"La Razza Aliena degli Horus" di Federico Bellini

"La Razza Aliena degli Horus" di Federico Bellini

La figura di Horus nella Mitologia Terrestre
Horo, che significa probabilmente “il lontano”, è una divinità celeste egizia che ha la sua ipostasi nel falco (Horo o Horus è la forma latina del nome egizio Hr la cui lettura è Heru o Hor), e il suo culto nell’antico Egitto è attestato dal periodo predinastico fino all’epoca romana, quando venne unito a quello della madre Iside. In epoca predinastica, invece, si ebbero diverse divinità di falco di cui la più importante era venerata nell’Alto Egitto, e quando i sovrani del Basso e dell’Alto Egitto unificarono le Due Terre, Horus assunse il carattere di Unificatore del Regno. In realtà nell'Antico Egitto vi erano due Horus (da qui la confusione successiva): Horus il Vecchio e l'Horus il Giovane. Il più vecchio era fratello di Osiride e rappresentava l'Idea del Mondo che resta nella mente del Demiurgo, il più giovane era invece figlio di Osiride ed Iside, e rappresentava l'Idea che esce dal Logos, si riveste di Materia ed assume una esistenza effettiva. Il primo era il primogenito, contemporaneo di Ra e di Shu, il secondo, in un certo senso, era il primo uomo generato dalle forze naturali. Dall’etimologia del nome e dal suo aspetto di uccello, si deduce che Horus fosse una Divinità del Cielo, i suoi occhi simbolizzavano la Luna e il Sole, inoltre il mito dello scontro tra Horus e Seth, spiegava la minore luminosità della luna rispetto al sole, col fatto che l’occhio lunare sarebbe stato quello staccato da Seth in combattimento e in seguito riposizionato dal dio della magia Toth (mitologia che si perpetuerà nei secoli, e che vedrà Horus, non solo come il vincitore sul Male incarnato da Seth, Apofis, Tifone, Satana, ma a il San Giorgio cristiano che uccide il Drago). Un antico inno recitava: "Da lui viene giudicato il mondo per quello che contiene. Il cielo e la terra sono sotto la sua immediata presenza. Governa tutti gli esseri umani. Il sole gira secondo i suoi scopi. Produce grande abbondanza e la dispensa su tutta la terra. Tutti adorano la sua bellezza. Dolce in noi è il suo amore". Poiché egli era il modello della volta del Cielo, si diceva che provenisse da Maem Misi, il luogo sacro del parto (l'Utero del Mondo), ed è, quindi, il "mistico Bambino dell'Arca", simbolo della matrice. L'ultimo nella linea dei Sovrani Divini dell’Egitto, si fuse alle nuove generazioni di Dèi, divenne quindi figlio di Osiride ed Iside, e in questo ciclo rinnovato divenne il grande dio "amato dal Cielo", il "prediletto del Sole, la discendenza degli dei, il conquistatore del mondo", tanto che al momento del Solstizio Invernale (il nostro Natale), la sua immagine, sotto forma di un piccolo neonato, era portata fuori dal santuario per essere adorata dalle masse in preghiera. Culto che verrà ripreso e successivamente raffinato dal cattolicesimo, identificando Horus con il nuovo Messia del cristianesimo, il Gesù Bambino, vincitore sul Male Assoluto. Lo studioso anglosassone Sir Laurence Gardner fa notare come, nella Bibbia, si sia creata una tremenda confusione a questo punto: YHWH si comportava da schizofrenico, dato che in certi momenti si faceva in quattro per salvare il popolo ebraico, mentre in altri cercava di distruggerlo con ogni mezzo. Il testo biblico originale usava diversi nomi per identificare l'unico Signore di Israele, quando in realtà termini (come El Shaddai, etc.) indicavano gli Elohim (che significa Dei), forma plurale di Eloha, gli Angeli o Arconti, figli di YHWH; da qui il comandamento ebraico “hyeh lecha elohim akherim al panay”, tradotto con “non ci saranno altri Dèi al di fuori di me”. Nella precedente mitologia Sumera, Enlil (il Falco Horus) ed Enki (il Serpente Prometeo/Lucifero) rappresentavano, non solo due "divinità" ben diverse e contrapposte, poi "unificate" successivamente dai cattolici per evitare domande imbarazzanti, ma sarebbero anche entità, un tempo figli prediletti del comandante supremo di questo mondo (Anu/RA/YHWH) e che, successivamente, subirono diversi destini. Presenti e partecipi alla Creazione dell'Uomo, divennero poi nemici quando il Serpente Enki, decise di ribellarsi al suo creatore (Anu/RA/ YHWH) per brama di potere, donando agli Uomini un primo barlume di conoscenza, così da poterli assoggettare e manipolare in questa eterna lotta. Per questo motivo, la contrapposizione tra Aquila e Serpente-Dragone si riaffaccia in tutte le mitologie: Horus contro Seth (qui visto come incarnazione di tutto il Male), Ercole (Figlio di Zeus) e l’Hydra, l’Aquila dei Romani contro il Dragone dei Celti, per finire alle rappresentazioni bibliche di Satana contro San Michele (ricordiamo che il cattolicesimo è un ulteriore culto pagano, seppure raffinato nella sua estrema sintesi). Ancora oggi, sulla bandiera nazionale del Messico appare un’Aquila che ghermisce tra gli artigli un Serpente, in riferimento ad un antico mito Maya, che dimostra quanto fosse diffusa la storia di questo scontro ancestrale nel Mondo, tra popoli e culture diverse, di-stanti nel tempo e nello spazio.

Alnitak o Al Nitak
Rispetto ad altre razze aliene di cui conosciamo i mondi, ma di cui sappiamo molto poco del contesto astronomico in cui possono essere collocate, di questa razza, quella degli Horus, è possibile teoricamente poterne stabilire la provenienza. Alnitak (Zeta Orionis) è una delle tre stelle della Cintura di Orione e che costituisce la porzione centrale della Costellazione omonima, è la più ad est delle tre stelle, essendo Mintaka la più occidentale e Alnilam quella centrale, e il suo nome deriva dall’arabo al nitaq, che significa appunto “cintura” o “fascia”. Il termine Cintura di Orione (Cr 70) indica l’insieme di tre stelle, praticamente allineate su una retta al centro della costellazione, e che, nella mitologia, raffiguravano appunto la cintura del Gigante Orione. La sua posizione sulla volta celeste, quasi perfetto a cavallo dell’equatore celeste, fa sì che sia visibile per intero da tutte le latitudini della Terra. Le tre stelle che la compongono sono brillanti, riconoscibili nel cielo invernale, anche se la loro locazione è apparente, dovuto alla loro posizione rispetto alla Terra, dato che distano tra di loro e dal nostro pianeta alle seguenti distanze: Alnitak 820, Alnilam 1340 e Mintaka 915 anni luce. Al momento non sappiamo con precisione se la razza aliena degli Horus sia legata alla stella Alnitak o se, essendo stata da sempre un punto riferimento, rappresenti una “strada stellare” preferenziale (ad esempio nella mitologia Greca ed Egizia), sappiamo comunque che la Costellazione di Orione, la Cintura e la stella Alnitak, sono fondamentali nel capire qualcosa in più sul mondo da dove proviene questa razza aliena e che con molta probabilità può essere legata ad essa. Da alcune ricostruzioni condotte, sembra emergere che la razza degli Horus provenga senza alcun dubbio da quella regione, ma da “dietro” la stella Alnitak, quindi è non da escludere la possibilità che il loro pianeta si trovi nascosto dietro questo interessante ammasso stellare.

Il loro Mondo
Al momento possiamo sostenere che il pianeta degli Horus si trova in una regione ben più distante da Alnitak ed è perennemente illuminato da almeno 3 soli (forse un quarto molto più piccolo o distante). Non è da escludere che il pianeta si trovi all’interno del sistema della presunta terza stella e che fa parte comunque di questo enorme complesso stellare, seppur indipendente, vista la ravvicinata distanza dei tre astri interni. Il pianeta viene decritto come “gigantesco”, ancora oggi risulta difficile quantificarne la reale grandezza, ma al momento si può stimare che sia almeno 10 volte più grande del nostro, anche se a tutt'oggi non abbiamo dati certi per sostenere una cosa simile. In questo particolare sistema solare esistono anche altri 4 pianeti più piccoli del primo, ma comunque sempre più grandi del nostro, in ordine: il secondo pianeta ha un aspetto rosso (un colore più cupo del nostro Marte), il terzo ha un colore grigio, mentre il quarto è molto più piccolo e forse ricoperto di ghiaccio; altamente probabile è anche la presenza di un super-pianeta, un quinto ed ultimo, sicuramente gassoso. Sappiamo soltanto che dal pianeta degli Horus è chiaramente visibile, perché in grado con il suo disco di occupare una buona fetta di cielo e creare continue eclissi con le altre stelle. Crediamo si possa sostenere che il pianeta degli Horus sia “un mondo all’interno di altri mondi”, data la complessità del sistema stellare in cui si trova e i rapporti giganteschi tra le stelle e i pianeti che lo compongono. Tornando più in specifico sul pianeta dove vivono, non è che ci sia molto da dire, in quanto è un enorme sfera piena all’inverosimile di vegetazione. È un susseguirsi continuo di montagne, colline e pianure, completamente ricoperte da una fitta foresta di alberi. Questi alberi, inoltre, sono simili alle nostre sequoie, ma ovviamente la loro grandezza è mostruosamente superiore, sono giganteschi, altissimi centinaia di metri che ricoprono tutto quanto, persino le zone lacustri e gli “oceani”. Non esistono mari nel vero senso della parola e tutta l’acqua presente è dolce, piuttosto esistono degli “oceani verdi”, immense distese non molto profonde di acqua, ma ricoperte da queste foreste, l’equivalente delle nostre zone lacustri o paludose. Un ottimo esempio per capire questo particolare ecosistema è la parte paludosa della Florida, in quel caso trattasi di una sola regione che coniuga vegetazione ed acqua, nel caso di questo pianeta è su una scala molto più grande e vasta. Il clima è caldo umido, con regioni più fresche ai poli e molto più calde all’equatore, in questa zona si concentrano anche gli alberi più alti e maestosi, ma grazie alla vegetazione presente e ad un complesso sistema di venti, il clima rimane caldo-temperato su tutto il pianeta. Esistono due cicli meteorologici, un primo secco e con scarse piogge, seguito da un secondo dove si susseguono imponenti cicloni monsonici. La grande quantità di pioggia scaricata in quest’ultimo periodo, viene assorbita dal terreno arido della prima, facendo in modo che l’intero sistema rimanga in equilibrio. Anticamente il pianeta aveva un aspetto molto diverso dall’attuale e decisamente più “piccolo”, non era ricoperto di vegetazione perché l’enorme forza gravitazionale delle stelle e dei pianeti, lasciava in “sospensione” qualsiasi cosa in esso presente, persino l’acqua. Gli oceani si trovavano quindi sospesi ad una certa altezza dal suolo (anche centinaia di metri), fluttuando nel cielo come “nuvole” e ricadendo sul terreno sotto forma di leggerissima pioggia. Questo continuo scambio di liquidi permise, poi, lo svilupparsi delle prime forme di vita vegetali che, come una sorta di metastasi, nei milioni di anni seguenti ricoprirono l’intera superficie. Questa continua lotta fu necessaria per lo sviluppo della vita e il contrasto tra le immani forze in atto (la gravità degli astri, etc.), contribuì al nascere di forme sempre più complesse e che trovarono la loro ragion d’essere nel “gigantismo”. Successivamente le forme vegetali cominciarono a svilupparsi in altezza e grandezza, sino a quando la forma predominante (gli alberi attualmente presenti), prese il sopravvento. Più gli alberi si moltiplicavano, più aumentava anche la massa del pianeta stesso, tanto da incrementare il materiale che costituisce il suo terreno, portandolo così ad un equilibrio perfetto. Riepilogando: inizialmente il pianeta aveva una massa più “piccola” ed era spoglio e privo di vita, con immense distese di acqua che fluttuavano nel cielo, a causa delle colossali forze gravitazionali degli astri presenti (pianeti e altre stelle). Successivamente cominciarono a svilupparsi le prime forme di vita vegetali, che per sopravvivere avevano bisogno di aumentare la loro grandezza, ben presto, più queste forme (alberi) aumentavano di consistenza, più colonizzavano l’intera superficie. Mentre si estendevano moltiplicandosi a dismisura nel loro ciclo vitale di nascita e morte, contribuivano ad incrementare la massa del pianeta stesso con nuova “terra”, aumentandola di centinaia di metri (forse chilometri). Più si moltiplicava la massa, più il pianeta si stabilizzava, gli alberi popolavano il pianeta, trattenevano l’acqua, sino ad arrivare al momento in cui è stato possibile l'impianto e la conseguente colonizzazione da parte del nostro protagonista, l’Horus.

Il Pianeta delle Piramidi
Il pianeta, attualmente, è costellato di Piramidi, enormi costruzioni in pietra rivestite di lucente roccia bianca, che si stagliano al di sopra dei grandi alberi, dai quali tuttavia, restano alla base ricoperte. Le piramidi più grandi possono raggiungere anche vari chilometri di altezza, le più piccole alcune centinaia; purtroppo non è possibile quantificarne il numero ma sicuramente si pensa siano qualche migliaio sparse in tutta la superficie. Sono interamente costruite in pietra, utilizzando le rocce più dure delle montagne e rivestite di calcare (o da un simile composto roccioso) sul quale vengono poi scolpiti dei geroglifici, colorati di uno strano colore verde-oro. Sulla cima si trova quello che noi conosciamo come il Pyramidion, ovvero la cuspide piramidale monolitica delle piramidi egizie, che rappresenta la sacra pietra Benben. Il Benben nella mitologia egizia, era la collina primigenia che emerse dall’oceano primordiale del Nun, e sulla quale il dio creatore Atum, generò sé stesso e la prima coppia divina. La funzione delle piramidi è quella di antenne di comunicazione ma anche di imponenti strutture in grado di catturare l’energia del pianeta, che a sua volta viene impiegata per il sostentamento delle città. Ogni piramide, infatti, è l’apice di una città o città-stato, dato che al vertice comanda un Horus-Generale, investito del ruolo di amministratore e comandante del proprio popolo. Ma la vera città non si estende in superficie, in quanto popolata dalla vegetazione e dove le piramidi sono soltanto il riconoscimento di un potere, ma bensì nel sottosuolo, in enormi cavità scavate nella terra generata dagli alberi. Ogni città è un capolavoro di ingegneria, capace di unire le risorse di un pianeta e le esigenze di una civiltà nel sopravvivere. Queste cavità si estendono in larghezza e in profondità per decine, in alcuni casi anche centinaia di chilometri, suddivise in ampie sale o “regioni”, comprendenti edifici interamente costruiti nel terreno e che vanno a creare un tessuto urbano semplice ed efficiente, rafforzato dall’avanzatissima tecnologia. La loro visione d’insieme la possiamo paragonare ai gironi infernali danteschi, quanto per vastità, magnificenza, diversità e struttura. Gli edifici più importanti, si ergono per metà nel sottosuolo e per un’altra metà sulla superficie, restando comunque coperti dagli alberi, benché più bassi, andando a creare dei satelliti alla piramide centrale. Nel sottosuolo si svolge la maggior parte delle attività lavorative degli Horus, dall’amministrare l’imponente apparato legislativo, le funzioni comuni e quotidiane, la vita militare, medica e scientifica; in superficie, invece, si svolge l’attività ludica, l’allenamento o le attività ricreative. Grazie alla loro imponente forza fisica, uno degli sport preferiti degli Horus è quello di arrampicarsi in cima agli alberi, scalando centinaia di metri nel più breve tempo possibile. Esistono delle vere e proprie gare di coraggio, dove colui che riesce a raggiungere la vetta degli alberi più alti, è persino in grado di avere una promozione nella scala sociale o gerarchica della società in cui vive. Gli Horus hanno una tecnica molto particolare per scalare questi giganteschi alberi, una forza ed una velocità impressionante, nonché un’abilità unica, anche se, data la pericolosità dell’impresa, molti di loro non sfuggono ad incidenti dove si possono procurare ferite, menomazioni o persino trovare la morte. La ricerca di una promozione o del potere è comunque una caccia spietata, che deve essere conquistata e raggiunta con ogni mezzo possibile, anche a costo della propria vita.

Descrizione dell'Horus
Un Horus medio ha un’altezza che varia dai 4 ai 6 metri, e su questi parametri possiamo identificare buona parte di tutta la popolazione. I cuccioli, alla nascita, sono già alti poco più di un metro e vengono alla luce uscendo da una “sacca” o placenta, che viene a formarsi esternamente al corpo della madre, per poi venire assorbita una volta partorito. Per quanto volatili, non procreano attraverso le uova come avviene nelle specie del nostro pianeta, piuttosto formano un uovo di placenta, nel quale si forma il cucciolo di Horus, perché il continuo legame con la madre, che dura molti mesi, contribuisce alla formazione del feto e alla trasmissione di “informazioni”. Un tempo dotati di grandi ali, le hanno perse durante il corso della loro evoluzione, praticamente quando sono diventati in grado di levitare con la forza del pensiero e senza dover utilizzare e sprecare ulteriore energia fisica; di quelle ali, attualmente non rimane nient’altro che delle strane protuberanze all’altezza delle spalle. Tutti gli Horus sono “magri”, presentano un aspetto quasi rinsecchito nel quale sono prominenti le lunghe gambe, il tronco centrale del corpo e le braccia. Sono dotati di mani e piedi, sui quali sono presenti tre dita che finisco come dei veri e propri artigli e che curano finemente, a volte dotandosi anche di anelli straordinariamente intarsiati. Il tronco e/o busto del corpo è molto particolare, rispecchia la magrezza in simmetria, forse anche in modo leggermente eccessivo, con una parte incavata sul “bacino” e un “torace” molto più prominente e sviluppato, nel quale risiedono i forti polmoni. La testa è decisamente particolare, in quanto la possiamo considerare come la fusione di tre nostre specie di volatili presenti sulla Terra: un mix di Aquila, Falco e Ibis. La fronte è prominente anche se slanciata verso l’indietro, vi si trovano due occhi molto sottili e completamente neri, che spesso brillano se illuminati, mentre al centro si trova una fessura a forma di rombo (che si apre e si chiude), dallo strano colore interno azzurro-verde, da molti identificato come un terzo occhio e dal quale proviene tutta la loro forza telepatica, infatti comunicano mentalmente grazie ad esso, anche se sono in grado di emettere dei suoni. Più sotto si trova il becco che si spinge in giù verso la punta un po’ arcuata, al cui apice si trovano due fessure utili per la respirazione. Ancora più sotto si trova il barbiglio, sorta di protuberanza molto evidente e stretta, che scende sin quasi sul torace e che, attualmente, serve come riserva d'acqua, avendo la funzione di tenere la temperatura del corpo sempre equilibrata. Dietro la nuca, sul collo, si trovano le “piccole ali”, ovvero una membrana che in momenti di quiete viene tenuta ripiegata all’indietro, ma nei momenti agonistici o durante le discussioni o la lotta, si apre, creando l’effetto di un vero copricapo, con la funzione di impressionare l’avversario. Nel mondo animale è riscontrabile un simile effetto nel Cobra, mentre nell’antichità umana si trovano analogie con i copri-capo, raffigurante uno dei poteri regali del Faraone, ripreso poi anche dalle alte cariche e la popolazione. La pelle si presenta a volte rugosa, o al contrario liscia e ricoperta di una particolare epidermide simile al velluto, con un colore che varia dal marrone scuro per i maschi, al verde-grigio per le femmine. Non è certo ma è probabile che abbiano la capacità di mimetizzarsi all’interno della fitta vegetazione del pianeta, metodo efficace per le battute di caccia oppure per le sfide agonistiche tra le città o i vari clan. Spesso non indossano abiti, soprattutto nella vita quotidiana e sportiva, singolarmente, invece, si vestono in momenti celebrativi, nei rituali, nelle funzioni pubbliche e/o politiche o nei momenti di incontro privati. Nella vita pubblica vige il diritto di doversi mostrare alla pari, cosa che invece non avviene in privato o nelle funzioni, dove le gerarchie mostrano il loro potere sui simili e sul popolo. Gli abiti sono vari e funzionali alle loro attività, hanno un aspetto decoroso e se vogliamo “barocco”, infatti nelle adduzioni non è raro vederli nudi, ma anche vestiti di questi abiti, proprio a seconda dell’importanza della situazione o delle gerarchie interne coinvolte. A capo dell’intera razza degli Horus si trova un comandante, un timoniere, una sorta di guida spirituale e guerriera che nell’antica Roma veniva definito Dittatore. A questa carica possono aspirare solo Horus che raggiungono altezze massime di 10 / 12 metri e che fanno parte della casta più antica, quella regale. La discendenza è maschile, in una società del tutto patriarcale, anche se la femmina ricopre ruoli di primaria importanza.

Una razza creata e poi parassitata
Secondo la mitologia romana (Ovidio, Igino, Servio, Tzetzes e Lattanzio), Orione era un gigante generato dall’orina di Giove, Nettuno e Mercurio, e per la sua triplice paternità, gli si attribuì il nome di Tripater. Tali autori raccontano che un giorno, Giove, Nettuno e Mercurio, si aggiravano per le campagne della Beozia, al tramonto, essi incontrarono il contadino Ireo che offrì loro ospitalità nella sua capanna. Gli Dei vollero inizialmente mantenere l'anonimato per vedere come quel contadino li avrebbe trattati, ed Ireo versò da bere e portò loro quanto aveva di meglio da offrire. Gli Dei, vedendo la sua grande ospitalità nonostante la povertà in cui versava, si fecero riconoscere ed Ireo impallidì, ma dopo essersi ripreso, per onorarli della loro presenza, corse fuori la capanna e immolò un Toro per i suoi ospiti. Giove volle ricompensare il contadino dicendo che avrebbe soddisfatto qualsiasi suo desiderio. Ireo allora chiese agli Dei di poter avere un figlio senza la necessità di doversi risposare, avendo promesso a sua moglie morta da poco, che non avrebbe preso in moglie alcun'altra donna. Giove gli ordinò, quindi, di portare la pelle del Toro immolato e insieme a Nettuno e Mercurio, sparsero la loro orina su essa e la piegarono, ordinando al contadino di seppellirla nell’orto e di ritirarla dopo nove mesi. Ireo ubbidì e dopo nove mesi, dissotterrata la pelle, vi trovò avvolto un bambino che allevò come suo figlio e al quale diede il nome di Urion ab urina, successivamente chiamato Orione cambiando la prima lettera con una O. Non si può fare a meno di non notare una certa somiglianza con la creazione degli Uruk-hai di Saruman, lo stregone bianco de Il Signore degli Anelli di Tolkien, e nella quale, in questa moderna prospettiva mitologica si riscontra un antico, articolato, complesso e ben preciso disegno composito da: Giove (Zeus/YHWH), Nettuno (Poseidone/Ofiuco), Mercurio (Hermes/ Thot, o Altariani decaduti), figlio a sua volta di Zeus e Maia, la Pleiadiana, e a sua volta padre di Pan (I Caprini)…

Stabilire il momento in cui gli Horus hanno stipulato un patto con il Re del nostro Mondo (YHWH) non è impresa facile, per certo questo patto è stato definito prima che gli Horus arrivassero sul nostro pianeta, dato che questa coesistenza ha permesso loro l’acquisizione ad un salto tecnologico non indifferente, utile per ogni futura mossa nello scacchiere galattico. Quella degli Horus è una specie in via di estinzione, probabilmente arrivata su questo pianeta “verde” del sistema di Alnitak, migrando da altri pianeti, poiché la sua fame di dominio e sfruttamento li ha portati a distruggere ogni ecosistema in cui hanno abitato. Per vivere gli Horus hanno bisogno di ingenti quantità di carne e vegetali, ma se la prima ne subisce immediati effetti, con rapide estinzioni di massa del mondo animale presente su un pianeta, nel secondo caso, lo sfruttamento vegetale può essere ritardato, grazie alla facilità di riproduzione e crescita propria delle piante, in un sistema dove le condizioni climatiche ed una intelligente regolamentazione, lo permettono. Sfamare milioni di esseri con una tale corporatura non è un’impresa facile e non sono mancati casi di cannibalismo in tempi remoti, quando gli Horus si cibavano degli esseri più anziani, ormai arrivati al limite della loro vita. Tale pratica è rimasta in uso solamente nelle alte gerarchie, dove il cibarsi dell’anziano capofamiglia è visto ancora oggi come un rituale (Cannibalismo Magico), attraverso cui ci si nutre del sapere e della conoscenza accumulata dall'anziano stesso nell'arco della sua esistenza. In questo contesto sociale variegato e alquanto strano, dove questa civiltà rischiava l’estinzione e per la propria sopravvivenza era stata costretta a cambiare più volte pianeta, ecco che si presentò una nuova opportunità: fare un patto con un entità molto più potente che sosteneva di provenire da un altro sistema solare (il nostro), promettendo loro maggiore potere, soprattutto all’interno di un contesto galattico complesso, unito al rinnovamento di una tecnologia che li avrebbe dotati di mezzi altamente sofisticati, in grado di gareggiare con qualsiasi altra razza presente.

Interferenze con l'Uomo
La piana di Giza è come un orologio stellare che segna l’epoca di Osiride, ovvero quell’epoca in cui gli Dei fraternizzavano con gli uomini e che gli Egizi chiamavano Zep-Tepi: il Primo Tempo. Quest’epoca coincide con l’Età dell’Oro della mitologia Greca, una data che combacia con la distruzione di una antichissima ed evoluta civiltà di nome Atlantide, suggerita da Platone nel Timeo. A questo punto si compone un quadro molto più chiaro e particolare, dove le tre piramidi segnano sul terreno la posizione delle tre stelle della Cintura di Orione o Osiride (padre putativo e mitologico di Horus), con la piramide di Cheope, raffigurante il sistema stellare ternario di Alnitak, dal quale proviene lo stesso Alieno Horus. In questo breve quadro storico, si evince l’assetto iniziale di una presenza aliena sul nostro pianeta, che nella piana di Giza porta la loro firma, infatti le tre grandi piramidi egizie sono un chiaro edificio alieno horusiano, e denotano quanto inizialmente fosse influente la loro presenza. Dal momento che l’umanità ha sempre creduto queste tre mastodontiche strutture come proprie (seppure inspiegabili nella loro concezione costruttiva), si capisce quanto predominante sia stato, e lo è ancora oggi, il volere di questa civiltà sulla nostra. Ed è nel contesto delle abductions, che l'Horus delinea la sua presenza come inizialmente sfuggente e al tempo stesso opprimente, contribuendo ad una ennesima forma di parassitaggio anche nell’Uomo. Sono stati riscontrati persino dei casi di possessione da parte degli Horus, dal momento che per la loro conformazione interiore, necessitano di energia per sopravvivere. La voracità, già insita in questa forma aliena, dopo il parassitaggio è aumentata a dismisura e l’attaccamento che l’Horus dimostra con gli addotti, assume spesso connotati al limite del morboso. Sono gli Horus (e i Militari Umani) che generalmente detengono le Copie degli Addotti, sfruttabili ad ogni occasione, sono sempre gli Horus che, legati ad un simbolismo arcano, comunicano nei modi più svariati, spesse volte anche teatrali. Il suo essere barocco, ancestrale e similmente assimilabile ad un animale preistorico, lo rendono unico ed affascinante, per questo è riscontrabile in lui la figura del demone dall’aspetto animale, ed è sempre a lui associato il numero della bestia, 666 o 999, accomunato ancora inspiegabilmente ad alcuni congegni tecnologici da loro utilizzati. La potente telepatia, notevolmente aumentata nel corso del tempo, è ciò che lo rende inavvicinabile e che incute timore, non solo tra noi uomini, ma anche tra le altre razze aliene, trovando in lui un nemico indipendente ma da rispettare, anche per le Gerarchie Superiori.

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