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"L'Ordine Superiore" di Federico Bellini

Adamo significa umanità, uomo, uomo terreno, terroso, o della Terra Rossa, ed è il nome del Primo Uomo sia per l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam. Negli scritti religiosi della Kabbalah, Adam Kadmon o Qadmon significa "Uomo Primordiale": "Ha-Rishon" (il Primo), "Ha-Kadmoni" (l'Originale). L'Adam Qadmon, pertanto, è una figura della sapienza mistica ebraica e la sua figura è associata ai diversi passaggi della Creazione, al suo svolgersi, ed al significato dell'origine di essa.


Secondo l’esegesi della mistica ebraica, l’Uomo, in quanto ultima Creatura apparsa è la più perfetta e completa del Cosmo e, come tale, racchiude ontologicamente gli elementi spirituali e materiali di tutte le precedenti creature; per la propria completezza, è inoltre la Creatura più fedele alla totalità della Sapienza Divina. L’Uomo è l’essenza della Totalità, espressione del Mondo Superiore e del Mondo Inferiore, ed è così possibile conoscere ogni aspetto della realtà prestando attenzione anche unicamente ad esso, l’Adam Qadmon, sotto questa ottica, è quindi l’archetipo della creativa totalità e specchio stesso dell’Universo.
Affine e attinente a questo principio è quello delle Sephirot spiegate nella Cabala, dove l’Adam Qadmon corrisponde energeticamente all’Albero della Vita, rappresentando la manifestazione del divino sul piano dimensionale umano (Assiah). Le 10 Sephirot di cui è formato l’Albero, corrispondono a parti del suo Corpo, così come l’Albero è la rappresentazione dell’Universo, dove la prima Sephirah che cinge la testa dell’Uomo Cosmico, e che in ebraico si chiama Kether (Corona), corrisponde cabalisticamente all’Arcangelo Metatron[1]. Le descrizioni contenute in questi antichi testi, circa l’originario aspetto dell’Uomo, sono alquanto singolari, ad esempio nel Bereshit Rabbah, la raccolta dei Midrashim del primo libro della Bibbia, la Genesi, riporta che in principio Adamo era ornato con una sorta di coda che poi perse, così come prima del peccato originale Adamo ed Eva presentavano sulla superficie del loro Corpo una sostanza celeste madreperlacea e metaforicamente simile alla materia dell'unghia, come è riportato in alcuni testi, e che aveva raggi di luce proiettati dai suoi occhi.
Sempre lo stesso testo, riporta l’età di Adamo ed Eva al momento della loro creazione, in ben 20 anni, e come i successivi Noè, Mosè, Giacobbe e Giuseppe, anche Adamo venne creato circonciso, ma la sua statura era così elevata che arrivava sino al cielo, ed egli poteva scorgere da una parte all'altra del Mondo, grazie alla Luce Celeste creata da Dio. Infatti, l'Uomo Primordiale, secondo la concezione di alcuni gnostici ebrei, era di dimensioni enormi, vale a dire 96 miglia di altezza per 94 miglia in larghezza (di forma quasi cubica!), inoltre, originariamente androgino, si separò nei due sessi, dove la parte maschile divenne il Messia, e la parte femminile quella dello Spirito Santo.
Queste stranezze proseguono, in quanto nello Zohar è riportato che Adamo venne creato con la polvere del luogo del Tempio di Gerusalemme, mescolata con quella di tutti i luoghi della Terra, a cui Dio mischiò i Quattro Venti con i Quattro Elementi e diede vita ad un’opera meravigliosa, l’Umanità; Adamo, inoltre, possiede anche un elemento spirituale celeste, l’Anima ricavata dal Tempio Celeste di Gerusalemme del Mondo Superiore, così anche nella sua stessa formazione, l’Uomo possiede elementi del Mondo dell’Alto e del Basso.
Sempre secondo l’esegesi ebraica, si sostiene che Adamo fosse in grado di vedere in visione divina tutti gli Zaddiqim[2] della storia, come contemplare tutte le anime delle generazioni successive, compresi i Re ed i Saggi del popolo ebraico, così come nello Zohar è spiegato che dopo la morte, l’Anima di ognuno di essi incontra lo stesso Adamo. La Qabbalah si spinge ancora più oltre, in quanto sostiene che egli racchiudeva le anime degli uomini in sé, riferendosi a lui come l’Anima Primordiale che poteva contenerle tutte quante, ma fa anche notare come dopo il peccato commesso da Adamo, le anime degli Zaddiqim, staccandosi da lui, ascesero in Alto autonomamente.

(Michelangelo Buonarroti, Il Peccato Originale e la Cacciata dall'Eden, Cappella Sistina, Roma)

Cinque millenni hanno scavato un tale abisso, tra noi ed i fondatori della nostra Civiltà, che tutte le conoscenze raggiunte non sono state in grado di colmare quel mistero inconoscibile chiamato Universo. L’antico egiziano era ipnotizzato, quasi affascinato dal mistero della morte, e il Cosmo, per lui, era come un immenso sarcofago dove al centro si trovava Osiride, l’Uomo Cosmico decaduto, imprigionato, paralizzato, sottoposto alle Forze incessanti del Male. Identificato attraverso le varie culture della Terra come il Primo Uomo per gli Gnostici, l’Adam Kadmon della Qabbala ebraica, lo Ymir dei miti nordici o il Pangu cinese (P’anku), il protagonista della tragedia cosmica iniziale, l’Osiride identificato con la Costellazione di Orione nel Cielo, incarnò l’essere tanto buono da arrivare a sacrificarsi e rendere questo atto uno dei più misteriosi ed enigmatici della storia.
Essendo la principale e centrale divinità del pantheon egiziano, ed essendo tra l’altro una delle poche ad essere “morta”, gli Dèi si manifestarono esclusivamente in funzione di questa tragedia, venerando e glorificandone la sua memoria, piangendolo e vendicandolo. Osiride, specie la sua morte, infettò contagiando schiere di deità mascoline, maggiori e minori: Ra ed Horus, Ptah ed Amon, Hapi, Kebhsennuf, ec., divennero rigidi, con le braccia incrociate sul petto, nella posa ieratica e sacrale delle statiche mummie, dove ancora oggi si ergono a noi, di fronte, nelle sembianze di un Osiride immobilizzato dalla morte.
Gli Dèi scultorei sembravano quasi agonizzare, morire anch’essi, mentre le Dee vivevano per piangere, lamentarsi in atmosfere lugubri, fantastiche, irreali, in ambienti di necrobiosi, dove la necrofilia e l’oscura negromanzia dilagava, nonostante Apopi o Seth fossero visti come gli unici detentori di un Male al quale sembrava quasi impossibile sfuggire se non scendendovi a patti. E fu proprio in questo contesto che le Potenze del Male trionfarono, alcune Dee, Iside e Nepthtys, Hathor e Neith cercarono di proteggere il mondo in lutto, ma Iside, la preminente Dèa, rimase vedova. Osiride era morto ma esisteva ancora, si era tramutato nel Signore dell’Amenti, il Re del Mondo Inferiore, il Giudice Supremo dei Morti, immobile e coagulato, avvinto stretto nelle sue bianchissime bende di mummia, ma ridotto ad un’ombra priva di consistenza.
Osiride diventò così la divinità presente ed assente, un ricordo e un simbolo, tanto che per ridargli vita, venne sovente identificato con una diversa divinità: Ra, Tum, Horus, etc. Ma nella singolarità di questa situazione, mirabilmente descritta nell’antichissimo “Libro dei Morti”, il pantheon egizio fu allora che si trasformò in una necropoli, dove solamente Thoth e Anubis conservarono interamente la loro libertà di azione, nel mentre Osiride, l’Uomo Cosmico, rimase il perno dell’Universo; li avvenne una singolarità, una rottura, un cambiamento nel paradigma.
La tragedia della sua morte divenne il simbolo di un Crollo dell’Ordine Cosmico, dissimulata ad esempio nella leggenda tramandataci da Plutarco, che fa trasparire i contorni di una realtà esoterica antichissima ed oscura, sulla quale, ogni religione o mitologia del pianeta ha elevato a fondamento dei loro dogmi, facendo quasi passare la Caduta di Adamo come una recente pallida eco. Come non è strano che a più riprese, sotto una diversa ottica e chiave di lettura, si riscopra di catastrofi cosmiche di ere lontane, descritte sempre nel Libro dei Morti, del crollo di mondi e della morte di vere e proprie divinità, dove anche l’Osiride Terrestre non che è un riflesso dell’Osiride Cosmico, giacente a terra, prostrato, inanimato, simbolo della ruina di tutta l’opera della creazione divina.
E di quel Corpo cosa avvenne? Semplice, gli altri Dèi ne fecero scempio. Il Mito di Osiride ci riconduce a quello nordico del Mulino, anzi a Snorri, e che nel suo inganno di Gylfi commenta un verso, oggetto ancora oggi di molte discussioni. In questo carme antico si racconta la fine del gigante primordiale Ymir, dal cui Corpo smembrato venne creato il Mondo. Snorri racconta che il sangue di Ymir causò un diluvio colossale che annegò tutti i Giganti ad eccezione di Bergelmir, il quale assieme a sua moglie “salì sul suo Mulino e vi rimase, e da qui discende la Stirpe dei Giganti”.
Si racconta inoltre che: “innumerevoli età prima che venisse plasmata la Terra, nacque Bergelmir. Fu steso su un mulino o sotto una Macina e le sue membra furono macinate.” Vi sono anche altri miti, forse ancora più agghiaccianti e macabri che raccontano il Mito della Creazione Umana, perché alcuni di essi ci suggeriscono che il Mulino su cui era stato “issato” Bergelmir fosse un elemento mitologico, li ritroviamo persino in Messico, nell’osso-gioiello o “Osso Sacrificale” che Xolotl o Quetzalcoatl si procurò negli “Inferi” e portò a Tamoanchan (la cosiddetta “Casa della Discesa”). Qui, la dèa Ciuacoatl o Quilaztli macinò poi nella mola l’osso prezioso, e la sostanza macinata venne posta nella Coppa dei Gioielli, poi, alcuni Dèi si procurarono delle lesioni e fecero fluire sulla “Farina” il Sangue del loro Pene: da questa mistura venne così forgiata l’Umanità!
In questo contesto si inserisce anche la figura di Kaleva, un personaggio misterioso che brilla per la sua assenza, pur restando la presenza eponima di tutto il poema a lui attribuito. Già identificato come “Gigante”, in alcune versioni finlandesi dell’Antico Testamento, i giganteschi Raphaim ed Enakikm furono definiti “Figli di Kaleva”, ma si ravvisa nel suo nome anche la professione di “Fabbro”, tanto primordiale quanto lo era stato Ilmarinen[3]Nell’incantesimo che descrive l’origine del ferro, si trova un curioso versetto: “Povero Ferro, uomo di Kaleva, a quel tempo non eri né grande né piccolo.

(Nicolai Kochergin)

Ma la singolarità si riscontra spostandoci di qualche centinaio di chilometri più ad est, verso il territorio russo, perché è proprio nei testi antichi russi che la forma completa del suo nome diventa Samson Kolyvanovic, proprio come in quelli finlandesi il nome dell’eroe è Kullervo Kalevanpoika, facendo emergere qui un personaggio che attraversa tutta la tradizione pagana e giudaico-cristiana come un filo conduttore quasi invisibile: Sansone. Il suo nome, “Uomo del Campo”, oppure “Generato dalla Terra”, dimostra che si trattava di una divinità agreste forse traducibile nel greco Triptolemos o nell’etrusco Arante Veltimmo, anche se non è più possibile stabilire quale fosse il suo ruolo sin dalla sua prima apparizione sulle scene mitologiche.
Un semplice poema e la tradizione del Mulino, dell’Oggetto, comincia quindi ad espandersi oltre i limiti della nostra umana comprensione, facendoci comprendere quanto i miti antichi si erano già spinti ben oltre i nostri meri confini terreni, e quando Licofrone, sommo mitologo greco (IV a.C), arrivò a definire “Zeus il Mugnaio”, tutto sembra compiersi, tanto che quella professione, di “mugnaio”, data anche al condottiero dei Giganti (o Titani) nella Battaglia contro gli Dèi, ci fa comprendere quanto la contesa di questo Corpo dell’Uomo Cosmico o primordiale, fosse così importante, quanto il controllo del Mulino del Cielo e del Tempo

Se andiamo a ben vedere, le diverse concezioni filosofiche riguardanti l’Uomo Primordiale sono, a dispetto delle loro differenze, intimamente connesse, essendo un composto, quasi una mistura, della più esoterica mitologia presente nel mondo. Il primo ad utilizzare l’espressione “Uomo Originale” o “Uomo Celeste” fu Filone[4], identificando degli Esseri nati ad immagine di Dio, attraverso una sostanza incorruttibile: mentre l’Uomo Terrestre è fatto di materiale grezzo o di argilla, l’Uomo Celeste, come l’immagine perfetta del Logos, non è né uomo e né donna, ma un’intelligenza incorporea, pura, al contrario dell’Uomo Terrestre percepibile ai sensi e partecipe della vita terrena.
Filone riuscì a combinare la Filosofia neoplatonica e la Midrash in un modo unico, innovativo per l’epoca, perché partendo dal racconto biblico di Adamo, formato ad immagine di Dio (Genesi 1:27), e del Primo Uomo, il cui Corpo il Signore creò dalla Terra (Genesi 2:7), egli unì la dottrina platonica delle Idee, prendendo il primordiale Adamo come un’idea originaria dal quale partire nella sua disamina. Nel Midrash, per l’appunto, la contraddizione più evidente è tra i due passaggi sopracitati della Genesi, a cui si aggiunge anche la creazione di Eva, in quanto alcune correnti asserivano che Adamo fosse stato creato come un essere androgino, in quanto incarnante le due polarità, sia maschile sia femminile, invece di Uomo e Donna, forma che assunsero in seguito a separazione dei sessi avvenuta, come successiva operazione effettuata sul Corpo di Adamo; la singolarità di tutte queste riflessioni, è data comunque dalla loro meticolosa spiegazione dei vari processi avvenuti durante la creazione dell’Uomo, a dimostrare una quasi morbosa necessità, specie per l’epoca, di carpire i processi trasformativi attuati da Dio, o chi per lui, in questa fase iniziale della nostra umanità.
Ma nello Zohar, strettamente legata alla dottrina di Filone sull’Adamo Celeste, vi è anche la figura già nota dell’Adam Kadmon (chiamato anche l’Uomo Alto o Uomo Celeste), la cui concezione originaria corrisponde esattamente all’essere “Uomo” e, in quanto tale, incarnazione di tutte le manifestazioni divine successive; qui si inseriscono anche i Dieci Sephirot, tramiti della co-creazione tra l’Adamo Celeste e quello Terrestre.

Nel Cristianesimo fu san Paolo a porre un’interpretazione alla dottrina del Primo e del Secondo Uomo, in un passaggio che si trova in Corinzi 15:45-50: «45 Così anche sta scritto: il Primo Uomo, Adamo, fu fatto anima vivente; l’ultimo Adamo è spirito vivificante. 46 Però, ciò che è spirituale non vien prima; ma prima, ciò che è naturale; poi vien ciò che è spirituale. 47 Il Primo Uomo, tratto dalla terra, è terreno; il Secondo Uomo è dal cielo. 48 Quale è il terreno, tali sono anche i terreni; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. 49 E come abbiamo portato l’immagine del terreno, così porteremo anche l’immagine del celeste. 50 Or questo dico, fratelli, che carne e sangue non possono eredare il regno di Dio né la corruzione può eredare la incorruttibilità
È interessante che ne parli persino san Paolo, il padre fondatore della Chiesa occidentale, non trovate? In base a questo concetto vi è in sostanza una duplice forma di esistenza umana, perché Dio ha creato un Adamo Celeste nel Mondo Spirituale ed uno di Argilla (Terrestre) per il Mondo Materiale. Quello terrestre venne poi ovviamente considerato maggiormente, data la sua concretezza, in quanto di carne e sangue, nonché soggetto a morire (Anima Vivente), mentre l’Adamo Celeste era considerato “uno Spirito datore di Vita”, uno Spirito il cui Corpo, come gli Essere Celesti in generale, era Etereo.
Paolo osserva la Midrash e nota che da un lato, il Primo Adamo, l’Uomo Originario che esisteva già prima della Creazione, aveva già uno Spirito presente, dall’altra, il Secondo Adamo, fu una semplice conseguenza fisica della creazione umana, un po’ come l’Idea che viene realizzata grazie ad una stampante 3D, un’idea immateriale che prende forma tridimensionale e viene Anima(ta) per fare esperienza diretta della creazione stessa.

Nello gnosticismo, l’Uomo Primordiale (Protanthropos, Adamo), secondo Ireneo[5], Aeon Autogenes creò l’Anthropos vero e perfetto, chiamato anche Adamas, un compagno, che riceveva una forza irresistibile, in modo che tutto dimorasse in lui, il Padre di tutte le Cose che era invocato come il Primo Uomo, che con la sua Ennoia, emise "il Figlio dell'Uomo", o Euteranthrôpos; secondo Valentino[6], Adamo era stato creato in nome di Anthropos e metteva in soggezione persino i Demoni a lui ostili, da lì la loro invidia nei confronti dell’Umanità e il tentativo di manipolarla.
Nella coeva Pistis Sophia con il nome di Jeu Aeon era identificato il Primo Uomo, in qualità di sorvegliante e messaggero della Luce, e che andava a costituire le forze del Heimarmene. Nei Libri di Jeu questo “Grande Uomo” era il Re della Luce, il trono sopra tutte le cose e che conteneva in sé la metà di tutte le Anime, l’Anthropos gnostico, quindi, o Adamas, come a volte chiamato, elemento cosmogonico, Mente pura distinta dalla Materia, Mente concepita come proveniente da Dio e non ancora oscurata dal contatto con la Materia stessa. Un Mente che viene considerata come la ragione dell’Umanità, un’Idea personificata, una categoria senza corporeità, o la ragione umana concepita come Anima del Mondo.
Nel Manicheismo una parte di questi insegnamenti gnostici venne combinata con l’antica mitologia babilonese, e grazie all’interpretazione di Mani la concezione dell’Uomo Primigenio acquisì nuova linfa. Secondo Mani, infatti, l’Uomo Primordiale è il padre della Razza Umana, una creatura del Re di Luce (il Cielo), dotato di tutti e Cinque gli Elementi, così come l’Adamo (l’Uomo Terrestre) deve la sua esistenza proprio al Regno delle Tenebre (la Materia).
La dottrina gnostica dell’identità di Adamo appare in Mani nel suo insegnamento del “Cristo Redentore”, dove sostiene che abbia la sua dimora nel Sole e nella Luna, qui inoltre, appare anche la Teoria secondo cui Adamo è stato il primo di una serie di sette profeti apparsi sulla Terra: Adamo, Seth, Noè, Abramo, Zoroastro, Buddha e Gesù. Tolto da un contesto abramitico, questo Uomo Primordiale, o Cosmico, era visto come una figura archetipica che fece la sua comparsa nei miti della Creazione di una grande varietà di culture coeve, dove generalmente era descritto come un donatore di vita in tutte le cose, base fisica del Mondo, tanto che dopo la morte, parti del suo Corpo divennero parti fisiche dello stesso Universo.

Non è nel Sukta Purusha del Rigveda, che Purusha[7] (il gigantesco Uomo Cosmico della mitologia induista), venne sacrificato dal Deva fin dalla fondazione del Mondo, e dove “la sua Mente è il Cielo, i suoi occhi sono il Sole e la Luna, e il suo respiro è il Vento”, descritto come avente mille teste e mille piedi? E non è nella leggenda cinese che il già sopramenzionato Pangu, si pensa abbia formato le caratteristiche naturali della Terra (come il norreno Ymir), e che quando morì alcune parti del suo Corpo divennero i Sacri Monti della Cina? E non nell’equivalente persiano, Gayomart, che si riscontra quella forza generatrice, specie della prima coppia umana, una volta che rilasciò il suo seme? Del resto, in alcune leggende ebraiche, non si racconta che Adamo venne creato dalla polvere dei quattro angoli della Terra e, quando si chinò la sua testa si trovava ad Oriente come i suoi piedi ad Occidente, o che poteva contenere l’Anima di chiunque sarebbe mai nato?



[1] Metatron è un importante angelo presente nel giudaismo rabbinico, nella qabbalah e nel cristianesimo copto. Secondo il Libro di Enoch ebraico e l'Enoch slavo o Apocalisse di Enoch, Metatron in origine non era un angelo, ma divenne tale a partire dall'assunzione in cielo del patriarca Enoch, in continuazione a quanto scritto in Genesi 5,24 "Enoch camminò con Dio, poi scomparve, perché Dio lo prese". Non ci sono invece riferimenti diretti ad un angelo di nome Metatron nel Tanakh e nelle scritture canoniche dal cristianesimo occidentale (Antico Testamento e Nuovo Testamento), anche se la letteratura che lo menziona rintraccia nella sua figura l'angelo personale del Signore, soprattutto nel punto in cui in Esodo 23,20-23, si legge che il nome di JHWH è in lui; viene chiamato infatti anche "JHWH minore" o Jahoel. A lui è associato il Cubo di Metatron, il Frutto della Vita (o una componente del Fiore della Vita) che presenta tredici cerchi. Se ogni centro dei vari cerchi è considerato un "nodo", ed ogni nodo è connesso ad ognuno degli altri con una linea unica, si crea un totale di settantotto linee. All'interno di questo Cubo possono essere trovate molte altre forme, inclusa la versione bidimensionale (appiattita) di quattro dei solidi platonici. Nei primi scritti cabalistici è scritto che Metatron diede forma al Cubo a partire dalla sua stessa Anima. Il Cubo di Metatron è anche considerato un glifo santo, e c'è chi dice che può essere disegnato intorno ad un oggetto o persona in preda a presunte possessioni per ottenerne la guarigione. L'idea è anche presente in Alchimia, dove il Cubo di Metatron viene indicato come un cerchio di contenimento o di creazione.
[2] I giusti, ravvisabili in un personaggio biblico, un maestro spirituale o un rabbino.
[3] Nella mitologia finlandese Ilmarinen è un Dio Immortale e, come entità gemella è l'altra metà di Jumala. Conosciuto come Ilmaris nella mitologia estone, è una divinità che viene citata in entrambi i poemi epici nazionali. Nel Kalevala (l'opera finlandese), è uno dei protagonisti assieme a Väinämöinen e Lemminkäinen, dove viene descritto come un abile fabbro e che forgia il mitico Sampo, un oggetto che risulta centrale nelle vicende della saga. Nella mitologia finnica, il Sampo è un oggetto magico capace di produrre ricchezza e gioia per chiunque lo possieda. Jumala, invece, in origine per i finlandesi significava "Cielo" ed era usato per indicare lo stesso Dio del Cielo ed il Dio Supremo, dopo la cristianizzazione la medesima parola è rimasta quella con cui si indica Dio. L'origine della parola è sconosciuta ed alcune spiegazioni plausibili fanno pensare che derivi da Jomali (la divinità suprema dei Permiani) e che abbia origine dalla parola estone jume. Secondo un'altra interpretazione Jumala corrisponde al nome di uno delle due divinità del cielo (l'altro è Ilmarinen) in quanto John Martin Crawford nella prefazione alla sua traduzione del Kalevala sostiene: «Le divinità finlandesi, come gli antichi dèi dell'Italia, della Grecia, dell'Egitto, dell'India Vedica o di qualsiasi cosmogonia antica, sono generalmente rappresentati in coppie e tutti gli dèi sono probabilmente matrimoniali. Hanno i loro abiti individuali e sono circondati dalle rispettive famiglie poiché in origine i cieli stessi si pensavano divini. Poi si pensò ad una divinità personale dei cieli ed accoppiata al nome della sua dimora e questa divenne la successiva concezione. In fine è stato scelto questo dio celeste per rappresentare il Sovrano Supremo ed al Cielo, al Dio Cielo e Dio Supremo, è stato dato il termine Jumala (inteso come "tuono" e "casa").»
[4] Filone di Alessandria, noto anche come Filone l'Ebreo (Alessandria d'Egitto, 20 a.C. circa - 45 d.C. circa), è stato un filosofo greco antico di cultura ebraica vissuto in epoca ellenistica. Egli fu forse il primo grande commentatore dei testi biblici, da lui conosciuti nella traduzione in lingua greca, in quanto profondo conoscitore dell'Antico Testamento. La sua originalità consiste nell'aver interpretato la Bibbia secondo la filosofia platonica. Egli vede nella teoria del Demiurgo (esposta da Platone nel suo Timeo), il Dio creatore ebraico.
[5] Ireneo (greco, Εἰρηναῖος, Eirēnáios, «pacifico»; latino: Irenaeus; Smirne, 130 - Lione, 202) è stato un vescovo e teologo romano, sia per la Chiesa Cattolica che per quella Ortodossa, lo venerano come santo e lo considerano uno dei Padri della Chiesa. Fu uno dei più accesi confutatori delle dottrine eretiche.
[6] Valentino (floruit 135-165; Phrebonis, ... – ...) è stato un teologo, filosofo e predicatore egiziano di lingua greca e di scuola cristiano-gnostica; i seguaci della sua scuola vengono detti Valentiniani.
[7] Puruṣa è un termine della lingua sanscrita dal significato di "essere umano" o anche "maschio". Nella letteratura sacra dell'induismo il termine è stato utilizzato in tre principali accezioni: "Uomo Cosmico", l'essere primordiale increato che, secondo i Veda, fu sacrificato per dare origine al mondo manifesto; "Spirito", uno dei princìpi eterni della realtà, secondo la visione del Sāṃkhya; "Essere Supremo", usato in associazione coi termini para, parama o anche uttama come appellativo di alcune divinità nelle correnti devozionali, soprattutto le krishnaite. Puruṣa è descritto come tanto vasto da coprire e lo spazio e il tempo, ma di questo essere immenso, che può essere visto come la personificazione della realtà ancora immanifesta, è visibile soltanto un quarto, e da questo quarto ebbe origine innanzitutto il principio femminile (virāj) e quindi l'Umanità. Puruṣa venne poi steso per terra dai Deva e offerto in sacrificio secondo il rito, affinché avessero origine il mondo, gli animali, le caste, altri Dèi, e i Veda stessi: «Da questo sacrificio, compiuto fino in fondo, / si raccolse latte cagliato misto a burro. / Da qui vennero le creature dell'aria, / gli animali della foresta e quelli del villaggio. // Da questo sacrificio, compiuto fino in fondo, / nacquero gli inni e le melodie; / da questo nacquero i diversi metri; / da questo nacquero le formule sacrificali.» (Ṛgveda X, 90, 8-9; citato in Raimon Panikkar, Op. cit., 2001, p. 101) Puruṣa, però, sacrifica solo una parte di sé per dare origine all'Umanità e all'Universo, mentre per gli altri tre quarti resta «in alto», trascendente, privo del suo quarto immanente.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte I - Cosmogenesi / Lezione 2, 2.5 - L'Ordine Superiore

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