"Il continente scomparso di MU" di Federico Bellini


  
Mu è un ipotetico continente scomparso presumibilmente nell’Oceano Pacifico, descritto per la prima volta dall’angloamericano James Churchward (1851-1936), sulla base di una traduzione del XIX secolo poi rivelatasi completamente errata, da parte dell’abate fiammingo Charles Étienne Brasseur de Bourbourg, di un manoscritto Maya. Secondo le attuali conoscenze scientifiche l'esistenza di un tale continente di così vaste proporzioni non sarebbe compatibile con la geologia del Pacifico.

«Il continente Mu, situato nell'Oceano Pacifico, era un vasto territorio ondulato che aveva come confine settentrionale le isole Hawaii e come confine meridionale una linea immaginaria tracciata tra l'isola di Pasqua e le Fiji. Da est a ovest misurava 8000 Km e in senso verticale 5000 Km. Mu era ricca di vegetazione tropicale, fiumi, laghi e grandi animali. Era una sorta di grande giardino dell'Eden. Il continente era abitato da sessantaquattro milioni di abitanti, divisi in dieci tribù o stirpi e governati da un re unico (che aveva poteri sia spirituali che temporali), detto Ra-Mu. Il regno di questo monarca venne chiamato ‘Impero del Sole’. La religione seguita su Mu era unica per tutti i suoi abitanti: essi adoravano una divinità che veniva indicata con il nome fittizio ‘Ra il Sole’, poiché gli abitanti non ne pronunciavano mai il vero nome. Gli abitanti di Mu credevano nell'immortalità dell'anima e del suo futuro ritorno a Dio. Nel continente Mu non c'erano mai state violenze e si viveva nel benessere e nella prosperità. Mu, popolata da diverse razze, era dominata dalla razza bianca; le altre genti non avevano posizioni politiche rilevanti. La navigazione era una delle attività preponderanti dei ‘muani’, tuttavia essi erano anche ottimi architetti e scultori. Il materiale principale utilizzato in queste arti era la pietra. Mu era divisa in tre grandi zone ed aveva sette città principali. Da Mu partirono navi che raggiunsero tutto il mondo e portarono scienza, religione e commercio. Mu fondò diverse colonie tra cui l'impero coloniale di Mayax in America, l'impero Uighur nell'Asia centrale e nell'est Europeo e il regno dei Naga nell'Asia meridionale

Nel 1864 l'abate Charles Étienne Brasseur, detto de Bourbourg, ritenne di essere riuscito a decifrare il Codice Troano (facente parte del codice Tro-Cortesiano o di Madrid), un antico e misterioso manoscritto Maya, applicando il metodo inventato nel Cinquecento da Diego de Landa, anch’egli un monaco ma spagnolo e che divenne vescovo dello Yucatan. Egli, in un primo momento, dal 1562 fece bruciare i testi dei nativi americani ritenendoli “superstizioni e menzogne diaboliche”, ma ad un certo punto cambiò idea e si interessò a tal punto di quelle culture che cercò di apprenderne la scrittura e la loro cultura. De Landa partì comunque dal presupposto errato che la lingua Maya fosse stata concepita come un alfabeto fonetico (come la lingua spagnola e latina), mentre in realtà era basata su logogrammi.
Ricavò così una tavola comparativa tra lettere dell’alfabeto latino e caratteri Maya del tutto inaffidabile, e tre secoli dopo, quando Charles-Etienne Brasseur (1814-1874) rinvenne nella biblioteca dell'Accademia Storica di Madrid una copia ridotta del monumentale trattato scritto da Landa, - libro che nel frattempo era finito in disuso, come del resto buona parte dell’interesse sulla scrittura Maya -, si applicò di buon animo e subito alla traduzione di uno dei pochissimi codici Maya superstiti, il Codice Troano, utilizzando però l'Alfabeto Maya inventato dal De Landa, ottenendo così un testo alquanto incoerente e che sembrava parlare di una terra sprofondata a seguito di un cataclisma[1].
Prima di allora non si era mai sentito parlare di Mu, in nessuna cultura preesistente, sia preistorica o protostorica, e questo presunto malinteso si creò quando Brasseur trovò un paio di simboli sconosciuti, ottenendo così quella parola che ritenne essere il nome di questa misteriosissima terra posta chissà quando nell’Oceano Pacifico, con una storia analoga a quella di Lemuria o dell’Atlantide. L’interpretazione dell’abate, però, fu così convincente che venne ripresa, ampliata e resa popolare dal conosciuto colonnello dell’esercito britannico in pensione James Churchward (1851-1936).
Nel corso dei suoi innumerevoli viaggi in Oriente compiuti verso la fine dell’Ottocento, volente o no, finì con l’imbattersi nella storia di una remota civiltà scomparsa nella notte dei tempi, Mu, l’Impero del Sole, fonte di tutte le antichità civiltà planetarie, storie raccolte sembra in una serie di antichissime tavolette di terracotta, le Tavolette dei Naacal, custodite in un tempio indiano del cui riši egli era divenuto amico.
Questi Naacal sarebbero stati una confraternita di Saggi provenienti da Mu, i quali avrebbero scritto queste tavolette prima della sua rovina, per poi spostarle in Birmania e da li in India, seppure non siano mai state viste da nessuno dopo di lui, supponendo che magari, per avvalorare le sue tesi, si sia inventato questa storia di sana pianta.
Dopo aver trascritto queste Tavolette, Churchward iniziò una serie di viaggi in tutto il Mondo allo scopo di avvalorare ulteriormente la sua tesi, che rese poi note con il libro Mu, il Continente Perduto (Mu: The Lost Continent, 1926). I suoi libri conobbero una così vasta eco e notorietà che contribuirono all’apparire di tutta una serie di pubblicazioni fantastiche e fanta-archeologiche che asserivano di mostrare come antichi documenti, quando indiani, amerindi, cinesi, etc., potessero avere riferimento a questo continente scomparso.
Secondo le sue descrizioni, comunque, questo continente, situato nell’Oceano Pacifico, era un vasto territorio ondulato che aveva come confine settentrionale le isole Hawaii e come confine meridionale una linea immaginaria tracciata tra l’isola di Pasqua e le Figi. Da est ad ovest misurava oltre 8000 km e in latitudine 5000 km, un territorio inoltre ricco di vegetazione tropicale, fiumi, laghi e grandi e sconosciuti animali, insomma, per l’ennesima volta la descrizione di un magnifico Giardino dell’Eden. Al momento della sua scomparsa, avvenuta circa 12.000 anni fa, sempre secondo l’esploratore inglese, era abitato da 64 milioni di persone di varie razze, sulle quali predominava ancora una presunta Razza Bianca, così come in molte grandi città e colonie sparse sugli altri continenti.
Nonostante queste supposizioni, nel corso degli ultimi decenni, in varie zone del Pacifico sono state comunque fatte delle scoperte alquanto misteriose e che ancora oggi non trovano spiegazione alcuna. Una di queste sono le strutture sottomarine vicino a Yonaguni in Giappone, delle rovine al largo dell’Isola di Okinawa più volte definite essere le possibili rovine di Mu, così come la misteriosa Isola di Pasqua che alcune teorie l’hanno collocata tra le cime più alte di questo continente sommerso e scomparso, seppure l’Isola sia vulcanica e di recente formazione[2].
Ma un tale mito non poteva certo mancare anche nell’immaginario fantastico, infatti fu così che fece la sua comparsa anche nel celebre Ciclo di Cthulhu, di quel grandioso romanziere che fu Howard Phillips Lovecraft. Secondo l’autore di Providence, il continente perduto doveva essere situato tra la Nuova Zelanda e il Cile, sempre nel Pacifico, e su di esso regnava la stirpe di Cthulhu, abitato da umani primitivi (infatti, sembra che sia qui che l'Uomo abbia fatto la sua prima apparizione), un luogo dove si parlava il Naacal, gli abitanti adoravano innumerevoli Dèi, ma tra questi primeggiavano i tre figli di Cthulhu: Ghatanothoa, Zoth-Ommog e Ythogtha, oltre a Shub-Niggurath e Cthulhu stesso; infine Cthulhu e Ghatanothoa sprofondarono negli abissi insieme ai loro continenti.
Ma Lovecraft ci rivela anche particolari degni di un grande esoterista, dedito allo studio di pratiche e conoscenze occulte, perché ci svela persino che su Mu troneggiava il monte di basalto Yaddith-Gho, sulla cui cima si trovava una fortezza di pietra costruita dai funghi di Yuggoth. Dentro la fortezza si trovava un'immensa botola che sigillava l'entrata all'interno della montagna, dove probabilmente Ghatanothoa abitava. Così come le Tavole di Zanthu (simili a quelle del Codice Maya o alle Tavolette di Naacal), si narra che furono scritte dall'alto sacerdote di Ythogtha, Zanthu appunto, offrendo la miglior spiegazione alla scomparsa delle isole. Secondo tali scritti l'alto sacerdote scatenò l'ira dei Grandi Antichi tentando di evocare Ythogtha per sfidare il potere di Ghatanothoa, e per vendetta, quei Grandi Esseri Semidivi distrussero Mu e la affondarono sotto i mari.




[1] Si scoprì in seguito che il codice trattava in realtà di tutt'altro argomento, di Astrologia.
[2] La cosiddetta "Via Trionfale" che Pierre Loti ha affermato correre dall'isola alle terre sommerse intorno, è in realtà costituita da un letto di lava. / Pierre Loti, pseudonimo di Louis Marie Julien Viaud (1850-1923), è stato uno scrittore francese, membro dell'Académie française. Ufficiale di marina, i suoi viaggi gli hanno ispirato numerosi romanzi, tra cui Pêcheur d'Islande (Pescatore d'Islanda). Ogni suo romanzo rappresenta un paese diverso, dove egli s'immerge nella cultura e la studia profondamente. La visione che ha degli altri non è intellettuale ma sensitiva (si lascia trasportare dalle sensazioni provate), infatti da lì emerge il suo grande fascino per l'impero ottomano, dove la tolleranza si confonde con la sensualità, sensualità incarnata dalla figura della donna che diviene il passaggio obbligato per conoscere le altre civiltà. Egli fu sempre alla ricerca di una certa purezza nel contatto con le donne straniere (mito d'una purezza primitiva che secondo la sua visione, doveva rigenerare il mondo occidentale).

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Parte II - Antropogenesi / Approfondimento

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