"Materia, Nebulose, Stelle, Pianeti" di Federico Bellini

Tutte le Stelle, compreso il nostro Sole, ci mostrano soltanto la loro “pelle” e sulla cui superficie ci permettono di poter osservare un ventaglio straordinario ed estremamente interessante di fenomeni: granuli, macchie, brillamenti, protuberanze, etc. L’incredibile lontananza le rendono, ai nostri occhi di piccoli osservatori terrestri, nient’altro che semplici luci notturne nel buio firmamento, perché di esse ci perviene solamente la loro radiazione, sorta di canto lontano attenuato dalla prodigiosa attività interna che le mantiene attive.

«Il Sole, con tutti quei pianeti che girano intorno ad esso e da esso dipendono, può ancora maturare un grappolo d’uva come se non vi fosse nient’altro da fare in tutto l’Universo.» (Galileo Galilei)


In questa ottica, una Stella è come un enorme palla di gas calda e che per milioni o miliardi di anni rimane ferma al centro del suo Sistema, seppure si sposti continuamente e a velocità impressionanti all’interno della Galassia. Sulla Terra siamo abituati al fatto che una massa di gas libero abbia la tendenza a disperdersi, occupando tutto lo spazio circostante, mentre al contrario il gas di una Stella, ben lungi dal disperdersi nello Spazio, resta confinato in un volume ben determinato perché la gravità assurge il ruolo di direttore assoluto dell’organizzazione della Materia stessa di cui è formata.
Ciascun Atomo della Stella è attirato verso il Centro, l’attrazione permette tra tutti gli Atomi di assicurare la coesione del gas e, attraverso la propria attrazione, ne costituisce la forma di una sfera quasi perfetta. Grazie ad un meccanismo interno che ne vieta la contrazione, si fabbrica invece calore, ovvero energia, e questa energia si propaga verso la superficie riuscendo a sostenere il peso della Stella, disperdendosi sotto forma di radiazione una volta raggiunto lo Spazio esterno. La Gravità è comunque quella forza che presiede alla Creazione e all’Evoluzione, ma è anche il germe della loro futura morte, perché la vita di una Stella non è che una lotta disperata e continua contro il proprio peso.
Una lotta incessante perché ad ogni tappa della propria evoluzione, una Stella trova sempre delle nuove risorse per sostenersi, ma prima o poi la battaglia sarà persa perché la Gravità trionferà ed essa collasserà su stessa inesorabilmente. La Gravità è un dominio assoluto che plasma tutte le grandi strutture universali, perché da essa nascono le Stelle, i Pianeti, gli Ammassi, le Galassie, co-me dalla sua contrazione tutti questi oggetti, un giorno, troveranno la morte, ma anche la loro trasformazione.
Come la pioggia, una Stella è una specie di goccia che si è condensata entro una nube di gas, ma paragonata tuttavia alle condizioni che si trovano sulla Terra, si può affermare che una Stella si forma dal Niente. Pensate che l’aria che respiriamo comunemente ogni giorno contiene circa trenta miliardi di miliardi di Atomi per centimetro quadro, una nube interstellare, invece, non ne contiene più di qualche decina, inoltre si estende su centinaia di anni luce e raccoglie una massa pari a diverse migliaia di soli. La nube interstellare, non è solo rarefatta, ma persino fredda e nella quale le polveri rappresentano solo un 2% della massa della nebulosa stellare, essendo il resto formato da gas di cui il 78% composto da atomi di idrogeno, il 20% di atomi di elio e il 2% da tutti gli altri elementi.
Le polveri contengono la maggior parte degli elementi più pesanti e presenti in percentuale nella conformazione dei pianeti: carbonio, ossigeno, ferro, silicio, magnesio. Le nubi più dense contengono da 10.000 a un milione di molecole per centimetro cubo e hanno temperature di una decina di gradi Kelvin, equivalenti a 263° sotto lo zero. Una simile nube resterebbe indubbiamente stabile nella misura in cui la velocità di agitazione degli atomi, responsabile della temperatura, fosse sufficiente a compensarne la gravitazione e che tenderebbe ad avvicinarli, ma ad un certo punto si forma una perturbazione e che diviene poi instabile, perché la forza di gravità ad una temperatura così bassa è maggiore della pressione termica esercitata dalle particelle di gas e polveri.
Ad oggi, la moderna scienza conosce diversi meccanismi per comprimere una nube e scatenarvi la nascita delle Stelle. Nelle Galassie dette Spirali, le Stelle sono principalmente raggruppate in giganteschi bracci che emanano da un rigonfiamento centrale, e dove questi bracci ruotano lentamente intorno ad esso; anche il nostro Sole, all’interno del Braccio di Orione, effettua un giro completo intorno al Centro della nostra Galassia in 225-250 milioni di anni.


Dal momento che questi bracci trasportano Materia, essi propagano un eccesso di densità il cui movimento nel mezzo interstellare è accompagnato da una compressione che provoca la condensazione di Stelle. Tutto questo movimento vibrazionale è quasi sicuramente acuito anche dalla morte cataclismatica delle Supernove, nel momento in cui i loro frammenti vengono scagliati a velocità di decine di migliaia di chilometri al secondo, trasformando, così, le nubi interstellari in nursery di Stelle.

Ma il vero miracolo si compie quando la nube interstellare inizia a comprimersi, diventa così opaca e non appena smette di assorbire la Luce delle altre Stelle, si raffredda quasi fino allo zero assoluto, gli Atomi della nube diventano allora tanto rallentati, quasi fissi, che la mutua attrazione gravitazionale prende il sopravvento sul moto di agitazione interna. La ripartizione della Materia nella nube non è mai del tutto perfettamente omogenea, vari grumi costituiti da Atomi si alternano a dei veri e propri buchi, ma dato che la stessa Materia genera gravità, si verifica un eccesso di gravitazione intorno a ciascuno di essi. Questi, poi, iniziano ad attirare irresistibilmente gli Atomi più prossimi o vicini, lenti perché freddi, ma il loro potere attrattivo aumenta in ragione degli Atomi catturati e a quel punto, i grumi, si trasformano in globuli più condensati che misurano qualche miliardo di chilometri e raccolgono l’equivalente di diverse masse stellari.
A questo punto interviene un meccanismo chiave, l’Instabilità di Jeans, secondo il quale in un mezzo disperso, una perturbazione di densità diviene instabile quando essa arriva ad una certa massa critica, successivamente si separa dal mezzo per formare un sistema stabile, legato dalla sua gravitazione e nella quale, il globulo appena formatosi, ancora troppo freddo per sostenere il proprio peso, si contrae e si isola dal resto della nube, ma contraendosi sempre più comprime il gas al suo Centro a pressioni, temperature e densità sempre più elevate; qui il gas riscaldato si mette ad irradiare energia, e da nero il globulo diventa rosso.
Un Astro è nato ma non è ancora una Stella, perché non irradia una quantità sufficiente di energia per auto-sostenersi, perciò la proto-stella continua a contrarsi anche se a velocità più ridotta. È solo nell’istante in cui la temperatura centrale raggiunge i dieci milioni di gradi che l’idrogeno comincia a bruciare attraverso quel gioco che sono le reazioni termonucleari, ed è a questo punto che una nuova energia è infusa nel nucleo dell’Astro e che si stabilizza, ed è lì che si accende la Luce e nasce una nuova Stella.

«Le Stelle sono buchi nel Cielo da cui filtra la Luce dell’Infinito.» (Confucio)

Fu il filosofo Platone[1] che per la prima volta descrisse la centralità delle Stelle nella complessa Creazione Universale, come egli stesso descrive in questo mirabile passaggio tratto dal Timeo: “Il Demiurgo fece Anime in numero pari a quello delle Stelle e le distribuì, ciascun’Anima nella propria Stella. E ponendole come su dei carri, egli mostrò loro la natura dell’Universo e dichiarò loro le leggi del Destino. Sarebbe toccata una prima nascita uguale per tutte, affinché nessuna risultasse svantaggiata per opera sua, e sarebbero state seminate tutte negli strumenti del Tempo, ciascuna in quello che le era appropriato, per nascere come le creature viventi più timorate di Dio; e dal momento che la natura umana è semplice, la parte migliore, sarebbe stata quella che d’ora in poi avrebbe avuto il nome di 'Uomo'… E colui che fosse vissuto bene per il tempo assegnatoli sarebbe ritornato alla dimora della sua Stella consorte, dove avrebbe vissuto una vita felice e congeniale; ma se fosse venuto meno in ciò, nella sua seconda nascita sarebbe stato mutato in una donna; e se in tale condizione non si fosse astenuto dal Male, allora, secondo il carattere della sua depravazione, sarebbe stato continuamente tramutato in una qualche bestia della natura, conforme a tale carattere, né avrebbe avuto requie dal travaglio di queste trasformazioni finché, lasciando che la rivoluzione del Medesimo e dell’Uniforme entro di sé si trascinasse dietro tutto il tumulto di fuoco e di acqua e di aria e di terra che vi si era in seguito aggregato attorno, egli non avesse controllato la propria turbolenza irrazionale con la forza della ragione e non fosse ritornato alla forma della sua condizione primitiva e migliore. Dopo che ebbe comunicato loro tutte queste disposizioni, così da rimanere senza colpa della futura malvagità di chiunque tra di loro, li seminò, alcuni sulla Terra, altri nella Luna, altri negli altri Strumenti del Tempo.” (Timeo, 41-e42 d).

Seppure sia una figura centrale dell’Ordine Cosmico, in questa sede non andremo ad approfondire la figura del Demiurgo, di cui ci occuperemo nei capitoli successivi, ma andremo ad avere un primo approccio nella sua azione all’interno della Creazione, proprio come era stata pensata o immaginata dagli antichi sistemi filosofici.
Platone ci spiega che questo Demiurgo, dopo aver costruito la “Struttura” (Skambha), governato dall’equatore e dall’eclittica (chiamati dal filosofo “il Medesimo” e “l’Altro”), che configurano la lettera greca X, e dopo aver regolato le orbite dei pianeti secondo proporzioni armoniche, imbrigliò l’energia, la rivestì di un involucro e creò le “Anime.” Per farle si servì degli stessi ingredienti che aveva usato per fare l’Anima Universale (o Anima Mundi), esse però non erano “così pure come prima”. Ad ogni modo, il Demiurgo seminò le Anime in numero pari a quelle delle Stelle fisse, negli “Strumenti del Tempo” (i Pianeti) e fra i quali Timeo annovera anche la Terra, tanto che le seminò “ciascuna in quello che le era più appropriato.”
Timeo, inoltre, alludeva anche ad un antico sistema che stabiliva un rapporto tra i membri fissi della comunità astrale e quelli vaganti, incluse non solo le “Case Zodiacali” e le “Esaltazioni dei Pianeti”, ma persino le Stelle fisse in generale. Conosciamo questa impostazione da tavolette cuneiformi astrologiche che contengono un numero considerevole di informazioni sulle Stelle e determinati Pianeti, seppure il materiale non sia sufficiente a spiegare pienamente le regole di tutto questo disegno così complesso. Fondamentalmente, però, le Anime ad un certo punto della Creazione vennero tolte dalla Stelle fisse e trasferite sui rappresentanti planetari corrispondenti, sempre secondo regole ben precise, mentre il Demiurgo decise di ritirarsi trasformandosi in una sorta di Deus Otiosus, mettendo così in moto la Macchina del Tempo e nella quale, anche noi esseri umani, ancora oggi, ne siamo tra gli ultimi protagonisti.

«Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’Auto-Coscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo Materia Stellare che medita sulle Stelle.» (Carl Sagan)

Platone espose anche un ulteriore concetto interessante, quello dell’Iperuranio, descritto per la prima volta nel Fedro. Secondo il filosofo sarebbe quella zona al di là del Cielo (da qui il nome) dove risiedono le Idee, dunque, è quel Mondo oltre la Volta Celeste che è sempre esistito in cui vi sono tutti quei concetti immutabili e perfetti, raggiungibile solo dall’intelletto e da nessun altro, specie dagli esseri terreni e corruttibili. Nella visione classica la Volta Celeste rappresentava il limite estremo del luogo fisico, perciò la definizione di ben “Oltre la Volta Celeste”, sembrerebbe collocare l’Iperuranio in una dimensione altra, parallela, metafisica, a-spaziale, ed a-temporale, dunque puramente spirituale, quasi associabile, forse, a quel 95% di Universo che ancora non conosciamo, fatto di Energia e Materia Oscura
Infatti, per Platone, l’Iperuranio non è da intendere come un Mondo Metafisico o Astrale dove risiedono “fantasmi di idee”, ma semplicemente come un valore morale, il più alto ideale di perfezione, e di conseguenza, si viene a generare una sorta di superiorità tra esso e il Mondo reale, dove inoltre si riscontra anche un maggior grado di perfezione. Un simile concetto si ritrova anche nella corrente filosofica indiana del Giainismo, in quello che loro chiamano il regno di Siddhashila, la vetta più alta dell’Universo dove risiedono i Siddha, ossia i maestri illuminati che hanno abbandonato il Corpo, e di cui le loro Anime pure, qui vivono immerse nella loro natura eterna, in una condizione di beatitudine e immobilità.
L’Iperuranio è quindi manifestazione di un Regno delle Idee in esso contenute, rappresenta il modello secondo cui il Demiurgo ha formato il Mondo delle Cose, la Materia. Il Mondo Fisico, secondo Platone, deriverebbe da un Padre (o il Mondo delle Idee) e da una Madre (la Materia), che è la condizione per l’esistenza del Mondo Fisico ma che mantiene, comunque, una sua componente di indeterminazione. Idee e Materia, pertanto, si mostrano co-eterni perché sono sempre esistiti, e a differenza della divinità cristiana, che crea il Mondo interamente, quella platonica si limita solo a plasmarlo, non essendo onnipotente ma limitato, in quanto deve agire all’interno di due contesti ben precisi: la Materia, che gli impedisce di costruire un Mondo a lui perfetto, e le Idee, che sono il mo-dello di base e a cui deve per forza attenersi.
Anima e Materia non sono scisse, e continuare a pensare la prima appartenente ad una dimensione energetica diversa dalla seconda, o peggio ancora "altra", rispetto alla sua vera natura mediatrice di esperienza nel mondo grezzo della mondanità, è uno dei più grandi e madornali errori delle moderne visioni spirituali. L'Anima Mundi o Anima del Mondo, secondo Platone, indicava la vitalità stessa della Natura nella sua totalità, assimilata ad un unico organismo vivente. Rappresenta, quindi, il principio unificante e dalla quale prendono forma tutti i singoli organismi, ognuno articolandosi e differenziandosi, poi, secondo le proprie specificità individuali, rimanendo pur sempre legati ad una comune Anima Universale.

«Questo Universo è un Animale unico che contiene in sé tutti gli animali, avendo una sola Anima in tutte le sue parti.» (Plotino, Enneadi, IV, 4, 32)


Il Mondo, la nostra Terra e tutte le sue creature, compreso l'uomo, è quindi un grande Animale fatto di Materia "Viva", la cui vitalità è supportata da quest'Anima, infusagli dal Demiurgo e che viene incessantemente plasmato dai quattro elementi fondamentali: il Fuoco, la Terra, l'Aria e l'Acqua.
Leggendo alla lettera il “Timeo” si incontra ad un certo punto questa specie di “plasmatore divino”, dove sembra che il Mondo non esista (almeno fisicamente seppure potenzialmente nelle Idee) e che ci sia solo la sostanza di tutte le cose, come se ci fosse un tempo precedente ed uno successivo e che fa sorgere a Platone una domanda centrale: “Che cosa è il Tempo?
Il Demiurgo plasma la Materia, e quindi gli Astri il cui movimento viene regolarizzato dal Tempo, per mezzo del quale viene definito persino come “l’immagine mobile dell’eternità”, diventando un’imitazione dell’Infinito. Non a caso il Tempo viene identificato con il movimento circolare e se si vuole rappresentare l’Eternità con qualcosa in movimento, senz’altro ciò che meglio lo rappresenta è senza alcun dubbio il Cerchio, in quanto il movimento circolare in cui si compie un giro completo ci riconduce al punto di partenza.
L’Uomo, gli Animali, ma anche le Stelle, per eternarsi, non si riproducono ciclicamente? La logica ci induce a pensare che inizialmente doveva esistere, quindi, un luogo a-temporale, perché è solo con la nascita del Mondo Sensibile che il Demiurgo fece calare nell’oggettività l’imitazione o l’immagine stessa di Eternità, e dove il Tempo viene ancora sublimato mediante la sua trasformazione. Il Demiurgo, perciò, ad un dato momento, cominciò a plasmare direttamente la Materia a lui a disposizione, arrivando poi a generare tutta la realtà e le prime forme che creò nello Spazio (guarda caso così chiamato anche da Platone), ed i primi elementi che apparvero furono i Quattro Solidi Geometrici Fondamentali (costituiti da facce uguali tra di loro): il Cubo, l’Ottaedro, il Tetraedro, l’Icosaedro (il quinto è il Dodecaedro).
Platone formulò che si possano ottenere tutti e quattro i solidi partendo da un triangolo rettangolo isoscele, e ricombinandoli si ottengano vari tipi di figure, nel Timeo, inoltre, associò ad ognuno di essi un Elemento (così come fece anche Empedocle e poi Aristotele), accostando al Tetraedro il Fuoco, al Cubo la Terra, all’Ottaedro l’Aria, all’Icosaedro l’Acqua, mentre nel Fedone si spinse ad associare il Dodecaedro con la forma stessa dell’Universo, ovvero quel quinto solido inizialmente scartato perché contenente al suo interno tutti gli altri. Il Demiurgo, pertanto, attraverso tutti questi principi di base plasmò l’Universo primordiale ed il suo “Sistema”, introducendo un nuovo concetto, quello di “Anima”, mediante il quale il Mondo delle Idee, movimentato e logico, avvia un continuo processo di evoluzione senza fine.

«La forza della procreazione, la prima estasi di vivere la gioia di fronte alla crescita trasformarono il silenzio della contemplazione nel suono.» (Canto Polinesiano Maori)

E quel Suono creò così il Cielo e la Terra che “Crebbero come Alberi”. Il dio tahitiano Taaroa, nato da un Uovo, aveva le sembianze di un uccello le cui piume si trasformarono in Alberi man mano che la Creazione progrediva. Qui i Simboli del Suono (Uovo, Uccello, Piume e Albero) si accumulano, tanto da rappresentare le metamorfosi necessarie per concretizzare la Creazione stessa, poiché un’opera così immane non si può eseguire senza sperimentare uno sforzo.
La filosofia e i riti descrissero nei passati millenni questo sforzo come uno strofinamento, un viaggio circolare, una via a spirale, un movimento a mulinello, un cerchio, la ruota della vita del tutto simile, non a caso, a quello delle Galassie presenti nell’Universo. Così come il Conte di Buffon[2] classificò nel XVIII secolo le specie animali, altrettanto fece Edwin Hubble nel XX secolo con le Galassie, in quanto notò che erano diverse dal punto di vista morfologico: ellittiche, spirali, spirali barrate, irregolari, etc.
Seppure si ritenga che tutte le Galassie abbiano la stessa età, pari a circa quindici miliardi di anni, e dato che presentano morfologie diverse, sembra comunque che la loro diversità risieda nei “metabolismi” che le strutturano. Il metabolismo di una Galassia non è altro che la rapidità del processo di conversione di gas in Stelle, simbolo della “Vita” della Galassia stessa. In quest’ottica le Galassie a Spirale, ad esempio, sono quelle dal metabolismo iniziale molto lento, dove la formazione stellare ha avuto luogo solo dopo che il gas si è appiattito sotto forma di disco, mentre in quelle irregolari, si denota uno sviluppo interrotto, in quanto meno della metà del gas è stato incorporato nella formazione stellare, non potendo delinearsi, così, nessuna morfologia tipica e riconoscibile. E se nelle ellittiche il processo è terminato, in quelle a spirale il ciclo andrà progressivamente attenuandosi, anche se comunque l’esplosione delle supernove contribuirà ad arricchire il gas-ambiente e forgiando gli elementi pesanti necessari per le nuove generazioni stellari, dove verrà assimilata l’opera chimica e alchemica delle precedenti.
Perché è grazie all’esplosione delle prime supernove che si è avuto quel lancio nello spazio interstellare necessario, di una incalcolabile quantità di Materia contenente tutti gli Elementi (le Nebulose), sintetizzati all’interno delle Stelle, e dove mediante questa continua danza cosmica si sono formati e continueranno a formarsi numerosissimi Sistemi Solari nelle innumerevoli Galassie di tutto l’Universo, compresa la nostra, la Via Lattea.



[1] Platóne (Atene 428 o 427 a. C. - ivi 348 o 347) è stato un filosofo greco antico. Di famiglia agiata e nobile, ebbe soprattutto un'educazione artistica, studiando musica, pittura e letteratura e segnalandosi in particolare nella composizione poetica e drammatica. Già nel periodo della giovinezza venne in contatto con la filosofia, come dimostra il fatto che ebbe Cratilo tra i suoi maestri, ma all'originaria influenza eraclitea che gli veniva da Cratilo sarebbe comunque ben presto subentrata quella di Socrate, che pare abbia conosciuto all'età di vent'anni. L'influsso determinante di Socrate sul suo pensiero è documentato dai moltissimi scritti in cui la figura del maestro viene idealizzata e il suo pensiero presentato in forma drammatica. Dopo la morte di Socrate (399), a cui, come ricorda egli stesso nel Fedone, non assisté a causa di una malattia, si recò, insieme con altri condiscepoli, a Megara presso il socratico Euclide, da dove tornò presto ad Atene. Rimastovi qualche tempo, iniziò il primo dei suoi viaggi maggiori, che secondo la tradizione lo condusse anche in Egitto, e a Cirene, dove sarebbe venuto a contatto col matematico Teodoro. Visitò anche la Magna Grecia e la Sicilia, e fu a Siracusa alla corte di Dionisio il Vecchio, grande estimatore della cultura della madrepatria e conoscente del pitagorico Archita di Taranto, con cui era entrato in rapporto. La libertà delle sue critiche e delle sue esortazioni morali non incontrò tuttavia il favore del tiranno, che si sbarazzò, in modo non chiaro, della sua presenza: e il nobile filosofo ateniese, che era allora sulla quarantina, finì venduto schiavo sul mercato di Egina, dove fu però riscattato da un Anniceride di Cirene. Tornato in maniera così fortunosa ad Atene, vi fondò (387) nella forma una comunità religiosa dedicata al culto delle Muse e un centro di discussione e di studi. Nonostante ulteriori viaggi, Platone si dedicò nella sua vecchiaia esclusivamente ai lavori dell'Accademia da lui fondata, non si mosse più dalla sua città e nella quale si spense nel 348-347 a.C.
[2] Georges-Louis Leclerc, Conte di Buffon (Montbard, 7 settembre 1707 - Parigi, 16 aprile 1788), è stato un naturalista, matematico e cosmologo francese. Esponente del movimento scientifico legato all'Illuminismo, le sue teorie hanno influito sulle generazioni successive di naturalisti, in particolare sugli evoluzionisti Jean-Baptiste Lamarck e Charles Darwin. Nato come George-Louis Leclerc, signore di Digione e di Montbard, da una famiglia della piccola nobiltà, assunse il titolo di Conte di Buffon, con il quale è conosciuto universalmente. La località eponima Buffon, nella Côte-d'Or, vicino al suo luogo di nascita, fu la signoria della famiglia Buffon.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte I - Cosmogenesi. Lezione I, 1.6 - Materia, Nebulose, Stelle, Pianeti

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