"La Svastica e il grande Asterismo dell’Orsa Maggiore" di Federico Bellini

 


Dalle osservazioni delle mappe celesti cinesi, si descrive la rotazione antioraria stagionale della Costellazione dell’Orsa Maggiore attorno alla Stella Polare. Questa rotazione antioraria, nella tradizione antica cinese, era descritta simbolicamente dalla Ruota o dalla Croce Uncinata, simbologia che ad esempio è osservabile anche sulle grandi statue d’oro dei Buddha, al centro del petto, cioè nell’area del dantian medio, dimostrando un ben evidente rapporto analogico tra la Stella Polare e un simbolo passato alla storia e meglio conosciuto come Svastica.
La Svastica è un antico simbolo religioso e propizio per le culture originarie dell’India, quali il Giainismo, il Buddhismo e l’Induismo. Il termine italiano deriva direttamente dal sostantivo maschile sanscrito svastika e che, tra gli altri significati, indica appunto il disegno di una croce greca con i bracci piegati ad angoli retti. Simbolo dai significati augurali o di fortuna, fu utilizzato da molte culture sin dal Neolitico, mentre in epoca più recente fu adottato, nei primi decenni del XX secolo, dal Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (Partito Nazista) come simbolo dello stesso, finendo poi per essere inserito nella bandiera ufficiale della Germania Nazista, risultando, - anche dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, a seguito del suo utilizzo improprio -, oggetto di aspre controversie, in quanto sovente considerato un segno di riconoscimento all’apologia della stessa politica nazista[1].
In sanscrito (svastí, sostantivo neutro; benessere, successo, prosperità, con il suffisso -ka, diminutivo, per cui traducibile letteralmente come "è il bene" o "ben-essere”), è un termine che possiede numerosi significati, indicando tra gli altri: “un bardo che dà il benvenuto”, “un incrocio di quattro strade”, “l’incrociare le mani o le braccia sul petto”, “un bendaggio a forma di croce”, il “gallo”, “un oggetto prezioso a forma di corona triangolare”, ma anche un “oggetto propizio”, tanto che il disegno/simbolo della croce greca con i bracci piegati ad angoli retti, per la maggior parte degli orientalisti, rappresentava il disco solare.
I primi reperti che includono l’utilizzo di questo simbolo risalgono al Neolitico, anche se ne esistono di più rari risalenti anche al tardo Paleolitico. Si ritrova in numerosi frammenti di ceramica nel Khuzestan (Iran) e anche nella scrittura utilizzata dalla Cultura di Vinča nell'Europa neolitica; atri ritrovamenti risalgono all'Età del Bronzo nella zona di Sintashta in Russia, e all'Età del Ferro nel Caucaso settentrionale e in Azerbaigian. Fatto sta che dall’anno 1000 a.C in avanti, tale simbolo iniziò a diffondersi ovunque, tanto che ancora oggi è possibile trovarlo: nei mosaici delle ville di romane di Ercolano come nel sarcofago di Stilicone, collocato sotto il pulpito della Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, sul tetto interno del Duomo di Reggio Calabria come negli scudi di alcuni guerrieri sanniti in dipinti risalenti al IV secolo a.C., come elemento decorativo vascolare sugli antichi vasi greci, come nei vasi nuragici in Sardegna, sino sull’altare della Chiesa Cattedrale di Santo Stefano Protomartire di Concordia Sagittaria (VE), etc.
In ambito buddhista il simbolo della Svastika indica il Sole e in Tibet è anche simbolo dell’Infinito, nella corrente cinese assume anche il significato di “10.000” o di “miriadi” o comunque di “infinito o di tutte le cose” e che si manifesta nella Coscienza di un Buddha; per tale ragione è spesso posto nelle statue rappresentati un Buddha, sul petto all’altezza del cuore. Nel Buddhismo Zen rappresenta il “Sigillo della Mente-Cuore del Buddha” (busshin-in), trasmesso da un patriarca all’altro nei vari lignaggi di questa scuola, mentre in ambito giainista, il simbolo della Svastika è uno dei ventiquattro segni propizi e simbolo del Settimo Arhat e della presente avasarpiṇī. In ambito induista, il simbolo destrorso è associato al Sole e con la ruota del Mondo che gira intorno ad un centro immobile (la Stella Polare), e quindi emblema di Visnu (e di conseguenza anche di Kṛṣṇa).
Secondo l’esoterista francese René Guénon, esso rappresenterebbe il “Principio Originante” della realtà nella sua azione vivificante-ordinante, sia inteso come il Verbo greco o l’Om indù, e in quanto tale simbolo del “Polo” o del “Centro”, analogo all’Axis Mundi (Asse del Mondo), del principio inamovibile presente in tutte le cose e che si esprime in esse originandole, e al quale alla fine tutte le cose ritornano.
La Svastica fu persino in uso presso popolazioni diverse, ad esempio in molte tribù di nativi americani come i Navajo (seppure la eliminarono dalla loro tradizione durante la Seconda Guerra Mondiale, rifiutando ogni accostamento all’ideologia nazista), dimostrando comunque un’affinità di base culturale talmente antica, sicuramente portata nelle Americhe dall’Asia, durante le prime ondate migratorie preistoriche.
Ma fu grazie alla Teosofia[2] che verso la fine del XIX secolo iniziò la sua odierna notorietà, perché da essa venne ripresa e adottata da parte del nascente Partito Nazista Tedesco e successivamente dal Terzo Reich. Prima dell’avvento del Nazismo, la Svastica era già utilizzata in Germania dai movimenti che si rifacevano ad una certa ideologia etno-nazionalista Völkisch. Il primo utilizzo del simbolo ariano fu quello di Adolf Lanz che durante un viaggio in India acquistò, nei pressi di Calcutta, un anello che recava inciso il simbolo. Lanz, poi, se ne servì per comporre la bandiera del suo Ordo Novi Templi[3], un’organizzazione parareligiosa che, mescolando esoterismo orientale ed antisemitismo, propugnava la tesi dell’ariosofia e lo sterminio ebraico.
Poi fu la volta di Guido von List che adottò la Svastica come simbolo neopagano, idea seguita anche dalla Società Thule. Dietro suggerimento del dr. Friedrich Krohn della Thule-Gesellschaft, Hitler, a sua volta, adottò la Svastica all’interno di un cerchio come simbolo del suo partito nel 1920. La presentazione del simbolo da parte nazisti come simbolo proprio distintivo, scandalizzò vari membri del Collège de Sociologie parigino, tra i quali Georges Bataille e Pierre Prévost.

«... tanto più che noi tutti provavamo disgusto per tutto ciò che poteva venire dall'hitlerismo. A scandalizzarci in questo movimento era, tra l'altro, l'accaparramento della croce uncinata che evoca l'idea di sacralizzazione. Questo simbolo solare Bataille lo avrebbe adottato volentieri, per il significato eracliteo che gli riconosceva. Ma il movimento hitleriano nella sua totalità era giudicato da lui e da noi tutti come un mostruoso tentativo schiavista, mirante a una ricomposizione "monocefala" della società

In ultima analisi, e non meno importante, c’è da considerare anche l’importanza della lettera G, appartenente all’alfabeto moderno, in cui c’è ben poco di sacro o di esotericamente tradizionale, in quanto non può essere considerato un vero e proprio simbolo, seppure nei rituali massonici risulti essere la lettera iniziale della parola God (Dio), oltre ad essere ritenuta, secondo alcuni studiosi, sostituiva ed omologa dello iod ebraico, simbolo dell’Unità e del Principio. Seppure diversi massoni non concordino con certi parallelismi, è innegabili che un tempo, i massoni inglesi identificavano le tre lettere che compongono la parola G-O-D con le iniziali delle tre parole ebraiche Gamel, Oz, Dabar, ossia Bellezza, Forza e Saggezza[4].
In un antichissimo catechismo del grado massonico di Compagno, alla domanda “What does that G denote?”, la risposta esatta era “Geometry or the Fifth Science”, ovvero la Scienza che occupa il quinto posto nella enumerazione tradizionale delle Sette Arti Liberali. La lettera G, pertanto, si riferiva a Dio (designato in questo grado), come Grande Geometra dell’Universo, e la Geometria Sacra è noto a tutti quanto fosse importante per la Massoneria.
Ma una particolarità di non poco conto è data dalla lettera G dell’antico alfabeto greco, ovvero del suo equivalente (gamma), rappresentato con questo segno: Γ. Inoltre, risulta interessante dal punto di vista del simbolismo massonico, specie a causa della sua forma che altro non è quella di una Squadra, la stessa che con il Compasso diverrà uno dei simboli distintivi della Massoneria. Strumenti che servono a tracciare il quadrato, simbolo della Terra, e la croce simbolo dei Quattro Elementi. Ed è proprio nell’antica lettera greca (e non alla G latina) a cui dobbiamo fare riferimento per comprendere il significato della Svastica.
Lo stesso catechismo ci pone di fronte ad un’altra ed enigmatica questione, perché in un ulteriore passo del rito si dice: “By letters four and science five This G aright doth stand, in a due art and proportion”. Si fa riferimento a quattro lettere, oppure ci si riferisce ancora all’iniziale della parola Geometria (Geometry), che deve essere quadruplicata per trovarsi correttamente in rapporto con la posizione centrale della lettera stessa? Difatti, componendo quattro lettere Γ ad angolo retto gli uni rispetto agli altri, in altre parole accostando e ribaltando quattro squadre equilibrate, si ottiene una croce (una Swastika, appunto) che simboleggia la reale sede del Sole centrale, celato nell’Universo.
  

(Lo Svastika giainista)

Nella Massoneria alla croce così costruita ed equilibrata si applicano le attribuzioni di polarità per poter raggiungere la perfetta Conoscenza di Sé, il perfetto equilibrio dinamico tra vita interiore ed esteriore. Inoltre, la parte uncinata della Svastica, rappresentando l’asterismo celeste della Costellazione dell’Orsa Maggiore, così come si presenta nelle quattro posizioni differenti, durante la sua rivoluzione intorno alla Stella Polare nel corso di un anno (nel susseguirsi delle quattro stagioni), dimostra come al Centro si trovi la perfezione assoluta (o la dimora di Dio?)




[1] Il 20 febbraio del 2008 a coronamento di un solenne incontro a Gerusalemme, il Gran Rabbinato d'Israele e l'Hindu Dharma Acharya Sabha, hanno siglato una dichiarazione comune al cui punto 7 si dà atto che la svastika è un antico e importante simbolo religioso dell'Induismo, che nulla ha a che fare con il nazismo e che l'utilizzo passato di tale simbolo da parte di questo regime è stato assolutamente improprio.
[2] L'imperatrice Aleksandra Fëdorovna Romanova, imprigionata nella casa Ipat'ev ad Ekaterinburg, prima dell'uccisione tracciò una Svastica sull'intelaiatura di una finestra. Il fatto può trovare spiegazione dall'interesse dell'imperatrice per la Teosofia.
[3] La bandiera gialla dell'ordine mostrava una svastica rossa attorniata da quattro gigli araldici dello stesso colore, trattandosi, probabilmente, del primo uso documentato della Svastica come emblema dell’era moderna.
[4] René Guenon, Simboli della Scienza Sacra e La Grande Triade.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte II - Antropogenesi / Approfondimento

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