"La Via del Cielo" di Gabriele Sannino


La via del cielo è il testo di uno dei filosofi cinesi tra i più importanti, Lao Tzu, vissuto nel VI secolo A.C. Questo scritto è tanto semplice quanto disarmante. La via del cielo, del resto, sta proprio nell’essenzialità, nel lasciarsi alle spalle molte cose o aspetti di questa dimensione, fisici come mentali. Lao Tzu qui non propone una filosofia, dei concetti astratti o intellettuali, ma un lasciar andare attraverso l’esperienza, una fluidità che porta chiarezza e pace interiore. Se il viaggio esperienziale dello spirito è ricoprirsi di strati fino a formare l’anima e il corpo per arrivare a vivere anche in questa dimensione, ecco che il percorso di Lao Tzu consente di cominciare a togliere tutti questi strati, ritornando all’origine, all’Uno, al quale tutti noi apparteniamo. All’inizio del testo, si legge chiaramente che la via che seguiamo non è la vera via. Noi non siamo il nostro nome, anche il cielo e la terra sono senza nome, mentre la madre di ogni cosa ha un nome. Noi seguiamo questa via erronea perché confondiamo il bello e il brutto. Se il mondo riconosce il bello, allora può scoprire il brutto, se il mondo riconosce il bene, allora capisce il male.

La nostra società vive nel caos proprio per questo: oggi come ieri il bello è puramente estetico, mentre il bene è pensare solo alla propria individualità. Per Lao Tzu, si dovrebbe evitare la competizione (la nostra società si basa sulla competizione). Inoltre, se non si dà troppo valore agli oggetti - in particolare ai preziosi - si evita il furto. Se si evita di nascondere agli uomini le verità e gli insegnamenti più preziosi, si evitano loro molti turbamenti interiori. La via verso il cielo, dunque, nasce dall’esperienza ma anche dalla conoscenza, anche se alla fine deve toccare il cuore. Quando essa è adempiuta, è ora di farsi da parte. Di andare oltre.

Per intraprendere questa via, è bene non riempire il nostro vaso fino all’orlo, né affilare troppo la lama: ricchezza e onori inducono all’arroganza. Per Lao Tzu, infatti, successo e disgrazia sono ugualmente nefasti: il primo, per quanto possa essere gratificante, reca con sé la paura di perderlo, mentre la seconda è già di per sé un fallimento. Qui siamo tutti acque torbide, chiarisce. “Come si può rendere limpida l’acqua torbida? La si lasci quieta, e gradualmente essa diverrà limpida.” Sul sapere, il mistico cinese è chiaro: “si lasci perdere il sapere e non ci si soffermi troppo tra ciò che è 'bene' e ciò che è 'male'. La mia mente è come quella di uno stupido: in confusione. Gli uomini ordinari appaiono brillanti e intelligenti, io sembro solo ottuso. Loro sono acuti e attenti io perso, scombussolato, in balia del mare. Tutti sanno cosa fare. Io bevo alla fonte della vita.” Il sapere, dunque, è la “conoscenza usuale”, per questo l’uomo che vuole farsi saggio e consapevole deve preferire ciò che è solido e profondo ed evitare ciò che è fragile e superficiale. In altre parole, si deve tenere il frutto e lasciare perdere il fiore.

Il saggio, inoltre, tiene stretta solo una cosa: l’unità. Egli è libero dall’esibizionismo, per questo risplende; dall’auto affermazione, per questo si distingue; dalla millanteria, per questo è lodato; dall’autocompiacimento, per questo è superiore.” La via del cielo – si capisce bene - non è per tutti allo stesso momento. Lao Tzu scrive: “quando l’uomo superiore sente parlare della Via, la mette in pratica; quando l’uomo medio sente parlare della Via, ora la applica ora no; quando l’uomo dappoco sente parlare della Via, ride di gusto.” Per intraprendere questa strada, dunque, bisogna lavorare molto su se stessi, togliendo molti pesi dall’anima. Occorre superare molti ostacoli posti dal sistema. La via del cielo” – conclude Lao Tzu – “sta nel condividere la conoscenza, nel donare e nel non danneggiare, se stessi e gli altri. Sta nell’essere generoso e nel non competere.” Molte persone oggi, in quest’epoca di risveglio spirituale, stanno intraprendendo questo sentiero, che è solo all’apparenza tortuoso. Molti altri, effettivamente, sono ancora ai banchi di partenza. 

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