"La Moda dell'Ayahuasca e i suoi pericoli..." di Federico Bellini

"La Moda dell'Ayahuasca e i suoi pericoli..." di Federico Bellini

"Ogni tipo di dipendenza è cattiva, 
non importa se il narcotico è l’alcol 
o la morfina o l’idealismo."
(Carl Gustav Jung)

L'Ayahuasca (aya-wasca, letteralmente "Liana degli Spiriti/dei Morti" in lingua quechua), spesso detta a seconda dei paesi di provenienza, anche: Yage, Hoasca, Daime, Caapi; è un infuso psichedelico a base di diverse piante amazzoniche in grado di indurre un potente effetto allucinogeno, oltre che purgante, e il suo utilizzo, al quale sono da sempre state attribuite prerogative magiche e terapeutiche, è caratteristico delle diverse forme di sciamanismo amazzonico praticate nei territori a cavallo di Perù, Colombia, Ecuador, Brasile, Bolivia e Venezuela. La pozione base, per essere farmacologicamente attiva, dev'essere prodotta facendo bollire assieme, per diverse ore, un minimo di due piante amazzoniche, cioè la liana Banisteriopsis caapi e le foglie dell'arbusto Psychotria viridis, anche noto come chacruna, che in alcune aree può essere sostituito dalla Diplopterys cabrerana. [Con la parola Ayahuasca vengono contemporaneamente designate tanto la liana Banisteriopsis caapi in se stessa quanto l'intera preparazione: la liana è infatti considerata dagli sciamani la "pianta maestro" per eccellenza, colei che custodisce ed apporta l'insegnamento (sebbene necessiti delle alte piante per manifestare tale insegnamento) ed in quanto tale conferisce il nome all'intera bevanda.]

A partire dagli anni novanta, ma soprattutto in quest'ultimo decennio, la fama della Ayahuasca nel Mondo e in Italia è cresciuta esponenzialmente anche grazie all'interesse del'ambiente accademico, sempre più interessato alle potenzialità terapeutiche del beveraggio. Soprattutto in conseguenza della diffusione nel mondo del Santo Daime, un culto neosciamanico di carattere sincretico originatosi in Brasile negli anni trenta, si è assistito a quello che è stato definito un processo di vera e propria internazionalizzazione dell'Ayahuasca, che ha contribuito ad espanderne l'utilizzo al di fuori dell'Amazzonia e del sud America, obbligando le legislazioni dei paesi ospitanti a pronunciarsi circa lo status giuridico della bevanda. Addirittura la sempre maggiore attenzione del mondo accademico, specie in un contesto latino e nord americano, più che europeo (con l'eccezione della Spagna), è culminata nelle due World Ayahuasca Conference, tenutesi a Ibiza nel settembre del 2014 e nella città brasiliana di Rio Branco nell'ottobre 2016, organizzate dalla fondazione ICEERS con il patrocinio dell'UNESCO, ove un comitato di più di quaranta prestigiosi studiosi provenienti da diversi ambiti disciplinari ha emanato una dichiarazione, significativamente titolata Ayahuasca in the globalized World, in cui si chiede ai governi di avanzare verso la costituzione di un ambito legale che regolamenti, tutelando e valorizzando in maniera responsabile, l'utilizzo dell'Ayahuasca. Tali eventi hanno dimostrato non solo il forte interesse nei confronti di questa sostanza, ma anche fatto emergere l'insorgenza di enormi potenzialità economiche per la sua diffusione.

Con il procedere degli studi sarebbe stato rivelato lo specifico meccanismo sinergico tra i suoi componenti, tale da farne l'allucinogeno più complesso e sofisticato da un punto di vista farmacologico. Infatti, dalla liana rampicante Banisteriopsis caapi, nota tra gli sciamani dell'Amazzonia come la Liana degli Spiriti o dei Morti, a causa della sua caratteristica forma attorcigliata e che penzola dagli alberi verso il suolo (che sembra evocare il carattere "mediatore" della pianta stessa, che connette il mondo ordinario con l'al di là ed il regno degli antenati), sono stati isolati tra il 1925 e il 1957 degli alcaloidi del tipo β–carboline,  identificati con i nomi di armina (precedentemente nota anche come telepatina, yajeina e banisterina), armalina e d-tetraidroarmina. Tali alcaloidi sono responsabili degli effetti emetici e lassativi del beveraggio, del senso di nausea che esso è in grado di indurre, ben noto agli sciamani e documentato anche nel contesto degli studi clinici. Più complessa è invece la questione circa le proprietà psicotrope di tali alcaloidi. In uno studio pionieristico del 1967, lo psicologo cileno Claudio Naranjo tentò di dimostrare le proprietà psichedeliche dell'armalina identificando in 1 mg/kg (endovena) e 4 mg/kg (ingestione) la dose minima in grado di suscitare una qualche attività allucinogena. Secondo Naranjo l'armalina appare «more of a pure hallucinogen than other substances», dal momento che sarebbe in grado di modificare primariamente ed in maniera selettiva soltanto le percezioni visive, senza avere effetti sulle altre sfere della psiche. [Diversamente da altri allucinogeni come ad esempio la mescalina, che induce anche allucinazioni uditive e modifica la percezione del tempo, l'armalina limiterebbe la sua «highly hallucinogenic quality» al dominio visuale, producendo sequenze di immagini in sovra-impressione, vibrazioni e tremolii del campo visivo, lampi di luce, immagini colorate e vivide paragonabili al sogno che si manifesterebbero ad occhi chiusi, ed anche allucinazioni vere e proprie.]

In realtà, il carattere psicoattivo degli alcaloidi della Banisteriopsis caapi sembrerebbe limitato agli sgradevoli effetti di nausea e di vertigine, spesso paragonati ad una ubriacatura, che essa è in grado di indurre anche se assunta isolatamente, mentre appare assai dubbia la loro prerogativa psichedelica e visionaria. Come osserva Jordi Riba, in uno studio realizzato presso la Universitat Autònoma de Barcelona nel 2003, la capacità delle β -carboline di interagire con il recettore 5-HT2A non è stata a tutt'oggi ancora dimostrata chiaramente, nemmeno sugli animali, cosa che rende a priori dubbia l'ipotesi che esse siano in grado, nell'Uomo, di provocare effetti simili a quelli delle triptamine psichedeliche e delle feniletilamine. Le foglie dell'arbusto Psychotria viridis e della Diplopterys cabrerana, invece, che costituiscono il secondo ingrediente necessario per la preparazione dell'ayahuasca, contengono invece dimetiltriptamina (DMT), una triptamina allucinogena endogena dalla quale, come è oggi ampiamente assodato, dipende il caratteristico effetto psichedelico del beveraggio. La DMT è una molecola dalla struttura straordinariamente semplice, presente un po' ovunque nel regno animale e vegetale (mammiferi, animali marini, rane e rospi, piselli, erba, funghi, fiori, radici, ecc.) oltre che nell'Uomo, in grado di avere effetti sui recettori serotoninergici sparsi nel corpo umano in maniera analoga ad altri psichedelici come l'LSD, la psilocibina e la mescalina.

Nel suo celebre studio del 2001, Rick Strassman [Los Angeles, 1952, medico statunitense specializzato in psichiatria con un training medico nella ricerca clinica psicofarmacologica, nonché docente di psichiatria all'Università del New Mexico] ha riconsiderato questo privilegio della DMT, assieme al suo carattere endogeno, suggerendo che la sua presenza nel corpo umano assolva una funzione specifica: la DMT sarebbe la «molecola spirituale», la base biologica delle esperienze spirituali che talvolta accadono spontaneamente nella vita di un essere umano, come quelle descritte dai mistici di ogni epoca, e che appaiono straordinariamente affini agli stati psichedelici che la somministrazione per via endovenosa di DMT è in grado di indurre. Tale meccanismo sarebbe localizzato nella ghiandola pineale, «the most reasonable place for DMT formation to occur», considerata già da Cartesio come la sede dell'Anima, il luogo ove si incontrano e comunicano res cogitans e res extensa, il Fisico e lo Spirituale. Strassman nota innanzitutto come la ghiandola pineale sia chimicamente in grado di produrre DMT dal momento che possiede i più alti livelli di serotonina di tutto il corpo umano, la capacità di convertire la serotonina in triptamina, ed un'altissima concentrazione di enzimi altamente specializzati, detti metiltransferasi, i soli in grado di convertire serotonina, melatonina e triptamina in composti psichedelici. In secondo luogo, la pineale possiede anche una specie di "sistema di sicurezza" anti-DMT, cioè un alto livello di una particolare proteina a sua volta in grado di ostacolare l'attività degli enzimi che formano la DMT, e proteggere così l'organismo da un'eccessiva produzione del composto psichedelico in condizioni normali e ordinarie.

La particolarità dell'Ayahuasca consiste nel fatto che, grazie agli inibitori della Banisteriopsis, la dimetiltriptamina resta in circolo nel corpo per un tempo decisamente maggiore rispetto all'assunzione dei vapori. L'effetto della DMT dura circa 10-15 minuti se fumata, mentre ingerita sotto forma di bevanda la DMT rimane in circolo per 2, anche 3 ore, rendendo l'esperienza decisamente più mistica e impegnativa. L'Ayahuasca non è pertanto considerato un narcotico, dato che il suo componente principale è la DMT, medesima sostanza prodotta nel cervello umano dalla ghiandola pineale ogni notte, durante la fase REM del sonno, dalla nascita fino a 24 ore dopo il decesso. Terence McKenna [Colorado, 1946-2000) scrittore, naturalista e filosofo statunitense, personalità tra le più significative della controcultura americana degli ultimi anni, importante esponente della cultura psichedelica, oltre che fondatore di una istituzione privata per ricerche etnobotaniche] sosteneva che la dimetiltriptamina non fosse una molecola pericolosa per la salute, a meno che uno non fosse indotto a vivere esperienze talmente estreme da portarlo ad uno shock o alla morte per lo stupore. Effettivamente, non ci sono ad oggi prove di danni fisici causati da questa sostanza, anche se è altamente possibile che un utilizzo continuato possa indurre psicosi e altre disfunzioni difficilmente prevedibili. Del resto, i vari popoli amazzonici utilizzano il decotto di Ayahuasca per indurre stati di visione nel corso di cerimonie religiose e per scopi rituali e terapeutici, mentre in tempi recenti è entrata nei rituali di diverse dottrine religiose sincretiste diffuse in Brasile quali il Santo Daime, l'União do Vegetal ed il Barquinia. Inoltre sono state evidenziate anche alcune potenziali applicazioni terapeutiche, specie in uno studio condotto all'interno di un gruppo di praticanti della chiesa brasiliana União do Vegetal dove si sarebbe mostrata efficace nel trattamento dell'alcolismo e della dipendenza indotta dall'abuso di sostanze stupefacenti (tutto da dimostrare). Inoltre è stato suggerito che l'Ayahuasca possa essere utile per il trattamento dei disturbi mentali nei quali si sospetta un deficit del metabolismo della serotonina, quali depressione, autismo, schizofrenia, sindrome da deficit di attenzione e iperattività. [L'armina possiede inoltre proprietà anti-parassitarie che potrebbero farne ipotizzare l'uso nella profilassi della malaria e di varie altre parassitosi.]

E il suo utilizzo in Italia? Ebbene, in Italia la DMT è inserita in tabella I dell'elenco delle sostanze stupefacenti e psicotrope di cui all'art.14 del DPR n. 309/90. Tuttavia la bevanda denominata Ayahuasca non può essere classificata come una droga, in quanto le piante naturali che la compongono anche se contengono naturalmente del DMT non sono incluse in alcun elenco di sostanze vietate. L'Ayahuasca è stata dichiarata sostanza non narcotica con due sentenze della Corte di Cassazione (Sezione IV, 6 ottobre 2005, n. 44229 e Sezione I, 16 febbraio 2007, n. 19056) e una Nota del Ministero della Salute (n. 6895-44021, del 30 dicembre 2010). Ma come sempre, in Italia non è tutto così ben definito e certe paventate pretese di legalità non sono ancora state ben chiarite. La verità è che questa sostanza non è stata affatto giudicata innocua da esperti sociologi, scienziati, medici, psicologi: i giudici hanno solo preso atto del fatto che non si può stabilire con certezza il suo status giuridico perché non è stata presentata una documentazione scientifica sufficiente. Questo significa che non c’è nessuna legge, nessun decreto, nessun pronunciamento pubblico in favore dell’Ayahuasca e del suo uso, che sia religioso, terapeutico, ricreativo o di qualsiasi altra natura. Dato che l’Ayahuasca non è una semplice bevanda da supermarket, ma una sostanza che contiene DMT, ed essendo i suoi effetti potentemente psicoattivi, non possiamo certo stare tranquilli e sederci sugli allori pensando che la situazione attuale non cambierà mai, né che fare sessioni di gruppo con l’Ayahuasca sia un’attività ricreativa priva di qualsiasi rischio. Al contrario chiunque conduca attività di questo tipo si deve sforzare di fare le cose nella maniera più etica e responsabile possibile, dal momento che resta una sostanza non sottoposta a controllo internazionale, ponendo inoltre l’accento sul fatto che i singoli stati debbano vigilare sull’uso improprio che potrebbe essere fatto di questa bevanda, specie in contesti non adeguati. L’assunzione di Ayahuasca è infatti riconosciuta a livello scientifico come praticamente innocua per la salute, fatto salve alcune eccezioni in gran parte dovute al contesto inadeguato, all’inadeguatezza di chi proporziona la bevanda e alla impreparazione a gestire situazioni di emergenza, sovente in contesti dove si presenti l’abuso di una qualsiasi professione medica (notiamo infatti una capillare diffusione di ritiri che millantano un uso “terapeutico” dell’Ayahuasca, con la partecipazione di psicologi o psicoterapeuti); e a questo scopo ricordiamo che in Italia l’esercizio della professione medica è disciplinato da precise regole e deve essere effettuato all’interno di protocolli condivisi e riconosciuti statalmente.

[Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Ayahuascahttp://www.ayahuasca-info.it]


*      *      *

Adesso veniamo a noi, dal momento che sempre più spesso mi chiedete cosa ne penso di qualsiasi metodo alternativo in circolazione nella nostra ignorantella Italia. I Social, come sappiamo, ormai scandiscono le nostre giornate, compreso il bello e il brutto tempo di questa errabonda mondanità. Nel corso di questi ultimi anni, sia per aver frequentato persone che hanno fatto uso di determinate sostanze, tra le quali l'Ayahuasca, specie per trovare la risposta a ciò che ritenevano impossibile trovare in altro modo, ho notato di pari passo anche l'insorgenza di una certa mistificazione nei confronti di tale sostanza e pratica, ai limiti della "sacralità". Ora, il termine Sacro deriva dal latino arcaico Sakros, termine rivenuto sul Lapis Niger, sito archeologico romano risalente al VI secolo a.C., associato al culto delle divinità. La radice di Sakros, senza alcun dubbio di origine indoeuropea (sak), indica qualcosa a cui è stata conferita validità, ovvero che acquisisce di fatto un suo fondamento conforme alle regole del Cosmo, così come concepite dall'Uomo (ma non dal Cosmo stesso); da qui anche il termine, sempre latino, che sancisce una alterità, un essere "altro" e contestualmente "diverso", rispetto all'ordinario, comune e profano. Ed è qui che molti seguaci di questa bevanda, in Italia sempre più numerosi, cadono, perché infondono nell'Ayahuasca un aura di sacralità mistica da renderli succubi di un vero e proprio nuovo Culto. La realtà è che non ci sono piante sacre o altre che valgono meno, l'Ayahuasca è esattamente un mix di piante come può esserlo una normale minestra di erbe di campo, compresa l'Ortica, in quanto consideriamo Sacro ciò che solo l'Uomo considera in tal senso per delle sue reali o fittizie esigenze, presupposti che hanno permesso ad ogni fede e religione di imporsi nel mondo; il resto sono solo chiacchiere! Nel mondo animale non esiste il concetto di Sacro, la Natura in quanto manifestazione di sé stessa, è divina, compresa nella sua parte più infima e puzzolente (la merda), perciò una certa sacralità è presente sia quando un gruppo di sconsiderati occidentali si ritrova in questi raduni di Ayahuasca, quanto colui che prendendo un ramoscello di Ortica, se lo passa sul proprio culo, ritrovandosi ad avere visioni illuminanti della propria vita. L'Ayahuasca è solo chimica e di Sacro non ha nulla, presenta solo una parvenza di Spiritualità perché nel fare gruppo, questi avventurieri della diversità del mondano occidentale, sono convinti che sia più alternativo (e figo!) prendersi tale sostanza per farsi un trip mentale, continuando al tempo stesso a fuggire da Sé stessi. Nel corso degli anni ho conosciuto persone che consigliavano l'Ayahuasca per rivolvere problemi di depressione, malattie di qualsiasi tipo (persino l'acne!), i Rapimenti Alieni, o per cercare il risveglio o l'Illuminazione in quanto uscita dalla Matrix, arrivando a dei livelli così assurdi, dove tale continua pratica ha assunto dei connotati di vera e propria venerazione sacra (e poi di dipendenza), del tutto religiosa, nonché di sudditanza, creando certi attaccamenti nei confronti di tale metodo sino ai limiti del fanatismo. E come al solito, il problema non è mai nella Natura o in un pianta, ritenuta dall'Uomo "Sacra", ma dell'eccessivo ed uso improprio che ne facciamo. La Natura non fa distinzioni, è semplicemente sé stessa e la proposizione di tradizioni così lontane dal nostro ambito occidentale, può portare solo ad un uso sconsiderato di conoscenze un tempo solo di competenza (sciamanica) di determinate persone (qualificate), rispetto ai tanti avventori "New Age" in cerca di un altro modo economico per arrotondare a fine mese! Si, perché quello che alla fine si osserva, e tristemente si constata, è un cercare il Sacro fuori di sé, nelle piante, nei metodi, nei Guru, nelle filosofie extra-europee e così facendo si disperde la propria Energia altrove. Viviamo in un modo dove nessuno ha ancora capito che ognuno di noi è Sacro e che basta guardarsi ad uno specchio con coraggio per capirlo ed ammetterlo. Ed è questo il problema ancestrale dell'Uomo. Il rispetto per ogni cosa è "sacrosanto", ma al centro di tutto ci siamo solo noi e la Natura, che ripeto, di questi filologismi e metodi alternativi, se ne fa beffe...

Commenti

  1. Grazie! Questo articolo mi ha ricordato il gruppo Ayahuasca International, che cattura giovani e meno giovani...ed anche persone dotate di centratura. Io avevo sconsigliato ad una mia amica, che si era iscritta ad un incontro, di partecipare, poi non so che cosa abbia fatto. Tu che cosa ne pensi di questo gruppo? Non li conosco personalmente, ma non voglio neppure conoscerli...
    Buona Vita
    Giovanna Melone

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