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"Il Caos" di Federico Bellini

Nell’Antico Egitto il concetto di Caos raggiunse livelli tali di ricerca da lasciare sconcertati, facendoci intuire la raffinata speculazione filosofica raggiunta da una civiltà, che ricordiamo, è durata nella Valle del Nilo ininterrottamente per ben 3000 anni. Per gli egizi il Caos era un concetto astratto, un determinismo associato al Caso prima della creazione del Mondo, risultante essere il concorso di più teorie intrecciate e proveniente da epoche e località differenti, facente parte di un processo naturale evolutivo di teologie, spesso senza continuità ma apparentemente contraddittorie.
Centro focale di tale sviluppo, nei secoli, furono ovviamente i Templi, veri e propri centri di potere, dove la casta sacerdotale aveva anche una rilevanza politica, oltreché teologica. Principali centri dove fiorirono le Dottrine della Creazione furono Eliopoli, Ermopoli e Menfi, ma non mancarono di dare anche il loro contributo le città di Abydos e Tebe, ognuna con la propria organizzazione filosofica; tutte, però, erano accomunate dalla stessa visione: il Mondo era creato da Ra, il Nun l’elemento primordiale e nel quale si ricercava la Maat.
E tutte raccontavano, seppur con le dovute differenze, che dal Caos esistente nacque successivamente il Cosmo, inteso come Maat, unica forza positiva in grado di contrastarlo nella sua casualità indifferenziata e nella sua voluta causalità di distruzione. L’equilibrio primigenio era molto delicato e l’antico popolo egizio viveva nel costante terrore che la forza negativa di Isef, contrapposta a Maat, in quanto manifestazione terrena del Male, sarebbe riuscita a sopraffare quella positiva contribuendo così alla distruzione dello stesso Mondo.


Questa eterna lotta, secondo la magia egizia o la Sacra Scienza, era rappresentata da Ra, divinità suprema, e dal serpente Apopi. Ogni giorno, Ra, con l’aiuto della Luce e quindi dell’energia positiva, identificata nella magica divinità di Heka, vinceva l’oscuro Caos simboleggiato dal nero serpente e rigenerava il Mondo. Così, Atum-Ra, con la sua barca solare percorreva il Cielo durante il giorno fino al tramonto, invecchiato spariva dietro l’orizzonte occidentale per potersi incarnare in Atum-if-Ra, divinità con la nera testa di Ariete e dove, alla settima ora della notte, affrontava il serpente Nehahor, una forma di Apopi che voleva in tutti modi impedire il rigenerarsi costante della Creazione; finalmente sconfitto il nero serpente, Atum-if-Ra, proseguiva il suo cammino sino a ricomparire all’alba come Khepri, una delle settantacinque forme di Ra-Harakhti.
Apopi, per gli egizi, era una potenza autorigenerante e che doveva essere sconfitto ogni notte, fino alla fine del tempo, sino a quando il Nun non avesse nuovamente travolto il Mondo. La Scienza Sacra, pertanto, aveva lo scopo di procrastinare il più possibile nel tempo questo momento, in quanto il Caos, con la sua incessante opera di disgregazione, minacciava persino le divinità generate dalla Creazione e che, per quanto potenti, non vi si potevano recare salvo farsi rigenerare successivamente da Osiride con i suoi immensi poteri.
L’opporsi al Caos da parte della casta sacerdotale e i loro complessi riti, altro non era che la conoscenza donata da Ra all’Uomo, e che per mezzo della sua Mente poteva agire sulla causa delle forze, dove quindi il sovrano e il sacerdote divenivano strumenti divini di questo rituale e nel quale l’Offerta a Maat, ne era il fulcro. Il Faraone operava anche con le divinità, per la sopravvivenza di entrambe queste forze all’interno dell’Armonia Cosmica e della Società Umana, in un atto di difesa che veniva realizzato con particolari offerte nella Sala delle due Maat, specchio di quella cosmica ed umana.
Ma non è tutto, perché secondo la Cosmogonia Ermopolitana, fu il Caos che generò quattro coppie di divinità, l’Ogdoade, ognuna con una caratteristica ben precisa: la coppia Nun e Nunet era l’elemento di acqua primordiale, la coppia Huh e Huhet caratterizzava l’infinito, la coppia Kuk e Keket le tenebre, mentre Amon e Amonet erano l’invisibile. In questa visione, pertanto, questo Caos era un liquido primevo, infinito nel Tempo e nello Spazio, buio e invisibile.

Adesso dall’Antico Egitto proiettiamoci millenni più avanti e arriviamo ai giorni nostri. Coincidenza vuole che nella moderna Cosmologia, esista una Teoria dell’Inflazione (dal termine inglese inflation che nel suo significato originario derivato dal latino inflatio, sta per “gonfiaggio”). Fondamentalmente, questa teoria ipotizza che l’Universo, poco dopo il Big Bang, abbia attraversato una fase di rapidissima ed estrema espansione, dovuta all’intervento di una grande pressione negativa.


La Teoria stima che l’Inflazione sia avvenuta intorno a 10 alla meno 35 secondi dal Big Bang, sia durata intorno a 10 alla meno 30 secondi, e abbia aumentato il raggio dell’Universo di un fattore enorme, tra 10 alla 25 e 10 alle 30 (circa un miliardo di miliardi di miliardi di volte). L’ipotesi più accreditata spiega che sia stata generata da un campo di energia chiamato inflatone, forse originato da uno stato instabile dovuto alla non immediata rottura spontanea di simmetria delle forze fondamentali dopo una transizione di fase quantistica. Questo campo, caratterizzato da una grande energia di punto zero, avrebbe avuto il ruolo di costante provocando l’espansione quasi esponenziale dell’Universo, ma al termine della breve fase, l’espansione sarebbe ripresa al ritmo precedente seguendo un processo riconosciuto standard dalla cosmologia. Sostanzialmente, a differenza del modello tradizionale del Big Bang, questa forza avrebbe allontanato due oggetti ad un ritmo sempre più rapido fino a superare la barriera della velocità della luce, creando così i presupposti di una disgregazione dell’humus cosmico primordiale ma che in qualche maniera è stato poi successivamente ripristinato.

Oltre all’Orizzonte Cosmico[1], tale ipotesi risolve diversi rilevanti problemi concettuali o paradossi, fra questi il dilemma della presunta piattezza dell’Universo (geometricamente a curvatura pari a 0), l’assenza di difetti topologici osservati (come i monopoli magnetici), previsti invece da altre teorie. Le fluttuazioni quantistiche, all’interno della regione microscopica ingrandita, dell’Inflazione a dimensioni cosmiche, sarebbero all’origine di piccole disomogeneità gravitazionalmente instabili e che, con il passare delle ere cosmiche, sarebbero cresciute fino a dare origine a strutture più complesse quali Galassie, Ammassi di Galassie, etc.
Secondo alcune teorie, sarebbe stato l’inflatone a stirare lo Spazio grazie alla creazione di una Forza Antigravitazionale, quindi, in base al modello inflazionario, la piattezza dell’Universo, a scapito di una geometria chiusa o aperta, sarebbe strettamente collegata all’uniformità stessa del Cosmo, seppure recenti osservazioni svolte in questi ultimi anni su alcune supernove o ammassi di galassie, hanno indotto gli astronomi a optare per l’ipotesi di un Universo curvo e aperto.

Adesso ritorniamo nell’Antico Egitto. Apopi lo abbiamo visto, era l’incarnazione archetipica delle Tenebre, del Male e del Caos e antitesi della dea Maat, che rappresentava invece l’ordine e la verità. L’etimologia del suo nome è forse da ricercare in qualche lingua semitica occidentale, nel significato di “strisciare” unito a quello egizio di “volare attraverso il cielo, viaggiare”; più tardi gli furono attribuiti ulteriori significati quali anche “Colui che fu sputato fuori”. Nemico oscuro del Dio-Sole Ra, portatore invece della Luce e garante di Maat (che impersonava l’ordine cosmico), cercava ogni giorno di impedirgli di sorgere minacciandolo durante il suo viaggio attraverso il Duat, l’aldilà egizio, grazie alla barca solare della notte, Mesektet. Signore del Caos, in quanto incarnazione del Male, Apopi veniva immaginato come un gigantesco serpente o un possente pitone, con epiteti quali “Serpente del Nilo” e “Malvagia Lucertola”, a volte associato anche ad un ippopotamo, un orice, una tartaruga o persino figure umane come morti ribelli, nemici stranieri, etc.


Sovente riconosciuto anche nel ruolo di Demiurgo (figura di cui parlerò più in dettaglio nei prossimi capitoli), la storia della perpetua guerra tra Apopi contro Ra, fu elaborata durante il Nuovo Regno (ca. 1550 a.C.- 1069 a.C.) e narrava che questo essere doveva costantemente trovarsi al di sotto del-l’Orizzonte (Cosmico?), e in quanto tale identificato come una creatura dell’Oltretomba. In altre narrazione veniva narrato che egli tendeva un agguato appena prima dell’aurora nella “Decima Regione della Notte”, tanto che la moltitudine di luoghi nei quali si riteneva che potesse trovarsi, gli guadagnò anche l’epiteto di “Colui che cinge il Mondo”.
Altri miti lo descrivevano originariamente a Capo degli Dèi, spodestato poi da Ra, relegato nel Mondo Inferiore, oppure li relegatovi a causa della sua natura. Derivante dal Caos Primordiale, poteva essere combattuto e reso innocuo per un certo tempo, ma non poteva essere distrutto, rappresentando così, nell’eterno conflitto con Ra, lo scontro ancestrale della Dualità. Dal momento che si riteneva che vivesse nel Regno Infero, con i suoi versi, oltre a procurare terrore e paura, si diceva che poteva divorare le anime e per questo motivo, nel mentre Ra veniva venerato, Apopi era oggetto di una vera e propria contro-venerazione. Nel grande tempio di Amon a Karnak i sacerdoti svolgevano dei particolari rituali per aiutare Ra a resistere ai suoi attacchi, in modo da poter continuare il suo ciclo vitale sulla Terra. In un rito annuale, detto de “La Messa al Bando del Caos”, i sacerdoti costruivano una sua effigie che ritenevano potesse contenere tutto il Male e la Tenebra dell’Egitto, per poi bruciarla e assicurare l’ordine nel paese per un altro anno, in un modo poi non tanto dissimile dai falò di inizio anno dell’Italia settentrionale o dalle pratiche di molte altre culture del mondo.

L’Universo da bambino era molto diverso da quello attuale, non c’erano Stelle, Galassie, Pianeti, forme di vite. Dopo lo “scoppio” iniziale vi fu un lungo periodo oscuro, un’epoca remotissima dove non esisteva niente se non un grande buio che inghiottiva ogni angolo del Cosmo. I ricercatori attraverso le loro indagini sono riusciti a risalire ad un’emissione o radiazione cosmica più prossima a quel periodo, e attualmente sono arrivati a studiare un tempo che corrisponde a 380 mila anni dopo il Big Bang, quando avvenne il disaccoppiamento tra Materia e Luce, ma prima di esso l’Universo era caldo, denso e dove la Materia e la Luce erano completamente “mischiate”. Nel momento in cui avvenne però questo disaccoppiamento, la Luce poté finalmente sfuggire alla Materia, iniziando a propagarsi nello Spazio e consegnandoci la sua immagine. L’Universo, pertanto, ha attraversato un’era di completo buio, un’epoca che gli astrofisici chiamano “Età Oscura”, dove non si erano formate ancora le prime stelle e tutto era completamente al buio. Non è chiaro quando si sono accese le prime stelle, concludendo questo periodo di tenebra, ed iniziando una nuova fase di reionizzazione, facendo sospettare che questo nuovo passaggio sia stata indotto persino da qualche sorgente esotica di energia.
Il nostro attuale Universo, come abbiamo già letto, non è che una piccola zona dell’esistente, il cosiddetto Universo Osservabile e che corrisponde ad un misero 5% della Materia visibile. Il suo aspetto attuale non è che una lunghissima sequenza di fasi e di processi trasformativi che lo hanno portato ad essere ciò che è, forgiato da forze che in buona parte ancora non conosciamo e che cerchiamo in ogni di comprendere attraverso le moderne speculazioni scientifiche, così come i Miti delle grandi Civiltà del passato, attraverso le loro archetipiche metafore, ci dimostrano ancora una volta l’alto livello di conoscenze che avevano raggiunto o acquisito. Perché nell’Apopi egizio è evidente la straordinaria somiglianza con quella fase di buio o inflazione dell’Universo appena nato, la cui voracità di questa Divinità del Male è ravvisabile in quel “gonfiaggio” e in quella “schiuma” originaria di Materia ibrida, dove si è giocato velocemente uno scontro titanico di forze tali da condizionare pesantemente tutte le successive fasi di sviluppo cosmico, e che hanno poi portato alla condizione attuale in cui ancora oggi viviamo e facciamo esperienza, cercando al tempo stesso di studiarla e comprenderla. Perché è nel momento in cui si accesero le prime Stelle che tutto cambiò, e la Luce per continuare ad essere, iniziò a compiere un proprio rituale magico, così come Ra (ma anche il successivo Apollo), aiutato dalle sue divinità, intraprende ogni giorno ed ogni notte, passando per l’intero arco del Cielo…



[1] L'Orizzonte Cosmico è, secondo la teoria del Big Bang, il fronte più avanzato dell'espansione dell'energia nell'Universo. Ad oggi, l’analisi scientifica, postula un Universo finito ed in espansione dove l’Energia e la Materia si espandono propagandosi in tutte le direzioni. Per comprenderlo si prenda ad esempio un palloncino che viene gonfiato: l’Orizzonte sarà la superficie del palloncino, che aumenta con il tempo. Recenti studi sembrano dimostrare che esso è in continua espansione, che sembra essere sempre più veloce, accelerato, come dimostrato dalle osservazioni del red shift (aumento continuo della velocità di espansione tra i corpi celesti), dove la radiazione appare spostata verso il rosso quanto più una Galassia è lontana da noi.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte I - Cosmogenesi / Lezione I, 1.3 - Il Caos

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