"Il Sole e i suoi Pianeti all'origine" di Federico Bellini


«L'Universo è un Uomo, e un Uomo è il suo Universo
(Federico Bellini)

Nella grande ed equilibrata economia universale, dobbiamo entrare nell’ottica che tutta l’Energia ivi presente, ha una propria funzione specifica, e che si manifesta in ragion d’essere di precisissime funzioni esperienziali. Come abbiamo ampiamente visto attraverso la filosofia platonica o la successiva dottrina gnostica, le Stelle sono quei veicoli necessari per permettere all’Energia di fare esperienza fisica o materiale all’interno dell’Universo. Le Stelle, pertanto sono lo Spirito, veicolo di un’Energia che incarnandosi nel pianeta si fa Anima, e lì dove sono presenti dei satelliti, si vanno a formare anche Anime Individuali, ovvero vere e proprie incarnazioni frammentate.
I Satelliti, astronomicamente parlando sono subordinati al proprio Pianeta di riferimento, ed ogni Pianeta è subordinato a sua volta dal proprio Sole. Tutto ciò che si manifesta nell’Universo è da spiegare come un enorme impianto simbolico, il cui fine è quello di farci intuire ciò che rimane occulto alla nostra comprensione. Un Satellite, una Luna, è come un Ego (l’Anima Individuale) che sovente si crede di essere un pianeta (l’Anima Mundi), e che pur sapendo di essere nell’orbita di “qualcuno”, fa di sé il centro del proprio mondo, tanto da non riuscire a girare sul proprio asse ma, in quanto fermo e all’apparenza scisso, mostra perennemente le sue due facce in due sole direzioni: una rivolta verso la Terra (l’Anima Mundi) e l’altra verso la sua Stella (lo Spirito).
La dottrina induista quando menziona la reincarnazione, va ad attingere ad un Mito relativo all’avviarsi dei morti verso la Dimora Celeste. Secondo tali miti, le Anime vengono dalla Terra per salire al Cielo passando per la Luna e qui vi soggiornano, alcune per ripartire dopo un certo tempo verso il Cielo, altre per tornare invece sulla Terra insieme alla pioggia. Con l’arrivo delle Anime la Luna si riempie, mentre alla loro partenza decresce.

«Tutti quelli che abbandonano la Terra vanno nella Luna. Le loro Anime riempiono il crescente; la Luna calante le fa rinascere. La Luna è la porta del Cielo. Quando siete capaci di risponderle, essa vi lascia passare. Chi non conosce la risposta è trasformato in acqua e rimandato come pioggia sulla Terra. Qui egli rinasce sotto forma di verme, di tarma, di pesce, d’uccello, di leone, di cinghiale, di sciacallo, di tigre, d’uomo, o di un’altra qualsiasi creatura secondo quel che fatto e secondo la conoscenza che ha avuto… Infatti, quando si arriva nella Luna, essa vi chiede: “Chi sei tu?” Allora rispondere: “Io sono te.” Chiunque dà questa risposta, La luna lo lascia passare.[1]» (Kauṣītaki Upaniṣad)

Risulta chiaro che la Luna lasci libero transito sulla via del Cielo a coloro che hanno compiuto buone azioni ed offerto i sacrifici dovuti, così come conceda il passaggio solo a colui che sa immediatamente risponderle. Eppure, secondo il Mito originale, non tutti i morti arrivano sulla Luna, vi arrivano solo quelli che sono destinati o prossimi alla felicità eterna, o coloro che si reincarneranno in un Corpo Umano, comunque essa rimane un luogo di felicità temporanea, dato che gli uomini che devono rinascere in forma animale si reincarnano direttamente dopo la morte, oppure dopo un soggiorno, in un luogo diverso e di espiazione.
Comunque sia, secondo la dottrina brahamanica, tutte le Anime Individuali, dopo la loro esistenza nel Mondo Sensibile, rientrano per così dire nell’Anima Universale. La cessazione dell’esistenza corporea rappresenta, per l’Anima Individuale, un ritorno definitivo all’Anima Universale, dove il principio dell’esistenza corporea, viene concepito come una manifestazione nuova dello stesso Spirito nel Mondo Sensibile. I brahmani ammettono dunque che abbia luogo un continuo flusso dello spirituale nel sensibile, così come un continuo ritorno del sensibile all’Anima Universale. In queste economia energetica universale, le Anime degli Animali, delle Piante, etc., tornano all’universale esattamente come quella dell’Uomo che è arrivato alla Conoscenza Suprema, non mediante la Conoscenza materiale, né l’Ascetismo, la Meditazione o l’Estasi, ma solo attraverso l’esperienza diretta dell’esistenza, così come avviene nella Natura.
Come abbiamo già ampiamente studiato, il nostro Sistema Solare, dalla sua origine sino ad oggi, ha subito drastiche e notevoli trasformazioni, soprattutto nelle sue fasi iniziali, in un periodo che va dai 5/4,5 a 2 miliardi di anni fa. Dal momento in cui la massa informe di polveri e gas costituente la Nube Primordiale, vuoi per movimenti causati dall’esplosione di una vicina supernova, vuoi per il passaggio di una Stella Gigante, cominciò ad aggregarsi e a portare alla sua nascita e successiva formazione, si mise in atto un processo radicale di continuo cambiamento senza precedenti e che vide la comparsa anche delle sue prime forme di vita.
Nel primigenio Sistema Solare, risalente a quasi 4 miliardi di anni fa, abbiano già letto della comparsa della prima Civiltà senziente, quella degli Hathorsiani e che apparve ed operò in un Sistema Solare così formato: Sole, Vulcano, Terra, Venere (con Mercurio), Tiamat (con Marte), Giove, Saturno, Urano (con Plutone) e Nettuno. Un miliardo di anni dopo, circa 3 miliardi di anni fa, le cose, però, si presentavano già diverse, perché a seguito di quell’immane catastrofe che portò alla distruzione della sopracitata Civiltà, l’assetto e il nuovo equilibrio che venne così a formarsi, andò a delineare un Sistema Solare più prossimo a quello attualmente da noi conosciuto, e così formato: Sole, Mercurio, Venere, Terra (con la Luna[2]), Marte, Fascia degli Asteroidi (ex Tiamat), Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone.
Il fatto che scientificamente venga provata questa analogia tra i composti chimici della Luna e della Terra, e che attualmente la Teoria più consona sia quella di una collisione tra pianeti consimili, la Terra e Theia, che abbia così portato alla sua nascita nei primissimi anni dopo la formazione del Sistema Solare, non va comunque in contrasto con la nostra attuale teoria, che vide milioni di anni dopo, un ulteriore impatto (tra Vulcano e la Terra), e che secondo la nostra opinione portò a compimento la fase finale della formazione della Luna. La Luna è un corpo talmente grande e complesso, simile per forma a Mercurio (quest’ultimo, inizialmente, sempre secondo la nostra visione era il satellite di Venere), da aver avuto una formazione molto più complessa rispetto ad altri corpi celesti, anche perché scientificamente presenta degli enigmi ancora irrisolti di non poco conto.
Lo stesso dicasi per Mercurio, talmente simile, come abbiamo visto alla Luna, ma che presenta una composizione interna alquanto anomala, dato che il suo mantello e il suo nucleo sono più grandi del normale, come se la crosta esterna gli fosse stata asportata con violenza. Anche Marte presenta degli aspetti più tipici per una super-luna che di un vero e proprio pianeta, perché è molto piccolo, quasi la metà della Terra, e in quanto tale più soggetto alla dispersione degli elementi volativi (l’atmosfera) che lo hanno reso desertico; funzione invece virtuosa se fosse rimasto in compagnia di un pianeta molto più grande.
Tutto questo sta a dimostrare quanto ancora poco sappiamo a livello scientifico del nostro stesso Sistema Solare, la nostra casa. Arrivare a comprendere cosa sia potuto accadere in 5 miliardi di anni, dalla sua origine ad oggi, sarà forse un’impresa assai ardua e che probabilmente non troverà mai risposte definitive, perché la distanza e gli accadimenti accorsi nel frattempo, sono così tanti, innumerevoli e in parte oscuri, che difficilmente potranno permetterci di riportare chiarezza. L’unica cosa che possiamo fare è confrontare e trovare punti di congiunzione, tra la Scienza, il Mito, la Ricerca Introspettiva, l’Esoterismo, etc., perché in tutte queste discipline si trova un fondo di verità e che potrà essere messo a frutto di una verità più vicina alla sua essenza più primordiale, portandovi infine equilibrio.


«Una volta che tutti i nostri tentativi di ottenere materia vivente da materia inanimata risultino vani, a me pare rientri in una procedura scientifica pienamente corretta il domandarsi se la vita abbia in realtà mai avuto un'origine, se non sia vecchia quanto la materia stessa, e se le spore non possano essere state trasportate da un pianeta all'altro ed abbiano attecchito laddove abbiano trovato terreno fertile.» (Hermann von Helmholtz)

Un quesito ha sempre affascinato, però, sia la moderna scienza come la più antica speculazione filosofica o religiosa, ovvero, come sia apparsa la Vita sul nostro pianeta? Per cercare di rispondere a questa domanda, a cui peraltro più studiosi vi hanno tentato, tra i quali ricordiamo il filosofo greco Anassagora, così come nel più vicino ottocento anche Lord Kelvin, il fisico Hermann von Helmholtz, o nel novecento anche il chimico e premio Nobel svedese Svante Arrhenius, o più recentemente gli astronomi Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe, dovremmo entrare più nello specifico nel concetto di Panspermia (dal Greco pas/pan che significa “tutto” e sperma, in quanto “seme”), ovvero di quell’ipotesi che suggerisce che i Semi della Vita siano sparsi in tutto l’Universo, e che la Vita sulla Terra sia iniziata con il loro arrivo e successivo sviluppo, diventando implicito che possa essere accaduto anche su molti altri pianeti, sia del nostro Sistema Solare o di tutti gli altri sparsi nel Cosmo.
Questa teoria comunque prese sempre più forza quando nel 1968 nella polvere interstellare vennero identificate molecole policicliche aromatiche, nel 1972 si ebbe l’evidenza della presenza di porfirina e nel 1974 si dimostrò che nello spazio sono presenti polimeri organici complessi, come la poli-formaldeide; tutte molecole strettamente collegate alla cellulosa, abbondanti in biologia, così come successivamente venne persino scoperta della glicina (l'amminoacido più semplice), a quanto pare formatasi spontaneamente, in alcune nebulose interstellari.
Nel 1979 Hoyle e Wickramasinghe si spinsero persino oltre, perché nel descrivere una peculiarità dello spettro di luce proveniente dalle nubi interstellari, conclusero che essa poteva essere spiegata ipotizzando che quelle particelle di polvere fossero cave, per dimostrarlo provarono di tutto quando poi arrivarono, in una di queste simulazioni, ad utilizzare batteri essiccati che rinfrangevano la luce come sfere cave e irregolari, ottenendo una corrispondenza pressoché perfetta e, in quanto scienziati scevri da preconcetti, conclusero che quei grani di polvere cosmica potessero essere batteri essiccati e congelati; una conclusione che rimane ancora oggi fortemente criticata, seppure gli scienziati che vi hanno lavorato hanno raggiunto altrettante scoperte scientifiche importanti e riconosciute.

«La materia morta non può animarsi senza l'intervento di materia viva preesistente. Questo mi pare un insegnamento della scienza tanto sicuro quanto la legge di gravitazione.» (L. Kelvin)

Nel frattempo, attorno al 1960, Francis Crick insieme a Leslie Orgel, iniziarono a speculare sull’origine del codice genetico e andarono ben oltre, perché empiricamente avevano capito che poteva esserci la possibilità che la produzione di un sistema molecolare vivente, in quanto evento molto raro nell’Universo, una volta posto in essere, potesse essere stato poi diffuso da una forma di vita intelligente attraverso una qualche tecnologica che consenta i viaggi spaziali, inserendo così il concetto di Panspermia Guidata, seppure Crick abbia poi in parte ritrattato negli anni successivi, anche circa la possibilità di un’origine terrestre della Vita.
Esistono anche alcune evidenze che suggeriscono che i batteri possono sopravvivere per lunghi periodi di tempo anche nello spazio più profondo (convalidando quindi il meccanismo della Panspermia), tanto che alcuni recenti studi condotti in India hanno permesso di trovare batteri nell’atmosfera ad altezze maggiori di 40 km, dove il loro mescolamento con gli strati più bassi dell’atmosfera è improbabile. Addirittura, alcuni batteri Streptococco mitus che erano stati portati accidentalmente sulla Luna dalla sonda spaziale Surveyor 3 nel 1967, potevano essere facilmente riportati in vita dopo essere stati di nuovo ricondotti sulla Terra, anche dopo 31 mesi di permanenza in quel mondo così ostile.
Una logica conseguenza della Panspermia è che la Vita, in tutto l’Universo, dovrebbe avere una biochimica sorprendentemente simile, perché deriverebbe dagli stessi organismi o composti primordiali, del resto osservando l’Universo, non si può fare a meno di notare la grandissima varietà di Galassie, Nebulose, Stelle, Sistemi Planetari, o nel nostro gli stessi pianeti, che seppure tutti quanti diversissimi, presentano comunque di base simili elementi chimici o medesime leggi che hanno permesso loro di formarsi, nonostante tutte le variabili possibili che li hanno poi resi unici.
Alcune questioni sono state però sollevate nel corso degli anni, come ad esempio la comparsa molto rapida della Vita sulla Terra mostrata dai fossili, dato che la prima evidenza è stata riscontrata in alcuni stromatoliti, aggregati di batteri datati 3,8 miliardi di anni, soltanto 500 milioni di anni dopo la formazione delle rocce più antiche conosciute, troppo presto, secondo alcuni, dato che la Terra si sarebbe raffreddata entro un arco di tempo troppo breve per poter ospitare acqua liquida. Questo non toglie però che batteri ed organismi complessi siano stati trovati in ambienti estremi del pianeta, come nei fondali marini, dove alcuni batteri estremofili vivono a temperature superiore ai 100° vicino alle fumarole abissali, in ambienti molto caustici.
Ma batteri semi-dormienti sono stati trovati anche in carote di ghiaccio prelevate ad un chilometro sotto la superficie dell’Antartide, che hanno dimostrato come sia possibile sopravvivere su dei corpi ghiacciati come le Comete, anche per lunghissimi periodi. A quanto pare, però, lo Spazio sembra danneggiare gli ambienti dove si potrebbe sviluppare la Vita, dato che questi risulterebbero esposti a radiazioni, raggi cosmici e venti stellari. Ambienti potenziali, però, potrebbero essere l’interno di Meteore o Comete che risultano abbastanza schermati da certi rischi, nonostante alcuni esperimenti compiuti tramite sonde spaziali abbiano dimostrato che alcune forme di Vita terrestre, riescano a sopravvivere ad almeno dieci giorni di esposizione diretta nello Spazio Cosmico.
I batteri, secondo alcuni, non sopravvivrebbero alle immani forze risultanti da un impatto terrestre, tuttavia, la maggior parte del calore generato da una meteora che penetra nell’atmosfera terrestre, sembra venga ridotto dall’ablazione, e l’interno di un Meteorite appena atterrato, raramente si presenta surriscaldato, anzi, spesso è freddo. A questo proposito, celebre fu il rinvenimento di un campione costituito da un centinaio di vermi nematodi sullo Space Shuttle Columbia che sopravvisse all’incidente atterrando da 63 km di altezza e all’interno di un contenitore di 4 kg, così come anche un campione di muschio non risultò danneggiato.
Nonostante tutti questi esempi, alcuni considerano comunque la Panspermia come una risposta a coloro che sostengono che sia impossibile che la Vita si origini in modo spontaneo, dato che non risolve il problema ma semplicemente lo sposta più indietro nello Spazio e nel Tempo. Insomma, quale che sia la reale natura delle cose, dei pianeti e dello spazio circostante, ancora nessuno è in grado di dimostrarcelo, sappiamo però che ci sono delle forze che dal Cosmo convergono sulla Terra sino ad arrivare interagire con l’Umanità, e se da un lato la Scienza della Materia può darci spiegazioni in un solo senso, perché riconosce soltanto gli aspetti esteriori delle cose sotto forma di particelle in movimento, o che interagiscono tra di loro, dall’altro lato esiste anche una Scienza dello Spirito, che su questi temi ha indagato a fondo, specie circa la presenza di Entità Spirituali nei Corpi Celesti e dei vari Regni della Natura.

Secondo la visione di Rudolf Steiner, ad esempio, ogni pianeta viene descritto come una sorta di dimora di Entità Spirituali, egli pensava che ciò che vediamo ad occhio nudo o attraverso i telescopi o i più moderni mezzi di indagine scientifica, sia soltanto l’aspetto fisico-esteriore di un pianeta o di un astro, ma ad uno sguardo occulto, queste forme visibili apparirebbero circondate e compenetrate da una sorta di “atmosfera spirituale”; dove operano varie Entità di diverse Gerarchie Spirituali. In Astrologia, ad esempio, le caratteristiche dei pianeti studiati, dipenderebbero dalle caratteristiche delle varie Gerarchie Spirituali che operano nelle varie Sfere Planetarie, che sono diverse da pianeta a pianeta.
Ad ogni Sfera Planetaria, intesa perciò come porzione di Spazio delimitata dall’orbita del pianeta stesso (secondo una prospettiva geocentrica), corrisponde, pertanto, l’azione e l’influsso di una diversa Gerarchia Spirituale secondo i vari schemi elaborati nel corso dei secoli dalle varie tradizioni, tutte più o meno concordi nel suddividere tali Entità in Nove Gerarchie (l’Uomo ne rappresenta la Decima). Secondo questo schema antroposofico, dalla Sfera della Luna operano gli Angeli della tradizione cristiana (gli Angeloi greci o i Keruvim ebraici, i Figli della Vita); dalla Sfera di Venere i Principati (Archai, Elohim, Spiriti del Tempo); dalla Sfera del Sole le Potestà (Exusiai, Malakim, Spiriti della Forma); dalla Sfera di Marte le Virtù (Dynameis, Serafim, Spiriti del Movimento); dalla Sfera di Giove le Dominazioni (Kyriotetes, Chashmalim, Spiriti della Saggezza); dalla Sfera di Saturno i Troni (Thronoi, Aralim, Spiriti della Volontà); dalla Sfera Zodiacale[3] i Cherubini (Ofanim, Spiriti dell’Armonia), ed infine dallo Spazio Extrasolare i Serafini (Hayoth ha-Kodesh, Spiriti dell’Amore).
Così come la Terra è abitata da Entità Spirituali, ovvero noi esseri umani e tutte le sue creature animali, vegetali, etc., anche gli altri pianeti e i Corpi Celesti brulicano di Vita e attività dovute ad altre Entità, con la differenza che rispetto a noi, queste essenze non hanno un Corpo fisico-materiale, ma componenti più raffinate come i nostri “Corpi Sottili”, o ulteriori componenti più evolute che noi non abbiamo ancora sviluppato e che probabilmente nemmeno conosciamo. Ma la visione di Steiner andava ben oltre, perché al di là di queste Gerarchie per così dire “regolari”, ce ne sono anche altre e che corrispondono ad ulteriori tipi di Entità, più propriamente demoniache in quanto luciferiche ed ahrimaniche, che hanno seguito un tipo di evoluzione diverso, oltre ad operare anch’esse attraverso le stesse Sfere Planetarie.
Il punto della Sfera Planetaria in cui si forma il pianeta fisico è quello dove vengono ad incontrarsi queste forze, sia le Entità Regolari che quelle Irregolari, e la formazione del pianeta materico è la diretta conseguenza di questa incessante interazione delle due forze che agiscono in senso opposto e Duale tra loro. Ciò che riceviamo dal Cosmo sotto forma di influssi studiati dall’Astrologia, secondo la Scienza dello Spirito, sarebbero dunque generate dall’attività delle Gerarchie Spirituali Superiori, con le quali ci troviamo continuamente ad interagire, nonostante non ne siamo consapevoli, dove gli uomini captano queste forze assorbendole e manifestandole in un modo o nell’altro a seconda del nostro grado di sviluppo e di evoluzione raggiunto.

«Le razze vissero originariamente in luoghi diversi sulla Terra. In un luogo si formò una razza, in un altro luogo se ne formò un'altra. Qual è la causa di ciò? Potremmo benissimo spiegarlo rilevando che su una determinata regione della Terra ha un'influenza particolarmente forte un certo pianeta, e su un'altra regione un altro pianeta. Se andiamo per esempio in Asia, troviamo che là, sul suolo asiatico, agisce in modo speciale tutto ciò che scorre giù sulla Terra da Venere. Se andiamo sul suolo americano, troviamo che vi agisce in modo particolare ciò che vien giù da Saturno; e in Africa ciò che viene da Marte. Cosicché troviamo che su ogni parte della Terra agisce in modo particolare un pianeta diverso.» (Rudolf Steiner)



[1] Si parla del soggiorno delle Anime sulla Luna anche nel Brhadaranyaka Upanisad e nella Chāndogya Upaniṣad.
[2] Sono state proposte diverse ipotesi per spiegare la formazione della Luna che, in base alla datazione isotopica dei campioni lunari portati a Terra dagli astronauti, risale a 4,527 ± 0,010 miliardi di anni fa, cioè circa 50 milioni di anni dopo la formazione del Sistema Solare. Si presume che all’inizio esistesse un ipotetico corpo celeste, Theia, che si sarebbe formato in un Punto di Lagrange relativo alla Terra, ossia in una posizione gravitazionalmente stabile lungo la stessa orbita del nostro pianeta. Qui, Theia, si sarebbe accresciuto progressivamente inglobando i planetesimi e i detriti che occupavano in gran numero le regioni interne del Sistema Solare poco dopo la sua formazione, e quando crebbe fino a raggiungere la dimensione di Marte, la sua massa divenne troppo elevata per restare stabilmente nel Punto di Lagrange, soprattutto considerando l'influenza di Giove nel turbare le orbite degli altri pianeti. In accordo con questa teoria, 34 milioni di anni dopo la formazione della Terra (circa 4533 milioni di anni fa) questo corpo ci colpì con un angolo obliquo, distruggendosi e proiettando nello spazio, sia i suoi frammenti, sia una porzione significativa del mantello terrestre. L'urto avvenne con un angolo di 45° e a una velocità di circa 4 km/s (circa 14400 km/h), ad una velocità inferiore di quella che Theia si suppone avesse nello stato di corpo orbitante (40000 km/h), e siccome i due pianeti erano ancora allo stato fuso e quindi plastici, ancora prima dello scontro fisico le forze mareali avevano iniziato a distorcerne gli stati superficiali prima ed a smembrarne la protocrosta e il protomantello, infatti sembra inoltre che quasi la totalità della massa lunare sia di derivazione dalla crosta e dal mantello della prototerra. Secondo alcuni calcoli il due per cento della massa di Theia formò un anello di detriti, mentre circa metà della sua massa si unì per formare la Luna, processo che potrebbe essersi completato nell'arco di un secolo. È anche possibile che una parte del nucleo di Theia, più pesante, sia affondato nella stessa Terra fondendosi con il nucleo originario del nostro pianeta. Si ritiene che un simile impatto avrebbe completamente sterilizzato la superficie terrestre, provocando l'evaporazione degli eventuali mari primordiali e la distruzione di ogni tipo di molecola complessa. Se mai sulla Terra ci fossero stati all'epoca processi di formazione di molecole organiche, l'impatto di Theia dovrebbe averli bruscamente interrotti.
[3] Nei riguardi dello Zodiaco, Steiner affermava che dai diversi punti dell'Eclittica provengono forze di natura diversa, confermando con le sue indagini le differenziazioni tra la natura dei diversi segni zodiacali.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte II - Antropogenesi / Lezione 4, 4.5 - Il Sole e i suoi Pianeti all'origine

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