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"Un giorno gli uccelli se ne andarono..." di Federico Bellini

"Un giorno gli uccelli se ne andarono..." di Federico Bellini

Una buona fetta dei lettori di questo blog è a conoscenza del mio passato da ex-addotto, e come questo significhi l’aver subito un vissuto alquanto particolare e fuori dagli schemi, in special modo durante la mia infanzia. Da ragazzino facevo sogni molto strani, spesso apocalittici e orribili, e quando raccontavo a mio a nonno cosa vedevo, ne rimaneva ogni volta visibilmente sconvolto. Fu lui a consigliarmi di iniziare a scrivere queste visioni, e così iniziai a farlo. "Sussurri. Si ascolteranno nel silenzio atroce, tutte le nostre angosce. Nessuno oserà credere alle visioni di quei giorni, ma il Mondo, palese, manifesterà il cambiamento. Quando appariranno nel cielo, filamenti di fuoco, ognuno capirà che la fine di ogni tempo sarà imminente. Allora come in un lampo, si avvicenderanno immagini di epoche remote, di storia passata, e il Male insito in tutte quelle situazioni, si farà evidente come l’innocenza di un bambino. Soldati marceranno al ritmo della morte, circondati di gloria ed onori, mentre le grida e le urla, di tutti i popoli annientati o sottomessi, canteranno la propria morte. I fiumi diventeranno rossi dal sangue versato, e la terra nera ricoperta di cadaveri." Questo è l’incipit di uno di quei tanti sogni o delle molte visioni che hanno costellato la mia infanzia, e che nel corso del tempo raccolsi, dapprima come brevi componimenti in prosa, aforismi, frasi scritte su fogli sparsi, poi raccolti in un quaderno e che andarono a creare infine un corpus unitario articolato e complesso. Sostanzialmente in quelle visioni raccontavo di un futuro nel quale l’umanità, a seguito di un cambiamento epocale, sociale, politico, culturale, geologico e climatico, sarebbe andata incontro ad un periodo di caos, dove la popolazione dimezzata da rivolte, guerre, carestia, povertà, clima estremo e fame, si sarebbe ritrovata infine a cibarsi di sé stessa. "La potenza delle mani dell’Uomo, le sue armi di distruzione, saranno carezze di civiltà e pugni allo stomaco, di istinti lontani, persi negli oscuri e torbidi millenni primordiali. Marceranno i soldati, cantando l’inno di gloria dei loro stermini, dei loro massacri."

Quando anni più tardi, precisamente durante l’inverno del 2010, vidi in televisione il film “The Road”, diretto da John Hillcoat, intepretato da Viggo Mortensen e dal giovanissimo Kodi Smit-McPhee, rimasi talmente scioccato da quella visione che per alcuni giorni rimasi intorpidito, inoltre durante le successive notti ripresi a fare quei sogni che pensavo di aver accantonato in qualche angolo sperduto della mia inestricabile mente, perché la visione di quel film aveva ridestato tutti quei demoni della mia infanzia. Il film sopra menzionato è in realtà tratto da un romanzo post-apocalittico del celebre scrittore, drammaturgo e sceneggiatore statunitense Cormac McCarthy (Providence, 20 luglio 1933), pubblicato nel 2006 e trasposto sul grande schermo solo tre anni dopo, nel 2009. Racconta la storia di un padre e di un figlio, entrambi senza nome, che percorrono una lunga strada asfaltata verso sud, per sfuggire ai rigori invernali in un’America devastata da una non meglio specificata catastrofe che ha spazzato via ogni essere vivente, a parte gli uomini. Gli animali, infatti, appaiono raramente: tra essi vi è cane rachitico che i protagonisti incontrano per caso, così come si nota uno sporadico commento sugli uccelli “che un giorno se ne andarono”, o sulle mucche che si erano inspiegabilmente estinte. Ed è proprio qui si innesta la storia, dove i protagonisti sono i residui di un’umanità decimata e ridotta ad uno stato di vita primitiva, totalmente privata di qualsiasi fonte di energia e tecnologia. Sullo sfondo traspare qualche indizio sull’origine di questa catastrofe, e si deduce che sia stata il prodotto di una guerra nucleare, perché in alcuni flashback, il protagonista ricorda degli annunci con delle lontane esplosioni, seguite immediatamente dall’interruzione della corrente elettrica, come sovente accade in simili episodi (EMP, Electromagnetic pulse), ma gli indizi si fanno più concreti quando i protagonisti si trovano ad attraversare zone dove vetro e asfalto sono stati fusi insieme da un forte calore, uccidendo colonne di fuggitivi. La vacuità del racconto, la non certezza dei fatti, però, contribuisce alla sensazione di allucinato straniamento che pervade il romanzo, così come il successivo film, reso ancora più agghiacciante dalle giornate dei due protagonisti, caratterizzate da una costante lotta per procurarsi il cibo, ripararsi dalla rigidità del clima, dal terrore di imbattersi in altri loro simi, divenuti, in questo contesto così estremo e disperato, dei veri e propri cannibali. Scena raccapricciante e feroce è quella dove viene descritto l’episodio di un gruppo di uomini e donne, nudi e mutilati, tenuti segregati in uno scantinato da altre persone, forse una famiglia, come veri e propri animali da allevamento per potersene nutrire. Le notti sono buie e intrise di paure ancestrali, e in questo nulla il protagonista, il padre del bambino, porta sempre con sé una pistola e nella quale sono rimasti solo due colpi. In un momento l’uomo ricorda come la sua compagna, la madre del piccolo, avrebbe voluto usarla per mettere fine alle loro vite ormai deprivate di qualsiasi speranza, ma proprio la mancanza di un terzo proiettile e l’ostinato rifiuto dell’uomo di togliere la vita a tutti loro, abbiano infine indotto la donna ad abbandonarli, senza nemmeno salutarli. Durante il viaggio, però, per difendersi l’uomo sarà costretto a sparare un colpo e l’ultimo proiettile rimasto, per volere del padre, dovrà solo essere usato dal ragazzino per uccidersi in caso di estremo pericolo, ma egli dopo essersi rifiutato li porterà di comune accordo a decidere di utilizzare la pistola solo come arma di difesa per entrambi. Ma la speranza sopravvive, anche in tutto quell’orrore, ed emerge in quel bambino nei confronti di un mondo diventato sterile ed ostile, perché oltre a tutte quelle drammatiche esperienze, riuscirà a mantenere un costante ottimismo circa il destino che li attende. Il fanciullo quasi trasfigura divinamente agli occhi del padre, come ultima speranza di un mondo desolato e senza vie di uscita, e mentre il padre cederà inesorabilmente alla malattia, a causa della debolezza provocata dall’indigenza, le fatiche, gli stenti a cui si è sottoposto per proteggerlo, alla fine morirà tra le braccia del figlio. Ma la speranza arriva davvero, perché di lì a poco gli si presenterà una comunità di sopravvissuti, dove un rinnovato senso di civiltà e convivenza fraterna inizia a farsi debolmente strada.

"Soldati deformi, avanzeranno cantando il loro inno di guerra, mentre dietro di loro, imponente, l’orizzonte racchiuso in una nube nera dalle sfumature rosso fuoco, si trasformerà continuamente. Sbaveranno accecati dalla loro sete di sangue, urleranno felici della loro avanzata, della finale ascesa, del loro arrivo ultimo alla meta. Un vento improvviso porterà la morte, silenziosa racchiuderà dentro il suo marmoreo cuore, le vite di quelle Anime, vestigia un tempo di tutti gli Uomini vissuti sulla Terra. […] Ma i soldati svaniranno, così come erano apparsi, e la nube nera sfumata di rosso, circondata dai filamenti di fuoco, svanirà nel nulla etereo. La città diventerà deserta e tutto si ricoprirà di polvere, mentre il tempo sembrerà fermarsi. A migliaia potrai vederli stesi sotto il Sole, lasciarsi cuocere dai suoi raggi. Altri invece, se ne staranno in piccole stanze dall’aria chiusa, irrespirabile, a pregare sommersi dai loro escrementi. Molti avranno deciso di togliersi la vita, e sperimenteranno ogni tipo di suicidio. […] I bambini continueranno a giocare e a ridere, mentre agli adulti non resterà che piangere le loro miserie."


Sir Arthur Charles Clarke (Minehead, 16 dicembre 1917 - Colombo, 19 marzo 2008) è stato un poliedrico autore di fantascienza e inventore britannico, non esente anche da critiche, specie legate a dei non meglio precisati scandali sulle sue tendenze sessuali. Famoso per aver scritto il romanzo “2001: Odissea nello spazio” nel 1968, cresciuto assieme alla sceneggiatura del film omonimo realizzato dall’altrettanto celebre regista Stanley Kubrick (ispirato, tra l’altro, anche dal racconto breve “La sentinella”, sempre dello stesso Clarke), lo scrittore vanta anche una produzione letteraria estesa e ben articolata, tra cui la famosa serie di Rama, caratteristiche che hanno contribuito a definire la sua opera di fantascienza “Hard” o “Classica”, ovvero con elementi salienti dove l’attenzione alla verosimiglianza scientifica gli ha permesso di concepire opere entrate nel nostro immaginario collettivo. Ma nella sua sterminata produzione, un romanzo del 1953 risalta particolarmente, da cui nel 2015 è stata tratta anche una miniserie televisiva in tre episodi: “Childhood's End” o “Le guide del tramonto”. La storia è ambientata nel tardo XX secolo, quando delle enormi astronavi giungono dallo spazio sovrastando le maggiori metropoli del pianeta, senza però compiere alcuna azione se non imporre la fine di ogni conflitto terrestre. Per ben cinquant’anni il contatto con i nuovi venuti, chiamati “Superni” o “Overlords”, si limita a degli incontri all’interno di una delle navi tra il Segretario Generale alle Nazioni Unite ed un Controllore Generale, senza però che i terrestri possano vedere l’interlocutore alieno. Poi, un giorno, giunge la data tanto attesa, perché gli Alieni decidono di mostrarsi per la prima volta, e non è un caso che abbiano temporeggiato così a lungo, perché nonostante le pacifiche intenzioni, il loro aspetto è talmente mostruoso, simile a dei veri e propri demoni, con tanto di corna, coda ed ali di pipistrello; una somiglianza del tutto simile ai tanti diavoli descritti nell’inferno cattolico o dantesco. Per gli umani si apre una vera e propria Età dell’Oro, perché gli ingenti capitali un tempo spesi in campo militare, vengono così dirottati per l’uso civile, inaugurando un’epoca di ricchezza, pace, benessere, un progresso senza precedenti che però si limita solo alla Terra, perché con la complicità dei Superni, l’Umanità arriva quasi a disinteressarsi completamente del Cosmo, distratta da uno stile di vita pieno di agiatezze ed oltre ogni modo ozioso. Insomma, dietro quell’apparente bellezza si nasconde qualcosa di indefinibile e misterioso, e che un inquieto astrofisico disoccupato, un certo Ian Rodricks, decide di scoprire. Con scaltrezza riesce ad imbarcarsi su una astronave e visitare il mondo di origine di questi Extraterrestri, distante soli quaranta anni luce dalla Terra, avvalendosi della dilatazione del tempo relativistica, facendo sì che il tragitto duri pochi mesi. Giunto a destinazione, tuttavia, sarà il primo a scoprire l’amara verità, perché questi Superni hanno un padrone, chiamato “Super-Mente” o “Overmind”, una vera e propria entità demiurgica, una forma di pura energia, una sorta di “Mente Collettiva” che vaga per il cosmo, interessato alla Terra, e senza il quale né i suoi servitori mostruosi, né qualsiasi altro essere vivente può attraversare lo spazio profondo. Nel frattempo, sulla Terra, i bambini e gli adolescenti cominciano a manifestare facoltà paranormali, si disinteressano alla loro infanzia, abbandonano le famiglie e si riuniscono nella foresta Amazzonica. Gli adulti, ormai entità individuali vuote, impossibilità ad evolversi, si ritirano in solitudine ed optano per la morte. Rodricks torna, ma ottant’anni dopo, il tempo di assistere alla fusione mentale tra i figli dell’ultima generazione con questa Super-Mente. L’umanità cessa così di esistere, i “Superni” abbandonano il Sistema Solare tristi, rassegnati, e si muovono alla ricerca di nuove razze papabili nel cosmo, consapevoli della loro natura di dannati e di perfetti mortali al servizio di un potere più grande di loro.


"E fino a quando non si impadronirà del cielo e dei suoi segreti, l’Umanità rimarrà repressa, pronta ad esplodere in un istante quando scoprirà di essere arrivata così in alto, quasi da renderla simile ad un Dio. [Mentre le Stelle aspettano soltanto il giorno in cui l’Uomo, le andrà a cogliere, una ad una, come un frutto proibito da tempo desiderato…]" Con queste ultime frasi terminavano quelle mie visioni infantili che tanto avevano sorpreso mio nonno, così come il libro di McCarthy che di Clarke, mi sconvolsero poi negli anni successivi della mia formazione adolescenziale e di adulto, perché in quei racconti rividi esattamente quanto avevo visto e sognato da bambino. È evidente, non di rado e a ritmi sempre più crescenti si susseguono notizie di imminenti Apocalissi. Non è una novità, lo sappiamo, dato che l’intera storia umana è da sempre stata costellata di simili episodi. Disastri nucleari, guerre mondiali, pandemie, irrorazioni di sostanze chimiche, eventi climatici indotti, terremoti, eruzioni vulcaniche ciclopiche, inondazioni o nuovi diluvi universali, sino ad arrivare a cadute di meteoriti, comete, super-collisioni planetarie, esplosioni stellari, invasioni aliene, etc., sono quanto di più fantasioso la nostra mente umana, o chi per essa, riesce a mettere a frutto nell’immaginario collettivo. Puntualmente, la notizia di una di quelle sopra menzionate modalità catastrofiche entra in circolazione, e altrettanto puntualmente, la stessa notizia viene smentita dai fatti, dato che determinate date ad esse associate, passano sovente senza colpo ferire. Ebbene, in realtà è un fenomeno collettivo ed indotto, in quanto la gabbia magnetica che avvolge il nostro pianeta, viene sfruttata abilmente da determinate Entità (di qualsiasi natura, sia umana che aliena), per farcire la nostra Mente, specie durante la notte, di informazioni negative che non fanno altro che abbassare le nostre difese energetiche, proiettandoci in uno stato di continua paura e di terrore. Singolare, inoltre, è il constatare che coloro che non ne sono più coinvolti, vuoi per essersi liberati da questa gabbia tramite tecniche, percorsi personali, anche spirituali, rispetto agli altri che continuano a subire tali interferenze, non solo non fanno più di questi sogni catastrofici e terribili, o si lasciano condizionare da queste false notizie, ma vivono la loro vita con serenità, accettando momento per momento l'attimo presente, e imparando ad agire di conseguenza, anche nei confronti delle avversità che potranno presentarsi sul proprio cammino, proprio come è accaduto a me, liberandomi dal problema delle Abductions. Piuttosto che scrivere la data della prossima fine del mondo, sarebbe invece interessante capire quali sono queste “Forze” che agiscono nel “Sistema”, traendone da ciò che è normale un nutrimento energetico, specie di bassa frequenza, immettendo così nell’inconscio collettivo informazioni che scatenano i nostri peggiori incubi, disegnando scenari futuri forse possibili, ma che ancora siamo teoricamente in grado di poter cambiare, oltretutto a nostro vantaggio. Basta averne solo il coraggio…

Fonte: "XTimes", rivista del mese di marzo 2018

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