"Non sappiamo riprendere contatto con il nostro Sé" di Federico Bellini

"Non sappiamo riprendere contatto con il nostro Sé" di Federico Bellini
(San Francesco in Estasi, dipinto del Caravaggio

Parliamo tanto di risveglio, di presa di consapevolezza, di non-giudizio, compassione, amore, di traduzioni, testi sacri, antichi astronauti, rapimenti alieni, chakra, meditazione e tante altre amenità, restando comodamente seduti davanti allo schermo del computer di casa nostra. Tutti che si credono in procinto dell'illuminazione, che si lamentano di due centesimi pagati al supermarket, del raffreddore di stagione, dei troppi chili presi durante le feste di Natale o di Pasqua. Che fanno a gara a pagarsi il prossimo corso di Yoga, di Mindfulness, dei seminari di iniziazione alle nuove scuole esoteriche. E pochi sono coloro che sanno veramente cosa sia la sofferenza di una malattia terminale. Come nessuno sa nulla del dolore delle centinaia, migliaia di persone che emigrano e muoiono di stenti nei deserti, in mezzo al mare, da soli come cani infreddoliti. Nessuno sa cosa significa vedersi rapire sotto i propri occhi un figlio, come avviene per decine di migliaia di famiglie cinesi ogni anno. Come nessuno sa cosa sia la guerra, con i suoi orrori, le deportazioni, i massacri che ancora oggi avvengono in ogni parte del mondo. E volete parlami di risveglio spirituale? Questa è la realtà in cui viviamo, e prima di aprir bocca sulla veridicità di certi mentori cari a molti, o della rosea vita New Age di cui molti altri sono intrisi, sarebbe meglio fermarsi un attimo a riflettere, dove questa cazzo di spiritualità che tanto decantate si trova. Svegliatevi una buona volta e smettiamola di fare gli ipocriti, perché la verità è la fuori e non fa sconti a nessuno!

"E' questo il punto, Federico, io ho paura, ed ho paura di aver bisogno di qualcuno al di fuori di me. Come si fa a diventare forti quando si è fragili?"
A volte me lo domando anche io, poi mi raccolgo, guardo dentro di me ed osservo. Non è sempre facile, la nebbia, i veli, i grovigli sono molti e ci distolgono da quella ricerca, ma quando poi tutto si dirada e ci rimani solo tu, hai due scelte: provare paura e restare lì fermo, o avere il coraggio di andare avanti e di cambiare. Abbiamo bisogno di qualcuno al di fuori di noi perché non sappiamo riprendere contatto con il nostro Sé che è in noi; ed è lì che nascono tutti i nostri drammi. La verità è che tutti hanno paura della sofferenza e del dolore, e si anestetizzano con altro per non pensarci, i più materiali lo fanno con gli oggetti, il sesso, i vizi, gli spiritualoidi con i corsi di meditazione, gli angeli, le iniziazioni, e tante altre cavolate varie. Abbiamo tutti paura del dolore, e da esso rifuggiamo in ogni modo, a volte in modalità persino tragicomiche. Ma quando entrambi gli opposti della condizione umana li metti davanti alla realtà della vita, cadono come pere mature (e spesso cotte e marce) dagli alberi. Che differenza c'è nell'osannare un maestro o l'organo genitale a cui tanto ambisci? Nessuno! Entrambi hanno di fondo lo stesso processo alchemico che porta a drogarti di un qualcosa, che in fondo, sai che è irraggiungibile. Ma appena scopri o prendi coscienza che un organo genitale ce l'hai anche tu, e così come tu puoi essere il vero maestro della tua vita, allora tutto comincia ad avere un altro senso; e li cominci a sperimentare, a vivere davvero.

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