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"Il Fabbro dei Mondi" di Federico Bellini

«Tutto ciò che è, sotto qualsiasi modalità si trovi, avendo il suo principio nell'Intelletto divino, traduce o rappresenta questo principio secondo la sua maniera e secondo il suo ordine d'esistenza; e, così, da un ordine all'altro, tutte le cose si concatenano e si corrispondono per concorrere all'armonia universale e totale, che è come un riflesso dell'Unità divina stessa.» (René Guénon, Il Verbo e il Simbolo, gennaio 1926, ora in Simboli della Scienza Sacra, Adelphi, Milano 1975, p. 22)

(Ptah)

Ptah (il “Creatore) o Tanen[1], Ta-tenen, Tathenen, Peteh, Phtha) è una divinità appartenente al pantheon dell’Antico Egitto, patrono degli artigiani, gli architetti, nonché Dio del Sapere, della Conoscenza e Demiurgo del Cosmo, definito anche come Ingegnere, Muratore, Fabbro e Artista. Veniva considerato il solo Creatore non-creato dell’intero Universo, oltre ad essere ritenuto una personificazione della Materia Primordiale (Ta-tenen), successivamente, venne poi assimilato a Ptah (Ptah-Tatenen), secondo un processo non dissimile a quello accaduto al più noto e successivo Amon-Ra.
La sua importanza fu inoltre testimoniata dai vari riconoscimenti ottenuti nel corso dei secoli: dapprima con l’etimologia del termine “Egitto” (una corruzione greca del lemma Het-Ka-Ptah, ḥwt-k3-ptḥ, o "Casa dello Spirito di Ptah"; dall’attribuzione di Api come suo oracolo; per la connessione con le divinità Seker e Osiride (che andranno a costituire il Ptah-Seker-Osiride); come sposo di Sekhmet (secondo alcuni Bastet); per essere stato padre di Nefertum, Mihos e Imhotep.
Iconograficamente era raffigurato sovente come un uo-mo mummificato con la barba, avente tra le mani uno scettro composito con l’ankh (il Simbolo della Vita), l’uas come bastone del potere, e il djed (Simbolo della Stabilità); sovente sul capo portava una calotta di pelle.
Egli era quindi l’incarnazione dell’Abisso Primordiale e che sin dall’antichità era stato descritto come un “fondo di risonanza”, nel quale il suono che venne scaturito fu considerato come la Prima Forza Creatrice, proprio come deve essere risultato il fragore (o vagito), accorso immediatamente dopo l’iniziale esplosione del Big Bang descritta anche dalla Scienza, e che guarda caso, nella maggior parte delle mitologie dava poi personalità ai primi Spiriti-Cantori del Cosmo.
Questo “Vuoto”, inoltre, può essere ulteriormente descritto perché persino nella Genesi si racconta che lo Spirito di Dioaleggiava sulle acque” (o lo stesso Abisso), e che tale metafora la ritroviamo anche a migliaia di chilometri di distanza dal Medio Oriente, come ad esempio nelle isole Marshall, dove si racconta che in principio tutto era un mare e al di sopra scorreva la divinità (The Maker), o in Micronesia, dove sopra il mare primordiale addirittura volteggiava un Ragno, così come gli Egizi descrivevano che esisteva il Nun, termine di difficile traduzione e che sta ad indicare una condizione pre-universale ancora astratta.
E che dire degli esquimesi? Raccontavano che un giorno, Tulungersaq (Padre Corvo), si svegliò dal sonno eterno ed iniziò a dare sfoggio della sua creatività. In un mito irochese si racconta persino che fu la morte dell’Uomo che viveva nel Regno dei Cieli a dare inizio ad una serie di vicende che porteranno alla Creazione del (nostro) Mondo. Ancora più sconcertante è la mitologia Achomawi della California, che descrive come il Coyote e la Volpe galleggiarono sul Vuoto per molti, molti anni, ma finirono poi per annoiarsi a stare sempre lì fermi ed immobili, tanto che la Volpe creò il Mondo nel mentre il Coyote dormiva, proprio come faranno Osiride e Seth nella ben più lontana terra fertile in riva al fiume sacro Nilo.
Questo Creatore, o suprema Fonte Primordiale, sembra improvvisamente scuotersi da una necessità quasi compulsiva di fare, da nessuna azione a lui esterna imposta, e che sembra essersi messa in moto nelle regioni più insondabili del suo Io, forse senza una causa precisa ma mediante una presa d’atto di una ragione cosciente, dove l’esperienza creativa esplode letteralmente come un vero e proprio impulso improvviso, autonomo ed assolutistico.

In questo contesto, la figura che più esprime al meglio questo atteggiamento è il mito cinese di P’anku, un Maker primordiale, sempre di forma umana, il cui soffio diventa vento, la cui voce diventa tuono, il cui occhio sinistro diventa Sole e quello destro Luna, il cui sudore diventa pioggia e i cui parassiti diventano il genere umano. Questa figura mitologica sembra illustrare, persino, che l’Uomo Totale possa essere contemporaneamente l’attore e il destinatario della stessa esperienza creativa messa in moto.

«Nulla posso vedere. Niente posso toccare. Percepisco solo il riflesso della Morte e della Vita in ognuno di noi.» (cit.)

Questo mio vecchio pensiero riflette come per incanto, l’atto stesso della Creazione Primordiale, perché se andiamo a ben vedere, secondo il Mito Antico, all’inizio di tutto, “Il Grande Morto” enunciò un Primo Creatore, a cui affidò l’incarico di creare un mondo di suoni e di luce, dove agiva, dunque, senza entrare in contatto con oggetti materiali e, per dare origine alla sostanza, si specchiò associandosi ad un Secondo Creatore, che divenne successivamente il “Signore della Materia”.
Secondo le correnti filosofiche occidentali, e di molte culture vicine e affini, all’inizio di ogni cosa c’era solo “Il Grande Morto” (la Coscienza), colui che le maggiori correnti spirituali, filosofiche e religiose, hanno identificato a più riprese con termini quali l’Uno, il Tutto, Dio (quest’ultimo da non confondere con la figura omonima delle Religioni, di ben altra natura). Questa “Coscienza” per comprendere sé stessa, gettò i germi della Creazione, intuendo che solo attraverso l’esperienza diretta sarebbe riuscita a dare vita ad un processo infinito di rigenerazione.
L’Uno, (il Tao), si scisse e si specchiò in sé stesso dando forma alla Dualità, ovvero a due manifestazioni uniche ed indipendenti dalla sua essenza originaria e che, iniziando ad esplorare il Vuoto via via che facevano esperienza, trasformandosi in Spazio, acquisirono una vera e propria personalità e funzionalità.

«Il Tao è il Vuoto e non potrà mai essere pieno. È un abisso senza fondo, e sembra essere l'antenato di tutte le Creature.» (Lao Tsu, Tao Te Ching)

  
Entrambi i Creatori, arrivati a comprendere l’origine della loro essenza, cercarono, poi, diversificandosi nei modi e nelle azioni, di emulare l’Uno dal quale si erano generati, e il passo successivo in questo processo fu quello di riprodurre la loro stessa creazione, divenendo a loro volta dei novelli Demiurghi. Tale concetto è magistralmente spiegato nella Filosofia Induista, attraverso il Concetto di Lila e che in sanscrito significa Gioco, che identifica la Natura dell’intera realtà, che reputiamo essere oggettivamente tale, come il fine prodotto di uno straordinario Gioco Divino e Cosmico; in altre parole, quello che possiamo vedere, sentire o percepire, è solo il frutto di questo grande Gioco Cosmico di Brahman, essenza di tutto ciò che esiste.

«C'era qualcosa di caoticamente completo e perfetto prima che il Cielo e la Terra nascessero.» (Lao Tsu, Tao Te Ching)

La mitologia induista continua ancora oggi a spiegarci che la Creazione del Mondo avvenne per mezzo del sacrificio del suo stesso ideatore, in questo caso inteso con il significato di “rendere sacro”, il quale dette vita al Mondo attraverso Sé stesso, divenendo essenza di tutte le cose e dove l’Universo è la stessa sua forma “Fisica”, nella quale si osserva al fine di sperimentare ogni punto di vista, comprese tutte le infinità possibilità racchiuse al suo interno.

«Silenzioso, senza forma, esiste autonomamente ed è immutabile, e pervade ogni cosa senza esaurirsi. Non ne conosco il nome, ma la considero la “Via” e può essere considerata la “Madre dell'Universo”. Sforzandomi di classificarla, la definisco “Grande”.» (Lao Tsu, Tao Te Ching)

Questa Essenza Primordiale riscopre Sé stessa attraverso l’Uomo, essendo l’Uomo oltre il Gioco Cosmico. Si trasforma nel Mondo ed alla fine del Ciclo si distrugge privandosi della sua Forma, per ritornare ad essere nuovamente pura Essenza Creatrice.

«Essere “Grande” significa “oltrepassare”. “Oltrepassare” significa “andare lontano”. “Andare lontano” significa “ritornare”.» (Lao Tsu, Tao Te Ching)

E per fare in modo che questo grandioso progetto si concretizzasse, prendendo forma, fu necessario per l’Unità (poi Trinità), munirsi di una forma fisica nella Materia (l’Universo), in modo da poter contenere quest’Energia (Animico/Spirituale) in grado di poterla ospitare (l’Uomo) e fare così esperienza diretta di Sé stessa (Tu/Lui sei/è Quello).

«Il Tao è grande, il Cielo è grande, la Terra è grande ed anche l'essere umano è grande. Nell'Universo vi sono quattro grandezze e l'Uomo è una di esse.» (Lao Tsu, Tao Te Ching)

Nella cosmogonia ebraica, specialmente nelle varie correnti più mistiche ed esoteriche, si parla sovente del principio pre-incarnato denominato Ein Sof (En Sof o Ayn Sof) nel quale l’Assoluto viene concepito come prima della sua auto-manifestazione col termine “l’Uno Infinito”: il “Senza Fine”, il “Nulla Infinito”, “l’Interminabile” o semplicemente “l’Infinito”. Presente anche nello Zohar, tradotto letteralmente dall’ebraico in italiano come “Nulla Infinito”, si riferisce all’immensa grandezza divina omnicomprensiva del Tutto, in special modo prima che il Mondo fosse, ora e per sempre, esistente.

«Prima che Egli desse qualsiasi forma al mondo, prima che Egli producesse qualsiasi forma, Egli era solo, senza forma e senza somiglianza a nessuna altra cosa.» (Zohar)

«L'Uomo si conforma alla Terra, la Terra segue la Via del Cielo, il Cielo ha per modello il Tao, il Tao si identifica con Sé stesso.» (Lao Tsu, Tao Te Ching)

Nel corso delle lunghe Ere universali (Eoni), tutte le innumerevoli forme e creature apparse, in quanto sue manifestazioni, si atteggiarono a veri e propri Demiurghi, successivi artefici e padri putativi di quell’Universo di cui si riconobbero come Figli ma anche Creatori, in qualità di inventori con il compito di “ricreare”, ovvero, manipolare, ordinare, imitare, plasmare, trasformare e formare tutta la Materia e la Vita in esso contenuto, ma tali ruoli li spinsero talmente oltre a creare quel divario dualistico fittizio da cadere sempre di più in un circolo vizioso che ben presto divenne senza senso e fine (la Caduta degli Dèi).
E fu una di queste innumerevoli creature, che dopo aver preso coscienza della sua Forma, mutevole e mutante, la usò come un Carro (il Grande Carro o Orsa Maggiore di mormonica e massonica memoria) per discendere negli abissi della Materia, ed Egli volle poi essere chiamato con la sua più ultima manifestazione, il nome sacro che nessuno può pronunciare (YHWH).
Ed è nel lungo incedere delle immense Ere Cosmiche che iniziò a mostrarsi come il Creatore del Tempo (o della Matrix illusoria), in qualità di Vasaio, Falegname, Scultore, Fabbro (Demiurgo), il quale dopo aver forgiato i Corpi Fisici, comunicò loro la Vita mediante un Grido, un’espirazione sonora, la saliva, lo sperma, tutti mezzi che permise all’Idea del Suono di diventarne la sua forza. Tutte queste azioni divennero un tratto tipico anche delle sue dirette creature, perché come ci insegnano le cosmogonie vediche, indù, persiane, etc., già nei tempi mitici, Dèi e Demoni, conoscendo la potenza di questo Sacrificio Sonoro, si accanirono come duellanti per il possesso dell’Energia Creatrice (o Monadica), non esitando spesso a farne anche un uso cattivo.
Un potere sfuggente e sfuggevole e che per incanalarlo necessitarono di una sempre più massiccia materializzazione di quel Mondo Acustico, alla quale si aggiunsero ulteriori Dèi, aspiranti Demiurghi, Spiriti Decaduti, i quali per raggiungere i loro obiettivi, fecero un ampio uso di una altrettanto potente fonte di energia: la Violenza.
Per certo la Violenza, e di conseguenza il Male, non nascono come principi assoluti ma in seno all’Ignoranza e alla smania spasmodica di ottenere il Potere. La non conoscenza e la poca coscienza spingono il soggetto a compiere atti di inaudita violenza contro tutto ciò che non comprende e considera diverso da sé stesso, a cui si aggiunge anche una fame mai sazia di acquisire un sempre crescente dominio sulla libertà altrui, che porta a reprimere ogni forma di ribellione all’interno di un proprio ordine formale, manipolando i proprio sottoposti; atteggiamento, tra l’altro, riscontrabile anche in tutte le nostre dittature umane che si sono presentate nel corso della storia.
Sono questi gli strumenti che tali Demiurghi fecero propri quando decisero di utilizzare sistematicamente la Violenza come arma per plasmare l’Inconoscibile e manipolare la Materia, un atteggiamento che si ripercuoterà in tutto l’Universo, compreso il nostro Sistema Solare, esasperando così un principio dualistico che al contrario, condurrà l’altra parte speculare a perseguire un modello di Non-Violenza nei confronti della Natura, per mezzo di un principio spirituale unico e rivoluzionario: la Trascendenza.
La Trascendenza, in Filosofia, è quella proprietà o qualità che va al di là, o oltre un determinato ambito (l’Illimitato), ed in questo senso è l’opposto (e Duale) dell’Immanenza, che indica invece ciò che si risolve o permane dentro un determinato contesto (il Limite). Il paradosso che viene così a formarsi è che, se la Non-Violenza (il Bene) è vista erroneamente come un limite nei confronti dell’esperienza fisica e materiale, la Violenza (il Male), ne esalta invece ogni aspetto, ricercando in essa quella perdizione ritenuta addirittura liberatoria.
Caso emblematico è quello della figura del giudaico-cristiano Satana, il diavolo tentatore alla perenne ricerca tramite l’Uomo dei piaceri fisici e carnali, facendo credere, inoltre, all’ignara vittima che solo attraverso di essi, potrà raggiungere la conoscenza e la libertà. Tale concetto, comunque, affonda le sue radici nell’Illusione (l’antica Maya o la moderna Matrix) in quanto la vera liberazione non la si può raggiungere senza trascendere i limiti della Materia, e del Sistema che la rende funzionale mediante l’esperienza fisica, ma nell’immateriale essenza astratta (persino oltre a quella spirituale e animica) che permea l’intera creazione (il ), e che trova nella corporeità un mezzo per fare esperienza diretta dell’Universo (l’Uomo).
Il Fabbro, così, continua a battere il ferro incandescente modellandone la forma, come faceva anche il Fabbro Celeste riconosciuto nello sciamanesimo asiatico, erede del Divino e del Cosmo, l’Efesto dell’Antica Grecia, il costruttore delle dimore stellate degli Dèi e che forgiò capolavori d’arte, il Manu indù o lo Yaldabaoth gnostico, numi tutelari e ispiratori di Codici e Leggi, creatori materiali di questo Mondo e dei successivi Arconti, ibridi di fattura “Aliena”, generati oltre la linearità intrinseca di Madre Natura.



[1] Tatenen fu una divinità egizia originaria di Menfi. Essa incarnava l’Energia generata prima della Creazione, che germoglia (nel senso che nasce spontanea), Energia che poi feconda (anche in questo caso con germogliare si intendeva il nascere). Era anche considerata una divinità funeraria rappresentante la Terra emersa dal Caos Primordiale, per questo motivo venne poi associata alla principale divinità menfita, Ptah, nella forma di Ptah-Tatenen, in qualità di Creatore dell’Energia Primordiale. Generalmente veniva rappresentato con aspetto mummiforme (un “Grande Morto”), con la barba e il copricapo “nemes” adornato con due piume, corna ritorte e disco solare, inoltre le veniva attribuito l’aver portato nel mondo il pilastro djed, e che in seguito sarà associato ad Osiride.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte I - Cosmogenesi / Lezione 2, 2.4 - Il Fabbro dei Mondi

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