"Quando sulla Terra regnavano i Re Dragoni" di F. Bellini

Nel cuore del distretto finanziario di Los Angeles, centinaia di metri sotto le fondamenta di grattacieli, case, uffici governativi, banche, sedi di importanti corporazioni, organizzazioni, etc., esiste una vera e propria città fantasma, il cui ricordo è conservato soltanto in alcune oscure leggende indiane, e che affondano le loro radici nell’oblio di un lontanissimo passato. Questa fantastica città si racconta che venne costruita da un’antica razza di Uomini-Lucertola, scomparsa cinquemila anni fa, o almeno è ciò che sosteneva l’ingegner W. Warren Shufelt nel gennaio del 1934, rilasciando un’intervista nientemeno che al Los Angeles Times.
Secondo quanto riportato in quell’articolo, Shufelt, da tempo alla ricerca delle “prove inoppugnabili” dell’esistenza di questa Civiltà Sotterranea, sosteneva che il suo studio era nato grazie ad alcune leggende degli Indiani Hopi, i quali raccontavano dell’estinzione di una razza di Uomini-Lucertola nel 3.000 a.C. circa, a causa di un meteorite che impattò sulla loro più grande città. Alcuni di questi esseri riuscirono a scampare alla morte costruendo un complesso sotterraneo situato all’incirca dove oggi si estende la città di Los Angeles. In sostanza si trattava di un vero e proprio rifugio composto da più comunità, interconnesse grazie a lunghi tunnel scavati nella roccia, e dove si racconta che vi furono nascosti anche importanti manufatti o reperti scientifici.
Shufelt, inoltre, sosteneva che Piccola Foglia Verde, un capotribù Hopi, lo aveva aiutato a localizzare un punto di accesso tra il nostro mondo di superficie con i vecchi domini sotterranei rettiliani, e l’indiano sosteneva persino che il complesso infero aveva una struttura simile ad un corpo di lucertola: con la “Testa” situata sotto dove attualmente si trova il Dodger Stadium, mentre la “Coda” dovrebbe arrivare in corrispondenza delle fondamenta della Central Library.
Fatto sta che questa intervista fece un tale scalpore che l’allora sindaco della città ordinò di effettuare delle ricerche, salvo poi arrestare finanziamenti ed operazioni in corso d’opera. I pochi lavori di scavo vennero ben presto abbandonati, sostenendo che gli accessi dovevano trovarsi a centinaia di metri di profondità, e i pochi locali scavati furono poi utilizzati dalla malavita cinese per nascondere merci di contrabbando, droghe ed altro materiale; di Shufelt, invece, non si seppe più nulla.

A parte la veridicità o meno delle affermazioni di Shufelt, in realtà di Uomini-Rettile, Uomini-Serpente o Uomini-Lucertola, la letteratura mitologica mondiale (e non solo) ne è letteralmente intrisa. Creature leggendarie presenti nel folclore di varie culture, aventi fattezze di rettili dall’aspetto umanoide, in epoca contemporanea sono diventati persino una costante anche nei vari prodotti Fantasy (celebri sono il drago Smaug ne “Lo Hobbit” di J.R.R. Tolkien o i draghi presenti nella Saga “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R. R. Martin, da cui è tratta l’altrettanto nota serie TV de “Il Trono di Spade”) o di Fantascienza, così come nell’Ufologia o tra le varie Teorie del Complotto, tanto da coniare per essi una serie sterminata di termini: Rettiloide, Rettiliano, Umanoide Rettiliano, Dinosauroide, Sauriano, Sauroide, Uomo Lucertola, Homo Saurus e Popolo Lucertola.
Ci fu persino chi si spinse oltre, in ambito scientifico, tra cui il paleontologo Dale Russell, - poi curatore dei fossili di vertebrati presso il Museo Nazionale del Canada ad Ottava -, che ipotizzò nel 1982 un percorso evolutivo che avrebbe potuto seguire la specie del Troodon, un dinosauro predatore bipede, se non fosse completamente sparito nell’estinzione di massa di 65 milioni anni fa e che decretò la fine dell’Era Giurassica. Eppure, se accantoniamo per un attimo le varie speculazioni scientifiche e ci rivolgiamo verso i miti antichi, facciamo delle scoperte a dir poco sconcertanti, perché prima che la Civiltà Umana facesse la sua comparsa sul pianeta, in Cielo, si racconta che regnavano i Serpenti, custodi delle sacre tradizioni e che donarono, poi, alla neonata umanità, il “Frutto della Conoscenza” come atto di ribellione contro i propri creatori.
Figura tra le più antiche, animale affascinante quanto misterioso, che si insinua di prepotenza in molti aspetti della nostra stessa cultura, anche occidentale, la sua storia ha origine remote e complesse quanto il suo culto, tramandato nei millenni da un gruppo sempre ristretto di iniziati. Ogni popolo venerava i Rettili, con tutta una serie di culti e rituali complessi, legati ad un sapere ancestrale confluito poi nell’Arte Sacra e negli stessi Miti, attraverso una sorta di multiforme presenza.
Quetzalcoatl, il Serpente con le Piume (anche chiamato Viracocha o Kontiki), era il nome Azteco del Serpente Piumato, una delle divinità più importanti per molte civiltà centro americane. La sua figura rivestì un'importanza così vasta e variegata da abbracciare più ambiti, sia nell'arte che nella religione in gran parte del territorio mesoamericano per quasi 2.000 anni, dall'età preclassica fino alla conquista spagnola. Tale culto si manifestò anche in altri popoli, tra gli Olmechi, i Mixtechi, i Toltechi, ed i Maya, spingendosi anche negli immensi territori dell'America del Nord, dove popoli come gli Hopi, per l’appunto, raccontavano dell’esistenza di una Razza di Uomini Rettile che vivrebbe ancora sottoterra chiamata Sheti o “Fratelli Serpente”.
Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, in Africa, vari miti, come abbiamo visto, costellano l’immaginario collettivo, ad iniziare dall’antica divinità egizia di Sobek, dal corpo umanoide e la testa di Coccodrillo, o il più temuto Apopi (Apep o Apophis), che secondo la mitologia egizia era la rappresentazione del Buio e del Caos, sovente raffigurato come un Cobra; eterno rivale del dio-sole Ra, al quale cercava ogni giorno di impedire di sorgere, minacciandolo durante il suo viaggio notturno attraverso il Duat. Più a nord, nell’antica Grecia, si raccontava che il primo re di Atene fosse stato un personaggio mitologico di nome Cecrope, il quale si dice fosse metà Uomo e metà Rettile. Nato sul suolo dell’Attica chiamò la sua terra “Cercopia”, riunì poi tutti gli abitanti e li divise in dodici demi (Comuni), introducendo delle leggi statali, di diritto, proprietà, lo stesso matrimonio, così al contrario gli furono anche attribuiti rituali quali il sacrificio cruento e la sepoltura dei morti.


Ma la figura del Serpente si insinuò strisciando anche nei bestiari e nelle leggende, non solo greche, ma soprattutto europee dei secoli successivi. Il Basilisco (dal greco “piccolo re”) era una creatura mitologica citata anche come “Re dei Serpenti”, che si narrava aveva il potere di uccidere con un solo sguardo diretto negli occhi; era chiamato “Re” a causa della sua cresta a forma di Mitra (lo stesso copricapo raffigurato in molte tradizioni religiose terrestri, compresa quella cattolica) presente sulla testa.
In italiano, il termine Drago, deriva dal latino Draco, a sua volta originato dal greco Drákōn, dalla radice darc, “vedere”, così come sempre dal latino Draco deriva il romeno Drac, che significa “Diavolo”, che è anche alla base del nome della Casata dei Drăculești (da qui anche l’Ordine del Drago), quindi i Dracula, in qualità di “Figli del Diavolo”. Non deve sorprendere l’analogia fra Draco/Serpente e Draco/Diavolo, se si considera che nel Medioevo la Chiesa adoperò con minuzia tali termini e simbologie per confondere le divinità, e le creature pagane, con il Diavolo dell’Eden biblico così come il Drago dell’Apocalisse di Giovanni.
Volgendo lo sguardo più ad est, in Medio Oriente, vi erano presenti i Jinn (figure simili agli Arconti della Gnosi), i quali, si racconta: “appartengono ad un Mondo che non è quello degli Uomini, né quello degli Angeli.” Il nome, che deriva dalla radice Janana, significa “coprire, velare o nascondere”, in quanto si nascondono alla nostra vista, seppure loro possano vedere noi. Allah sostiene nel Corano: «Esso [Shaytan] e la sua specie [gli Shayatin e le loro schiere] vi vedono da dove voi non li vedete». Essi possono assumere forme, visibili all’uomo, sia umane che animali, e in particolar modo: cani, asini, cammelli, vacche, gatti e soprattutto serpenti, prediligendo di sovente il colore nero, “perché il nero accomuna la forza dei demoni, e in essa c'è la forza del calore.”
Il Serpente, inoltre, non poteva mancare anche nella Genesi ebraica, dopo che YHWH lo punì per aver convinto con l’inganno Eva a mangiare il già citato “Frutto della Conoscenza”: “Allora il Signore Dio disse al Serpente: poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame, e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita” (tra l'altro questo passo della Bibbia suggerirebbe che i Serpenti avessero originariamente le gambe…)
Spostandoci ancora più ad est, addentrandoci nella variegata mitologia sumera, si scopre che il termine Anunnaki (o Anunnaku), ossia “Figli di An”, indicava l’insieme degli Dèi sumeri costituitisi in una vera e propria assemblea divina, presieduta da An, Dio del Cielo. Tale assemblea si componeva di Sette Divinità Supreme, di cui facevano parte i quattro principali Dèi Creatori: An, Enlil, Enki e Ninhursag, a cui si aggiungevano anche Inanna, Utu, Nanna, ed ulteriori 50 Divinità Minori detti Igigi. Enki, conosciuto anche come Ea in accadico e nella mitologia babilonese, vide il suo culto diffondersi non solo in tutta la Mesopotamia antica, ma persino nella regione di Canaan, tra gli Ittiti e gli Hurriti.
Divinità dei mestieri, del bene, dell’acqua, il mare, i laghi, della sapienza e della creazione in qualità di entità demiurgica, veniva considerato anche il Modellatore del Mondo, in questo caso identificato come il Signore di Abzu o Apsu (in accadico), il mare d’acqua dolce o sotterraneo situato, si raccontava, all’interno della Terra. “Signore della Terra”, custode dei poteri divini chiamati Me, i doni della civilizzazione, veniva raffigurato sovente come un Serpente con una doppia ellisse, o Caduceus, del tutto simile al Bastone di Asclepio, utilizzato come attuale simbolo della Medicina.
Eppure, non è un caso che sempre in Mesopotamia la regalità fosse collegata alla figura del Dra-go (così come in Cina), definita a Babilonia con il termine Sir o Dragoni (ossia “Grande Serpente”), dal sanscrito sarpa, parola che originariamente descriveva il “Dio-Dragone”, creatore e governatore dell’antichissima cultura dravidica. In epoca più recente, vari autori hanno proposto anche la teoria di una presunta “Linea del Sangue dei Dragoni”, una variante del Sacro Graal collocata però nell’antica Valle del Tigri e dell’Eufrate, quando gli Anunnaki sarebbero discesi sulla regione creando una vera e propria linea di sangue reale, grazie ad una manipolazione genetica, e che poi si sarebbe perpetuata attraverso i secoli fra tutti i sovrani della Terra. Celebri, in questo caso, sono le statuine di Al Ubaid, risalenti a circa 7 mila anni fa e che rappresentano enigmatici umanoidi con chiari lineamenti rettiliani! Misteriosa e ancora avvolta nell’oscurità è la cultura di Ubaid, apparsa in Mesopotamia tra il 5 mila e il 4 mila a.C., così come la sua origine risulta ad oggi sconosciuta.
Sappiamo che la popolazione viveva in grandi insediamenti costituiti di case di mattoni e di fango, dove sviluppò a poco a poco l’architettura, l’agricoltura e l’allevamento del bestiame. L’architettura abitativa comprendeva grandi case a forma regolare, cortili aperti, strade lastricate, insomma, una sorta di anteprima delle successive città sumere. Il primo esploratore a scavare il sito fu Harry Reginald Hall nel 1919, il quale lavorando su di un piccolo tumulo di circa mezzo chilometro di diametro, con un’altezza di due metri dal suolo, portò alla luce diverse figurine maschili e femminili in varie posture. Molte di esse indossavano, tra l’altro, una sorta di casco con una qualche imbottitura alle spalle, mentre altre, dai tratti tipicamente serpentiformi (con lunghe teste, occhi a mandorla, naso simile a quelle delle lucertole), reggevano una sorta di scettro o un bastone, oppure persino degli infanti.
E ancora più ad Est? In India si menzionano i Naga (esseri a forma di Serpente che si riteneva vivessero sottoterra, a quanto pare una costante abitativa), pur avendo contatti con gli uomini, e si raccontava in alcuni testi antichi che avessero persino vissuto su di un continente che si sarebbe poi inabissato nelle acque dell’Oceano Indiano. Tale figura si spinse anche nel sud-est asiatico, invadendo la cultura cinese, vietnamita, coreana e giapponese, dove emergono le storie dei Long (Yong in coreano, Ryu in giapponese) o Dragoni, forme a metà tra il piano fisico e quello astrale, ma raramente descritte in forma umanoide, ma che comunque potevano assumere forma anche umana; i giapponesi, inoltre, raccontavano anche le storie dei Kappa, popolo di rettili umanoidi.
 In tutte queste aeree, erano tipiche le leggende di reami sottomarini, popolati da Re Dragoni e dai loro discendenti, gli umani ibridati derivati da questa misteriosa razza rettiliana, tanto che questa genealogia venne spesso rivendicata da molti imperatori asiatici, e che si credeva fossero in grado persino di mutare volontariamente da forma Umana a quella di un vero e proprio Drago.

Infatti, è in Cina che abbiamo la maggior corrispondenza di queste presenze metà umane e metà rettiliane. I Tre Augusti, compresi i successivi Cinque Imperatori (Sān Huáng Wǔ Dì) furono dei sovrani mitologici della Cina durante il periodo che va dal 2.850 a.C. al 2.205 a.C., cioè il tempo che precede la dinastia Xia. I titoli huáng e dì, abitualmente tradotti augusto e imperatore, in origine erano probabilmente riservati alle divinità, poiché nei testi prima dell'era imperiale non erano usati per designare i sovrani, che venivano chiamati wáng ("re"), gōng ("duca"), etc., fu l'imperatore Shǐ Huángdì della dinastia Qin il primo a combinare i due titoli per formare il termine huángdì, augusto imperatore, poi ripreso dagli altri sovrani cinesi.
Gli storici moderni ritengono che questi sovrani siano il risultato della fusione di personaggi reali, antichi capi di varie etnie, e personaggi mitologici, rappresentati come arcaici civilizzatori, che usarono la loro saggezza e i loro poteri per migliorare la vita degli uomini; alcuni di essi divennero più tardi veri e propri Dèi dell'olimpo ta-oista (Huángdì e, in misura minore, Fuxi, Nüwa e Shennong). Secondo la mitologia, i Tre Augusti, noti anche come i Tre Sovrani, erano semi-dèi o re-dèi che usavano i loro poteri magici per migliorare la vita del loro popolo, e per le loro virtù sovrannaturali vissero fino a età leggendarie, nonché governarono in un periodo di lunga pace.
Ai Tre Augusti si attribuiscono anche varie identità in diversi testi storici cinesi, tra cui le Memorie di uno storico (Shǐjì) di Sima Qian, dove si sostiene che fossero: Il celeste sovrano (Tiān-huáng), che regnò per oltre 18.000 anni; il sovrano terreno (Dìhuáng), che si dice regnò per quasi 11.000 anni; e infine il sovrano umano (Tàihuáng o Rénhuáng), che regnò addirittura per 45.600 anni. Lo Yundou shu e lo Yuanming bao li identificano come: Fuxi, Nüwa e Shennong. Sia Fu-Xi che Nüwa sono il Dio e la Dèa, marito e moglie, a cui si attribuisce la discendenza dell'umanità in seguito a un diluvio catastrofico, mentre Shennong avrebbe inventato l'agricoltura e sarebbe stato il primo a usare le erbe mediche. Lo Shangshu dazhuan e il Baihu tongyi sostituiscono Nüwa con Suiren, l'inventore del fuoco, mentre il Diwang shiji sostituisce Nüwa con l'Imperatore Giallo (Huángdì) l'antenato presunto di tutto il popolo Han.

Fuxi - Fu Xi, fu uno dei tre mitici sovrani cinesi detti I Tre Augusti. Si tramanda che avesse quattro occhi e una coda di serpente e veniva rappresentato sempre allacciato tramite la coda, alla sorella Nüwa (e che prese in sposa), lei con un compasso, lui con una squadra in mano; i due strumenti indicano che i due sovrani inventarono norme e regole, divenute standard in seguito, così come è forte l’analogia con un altro simbolo alquanto famoso, quella della Massoneria in occidente. Difatti, Fu Xi, è considerato il primo eroe civilizzatore cinese, in quanto a lui vengono attribuite l'invenzione del sistema divinatorio Yi Jing, della metallurgia, della scrittura, del calendario, oltre ad essere stato anche l'iniziatore di varie attività umane, tra cui l'allevamento degli animali, la pesca, la musica. Viene ricordato anche per il suo celebre diagramma, detto Diagramma di Fu Xi. Narra la leggenda che sia nato in una palude, nella quale abitavano i Draghi.

Nüwa - Secondo la mitologia cinese è una divinità femminile della creazione; altre tradizioni successive la associano a Pangu o Yu Huang. Sorella di Fuxi o Fu Xi, primo degli eroi civilizzatori cinesi, oltreché sposa e inventrice dell'istituzione del matrimonio. Il suo aspetto è a metà strada tra l'essere umano, di cui appare la testa, e l'animale, solitamente con il corpo dalle sembianze di serpente o di pesce. Secondo la tradizione è Nüwa a inventare la musica e la tecnica per suonare il flauto, ma soprattutto è lei a creare gli uomini, plasmandoli dall'argilla. Inizialmente diede vita agli Uomini Neri, che furono però cotti un po' troppo, poi limitando eccessivamente i tempi di cottura, sfornò gli Uomini Bianchi, ed infine finalmente i Gialli. La leggenda afferma che i primi uomini erano stati preparati con la terra gialla, e proprio per questo motivo divennero nobili, mentre per gli altri, che assumeranno una condizione sociale servile, la Dèa utilizzò solamente il fango.

Shennong - Shen Nung o Shennong, talvolta noto come Imperatore Yan o Imperatore dei Cinque Cereali, fu un leggendario imperatore cinese (ed eroe mitologico). Fu lui, secondo la tradizione, a introdurre nell'antica Cina le tecniche dell'agricoltura, tant'è che il suo nome significa il "Contadino Divino". Considerato il padre dell'agricoltura cinese, questo imperatore mitologico insegnò al suo popolo come coltivare i cereali per sfamarsene, in modo da evitare l'uccisione di animali. Si dice che abbia assaggiato centinaia di erbe per valutarne il valore medicinale, e che sia l'autore di un trattato medico, il più antico testo cinese sui farmaci, che include 365 medicine derivate da minerali, piante e animali (ancora oggi il vero autore del testo è sconosciuto). La catalogazione di centinaia di erbe medicinali o velenose fu un punto cruciale per lo sviluppo della medicina tradizionale cinese.
Il Tè, che agisce da antidoto ad una settantina di erbe velenose, è considerata una sua scoperta, e secondo la leggenda si racconta che, attorno al 2.737 a.C., delle foglie provenienti da un ramoscello di Tè in fiamme caddero nel suo calderone, in cui stava bollendo dell'acqua. L'opera a lui attribuita più famosa è il Classico sulle Radici di Erbe del Contadino Divino, compilato in realtà verso la fine della Dinastia Han Occidentale, che elenca le varie erbe medicinali con associato un voto di efficacia e rarità; si crede che in esso il riferimento al Tè sia stato aggiunto successivamente.
Shen Nung oltre ad essere considerato il padre della medicina cinese è anche l'inventore dell'agopuntura. Parente stretto dell'Imperatore Giallo, è considerato un patriarca dal popolo cinese (l'etnia Han li considera entrambi come propri antenati) e di quello vietnamita. Fu deificato come uno dei San Huang, e si dice inoltre che Shen Nung abbia preso parte all'invenzione del Gǔqín, antico e celebre strumento a corde, insieme a Fuxi e all'Imperatore Giallo.

Suiren - Secondo l'antica mitologia cinese è lo scopritore del Fuoco (la scoperta del Fuoco è attribuita dalla Scienza agli Erectus attorno ai 400.000 anni fa, guarda caso sempre in Cina), si dice inoltre che fosse uno dei Tre Augusti nell'antica Cina primitiva. Nelle sue raffigurazioni appare di solito con un terzo occhio posizionato sulla sua fronte.

Il Drago ricopre un ruolo talmente egemone nella mitologia cinese, e in particolare nei miti dell’Asia Orientale, tanto che per questo motivo non stupisce che, spesso, specie quello cinese, sia stato preso a modello archetipico per il Drago Asiatico. Nella sua raffigurazione standardizzata, il Dragone Cinese è un animale colossale (talune incarnazioni pantagrueliche lo vorrebbero lungo fino a cento chilometri!), avente corpo di serpente, quattro zampe di pollo, testa di coccodrillo, baffi, criniera e corna di cervo; la creatura raffigura dunque un miscuglio di tutte le specie animali. È stato per lungo tempo un simbolo di buon auspicio nel folklore cinese, in contrasto con il Drago Occidentale che ha invece sempre avuto, anche prima della diffusione del Cristianesimo, dei connotati negativi.
Il Drago Cinese incarna il concetto di Yang, il Bene/Spirito-Fecondo, associato all’acqua, è quindi una creatura che porta la pioggia, il nutrimento per le messi e gli armenti, e non rappresenta quel mostro distruttore che sputa veleno e fuoco nella tradizione occidentale. I cinesi pregavano il Drago nei momenti di siccità e lo consideravano il padre della loro civiltà, infatti, ancora oggi, i cinesi indica-no sé stessi come i "Discendenti del Drago", seppur la creatura mitologica sia oggi abbastanza in disuso quale simbolo ufficiale della Cina moderna. I motivi di questa controversa situazione sono molteplici, ed in via non ufficiale, il Dragone è a pieno titolo considerato il simbolo ufficiale della Re-pubblica Popolare Cinese, tanto quanto della Repubblica di Cina, nonché di Hong Kong. Il Drago, inoltre, era un simbolo imperiale e si riteneva che, al momento della morte, lo stesso Imperatore rivelasse la sua vera natura Rettiliana, liberando il proprio Spirito di Drago svincolato, così, dalle catene terrene e libero di ascendere al Cielo.
Questi Draghi, però, non erano solo apparentemente metaforici, ma anche concreti, reali. I Lóng, chiamati anche Lung Wang (Re Dragoni) assomigliano per molti aspetti ai Naga indiani. Si raccontava che abitassero tanto nel "Regno Celeste", cioè tra le stelle e i pianeti, quanto sotto la superficie della Terra. Su di loro si diceva che possedessero un "Perla Magica" sulla propria fronte, simile a quella dei Naga, una sorta di "mistico" occhio divino o fonte di potere. Come i Naga alcune delle entrate ai loro palazzi o territori si potevano trovare sotto laghi e fiumi o dietro la cascate, e quasi sempre, tali accessi erano ben nascosti agli occhi o ai piedi invadenti di uomini o donne mortali. Una di queste entrate al mondo sotterraneo cinese si sosteneva che fosse nella Montagna orientale di Taishan, presso la provincia di Qufu. Questa soglia degli Inferi Cinese era sorvegliata da selvaggi Demoni chiamati Men Shen, spesso descritti come guerrieri che indossavano feroci maschere o facce animalesche.
C'erano, inoltre, interazione tra i Signori degli Inferi, com'erano conosciuti, e i Re Dragoni, tanto che i Quattro Re degli Inferi, chiamati Yan Luo o Yen Wang, regnavano su una vasta regione consistente in ben 18 livelli o località. Da ciò trae origine il mito dei "Re Dragoni" che presiedono i quattro mari della Cina: il Mare dell'Est (Mar Cinese Orientale), il Mare dell'Ovest (Mar Giallo), il Mare del Sud (Mar Cinese Meridionale) ed il Mare del Nord (Lago Baikal). Divinità potenti e largamente adorate, questi sovrani dalla Testa di Drago estendevano la loro influenza a tutti i fenomeni acquatico-atmosferici del loro regno di competenza. Sovente, in epoca pre-moderna, i villaggi cinesi prospicienti al mare o a grossi corsi/specchi d'acqua avevano templi dedicati al culto del locale Re-Dragone. Presso questi luoghi di culto si officiavano, in tempi di crisi idrico-correlata (siccità o inondazione), rituali di massa quali preghiere, sacrifici propiziatori, etc., per accattivarsi il favore della divinità.


I Draghi non sono stati una prerogativa del solo immaginario collettivo cinese, ma anche indiano e più in generale di tutta l’Asia. Nei miti cosmogonici indiani, appare sovente il mito di Vishnu che riposa sul Serpente dalle Sette Teste, Sesha (“Durata”) o Ananda (“Infinito”), mentre sogna la Creazione dell’Universo, e in un gesto di consapevolezza sparge il suo seme nelle acque cosmiche; proprio come il Ra egizio, che si muta in un uovo d’oro “uguale per splendore al Sole”, germe di ogni creatura vivente. Il sanscrito bija, seme, richiama anche il ferro meteorico incarnato dalla Fenice che torna ciclicamente sulla Terra per inumare il padre dentro un uovo, e anche Sesha incarna, in questo modo, lo scorrere di tutte le epoche, dove un suo sbadiglio provoca un fuoco rigeneratore che si abbatte sulla Terra: i meteoriti, serpenti delle profondità siderali, probabili portatori anche della vita (vedasi il concetto di Panspermia, a quanto pare già presente all’epoca…)
Allo stesso modo di Takasaka, uno dei Naga che incendiava col solo respiro, essi erano divinità serpentiformi, Re-Cobra detentori della supremazia celeste, dimoranti a Nagaloka. Come i Maya e gli Egizi, il pantheon Indù prevedeva nove deità, definite i “Nove Cobra di Brahma”, e tale origine si perde nei meandri del tempo, dato che i più antichi poemi epici indiani, quali il già citato Ramayana, li collocano in un’epoca risalente a 870.000 anni fa.
Un rilievo in pietra di Orissa, del X sec. d.C., ritrae le divinità Naga e Nagini con lunghe code intrecciate sotto la vita, come più tardi avverrà per Iside e Osiride tra i Frigi, scolpiti in forma di Cobra, così come un sigillo in terracotta di 3.000 anni fa ritrae un personaggio assiso in posizione yogica, con due Cobra ai lati e due fedeli in adorazione. La dottrina dello Yoga, diffusa nel globo intero, descrive numerosi centri vitali del Corpo, i Chakra (che approfondiremo più avanti nelle ultime parti di questo Libro), piccole ruote che corrispondono a precisi organi interni connessi a importantissime funzioni, e adeguatamente attivati, producono una frequenza elettromagnetica che interagisce con i condotti vitali e l’energia Kundalini alla base della colonna vertebrale. Questa preme all’interno e sale sotto forma di Serpente Energetico sino alla ghiandola pineale, donando una sensazione di completezza nell’Uomo.
Anche il Caduceo di Thot/Hermes, derivazione del Bastone Brahmanico (attualmente rappresen-ta la Scienza Medica e l'Ordine dei Farmacisti, il quale viene spesso confuso con il Bastone di Asclepio), è avvolto dai serpenti, il flusso energetico spiraliforme, mentre la sommità sferica rappresenta il cervello con i ventricoli, due ali, segno di purezza spirituale. Il Buddha, nona incarnazione di Vishnu, divenne l’illuminato quando il Re-Cobra, sempre a Sette Teste, Mucalinda, gli porse riparo durante una tempesta, metafora di elevatezza nel caos della vita; ancora oggi, i monaci tibetani utilizzano trombe ricurve decorate da serpenti attorcigliati per i loro riti.
Del resto, si crede che questi Naga si siano insediati da tempi immemorabili in due importanti città (o civiltà) sotterranee, Bhogavati e Patala. Si crede che Bhogavati si trovi al di sotto della catena dell'Himalaya, e si dice che da lì i Naga muovano guerra ad altri esseri umani sotterranei dei regni inferiori di Agharta e Shamballa. Milioni di Indù, fino ai giorni nostri, hanno sempre creduto che il Patala (o Potala) abbia un accesso presso le Sorgenti di Sheshna, a Benares, e secondo l'erpetologo e autore Sherman A. Minton, nel suo libro Venomous Reptiles, questa entrata esiste davvero e dispone di 40 gradini che discendono in una depressione circolare per poi terminare di fronte ad una porta in pietra, chiusa e ricoperta da bassorilievi raffiguranti dei Cobra. Così come in Tibet vi è un importante, nonché mistico luogo sacro, chiamato anch'esso Potala (il Palazzo del Dalai Lama a Lhasa), dove le popolazioni del luogo affermano che si trovi in cima a un'antica caverna e a un sistema di gallerie che si estendono lungo tutto il continente asiatico.

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"Il Cammino del Viandante" di Federico Bellini
Parte III - Mitogenesi / Lezione 8, 8.5 - Quando sulla Terra regnavano i Re Dragoni

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