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"Gli Extraterrestri nella Cultura Moderna" di F. Bellini


Le tematiche extraterrestri sono una recente conquista da parte della pubblica opinione, e la loro diffusione, mediante i mezzi di informazione, ha interessato soprattutto le giovani generazioni (grazie anche alla Fantascienza) attraverso la diffusione di: riviste specializzate, libri, programmi televisivi, nonché un approccio diretto verso le nuove tecnologie. È del tutto logico pensare che parte della cultura dei nostri nonni, legata ad una società prevalentemente rurale, con un immaginario collettivo e popolare fatto di esseri fantastici, diavoli, fate e spiriti dei morti, possa essersi rinnovata nelle successive generazioni, trasformandole in Entità Aliene e Ultraterrene. Il 1938 è stato spesso indicato come data d'inizio dell'Età dell'Oro della Fantascienza, quest'arte letteraria, resa ancora più affascinante con l'avvento del cinema, fu senz'altro un veicolo di potenza formidabile nella diffusione della tematica Ufologica ed Extraterrestre. L'aneddoto della trasmissione radiofonica di Orson Welles trasmessa il 30 ottobre 1938 da una radio americana, che constava dell'adattamento del celebre romanzo di Fantascienza di H.G. Wells “La Guerra dei Mondi”, risulta essere ancora oggi l'esempio più conosciuto ed eclatante. La trasmissione consisteva in comunicati sempre più catastrofici, riguardanti la disfatta dell'esercito americano da parte di invasori sbarcati nel New Jersey e provenienti dal pianeta Marte, che si stavano propagando per tutta l'America, travolgendo al loro passaggio ogni resistenza e distruggendo ogni forma di vita terrestre. I comunicati si alternavano a “realistiche” interviste dei pochi sopravvissuti, alle cui voci facevano da sottofondo effetti sonori alquanto terrificanti. La trasmissione era realizzata con un così vivo realismo che su un pubblico di sei milioni di ascoltatori, circa due milioni furono presi completamente dal panico e si riversarono nelle strade urlando, piangendo e cercando freneticamente scampo dagli ipotetici invasori. La sapiente regia di Orson Welles, riuscì ad enfatizzare uno dei romanzi più importanti della letteratura fantascientifica dell'epoca, presentando per la prima volta un essere Extraterrestre del tutto “Alieno”, con caratteristiche che risulteranno salienti nelle numerose “invasioni” che il nostro pianeta subirà nel corso del XX secolo ed in quelli successivi, sia nella letteratura di settore, che nel cinema, sfornando al contempo, anche “Amici dello Spazio” (buffi e simpatici) con cui stipulare improbabili alleanze. La Fantascienza, però, ha sempre avuto una visione piuttosto cupa di queste realtà alternative e/o parallele, mostrando soprattutto l'uso e l'effetto di una innovazione sul piano politico, psicologico e antropologico e, di conseguenza, pregi e difetti di nuovi “mondi possibili”. In questo quadro si inserisce anche la questione dei MIB (Men in Black) o Uomini in Nero, caratterizzati sovente da impermeabili di colore nero che avrebbero più volte indotto al silenzio con varie minacce, diversi testimoni di eventi ufologici, specie negli USA. Il rapporto conclusivo della commissione Robertson del 1953, sottolineò come gli avvistamenti di U.F.O. dovessero essere costantemente tenuti d'occhio a causa della loro enorme e preoccupante influenza potenziale sull'opinione delle masse, specie se il fenomeno si fosse manifestato diffusamente. Infatti dagli anni '50 sono partiti dagli USA, non solo il boom della Fantascienza, e che ha imposto la possibile presenza degli Extraterrestri (buoni, cattivi, belli o brutti che siano), ma anche la corsa allo spazio che ha fatto sentire l'Uomo, giunto nel frattempo sulla Luna, cittadino dell'Universo e parte integrante dei suoi immensi spazi. Tutti questi fattori influenzarono sicuramente le conclusioni del rapporto del comitato della NASA per gli “studi ad ampio raggio”, sottoposto al governo degli USA nel 1960, e ne derivarono riflessioni che coinvolsero i campi della psicologia sociale e del comportamento collettivo in genere. Tra l'altro non è un caso che i primi episodi di Abductions (Rapimenti da parte di Entità Extraterrestri), accertati ufficialmente attraverso una nutrita documentazione, si siano verificati attorno agli anni sessanta: celebri per l'epoca sono il caso dei coniugi americani Barney e Betty Hill, nonché dell'italiano Camillo Faieta, e che andremo di seguito a raccontarvi.

Nel corso della notte tra il 19 e il 20 settembre 1961 (verso le ore 22.00), mentre ritornavano da un viaggio in Canada, attraversando le White Mountains per raggiungere la loro casa nel New Hampshire, l'attenzione di Barney e Betty Hill venne attratta da una luce in direzione di Lancaster. Barney, incuriosito dal fenomeno, decise di fermare l’auto e di osservare la luce con il binocolo che portava sempre con sé. In un primo momento pensò che doveva trattarsi di un satellite o di una stella, ma una volta inquadrato l’oggetto, non riuscì a percepirne la struttura e le conformità grazie alle sue incredibili capacità prestazionali di volo; decise allora di continuare a guidare senza perdere di vista l’oggetto. “Apparve in cielo come una nuova stella, poi all’improvviso incominciò a muoversi. Passò davanti al disco lunare e allora fermammo la macchina per guardare meglio… Barney decise di prendere il binocolo per cercare di identificare quell’oggetto strano, ma quello che vide gli destò molta preoccupazione e paura. Asserì di aver visto degli esseri molto simili a noi che lo guardavano da dietro i finestrini e che, a quel punto, il veicolo incominciò a scendere. Barney ebbe la sensazione che stessero cercando di catturarlo, quindi risalì in auto e partimmo a tutta velocità verso l’autostrada per evitare di essere presi. Udimmo una serie di suoni intermittenti, quindi, per motivi inspiegabili, Barney prese ad imboccare una stradina secondaria, dove vedemmo quello che pensavamo essere la Luna al tramonto. Poi ci rimettemmo in autostrada e di lì a poco, udimmo di nuovo quei suoni intermittenti ma proseguimmo, senza più fermarci, verso casa”. Il giorno seguente alla loro incredibile esperienza, Betty decise di raccontare tutto alla U.S.Air Force e così, pochi giorni dopo, vennero interrogati dal maggiore P. W. Enderson il quale, dopo un lungo interrogatorio decise di mandare un rapporto all’allora Project Blue Book, dichiarando fra le note che non vi era alcun dubbio sulla buona fede dei testimoni. Dopo l’incontro avuto con il maggiore Enderson, gli Hill (in particolar modo Betty), decisero di documentarsi sul problema degli U.F.O. procurandosi il libro del Maggiore D. Keyhoe (The Flying Saucer Conspiracy) e dopo a-verlo letto, Betty decise di scrivere allo stesso Keyhoe raccontandogli nei minimi termini l’esperienza vissuta da lei e suo marito. Tre settimane dopo, gli Hill ricevettero la visita di Walter Webb, inviato dal NICAP (National Investigation Committee on Aerial Phenomena) su richiesta del Maggiore Keyhoe. Il ricercatore W. Webb ebbe modo di poterli interrogare per diverse ore senza però riuscire a farli cadere in contraddizione. Nel suo rapporto scrisse: “… sono convinto che dicano la verità e malgrado non esercitino professioni che esigono l’acutezza di osservazione dello scienziato, sono stato particolarmente impressionato dalla loro intelligenza, dalla loro apparente onestà e dalla loro voglia evidente di attenersi ai fatti, diminuendone il loro dato sensazionale”. Pochi mesi più tardi, esattamente nell’estate del ‘62, Barney incominciò ad avere problemi di salute, accusando degli stati di ipertensione e una forte ulcera al duodeno. Decise così di rivolgersi al Dr. D. Stephens a Exeter, quest’ultimo, dopo una lunga serie di analisi, fece notare a Barney che il suo stato generale era assai complesso e che a causa di problemi di ordine psicologico, in lui si creavano conflitti interni responsabili di uno stato depressivo. Il Dr. Stephens, consigliò a Barney, di consultare uno dei migliori neuropsichiatri di Boston, il Dr. Benjamin Simon, e il loro primo incontro ebbe luogo nel dicembre del ‘63 e proseguì insieme alla moglie Betty fino al marzo del ‘64. Infatti, in una di quelle visite, Betty raccontò una storia agghiacciante: “Gli esseri erano 11 ma ce ne era uno che per identificarlo meglio decidemmo che doveva essere il capo, ed era quello che si esprimeva in inglese. Poi c’era l’esaminatore che faceva i test, poi gli altri 9 che secondo noi facevano parte dell’equipaggio. Le fattezze dei miei esaminatori erano essenzialmente simili: minuti, glabri, macrocefali e con una fisionomica simile a un incrocio tra suino e uomo. Mi ispezionarono il naso, la gola, gli occhi, le orecchie, prelevarono campioni di capelli, di pelle ed erano molto interessati ai nostri piedi. Mi stesero sul tavolo e cercarono di infilarmi uno strumento appuntito nella vagina dicendomi che era un test di gravidanza, allorché io replicai che non esistevano test di gravidanza e che simili cose erano per me sconosciute. Barney era di vedute alquanto ristrette e fu per lui uno choc emotivo notevole; iniziò ad avere problemi di salute, stati d’ansia, pressione a sbalzi, problemi di stomaco e non rispondeva alle cure. Il suo medico pensò che forse l’impatto emotivo dovuto a un forte choc, gli impediva di guarire e decise di mandare mio marito da uno psichiatra che esercitava nel suo stesso edificio. Barney iniziò a frequentarlo regolarmente e a parlare della sua infanzia e di tutto il resto. Il dottore lo analizzò a lungo e dopo qualche seduta ci indirizzò, Barney ed io, dal dottor Benjamin Simon di Boston”. Alla fine di questo lungo periodo di sedute, nel quale si era potuto addirittura estrapolare anche il bozzetto di una mappa stellare studiata in seguito dalla dottoressa Marjory Fish, il Dr. Simon concluse che i coniugi Hill furono oggetto di rapimento da parte di entità sconosciute che, seppur trattenendoli per un periodo di cir-ca due ore, non fecero loro alcun male. “Dopo varie sedute il dottor Simon mi fece vedere il bozzetto di una mappa stellare che il capo degli alieni mi aveva mostrato. Non so se c’era una apertura nello scafo o cosa fosse, ma ad un tratto apparve la mappa con alcuni degli oggetti che sembravano muoversi realmente. L’essere però non aveva attivato uno schermo o quant’altro ma era così realistica, proprio come guardare il cielo stellato. Mi chiese se dalla mappa potevo dire dove ci trovavamo, allorché io risposi di no. Mi disse che era un’informazione importante senza la quale non potevano mostrarmi da dove venivano”. Probabilmente ciò che vide la signora Betty Hill non era una mappa bidimensionale, ma un ologramma a tre dimensioni. Per lei le due stelle più grandi apparivano come oggetti sullo sfondo, dunque dovevano essere alquanto vicine, probabilmente le stelle base. Inoltre erano visibili alcune linee più marcate fra le due stelle che indicavano (forse) traffici intensi, rotte commerciali o almeno così spiegò quello che per lei sembrava il più alto in carica. Altre linee piene raggiungevano le stelle che gli esseri avevano apparentemente visitato, mentre quelle tratteggiate indicavano gli avamposti più remoti dove forse erano stati raramente o una volta. “Riguardo alla mappa stellare posso dire che successivamente venni contattata da un’insegnante dell’Ohio, tale Marjory Fish. Iniziammo una serrata corrispondenza epistolare finché mi disse che voleva venire a casa per parlarmi. Passammo giorni interi a parlare di quella mappa e mi fece molte domande. Incominciò poi a costruire modellini usando scatole e corde, mettendo il nostro sistema solare al centro e iniziò a calcolare la distanza in anni luce. Al termine aveva disposto quasi tutte le stelle nella stessa posizione che avevo visto su quella mappa, ma ne mancavano due. Non fu in grado di completare la ricerca fin quando gli astronomi non scoprirono quelle due stelle nel ‘69.” Anni dopo, questa insegnante dell’Ohio, decise di verificare se la mappa corrispondeva alla realtà, e stabilire se esisteva una configurazione a dodici stelle del tutto simile a quella vista da Betty Hill. In un periodo di circa sei anni costruì modellini tridimensionali degli agglomerati stellari in movimento più prossimi al Sole. All’inizio pensò che avrebbe trovato vari posizionamenti casuali in grado di duplicare caratteristiche simili alla descrizione fatta dalla signora Hill, ma non andò così, per sei anni non riuscì a trovare nessun nesso finché, un giorno, sdraiandosi sulla schiena, guardò in alto da una angolazione particolare e per magia l’intero quadro delle dodici stelle apparve ai suoi occhi. Tutte le stelle furono identificate all'interno della Costellazione Australe del Reticolo (in particolar modo il sistema stellare binario di Zeta Reticuli), collegate tra loro da linee intere o tratteggiate, e si rivelarono potenziali stelle adatte alla vita. Il sistema di Zeta Reticuli divenne così al centro di un morboso interesse, non solo per le tante storie di Ufologia e Abductions, ma persino per la Fantascienza, che a più riprese ha ritenuto parlarne in diversificati contesti. Alcuni ricercatori del fenomeno U.F.O., sostennero dalla seconda metà del novecento, in base alle presunte rivelazioni di appartenenti a varie agenzie governative statunitensi, che un ipotetico pianeta chiamato "Serpo", situato nel sistema stellare di Zeta Reticuli, sia la patria di una Civiltà Aliena, spesso denominata "Grigi", che da millenni visiterebbe la Terra per rapire esseri umani per diversi scopi. Secondo la storia, il Progetto Serpo sarebbe uno scambio di informazioni tra il governo statunitense e questi Alieni, che ebbe inizio con l'incidente di Roswell (Nuovo Messico, Stati Uniti) l'8 luglio del 1947, quando si schiantò nel deserto un presunto Disco Volante e successivamente venne recuperato materiale non terrestre, tra cui, clamorosamente, alcuni cadaveri alieni da parte degli stessi militari statunitensi. Addirittura, dal 1968 al 1975, secondi alcune fonti, 12 militari americani avrebbero visitato il sistema di Zeta Reticuli, e sarebbero morti prematuramente una volta tornati sulla Terra per le radiazioni subite dalla presenza dei due soli. Ma non è tutto, perché gli eventi dei film di fantascienza/horror Alien (1979) e Aliens, Scontro Finale (1986) sono per la maggior parte ambientati su una luna immaginaria nota come Acheron, in orbita attorno al gigante gassoso ζ2 Reticuli IV, quarto pianeta del sistema di ζ2, ed anche nel prequel di Alien, Prometheus, diretto da Ridley Scott nel 2012, viene menzionata la stessa luna, a quell'epoca denominata LV-223, colonizzata da un'evoluta Civiltà Extraterrestre (gli “Ingegneri”) dotati di una tecnologia simile a quella descritta da Betty Hill… Soltanto cinque anni dopo i fatti dei coniugi Hill, dall'altro capo dell'Oceano, durante la notte fra il 12 ed il 13 luglio del 1966, accadde un evento senza precedenti presso Fornacette di Calcinaia, una piccola frazione poco distante da Pisa in Toscana. Un casellante, il Camillo Faieta, all'epoca dei fatti 35enne, fu testimone dell'atterraggio di un Disco Volante e della successiva comparsa di due piccole entità. Alle 2 del mattino, mentre il casellante si trovava seduto sul muricciolo del ponte ferroviario con la sua radiolina SONY in funzione, un oggetto luminoso proveniente dalla sua sinistra, secondo una traiettoria inclinata dall'alto verso il basso, andò a posarsi sul greto del torrente fermandosi; la luce aveva una scia granulosa e fosforescente, accompagnata da un leggero fruscio del veicolo. “Mi parevano due tubi - disse testualmente il Faieta - e non posso dire di aver visto né testa, né gambe, né braccia". Alle ore 3.10 circa arrivò un agente insieme a due manovali ed uno scarichino della stazione di Pontedera, l'agente andò col Faieta nel luogo, constatando con enorme stupore che l'oggetto era ancora sul posto. L'agente ordinò ad alcuni camionisti fermi al passaggio a livello di disporre i loro automezzi in modo da illuminare la scena, la manovra venne effettuata ma la luce dei fari non riuscì ad illuminare la zona dove si trovava l'oggetto. L'agente, tuttavia, non era presente al momento di questo esperimento, infatti era tornato indietro informando il Faieta che avrebbe chiamato i Carabinieri, mentre a sua volta, il nostro casellante, per motivi di servizio, stava cercando di chiamare il capostazione della stazione di Pontedera, il quale si lamentò dicendo di aver chiamato a vuoto per oltre mezz'ora senza ricevere risposta. Il casellante del casello successivo 66+210, che confermò ai giornalisti di aver visto la luce dell'oggetto, avrebbe affermato che la suoneria del casello del Faieta non suonava, e nel momento in cui quest'ultimo parlava col capostazione, l'oggetto si sarebbe alzato sparendo nel cielo. Il caso fu ampiamente investigato dagli studiosi dell'epoca, ma furono soprattutto gli sviluppi della vicenda che si rivelarono interessanti. Pochi giorni dopo il fatto, secondo la testimonianza del Faieta, due americani ed un italiano che faceva da interprete, avrebbero interrogato il testimone e successivamente accompagnato lo stesso a Camp Darby, sede di una delle più grandi basi dell'esercito americano in Italia. Qui, il Faieta, sarebbe stato oggetto ad un esame approfondito da parte di personale presumibilmente americano, in camice bianco, e al testimone venne riferito che le apparecchiature da esame: “avrebbero cancellato l'immagine impressa sulla retina, stampandola poi su pellicola”. Alcuni mesi dopo, inoltre, il Faieta (sempre secondo la sua testimonianza) venne anche interrogato a Roma da un altro ufficiale americano, che portava una tessera di riconoscimento della NASA, e da un capitano dell'Aeronautica italiano.

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