"La Terra e le sue epoche" di Federico Bellini


La Geocronologia è lo studio dei metodi utilizzati per stabilire l’età di una formazione geologica, e la conseguente successione degli eventi trasformativi in essa avvenuti nel corso delle Ere, a sua volta, l’Era Geologica è una delle suddivisioni della scala dei tempi geologici, e in quelle più recenti, è normalmente compresa tra due estinzioni di massa. Le Ere Geologiche ad oggi classificate, dalla più antica alla più recente, sono: Eoarcheano, Paleoarcheano, Mesoarcheano, Neoarcheano, Paleoproterozoico, Mesoproterozoico, Neoproterozoico, Paleozoico, Mesozoico, Cenozoico. Ancor più precisamente, un’Era rappresenta il tempo trascorso durante la formazione delle rocce che costituiscono l’Eratema corrispondente, e un’Era appartiene ad un determinato Eone ed è divisa, al suo interno, in numerosi periodi:

· Precambriano da 4600 a 570 milioni di anni fa: Adeano[1], Archeano, Proterozoico;
· Paleozoico da 570 a 251 milioni di anni fa: Cambriano, Ordoviciano, SilurianoDevoniano, Carbonifero, Permiano;
· Mesozoico da 251 a 65,5 milioni di anni fa: Triassico, Giurassico, Cretaceo;
· Cenozoico da 65,5 milioni di anni fa ad oggi: Paleogene, Neogene, Pleistocene, Olocene.

La scala dei tempi geologici rappresenta, perciò, un modo pratico per suddividere il tempo trascorso dalla formazione della Terra, condiviso dalla comunità scientifica internazionale, attualmente ancora in continua evoluzione, grazie agli incessanti studi condotti[2]. Lo United States Geological Survey (USGS, Servizio Geologico degli Stati Uniti) ha prodotto, inoltre, una versione a colori di questa scala, dove ad ogni età corrisponde, per convenzione, un colore diverso; seppure non tutti i paesi adottano questa suddivisione. Concettualmente, ogni sezione raggruppa una fase specifica della storia terrestre, determinata dalla presenza di organismi spesso estinti al termine dell’Era Geologica di appartenenza.
L’Età del nostro Pianeta, come sappiamo, è stimata attorno a 4570 milioni di anni[3], il tempo geologico e “profondo” della Terra, in passato è stato organizzato in varie unità a seconda degli eventi che si sono succeduti in ogni periodo. Differenti livelli di scala temporale sono spesso delimitati da improvvisi e grandi eventi, sia geologici o paleontologici, come le estinzioni di massa. Le unità Geocronologiche, seppure empiricamente, sono così suddivise:

· Eone: miliardi di anni;
· Era: centinaia di milioni di anni;
· Periodo: decine di milioni di anni;
· Epoca: milioni di anni;
· Età: migliaia di anni.

L’unità di tempo più ampia definita è il Supereone, costituito da Eoni, questi sono divisi in Ere, a loro volta suddivisi in Periodi, Epoche ed Età. Al contempo, i paleontologi definiscono un sistema di piani faunali, dalla lunghezza variabile, basati sui cambiamenti osservati sui fossili, in molti casi, questi piani sono stati utili nel ricostruire la nomenclatura geologica. A parte questo, in generale, i geologi suddividono le unità in Inferiore, Medio e Superiore (come ad esempio il Giurassico Superiore o il Cambriano Medio), applicati alle rocce, e Primo, Medio e Tardo, applicati al tempo.
I principi che hanno delineato la scala geologica dei tempi furono gettati da Nicholas Steno (conosciuto in Italia anche come Stenone), nel tardo XVII secolo, quando arguì, attraverso osservazione fatte in Toscana, che gli strati rocciosi (o strata) si depositano in successione, e che ognuno di essi rappresenta una vera e propria “Fetta di Tempo”; egli formulò anche il principio della sovrapposizione, attestando che ogni stato in oggetto è più antico di quelli che sono a lui sovrapposti, e più giovane di quelli posti sotto di lui. Nel secolo successivo, il XVIII, i geologi compresero, inoltre: una sequenza di strati era spesso erosa, distorta, inclinata o anche invertita dopo la sua deposizione; gli strati depositatisi nello stesso periodo di tempo, ma in aree differenti, hanno aspetti e caratteristiche completamente diversi; gli strati di una data area rappresentano solo una parte della lunga storia geologica della Terra.

Scendendo maggiormente nel dettaglio, la storia del nostro pianeta è stata suddivisa in Cinque Ere principali: l’Era Precambriana (o Criptozoica), l'Era Primaria (o Paleozoica), l'Era Secondaria (o Mesozoica), l'Era Terziaria (o Cenozoica) e l'Era Quaternaria (o Neozoica).

Era Precambriana (Precambriano) -  detta ancheriptozoica, ha avuto una durata di circa 4 miliardi di anni, superiore, pertanto, a quella di tutte le altre ere geologiche, ed essa comprende tre grandi periodi: il Priscoano, il più antico, l'Archeano e il Proterozoico. Dopo la formazione della crosta terrestre, nel corso di questa Era, si verificarono cicli orogenetici le cui tracce sono visibili ancora oggi solo in alcuni settori terrestri, come lo scudo canadese, baltico e siberiano, non avendo subito sensibili deformazioni nei periodi successivi, mentre in altre zone, i corrugamenti a questa Era, sono stati cancellati e/o mascherati dall’erosione e da successive orogenesi, etc.
Climaticamente, questo periodo fu caratterizzato da notevoli oscillazioni della temperatura, sono stati ritrovati sia depositi relativi a climi caldi ma anche glaciali in varie zone, come i Grandi Laghi dell’America settentrionale, del Canada, in Cina, la Groelandia, l’Australia, l’Africa meridionale, etc., inoltre in questo periodo, circa 3,5 miliari di anni fa, apparve la Vita sul nostro pianeta, come testimoniato da reperti fossili, soprattutto di organismi invertebrati marini, ritrovati in Australia nel giacimento fossilifero di Ediacara.

L’Era Primaria o Paleozoica, comprende invece sei periodi: Cambriano, Ordoviciano, Siluriano, Devoniano, Carbonifero e Permiano. Durante il Cambriano, le aree continentale erano suddivise in due grandi blocchi chiamati Gondwana (comprendente Sudamerica, Africa, Australia, Antartide e India) e Laurasia (comprendente Asia, Europa e Nordamerica), parti che si riunirono successivamente nel supercontinente chiamato Pangea, ma che si divise ulteriormente in seguito. Sempre in questo periodo si verificarono cicli di orogenesi, come quella caledoniana, avvenuti nel periodo Siluriano, che coinvolse varie regioni del nord Europa, dell’Asia, dell’Africa e dell’Australia orientale, e l’orogenesi ercinica, avvenuta durante il Carbonifero e il Permiano, che portò alla formazione di catene montuose dell’inghilterra meridionale, dell’Europa centrale (Vosgi, Ardenne, Massiccio Centrale francese e la Foresta Nera) degli Urali, i monti Altai (Asia centrale), la catena dell'Atlante, i monti di Città del Capo (Africa) e i monti Appalachi (America del Nord), etc.
In questo periodo, grazie alla comparsa dello strato di ozono nell’atmosfera (a protezione della superficie dalle radizioni solari dannose alla vita), a partire dal Siluriano la vita vegetale conobbe un grande sviluppo, prima nei mari e successivamente sulla terraferma, raggiungendo l’apice durante il periodo Carbonifero, con lussureggianti foreste, piante d’alto fusto, di cui ne rimane traccia negli attuali depositi di carbone. Comparvero anche i primi organismi animali, durante il Paleozoico ci fu una presenza massicca dei trilobiti, crostacei con il corpo diviso longitudinalmente in tre lobi, che dominarono il Cambriano, e dai graptoliti, piccoli organismi che vivevano in colonie diffuse negli oceani, abbondanti durante l’Ordoviciano. Invertebrati e Pesci, invece, fecero la loro comparsa nel Devoniano, i primi rettili nel Carbonifero, e si diversificarono ulteriormente nel Permiano, nonostante il periodo si concluse con una Grande Estinzione, specie di trilobiti, molluschi e invertebrati.
L’Era Secondaria, o di Mezzo, comprende tre periodi: Triassico, Giurassico e Cretaceo. Durante il Triassico, Pangea, il grande e unico continente iniziò a frammentarsi e venne a formarsi il nuovo Oceano Atlantico; tale divisione continentale culminerà poi nel Cretaceo. Durante questo periodo l’attività orogenetica in Europa fu meno intensa, ma in America avvenne il sollevamento della catena montuosa delle Ande e di parte delle Montagne Rocciose.
La varietà di organismi accrebbe a dismisura, in particolare nel Mesozoico, con la diffusione dei grandi rettili, i Dinosauri, che conquistarono praticamente tutti gli ambienti: terrestre (con Brontosauri, Diplodochi, Tirannosauri), marino (con Ittiosauri e Plesiosauri), e aereo (con Pterodactylus e Archeopterix).
Comparvero, inoltre, anche le prime specie di uccelli e di mammiferi, e quanto ai vegetali, nel Triassico, le piante furono rappresentate soprattutto da felci arboree, sostituite poi dalle gimnosperme, mentre nel Giurassico apparvero le angiosperme (le piante con fiori), che ebbero grande diffusione nel Cretaceo.

L’Era Terziaria o Cenozoica, comprende cinque periodi: Paleocene, Eocene, Oligocene, Miocene e Pliocene. Durante questo periodo, imponente fu l’attività orogenetica, si vennero a formare le immense catene montuose attuali, come quella alpino-himalayana, e la distribuzione delle terre emerse iniziò a corrispondere a quella attuale. Fecero la comparsa e si svilupparono gruppi vegetali e animali che ad oggi popolano la Terra, scomparvero i Dinosauri, si affermarono i Mammiferi, e si distinsero i primati, inizialmente adatti alla vita arboricola ma che poi assunsero le sembianze simili alle attuali scimmie. Il clima cambiò gradualmente da tropicale a temperato, con punte temperato-fredde verso la fine di questa Era.

L’Era Quaternaria è anche l’ultima, geologicamente parlando, ed è quella attuale o Neozoica, ovvero “della vita nuova”, perché costituita da piante e animali ad oggi ancora esistenti; la nostra Era viene inoltre divisa in due periodi: Pleistocene e Olocene. In questo periodo continuarono i movimenti delle fasi finali dell’orogenesi alpino-himalayana, si alternarono periodi freddi ad altri caldi, si avvicendarono grandi glaciazioni inframezzate da periodi interglaciali. Sull'area alpina sono state individuate cinque grandi glaciazioni, (Donau, Günz, Mindel, Riss e Würm, dalla più antica alla più recente), intervallate da quattro periodi interglaciali, con un'espansione e contrazione delle calotte glaciali che provocarono notevoli variazioni del livello dei mari. L'alternarsi delle glaciazioni e dei periodi interglaciali provocò, inoltre, una grande varietà sulla distribuzione degli esseri viventi sull’intero pianeta, e tra gli eventi biologici che maggiormente hanno caratterizzato questo periodo, si deve segnalare soprattutto la repentina evoluzione e diffusione del nostro Genere Umano.

All’interno della classificazione delle Ere Geologiche, una parte importante è data da quella che viene denominata Transizione Biotica, comunemente nota come Estinzione di Massa (dalla descrizione dell’evento più eclatante e disastroso), un periodo geologicamente breve ma durante il quale avviene un massiccio sovvertimento dell’intero ecosistema terrestre, con la scomparsa di un grandissimo numero di specie viventi, e la conseguente sopravvivenza di altre che poi diverranno dominanti. Tale tasso di estinzione è stato calcolato come numero di famiglie biologiche di invertebrati marini e vertebrati estinti in ogni milione di anni, e normalmente tale tasso è rimasto sull’ordine di 2-5 famiglie, seppure si siano osservati almeno cinque grandi picchi di estinzione, definiti appunto come Estinzione di Massa. Fino ad oggi si considerano, dunque, in Cinque le Grandi Estinzioni di Massa, chiamate anche Big Five, intervallate l’una dall’altra rispettivamente da circa 69, 124, 71 e 115 milioni di anni.

Ordoviciano-Siluriano (circa 450 milioni di anni fa) - In un periodo di tempo di pochi milioni di anni, a seguito di ipotetiche imponenti glaciazioni, il livello marino si abbassò così drasticamente causando l’estinzione di molte specie acquatiche (si stima che l’estinzione abbia riguardato circa l’85% delle specie allora viventi, tra invertebrati e pesci primitivi), in particolare di quelle residenti nei fondali bassi e le acque calde. Depositi glaciali di questo periodo sono stati trovati addirittura in prossimità dell’equatore, nel deserto del Sahara, suggerendo così un imponente raffreddamento del clima mondiale. Gli impulsi glaciali furono almeno due, separati l’uno dall’altro da circa 500 mila e 1 milione di anni, durante i quali il livello marino risalì rapidamente[4].

Devoniano superiore (circa 375 milioni di anni fa) - Al passaggio Frasniano-Famenniano (Devoniano Superiore) si verificò un'ulteriore Estinzione di Massa, chiamata Evento Kellwasser che interessò una percentuale stimata in circa l'82% delle specie viventi. Anche se alcuni ricercatori suggeriscono come causa dell'estinzione alcuni impatti di asteroidi, sebbene non dovrebbe essersi trattato di un evento improvviso, in quanto le estinzioni si svilupparono durante un periodo di circa 3 milioni di anni.

Permiano-Triassico (circa 250 milioni di anni fa) - Con ogni probabilità si tratta dell’Estinzione di Massa più catastrofica di tutta la storia della Terra, quando al limite del Permiano-Triassico, circa il 96% delle specie animali marine si estinse, e complessivamente scomparve il 50% delle famiglie animali esistenti. Secondo alcuni ricercatori questo evento si verificò in un periodo alquanto rapido, e a suffragio di questa ipotesi, nel sottosuolo australiano è stato scoperto recentemente un antico cratere da impatto, largo circa 120 chilometri, risalente all’epoca della grande estinzione, senza escludere che tale evento avrebbe potuto innescare un picco di attività vulcanica; infatti a Noril'sk in Siberia è stata individuata un'enorme colata di basalto, spessa 4 km e ampia 2,5 milioni di km². Ma recentemente un ulteriore cratere da impatto è stato riscontrato nella Terra di Wilkes in Antartide, del diametro di ben 450 km risalente proprio a 250 milioni di anni fa, così come un ulteriore scoperta, questa volta al largo delle isole Falkland, di una anomalia gravitazionale terrestre (dalla forma insolita di rosa), ha fatto ipotizzare l’esistenza di un terzo cratere da impatto meteorico, stimato 250-300 km di diametro, anch’esso risalente attorno a 250 milioni di anni fa…

Triassico-Giurassico (circa 200 milioni di anni fa) - Al termine del Triassico la temperatura salì di circa 5 gradi Celsius e si estinse circa il 76% delle specie viventi, tra cui la quasi totalità dei terapsidi e molti anfibi, e l’84% dei bivalvi. Tra le cause proposte, oltre ad impatti di corpi celesti, le variazioni climatiche, le variazioni del livello del mare e la diffusa anossi dei fondali marini a causa della divisione di Pangea, con rilascio di immense quantità di metano dal fondo degli oceani, sappiamo che nel corso dei 150.000 anni successivi, il riscaldamento globale del pianeta provocò un aumento dell’erosione delle rocce dell’intera superficie terrestre del 400%, provocando reazioni chimiche che consumarono il biossido di carbonio in eccesso, ponendo poi fine al riscaldamento globale.

Cretaceo-Paleocene (circa 65 milioni di anni fa) - Al limite tra Secondario e Terziario si verificò un ulteriore grande estinzione di circa il 75% di tutte le specie viventi, compresi i Dinosauri. Ancora oggi considerato un enigma geologico, si sono tuttavia date diverse spiegazioni e spesso assurde, finché nel 1980, il Premio Nobel per la Fisica, Luis Alvarez, suo figlio Walter e Frank Asaro, misurarono in alcuni livelli geologici risalenti al limite K-T (abbreviazione per Cretaceo-Terziario), campionati vicino a Gubbio (in Umbria), la presenza di una concentrazione insolita di Iridio, un elemento chimico piuttosto raro sulla Terra, ma comune nelle meteoriti. Si avanzò, così, l'ipotesi che questa grande estinzione fosse stata provocata dall'urto con un meteorite. Parallelamente, fu scoperto una gigantesca struttura circolare sotterranea situata nella penisola dello Yucatan, vicino alla cittadina di Chicxulub Puerto presso Mérida. Lo studio su questo cratere portò alla conclusione che il meteorite che avrebbe colpito la Terra alla velocità stimata di 30 km/s, aveva un diametro di almeno 10 km, oltre ad aver rilasciato un'energia pari a 10.000 volte quella generabile da tutto l'arsenale nucleare ai tempi della Guerra Fredda. Venne inoltre scoperta una seconda struttura, anch’essa candidata come causa di questa grande estinzione, il Cratere Shiva, localizzato sul fondo dell’Oceano Indiano ad ovest di Mumbai, dal diametro di circa 500 km, prodotto da un meteorite di circa 40 km di diametro. Nonostante la vastità di tale evento, analisi geochimiche hanno rivelato che la produttività biologica marina si riprese in breve tempo, e che la fissazione della CO2, dovuta alla produttività algale primaria, ritornò ad alti livelli probabilmente in meno di un secolo di distanza dall’evento.

Oltre alle Grandi Estinzioni vi sono stati, inoltre, periodi in cui si sono verificate estinzioni di minore entità, e tra esse si annoverano quelle avvenute 2, 11, 35-39, 90-95 e 170 milioni di anni fa. Una prima ipotesi suggerisce un ciclo di piccole estinzioni ogni 26-30 milioni di anni, altri di soli 10 milioni di anni, tale periodo è stato spesso correlato alla possibilità che esista una non ancora osservata stella binaria, compagna del Sole, chiamata Nemesis. Essa, periodicamente, influirebbe o avrebbe influito sulla Nube di Oort, causando la deviazione di diverse centinaia o migliaia di asteroidi e comete verso il Sistema Solare Interno, e di conseguenza verso la Terra, una volta ogni 26 milioni di anni. Teoria non del tutto errata, in quanto alcuni astronomi hanno proposto di recente l’ipotesi che inizialmente, il nostro sistema planetario fosse in realtà binario, e che per qualche motivo, questa seconda Stella Nana, si sia poi allontanata.
Un ulteriore spiegazione è l’Ipotesi Shiva, la quale suggerisce che l’oscillazione del Sistema Solare attraverso il piano galattico, provochi come risultato un anomalo ed intenso flusso cometario verso i pianeti interni, mentre un’altra ipotesi è quella che prevede un periodico ed intensissimo vulcanismo (in inglese viene chiamato verneshot) su scala planetaria, durante il quale rocce gigantesche verrebbero lanciate su di una traiettoria sub-orbitale, e le conseguenze degli impatti da ricaduta, sarebbero molto simili agli effetti degli impatti di asteroidi.

Tra le varie ipotesi, c’è quella che sostiene che durante un intenso periodo vulcanico, la percentuale di anidride carbonica presente in atmosfera, possa aumentare velocemente sfavorendo l’assorbimento di ossigeno da parte dei mari. Essa sostiene che se si dovesse ridurre l’assorbimento dell’ossigeno nell’Oceano, condurrebbe ad un innalzamento del chemioclino (zona di equilibrio tra acque sature d’acido e ricche d’ossigeno) sulla superficie del mare, dopo che la percentuale di anidride carbonica presente in atmosfera, potrebbe raggiungere un valore limite stimato intorno a 1000 ppm. Tale evento renderebbe il mare anossico, oltre a liberare immense bolle di gas venefico su tutta la Terra, il gas avrebbe effetti così deleteri anche sullo Scudo dell’Ozono, favorendo la conseguente distruzione del fitoplancton, il quale è alla base della catena alimentare. Ognuna di queste ipotesi, comunque, non esclude che possa essersi verificata simultaneamente o come conseguenza concomitante, - ad esempio l’impatto di un asteroide -, e che avrebbe potuto attivare un intenso vulcanismo come tutta una serie di eventi ad esso correlato e sopradescritti.

A conclusione di questa lunga disamina sulle varie epoche geologiche terrestri, in questa fase finale del presente capitolo, mi concentrerò sulle ultime due Età, il Pleistocene e l’Olocene. Durante la prima fase, nel Pleistocene si verificò un fenomeno denominato della Megafauna, ovvero di un periodo in cui animali di grandi dimensioni si diffusero su tutto il pianeta, per poi estinguersi. Sono state fatte numerose ipotesi per spiegare questo radicale cambiamento, tra cui: la caccia sempre più efficace e di sempre più vaste proporzioni da parte dell’Uomo (causa tra l’altro ritenuta di maggiore efficacia); i cambiamenti climatici; epidemie; uno o più cataclismi tra cui l’impatto di un asteroide ma di più contenute dimensioni; la simultaneità degli eventi sopra descritti.
Durante il Pleistocene i continenti assunsero la loro conformazione attuale, il clima iniziò ad essere caratterizzato da eventi atmosferici come "El Niño" e da ripetuti cicli glaciali. Si ritiene che alcune glaciazioni abbiano spinto il ghiaccio al 40° parallelo, comprendo il 30% della superficie terrestre, accumulandosi in grandi laghi senza sbocchi con un rallentato ciclo dell’evaporazione dell’acqua, con un permafrost esteso ai margini delle calotte glaciali, specie nel Nord America e l’Eurasia dove la temperatura media annuale si aggirava tra i -6 e gli 0 gradi centigradi, e con un Antartico completamente circondato dai ghiacci.
Il bioma dominante era la “Steppa dei Mammut”, esteso dalla Spagna al Canada attraverso tutta l’Eurasia, dall’Artico alla Cina meridionale, un’immensa steppa fredda e secca, la cui flora dominante era composta di immense distese d’erba ed arbusti, con foreste quasi del tutto assenti a parte sui monti dell’Europa meridionale. Sia la fauna marina che terrestre erano già quelle attuali, con l’eccezione della Megafauna, animali di massa corporea superiore ai 45 kg, molto più ricca nel Pleistocene, che si estinse al termine del periodo, in concomitanza della fine dell’Era Glaciale, venendo soppiantata da animali a sangue freddo, uccelli migratori e mammiferi di più piccole dimensioni e veloci, migranti da sud a nord.
L’Uomo stesso si è evoluto nella sua forma attuale durante il Pleistocene, all’inizio di questo periodo le specie di Paranthropus erano ancora presenti, come pure altri antenati dell'Uomo, ma duran-te il Paleolitico inferiore essi sparirono in favore dell'Homo Erectus, la sola specie ominide ad aver lasciato persistenti evidenze fossili, che migrò attraverso buona parte del vecchio mondo aumentando le "diversità regionali" nella specie umana. Il medio e tardo Paleolitico vide l’insorgere di tipi di u-omini che di pari passo svilupparono strumenti sempre più elaborati e sofisticati. Si presume che l’Homo Sapiens, apparso in Africa, di lì migrò dopo la Glaciazione di Riss (Paleolitico Medio), durante l’Interglaciazione Riss-Würm, espandendosi su tutte le terre del mondo libere dai ghiacci: dapprima l’Asia Centrale (50.000 anni fa), poi l’Europa, le isole britanniche e la regione artica della Russia (40.000 anni fa), la Siberia e il Circolo Polare Artico (27.000 anni fa), sino a raggiungere il Nord America tramite l’allora congelato Stretto di Bering, tra i 20.000 e gli 11.000 anni fa, colonizzando il Nuovo Mondo.
L’Africa, ad oggi, ospita la stragrande maggioranza della Megafauna Terrestre, i cui elementi sono in molti casi i diretti discendenti della Megafauna Pleistocenica: i leoni, poi i leopardi, le iene, etc., dove la specie panthera leo ebbe la sua origine all’incirca un milione di anni fa; la specie proboscidea che all’epoca vide l’insorgere del Mammut Africano, da cui si svilupparono tutte le successive specie che migrarono in Eurasia e nel Nordamerica; e così via anche per tutte le altre.
Nell’America del Nord, al termine del Pleistocene e durante l’Estinzione della Megafauna attorno a 12.700 anni fa, 90 generi di mammiferi di taglia superiore ai 44 kg scomparvero, tra cui: bradipi giganti, orsi dal muso corto, varie specie di tapiri, pecari e camelidae, due diverse specie di bisonte (oggi sopravvive solo il bisonte americano), il booterio e l'euceraterio, il cervalce, mammut e mastodonti, l'armadillo splendido, castori giganti, numerosi felidae tra cui leoni, simil-ghepardi, smilodonti/omoteri, e giaguari, l'antilope saiga, la renna (allora diffusissima ed oggi identificata come la preda d'elezione del leone) e una specie di antilocapra americana e i cavalli indigeni; figurano inoltre tra gli estinti anche tartarughe giganti, uccelli giganti, il salmone dai denti a sciabola di quasi tre metri di lunghezza, etc. L’America del Sud pleistocenica non differiva molto da quella nordamericana, anche grazie ad un continuo scambio che fu messo in moto da dopo la formazione del’istmo di Panama attorno a 3 milioni di fa, permettendo un processo di migrazione dal Nord al Sud, e viceversa, incessante.


L’Eurasia annoverava una Megafuna diversificata e che fondeva elementi indigeni: specie migrate dall’Africa ed altre migrate da/per il Nordamerica, assumendo il compito di immenso ponte di congiunzione tra i vari continenti. Abbondavano pertanto: mammut, elefanti dalle zanne dritte, il bisonte delle steppe (progenitore del moderno bisonte europeo), il rinoceronte lanoso, il cervalce, il leone delle caverne, il giaguaro europeo (di 190 kg di peso), l’orso delle caverne e l’orso polare gigante, il lupo (probabile antenato del cane domestico), etc., Inoltre, erano presenti anche specie non del blocco americano ma di provenienza africana: come la iena e il leopardo delle caverne, il ghepardo gigante, o l’ippopotamo europeo; diffuse erano anche le renne e i leoni, che per la loro carne, furono preda d’elezione dell’Uomo Primitivo.
In Australia vi erano presenti: marsupiali, monotremi, coccodrilli, testuggini, varani ed uccelli non-volatori giganti, mentre nelle isole, la Megafauna autoctona subì una probabile estinzione in tempi molto più recenti, dovuta con buona probabilità dall’intervento diretto e massiccio dell’Uomo appena insediatosi, tra essi ricordiamo sommariamente: i mammut lanosi nell'Isola di Wrangel, nell'Isola di Saint Paul (Alaska) e nelle Channel Islands della California, gli uccelli giganti della Nuova Zelanda, la Megafauna del Madagascar (i lemuri giganti, specie di ippopotamo, testuggini giganti, il coccodrillo Voay robustus e varie specie di uccelli); le testuggini giganti delle Isole Mascarene; lo stegodonte nano dell'isola di Flores (Indonesia); le testuggini meiolaniidae e dei coccodrilli mekosuchinae della Nuova Caledonia; il "Gufo Gigante di Cuba" e dei bradipi giganti terricoli (es. megalocnus) dei Caraibi; le anatre giganti delle isole Hawaii; gli elefanti nani e i vari ippopotami pigmei delle Isole del Mar Mediterraneo (Creta, Cipro, ecc.); la Megafauna delle Isole Canarie composta da lucertole giganti, ratti e testuggini giganti; delle Ritine di Steller, i giganteschi sireni delle Isole del Commodoro, etc.
I grandi mutamenti climatici accorsi durante l’Era Glaciale, periodo dove la temperatura in alcune regioni oscillò rapidamente anche di 16° C, ebbero, inoltre, un importante effetto devastante sulla fauna e la flora. Ad ogni avanzamento del ghiaccio, vaste aree continentali si spopolarono completamente, con piante ed animali che arretravano verso sud, di fronte all’avanzare dei ghiacci, affrontando, di conseguenza, anche degli stress tremendi dovuti ai drastici cambiamenti climatici, ai ridotti spazi vitali e alla scarsità di approvvigionamento alimentare. L’estinzione della Megafauna non è pero riconducibile alle sole cause climatiche, anche perché, nonostante lo stress subito, non ci so-no riscontri evidenti di estinzioni massive e contestuali all’ultimo massimo glaciale, a riprova che la Megafauna pleistocenica era in grado di adattarsi ai mutamenti e al freddo. In Africa furono le prime a subire una riduzione drastica attorno 1,7 milioni di anni fa, contestualmente alla comparsa dei primi ominidi umani, scomparvero poi le tartarughe giganti, e 1,4 milioni di anni fa, fu la volta dei proboscidati, così come un simile destino lo conobbero anche altri animali di grossa taglia, tra cui varie specie di ippopotamo, il misteriosissimo ancylotherium, la iena gigante pachycrocuta e tutti e tre i machairodonti, etc.
Fino a 900.000 anni fa proseguì la riduzione della biodiversità, si estinsero gli Australopithecus sostituiti dagli Ominidi, ed altri due livelli di estinzione di Megafauna africana si verificarono attorno ai 500.000 anni fa e verso i 12.000. Similmente, in Eurasia il primo ciclo di estinzione si verificò attorno a 1,4 milioni di anni fa, con un modello simile a quello africano, iniziato con l’estinzione delle tarta-rughe giganti. Primo megamammifero a scomparire fu l’Elefante dalle zanne dritte, tra i 100.000 e i 50.000 anni fa, si innescò poi un secondo ciclo attorno ai 60.000 anni fa, data di arrivo in Asia sempre dell’Homo Sapiens, che portò poi ad un ulteriore scomparsa tra i 50.000 e i 16.000 anni fa, dell’orso delle caverne, il rinoceronte stephanorhinus, dell'antilope spirocerus e delle varie specie di ippopotamo. Un terzo ciclo si innescò circa 12.000 anni fa e coinvolse: rinoceronti lanosi, mammut, buoi muschiati ed il cervo gigante megaloceros che sopravvisse però nella Siberia occidentale sino a 7.700 anni fa. Un gruppo circoscritto di mammut sopravvisse nell'Isola di Wrangel sino a 4.500 anni fa.
Ma la scomparsa delle prede portò anche al dissolvimento dei predatori: l'omoterio si estinse 28.000 anni fa, seguito un millennio dopo (in Europa) dal leopardo, mentre il "Leone delle Caverne" sopravvisse sino a 11.900 anni fa insieme alle iene. Circa 50.000 anni fa, appena l’Uomo fece la sua comparsa anche in Australia si verificò anche lì una prima estinzione di massa, mentre in Nord America, furono decisamente molto più severe: i cavalli nativi[5] e i cammelli svanirono completamente, come i leoni.

È chiaro che la comparsa e la presenza dell’Uomo, fu determinante nel decretare l’ordine evolutivo di buona parte delle specie terrestri in questa ultima nostra epoca geologica, ma nonostante la sua voracità o sete di conquista, controllo e manipolazione del territorio, non si deve a lui tutta la responsabilità di tali sconvolgimenti e/o estinzioni di massa di intere specie animali. Una delle ipotesi più accreditate è l’impatto cosmico del Dryas o della Cometa di Clovis, ovvero di una presunta grande esplosione avvenuta nell’atmosfera terrestre, o ad un impatto di uno o più oggetti provenienti dallo spazio esterno, ai quali si attribuisce l’innesco di un periodo freddo e diffuso sulla Terra, risalente al 9000 a.C. circa.
Gli oggetti provenienti dallo spazio, secondo tale teoria, furono un raro sciame di condriti carbonacee o comete, che impattando su vaste aree del continente nordamericano, innescarono numerosissimi incendi in tutta l’America del Nord, causando nel corso della Glaciazione di Wurm, l’ultimo periodo glaciale, l’estinzione degli animali più grandi e la fine della Cultura Clovis. Questo sciame sarebbe esploso sopra il ghiacciaio continentale del Laurentide, situato a nord dei Grandi Laghi, con una potenza simile o più grande dell’evento di Tunguska in Siberia, avvenuto nel 1918.

Con il conseguente incendio delle foreste da costa a costa e che devastò l’intera superficie del continente nordamericano, la vita animale ed umana sopravvissuta all’impatto, subì la conseguente carestia e la fame. La conferma di questo impatto meteorico sarebbe stata fornita da uno strato carbonizzato del suolo, individuato in una cinquantina di siti dell’età cloviana sparsi per l’intero territorio nordamericano.
Lo strato contiene dei materiali insoliti, quali: nanodiamanti, microsferule metalliche, sferule di carbone, magnetiche, iridio, carbone, fuliggine, e fullereni arricchiti con elio-3, interpretati come la dimostrazione dell’impatto cosmico e il successivo viluppo nero (black mat) di materia organica, e che segna l'inizio del Dryas recente.
Nonostante questa teoria trovi risposta a molti dei quesiti dell’epoca, tuttavia sono state riscontrate delle anomalie, poiché gli effetti dell’impatto, che avrebbe dovuto essere di breve durata, aveva fatto presupporre che quasi tutte le estinzioni da esso causate, sarebbero dovute avvenire simultaneamente. Tuttavia, esistono delle notevoli differenze, in quanto le varie estinzioni non si verificarono contemporaneamente, ma persino con secoli o millenni di distanza l’una dall’altra. I Mammut del Nord America si estinsero in epoca più tarda, lo stesso avvenne anche per la Megafauna delle isole che si discosta notevolmente da quella continentale di migliaia di anni, mentre alcune specie, come il bisonte dei boschi o il grizzly, invece, non subirono particolari ripercussioni, seppure la devastazione dell’intero ambiente causata dall’impatto di uno sciame di meteoriti avrebbe dovuto colpire tutti gli animali indistintamente.

«Un'ulteriore analisi è in fase di avanzamento presso altri siti della cultura di Clovis, i quali necessitano ancora di uno studio indipendente e di una verifica delle prove fornite. Fino ad allora, io resto scettico sull'ipotesi che l'impatto possa essere stato la causa dell'inizio del Dryas recente e dell'estinzione della Megafauna. Tuttavia, lo ripeto, qualcosa di importante a livello planetario accadde nel 10.900 BP e noi non siamo ancora riusciti a capirlo.» (C. Vance Haynes)

Probabilmente si verificò un evento di proporzioni planetarie, quasi sicuramente diluito in un’arco di tempo di secoli, se non millenni, acuito dalla presenza e le attività umane e da particolari condizioni geologiche e cosmiche, un mix che comunque ha portato all’attuale conformazione biologica del pianeta, che vede ancora predominare la specie umana su tutte le altre del regno animale, decretandone ancora, e al giorno d’oggi, sopravvivenza o estinzioni, dirette e/o indirette.



[1] Solo l'Eone Adeano non è suddiviso in Ere.
[2] Esiste, ad oggi, un organismo internazionale delegato alla formalizzazione geologica (quindi alla nomenclatura) di questa scala, la Commissione Internazionale di Stratigrafia, che presiede alla ratifica dei GSSP.
[3] Nella nomenclatura inglese, 4570 mya o, in "Ma", 4570 Ma.
[4] Secondo una recente ipotesi, avanzata dal Prof. Adrian L. Melott dell'Università del Kansas, questa estinzione di massa sarebbe stata causata da lampi di raggi gamma dovuti all'esplosione di una supernova relativamente vicina (qualche migliaio di anni luce) particolarmente massiccia, che avrebbe causato gravissimi squilibri nella catena alimentare e nel clima.
[5] Furono reintrodotti nuovamente dopo la scoperta delle Americhe da parte di Cristoforo Colombo e l’inizio della colonizzazione europea.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte II - Antropogenesi / Lezione 7, 7.1 - La Terra e le sue epoche

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