"Da Venere ai simboli della Repubblica Italiana" di Federico Bellini


Venere, essendo uno degli oggetti più luminosi del cielo, ha destato sin dall’antichità l’interesse da parte dell’Uomo, portando un significativo impatto della sua presenza in tutta la cultura umana. Descritta dai Babilonesi in svariati documenti cuneiforme, come il testo della “Tavoletta di Venere” di Ammi-Saduga, essi chiamarono il pianeta Ishtar, identificandola con la Dèa della mitologia babilonese (connaturata alla Dèa Inanna dei Sumeri), personificazione dell’Amore ma anche della Battaglia. Gli Egizi la scissero con due pianeti diversi, come "Stella del Mattino" con il nome di Tioumoutiri, e di "Stella Sera" con il nome di Ouaiti, e così fecero anche i Greci, con Phosphoros e Hesperos, [nella successiva epoca cristiana, Lucifero ("portatore di luce"), diverrà l'Angelo Caduto allontanato dal Cielo, forse a memoria di una immane catastrofe planetaria], infine anche i Latini con Lucifero e Vespero. Gli Ebrei chiamavano Venere, Noga (“luminoso”), Helel (“chiaro”), Ayeleth-ha-Shakhar ("Cervo del Mattino") e Kochav-ha-'Erev ("Stella della Sera"). Nell’astrologia indiana dei Veda, era nota come Shukra (“chiara, pura”) nella lingua sanscrita, mentre in Cina, Vietnam, Corea e Giappone, era “La Stella o l’Astro d’Oro”, collegato al Metallo nella Teoria dei Cinque Elementi cinesi. In Africa, il popolo Masai, la chiama ancora oggi Kileken, ed è associata ad una tradizione orale che racconta di un “bambino orfano”. Tra i popoli aborigeni dell’Australia, come gli Yolngu nel nord del continente, viene chiamata Barnumbirr, e secondo la loro tradizione, permette di comunicare con i propri cari defunti. Venere, inoltre, era estremamente importante per la Civiltà Maya, che sviluppò persino un calendario religioso basato in parte sui suoi movimenti, nei quali venivano valutati i tempi propizi delle attività quotidiane, le festività o le guerre. Così, come nell’America del Nord, presso i nativi Lakota, era associata con l’ultima fase della vita e con la saggezza.

Ma molti non sanno, credo tutti, che Hesperia fu anche uno dei nomi dati dai Greci antichi all'Italia meridionale e il simbolo associato divenne il più antico dei simboli patri italiani, conosciuto come Stella d'Italia e raffigurato nel simbolo ufficiale della Repubblica Italiana. Ebbene, da ventisei secoli, questa Stella Bianca a Cinque Punte, segue i nostri destini e di tutti i suoi abitanti. Si trova come ho scritto nell'emblema della Repubblica, in quello precedente del Regno d'Italia, e va a ritroso nel tempo sino al VI secolo a.C. intrecciandosi persino con il mito di Enea. Stesicoro, il poeta, raccontava nel poema "Iliupersis" che Enea, in fuga dalla città di Troia, devastata dai Greci, torni in Italia nella terra dei suoi antenati, attraversando il Mediterraneo in un viaggio guidato nel cielo dalla luce di Venere; la stessa stella che secoli più parti, diverrà il simbolo della Gens Julia, della casa di Giulio Cesare (il Caesaris Astrum altro non è che Venere). Anche Leonardo da Vinci la menziona, nei versi: "Non si volta chi a stella è fisso." Innegabile il suo valore simbolico, etico ed ideale tramandato sino al Risorgimento, perché dopo l'Italia turrita e stellata di Cesare Ripa, spetterà a Giuseppe Mazzini rinnovarne il mito facendone la Stella Nazionale, guida durante il processo di unificazione del paese, essa sormonterà poi il palco d'onore del re Vittorio Emanuele II, facendo nascere l'appellativo di "Stellone", la stessa Stella che diverrà grande e si collocherà al centro dell'emblema della Repubblica, nel 1948. Arrivati a questo punto, viene da chiedersi quale Stella sia colei che sormonta la capannuccia del Presepe durante le festività natalizie...

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