"Antichi popoli italiani in Asia?" di Federico Bellini



La gigantesca muraglia di montagne che circonda tutto l’altopiano del Tibet, dal corso superiore del fiume Khuan-Khe sino alle colline del Karakorum, ha visto il progredire di una Civiltà durata millenni e che potrebbe narrare di insondabili misteri connessi al Genere Umano. Le parti orientali e occidentali di queste regioni - il Nan-Shan e l’Altyn-Tagh - erano un tempo ricoperte di città che avrebbero potuto gareggiare con Babilonia. Ariani è il nome che davano a sé stessi gli antenati dei popoli europei che provenivano dall’Asia: Iraniani e Indiani, e il territorio dove sorsero queste antiche Civiltà, si estendeva dalla Mongolia alla Cina, dal Tibet all’Afganistan, e nei tempi antichi, regioni dell’Asia che oggi sono note sotto altri nomi, erano tutte chiamate India, la Grande India.
Infatti, esistevano una India Superiore, una Inferiore ed una Occidentale, l’attuale regione iraniana, tutte le altre zone oggi chiamate Tibet, Mongolia e Grande Tartaria, invece, erano comprese nell’India Antica. Secondo Julius Klaprot[1], le carte geografiche copiate da un’enciclopedia giapponese nel libro di Foe Koueki, collocavano il “Giardino della Sapienza” sull’altopiano del Pamir, tra le vette più alte dell’Himalaya, luogo descritto come il punto culminante dell’Asia Centrale, dal quale i quattro fiumi - Oxus, Indo, Gange e Silo (Tarim) - uscenti da una sorgente comune, “Il Drago dalle Quattro Bocche”, si riversano poi a valle. In realtà, quattro fiumi (l'Indo, il Sutlej, il Brahmaputra e il Karnali) nascono sulla montagna celeste del Kailash, la Dimora degli Dèi, a 7000 metri sul livello del mare, monte che si staglia contro un cielo limpido ed è considerato il “Centro dell’Universo”.
Il Paradesha o Paese Supremo dei popoli orientali di lingua sanscrita, a volte è situato sull’altopia-no del Pamir, altre volte nel Deserto del Gobi. Manu dette il nome di “Terra degli Ariani” solo al tratto tra l’Himalaya e la catena di montagne del Vindhya, dal mare orientale a quello occidentale. Si chiamavano anche Arii, Aria, Aryas, nomi dai quali deriva quello dell’attuale Iran, e tutti avevano come lingua madre il Sanscrito, ceppo originario da cui sono nate tutte le successive lingue indoeuropee.
Nelle zone montuose, accanto alle nevi che ricordano l‘antica patria, il lontano Nord, i discendenti dei primitivi Arii si ritrovano ancora oggi nelle zone montuose del Pakistan, dell’Afganistan e del Kashmir. Difatti, nelle valli della catena dell’Hindu Kush, tra il Pakistan e l’Afghanistan, tra gole rocciose e impervie, lavorate per millenni dall’erosione eolica e dalle acque di torrenti impetuosi, vivono i Kalasha o Kalash, un’etnia le cui origini sono tuttora avvolte nel mistero. Forse, discendenti da alcuni uomini dell'esercito di Alessandro Magno, stabilitisi nella zona, i Kalash sono individui dall’aspetto tipicamente indoeuropeo caratterizzati da lineamenti fini, nasi sottili, occhi e capelli spesso chiari e dal carattere gioviale.
I componenti di questa popolazione, ormai con meno di 1.500 anime, di cui molti dalla pelle ambrata e dagli occhi azzurri, risiedono in una limitata e quasi inaccessibile zona del paese. Recenti analisi sul DNA condotte da un medico pachistano, il dottor Qasim Mehdi, hanno avuto dei risultati del tutto sorprendenti: “Mehdi precisa che il DNA dei Kalash presenta una parentela genetica con gli italiani e i tedeschi...”




[1] Julius Heinrich Klaproth (1783-1835) fu un linguista, storico, etnografo, autore, orientalista ed esploratore tedesco. Come studioso, è accreditato insieme a Jean-Pierre Abel-Rémusat, essendo stato preciso nel trasformare gli studi dell'Asia Orientale in discipline scientifiche e con metodi critici.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte III - Mitogenesi / Approfondimento

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