"Genesi, evoluzione e caduta degli Hathorsiani" di Federico Bellini


«Anche Satana si traveste da Angelo di Luce. Non è dunque cosa eccezionale se anche i suoi servitori si travestono da servitori di giustizia; la loro fine sarà secondo le loro opere.» (2 Corinzi 11,14-15)

Ed è qui che entra in scena la storia di Eugenio Siragusa, il quale sosteneva che su questo pianeta, Mallona, ci fossero stati depositi o enormi giacimenti nucleari che infine esplosero. Gli scampati del pianeta, i sopravvissuti a questa immane catastrofe, volarono poi con le loro navi spaziali verso gli altri pianeti del Sistema Solare, tra cui Venere, la Terra, Marte e Saturno. Il pianeta Terra, all’epoca dei fatti (circa 100 milioni di anni fa), era popolato dai Dinosauri e da una forma ibrida primitiva di Uomo, per cui non era del tutto inospitale e i nuovi dovettero adattarsi all’inaspettata e provvisoria sistemazione.
Le cose ben presto peggiorarono, e mentre i nuovi arrivati cercavano di ambientarsi sulla Terra o sugli altri pianeti dove si erano accampanti, Mallona ormai agonizzante esplose ed un immenso bagliore a forma di croce colpì l’atterrito sguardo degli scampati; il cielo divenne terso e pauroso e tutto non fu più lo stesso. Anche Zacharia Sitchin, come altri studiosi, aveva infatti redatto simili teorie, egli aveva chiamato in causa il pianeta Nibiru, il quale sosteneva di aver “riscoperto” dopo una letterale traduzione di alcune Tavolette Sumere che descrivono, tra l’altro in modo impressionante, l’analoga Apocalisse del pianeta Mallona raccontata sia da Siragusa come da Engel e Lorber.
Dopo la distruzione del pianeta, si racconta che il Sole vibrò fortemente lasciando sfuggire dalla propria superficie un’enorme massa di materia incandescente e che, raffreddandosi, avrebbe dato origine al pianeta Mercurio, quasi a voler sostituire così un figlio perduto. La Terra, Marte e Venere andarono incontro ad un periodo di immani sconvolgimenti, subirono urti enormi, giganteschi macigni del pianeta disintegrato si diressero in tutte le direzioni nello Spazio, alcuni di essi poi si assestarono andando a formare i satelliti e i famosi Anelli di Saturno.
La superficie marziana ancora oggi riporta visibili e drammatiche cicatrici di impatti avvenuti in quel lontanissimo e oscuro passato, e tale sconvolgimento per l’intero Sistema Solare, fu così disastroso che la Terra, oltre a questi urti, subì anche lo spostamento del proprio asse polare con tutti gli effetti conseguenti devastanti che ne seguirono, quali: eruzioni vulcaniche, terremoti, tsunami, etc.
I superstiti di Mallona, rifugiatisi sulla Terra, si ritrovarono a dover fronteggiare una disperata lotta per la sopravvivenza, ma tale situazione li portò alla perdizione di sé e a cadere nell’abisso, un abisso fatto di desolazione, enormi sacrifici e morte. Passò molto tempo prima che i ricordi di quella terribile sventura sfumassero lentamente e, dopo una temporale e apparente sistemazione nella nuova dimora, i malloniani, rimasti e scampati al disastro cosmico (si stimano ne morirono almeno 7 miliardi), portarono alla nascita di una nuova Civiltà Ibrida, dopo che iniziarono ad accoppiarsi con i terrestri ivi presenti.
Siragusa, però, ci racconta anche dei dettagli della storia di non poco conto ed estremamente interessanti. Gli abitanti di Mallona, sebbene avessero una forma fisica tra l’umano e l’angelico, e in quanto prossimi alla quarta dimensione evolutiva erano già androgini, erano governati da un Arcangelo il quale incarnava la divinità planetaria o un’Entità Divina, alla stregua di una cellula all’interno di un Corpo vivente, esattamente come quell’Entità-Madre della Nebulosa nella quale si originano sia gli Hathorsiani che i Luciferini. Ma a quanto pare la forma incarnante Lucifero era penetrata all’interno della società di Mallona, ed egli era stato colui che aveva spinto il suo sguardo, fiero e indomabile, oltre la sua superbia.
Spinta dall’influsso luciferino, un’enorme folla di malloniani si lasciò sedurre infiammandosi di grande entusiasmo, e il desiderio di creare li spinse a manipolare gli elementi cosmici nel tentativo di indurli verso nuovi confini, prima di allora mai raggiunti. Siragusa racconta che “Altri Uomini del Cielo”, spaventati da quella scelleratezza, ebbero l’ordine di impedire questo folle disegno, giacché una simile opera avrebbe portato disordine nella Creazione e rotto la catena della Gerarchia Divina e Planetaria vigente. Fu così che si scatenò una guerra epocale che impegnò le armate malloniane capeggiate da Lucifero, contro quelle dei suoi superiori e che terminò con la più completa disfatta.
La manipolazione della Materia e dell’Antimateria, da parte degli abitanti di Mallona, scatenò l’autoannientamento delle energie elementali, liberando così esplosioni a catena di fusione e fissione, fino alla completa lacerazione planetaria. Amareggiato, deluso e pieno di rabbia, Lucifero si convinse e si diede la missione di determinare la proliferazione del nuovo Genere Umano sulla Terra, spingendo i propri Uomini-Angeli Caduti, scampati alla distruzione e che avevano cercato riparo presso gli altri pianeti vicini, a disubbidire all’ordine genetico in vigore, facendoli poi accoppiare con le donne terrestri, dando vita, così, ad una nuova stirpe (Genesi, capitolo 6), fase che passò alla storia con il ben noto e mitologico “Peccato Originale”.
Questi Malloniani-Luciferini si inserirono e si metamorfosarono nelle razze terrestri già esistenti, perdendo la loro caratteristica androgina e l’immortalità, persero anche la memoria e l’intelligenza collettiva (tipica ad esempio degli Hathorsiani), e si abbrutirono a tal punto da condurre esperimenti dove unirono il loro seme con quello degli animali, generando alcune specie ibride che poi portarono all’attuale specie umana.


Sulla distruzione nel 4000 a.C. del pianeta 
che orbitava intorno al Sole tra Marte e Giove

6. Abbiamo visto, all’inizio del sesto periodo, come un mondo fu distrutto dal di dentro, e che dai tempi di Adamo questa Terra divenne la cameretta vitale nel grande Uomo Cosmico. Ora però vi mostrerò la situazione di quel mondo distrutto, e precisamente com’era prima e che aspetto ha adesso. Poi vi mostrerò anche in quale rapporto stava allora questa Terra rispetto al Grande Uomo, vale a dire ve lo mostrerò solamente al modo della corrispondenza spirituale, non già nella realtà materiale, dato che una cosa simile non vi può essere mostrata con pure parole e senza mostrarvi un’immagine sensibile. Ora Io, con la Mia Volontà, vi rappresenterò in piccole proporzioni il Sole con tutti i suoi pianeti e voi, guardando una tale immagine, comprenderete presto e facilmente le Mie parole; e dunque fate tutti ben attenzione!
7. Non appena ebbi pronunciato queste parole, sorse nel libero spazio eterico una sfera del diametro di una spanna; essa raffigurava il Sole. In proporzioni il più possibile buone, per quanto approssimative in grandezza e in distanza (lo spazio della sala era naturalmente troppo piccolo per rappresentarle nella piena esattezza delle proporzioni reali), furono anche rappresentati tutti i pianeti con le loro lune, con incluso anche il pianeta distrutto all’inizio del sesto periodo, con le sue quattro lune, così com’era prima della sua distruzione. Spiegai a tutti la posizione dei singoli pianeti e ne diedi anche i nomi, tanto in lingua giudaica che in quella greca, ed essi scorsero il pianeta in questione librarsi tra Marte e Giove, nonché le sue lune girargli intorno. In quanto a grandezza era uguale a Giove, solo aveva più terraferma di questo e anche una più alta atmosfera intorno a sé, e pure una più forte inclinazione polare e perciò anche una più inclinata rotazione intorno al Sole.
8. Quando tutti ebbero ben compreso ciò, Io continuai dicendo: «Vedete, questo era l’ordine circa quattromila anni fa, poi avvenne la distruzione di questo pianeta a voi già accennata. Come e perché essa ebbe luogo, ve l’ho già detto. Ora però guardate come stanno le cose dopo tale distruzione!»
9. Allora tutti rivolsero lo sguardo al pianeta che si divise in molti pezzi abbastanza grandi. Solo le quattro lune restarono intere. Dato però che tali lune avevano perduto il loro corpo centrale, subentrò il disordine e si allontanarono sempre più l’una dall’altra, anche perché esse avevano subito un urto molto considerevole a causa dello scoppio del pianeta principale.
10. I pezzi del pianeta invece si sparsero nel vasto spazio tra l’orbita di Marte e quella di Giove; una gran quantità di frammenti più piccoli si allontanarono anche di là dalle suddette orbite, e alcuni caddero su Giove, alcuni su Marte, alcuni perfino sulla Terra, su Venere, su Mercurio e anche sul Sole.
11. Anzi, allo scoppio del pianeta, perfino gli uomini, i quali erano di corporatura gigantesca, furono lanciati nel libero spazio del cielo in gran numero, e così pure altre creature. Alcuni cadaveri disseccati si librano ancora nell’ampio spazio etereo, alcuni - ovviamente morti e pure essi disseccati - stanno seduti o sdraiati nelle loro case che sussistono ancora nei frammenti più grandi del pianeta. Alcuni di quei cadaveri caddero perfino sulla Terra, dove però dopo alcuni secoli furono dissolti, e anche su altri pianeti.
12. Allo scoppio, i grandi mari di questo pianeta si suddivisero in gocce di varia grandezza, e così pure avvenne con i loro abitanti d’ogni specie e qualità. Alcune di tali gocce hanno un diametro di parecchie ore [di cammino], racchiudono in sé anche del terreno solido e sono ancora abitate da parecchi animali. Sulle quattro lune, invece, vivono ancora le creature che già c’erano, ora però in uno stato già più ridotto; sui frammenti più piccoli non c’è vita organica, se si eccettua quella della decomposizione per l’azione del tempo, dell’aria e della lenta dissoluzione.
(Jakob Lorber, “Grande Vangelo di Giovanni”, vol. 8 - cap. 75)


Nell’Universo ogni forma ha la sua precisa funzione, lo abbiamo visto studiando il Mito o la stessa Scienza, e tali mansioni sono così sovrapponibili da aver notato più volte similitudini del tutto sorprendenti. La Scienza ovviamente è riuscita a raggiungere tali vette di conoscenza, seppure ancora in buona parte parziali, mediante l’osservazione diretta dei fenomeni cosmici, il Mito, al contrario, è riuscito a raggiungere le stesse conclusioni ma in chiave metaforica, non solo osservando quel poco di Cielo a disposizione nelle ore notturne nell’arco di un anno, ma soprattutto studiando la natura circostante e le dinamiche umane. Tutto ha un suo preciso ordine, e questo ordine è primordiale quanto cristallizzato all’Origine del Tempo.
Abbiamo visto come le forme spirituali si muovano attraverso la Luce e che, mediante le Stelle, catalizzatori e trasformatori del loro potere, incarnandosi in forma materiale sui pianeti, divengono Anime Fisiche, in procinto di fare esperienza nella stessa forma. Ma nell’immensa economia universale niente è insignificante o va sprecato, seppur apparentemente la limitata visione umana sia propensa a crederlo, dove ogni minima fase di passaggio evolutiva va a posizionarsi in uno specifico e delimitato ruolo.
Ed è in uno di questi ruoli specifici che fanno la loro comparsa gli Hathorsiani. Con questo termine si può definire qualsiasi Civiltà che va a formarsi all’interno delle risacche delle Nebulose residue, perciò, ovunque nell’Universo e in qualsiasi Galassia, la loro presenza è teoricamente possibile, in quanto gli elementi materiali ed eterici sono già presenti per la loro formazione. Sono la forma grezza di qualsiasi successiva fase evolutiva del concetto di Uomo Cosmico, probabilmente è anche la prima forma ibrida che apparve nell’Universo primigenio ancora oscuro e privo di Stelle, e fu solamente dopo, con l’accensione dei primi Soli che tale meccanismo poté finalmente mettersi in moto e delinearsi come oggi lo conosciamo.
Le Nebulose, pertanto, sono delle vere e proprie nursery, gigantesche ed immense, quanto straordinarie culle di vita sotto ogni molteplice aspetto. Civiltà Hathorsiane sono comparse anche nella nostra Galassia, la Via Lattea, e ovviamente nel Braccio di Orione, fucina incessante di nuovi Sistemi Planetari, compreso il nostro. Pertanto, è presumibile ipotizzare che miliardi di anni prima della nascita del nostro Sole, esistesse una Nebulosa Madre (la Hathor degli Egizi) che oltre a generare varie Stelle, molte delle quali nostre vicine, nei suoi residui sviluppò anche una autoctona Civiltà Hathorsiana. Questa Civiltà, ad un certo punto del suo percorso, decise di incarnarsi in forma materiale su di un pianeta e tentare di diventare una Civiltà Umana a tutti gli effetti, e per farlo scelse un Sistema Solare in formazione, il nostro, dove principiò questa sperimentazione su di un pianeta specifico: Tiamat.
Il Sistema Solare delle origini era molto diverso dall’attuale, si presume che la dislocazione dei pianeti all’epoca fosse la seguente: Sole, Vulcano, Terra, Venere con Mercurio satellite, Tiamat con Marte satellite, Giove, Saturno, Urano con Plutone satellite e Nettuno. Ma non è tutto. Il Sole non è sempre stato solo, almeno nelle sue prime fasi, e potrebbe aver avuto una Stella compagna con la quale danzava in un’orbita stretta, separate appena da circa un anno e mezzo luce (centomila volte la distanza Terra-Sole). Battezzata Nemesi, come la Dèa greca della giustizia riparatrice, ma nome che evoca anche una serie di avvenimenti e catastrofi ineluttabili, secondo tale teoria, essa sarebbe stata una Nana Rossa, cioè una Stella più piccola e meno luminosa del Sole, ma abbastanza massiccia da scatenare perturbazioni gravitazionali (Nibiru?).
Quando la Civiltà Hathorsiana decadde, come avremo modo di approfondire in seguito in merito alla nascita del nostro Genere Umano, la loro Società arrivò sull’orlo dell’estinzione dopo la ribellione di una fazione interna, capeggiata da quell’essere superbo che sarà universalmente noto con il nome di Lucifero. La successiva distruzione del pianeta e la deflagrazione potente, sconvolsero letteralmente tutto il Sistema Solare. Tiamat si frantumò in miliardi di pezzi che andarono a colpire in ogni dove, impattando contro la quasi totalità dei pianeti presenti, e la mancanza di quell’orbita generò uno sconvolgimento nell’assetto planetario, riassumibile in questo modo:

- Vulcano[1] venne fiondato contro la Terra, l’urto dei due pianeti (seppure Vulcano fosse più minuto), portò ad una sua fusione interna con il nostro e i frammenti scagliati attorno all’orbita planetaria, andarono ad ultimare la formazione della Luna.

- Mercurio, al tempo satellite di Venere, si staccò dal pianeta e vagò per poi andarsi a posizionare in prossimità dell’ex orbita di Vulcano, divenendo così il primo pianeta in ordine di vicinanza al Sole. Della Luna un tempo fiorente rimase solo un ambiente craterico e privo di vita.

- Venere migrò nella sua orbita attuale, sprovvisto della sua ex-luna Mercurio. La nuova posizione fu propizia per lo sviluppo della successiva Civiltà Umana Venusiana.

- La Terra migrò nella sua orbita attuale, dove in precedenza si trovava Venere.

- Tiamat si frantumò in miliardi di pezzi che andarono ad impattarsi in tutti i pianeti del Sistema Solare. Durante le prime fasi dell’esplosione, l’onda d’urto che si generò antecedentemente l’evento, scagliò la sua Luna lontano, lasciandola vagare attorno al Sole, ricevendo poi i frammenti del pianeta che disintegrarono ogni forma di atmosfera e di vita ivi presenti, finendo poi per posizionarsi nella sua orbita attuale e diventando il pianeta a noi tutti noto come Marte.

- Dove un tempo si trovava Tiamat, venne a formarsi una cintura di asteroidi e meteore, ancora oggi presente e che delimita una sorta di confine tra i pianeti interni rocciosi da quelli esterni gassosi.

- I giganteschi Giove e Saturno, forti dei loro moti, rimasero pressoché sulle loro orbite, così come Urano con la sua luna Plutone e Nettuno.

Durante le lunghe fasi successive post-distruzione, gli Hathorsiani superstiti migrarono altrove, ma persero quasi tutti il loro Corpo Fisico, ritornando ad essere forme eteriche. Lì avvenne la mutazione che portò a trasformarli in esseri Luciferini, nella forma parassita di ogni Civiltà Hathorsiana che decide di non fare più esperienza materiale, se non mediante un Corpo Ospite.



Sugli abitanti del pianeta distrutto che orbitava tra Marte e Giove. La causa che ha scatenato l’enorme afflusso d’acqua nel Diluvio di Noè. La Terra, spiritualmente, è la papilla vitale principale nel cuore del grande Uomo Cosmico.

1. Dopo che ai presenti fu mostrato e chiarito tutto ciò nel modo sopra descritto, il romano Marco disse: «O Signore e Maestro, tutto quello che è avvenuto su quel pianeta deve essere stato per i suoi abitanti qualcosa di indescrivibilmente spaventoso! Essi devono essere tutti morti dalla disperazione! E che cosa è avvenuto delle loro anime?»
2. Dissi Io: «Che una tale catastrofe sia stata per quegli uomini qualcosa di spaventoso, è più che sicuro, però essi stessi ne avevano colpa. Essi erano stati già prima, per lunghi periodi, istruiti, avvisati e ammoniti; a loro era stato indicato quello che dovevano attendersi, ma essi, nella loro grande saggezza mondana, consideravano tutto ciò delle fantasticherie e delle vane sciocchezze da parte di quei veggenti che, nella loro semplicità e povertà terrena, preannunciavano tali cose ad un popolo credulone per conseguire importanza e ottenere qualche aiuto materiale. I grandi e le persone in vista, non solo non credettero alle loro parole, ma li perseguitarono in tutti i modi, anche col fuoco e con la spada; anzi, essi alla fine presero posizione tanto seriamente contro tutto ciò che, per quanto poco odorasse di trascendentale, se qualcuno osava scrivere o esprimere qualcosa riguardante lo Spirito, veniva ucciso senza pietà! Così divenne poi impossibile affrontare il grande orgoglio e la durezza spietata di quegli uomini!
3. Quegli uomini avevano molta inventiva nelle cose terrene, e già da diverse migliaia di anni, così come sono calcolati sulla Terra, avevano inventato una specie di grani esplosivi. Questi grani distruggevano ogni cosa quando erano accesi. Se voi ammucchiaste circa diecimila libbre di quei nefasti grani esplosivi in una caverna, a circa mille lunghezze d’uomo di profondità sotto il monte Libano, e poi li accendeste, essi allora si incendierebbero tutti nello stesso istante e frantumerebbero l’intera grande ed alta montagna in molti pezzi. Una cosa simile fecero anche gli hanociti prima di Noè con parecchi monti, aprendo così i bacini d’acqua interni della Terra, e allora tutti perirono nei flutti saliti a grande altezza.
4. Vedete, con queste pessime scoperte suggerite dai demoni, gli uomini di quel pianeta s’immersero sempre più nel disordine che andava sempre aumentando, finché esso raggiunse il culmine. Si dichiararono vicendevolmente guerra; un paese minava il sottosuolo dell’altro con quei dannati grani esplosivi, accendendoli poi artificialmente e facendo così saltare in aria l’intero paese. Con queste manovre di distruzione di interi paesi, essi continuarono il loro triste gioco, facendo delle buche sempre più grandi e più profonde nella loro Terra che era duemila volte più grande di questa vostra, e un bel giorno giunsero troppo in profondità, fino alle sue camere interne che sono, per natura, profondamente e ampiamente riempite, in tutte le direzioni, dalla sostanza del fuoco primordiale, il quale divampò con un violento scoppio. E vedete, tale interna violenza di fuoco scardinò completamente tutto il grande pianeta che esplose facendolo volare in pezzi in tutte le direzioni, e quegli uomini malvagi raggiunsero la loro fine, insieme al loro pianeta!
5. Io sapevo bene che sarebbe successo così, e avevo già previsto che questa [vostra] Terra sarebbe stata quella che è adesso. Questa [vostra] Terra corrispondeva però già originariamente all’ultima parte, nel senso di quella più umile, nel corpo dell’uomo cosmico, e precisamente alla papilla dermica più in basso nel mignolo del piede sinistro. Tale parte non è l’ultima per il luogo in cui si trova, ma, come ho detto, per il suo significato spirituale di umiltà. E ora questa [vostra] Terra è la portatrice dei Miei veri e propri figli, i quali hanno da indirizzarsi e da educarsi loro stessi, di loro libera volontà, secondo la Mia Volontà a loro rivelata.
6. Ma perfino dal punto di vista fisico sussiste un legame e una corrispondenza tra la papilla vitale nel cuore e la papilla dermica inferiore nel mignolo del piede sinistro. E così si può dire che prima questa [vostra] Terra, nel grande Uomo Cosmico, corrispondeva, anche con speciale riferimento spirituale all’umiltà, a ciò che Io ho indicato come la papilla dermica del mignolo del piede, e perciò ora essa, nel cuore del grande Uomo cosmico, è anche la papilla vitale principale – vale a dire spiritualmente – e tale resterà attraverso coloro che su di essa sono divenuti i figli del Mio Amore e della Mia Sapienza. Essa però può anche restarlo ancora fisicamente per un tempo di una lunghezza per voi inimmaginabile, nonostante che sul suo suolo si arriverà a cambiamenti troppo grandi. Anche i futuri discendenti [degli uomini di questa Terra], infatti, inventeranno di nuovo i nefasti grani esplosivi, e ancora una quantità di altri strumenti di distruzione, e provocheranno molte, molte devastazioni sulla Terra. Ma che essi non possano arrivare a profondità troppo grandi della Terra, a questo sarà già provveduto da parte Mia.
7. E così pure non lascerò mai orfani i Miei su questa Terra, ma resterò presso di loro in Spirito fino alla fine dei suoi tempi; perciò, su questa Terra, una simile distruzione non potrà mai avvenire; però devastazioni e desolazioni locali avranno sicuramente luogo, e gli uomini saranno colti da grande angoscia, spavento e afflizione, e molti saranno oppressi dalla paura e dall’ansiosa attesa degli eventi che potrebbero accadere. Saranno però essi stessi la causa di tutto ciò che accadrà loro.
8. Ed ecco che adesso Io ho svelato dinanzi a voi cosa accadde in quell’epoca a quel corpo mondiale ora distrutto, e vi ho pure svelato come ciò sia in relazione con questa [vostra] Terra e anche che rapporto avrà in futuro; ed ora chiedete a voi stessi se avete ben compreso ciò.»
(Jakob Lorber, “Grande Vangelo di Giovanni”, vol. 8 - cap. 76)




[1] Vulcano è un ipotetico pianeta del Sistema Solare la cui orbita sarebbe interna a quella di Mercurio, ipotizzato dal matematico Urbain Le Verrier, nel 1859, per spiegare alcune anomalie del moto di Mercurio stesso (rispetto alle previsioni della legge di gravitazione universale di Newton). Anche l'antroposofo Rudolf Steiner menziona spesso Vulcano, considerandolo un organismo spirituale al pari degli altri pianeti, ma che essendo privo di un corpo materiale vivrebbe tuttora negli spazi del Sistema Solare che circondano la Terra.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte II - Antropogenesi / Lezione 4, 4.3 - Genesi, evoluzione e caduta degli Hathorsiani

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