente accadeva per Mosè quando usciva dalla Tenda dove era posta l’Arca ed incontrava YHWH).
Tutte leggende? Fantasie? Chissà, anche se la dovizia di particolari è così sconcertante che Ossendowski riportò ulteriori testimonianze ben precise. Quando chiese se qualcuno avesse mai incontrato o visto questo Re nel nostro Mondo di superficie, gli fu risposto di si, e gli venne raccontato di un episodio che accadde durante le solenni festività dell’antico buddhismo in Siam e in India, quando apparve ben cinque volte. Era trasportato da uno splendido cocchio trainato da elefanti bianchi e adorno d’oro, pietre preziose e ornamenti, indossava un mantello bianco e una tiara rossa con penda-gli di diamanti che gli nascondevano il volto. Benedì il popolo con una Mela d’Oro sormontata dalla figura di un Agnello. Si dice che durante il suo passaggio compì dei miracoli, i ciechi riacquistarono la vista, i muti la parola, i sordi l’udito, gli storpi l’uso degli arti e i morti resuscitarono, quando il suo sguardo si posava su di loro.
Seicento anni fa apparve anche a Erdeni Dzu, nell’antico monastero di Sakkai e a Narabanchi Kure, quando un Buddha vivente e un Tashi Lama, ricevettero un messaggio direttamente da lui, scritto in caratteri sconosciuti ed incisi su Tavolette d’Oro. Nessuno era in grado di leggere cosa vi era scritto ed il Tashi Lama entrò nel Tempio e si posizionò le tavolette sulla testa, iniziando a pregare; in tal modo i pensieri del Sovrano del Mondo sarebbero penetrati nella sua Mente, anche senza essere riuscito a tradurli. Comprese il messaggio a livello telepatico ed obbedì ai suoi voleri. Circa l’utilizzo misterioso di queste tavolette, si racconta che altre ne vengono scritte in pietra e sulla quale viene riportata tutta la scienza del nostro pianeta e degli Altri Mondi. Ogni cento anni, cento saggi cinesi si riuniscono in un luogo segreto sulla riva del mare, dalle cui profondità emergono cento tartarughe immortali e sui loro gusci vi scrivono tutti gli sviluppi della scienza prodottasi in quel secolo.

 
(Command of Rigden Djapo. Tempera on canvas, 1933. Nicholas Roerich Museum, New York. 61x96,5)

Agharta (detta anche Aghartta o Agharti, "l'inaccessibile") si racconta essere un regno leggendario che si troverebbe all’interno della Terra, descritto per la prima volta nelle opere dello scrittore Willis George Emerson (1856-1918), seppure in quello stesso periodo, vari autori, pur non conoscendosi, iniziarono a parlarne in modo sincronico che ad oggi, con questa distanza di tempo, lascia alquanto perplessi. Emerson, nel suo libro “Il Dio Fumoso” (The Smoky God - A voyage to the inner World) del 1908, riportò una storia che gli sarebbe stata riferita da un pescatore norvegese di nome Olaf Jansen, il quale avrebbe raggiunto con suo padre, in barca, questo continente interno dove rimasero per due anni visitando le città del regno che vi si trovavano (identificato poi in opere successive con Agarthi); vi uscirono, poi, dalla parte opposta al Polo Sud. Una volta ritornato, Jansen raccontò che il padre rimase ucciso durante il viaggio di rientro, mentre lui venne ricoverato come pazzo, infatti fu dopo la dimissione dal sanatorio, e dopo essersi stabilito in California, che ormai novantenne decise di rendere pubblica la vicenda.
Ma la leggenda di questo regno era già apparsa alcuni decenni prima, quando nel 1871 sir Edward Bulwer-Lytton, scrittore, politico ed esoterista, pubblicò un romanzo ancora oggi considerato come l’anticipatore del genere fantascientifico, “Vril, The Power of the Coming Race” (1871), in cui sosteneva che all'interno della Terra si trovasse una razza di superuomini, sopravvissuta a cataclismi mitologici. Sempre in ambito fantascientifico questo mito venne poi ulteriormente ampliato negli anni 1945-49, quando la rivista “Amazing Stories”, sostenne l’idea di una Terra Cava. Il curatore edi-toriale Ray Palmer pubblicò una serie di storie di Richard Sharpe Shaver[1], in cui veniva presentata come realistica la storia di una Razza Superiore Preistorica, e che sarebbe sopravvissuta rifugiandosi nelle cavità della Terra; i discendenti di questa razza, noti come Dero, vivrebbero ancora nelle caverne usando macchine fantastiche, abbandonate da sconosciute e antiche razze.
In seguito alle affermazioni di Shaver, supportate solo da ipotetiche "voci", migliaia di persone scrissero al giornale affermando di sentire "bisbigli infernali" provenire dal sottosuolo. L'argomento venne poi riproposto negli anni successivi a più riprese, infatti tra il 1947 e il 1948 fu pubblicata anche la vicenda contenuta in un presunto manoscritto che descrive "Rainbow City", una favolosa città collocata sotto le distese ghiacciate dell'Antartide, da cui proverrebbero i famosi Dischi Volanti[2]. Nel 1959, Francis Amadeo Giannini, pubblicò “Worlds beyond the Poles: Physical Continuity of the Universe”, in cui sosteneva che nel 1928 alcune famose spedizioni polari statunitensi avessero trovato delle terre sconosciute al di là dei poli, e che nel 1956 un'unità della Marina ritentò l’impresa.
Quando molti decenni fa i Sovietici s’interessarono al “pozzo senza fondo” dell’Azerbaigian, scoprirono un labirinto di gallerie corrispondenti a quelle della regione caucasica, con una serie di graffiti rappresentanti la svastica, la spirale e altri simboli; molti tunnel tracciati nell’interno delle montagne, non poterono essere esplorati perché interrotti da frane. In Mongolia e in Azerbaijan, secondo Kolosimo, altri studiosi russi scoprirono gallerie collegate con altre in Georgia e nel Caucaso, come vi sarebbero ulteriori gallerie sotterranee che sembrano continuare sotto i fondali degli oceani; perfino in Nigeria si parla di un tunnel che arriverebbe fino all’Oceano Atlantico. Del resto, lo stesso Ossendowski, descriveva nel suo celebre libro, “Bestie, Uomini e Dèi”, che gli abitanti di questo mondo sotterraneo usufruiscono di: “veicoli misteriosi e sconosciuti, utilizzati dalla gente di Agartha, che sfrecciano attraverso gli angusti passaggi all’interno del nostro pianeta.”
Forse tra tutti i racconti, il più verosimile è sempre quello citato da Ferdinand Ossendowski, dove ancora nel suo libro, “Bestie, Uomini e Dèi”, racconta di un vecchio lama tibetano che gli parlò della visita di questo sovrano ad una lamaseria di Lhasa. Egli raccontava che in una notte d’inverno, diversi cavalieri entrarono nel monastero ed ordinarono che tutti i Lama si radunassero nella sala del trono. Poi, uno degli stranieri salì sul trono e si tolse il bashlyk, o copricapo, che gli nascondeva il volto. A quel punto, tutti i Lama si inginocchiarono perché avevano riconosciuto l’uomo che era stato descritto tanto tempo prima nei documenti del Dalai Lama, del Tashi Lama e di Bogdo Khan.
D’innanzi a loro sedeva il Re del Mondo e che dopo un lungo silenzio pronunciò una sinistra profezia, in quanto cominciò a dire che sempre più popoli avrebbero dimenticato la loro Anima, preoccupandosi sempre di più del Corpo. I grandi peccati e la corruzione avrebbero imperato sulla Terra e molte persone si sarebbero trasformate in bestie feroci, assetate di sangue e bramose della morte dei propri fratelli. La Mezzaluna (l’Islam), sarebbe diventata oscura e molti dei suoi seguaci, dopo essere caduti in miseria, avrebbero iniziato delle guerre senza fine. Le corone di molti re, grandi e piccoli, sarebbero poi cadute, succedute da guerre, nel mentre i mari si sarebbero colorati di rosso sangue, la terra e il fondo degli Oceani ricoperto di ossa, nel mentre fame, malattie, crimini ignoti mai visti prima, avrebbero dilagato nel Mondo.

«Anche coloro che tenderanno la mano al prossimo periranno. I dimenticati e i perseguitati insorgeranno e attireranno su di sé l’attenzione del Mondo intero. […] Milioni di uomini si libereranno dai ceppi della schiavitù e dell’umiliazione solo per andare incontro a fame, malattie e morte. Le antiche strade si copriranno di folle erranti da un luogo all’altro. […] Verità e amore scompariranno. Allora io invierò un popolo ora sconosciuto che con mani forti estirperà la malerba della follia e del vizio e guiderà coloro che saranno rimasti fedeli allo spirito dell’uomo nella lotta contro il male. Getteranno le basi di una nuova vita sulla Terra purificata dalla distruzione delle nazioni. Nel cinquantesimo anno faranno la loro comparsa tre soli regni, che dureranno per settantuno anni felici. Poi vi saranno altri diciotto anni di guerra e distruzione. Allora le genti di Agartha lasceranno le caverne sotterranee e appariranno sulla superficie della Terra.» (Bestie, Uomini e Dèi, di Ferdynand Antoni Ossendowski)

Molte di quelle profezie si sono poi in qualche modo avverate, e mentre pregava davanti al piccolo altare, un’enorme porta rossa si aprì da sola, le candele e le lampade davanti all’altare si accesero e dai bracieri sacri, senza che nessuno li avesse alimentati, si alzarono volute d’incenso che riempirono l’intera sala. Allora, e senza aggiungere altro, il Sovrano del Mondo e i suoi compagni scomparvero dalla vista di tutti, salvo lasciare le pieghe nel rivestimento di seta del trono, che si spianarono da sole, come se non vi si fosse mai seduto nessuno. Da allora chissà quante altre volte sarà apparso in superficie, mischiandosi tra la popolazione o presentandosi davanti ai nuovi potenti del pianeta, sempre da lui sospinti, foraggiati, aiutati nei loro propositi.
Indissolubilmente legato al mito di Agharti vi è anche quello analogo di Shambhala (scritto anche Shambhalla o più semplicemente Shambala o Shamballa). Nel buddhismo tibetano sarebbe un luogo mitico situato in India, secondo il Kalachakra Tantra, o sotto la catena montuosa dell'Himalaya, inoltre viene citato in vari testi antichi della cultura Zhang Zhung, precedente all'arrivo del buddhismo nel Tibet. Shambhala è un termine sanscrito che significa "luogo di pace / tranquillità / felicità", e si dice che lo stesso Buddha abbia insegnato il Kalachakra su richiesta del re Suchandra di Shambhala, e che i suoi insegnamenti vi sarebbero stati conservati. Shambhala sarebbe, inoltre, una società dove tutti gli abitanti sono illuminati, con al centro una capitale chiamata Kalapa, seppure la tradizione narra che questa terra nascosta non è raggiungibile se non da iniziati o individui dediti alla resurrezione spirituale dell'umanità.
Il centro di questo regno sarebbe la celebre Torre di Giada, riscaldata da acqua calda proveniente da ruscelli sotterranei, dove il vapore generato, formando vaste nubi, impedisce di scorgerla. Vari gruppi di esploratori, recatosi in Himalaya, hanno confermato di aver allestito i loro campi nei pressi di sorgenti calde, in cui si alimentava una ricca vegetazione in contrasto con le zone brulle e ghiacciate circostanti, a dimostrazione di un calore interno proveniente da alcuni punti caldi di origine vulcanica.
Interessante in tal senso è anche la testimonianza che, agli inizi del I secolo, fornì Apollonio di Tiana nel corso del suo lunghissimo viaggio in India, come riportato nella sua biografia, "Vita di Apollonio di Tiana" di Flavio Filostrato. In base a questi resoconti apprendiamo che Apollonio si intrattenne per diversi mesi in un paese transhimalayano dove venne in contatto con: "uomini estremamente saggi, che hanno il dono della preconoscenza e dai quali rimase particolarmente colpito per i traguardi scientifici e mentali dei suoi abitanti, a tal punto che si limitò ad annuire quando il loro Re gli disse: chiedici quel che vuoi, poiché ti trovi tra persone che sanno tutto." Tra il maggio 1938 e l'agosto 1939, ricalcando quello stesso percorso, cinque membri delle Waffen-SS della Germania Nazista si recarono in Tibet per accertarsi della veridicità della leggenda, e per trovare elementi che accomunassero il popolo tedesco a quello di Shambhala o di Agartha.

Il Re del Mondo (definito anche Manu) sarebbe, pertanto, secondo alcune tradizioni dell'Asia Centrale, il sovrano della città mitica di Agarthi ("l'inaccessibile"), il regno sotterraneo e nascosto agli occhi degli uomini, popolato da esseri semi-divini (gli Arhat, "gli illuminati"), che si sarebbero rifugiati sottoterra come narrato dalle leggende, per preservare dalla barbarie i loro poteri e tutte le conoscenze acquisite nelle lunghe ere. I primi riferimenti specifici in merito al mito sono in realtà recenti, da quando nelle opere di Louis Jacolliot[3], Saint-Yves d'Alveydre[4] e Ferdinand Ossendowski, si iniziò a descrivere il regno sotterraneo di Agarthi e il suo Re, il Manu, un essere dalle sembianze divine, la cui figura simboleggia l'intermediario fra la Terra e il Cielo.
La radice del mito, però, è ravvisabile nella complessa religione indù, secondo la quale questo Sovrano sarebbe un’incarnazione (Avatar) del dio Vishnu, che comparve sulla Terra per condurre gli uomini alla conoscenza del divino. Dalle steppe dell’Asia centrale, questo mito avrebbe poi seguito le grandi migrazioni e che, molto probabilmente, tra il 6.000 e il 2.000 a.C., diedero origine alle popolazioni dell’Europa settentrionale. La leggendaria Ásgarðr della mitologia norrena, nella quale vivono gli Æsir, solo per una incredibile assonanza fonetica sarebbe la stessa Agarthi, mentre Odino, il Manu, dove il mito di una terra perfetta ed eterna, e del suo Re saggio e illuminato, potrebbe aver dato origine a molte delle mitologie evolutesi successivamente in Europa e in Medio Oriente.
Il Manu, nella mitologia induista è il corrispettivo del Demiurgo di concezione greca, un Essere Divino, progenitore degli uomini, nonché loro primo grande legislatore (a lui, ad esempio, è attribuita la suddivisione degli uomini in caste). Il cosiddetto codice di leggi che porta il suo nome (Le Ordinanze di Manu) viene ancora considerata l’opera più autorevole e prestigiosa fra tutti i testi che trattano il Dharma, ossia dei diritti e dei doveri dell’Uomo, in tutti gli aspetti della sua attività mondana. I Purana raccontano, inoltre, che la stirpe dei Manu venne generata da Vaivasvata Manu, figlio di Surya, il Sole, il salvatore della nostra razza, pertanto è identificato con il Grande Reggente dei Guardiani di un sistema planetario, e nei miti brahmanici è l'equivalente dell'Adamo biblico. Come prototipo della “razza umana pensante”, uno dei 14 Creatori Secondari e progenitori degli uomini, come è considerato colui che istituì ed insegnò il sacrificio ed ogni altra cerimonia religiosa. Il suo nome fu poi applicato ai progenitori e ai sovrani della Terra che la governarono in vari periodi: infatti si riconoscono in questa linea anche il Menes egizio, l'Artù bretone, il Menw celtico e persino l'Arcangelo Michele della tradizione ebraica e cristiana.
Un Re Sacerdote e Guerriero, un Legislatore Universale, il Maestro di una religione che si trova alla radice di tutte le fedi, il culto unico e primordiale dell’Età dell’Oro, in netto contrasto con le comuni credenze che sarebbero la pallida ombra della religione originaria, frutto dell’attuale Età Nera (il Kali Yuga sempre della tradizione induista). Nella cultura giudaico-cristiana, tale figura venne rappresentata da Melchisedec "Il mio Re è giusto", a volte scritto Malchizedek, Melchisedech, Melchisedek, Melchisedeq o Melkisedek, personaggio emblematico e misterioso dell'Antico Testamento, ovvero da il Re Sacerdote del Regno di Salem e come Sacerdote dell'altissimo Dio, una figura comunque umana, seppure immortale.
Capacità non poi dissimili da quelle di Atraḫasis ("il molto saggio" in accadico), noto in sumerico come Ziusudra ("dalla vita lunga") e presso i Babilonesi come Utnapishtim (Noè), sovrano sumero, protagonista del mito mesopotamico omonimo, in cui si racconta che sopravvisse al Diluvio Universale e salvò l'umanità dall'estinzione. In “Mission de l'Inde en Europe” del già citato esoterista francese Saint-Yves d'Alveidre (1910), si descrive questo Re Immortale come il vero governatore occulto del Mondo, dove dalla sotterranea Agarthi egli conduce i destini dell'umanità secondo un ineffabile piano, che non sempre però riesce comprensibile, e non necessariamente positivo agli occhi dei comuni mortali.
Egli, a capo di non meglio precisati "Superiori Sconosciuti", come vengono talora chiamati, avrebbe iniziato le più importanti sette esoteriche (Rosacroce, Illuminati, Massoneria, Priorato di Sion, etc.) alla verità del Mondo Sotterraneo di Agarthi. In questo senso il Re del Mondo risulta essere il più alto esponente dell'istituzione nota ai Teorici del Complotto come "Sinarchia", descritta anche da Saint-Yves D'Alveydres, come una sorta di Governo Centrale di uomini eletti che formano il Consiglio Mondiale di Stati e il Consiglio Internazionale delle Chiese e che, seguendo le sue direttive, ispirano e controllano i grandi moti dell'umanità (migrazioni, guerre, rivoluzioni, scoperte scientifiche, mutamenti politici, etc.)



[1] Richard Sharpe Shaver (1907-1975, Arkansas) è stato uno scrittore e artista americano. Raggiunse la notorietà negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale come autore di storie controverse che furono stampate su riviste di fantascienza, nelle quali sosteneva di aver avuto un'esperienza personale con una sinistra e antica civiltà, che ospitava una fantastica tecnologia in diverse caverne sotterranee. Nacque poi una controversia dalle affermazioni di Shaver, e del suo editore e editore Ray Palmer, in quanto i suoi scritti, pur presentati sotto forma di finzione, erano fondamentalmente veri. Durante gli ultimi decenni della sua vita, Shaver si dedicò alla stesura di alcuni libri dove raccontava di pietre che credeva fossero state create dalle antiche razze avanzate e incorporate con immagini e testi leggibili. Postumo, Shaver ha guadagnato la reputazione di artista e i suoi dipinti e fotografie sono stati esposti a Los Angeles, New York e altrove.
[2] Secondo molti ricercatori, il popolo abitante nel continente di Agartha, potrebbe utilizzare i Dischi Volanti per spostarsi nella rete di tunnel e occasionalmente apparire nei nostri cieli; una teoria che offrirebbe, forse non completamente, una curiosa soluzione all’enigma degli U.F.O.
[3] Louis Jacolliot (1837-1890) è stato uno scrittore, orientalista e indologo francese, poco dopo essersi laureato in legge, nel 1869 si trasferì nell'India francese, ove esercitò per anni la professione di giudice, venendo a contatto con diversi gruppi culturali, assai riservati, del cosmo religioso indù. Buon conoscitore dei miti indù, si accontentò di restituirli, per un pubblico di lettori borghese del proprio tempo, non badando a rigore filologico. Ancora molto interessante il suo capolavoro, Voyage aux ruines de Golconde.
[4] Joseph Alexandre Saint-Yves, marchese d'Alveydre (1842-1909), è stato un medico francese. Compare nell'Enciclopedia delle Sette di Christian Plume e Xavier Pasquini come una delle figure di maggior rilievo del-l'esoterismo del XIX secolo. Anche se le idee di Saint-Yves vengono riprese da alcune figure famose dell'esoterismo, come René Guénon, Rudolf Steiner e Schwaller de Lubicz, il suo maggior ammiratore e discepolo, che trasmise il suo insegnamento alla generazione successiva, fu Papus.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte III - Mitogenesi / Lezione 9, 9.3 - Il Regno del Re del Mondo

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