"Metamorfosi alchemica del Sistema Solare" di Federico Bellini

Nella Bibbia è scritto come Dio abbia creato il Mondo e tutto ciò che contiene mediante l’utilizzo della parola, della propria volontà ed azione. Nel momento in cui si fece Verbo, tutto fu ed iniziò a prendere forma:

«I detti del Signore sono puri, argento raffinato nel crogiuolo, purificato nel fuoco sette volte.» (Salmo 12,7)

D’Argento raffinato, "koesoef saruf", è il trono dal quale scende a saziare con il soffio "onde dai cieli lo Spirito di Dio si effonde sulla Terra”, ed era ritenuto essere di Orione (“il Trono del Potente”), il cui luogo di origine o di dimora, s’intravede persino nel suo stesso nome ebraico. Inoltre, anche le Pleiadi assunsero un ruolo egemone nella grande economica mitologica, perché visibili ad occhio nudo, affascinavano con il numero Sette, come Sette sono le Stelle visibili ad occhio nudo del loro piccolo ammasso. E il Sette (7) è sempre stata la sigla del Creatore del Cielo, perché Sette sono anche le Stelle dei carri dell’Orsa Maggiore e Minore.

«Crea l'Orsa e l'Orione, le Pleiadi e i penetrali del cielo australe.» (Giobbe 9,9)

Ma Sette sono anche le Stelle che compongono la Costellazione di Boote e dove si trova la stella Arturo, la più luminosa dopo Sirio.

«Puoi tu annodare i legami delle Pleiadi o sciogliere i vincoli di Orione? Fai tu spuntare a suo tempo la stella del mattino, puoi guidare l'Orsa insieme con i suoi figli?»
(Giobbe 38,31s)

Così come si puoi ritenere che le Costellazioni principali, in quanto essere le più visibili ad occhio nudo, siano composte di almeno Sette Stelle, considerato il numero magico della manifestazione divina.

«Colui che ha fatto le Pleiadi e Orione, cambia il buio in chiarore del mattino e stende sul giorno l'oscurità della notte...» (Amos 5,8)

Il numero Sette, pertanto, diventa importante nella Bibbia, in quanto sembra indicare il sigillo della divinità, della sua perfezione e completezza, accompagnando e sottolineando molte vicende in cui si manifesta Dio e la sua volontà. Per i credenti, sia ebraici che cristiani, la cifra perfetta e sacra per eccellenza in cui veniva rappresentato lo Spirito, era proprio il numero Sette (“Che fa Egli presente così come tutte le cose che provengono da Lui”). Quando Mosè ritornò dal monte Sinai, prima di erigere il suo santuario, comandò quanto segue:

«Queste sono le cose che il Signore ha comandato di fare: Per sei giorni si lavorerà, ma il settimo sarà per voi un giorno santo, un giorno di riposo assoluto, sacro al Signore. Chiunque in quel giorno farà qualche lavoro sarà messo a morte. Non accenderete il fuoco in giorno di sabato, in nessuna delle vostre dimore.» (Esodo 35,1-3)

Nell’antica visione misterica, al Sette era attribuita la “Luce dentro che agisce” e “che si completa”, pur restando “in esilio”. Questa convinzione portò gli ebrei a non accendere il fuoco nelle loro case il sabato, perché erano convinti che ci sarebbe stata la compagnia speciale dello Spirito di Dio ad illuminarli (le donne ebree accendono i lumi al tramonto del venerdì prima che arrivi il sabato, come ritualistica vuole). Ma era anche connesso con una sorta di “giuramento” (e la ritualistica questo esigeva), tanto che Gesù spiazzò i suoi discepoli quando disse, come se volesse tirare giù dal trono quel Dio che invece si portavano appresso da secoli e secoli:

«Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.» (Matteo 5,33-37)

Per gli antichi, è chiaro che Dio o il Creatore, viveva oltre i Cieli, immaginati come Sfere, ognuna relativa ad uno dei più grandi Corpi Celesti allora conosciuti e che erano proprio Sette (almeno quelli visibili): Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno. Da questa visione nacquero i Sette giorni della Settimana, i Sette giorni della Creazione, le Sette Luci della Lampade della Menorah[1] ebraica (e che ne rappresenta la fede), oltre alle Sette Sfere (oltre il Settimo Cielo).
Il numero Sette, quindi, permea l’intero creato, a tal punto che secondo il pensiero tomistico-aristotelico, ripreso anche da Dante nella Divina Commedia, si diceva che c’era una Sfera detta “Primo Mobile” che guidava il moto delle stesse Sfere, in quel Cielo che i greci chiamavano Empireo.
Infatti, secondo la teologia cattolica medievale, il Cielo Empireo (dal greco antico empýrios, cioè «infuocato», «ardente») è il più alto dei Cieli possibili, luogo della presenza fisica di Dio, dove risiedono gli Angeli e le Anime accolte in Paradiso. Esso si inquadra nell’ambito del sistema geocentrico che fino alla pubblicazione delle teorie rivoluzionarie di Niccolò Copernico (1543), era unanimemente accettato da tutti gli studiosi dell’epoca. Secondo il modello di Aristotele, la Terra era al Centro dell’Universo, circondata da Otto Sfere concentrice (i Cieli), in ciascuna delle prime Sette, aveva sede una pianeta (nell’ordine, contando dall’interno verso l’esterno), come sopra descritto, mentre nell’Ottava Sfera si collocavano le Stelle. Tolomeo, ispirandosi alla dottrina di Aristotele, introdusse anche un Nono Cielo[2], il Primum Mobile, che non conteneva alcun astro visibile, ma originava ed alimentava il movimento di tutti gli altri Otto Cieli.
Al di sopra dei Nove Cieli, i filosofi islamici e cristiani aggiunsero un ulteriore spazio esterno, detto appunto Empireo, dove supponevano che risiedessero Dio e le sue schiere angeliche, insieme alle Anime dei Beati. Esso, tuttavia, non fu immaginato come un’ulteriore Sfera, poiché il Centro era Dio stesso, inoltre, non era limitato in dimensione e né costituito di Materia come gli altri Cieli, quanto piuttosto inteso come un luogo Spirituale e fuori dal Tempo e dallo Spazio; mentre i Nove Cieli erano in perpetuo movimento, come una sorta di orologio cosmico che scandiva lo scorrere inesorabile delle epoche, l’Empireo era eternamente immobile. La più celebre descrizione di questa Sfera è quella data da Dante nella Divina Commedia, il quale, dopo l’attraversamento dei Nove Cieli, che occupa i primi 29 canti (su 33) del Paradiso, il poeta immagina di salire in questo ultimo, che Beatrice così gli descrive:

«Noi siamo usciti fore
del maggior corpo al ciel ch'è pura luce:
luce intellettüal, piena d'amore;
amor di vero ben, pien di letizia;
letizia che trascende ogne dolzore.
Qui vederai l'una e l'altra milizia
di paradiso, e l'una in quelli aspetti
che tu vedrai a l'ultima giustizia.»
(Paradiso XXX, 38-45)

Si tratta di una sorta di anfiteatro dotato di sedili a forma di Rosa, dove siedono le Anime del Paradiso che sono candide; esse sono fatte di pura luce, simbolo di beatitudine divina, tanto che è quasi difficile riconoscerne i tratti. Le Anime sono disposte in due gruppi: quelle che credono nel Cristo Venturo, e quelle che credono nel Cristo Venuto.

«In forma dunque di candida rosa / mi si mostrava la milizia santa / che nel suo sangue Cristo fece sposa.» (Paradiso - Canto trentunesimo, vv. 1-3)

Nel XXXI Canto del Paradiso, l’ultima guida di Dante, nientemeno che Bernardo di Chiaravalle, spiega che al Centro della Rosa risiede la Vergine Maria, il cui fascio di luce è più forte di quello di tutte le altre Anime. Vicino a lei siedono i beati di fama più grande, tra i quali vengono menzionati Francesco d’Assisi, sant’Agostino d’Ippona, san Benedetto da Norcia, mentre nella parte superiore della Candida Rosa, i beati sono divisi in due parti uguali: una composta dalle Anime che si sono salvate per propria volontà, mentre dall’altra vi siedono le anime dei bambini o di quelli che non sono riusciti a raggiungere l’età della ragione[3].


Nell’esoterismo, il numero Sette, è considerato il numero della perfezione, espressione privilegiata della mediazione tra l’Uomo e la Divinità, della manifestazione dei poteri occulti, ed in quanto tali sono descritti con la simbologia della Luna Sepolta. Sette sono anche le lettere dell’alchemico V-I-T-R-I-O-L, ovvero di «Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem»: “visita l’interno della Terra e rettificando scoprirai la pietra nascosta.” Nell’Alchimia Ermetica si fa riferimento a vari materiali di lucentezza vitrea, particolarmente forti ed acidi, come il vetriolo, l’acido solforico[4], il solfato metallico, mentre sul piano metaforico indica il procedimento alchemico della Grande Opera e che consiste nel dissolvimento degli aspetti più duri ed egoistici della persona, così come avviene negli elementi fisici più grossolani, per poi ricomporli in forma nobile e giungere alla realizzazione della Pietra Filosofale.
Il termine nasce come acronimo formato dalla prime lettere di un celebre motto dei Rosacroce, comparso per la prima volta nell’opera Azoth del 1613 dell’alchimista Basilio Valentino, una frase che sovente continuava anche con le parole «Veram Medicinam», ad indicare che la pietra è anche il «vero rimedio» per ogni malattia; in tal caso l'acronimo diventava V-I-T-R-I-O-L-U-M. Fondamentalmente l’espressione indicava l’esigenza di scendere nelle viscere della Terra, ovvero in quegli anfratti più oscuri dell’Anima per conseguire l’iniziazione, operando quella trasmutazione della Materia nello Spirito, permettendo di conseguire infine l’immortalità e riportare alla luce la vera Sapienza (Sophia), attraversando le diverse fasi dell’Opera Alchemica: Nigredo, Albedo e Rubedo. A tal fine, occorreva un acido come il vetriolo in grado di sciogliere la Pietra più dura, o l’elemento più elevato ed incorruttibile, per provocare la trasformazione più radicale e conferire, quindi, un potere totale ed illimitato[5]. La singolarità di questo processo è che si otteneva il colore verde[6], risultante dalla distillazione dell’acqua di vetriolo e dello zolfo, come testimoniato da un trattato arabo del XIII secolo.

«Si distilli il vetriolo verde in una cucurbita o in un alambicco, usando il fuoco come strumento; prendendo quanto ottenuto dal distillato lo si troverà chiaro con una sfumatura verdastra

L’acqua celeste si sposa con il fuoco infernale, convertito e messo al servizio della Grande Opera in tutta la sua purezza, dove il numero Sette rappresenta il Tutto, in quanto Creazione. Ogni cosa esiste, sia essa di origine umana, animale, vegetale, minerale, etc., e contiene nella sua unità due opposti, senza che non vi sia il suo opposto, dato che la Legge della Dualità è quella che domina l’Universo, condizionando la nostra stessa esistenza. Così nascono i Sette Sacramenti, i Sette Spiriti di Luce e i Sette Pianeti ad essi collegati e che come controparte hanno i loro Sette Principi Negativi.
Sette erano anche le divinità supreme dell’assemblea che componeva il pantheon sumero degli Anunnaki[7]. Il Sette esprime la globalità, l’universalità, l’equilibrio perfetto e rappresenta un ciclo compiuto e dinamico, simbolo magico e religioso della perfezione, perché sovente legato al compiersi dello stesso ciclo lunare (l’elemento egoico della Terra), mentre ogni pianeta ha un’orbita crescente e una decrescente, perciò una vera e propria doppia polarità.
Se sommiamo cabalisticamente il numero 7 (1+2+3+4+5+6+7=28) esso ci dà inizialmente la somma 28, cioè 2 e 8, simbolo del binario (il 2 sono l’Uomo e la Donna, il Bene e il Male, il Positivo e il Negativo, etc.), mentre l’8 rappresenta l’infinito, la lemnisca, la continua lotta degli opposti per il raggiungimento dell’equilibrio, quindi simboli del continuo evolversi della vita per mezzo dei contrari.
Ma il numero sommato (2+8) dà come risultato 10, a sua volta formato da 1 e 0, che rappresentano il bastone e la coppa dei Tarocchi, il Tutto e il Nulla, il pieno e il vuoto, il primo principio attivo e fecondatore, lo Spirito di Dio che si libra sulle acque, mentre il secondo, il principio passivo delle acque primordiali fecondate nel buio delle tenebre, nel caos primordiale, l’Oroborus; perché tutto nasce nel buio, che non è altro che luce nera, conosciuta dagli ermetici come la luce astrale, la stessa dove è immerso il bambino nell’utero materno prima di venire al mondo durante i nove mesi di gestazione, anche se, al settimo mese (analogamente ai Sette giorni della Creazione), è già formato completamente.
Platone definiva il Sette come l’Anima Mundi, i Greci lo chiamarono “Venerabile” e lo associarono all’adorazione di Selene (la Luna) e di Apollo (il Sole), in quanto Sette erano anche le corde della sua Lira (i Pianeti sino ad allora conosciuti). Nella cultura ellenica, inoltre, l’armonia tra il pensiero e l’azione veniva indicata mediante i Sette Sapienti: Cleubulo con in mano la bilancia, Pittaco con un ramo d’ulivo, Solone con un teschio, Pariandro in posa calma e rassegnata, Talete colui che non sa ma che infinitamente sa, Chilone con in mano uno specchio, Biante che solleva una gabbia contenente un uccello.

«All’isola della Trinacria arriverai: là numerose pascolano le vacche e le pingue grecci del Sole, Sette armenti di vacche e Sette belle greggi di pecore…» (Omero, Odissea, XII, 127-133)

Sette erano anche le Meraviglie del Mondo Antico: il Colosso di Rodi, i Giardini pensili di Babilonia, il Mausoleo di Alicarnasso, il Tempio di Diana in Efeso, il Faro di Alessandria, il Giove Olimpico di Fidia e le Piramidi d’Egitto. Il Sette è il numero della Piramide, formato dal Triangolo (3) su un Quadrato (4), in quanto presso gli Egizi simboleggiava la vita, il perfezionamento della natura umana che congiunge in sé il ternario divino con il quaternario terrestre, essendo formato dall’unione della Triade con la Tetrade, indicante la pienezza della perfezione, partecipando così alla duplice natura fisica e spirituale, umana e divina: centro invisibile, Spirito ed Anima, di ogni cosa.
Nella Cabala ebraica, l’uomo viene rappresentato in una triplice essenza, seppure la sua evoluzione è settemplice: vegetativa, nutritiva, sensitiva, intellettiva, sociale, naturale e divina. Il Settimo giorno dalla nascita avveniva la circoncisione dei maschi, Sette volte venivano assolti i peccati (le Sette Virtù da opporre ai Sette Vizi Capitali) e sempre il Sette era il simbolo della perfezione che contiene il loro simbolo etnico: la Stella di David. Così come nella tradizione islamica, il Sette viene ripetuto più volte nel Corano, in quanto si sostiene che il Mondo sia sorretto da Sette Colonne poggianti nientemeno che sulle spalle di un Gigante! Sette sono i giri che il musulmano deve fare per conquistarsi il Paradiso intorno alla Kaaba, dove è sigillata la pietra che l’Arcangelo Gabriele inviò ad Abramo ed Ismaele, quando sulla base dei disegni dati da Dio, vi costruirono il Tempio.
Ed anche i Romani non potevano essere da meno, perché quando disegnarono il recinto della Città che sarebbe diventata la Capitale[8] del Mondo antico occidentale, non vi ammisero che Sette Colline conosciute come i Sette Colli (Capitolino, Esquilino, Palatino, Quirinale, Viminale, Celio e Aventino), lasciando le altre fuori dalle mura. Governata da Sette Re (Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo), leggenda vuole che la città divenne Eterna per Sette oggetti ivi condotti perché di buon auspicio: l’Ago di Cibele (una pietra nera adorata in Asia minore); la Quadriga donata dalla città di Veio; le Ceneri di Oreste, figlio di Agamennone; lo Scettro di Priamo, re di Troia; il Velo di Ilione; la Statua di Atena Pallade; i Dodici Scudi Ancili. Roma, inoltre, è la Citta delle Sette Chiese e con le Quattro Basiliche maggiori: S. Pietro in Vaticano, S. Giovanni in Laterano, S. Maria Maggiore, S. Paolo fuori le mura, e le tre Basiliche minori di S. Sebastiano sull’Appia, S. Croce in Gerusalemme e S. Lorenzo fuori le mura.
I Pitagorici lo considerarono simbolo di Santità, secondo la loro scuola il Sette era “amitor” (Senza Madre) in quanto non prodotto fattoriale ma generato solo dall’Unità. Considerato “Veicolo di Vita” in quanto formato dal Quattro (Azione, Materia, Anima, Femminile) più il Tre (Spirito, Sapienza, Maschile). Pitagora, studioso per eccellenza e promulgatore della Scienza dei Numeri, applicata anche alla Numerologia, era solito scegliere i suoi discepoli tra quelli che avevano il Sette nel loro profilo numerologico, in quanto persone riservate ed introspettive, con un forte intuito ed una predisposizione al misticismo.
Nel più tardo Medioevo, le Arti e le Scienze Muratorie venivano divise in due gruppi: un Trivio, detto letterario, composto di “tre discipline propedeutiche” quali Grammatica, Logica e Retorica, ed un Quadrivio, detto scientifico e composto da “quattro scienze fondamentali”, quali Aritmetica, Geometria, Musica, Astronomia. Queste Sette Discipline venivano poi sintetizzate in Sette Parole: Lingua (Grammatica), Ratio (Logica), Tropus (Retorica), Numerus (Aritmetica), Angulus (Geometria), Tonus (Musica) e Astra (Astronomia).

Il Sette pertanto è ovunque perché Sette sono anche i: Plessi o Chakra principali che costituiscono la Monade umana; Sette sono le ossa del tarso nel piede dell’uomo (calcagno, astragalo, scafoide, cuboide, tre cuneiformi); Sette sono le vertebre cervicali, Sette sono gli attributi di Allah (vita, conoscenza, potenza, volontà, udito, vista e parola); Sette sono gli Dèi della felicità del Buddhismo e dello Shintoismo, come Sette è il numero buddhista della completezza; Sette erano gli Dèi principali del Pantheon della Mesopotamia, gli Anunnaki; Sette furono anche le disastrose piaghe (o colpi) d’Egitto; Sette sono i doni dello Spirito Santo nella fede Cristiana (sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio); Sette sono i Sacramenti del Cristianesimo Cattolico Romano (battesimo, cresima o confermazione, eucaristia, penitenza, unzione dei malati, ordine sacro, matrimonio); Sette sono le Chiese dell’Asia dedicatarie dell’Apocalisse (Ap1:4), destinatarie di Sette Lettere, contenute nei cap.2 e 3 (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia, Laodicea); Sette sono i Sigilli la cui rottura annuncerà la Fine del Mondo, seguita dal suono di Sette Trombe suonate da Sette Angeli, quindi dai Sette Portenti e infine dal versamento delle Sette Coppe dell’Ira di Dio (Giovanni, Apocalisse); Sette furono i veli della Danza di Salomè; le opere di Misericordia; Sette sono i Rishi, i saggi profeti della tradizione dell’Induismo; l’Uomo stesso è definito dai buddisti come Saptaparna, la “Pianta a Sette Foglie”, attribuendogli Sette Principi; il Buddha individuò Sette Mondi o gradi Maya, costituito ciascuno da Sette Cerchi di evoluzione di una catena planetaria formanti 49 (7x7) stazioni di esistenza attiva; nel Libro Tibetano dei Morti questi 49 (7×7) giorni sono rappresentati dal segno dello Swastika (7×7), sulle corone delle Sette Teste del Serpente dell’Eternità dei Misteri, mentre nella mitologia indiana, al mistero dei Sette Fuochi, si accompagnano in genere le 49 (7×7) suddivisioni o 49 (7×7) aspetti del Fuoco; Sette sono i colori dell’Arcobaleno, ovvero il numero di bande di frequenza in cui viene suddiviso lo spettro visibile (Giallo, Arancione, Rosso, Verde, Blu, Indaco e Violetto); Sette sono le note musicali e le chiavi musicali (Violino, Soprano, Mezzosoprano, Contralto, Tenore, Baritono e Basso); Sette sono i giorni della settimana, i mesi di 31 giorni (gennaio, marzo, maggio, luglio, agosto, ottobre e dicembre); Sette sono i simboli usati per esprimere i numeri romani (I, V, X, L, C, D, M); Sette è anche sinonimo di Governo dei Cicli e dei Ritmi della Vita Umana; Sette sono gli anni della carica a Presidente della Repubblica Italiana; le uova di gallina si schiudono dopo 21 giorni (7x3), quelle di anatra si aprono dopo 28 giorni (7x4), quelle di struzzo dopo 56 giorni (7x8), le cagne partoriscono dopo 63 giorni dalla fecondazione (7x9), le mucche dopo 280 giorni (7x40); dopo il concepimento, l’embrione rimane tale per Sette settimane per poi trasformarsi in feto, il movimento di questo processo è seguito da un periodo di 126 giorni (7x18), il periodo di variabilità di 210 giorni (7x30), quello della gestazione si chiude in 280 giorni (7x40), o volendo usare una diversa misura temporale, il parto avviene dopo Sette Lune Nuove; in fase di sviluppo e crescita, il bambino intorno al settimo mese pone i primi denti da latte, e attorno ai Sette anni ottiene i denti definitivi, ogni Sette anni completa un ciclo fisico e psico-fisico, a 14 (7x2) lascia lo stadio della pubertà, e a 21 (7x3) completa il suo sviluppo; nell’ambito dei processi patologici umani, molte malattie si risolvono nell’arco di Sette giorni.

Ovviamente anche un libro enigmatico, quanto mai iniziatico ed esoterico, come la Bibbia, non poteva non contenere riferimenti al numero Sette, così importanti da non destare qualche sospetto. Perché in una sommaria descrizione, emergono i seguenti riferimenti:

· Noè condusse nell'Arca Sette coppie di ciascun animale, dopo Sette giorni arrivò il Diluvio (Genesi 7,2-10), a fine evento, quando inviò fuori la colomba passarono periodi di Sette giorni prima del suo ritorno (Genesi 8,10);
· Il Settimo giorno dalla nascita avveniva la circoncisione dei maschi secondo il patto di Dio con Abramo (Genesi 17);
· Abramo concluse un patto con Abimelech con Sette agnelle (Genesi 21,28-31);
· Da Labano, Giacobbe lavorò Sette anni per Lia e altri Sette per Rachele (Genesi 29,18-20; 29,27), così come la settimana nuziale durò Sette giorni (Genesi 29,28); Labano infine inseguì Giacobbe per Sette giorni (Genesi 31,23);
· Giacobbe si prostrò Sette volte prima di incontrare Esaù (Genesi 33,3);
· Le vacche grasse e le vacche magre, come le spighe piene e le spighe vuote dei sogni del faraone, sono Sette (Genesi 41,17-24);
· In Numeri, Balaam, che vuole maledire Israele, iniziò propiziandosi gli eventi col numero Sette e fece costruire Sette altari per sacrificarvi Sette giovenchi e Sette arieti (Numeri 23,1);
· Chi tocca un cadavere d'uomo è immondo per Sette giorni. (Numeri 19,11);
· Nel libro dell'Esodo, Madian ebbe Sette figlie e Mosè ne prese una in moglie (Esodo 2,16-21);
· La Pasqua dura Sette giorni (Esodo 11,15);
· Il Settimo anno è l'anno sabbatico, al pari del sabato (Esodo 23,10-12);
· Mosè attese sei giorni sul monte Sinai e il Settimo, il Signore lo chiamò dalla nube (Esodo 24, 16);
· La Lampada del Tempio, la "Menorah", come abbiamo già visto è composta di Sette bracci (Esodo 25,37).
·  L'investitura dei sacerdoti dura Sette giorni (Esodo 29,37);
· Nel Libro del Levitico dal secondo giorno di Pasqua: "Conterete Sette settimane complete" (Levitico 23, 15-18) e Sette settimane dopo la Pasqua verrà celebrata la Pentecoste, ed in tale festa saranno sacrificati Sette agnelli;
· La Festa delle Capanne è nel settimo mese e dura Sette giorni (Levitico 23,33-6);
· Nei riti va fatta Sette volte l'aspersione dell'altare (Levitico 8,11);
· Alla nascita di un maschio la madre è impura per Sette giorni (Levitico 12,2-3);
· Dopo l'esame da parte di un sacerdote il sospetto affetto da Lebbra restava isolato per Sette giorni, se nel mentre la piaga non si sarebbe allargata, veniva isolato per altri Sette giorni prima di essere poi dichiarato guarito (Levitico 13,5-6);
· La donna mestruata restava “impura” per Sette giorni dalla fine del flusso del sangue (Levitico 15,19);
· Il calendario liturgico era strutturato in un ciclo di Sette solennità o feste (Levitico 23), nel settimo anno si celebrava un riposo completo per la terra e il Giubileo era modellato sulla solennità di Pentecoste: "tu conterai sette settimane di anni..." (Levitico 25);
· Dopo “Sette settimane di anni” veniva celebrato il Giubileo, il settimo mese, il giorno stesso del "Kippur", al decimo giorno del settimo mese al suono della tromba "Shofar", veniva, inoltre, proclamata la liberazione di tutti gli abitanti del paese (Levitico 25,8-10);
· La cerimonia d'ordinazione dei sacerdoti dura Sette giorni (Esodo 29,35 e Levitico 8,33; 9,1) ed il sacerdote deve compiere Sette aspersioni di sangue per l'espiazione dei peccati (Levitico 4,6);
· Per prendere Gerico, Sette sacerdoti portarono Sette trombe di corno d'ariete, lo Shofar, davanti all'Arca e il settimo giorno girarono intorno alla città per Sette volte suonando le trombe, e ad un gran grido del popolo entrarono senza ostacoli nella città nemica (Giosuè 6,4-5);
· Re Davide consegnò su loro richiesta Sette nipoti di Saul ai Gaboniti e furono impiccati (2Samuele 21,5);
· Nel libro de Proverbi si legge:
"Sei cose odia il Signore, anzi Sette gli sono in abominio: occhi alteri, lingua bugiarda, mani che versano sangue innocente, cuore che trama iniqui progetti, piedi che corrono verso il male, falso testimone che diffonde menzogne e chi provoca litigi tra fratelli." (Proverbi 6,16-19)
"Non si disapprova un ladro se ruba per soddisfare l'appetito quando ha fame; eppure se è preso, dovrà restituire Sette volte..." (Proverbi 6,30)
"Chi odia si maschera con le labbra, ma nel suo intimo cova il tradimento; anche se usa espressioni melliflue, non ti fidare, perché egli ha Sette abomini nel cuore." (Proverbi 26,25)


In questa prolissa disamina sul significato esoterico del numero Sette non poteva certo mancare anche l’industria cinematografica, e tanti sono i film che nel proprio titolo menzionano il numero Sette, da: Sette Anime, Sette minuti dopo la mezzanotte, Sette orchidee macchiate di rosso, Settembre, Seven, Seven swords, Sette anni in Tibet, Sette opere di misericordia, Settimo Cielo, I Magnifici Sette, I Sette Samurai, Seven Sisters, etc. Ma uno in particolare menzionerò all’interno di questo studio, “Sette Spose per Sette Fratelli” (Seven Brides for Seven Brothers), un film del 1954 diretto da Stanley Donen.
La trama di per sé alquanto semplice, racchiude però dei significati nascosti e reconditi di ben altra levatura. La vicenda si svolge sulle montagne di un villaggio dell’Oregon, attorno al 1850, dove vivono i Sette fratelli Pontipee: Adamo, Beniamino, Caleb, Daniele, Efraim, Filidoro e Gedeone (tutti nomi che sono già un programma); sono giovani e scapoli, preoccupati a spaccar legna e menar le mani che non di mettere la testa a posto e trovar moglie. Adamo, il fratello maggiore e figura “paterna”, si rende conto che una presenza femminile è indispensabile, specie per tenere in ordine e pulita la baita, poter mangiare dei pasti decenti e adeguati, perciò decide quando scende al villaggio a valle, per acquistare provviste, di trovare la sua futura moglie. La ricerca lo porta a conoscere Milly[9] (altro nome che è tutto un ulteriore programma), cameriera dell’osteria-locanda del luogo e tra i due scocca il colpo di fulmine, coronato da immediate nozze.
Durante il viaggio per fare ritorno alla dimora dei Pontipee, Adamo però non rivela alla moglie dell’esistenza dei fratelli e non appena mette piede in casa, si rende conto della situazione, ovvero che Adamo sembrerebbe averla sposata solo per fare da sguattera a lui e a i fratelli; solo la decisione di Adamo di dormire su di un albero per lasciarla tranquilla, la persuade dei suoi veri sentimenti e propositi di rispetto per lei. I primi giorni comunque non sono facili, i fratelli Pontipee non sono stati educati alle buone maniere a tavola ed alla pulizia, ma la buona cucina della ragazza, le sue drastiche e decise maniere iniziano a dare dei risvolti positivi sul comportamento di tutti, insegna persino ai fratelli del marito a ballare e a corteggiare una donna.
Arriva il giorno della festa del paese, Milly, Adamo e i sei fratelli scendono a valle, dove è in programma tra l’altro una gara di velocità con tutti i giovanotti della zona, e che consiste nella costruzione di un magazzino in legno. La competizione è preceduta da un ballo, durante il quale i Pontipee dimostrano la propria abilità alle ragazze appena conosciute e cominciano a corteggiarle. La costruzione del magazzino, il cui premio è una vitellina, finisce però in una gigantesca rissa, dove i Pontipee, invisi agli altri giovani del villaggio per le conquiste fatte in così breve tempo, specie tra le ragazze, finiscono tutti a fare a pugni con la conseguenza che il magazzino, appena costruito, finisce distrutto e sul terreno rimangono molti di essi pesti e malconci.
Tornati alla baita, Milly si prende subito cura dei cognati feriti, ma i fratelli non hanno altro pensiero che per le ragazze incontrate al villaggio, dato che ognuno di loro, nel cuore, ne ha già scelto la propria futura sposa. Neanche uno tra loro osa però farsi avanti, poiché tutti sanno che i genitori delle fanciulle non approverebbero mai al matrimonio con dei rozzi taglialegna di montagna. Adamo, tra il comprensivo e lo scanzonato, ricorda ai fratelli la storia del Ratto delle Sabine e li istiga a regolarsi allo stesso modo, dicendo loro che una volta che le ragazze saranno state rapite e portate lì alla baita, i genitori non potranno più opporsi alle loro unioni; ovviamente raccomanda di rapire anche il pastore per regolarizzare subito le coppie.
I fratelli si mettono subito all’opera e in breve portano a compimento il vero e proprio “sequestro”, ma non riescono a prendere anche il pastore. Le ragazze si trovano così a svernare nella casa dei Pontipee, poiché il passo tra le montagne che porta al villaggio è stato ostruito durante la fuga da una valanga e che solo il disgelo primaverile potrà liberare. Milly, furente se la prende con Adamo, il quale aveva istigato i fratelli nell’illecito atto, le ragazze a loro volta sono furenti con i sei fratelli, i quali vengono poi sfrattati di casa da Milly ed obbligati a dormire nella stalla per rispetto delle ragazze; frattanto Adamo, rabbioso per le terribili parole della moglie, decide di andarsene in una baita in alta montagna ad attendere la primavera.
I mesi passano, le ragazze iniziano a conoscere sempre meglio e ad apprezzare i sei uomini e finalmente arriva anche la primavera. I genitori delle rapite, non appena le condizioni lo permettono, radunano concittadini, cavalli ed armi per andare a riprendersi le figlie. I Pontipee, ricondotti alla ragione da Adamo prendono la decisione di riconsegnare le ragazze in modo pacifico, onde evitare che il tutto possa degenerare. Ma le ragazze non intendono più ritornare indietro e si impuntano per restare con i loro compagni, tanto che i Pontipee devono acciuffarle per ogni dove, in modo da poterle caricare sul carro e riportarle a casa, nel mentre, durante la generale colluttazione, arrivano anche i parenti che credono che le loro figlie siano vittime di violenza e bloccano i sei ragazzi, tenendoli sotto il tiro dei fucili.
Proprio nel momento critico si sente il pianto della figlioletta di Milly e Adamo, il pastore che ha accompagnato i concittadini, spera che non sia di una delle ragazze e le incoraggia a confessare, ma le sei fanciulle rispondono insieme che il figlio è di tutte loro. Non potendo perciò sapere di chi sia figlia, le nozze riparatrici si rendono quindi obbligatorie per le sei ragazze e i sei fratelli.
Una classica storia del cinema americano degli anni ’50 del XX secolo, eppure racchiude in sé tutta una serie di conoscenze di non poco conto. A cominciare dalla numerologia del titolo “Sette Spose per Sette Fratelli”, così come i vari personaggi scelti, che ricalcano nomi di ben chiara connotazione ebraica, o di origine semitica, compreso quello di Milly, deus ex machina della situazione, in qualità di sposa sacra, iniziale Vestale (come le future ragazze), ovvero quella figura che nella Roma antica, era la sacerdotessa addetta al Culto di Vesta, custode del Fuoco Sacro e legata allo stato di verginità come stato sacrale. Ella si cura del fuoco domestico, e come una novella Iside, porta conoscenza e novità nell’ambiente chiuso e grezzo dei fratelli Pontipee, rendendoli uomini anche interiormente, e non solo come rudemente sanno esserlo nel quotidiano.
Inoltre, come non vedere anche la correlazione tra le Sette Stelle della Costellazione dell’Orsa Maggiore (il Grande Carro), con le Stelle delle Pleiadi, con i Sette Sposi per le Sette Sorelle? Dubhe, Merak, Phecda, Megrez, Alioth, Mizar e Alkaid (o Benetnash) sono le Stelle che compongono l’Orsa Maggiore, come Asterope, Merope (o Dryope o Aero), Elettra, Maia, Taigete, Celaeno ed Alcyone sono le Stelle che compongono la Pleiadi. Ma i Sette astri del Grande Carro, nell’antica Valle dell’Indo, incarnavano anche i Rishi, gli ispiratori dei Veda, le guide della prima epoca successiva al Diluvio Universale. Si scopre, così, che: Kratu incarna o proveniva dalla stella Dubhe, Pulaha dalla stella Merak, Pulastya dalla stella Phecda, Atri dalla stella Megrez, Angiras dalla stella Alioth, Vashista dalla stella Mizar e Bhrigu dalla stella Alkaid.
La loro conoscenza vivente, inoltre, trovava un suo riflesso proprio nelle Pleiadi, l’ammasso stellare della Costellazione del Toro, da quella porta cosmica (o Portale) da cui si dice, il nostro Sistema Solare entrò nell’Universo. Nell’antica iniziazione indiana, le Pleiadi, per l’appunto, erano le spose delle Sette Stelle dell’Orsa Maggiore, chiamati i Sette Sposi delle Sette Sorelle, proprio come nel celebre film sopradescritto; così i santi Rishi sono sposati alla Conoscenza che proviene direttamente dalle stesse Stelle.
Questi due sistemi stellari sono anche due tappe di un ben preciso percorso iniziatico, concepito guardando alle Costellazioni come una mappa del mondo animico-spirituale, in cui la via è tracciata verso dei gradi di Coscienza Superiore. Secondo il Mito, infatti, si procedeva: dalle Sette Stelle dell’Orsa Maggiore (chiamati i Sette Fratelli), alle Sette Stelle del Toro, le Pleiadi (chiamate le Sette Sorelle), e superate queste Sette Coppie si arrivava a Sirio, la Stella dell’Ottava Superiore; Sirio, per gli Egizi, era Iside, la sposa di Osiride (la Costellazione di Orione). Iside, che per la tradizione cristiana diverrà poi la divina Sophia della Gnosi, era “portata, condotta o infusa” sulla Terra dagli stessi Rishi, i quali incarnando gli insegnamenti del Manu[10], avevano intessuto nel proprio Corpo Eterico la saggezza delle Origini.



[1] Nella tradizione ebraica il candelabro a 7 luci, detto Menorah, è il simbolo della fede eternamente accesa, fatto costruire da Mosè su ordine di Geova. Le Sette Luci ardevano per rappresentare simbolicamente la fede eternamente accesa.
[2] I teologi medioevali ripresero questa visione, rafforzata dal fatto che il numero nove era considerato "perfetto" in quanto espressione della Trinità di Dio (9 = 3×3).
[3] San Bernardo, infine, innalza una preghiera alla Vergine per concedere la grazia al poeta, a cui si uniscono le invocazioni dei beati, ottenendo infine il miracolo e la liberazione da ogni peccato.
[4] Lo stesso acido che compone l’atmosfera di Venere.
[5] La Massoneria si è poi riappropriata dell'acronimo VITRIOL, facendone non solo un semplice invito al compimento di un percorso, ma anche un codice esoterico da decifrare per il conseguimento alle loro iniziazioni. La parola VITRIOL si trova impressa infatti sulla parete della camera oscura massonica, cioè del gabinetto di riflessione dove deve sostare il nuovo adepto prima di essere infine affiliato.
[6] Sul colore verde è singolare anche una legge enunciata da Gustavo Rol. Nato a Torino nel 1903 da famiglia agiata, cresce in un ambiente ricco e colto, si laurea in legge nel 1933 sebbene prediliga l‘arte e la musica. Secondo i suoi racconti e le testimonianze, la sua svolta spirituale avviene attraverso l’incontro con un “personaggio misterioso” a Marsiglia. Durante la sua vita studiò e affinò proprie qualità spirituali mettendole al servizio del prossimo; muore a Torino il 22 settembre 1994. Egli sosteneva di aver scoperto “una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla.” A parte le sue abilità “magiche” per le quali è ancora oggi noto al grande pubblico, egli comprese che l’Uomo può divenire la “porta” che mette in comunicazione il mondo della Materia e dello Spirito. Attraverso i suoi studi, i talenti e la pratica, aveva appreso come farsi porta ed espressione di questo Spirito nel mondo materiale, e per fare ciò utilizzava i tre canali percettivi più comunemente usati: visivo, uditivo e cinestesico per “accordare” il proprio corpo con la psiche in una precisa vibrazione.
[7] Anunnaki (o Anunnaku), ossia “Figli di An”, indicava l’insieme degli Dèi sumeri costituitisi in una vera e propria assemblea divina, presieduta da An, Dio del Cielo. Tale assemblea si componeva di Sette Divinità Supreme, di cui facevano parte i quattro principali Dèi Creatori: An, Enlil, Enki e Ninhursag, a cui si aggiungevano anche Inanna, Utu, Nanna, ed ulteriori 50 divinità minori detti Igigi.
[8] Costantinopoli, la seconda capitale dell’Impero, quello d’Oriente, venne anch’essa costruita su Sette Colline.
[9] Deriva dal cognome latino Camillus. Presso i romani, il camillus e la camilla erano fanciulli di condizione libera che assistevano il sacerdote durante i riti sacri. Il termine ha probabilmente origine etrusca e fenicia.
[10] Manu (dal sanscrito man=pensare), in mitologia e nell'esoterismo, è un essere divino, un maestro di antica sapienza, identificato da René Guénon come il «Re del Mondo», dotato di intelligenza cosmica e contrapposto all'oscuro «Re di questo Mondo». Guénon vede in Manu una figura ricorrente in diverse religioni e resoconti spirituali, appartenente perciò alla tradizione integrale dell'umanità, a una sorta di dottrina universale: egli lo ritrova ad esempio nel Manu degli hindu, nel Menes degli Egizi, nel Menew dei Celti, nel Minosse dei Cretesi, nel Melchisedek ebraico.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte II - Antropogenesi / Lezione 5, 5.1 - Metamorfosi alchemica del Sistema Solare

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