"La Razza Aliena degli Arieti" di Federico Bellini

"La Razza Aliena degli Arieti" di Federico Bellini

L'Ariete nella Mitologia
Anticamente gli Dèi non esitavano a trasformarsi in animali potenti, e nella mitologia greca, uno di essi, l'Ariete, comparve sulla Terra nell'esatto istante in cui il Re Atamante di Beozia si accinse a sacrificare suo figlio Frisso, per allontanare una carestia incombente. Il re Atamante e sua moglie Nefele non erano una coppia felice, allora il Re si unì a Ino, figlia del Re Cadmo della vicina Tebe. A Ino non andavano a genio i figliastri, Frisso ed Elle, e organizzò una cospirazione per farli uccidere, cominciò, quindi, a bruciare il grano per evitare che ci fosse un raccolto, e quando Atamante chiese aiuto all'Oracolo di Delo, Ino corruppe i messaggeri affinché ritornassero con la risposta falsa che Frisso doveva essere sacrificato per salvare il salvabile. A malincuore, Atamante portò suo figlio in cima al Monte Lafisto, che sovrastava il suo palazzo a Orcomeno, e quando era sul punto di sacrificarlo, Zeus, dopo essere stato consigliato da Ermes, dietro richiesta di Nefele, intervenne mandando giù dal cielo un Ariete Alato dal Vello d'Oro, conosciuto anche come il Crisomallo (da notare la somiglianza con la storia di Abramo e di suo figlio Isacco). Il Vello d'Oro era, secondo la mitologia greca, il Vello (pelle intera) dorato di Crisomallo (generato da Poseidone e Teofane), un Ariete alato capace di volare, che aveva il potere di guarire le ferite perché dotato di poteri magici. L'animale caricò in groppa i due fratelli e li trasportò, volando, nella Colchide, Elle, però cadde in mare durante il volo ed annegò, mentre Frisso arrivò a destinazione e venne ospitato da Eete. Frisso sacrificò poi l'animale agli Dèi, donando il Vello ad Eete, che lo nascose in un bosco ponendovi un Drago di guardia. Il Vello venne successivamente rubato da Giasone e dai suoi compagni, gli Argonauti, con l'aiuto di Medea, figlia di Eete e posto infine nel Tempio di Zeus ad Orcomeno. Più a sud della Grecia, in Egitto, l'Ariete era impersonificato da Khnum, dio di origine antichissima il cui nome significa "creare". Venne adorato soprattutto nell'Isola di Elefantina situata vicino alla prima Cataratta del Nilo, dove formava una triade insieme alle dee locali Anukis e Satis. Khnum era considerato il "Guardiano delle sorgenti del Nilo", che anticamente si immaginava che emergessero da due grotte di Elefantina, e presiedeva alle inondazioni comandando perciò l'elemento determinante della fertilità in Egitto. Generalmente Khnum venne rappresentato con figura umana e testa di Ariete dalle corna girate a spirale orizzontalmente verso l'esterno (la razza di Arieti con questa caratteristica si è estinta nel II secolo a.C.), qualche volta apparve anche con l'aspetto di un Ariete eretto sulle zampe anteriori, e in questo contesto chiamato "Anima vivente di Ra". Sembra che Khnum personificasse la forza creatrice del dio Sole Ra in quelle parti dell'Egitto, dove Ra non era riconosciuto come creatore supremo. Si riteneva che si fosse auto-generato, diventando in seguito il creatore del Cielo, della Terra, del regno dei morti (Duat), dell'Acqua e di tutte le cose presenti e future. Inoltre era colui che con l'argilla aveva modellato l'uomo e gli animali, per questo motivo il suo simbolo era la ruota da vasaio e quindi era considerato il protettore dei vasai, oltre ad essere venerato come un dio creatore. Con il processo di solarizzazione del pantheon egizio rivestì anche la forma di Khnum-Ra.

La Costellazione Zodiacale dell’Ariete
L'Ariete (in latino Aries) è una delle Costellazioni dello Zodiaco, si trova tra i Pesci ad ovest e il Toro ad est ed è una figura caratteristica dei cieli autunnali boreali. Si tratta di una costellazione di dimensioni relativamente contenute, anche se le sue stelle sono tuttavia abbastanza appariscenti, in particolare Hamal (α Arietis) e Sheratan (β); altre stelle importanti sono Mesarthim (γ1) e Botein (δ). La costellazione diventa visibile nel cielo serale alla fi-ne dell'estate boreale (settembre) e resta visibile per tutto l'autunno e l'inverno, fino al mese di marzo. Dall'emisfero australe invece la sua visibilità è più limitata, anche a causa dell'incremento delle ore di luce nei mesi compresi fra ottobre e dicembre. Le due principali stelle di nostro interesse sono Hamal e Sheratan, Hamal (α Arietis) è la stella principale di magnitudine 2,01, spicca per il suo colore arancione vivo e dista da noi 66 anni luce, mentre Sheratan (β Arietis) è una stella bianca, di magnitudine 2,64, che fa coppia con Hamal e la sua distanza è stimata sui 60 anni luce. Alpha Arietis (α Ari / α Arietis) è anche la stella più luminosa della Costellazione dell'Ariete, il nome tradizionale della stella è Hamal (in origine riportato come Hamel, Hemal, Hamul o Hammel), che deriva dall'espressione che in lingua araba si riferisce all'intera costellazione. Hamal è una stella gigante, circa 55 volte più brillante, 18 volte più grande in diametro, e 4,5 volte più massiccia del Sole. Nell'antichità, fu una stella di grande importanza, duemila anni fa l'equinozio di primavera, il punto in cui il percorso apparente del Sole nel cielo interseca l'Equatore celeste, era situato nell'Ariete (è per questo motivo che nell'astrologia il primo segno zodiacale prende il nome proprio da questa costellazione).

Un Antico Mondo che non esiste più
Attualmente del Mondo in cui un tempo abitavano gli Arieti, non vi resta altro che desolazione. Il pianeta che ancora oggi ruota attorno alla stella Hamal, nella costellazione a noi nota dell’Ariete, è del tutto privo di vita, completamente morto. In tempi antichissimi, al contrario, è stato brulicante di vita dove la varietà della flora e della fauna era di una complessità tale da superare ogni immaginazione. Inoltre, grazie alla sua posizione, trasse beneficio da un clima semi-tropicale, favorevole allo sviluppo di una lussureggiante vegetazione e, tipica di molti mondi alieni, al gigantismo delle proprie specie, anche animali. È in questo contesto che, probabilmente, è emersa la razza primigenia degli Arieti e nella quale ha operato finché non si è estinta. Milioni di anni fa, il pianeta, grande più o meno il doppio della Terra, era attraversato da una colossale catena montuosa che da nord si estendeva sino a sud, creando una barriera naturale capace di dividere il clima in due distinte ed enormi aree. Tale catena montuosa era il frutto di un’unica e gigantesca faglia, costellata di innumerevoli vulcani, che nel corso della sua evoluzione ne hanno persino aumentato la massa, continuando un processo di accrescimento del pianeta stesso. Da questa unica catena montuosa, a decrescere, si stagliavano grandi distese di colline che, appiattendosi, divenivano pianure talmente estese da perdersi a vista d’occhio, sino ad arrivare alle zone più basse, nel quale si formarono i mari e i grandi oceani (principalmente due, in entrambi gli emisferi). Grazie all’unicità di questa catena montuosa, il clima sul pianeta era pressoché uniformato, distinguendosi nelle zone polari per un clima più fresco, che diventava sempre più caldo scendendo all’equatore. Ago della bilancia climatica sono sempre state le alte montagne, che dividendo il pianeta a metà, hanno contribuito alla formazione di due aree dal clima temperato su tutto il pianeta. Le zone montuose sono da sempre state le più disabitate a causa delle avverse condizioni climatiche e della pericolosità sismica e vulcanica, mentre al contrario le ampie zone collinari, venivano utilizzate per l’agricoltura e l’allevamento. Le grandi ed avveniristiche città degli Arieti, si stagliavano invece nel bel mezzo delle pianure, spiccando per l’incredibile tecnologia e la monumentalità degli edifici. Pianeta pieno di vita e di colori, tra i più sgargianti e dalle sfumature più incredibili, anche nell’artificiosità delle costruzioni si rispecchiava un rispetto per il mondo circostante e l’utilizzo delle sue stesse particolarità naturali. Oggi di quel magnifico mondo non rimane altro che un pianeta caldissimo, arido e quasi completamente annerito. Frutto di tale cambiamento non fu una catastrofe naturale, ma la conseguenza di una terribile guerra che, come vedremo in seguito, coinvolse in questo atroce destino anche un’altra razza aliena, quella dei Taurini. Le grandiose città degli Arieti vennero rase al suolo, mentre ogni forma di vita fu annientata. Gli effetti collaterali di questa guerra e delle armi utilizzate, hanno poi contribuito al surriscaldamento globale ed una maggiore attività sismica e vulcanica, tanto che in futuro prossimo, il pianeta potrebbe addirittura spaccarsi in più parti e forse esplodere.

Descrizione degli Arieti
Essenzialmente la forma di questo essere alieno non si discosta molto da quella che ci è stata tramandata dal pantheon egizio. Il dio Khnum veniva rappresentato con figura umana e testa di Ariete dalle corna girate a spirale orizzontalmente verso l'esterno, spesso con la testa colorata di verde, in altri casi marrone o rosa come la pelle umana. In realtà si è sempre trattato di raffigurare in forma umana un’entità che in comune aveva soltanto un vago aspetto umanoide. La Razza degli Arieti si distingueva in maschi (dalla pelle color verde, quasi fosforescente), femmine (dalla pelle color marrone) e una tipologia rara ermafrodita dalla pelle colore quasi rosato. Tutte e tre le tipologie presentavano un corpo alto, quasi tre metri, possente e molto forte, muscoloso nei maschi e più aggraziato nelle femmine. Caratteristica comune era la testa, con il muso simile a quello del nostro Ariete, ma con debite differenze somatiche e la particolarità di larghe e forti corna orizzontali. Altra caratteristica era la pelle, costituita da un vasto reticolo poroso e che, presentava una vera e propria folta pelliccia posizionata tra il collo, gli avambracci, le spalle, sino quasi a scendere sul fondo schiena. Tale pelliccia era di un colore simile all’oro, cangiante in più sfumature, dal rossiccio al marrone. Fisico possente e forte, quasi del tutto umanoide e bipede, ancora portava insito nella sua natura l’aspetto primordiale e quadrupede. I fianchi, sporgenti e dalla grossa ossatura, permettevano ancora di poter prediligere, a seconda delle situazioni, la posizione eretta o quella a quattro zampe e, proprio grazie a questa particolarità, avevano tenuto agli arti inferiori una sorta di zoccolo, mentre in quelli superiori si erano evoluti, otre allo zoccolo più piccolo ancora presente, degli arti simili a delle mani formate da quattro tozze dita. La società degli Arieti era molto complessa e naturista, i cuccioli venivano cresciuti sino alla maggiore età allo stato brado, lontani dalla propria casa e dai genitori, ai quali sarebbero tornati una volta maturi, immersi nella più completa natura e seguiti da dei maestri di vita, ovvero dagli Anziani. Lo “stato brado” della società degli Arieti era un’esclusiva dell’età giovanile e anziana, iniziando e concludendo un ciclo della propria esistenza che principiava e si concludeva nella natura stessa. L’età matura, invece, si svolgeva nelle città, nell’agio e il comfort della tecnologia più avanzata. Appena raggiunta la maturità, i giovani venivano introdotti nell’alta società e immersi in un mondo artificioso e avveniristico, per la prima volta veniva presentata la loro famiglia di origine e nella quale avrebbero poi abitato e scalato la propria ascesa professionale. La tecnologia in possesso gli era stata donata, e prima dell’avvento della definita “Era Moderna” furono un popolo pacifico e bucolico, evoluto spiritualmente e con una propria cultura ben definita, ma lontani da idee di sviluppo e ricerca. Tutto cambiò quando quella razza primigenia fu modificata e resa più intelligente dopo un intervento esterno, lo stesso intervento che modificò anche lo sviluppo di altre razze, tra cui le Mantidi.

Il Sacrificio dopo la Ribellione
Figura astrale corrispondente alla Costellazione che segna l'ingresso nella primavera, quando i nati del gregge cominciano ad allontanarsi dalle madri e a scoprire il mondo, sentendo incipiente lo spuntare delle corna sulla fronte, l'Ariete assume una chiara valenza solare, guerriera e creatrice (non a caso la macchina da guerra che prende il suo nome è quella che atterra e viola i battenti). D'altronde, esso è nel mondo greco-romano, come in quello biblico, vittima designata del sacrificio, poiché si sacrificano spesso agnelli che stanno per compiere un mese di vita e ai quali stanno per spuntare o sono già spuntate le corna. La stessa indecisione si nota nel mondo cristiano, dove l'Agnello, questa figura simbolica centrale dell'Incarnazione e del mistero eucaristico, è sovente raffigurato come un Ariete, e dove è spesso contrapposto al cattivo Capro, con una precisa opposizione basata sul concetto di purezza-impurità. In tale contesto, l'Ariete non invecchia, perché il suo sacrificio lo rigenera continuamente. Ma la capacità creativa, il proprio sacrificio, l'utilizzo dell'argilla, unite al mito della nascita dell'Uomo, lo accomunano a quelli della Mesopotamia, dove si racconta che in origine gli Dèi erano divisi in due classi: le divinità della classe inferiore degli Igigi che lavoravano per la classe più elevata degli Annunaki, che vivevano tranquillamente nell'agiatezza. In seguito a una rivolta degli Igigi che, guidati dal dio Wê-ilu (unico dio) o Kingu (il manovale) si rifiutarono di continuare a lavorare. Gli Annunaki, a questo punto, si riunirono per cercare una soluzione e il loro re Enlil minacciò di ucciderli. Suo fratello Ea (nome accadico per il sumerico Enki), avendo capito che questo non avrebbe risolto il problema, propose di creare l'Uomo. L'Uomo sarebbe stato in tutto simile agli Dèi, all'infuori del dono dell'immortalità, e avrebbe lavorato per nutrire gli Dèi mediante i sacrifici. La proposta fu accettata all'unanimità, l'uomo sarebbe stato modellato nell'argilla con l'aggiunta del sangue del Dio che si era ribellato, Kingu, immolato per la circostanza, e la dea madre Ninmah donò quindi la vita all'essere così creato sputando dentro la mistura.

Perché gli Arieti si estinsero? Perché si ribellarono e successivamente vennero sacrificati per perseguire precisi obbiettivi. Questo spiegherebbe perché anche nelle culture antiche della Terra, era usuale nei sacrifici agli Dèi, porgere Arieti, Vitelli, Tori (ma non solo), portando sul piano umano il retaggio di un sacrificio molto più grande e che si era consumato in un mondo lontano. Sacrificare l’Ariete o l’Agnello al Dio delle varie culture della Terra, significava perpetuare il sacrificio della Razza degli Arieti (e dei Taurini) che aveva permesso la nascita del Genere Umano. Capire il grado di influenza che questa razza aliena poteva avere sulle altre o nella nascente “Gerarchia Aliena Superiore” non è impresa facile, ma sta di fatto che gli Arieti ad un certo punto si ribellarono alla “cupola settaria” che si era formata. Grandi conoscitori della natura e delle sue capacità alchemiche, gli Arieti erano stati generati per dar vita ad una razza aliena di abili manipolatori della materia. Una volta raggiunto un alto grado di evoluzione, non solo civile, ma anche scientifico, furono utilizzati per studiare e catalogare la maggior parte delle specie viventi, intelligenti e non, in tutti i pianeti allora conosciuti, compresi quelli del nostro sistema solare. Successivamente furono gli Arieti che selezionarono i più idonei, non solo per dar vita a nuove forme aliene, ma arrivando a manipolare la natura e l’energia in essa contenuta, avviando, così, lo studio di manipolazione genetica che avrebbe portato, infine, alla nascita del Genere Umano. Probabilmente quando gli Arieti capirono che sino a quel momento erano stati usati per uno scopo ben preciso, quello di imbrigliare questa energia in un qualcosa di avverso alle stesse leggi della natura, si ribellarono entrando in guerra con la “Gerarchia Superiore”. La punizione fu spietata e arrivò per mano delle altre razze aliene, bramose del potere assoluto: Felini, Canidi, Horusiani e Sauroidi, etc. In questa guerra trovarono degli alleati, la Razza dei Taurini, ma questo fronte, seppure potente e temuto, non ebbe la meglio contro un asse ben più numeroso e finì per soccombere, e la loro civiltà venne annientata, insieme ai pianeti in cui erano vissuti. Gli Arieti fecero appena in tempo a gettare i germi della nascente razza umana quando vennero sterminati, altri, poi, presero in eredità e svilupparono successivamente le loro conoscenze per altri scopi.

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