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"In principio era l'Androgino..." di Federico Bellini

"In principio era l'Androgino..." di Federico Bellini
Il mito di Aristofane (o mito dell'Androgino) è presente nel celebre dialogo platonico “Simposio”, che si propone di trattare l'immortale tema dell'amore. Dopo l'esposizione di Fedro, Pausania ed Erissimaco, inizia a parlare Aristofane, il famoso poeta comico, che sceglie il mito come veicolo della sua opinione su Eros. Tempo addietro - espone il poeta - non esistevano, come adesso, soltanto due sessi (il maschile e il femminile), bensì tre, tra cui, oltre a quelli già citati, il Sesso Androgino, proprio di esseri che avevano in comune caratteristiche, sia maschili che femminili. In quel tempo, tutti gli esseri umani avevano due teste, quattro braccia, quattro mani, quattro gambe e due organi sessuali ed erano tondi. Per via della loro potenza, gli esseri umani, però, erano superbi e tentarono la scalata all'Olimpo per spodestare gli Dèi, ma Zeus, che non poteva accettare un simile oltraggio, decise di intervenire e divise, a colpi di saetta, gli aggressori. «Finalmente Zeus ebbe un'idea e disse: "Credo di aver trovato il modo perché gli uomini possano continuare ad esistere rinunciando però, una volta diventati più deboli, alle loro insolenze. Adesso li taglierò in due uno per uno, e così si indeboliranno e nel contempo, raddoppiando il loro numero, diventeranno più utili a noi.» (Platone, Simposio, 190c-d, trad. it. Franco Ferrari). Nei suoi Dialoghi come il “Convivio” (189-193 ca.) il grande filosofo esoterico greco asserisce, inoltre, che il risanamento dell’Umanità consisterebbe nel ritorno allo stato precedente la caduta per mezzo dell’eros sublimato. Secondo Platone, era esistita una razza primordiale "la cui essenza è ormai estinta", razza di esseri dotati di ben due princìpi, maschile e femminile: essi erano straordinari per ardire e forza, e nutrivano in cuore l’aspirazione di attaccare, come abbiamo visto, persino gli Dèi. Questo, come abbiamo più volte affrontato, è anche un vecchio argomento riguardante sia i Titani che i Giganti, i quali sfidarono gli Dèi Creatori a più riprese, e tennero il pianeta Terra sotto scacco per migliaia di anni. Ma in esso si ravvisa anche il mito di Prometeo, somigliante a quello dell’Eden e di Adamo, che tramanda la promessa di "divenire simile agli Dèi" (Genesi, III, 5). In Platone, gli Dèi non folgorarono gli esseri androgini come avevano fatto con i Titani ed i Giganti, bensì li spezzarono in due paralizzandone la potenza, ossessionandoli con il desiderio di riunirsi per ridiventare un solo essere. L’aspirazione alla ricostituzione dello status primordiale, secondo Platone, era data dall’impulso dell’eros, in questo modo gli esseri umani furono divisi e s'indebolirono e cominciarono la ricerca della loro antica unità e della perduta forza che possono ritrovare soltanto unendosi sessualmente. Da questa divisione, infatti, nasce negli umani anche il desiderio di ricreare la primordiale unità, tanto che le “parti” non fanno altro che stringersi, quasi fondersi, l’una all’altra. Zeus allora, per evitare che gli uomini si estinguessero, mandò nel mondo Eros, affinché, attraverso il ricongiungimento fisico, essi potessero ricostruire “fittiziamente” l’unità perduta, così da provare piacere (e riprodursi) e potersi poi dedicare alle altre incombenze cui devono attendere nel quotidiano: «Dunque al desiderio e alla ricerca dell'intero si dà nome amore.» (Platone, Simposio, 192e-193a, trad. it. Franco Ferrari). Siccome i sessi erano tre, due sono oggi le tipologie d'amore: il rapporto omosessuale (se i due partner facevano parte in principio di un essere umano completamente maschile o completamente femminile) e il rapporto eterosessuale (se i due facevano parte di un essere androgino). La caratteristica interessante del discorso di Aristofane, risiede nel fatto che la relazione erotica fra due esseri umani non è messa in atto per giungere ad un fine, quale potrebbe essere la procreazione, ma ha valore per sé stessa prescindendo così dalle conseguenze. Ma il mito dell’Androgino lo ritroviamo persino anche in altre tradizioni: in India, nell'antico Egitto, tra i Fenici, in Persia, persino nella Bibbia, etc. La Creazione del nostro Mondo, pertanto, ebbe luogo con la separazione di Adamo ed Eva (o se vogliamo di Shiva e Shakti). La dualità dell’Androgino scisso penetra così tutto l’Universo, e ogni individuo porta l’impronta di questa polarità del principio maschile, o solare, e del principio femminile, o lunare, le polarità riscontrate dalla biologia nell’unione di due cellule germinali - spermatozoo e ovulo. L’Androgino, come sappiamo, è l’Uomo Cosmico che ha in sé i due principi dell’Eterno Mascolino e dell’Eterno Femminino, di esso si accenna anche nella Bibbia e se ne parla nei commentari esoterici cabalistici. Lo stato di androginia è spiegato dalle Scritture nel tipico linguaggio della Rivelazione ("Egli lo creò maschio e femmina" - Genesi, I, 27). Nel mito biblico il nome Eva vuol dire "la vita", "la vivente", "madre dei viventi", “colei che dà la vita” o “colei che feconda”. Per la Tradizione, la separazione della donna-vita dal così detto androgino, era connessa con la caduta e terminava con l’esclusione di Adamo dall’Albero della Vita, affinché questi "non divenga uno di noi (un Dio)" e "non viva in perpetuo" (Genesi, III, 22). Quindi, gli Uomini nati prima della caduta erano i "Figli della Luce", mentre quelli nati dopo la caduta adamitica divennero i "Figli Erranti". “E Dio li benedì e disse loro: - Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela." (Genesi, I, 28). Nelle condizioni di rottura o caduta, nacquero dalla coppia cosmica Adamo-Eva anche gli Spiriti contagiati dallo squilibrio del peccato originale, quindi influenzati dalla presenza spirituale demoniaca, ed anche questi Spiriti furono e sono soggetti al processo evolutivo la cui meta è il ritorno allo stato androginico prospettato dalle Scritture Cristiane in cui Gesù afferma: "Nella risurrezione... tutti sono come Angeli di Dio nel Cielo" (Matteo, XXII, 29). Il mito dell’Androgino appartiene anche ai testi Vedici, al Tantrismo, e nelle tradizioni esoteriche dell’India l’Androgino si scopre ancora una volta in Shiva-Shakti: deità nel suo aspetto maschile e femminile, particolarità che si ripresenterà anche nelle altre civiltà, specie in ambito Mediterraneo. Del resto anche Giovanni Paolo I, conosciuto anche come Papa Luciani (1912-1978), dichiarò nel celebre Angelus del 10 settembre 1978, che: «Noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile. È papà; più ancora è madre.»; morì dopo nemmeno 33 giorni di pontificato...

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