"Il Laboratorio Atlantideo" di Federico Bellini


Atlantide (in greco Ἀτλαντὶς νῆσος, "Isola di Atlante[1]), è un luogo leggendario il cui mito venne menzionato per la prima volta da Platone, nei suoi dialoghi, precisamente nel Timeo e nel Crizia, attorno al IV secolo a.C. Secondo il suo racconto, sarebbe stata una potenza navale situata “Oltre le Colonne d’Ercole” e che avrebbe conquistato molte parti dell’Europa occidentale e dell’Africa migliaia di anni prima del tempo di Solone (approssimativamente nel 9600 a.C.). Dopo aver fallito l’invasione di Atene, Atlantide sarebbe sprofondata “in un solo giorno e notte di disgrazia” per opera dello stesso Poseidone, dopo l’ordine di distruzione impartito da Zeus.
Essendo una storia funzionale ai suoi Dialoghi, l’Atlantide viene generalmente considerato un Mito concepito dal filosofo greco per illustrare le proprie visione o idee politiche, benché la sua funzione sembri chiara alla maggior parte degli studiosi, essi, però, disputano ancora oggi su quanto e come il racconto di Platone possa essere stato ispirato da eventuali tradizioni più antiche, data la particolareggiata descrizione. Alcuni argomentano che Platone si basò sulla memoria di eventi passati come l’eruzione vulcanica catastrofica della vicina isola di Thera (l’attuale Santorini), o la Guerra di Troia, mentre altri insistono che egli trasse ispirazione da eventi contemporanei come la distruzione di Elice nel 373 a.C. o la fallita invasione ateniese della Sicilia del 415-413 a.C.
La potenza di questa storia, fu talmente forte che numerosissime speculazioni sulla sua esistenza, da allora, si sono protratte sino ad oggi. La possibilità che possa essere esistita venne discussa si nell’antichità classica, seppure venne spesso rigettata e occasionalmente parodiata da autori posteriori, quasi ignorata nel Medioevo, se non in ristretti circoli, mentre venne riscoperta dagli umanisti nell’era moderna. La sua descrizione ispirò opere utopiche di numerosi scrittori rinascimentali come La Nuova Atlantide di Bacone, arrivando poi di recente ad invadere la letteratura contemporanea, specie tra i fantasy, la fantascienza, i fumetti, i film, i videogiochi, diventando il simbolo di ogni ipotetica Civiltà Perduta esistita in un remoto passato.

«Davanti a quella foce che viene chiamata, come dite, Colonne d’Eracle, c’era un’isola. Tale isola, poi, era più grande della Libia e dell'Asia messe insieme, e a coloro che procedevano da essa si offriva un passaggio alle altre isole, e dalle isole a tutto il continente che stava dalla parte opposta, intorno a quello che è veramente mare. [...] In tempi successivi, però essendosi verificati terribili terremoti e diluvi, nel corso di un giorno e di una notte, tutto il complesso dei vostri guerrieri di colpo sprofondò sottoterra, e l’Isola di Atlantide, allo stesso modo sommersa dal mare, scomparve.» (Platone, Timeo)

Quattro personaggi appaiono in entrambi i Dialoghi di Platone, due filosofi, Socrate e Timeo di Locri, e due politici, Ermocrate e Crizia, sebbene solo quest’ultimo parli e-spressamente di Atlantide. Nelle sue opere, Platone, fece ampio uso dei dialoghi socratici per discutere di posizioni contrarie nel contesto di diverse supposizioni, e nel Timeo, all’introduzione del Mito, fece seguire un resoconto della Creazione, della struttura dell’Universo e delle antiche Civiltà. Socrate, ad esempio, riflette su una tipologia di società perfetta, già descritta da Platone nella Repubblica (c. 380 a.C.), chiedendo se lui e i suoi ospiti possano ricordare una storia simile, ed è qui che subentra Crizia che menziona Atlantide, l’avversaria dell’antica Atene (la “società perfetta”), invisa dalla sua avversaria, in perfetta antitesi.
Crizia, descrive un aspetto molto particolare circa la governance terrestre, perché racconta che le antiche divinità si divisero la Terra in modo che ognuno di loro potesse averne un lotto, e a Poseidone fu lasciata, secondo i suoi desideri, l’Isola di Atlantide, una terra grande quasi un continente, più grande dell’antica Libia (Nord Africa) e dell’Asia Minore (Anatolia) messe assieme. Sempre secondo Platone, erano gli egiziani a custodire le maggiori informazioni su questa terra, i quali la descrivevano come un’isola composta per lo più di montagne nella parte settentrionale e lungo la costa:

«Mentre tutt'intorno alla città vi era una pianura, che abbracciava la città ed era essa stessa circondata da monti che discendevano fino al mare, piana e uniforme, tutta allungata, lunga tremila stadi [circa 555 km] sui due lati e al centro duemila stadi [circa 370 km] dal mare fin giù. [...] a una distanza di circa cinquanta stadi [9 km], c'era un monte, di modeste dimensioni da ogni lato [...] L'isola, nella quale si trovava la dimora dei re, aveva un diametro di cinque stadi [circa 0,92 km]»

Delle misure non indifferenti per un semplice racconto utopico, non trovate?

Prosegue, inoltre nel Timeo, a raccontare di come Solone, giunto in Egitto, fosse venuto a conoscenza da alcuni sacerdoti egizi, di un’antica battaglia avvenuta tra gli Atlantidei e gli antenati degli Ateniesi, che avrebbero visto vincenti quest’ultimi[2]. Secondo questi sacerdoti, l’Atlantide era una monarchia molto potente, con mire espansionistiche e coloniali, situata geograficamente oltre le Colonne d’Ercole, politicamente attiva nel controllare l’Africa sino all’Egitto e l’Europa sino all’Italia. Nel Dialogo successivo, il Crizia, purtroppo rimasto incompiuto, Platone descrisse più nel dettaglio la situazione geopolitica dell’isola, collocando il tutto ad una data preistorica, migliaia di anni prima.
Crizia racconta che Poseidone s’innamorò di Clito, una fanciulla dell’isola e «recinse la collina dove ella viveva, alternando tre zone di mare e di terra in cerchi concentrici di diversa ampiezza, due erano fatti di terra e tre d'acqua», rendendola così inaccessibile agli uomini che all'epoca non conoscevano la navigazione, rese inoltre rigogliosa la parte centrale, occupata da una vasta pianura, facendovi sgorgare due fonti, una di acqua calda e l'altra di acqua fredda. La coppia ebbe dieci figli, il primo dei quali Atlante e che divenne in seguito il governatore di questo vasto impero, con lui la Civiltà si trasformò in una monarchia ricca e potente; l’isola, poi, venne divisa in dieci zone, ognuna governata da un figlio del Dio del Mare e dai relativi discendenti.
Per un periodo fu un vero e proprio Paradiso, un Giardino dell’Eden, dove la terra generava beni e prodotti in abbondanza, sorgevano porti, palazzi reali, templi, dimore e maestose opere. Al centro della Città si ergeva il santuario di Poseidone e Clito, lungo uno stadio (177 metri), largo tre plettri ed alto in proporzione, rivestito di argento e al di fuori del misterioso Oricalco, - mentre di oro e avorio all’interno -, con al centro una statua interamente d’oro raffigurante Poseidone sul suo cocchio di destrieri alati, che arrivava a toccare la volta dello stesso Tempio.
Ognuno dei dieci re governava la propria regione di competenza e tutti erano legati gli uni agli altri dalle disposizioni lasciategli da Poseidone, incise su di una Lastra di Oricalco posta al centro dell’isola, attorno a cui si riunivano per prendere le decisioni più importanti. Crizia descrive anche un particolare rituale che veniva eseguito prima di deliberare, che prevedeva una caccia al toro (una sorta di Corrida ante litteram) armati di soli bastoni e una libagione con il sangue dell’animale ucciso, seguita poi da un giuramento ed una preghiera. La virtù, la sobrietà dei governanti durò per generazioni, finché un bel giorno, il carattere umano più opportunista ed egoista prese il sopravvento sulla loro natura divina. Caduti preda della bramosia e della cupidigia, gli abitanti di Atlantide si guadagnarono l’ira di Zeus, il quale chiamò a raccolta gli Dèi per deliberare sulla loro sorte, decretandone, infine, la distruzione totale.

Al di fuori dei Dialoghi di Platone, non esiste, però, alcun riferimento antico di prima mano sull’Atlantide, il che significa che tutti gli altri in qualche modo si rifecero alla sua versione, ad eccezione della simile storia di Aztlán, presso gli Aztechi e le popolazioni di etnia nahua, una tra le più importanti culture mesoamericane.

«[...] Aztlan, Aztatlan, il luogo degli Aironi, per questo motivo si chiama Aztlan; [...]»
(Fernando Alvarado Tezozómoc, Crónica Mexicayotl, pp. 21-22)

Aztēcah, in lingua nahuatl, significa proprio "Gente di Aztlán", seppure l’etimologia della parola sia ancora oggi incerta. Secondo quanto riportato nella Crónica Mexicayotl, il nome Aztlán deriverebbe dalla parola nahuatl āztatl (composto da ātl, "acqua" unito a iztatl, "sale"), che significa airone (o uccello d'acqua dalle piume bianche), alla quale è stato aggiunto il gruppo suffissale -tlā-n, che deriva da nomi di luoghi, col significato di "il posto nelle vicinanze di", perciò, Aztlán vorrebbe quindi dire "Posto degli Aironi". È stato anche suggerito che il nome potesse significare "il Luogo (del) Bianco", a causa della somiglianza a livello fonetico tra questo e la parola āztapiltic, ovvero "qualcosa di estremamente bianco". Secondo un’ulteriore teoria, Aztlán deriverebbe dal nome del dio Atl, associato all'acqua, e che significherebbe "vicino all'acqua".
A parte l’incerta origine del nome, una leggenda nahua narra di un luogo di nome Chicomoztoc, cioè "Posto delle Sette Caverne", popolato da altrettante tribù: Xochimilca, Tlahuica, Acolhua, Tla-xcalan, Tepanechi, Chalco, Aztechi; popoli che insieme ai nahuatlaca ("gente nahuatl") lasciarono le caverne e si stabilirono ad Aztlán. Ciascun popolo, poi, andò a creare una propria città-stato nell’attuale territorio del Messico: le più importanti furono Xochimilco, Tlahuica (oggi nello stato di Morelos), Acolhua, Tlaxcala, Huexotzinca (l'odierna Puebla), Azcapotzalco e Matlazinca.
Gli Aztechi furono gli ultimi di questi popoli ad emigrare (intorno all'830) e, secondo il mito, impiegarono 302 anni per raggiungere la loro meta. Una volta giunti nella Valle di Anahuac (odierna Valle del Messico), ogni territorio era già stato occupato e furono costretti a deviare il loro percorso verso le sponde del Lago Texcoco dove, finalmente, gli apparve il simbolo risolutore della profezia che nel 1325 permise a Tenoch la fondazione di Tenochtitlan.

Ritornando dal nostro versante atlantico, e nonostante alcuni antichi studiosi avessero ritenuto un fatto storico il racconto di Platone, il suo allievo Aristotele, per contro, non diede peso alla cosa, liquidandola come un’invenzione del maestro: "L'uomo che l'ha sognata, l'ha anche fatta scomparire." Altri, invece, credettero alla sua veridicità, tra cui il filosofo Crantore da Soli, allievo di Senocrate (a sua volta allievo di Platone) e primo commentatore di Platone, in quanto gli fu riferito di Cronache sull’Atlantide scritte su di una stele dell’antico Tempio di Sais in Egitto.

«Con tutto il rispetto per l'intero racconto di Atlantide, alcuni affermano che è storia vera: questa è l'opinione di Crantore, il primo commentatore di Platone, il quale sostiene che il filosofo venne deriso dai suoi contemporanei per non essere lui l'inventore della Repubblica, essendosi sempre limitato a trascrivere ciò che gli Egiziani avevano scritto sull'argomento. [...] Crantore aggiunge che questo è confermato dai profeti degli Egiziani, i quali affermano che i particolari, così come li ha narrati Platone, sono incisi su alcune colonne che si conservano ancora.» (Proclo, Commento al Timeo di Platone, Libro I, 76, 1-15)

Nel corso dei secoli, comunque, si ricorsero simili storie, a cominciare da quella del mito di Forco, conosciuto anche come Forci o Forcide (in greco antico: Φόρκος, Phórcos o Φόρκυς, Phórkys), una divinità primordiale della mitologia greca e che rappresentava i pericoli nascosti nelle profondità marine. Citato sovente come figlio di Ponto e di Gaia, secondi altri, invece, insieme a Crono e Rea, uno dei primi figli di Oceano e Teti, in ulteriori scritti appare anche come fratello di Nereo, Taumante, Euribia e Ceto e, secondo la Teogonia di Esiodo, proprio con la sorella Ceto, generò molti figli, per lo più mostri marini, conosciuti come Forcidi: tra di essi particolare importanza ricoprono le Gorgoni (Euriale, Steno e la famosa Medusa), le Graie e Ladone.
Non è certo il luogo dove Forco dimorava, secondo taluni miti la sua tana era ad Arinno, sulla costa dell'Acaia, secondo altri sull'isola di Cefalonia, altri ancora lo collocano ad Itaca, ma una figura mitologica affine è menzionata anche nell’Eneide, si tratta di un latino padre di Sette Giovani che combatterono contro i Troiani di Enea, il quale ne ucciderà due, mentre secondo una leggenda romana, Forco era invece un potente re di Sardegna e di Corsica, non di rado denominata anche Tirrenide, in quanto regno satellite di Atlantide, il quale tuttavia sarebbe stato soverchiato in combattimento navale da Atlante (Re di Atlantide), morendo poi annegato; in seguito, i suoi amici lo avrebbero deificato ed annoverato fra le divinità marine.

«Rex fuit Forcus Corsicae et Sardiniae qui cum ab Atlante rege navali certamine cum magna exercitus parte fuisset victus et obrutus finxerunt soci eius eum in deum marinum esse conversum.» (Servio, commento al V libro dell'Eneide)

Diodoro Siculo (I secolo a.C.), collocava la capitale di Atlantide a Kerne, avamposto cartaginese sulla costa atlantica dell’Africa fondato da Annone il Navigatore: probabilmente nel Rio de Oro, ex Sahara spagnolo, mentre lo storico romano del IV secolo d.C., Ammiano Marcellino, dissertando sulle perdute opere di Timagene, storico attivo nel I secolo a.C., scrisse che i Druidi della Gallia rac-contavano che parte degli abitanti di quella terra erano lì migrati da delle isole lontane, e sempre secondo Diodoro Siculo, i Celti che venivano dall'Oceano adoravano gli dèi gemelli Dioscuri che apparvero loro provenienti dall'Oceano stesso.
Le storie più fantasiose (anche se non troppo), le ritroviamo però da dopo il periodo rinascimentale ad oggi, ispirando opere utopiche di numerosi scrittori. La coeva scoperta dell'America, inoltre, pose subito il problema di una qualche sua conoscenza previa, e dunque anche il problema della discendenza e dell'origine dell’umanità americana, del tutto inaspettata nella cultura europea dell'epoca. Così, la prima Atlantide moderna fu, per ovvie ragioni, il Nuovo Mondo. La Nuova Atlantide di Francesco Bacone del 1627 descriveva una società utopica, chiamata Bensalem, collocata al largo della costa occidentale americana; un personaggio del libro sostiene che la popolazione proveniva da Atlantide, fornendo una storia simile a quella di Platone e collocandola sul suolo americano.
Lo scienziato Olaus Rudbeck (1630-1702) scrisse l’opera Atlantica (Atland eller Manheim), un lungo trattato dove sosteneva come la propria patria, la Svezia, fosse la perduta Atlantide, la culla della civiltà, e come lo svedese fosse la lingua di Adamo da cui si sarebbero evoluti persino il latino e l'ebraico! The Chronology of the Ancient Kingdoms Amended (1728, postumo) scritto nientemeno che dal celebre scienziato ed alchimista, Isaac Newton, studiava una varietà di collegamenti mitologici con l’Atlantide.
Così come verso la fine del Settecento l'astronomo e letterato francese, Jean Sylvain Bailly, tornò a parlare di Atlantide nelle sue opere più importanti, tra cui l′Histoire de l'astronomie ancienne (1775) e le Lettres sur l'Atlantide de Platon (1779), dove egli unì il racconto del Continente Perduto al Mito di Iperborea, una leggendaria civiltà nordica di cui Erodoto e altri storici antichi avevano lasciato del-le testimonianze. Bailly sosteneva, infatti, la tesi secondo cui un'Atlantide nordica fosse la civiltà originaria del genere umano, che essa avesse inventato le arti e la scienza e "Civilizzato" i popoli cinesi, indiani, egizi, etc.
Egli posizionò questo popolo primordiale nel lontano nord dell'Eurasia, nell'isola di Spitzbergen, nei pressi della Siberia, argomentando che quelle dovevano essere state le prime regioni abitabili quando la Terra, originariamente incandescente ed inospitale alla vita, secondo le ipotesi paleoclimatiche teorizzate da Buffon e Mairan, aveva incominciato a raffreddarsi. Il costante raffreddamento della Terra le aveva però, successivamente, rese inabitabili e aveva seppellito l'ancestrale territorio di questa civiltà sotto delle lastre di ghiaccio, in modo da perdere completamente le tracce degli Atlantidei, e obbligando i loro discendenti a spostarsi più a sud per colonizzare le altre zone del globo; teoria senza alcun dubbio affascinante, specie per l’epoca in cui fu redatta.

Verso la metà e nel tardo Ottocento numerosi rinomati studiosi mesoamericani, a partire da Charles-Etienne Brasseur de Bourbourg, e tra i quali anche Edward Herbert Thompson e Augustus Le Plongeon, proposero l'idea che Atlantide, come abbiamo già letto, fosse in qualche maniera correlata alla civiltà Maya e alla cultura Azteca.
La pubblicazione nel 1882 di Atlantis: the Antediluvian World di Ignatius L. Donnelly stimolò un notevole interesse popolare sul tema. Donnelly prese seriamente il resoconto di Platone su Atlantide e tentò di stabilire che tutte le antiche civiltà conosciute discendessero da questa progredita cultura del Neolitico; si deve a lui il concetto di una Civiltà Perduta e preesistente dalla quale discendono tutti i popoli della Terra. Infatti, secondo Donnelly, Atlantide era il biblico Paradiso Terrestre dove si erano sviluppate le prime forme di civiltà, i suoi abitanti si erano sparpagliati colonizzando poi l’America, l’Europa e l’Asia, dove i suoi re e le sue regine erano divenuti gli Dèi delle antiche religioni, e circa tredicimila anni fa, l’intero continente venne sommerso da un cataclisma di origine vulcanica. Nel corso della fine dell’Ottocento varie idee ed ipotesi sulla natura leggendaria di questo continente si combinarono con storie di altre ipotetiche “Terre Perdute” nate nel frattempo, tra cui Mu e Lemuria.
La teosofa Helena Blavatsky, riprendendo parzialmente e sviluppando le tesi di Bailly, scrisse nel suo libro La Dottrina Segreta (1888) le informazioni contenute in un antico manoscritto perduto intitolato Le Stanze di Dzyan, tra cui le storie degli Atlantidei nordici che sarebbero stati eroi culturali (nonostante Platone li avesse descritti dediti principalmente alle arti militari), e che rappresentavano la quarta "Razza Radicale" (Root Race) dopo quella polare, iperborea e lemurica, a cui sarebbe poi succeduta la quinta e attuale "Razza Ariana"[3].
Le rivelazioni della Blavatsky e di altri teosofi come Annie Besant, Charles Webster Leadbeater, e infine di Rudolf Steiner (che come sappiamo fonderà l’Antroposofia), derivanti da indagini occulte all’interno dell'Akasha condotte tramite presunte capacità chiaroveggenti, contribuirono a diffondere una concezione dell’Atlantide come di un luogo primordiale e dal quale sarebbe discesa tutta la sapienza delle successive civiltà umane. Tra i punti in comune delle loro tesi vi era la suddivisione della Razza Atlantidea in Sette sotto-razze, a cui corrispondono Sette diverse epoche di sviluppo e di progressiva evoluzione del genere umano; insomma, il Sette è ancora una volta un numero presente ed estremamente importante a causa dei suoi risvolti esoterici.

·      I Rmoahals, il cui nome deriva dal loro grido di guerra, furono la prima sotto-razza atlantidea: dominati da impulsi e sentimenti collettivi, avevano una grande capacità mnemonica con cui compensavano la mancanza di pensiero logico. Animati da una profonda venerazione per la natura, erano capaci di utilizzarne le forze vitali per trasformarle in energia motrice. La condivisione delle memorie collettive li portò allo sviluppo del linguaggio: la parola, originariamente dotata di potere magico e sacrale, fece così la sua comparsa.
·      I Tlavatli, succeduti ai Rmoahals, svilupparono ulteriormente la forza evocativa della memoria ma anche deviandola verso l'ambizione: si cominciarono a venerare gli antenati e le gesta delle persone ritenute valorose.
·      I Tolteki, terza sotto-razza atlantidea, iniziarono ad unirsi in gruppi accomunati non più da simpatie naturali, ma dal ricordo dei propri eroi e condottieri, le cui qualità venivano trasmesse per via ereditaria ai discendenti. Nacquero fiorenti comunità, insieme a un nuovo culto della personalità, incoraggiata dai maestri delle scuole iniziatiche, che godevano allora di una profonda venerazione, essendo considerati diretti portavoce degli Dèi. Si presume che lo splendore della civiltà tolteka è quella narrata nei dialoghi di Platone.
·      I Turani primitivi svilupparono a tal punto l'ambizione da tramutarla in egoismo: la capacità atlantidea di dominare le forze della natura venne abusata con conseguenze nefaste. L'uso sfrenato del potere a fini personali degenerò in pratiche di Magia Nera che, opponendosi l'un l'altra, condussero alla distruzione di Atlantide in un solo giorno e una sola notte come riferito da Platone.
·      I Protosemiti riuscirono in parte ad arginare i devastanti effetti delle forze scatenate dalla sotto-razza precedente, grazie al primo sviluppo del pensiero logico in grado di tenere a freno i desideri egoistici. Nacque la facoltà di giudizio, e l'impulso all'azione venne distolto dalla natura esterna, cominciando ad essere vagliato interiormente e producendo il germe dell'umanità attuale.
·      Gli Accadi svilupparono ulteriormente la forza del pensiero, perdendo così il dominio sui poteri vitali delle piante, acquisendo soltanto il controllo su quelli minerali. L'ordine e l'armonia degli stati non si ressero più su ricordi comuni, ma sull'elaborazione di leggi in grado di sottomettere il dispotismo individuale. Si iniziò a dare importanza all'intelligenza e alla capacità di innovazione del-le persone, anziché alla vividezza delle loro imprese passate.
·      I Mongoli, settima e ultima sotto-razza di Atlantide, raggiunse uno sviluppo del pensiero in grado di connettersi con la potenza degli elementi vitali, su cui si era comunque perso quasi ogni controllo. La caratteristica di abbandonarsi alle forze occulte della vita è quella che si sarebbe in parte mantenuta nelle attuali popolazioni asiatiche.

Inoltre, le prime tre razze furono definite rosse, le altre quattro invece bianche, e da un piccolissimo gruppo della quinta sotto-razza, la Protosemita, il cosidetto supremo iniziato dell'Oracolo del Sole, conosciuto nella letteratura teosofica come Manu, avrebbe scelto alcuni individui particolarmente progrediti nel pensiero logico per separarli dagli altri e condurli all'interno dell'Asia, dove dettero vita alla nuova razza-radicale dell'umanità, quella attuale.
Dopo la scuola teosofica e antroposofica, un altro chiaroveggente che menzionò l’Atlantide fu il sensitivo americano Edgar Cayce in una serie di sedute, di cui la prima si svolse nel 1923, asserendo che essa era collocata nei Caraibi, che doveva trattarsi di una civiltà altamente evoluta, oramai sommersa, ma all’epoca dotata di forze navali ed aeree mosse da una misteriosa e non meglio precisata forma di Cristallo di Energia. Predisse che alcune parti di quel continente sarebbero riemerse nel 1968/1969, ma l’unico evento degno di nota, invece, fu il rinvenimento della Bimini Road, una formazione rocciosa sommersa con pietre rettangolari appena al largo di North Bimini Island, ritenuta come una possibile prova e ancora oggi oggetto di interesse e di studio da parte di molti ricercatori.
Il Mito, come c’era da aspettarselo, attrasse anche i teorici e gli studiosi nazisti, sin da quando la “La Teoria del Ghiaccio Cosmico” di Hanns Hörbiger[4] (1913) aveva conquistato un vasto appoggio popolare in Germania, promossa inoltre dal regime nazista per le sue implicazioni razziali. Egli riteneva che la Terra fosse soggetta a periodi cataclismatici provocati dalla caduta di una serie di corpi celesti e da comete, così come la sommersione di Lemuria e di Atlantide, sarebbe stata provocata dalla cattura dell’attuale satellite della Terra, la Luna. Malgrado questo fiorire impressionanti di teorie, congetture, ipotesi, elucubrazioni, vi furono tra i tanti teorici anche dei docenti, come William Fairfield Warren che, allora professore di teologia sistematica presso la Boston University, scrisse un libro nel 1885, Paradise Found: The Cradle of the Human Race at the North Pole, dove sosteneva l'ipotesi secondo la quale il nucleo originario del genere umano provenisse anticamente dal Polo Nord, dove poi vi collocò l’Atlantide, il Giardino dell'Eden, il Monte Meru, Avalon e Iperborea. Analogamente anche Helena Blavatsky incorporò l'ipotesi di una "Atlantide Iperborea" all'interno di una pseudo-storia (o storia fantastica) che coinvolgeva vari continenti e varie razze umane e semiumane. Atlantide era rappresentata dalla Blavatsky come un continente polare che si estendeva dall'attuale Groenlandia fino alla Kamčatka e il cui destino si legò indissolubilmente a quello di una razza particolarmente controversa: gli Ariani, che secondo la sua visione doveva trattarsi di una razza superiore, seconda in ordine cronologico tra le razze umane, costituita da Giganti androgini dalle fattezze mostruose.
Nell'ipotesi pseudostorica della Blavatsky, quando gli Ariani migrarono a sud verso l'India, scaturì da loro una "sotto-razza", quella dei Semiti, così tale mito di una "Atlantide Iperborea" fece ingresso all'interno delle ideologie ariane e antisemite della fine del XIX secolo, ispirando il successivo Nazismo Esoterico. Furono proprio i primi circoli esoterici, come la Società Thule (che prendeva proprio il nome della mitica capitale di Iperborea), a derivare molte teorie antisemite e ariane dal lavoro mito-logico della Blavatsky, e indirettamente da Bailly (il quale, in realtà, nei suoi lavori, mostrava chiare posizioni antirazziste. I membri della Società Thule, in particolare, prestarono un aiuto fondamentale a Adolf Hitler (che probabilmente aveva letto alcuni libri dei teosofi ariani viennesi quando viveva in Austria) nel fondare il NSDAP, il Partito Nazista.
Alfred Rosenberg, compagno vicino a Hitler durante gli anni in cui questi soggiornò a Monaco di Baviera, aveva posto il mito di un'Atlantide Iperborea nel cuore di un suo voluminoso tomo dottrinale: Il Mito del XX secolo (Der Mythus des 20. Jahrhunderts), pubblicato nel 1930. Rosenberg sosteneva come vera la passata esistenza di Atlantide nel lontano nord e riproponendo quasi integralmente la tesi baillyiana, tutte ipotesi che portarono nel 1938 l'alto ufficiale Heinrich Himmler (allora capo supremo delle forze dell'ordine del Terzo Reich) ad organizzare una ricerca in Tibet allo scopo di trovare le spoglie degli Atlantidei Bianchi. Se ne occupò infine anche Julius Evola[5], dove riprendendo chiaramente le tesi di Bailly, identificò in Atlantide uno dei molti riferimenti presenti nelle opere antiche alla sede dell’Iperborea, luogo d'origine di esseri "più che umani" regnanti durante l'Età dell'Oro, a sua volta ritenuta essere il polo nord, ancora non colpito da un clima rigido, ma anzi regione definita "Solare"[6].
Forse la visione più romantica la si deve a Rudolf Steiner, che in merito all’Atlantide scrisse come essa sia appartenuta al quarto grande periodo di evoluzione del pianeta, precedente quello attuale. Secondo la sua visione, Atlantide era un continente perennemente immerso dentro nebbie e vapori, specie a causa della costante presenza di anime in procinto di incarnarsi, situabile, presumibilmente dove oggi si trova l’Oceano Atlantico[7].
Sempre secondo Steiner, gli atlantidei possedevano facoltà di chiaroveggenza oggi scomparse, in virtù del fatto che all’epoca il loro Corpo Fisico era piuttosto separato dalle altre componenti spirituali. Questa loro costituzione e conformazione, favoriva la possibilità che Entità progredite si incarnassero nei loro Corpi per poterli guidare come Maestri Spirituali all’interno di scuole iniziatiche; tali percezioni così affinate, venivano sviluppate con la musica e il canto, su particolari armonie oggi non considerate “musicali”. Nei primi tempi, la consistenza “molle” dei loro Corpi consentiva loro di allungare esteticamente gli arti o le dita a loro piacimento, mentre la vista era meno sviluppata, come meno sviluppato era anche il pensiero logico, seppure questi limiti fossero compensati da un’incredibile memoria con cui gli atlantidei tenevano a mente ogni esperienza.

(The Course of Empire - Destruction, Thomas Cole, 1836)

«Il veggente che esaminasse la connessione fra il corpo eterico e quello fisico dell'uomo dell'Atlantide, arriverebbe a una ben strana scoperta. Mentre nell'uomo attuale la testa eterica combacia con una certa approssimazione con la parte fisica della testa, sporgendone appena un poco, la testa eterica di un uomo dell'Atlantide si protendeva molto al di sopra di quella fisica; con più precisione, sporgeva di molto la parte frontale della testa eterica. Esiste un punto nel cervello fisico, fra le sopracciglia e circa un centimetro all'interno, cui corrisponde oggi un punto nella testa eterica. Negli Atlantidei quei due punti erano ancora molto distanti l'uno dall'altro, e l'evoluzione consistette appunto nel riavvicinarli sempre di più. Nel quinto periodo atlantico il punto della testa eterica si avvicinò al cervello fisico, e per il fatto che i due punti combaciavano si svilupparono alcune caratteristiche dell'umanità attuale: il calcolare, il contare, la facoltà di giudizio e in genere la capacità di formare concetti, l'intelligenza. Prima gli Atlantidei avevano solo una memoria sviluppatissima, ma non ancora la facoltà di connettere i pensieri, e qui abbiamo proprio l'inizio della Coscienza dell'Io.» (Rudolf Steiner)

Steiner, sosteneva che la Sfinge di Giza, il cui corpo animale è così discordante dalla testa, ricordava l’aspetto degli uomini di Atlantide, un retaggio di come doveva apparire un individuo di questa misteriosa Civiltà, con la parte eterica della testa più evoluta, sovrastante l’aspetto fisico ancora animalesco, visibile ancora oggi nelle sculture di tutte le Sfingi egizie. Tale forma antropomorfa avrebbe, quindi rappresentato, lo sviluppo incompiuto dell’essere umano, il cui Corpo attendeva di essere modellato dalla testa, già in essere e compiuta. Gli Atlantidei, inoltre, sosteneva che vivevano a stretto contatto con la Natura, in abitazioni formate da oggetti naturali trasformati, così come si erano organizzati a vivere in piccoli gruppi con un forte senso gerarchico delle autorità, tenuti insieme da affinità di sangue. Sarebbe poi stata distrutta, sempre secondo la sua visione, a seguito di catastrofi idriche e glaciali, seppure gruppi di sopravvissuti, tramite successive ondate migratorie, sarebbero partite dall’attuale Irlanda per poi spingersi verso sud.
Ovviamente anche il mondo dell’arte, della letteratura e del cinema non poteva restare esente dal fascino di questo intramontabile Mito, tra i più importanti da menzionare si ricorda il classico di Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari (1870) che nella sua tortuosa e intrigante storia, è compresa anche una visita alle rovine sommerse di Atlantide[8]. Scesi dal sottomarino Nautilus, il Capitano Nemo conduce il protagonista, il professore Aronnax, verso la città leggendaria in una delle tante passeggiate in scafandro (nel Capitolo IX della seconda parte del romanzo).
Altro celebre romanzo è L'Atlantide (1919) di Pierre Benoît, dove immagina i discendenti del continente perduto nel deserto del Sahara, romanzo che ispirerà la maggior parte delle opere e dei film successivi sul tema, così come nel romanzo Aelita (1922), di Aleksej Nikolaevič Tolstoj, che pose i superstiti degli atlantidei addirittura sul pianeta Marte. Interessante anche il romanzo breve di Arthur Conan Doyle L'abisso di Maracot (The Maracot Deep, 1929), tradotto anche come L'abisso di Atlantide, dove narra le avventure di tre scienziati che scoprono, con l'ausilio di un batiscafo ottocentesco, una civiltà ancora fiorente sul fondo dell'Oceano Atlantico. Nei racconti fantasy di Robert E. Howard su Conan il Barbaro (1932), il popolo barbarico dei Cimmeri, di cui fa parte il protagonista titolare, sarebbero i discendenti del popolo di Atlantide che si sono devoluti dopo il cataclisma che ha inabissato il continente e a seguito di lunghe guerre contro diversi gruppi ostili.
Non poteva mancare anche la presenza di J.R.R. Tolkien, il quale nel descrivere la caduta dell'isola di Númenor nel Il Silmarillion (1977) si ispirò al mito di Atlantide. Nella cornice dell'opera, l'evento viene ricordato come "La Caduta" - che nella lingua elfica inventata da Tolkien diventa "Atalantë", e dal momento che l'opera di Tolkien intende descrivere una "mitologia immaginaria" del no-stro Mondo, l'implicazione evidente è che Númenor sia di fatto Atlantide. Ma un aspetto interessante ci viene anche dall’altro grande scrittore, amico di Tolkien, Clive Staples Lewis, che nel libro Il nipote del mago (1955), e che secondo la cronologia della trama è il primo del ciclo de Le Cronache di Narnia, lo zio Andrew riferisce al nipote Digory Kirke che gli anelli, permettono di viaggiare fra Mondi Diversi[9], in quanto dispongono di questo potere perché sono stati trattati con una polvere magica che egli scoprì provenire da Atlantide.
Nel romanzo fantascientifico, “Il Codice di Atlantide” di Stel Pavlou del 2001, egli racconta che Atlantide sia situata al Polo Sud, in qualità di “città sopita” di un’antica civiltà avanzatissima, pronta a risvegliarsi come una bomba ad orologeria nel momento in cui il Sole avrebbe messo in pericolo la Terra, evento previsto dagli atlantidi con dei sofisticati calcoli astronomici. Atlantide, inoltre, assume un ruolo centrale anche nelle avventure di Martin Mystère, il detective dell'impossibile ideato dall'italiano Alfredo Castelli nel 1982 per Sergio Bonelli Editore. Secondo le ricerche del prof. Mystère, Atlantide e Mu erano due imperi o civiltà rivali, tecnologicamente molto avanzate e in cui parte della popolazione era dotata di poteri telepatici o magici, che si autodistrussero a causa di un'arma particolare, poi impazzita, dopo secoli di convivenza caratterizzati da periodi alterni di conflitto aperto e guerra fredda, ricacciando l'umanità nella barbarie[10].
Anche nel celebre, e al personalmente caro, anime giapponese, “Nadia - Il Mistero della Pietra Azzurra” (1990-1991) del regista Hideaki Anno, prodotto dalla Gainax, liberamente ispirato dal romanzo di Verne, la Civiltà di Atlantide viene proposta come una colonia fondata da degli Extraterrestri giunti sulla Terra, di cui alcuni dei protagonisti della storia sono degli ultimi discendenti, creatori della Razza Umana attuale, dopo aver modificato e ibridato delle scimmie, creandola con il solo scopo di asservirla ai proprio servigi, alla stregua di veri e propri schiavi.
Ma probabilmente, una delle storie più interessanti la riscontriamo nel mondo immaginario dell’Universo DC, dove la città compare per la prima volta in Adventure Comics vol. 1 n. 260 (maggio 1959), creato da Robert Bernstein e Ramona Fradon. La storia iniziale della città fu successivamente disposta in The Atlantis Chronicles, una serie limitata pubblicata dalla DC Comics nel 1990, scritta da Peter David ed illustrata da Esteban Maroto. In questo caso, il continente di Atlantide, si racconta che fu colonizzato 65 milioni di anni fa da una Razza Extraterrestre Umanoide, conosciuta come i Cacciatori/Raccoglitori, che procedeva nel loro progetto di studio ed estinzione dei Dinosauri. Circa un milione di anni fa, tale società prosperava al fianco dell’Homo Erectus, i precursori dell’Uomo Moderno, anche se successivamente l’intervento dei Marziani Bianchi, portò ad una mutazione della struttura genetica dell’Homo Sapienza, creando così il Metagene.
La storia, inoltre, si complica a tal punto con l’inserimento di altri personaggi, situazioni e contesti, ma a grandi linee è interessante lo svolgersi della vicenda, specie quando si narra che migliaia di anni fa, il livello di magia sulla Terra cominciò a cadere a causa del risveglio di un'entità dormiente conosciuta come Darkworld , la strega atlantidea Citrina fece così un patto con i Signori del Caos che governavano Gemworld, cosa che gli permise di creare una casa per gli Homo Magi e tutte le creature dipendenti dalla Magia, come le Fate, gli Elfi, i Centauri, e così via, che desideravano emigrare dalla Terra. Gemworld fu così colonizzata dagli Homo Magi emigrati dalla Terra e crearono le Dodici Case Dominanti di Atlantide.
Darkworld era una dimensione formata dal Corpo di un'Entità Cosmica sconosciuta che successivamente cadde in un sonno profondo, i sogni di questa Entità furono i responsabili della creazione dei primi Signori di Caos ed Ordine, Chaon (Caos), Gemimn (Ordine), e Tynan, (l'Equilibratore). Questi esseri e molti altri cominciarono ad essere venerati come Dèi dagli abitanti di Atlantide. Darkworld fu collegata ad Atlantide da una massiccia "catena" creata da Deedra, Dèa della Natura, e alcuni maghi atlantidei come Arion e Garn Daanuth, più tardi impararono ad incanalarne le energie mistiche, permettendogli di avere dei poteri quasi divini…

Questo inedito sincretismo tra archeologia, para-archeologia, esoterismo, fantasy, etc., ha condotto nel corso degli anni a rilevare alcune analogie tra le Civiltà dell’antico Egitto e quelle dell’America Centrale, come le costruzioni piramidali, l’imbalsamazione, l’anno diviso in 365 giorni, leggende comuni, affinità linguistiche, etc., facendo così pensare ad un ponte naturale tra le due popolazioni, o una comune ed antichissima origine. Singolare che persino Joseph Smith, fondatore della religione mormonica, nel 1820, quando ancora era un contadino quindicenne di Manchester, nella Contea di Ontario a New York, ebbe un primo incontro con l’Angelo Moroni e che gli promise rivelazioni straordinarie.
E le rivelazioni arrivarono, quando anni dopo questo Essere gli mostrò il nascondiglio dove si trovavano alcune preziose tavole placcate d’oro, scritte in una lingua sconosciuta e che Smith, illuminato da un’improvvisa ispirazione divina, si mise diligentemente a tradurre. Nel 1830 uscì Il Libro di Mormon, vera e propria Bibbia della Setta dei Mormoni[11] e che descrive, ad un certo punto, una catastrofe con caratteristiche del tutto atlantidee, avvenuta subito dopo la Crocifissione del Cristo.

«Nel trentaquattresimo anno, nel primo mese, nel quarto giorno, sorse un grande uragano, tal che non se ne era mai visto uno simile sulla Terra; e vi fu pure una grande e orribile tempesta, e un orribile tuono che scosse la Terra intera come se stesse per fendersi […]. E molte città grandi e importanti si inabissarono, altre furono in preda alle fiamme, parecchie furono scosse finché gli edifici crollarono, e gli abitanti furono uccisi e i luoghi ridotti in desolazione […] Così la superficie di tutta la Terra fu deformata, e scese una fitta oscurità su tutto il paese, e per l’oscurità non poterono accendere alcuna luce, né candele né fiaccole…» (Il Libro di Mormon, Joseph Smith)

Arrivati a questo punto, e a conclusione di tutte le informazioni sin qui riportate sull’Atlantide, se compariamo le diverse teorie sulla sua origine e successiva distruzione, è possibile tracciarne una curiosa ed immaginaria cronologia.

·      Il continente di Atlantide, si racconta che fu colonizzato 65 milioni di anni fa (probabilmente anche in una data antecedente), da una Razza Extraterrestre Umanoide, conosciuta come i Cacciatori/ Raccoglitori, che procedeva nel loro progetto di studio ed estinzione dei Dinosauri. (Universo DC / Nadia - Il Mistero della Pietra Azzurra / Prometheus di Ridley Scott)
·      Tra 4.500.000 e 900.000 anni fa, l’Homo Sapiens viene creato ad Atlantide (Teosofia). “A 7 gradi di latitudine Nord e a 5 gradi di Longitudine Ovest, nella località ove ora si trova la costa Ashanti, compaiono gli Atlantidei, primi rappresentanti della Quinta Razza Madre.” (W. Scott Eliott, The Story of Atlantis & Lost Lemuria, 1896)
·      900.000 anni fa, avvenne la fondazione di Tiahuanaco. La terza delle varie lune che - secondo la “Dottrina” del visionario pseudo-scienziato tedesco Hans Horbiger - avrebbero ruotato in tempi remoti intorno alla Terra per poi precipitare disastrosamente sulla sua superficie, si avvicinò alla Terra, facendo salire il livello delle acque. Gli uomini e i Giganti si rifugiarono sulle cime più alte e fondarono la civiltà marittima mondiale di Atlantide. Presso il lago Titicaca, nell’attuale Bolivia, i Giganti edificarono il complesso di Tiahuanaco; la loro forza colossale permise loro di realizzare un’opera impossibile per i comuni esseri umani. (Hans Horbiger, Glazial Kosmologie, 1913)
·      Dai lineamenti dei volti dei Giganti giunge ai nostri occhi e al nostro cuore un’espressione di sovrana bontà e di sovrana saggezza; un’armonia di tutto l’essere spira dal colosso, le cui mani ed il cui corpo, nobilmente stilizzati, posano in un equilibrio che ha un valore morale.”  (Anthony Bellamy, Moons, Myths and Man, 1931)
·      I Toltechi, la Seconda sotto-razza Atlantidea, con i loro due metri e mezzo di altezza non furono da meno dei Giganti e ad Atlantide edificarono un immenso complesso, “La Città dalle Porte d’Oro”, che sorge “presso la costa orientale, a circa quindici gradi a nord dell’Equatore, sulle pendici di una collina alta circa centocinquanta metri sulla pianura; sulla sommità della collina vi erano il palazzo e i giardini dell’imperatore, in mezzo ai quali sgorgava un getto d’acqua che forniva il palazzo e le fontane e quindi scendeva in quattro direzioni, e poi perveniva, per mezzo di cascate, a un canale circolare che circondava il giardino”. (Arthur E. Powell, The Solar System, 1923)
·      Secondo l’esploratore Percy Fawcett, i Toltechi, che possedevano un potere per invertire la forza attrattiva della gravità in una forza repulsiva, permisero il sollevamento di grosse pietre a grandi altezze, fondarono così la città di Tiahuanaco (700.000 anni fa) e una città chiamata Zeta, perduta nella giungla amazzonica del Mato Grosso.
·      Il Tolteco divenne la lingua ufficiale del vastissimo impero atlantideo (circa sessanta milioni di abitanti, sui due miliardi che popolano la Terra), e la tecnologia raggiunse un alto sviluppo: “Per spostarsi, usavano delle aeronavi con una capacità da due a otto posti costruite dapprima in legno, e poi con una lega metallica leggera, che brillava al buio come se fosse stata dipinta con una vernice luminosa. Durante le battaglie le astronavi spargevano gas tossici. Nei primi tempi erano mosse dal Vril, la Forza personale; quindi esso fu sostituito con un’energia generata con un procedimento sconosciuto che agiva con l’intermediario di una macchina. Per far salire l’astronave - che poteva raggiungere le cento miglia all’ora - si proiettava la forza in basso, attraverso le aperture dei tubi sul retro dell’apparecchio.” (Arthur E. Powell)
·      600.000 anni fa avvenne la prima distruzione di Atlantide (Teosofia e altri). Dopo centomila anni dalla fondazione, la “Città dalle Porte d’Oro” degenerò, i seguaci della Magia Nera, tra cui l’Imperatore, divennero sempre più numerosi; “la brutalità e la ferocia aumentano, e la natura animale si avvicina alla sua espressione più degradata”. (W. Scott Eliott)
·      Un primo, grande cataclisma, forse scatenato dallo sconsiderato uso dei poteri occulti, colpì Atlantide, la “Città dalle Porte d’Oro” venne distrutta, l’Imperatore Nero e la sua dinastia perirono, l’avvertimento venne preso a cuore, e per un lungo periodo la stregoneria sembrò scomparire.
·      150.000 anni fa si verificò la seconda distruzione di Atlantide (Dottrina del Ghiaccio Cosmico), la terza Luna impattò sulla Terra causando la sua distruzione, “e gli uomini primitivi la identificano con il Diavolo”.
·      Le acque “si abbassano bruscamente per il calo della forza di gravità” e le grandi città atlantidee rimasero isolate sulle vette di inaccessibili montagne. I Giganti che allora governavano da milioni di anni persero il controllo della situazione, e poi anche la loro popolazione: gli uomini ritornarono allo stato primitivo. (A. Bellamy)
·      Tra 150.000 e 75.000 anni fa avvenne un’ulteriore caduta (Teosofia). Sull’Isola di Ruta, ad Atlantide, venne ricostruita la “Città dalle Porte d’Oro”, vi prosperò così una civiltà potente ma troppo sontuosa. Gli imperatori si abbandonarono nuovamente alle pratiche di Magia Nera, e solo una piccola minoranza di Maghi Bianchi tenne a freno i malvagi occultisti. Orribili esperimenti di biogenetica portarono alla creazione di un esercito di mostri, ibridi a metà tra l’uomo e gli animali. (Tolkien, Il Silmarillion)
·      75.025 a.C. avvenne la terza distruzione di Atlantide (Teosofia). Il “Re del Mondo”, Vaivaswata, mosse guerra contro gli atlantidei corrotti con un grande esercito, a bordo di astronavi chiamate Vimana; i mostri furono sconfitti e le potentissime armi del “Re Del Mondo” distrussero quasi totalmente il continente. Daitiya venne completamente sommersa, mentre di Ruta si salvò solo una piccola parte, Poseidonia, ovvero l’Atlantide descritta da Platone. Non è escluso che queste antichissime guerre celesti siano in qualche modo legate a quanto accadde intorno al 2000 a.C. a Mohenjo-daro.
·      10.000 a.C. si verificò la distruzione finale. Esseri Extraterrestri giunti dal pianeta Suerta, atterrati in tempi remoti in qualche angolo sperduto del Brasile, e considerati divinità dalla tribù degli Ugha-Mongulala, decisero attorno al 10.048 a.C. di abbandonare la Terra: “Stava per incominciare un’epoca terribile, dopo che le splendenti navi dorate dei primi signori si furono spente nel cielo, come stelle…” E qualcosa di terribile accade davvero, perché: “Che cosa avvenne sulla Terra? Chi la fece tremare tutta? Chi fece danzare le stelle? Chi fece scaturire l’acqua dalle rocce? Il freddo era atroce, e un vento gelido spazzava la Terra. Scoppiò una calura terribile, e al suo alito gli uomini bruciavano. E uomini e animali fuggivano, in preda al panico. Tentavano di arrampicarsi sugli alberi, e gli alberi li scaraventavano lontano. Quello che era in basso si capovolse e si ritrovò in alto. Quello che era in alto precipitò sprofondando negli abissi…” (Karl Brugger, Akakor, 1976).
·      L’immensa quantità di ghiaccio accumulatasi sull’Artide durante l’ultima glaciazione scivolò nell’Oceano scatenando un maremoto gigantesco, ricordato nelle diverse tradizioni mitologiche della Terra come il Diluvio Universale. (Ipotesi archeo-scientifica)
·      Poseidonia, l’Atlantide descritta da Platone, ultimo relitto del gigantesco impero teosofico ormai completamente allo sbando, in un giorno e una notte dell’anno 9564 a.C. e dopo una severa decisione degli Dèi, venne distrutta e inabissata nell’Oceano con tutti i suoi abitanti; la catastrofe si ripercosse a livello mondiale. (Platone, Teosofia)
·      Un gigantesco meteorite proveniente dalla Zona degli Asteroidi impattò nell’Atlantico, generando una mostruosa onda di marea che distrusse la Civiltà di Atlantide. È il 5 giugno del 8498 a.C. (Otto Muck, I Segreti di Atlantide, 1976)
·      Dopo essere rimasta priva di satelliti per 138.000 anni, la Terra attirò la sua quarta Luna, quella attuale. Il fenomeno cosmico scatenò una gigantesca marea che, in una sola notte, distrusse ogni cosa, ed i possenti Giganti scomparvero per sempre; emersero, infine, in varie zone del Mondo le antiche Civiltà storicamente riconosciute. (Hans Horbiger, Glazial Kosmologie, 1913)
·      10.000 a.C.: avvenne il ritorno degli atlantidei (The Cosmic Doctrine). Alcuni Grandi Iniziati, - tra cui il Mago Merlino, sopravvissuto alla distruzione della città di Lyonesse, un insediamento realmente sprofondato al largo della Cornovaglia, e da molti ritenuto essere una delle colonie di Atlantide -, fondarono il Centro Magico di Avalon, ove ripristinarono gli antichi culti esoterici del Continente Perduto, scegliendosi come discepoli Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda. Gli atlantidei si mescolarono con i Celti, e si diffusero per tutta l’Europa, ove elevarono megaliti a simboleggiare il Culto Solare. (Dion Fortune, Avalon of the Heart, 1936)



[1] Il nome dell'isola deriva da quello di Atlante, leggendario governatore dell'Oceano Atlantico, figlio di Poseidone, che sarebbe stato anche, secondo Platone, il primo re dell'isola.
[2] Proprio nel periodo della guerra con gli Ateniesi un immenso cataclisma fece sprofondare l'isola nell'Oceano, presumibilmente l’Atlantico, distruggendola definitivamente.
[3] L’attuale Razza Ariana sarebbe composta da persone che avrebbero già vissuto, in vite precedenti, sul continente remoto di Atlantide.
[4] Hanns Hörbiger (1860-1931) è stato un ingegnere, scrittore e astronomo austriaco. La notorietà gli deriva dalla sua Teoria del Ghiaccio Cosmico (Welteislehre o WEL, esposta nel libro Glazial-Kosmogonie del 1913) che ebbe vasta notorietà in Germania, prima e durante il Nazismo. La teoria di Hörbiger sosteneva che la Terra ha avuto, nel suo passato arcaico almeno 7 o 8 diversi satelliti, catturati dallo spazio come comete e progressivamente precipitati sulla Terra stessa, provocando immani cataclismi. I periodi di avvicinamento dei satelliti avrebbero provocato (per diminuzione della gravità) la nascita di stirpi di Giganti, di cui parlano le varie mitologie del Mondo. La cattura dell'attuale satellite della Terra, la Luna, avrebbe inoltre provocato la sommersione di Atlantide e Lemuria, come la caduta della Luna provocherà probabilmente, in futuro, la fine della vita sulla Terra; seppure questa ipotesi sia da scartare dato che la Luna si sta allontanando dal nostro pianeta. La Teoria del Ghiaccio Cosmico trovò all'epoca una vasta eco popolare e diede origine ad un vero culto pseudoscientifico (WEL) da parte di milioni di persone.
[5] Julius Evola è stato un filosofo, pittore, poeta, scrittore ed esoterista italiano, fu personalità poliedrica nel panorama culturale italiano del Novecento, in ragione dei suoi molteplici interessi: arte, filosofia, storia, politica, esoterismo, religione, costume, studi sulla razza. Le sue posizioni si inquadrano nell'ambito di una cultura di tipo aristocratico-tradizionale e di tendenze ideologiche in parte presenti nel fascismo e nel nazionalsocialismo, pur esprimendosi spesso in chiave critica nei confronti dei due regimi. Evola ha avuto una sua influenza, anche se difficilmente quantificabile, nel variegato mondo della cultura e della mistica fascista.
[6] Sebbene la maggior parte delle ipotesi su cui si fonda la tesi di un'Atlantide Nordica siano ritenute pseudoscientifiche, o palesemente inconsistenti, sia dalla scienza che dalla storiografia contemporanee, alcuni isolati scienziati e ricercatori, come il russo Valery Dyemin, ritengono che Iperborea «sia esistita davvero» nel Circolo Polare Artico.
[7] Le Isole Canarie e le Isole Azzorre rappresenterebbero l'ultimo avamposto sopravvissuto dopo che essa sprofondò nel mare.
[8] La città sarebbe situata a 300 metri di profondità sul fondo dell'Oceano Atlantico, al centro di un bosco sottomarino dietro a un promontorio sommerso.
[9] Per la prima volta si menziona la possibilità di viaggi tra Mondi Diversi, teoria che diverrà tema portante del successivo capitolo di questo libro.
[10] La capitale di Atlantide era Poseidonia, la "Città dei Cinque Anelli", mentre la capitale di Mu era Corinna, "Perla d'Oriente".
[11] Non dimentichiamoci che la famiglia di Joseph Smith era notoriamente massonica, così come lui e il fratello né presero i gradi attorno al 1840, per poi trasferire conoscenze e rituali all’interno della propria Chiesa.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte II - Antropogenesi / Lezione 6, 6.3 - Il Laboratorio Atlantideo

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