"Guerra Atomica nella Valle dell'Indo (e non solo)" di Federico Bellini

 (La distruzione di Sodoma e Gomorra, di John Martin, 1852)


Uno strato di ceneri sospette copre un’area di una decina di chilometri quadrati nel Rajasthan, in India, circa a 18 km a ovest di Jodhpur. I ricercatori hanno portato alla luce un’antica città dove sono apparse inequivocabili le prove di una misteriosa esplosione verificatasi migliaia di anni fa, e che distrusse la maggior parte degli edifici, uccidendo migliaia di persone in pochi attimi, proprio come avenne ad Hiroshima e Nagasaki nel XIX secolo. La città scoperta è Mohenjo-daro, risalente all'Età del Bronzo, situata sulla riva destra del fiume Indo nell'attuale regione pakistana del Sindh, a 300 km a nord-nord-est di Karachi, ed insieme ad Harappa, è una delle più grandi città della Civiltà della Valle dell'Indo (3300-1300 a.C.)
Mohenjo-daro, che significa letteralmente il Monte dei Morti, nome che condivide con Lothal, si estende per circa 100 ettari ed è divisa in due settori: una cittadella e una città bassa. Sulla cittadella si trova ancora oggi una struttura in mattoni cotti a forma di vasca, soprannominata il Grande Bagno, un enorme granaio ed una stupa, nonché un tempio buddista di costruzione più recente. Gli scavi, nel corso di varie ricerche, hanno rivelato, oltre al fatto che le case di abitazione erano spesso munite di una sala da bagno, possedevano anche un sistema di drenaggio delle acque sporche, comfort probabilmente inventato da questa Civiltà, così come i sofisticati granai. Ad oggi sappiamo che la città venne distrutta e ricostruita almeno altre sette volte, mentre nel momento della sua distruzione finale, la popolazione ammontava a circa 70.000 persone.
Analisi condotte dal CNR di Roma negli anni '70, per conto di David Davenport, esperto di letteratura sanscrita, dimostrarono che il vasellame e le pietre del luogo furono sottoposte ad una temperatura superiore a 1500°C, sufficiente a vetrificare le mura della città. Uno dei ricercatori ha persino stimato che la bomba “nucleare” utilizzata dovesse essere all’incirca delle dimensioni di quelle esplose sul Giappone nel 1945 al termine della Seconda Guerra Mondiale. Come abbiamo avuto modo di studiare ampiamente, i sacri scritti indiani sono pieni di tali descrizioni somiglianti a vere e proprie esplosioni atomiche, del tutto simili a quelle utilizzate dagli americani al termine del secondo conflitto mondiale, in quanto le loro stesse fonti parlavano di Carri Celesti che combattevano: “Il passaggio parla di combattimenti e descrive le esplosioni delle armi finali, che decimarono interi eserciti, provocando la distruzione d’una moltitudine di guerrieri con cavalli ed elefanti, soffiati via come le foglie secche degli alberi."
Quando gli scavi di Harappa e Mohenjo-daro raggiunsero il livello delle vie di entrambe le città, furono rinvenuti scheletri sparsi, molti dei quali si stringevano le mani, posizionati in modo anomalo, contorto, come se qualche istantanea, orribile tragedia si fosse verificata. Ma tale regione non risulta essere l’unica ad aver subito un simile destino (e come vedremo più avanti, accadde anche per altri insediamenti in altre aree del Mondo), perché eventi di questa portata si verificarono anche tra il Gange e le montagne di Rajmahal, dove un’altra antica città fu sottoposta ad un altro intenso calore, le cui immense mura e le fondamenta furono rinvenute fuse in blocchi compatti, letteralmente vetrificati.

Nord America. Un misterioso e gigantesco incendio distrusse anche un’altra città antica, quella di Cahokia[1], i cui segreti si trovano custoditi nel sottosuolo vicino St. Louis, in Missouri, cancellata attorno al 1170 d.C. Dopo il disastro, lo stile di vita della città cambiò così radicalmente che vennero costruite enormi mura di difesa, edificati fortificazioni ed un simbolo solare fu integrato nelle nuove decorazioni. L’antica città dei nativi americani fu costruita attorno al 600 d.C. e nel periodo di massimo splendore ospitava ben 15 mila abitanti, il territorio circostante era costellato di campi agricoli e 120 costruzioni piramidali, simili ai templi Maya. Tuttavia, un giorno del 1170 d.C. un potentissimo incendio decretò la rovina di questo insediamento, che portò a cambiamenti significativi nella società, la cultura e la stessa architettura.
Un recente studio pubblicato sul Journal of Field Archaeology sembra fornire nuove spiegazioni sull’origine di questa misteriosa, quanto improvvisa ed intensa fiammata che distrusse la principale piazza cerimoniale nel centro cittadino, sventrando molti degli edifici costruiti attorno ad essa. Ciò che lascia sconcertati ancora oggi gli studiosi sono i cambiamenti sociali ed architettonici avvenuti all’indomani della catastrofe, la comparsa di mura difensive, di sistemi fortificati più complessi, come se gli abitanti volessero difendersi da una minaccia che ritenevano incombente.

Arrivati a questo punto non potevamo non menzionare la distruzione di alcune delle città più famose dell’Antico Testamento, Sodoma e Gomorra, insieme ad Adma, Zoar e Zeboim (la cosiddetta Pentapoli), ripetutamente citate nella Bibbia e che si riteneva fossero ubicate vicino i pressi del Mar Morto, sulla riva del fiume Giordano a sud di Canaan. Queste “Città della Pianura[2]” e la loro ipotetica esistenza, è ancora oggi oggetto di dibattito tra gli storici e gli archeologi. Il geografo Strabone affermò che gli abitanti della località vicino a Masada, gli dissero che: “una volta c’erano 13 città abitate nella regione, in cui Sodoma faceva da metropoli.”
L'archeologo Archibald Henry Sayce tradusse un poema accadico in cui venivano descritte delle città distrutte da una pioggia di fuoco, poema scritto da un sopravvissuto che era riuscito, evidentemente, a fuggire prima del disastro. Seppure i nomi delle città in questione non siano menzionate, e se fossero realmente esistite, si potrebbe ipotizzare che siano state colpite e distrutte da un disastro naturale che possa aver colpito ampie regioni del pianeta.
Secondo alcuni studi geologici, per circa 4000 anni non ci sono stati segni di attività vulcanica nei pressi della pianura dove si presume sorgessero le cinque città bibliche, tuttavia è possibile che siano state distrutte da un terremoto, e questa ipotesi sarebbe realistica se le città fossero state situate nei pressi della Rift Valley del Giordano, seppur tuttavia mancano dei dati di attività sismiche in epoche così antiche. Quello che però appare evidente è che l’ipotetica pianura nei pressi del Mar Morto è stata soggetta a delle inspiegabili bruciature, come riportato da segni evidenti sulla sua superficie, come sono presenti tracce anche di zolfo.
Il mistero, però, forse è ad una svolta, perché dopo alcuni scavi avvenuti nel primo decennio del XXI secolo, è stato ritrovato un sito archeologico risalente tra il 3500 e il 1540 a.C., nella zona di Tal el-Hamaam, in Giordania. Molti archeologi sostengono che si tratti di Sodoma, perché nei 40 ettari studiati hanno ritrovato dei resti risalenti all’Età del Bronzo, e che dopo la sua distruzione, la zona restò disabitata per almeno 700 anni per poi essere ripopolata durante l’Età del Ferro, dal 1200 al 331 a.C. Gli scavi, iniziati nel 2005, e proseguiti per i 10 anni successivi, hanno portato alla luce una società sofisticata, con un ottimo sistema difensivo, resistenti mura intorno alla città, larghe più di cinque metri e alte oltre dieci.

«Quella che abbiamo scoperto è un’importante città-stato fino ad ora sconosciuta ai ricercatori. Studiando nel dettaglio i testi sacri, coincide con la posizione in cui si trovava Sodoma, e siamo giunti alla conclusione che questo sito sia la più grande città esistente ai tempi di Abramo. Sappiamo molto poco dell'Età del Bronzo, nel sud della valle del fiume Giordano, dove la maggior parte delle aree archeologiche della zona erano vuote. La distruzione di Sodoma, insieme a quella di Gomorra, è descritta in numerosi passi della Bibbia, tra cui la Genesi e il Nuovo Testamento, persino nel Corano.» (Steven Collins, dell’Università Trinity Southwestern del New Mexico)




[1] Cahokia, all’apice del suo sviluppo, copriva un’area di circa 6 chilometri quadrati ed è diventata famosa per i suoi tumuli di terra, i quali costituiscono le più grandi costruzioni preistoriche dell’America del Nord. Gli archeologi credono che i tumuli furono costruiti come luogo di culto e di aver ricoperto un importante significato religioso per gli abitanti, con tombe al loro interno e altari cerimoniali posti in cima. Come i Maya, la Civiltà di Cahokia era nota per rituali che prevedevano sacrifici umani, come lo smembramento e il seppellimento di persone ancora vive.
[2] La pianura, che sarebbe quindi situata nella zona a nord del Mar Morto, nella Genesi viene paragonata al Giardino dell'Eden.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte III - Mitogenesi / Approfondimento

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