"Il Leggendario Mosè e i Massacri dell’Esodo" di Federico Bellini e A.V.


Mosè (Moshé Rabbenu, Mosè il nostro maestro) è stato per gli Ebrei, quanto per i cristiani, la guida del popolo ebraico secondo il racconto biblico dell'Esodo, mentre per i musulmani, invece, fu innanzi tutto uno dei profeti dell'Islam la cui rivelazione originale, tuttavia, andò perduta. Il problema della storicità di Mosè, e degli eventi narrati nell'Esodo, è un tema che è stato ampiamente dibattuto, tra questi dibattiti si collocano alcuni studiosi che sostengono anche la validità dell'impianto storico di fondo, espresso dalla narrazione biblica, anche se propongono una cronologia diversa (a partire dall'VIII secolo a.C.) della storia d'Israele, ritenendo che i suoi protagonisti potrebbero essere la risultante scaturita da una sovrapposizione di personaggi e fatti storici. Il testo biblico spiega il nome "Mosè" al campo semantico dell'estrarre dall'acqua, oppure di colui che è stato estratto dall'acqua, mentre nella lingua egiziana, Mosè potrebbe significare fanciullo o anche figlio o discendente, come nei nomi propri Thutmose, "Figlio di Toth", o Ramesse, "Figlio di Ra". Brevemente, secondo la tradizione, Mosè nacque dagli israeliti Amram e Iochebed, scampato alla persecuzione voluta dal Faraone, venne salvato dalla sorella di quest'ultimo ed educato alla corte egizia, similmente come è raccontato nell'Adi Parva sopra citato. Adottato dalla figlia del Faraone, entrò a far parte della corte dove venne senza dubbio educato alla sapienza degli egiziani, come ricorda anche Stefano negli Atti degli Apostoli. Il profeta, dunque, conosceva dettagliatamente il futuro nemico, i suoi usi e i suoi costumi, e l'Esodo, inoltre, ci riferisce che egli era un uomo assai stimato in Egitto «agli occhi dei ministri, del Faraone e del popolo»; a tal proposito potremmo ricordare il famoso episodio della guerra d'Etiopia, nella quale Mosè si distinse come generale abile e valoroso. Ad un certo punto, però, fu costretto a fuggire dalla corte egizia a seguito di un omicidio commesso ai danni di un sorvegliante, si ritirò nel paese di Madian dove sposò Zippora, figlia del sacerdote locale, qui conobbe le usanze dei popoli del deserto, le vie carovaniere e, secondo alcuni, cercando acqua potabile, scoprì anche una serie di fenomeni che permettevano di attraversare le acque del Mar Rosso, rimanendone illesi. Secondo la Bibbia, nei pressi del monte Oreb ricevette la chiamata di Dio e, tornato in Egitto, affrontò il Faraone chiedendo la liberazione, dalla schiavitù, del popolo d'Israele; questi accoglierà solamente al-la fine la sua proposta a seguito delle Dieci Piaghe d'Egitto, con le quali darà sfoggio anche di incredibili abilità sovrannaturali, ultima delle quali fu la morte dei primogeniti egiziani. Accampatosi con i suoi nei pressi del Mar Rosso, su indicazione divina divise le acque del mare, permettendo così al suo popolo di attraversarlo e sommergendo, infine, l'esercito faraonico incorso ad inseguirli. Dopo mesi di viaggio raggiunse il monte Sinai dove ricevette le Tavole della Legge, e punì parte del suo popolo che si macchiò con il peccato dopo che questi era ritornato ad adorare i vecchi idoli pagani, tra cui il Vitello d'Oro. In quel leggendario episodio biblico, su comando divino, Mosè salì sulle pendici del monte Sinai e ricevette l'ordine di preparare il popolo poiché il Signore voleva mostrarsi loro e comunicare il suo volere. Dopo tre giorni di purificazione, gli israeliti videro tuoni e lampi scendere sul monte, che divenne come una fornace. Terrorizzati, gli israeliti supplicarono Mosè di salire verso il monte poiché essi avevano timore di morire per la paura, e il profeta obbedì ed entrò nella nube, scalando le pendici del Sinai, dove rimase per quaranta giorni e quaranta notti, accompagnato dal solo Giosuè, suo fedele collaboratore, che lo seguiva da lontano. Lì egli ricevette la legge, scritta su due tavole di pietra dal dito di Dio: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri Dei all'infuori di me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo né di quanto è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra (...) Non pronunzierai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronunzia il suo nome invano. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro (...) Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio. Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare. Non pronunziare falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.» (Esodo 20,2-18) A valle, intanto, il popolo d'Israele, credendo che Mosè fosse morto, implorò Aronne, che aveva preso il comando in assenza del fratello, di costruire per loro un idolo affinché li guidasse verso la Terra Promessa. Venne così forgiato un Vitello d'Oro al quale gli israeliti compirono dei sacrifici festeggiando anche in rituali orgiastici. Sceso dal monte il profeta si accese d'ira, distrusse l'idolo e rimproverò aspramente Aronne che aveva tolto loro ogni freno, ordinando poi a coloro che gli erano rimasti fedeli di uccidere tutti coloro che si erano ribellati; secondo il libro dell'Esodo, quel giorno vennero giustiziati circa ben tremila uomini! Seguendo le prescrizioni ricevute sul Sinai, Mosè convocò i maggiori artisti del popolo d'Israele e ordinò loro di costruire una tenda, denominata Dimora, nella quale conservare le tavole della legge, deposte nella famosa Arca dell'Alleanza, e poter celebrare sacrifici e pratiche rituali per mano del sacerdozio, capitanato da Aronne e dai suoi figli, nonché da tutta la tribù di Levi, che fu incaricata di occuparsi della sorveglianza e della cura della Dimora stessa. Dopo due anni trascorsi alle pendici del Sinai, Mosè, concluso il censimento di tutto il popolo, guidò gli Israeliti attraverso il deserto, verso la terra di Canaan, e dopo tre giorni di marcia li fece accampare presso la località di Tabera, dove un grave incendio decimò nuovamente gli israeliti, che si ribellarono al proprio capo. Questi, sconfortato, si ritirò nella Dimora e pregando Dio chiese di morire pur di non ascoltare il lamento della sua gente, che ora l'accusava di averli lasciati morire di fame, colmi di Manna ma privi del tutto di carne, e su ordine divino, Mosè scelse settanta anziani d'Israele affinché lo sostenessero nel suo arduo compito; a sera il campo fu nuovamente invaso dalle quaglie, così numerose da «uscire loro dalle narici e venirgli a noia», ma i più ingordi vennero uccisi da un male misterioso, segno della collera divina. Risolta la questione, Mosè dovette affrontare una nuova ribellione, questa volta organizzata dai membri della sua stessa famiglia: Miriam e Aronne. Entrambi contestavano l'autorità al fratello, ritenendosi profeti come lui e accusandolo di avere una moglie straniera al popolo d'Israele. Il Signore, a quel punto, invitò Aronne, Mosè e la donna nella 'Tenda del Convegno', egli scese in una colonna di nube, si fermò all’ingresso della stessa tenda e chiamò Aronne e Miriam con cui parlò; poi la nuvola si ritirò di sopra alla tenda e la donna diventò come lebbrosa, bianca come la neve. Il Signore ordinò poi che Miriam stesse isolata per sette giorni dall’accampamento, successivamente poté essere riammessa perché sarebbe guarita (tra l’altro su insistente richiesta di Mosè). A parte il fatto che si ribadisce per l’ennesima volta che “il Signore” viaggiava tra cielo e terra a bordo di un’astronave, è anche da notare come Miriam subisca l’effetto delle radiazioni dell’astronave, mentre non è chiaro se quest’effetto era temporaneo o se il Signore avrebbe provveduto lui stesso (o chi per lui) a curare la povera donna. [In seguito, è molto interessante ciò che dice Mosè ai suoi figli quando essi si trovavano sull’ingresso della 'Tenda del Convegno' con la nube del signore sopra, cioè di non allontanarsi da lì così che essi non muoiano perché l’olio dell’unzione del Signore è su di loro, perché probabilmente l’U.F.O. stava rilasciando sostanze tossiche mortali e quindi si rischiava di rimanere coinvolti in questo processo]. Guarita dal male, Mosè riprese il viaggio e si accampò con i suoi nel deserto di Paran, in prossimità della Terra Promessa, e da lì spedì dodici uomini, rappresentanti di ciascuna tribù, in ricognizione; fra di essi vi era anche Giosuè, fu-turo successore di Mosè. Questi, al suo ritorno, fu l'unico insieme con Caleb, un altro esploratore, a ritenere conquistabile l'intero territorio a differenza dei compagni che lo credevano impenetrabile, causando così una ribellione ai danni di Mosè per tornare in Egitto. Il profeta riuscì per poco a placare la collera divina che voleva, anche in quella occasione, distruggere l'intero popolo, che fu comunque punito col decreto che non sarebbero potuti entrare nella Terra Promessa prima che fossero passati quarant'anni, cosicché la generazione che si era ribellata morisse e i loro discendenti vi entrassero come uomini liberi. Inseguiti e uccisi dagli abitanti di Canaan, gli israeliti si rifugiarono nel deserto dove Core, Dathan ed Abiram, a capo di duecento uomini, si sollevarono contro Mosè e Aronne, accusandoli di volersi porre al di sopra degli altri membri della comunità. In particolar modo si opposero all'investitura sacerdotale di Aronne, perché secondo i tre capi cospiratori, tutto il popolo d'Israele era santo. Per risolve-re la questione, Mosè ordinò a costoro di presentarsi, accompagnati dai loro incensieri, davanti alla Dimora. Quando tutti si trovarono lì, Mosè li sfidò ad offrire l'incenso in sacrificio, azione rituale riservata esclusivamente ad Aronne e ai suoi figli. «Essi dunque presero ciascuno un incensiere, vi misero il fuoco, vi posero profumo aromatico e si fermarono all'ingresso della tenda del convegno; lo stesso fecero Mosè ed Aronne. (...) Come egli ebbe finito di pronunciare tutte queste parole, il suolo si profondò sotto i loro piedi, la terra spalancò la bocca e li inghiottì: essi e le loro famiglie, con tutta la gente che apparteneva a Core e tutta la loro roba. Scesero vivi agli inferi essi e quanto loro apparteneva; la terra li ricoprì ed essi scomparvero dall'assemblea. Tutto Israele che era attorno ad essi fuggì alle loro grida; perché dicevano: "La terra non inghiottisca anche noi!" Un fuoco uscì dalla presenza del Signore e divorò i duecentocinquanta uomini che offrivano l'incenso.» (Numeri 16,18-35) In presenza del popolo d'Israele, il bastone di Aronne fiorì miracolosamente, segno che Dio approvava la sua elezione al sacerdozio, rifiutando quella dei cospiratori, i cui incensieri vennero fusi e utilizzati per ricoprire l'altare del sacrificio. Giunti a Kades, gli israeliti resero gli onori funebri a Miriam, nel frattempo deceduta e che lì venne sepolta, e in quel luogo il popolo si lamentò presso Mosè e Aronne per la mancanza d'acqua. I due profeti si recarono presso la Dimora e chiesero consiglio al Signore, ricevendo da lui l'ordine di colpire, con il proprio bastone, una roccia, come avevano già fatto presso Refidim. Mosè e Aronne fecero come era stato loro ordinato ma dalla pietra non uscì inizialmente acqua. Intimoriti da questo insuccesso ripeterono l'azione e riuscirono nell'intento, ma avendo dubitato di Dio furono entrambi puniti: non avrebbero mai posto piede nel-la terra promessa!

Massacri per la conquista della Terra Promessa
Dopo trentotto anni di lunga attesa, gli israeliti si rimisero in marcia e, dovendo passare per i confini del regno di Edom, chiesero al sovrano locale di lasciarli passare. Questi non acconsentì e mandò i suoi uomini per sterminarli, costringendo dunque Mosè e i suoi a fuggire e stabilirsi momentaneamente alle pendici del monte Cor. Lì Mosè spogliò Aronne dei suoi abiti sacerdotali poiché, essendo prossimo alla morte, secondo il rituale, li avrebbe contaminati, dopodiché nominò nuovo sommo sacerdote suo nipote Eleazaro, figlio di Aronne; quest'ultimo morì sulla cima del monte e lì venne sepolto. Dopo una feroce battaglia con il re cananeo Arad, sconfitto con tutte le sue truppe, gli israeliti si ribellarono nuovamente contro Mosè, venendo perciò invasi da una miriade di serpenti velenosi che assaltarono i cospiratori, uccidendoli. Il popolo si pentì per il proprio comportamento e chiese perdono a Mosè che, su invito divino, costruì un Serpente di Bronzo, lo mise su un'asta e tutti coloro che lo guardavano furono guariti. Smontato il campo, gli israeliti vennero attaccati dal re degli Amorrei, Sicon, che finì sconfitto e ucciso, così come in seguito anche il Gigante Og, re di Basan (un gigante menzionato addirittura ai tempi di Noè e dell'Arca): le loro città vennero distrutte e i territori conquistati. Salvatisi dalla guerra col re di Moab, Balak, gli israeliti si accamparono nei pressi del suo regno e lì vennero attirati dalle donne locali che li spinsero all'idolatria. Mosè ordinò di punirli subito, uccidendo anche una madianita che si univa ad un ebreo, probabilmente celebrando una pratica idolatra di stampo sessuale. I madianiti dunque, che avevano "prostituito" il popolo, vennero attaccati e sconfitti e i loro tesori offerti in sacrificio nella Dimora. Essendo giunto il momento di entrare nella Terra Promessa, Mosè nominò Giosuè quale suo successore e prima di lasciare per sempre il suo popolo, il profeta dette loro il suo testamento, tre dialoghi contenuti nel libro del Deuteronomio. Nel primo discorso sono riassunte le tappe del cammino nel deserto con il monito di rispettare la Legge di Dio se non si vuol perdere la Terra guadagnata dopo quest'arduo cammino, mentre nel secondo discorso abbiamo difatti un accorato richiamo all'osservanza di questa legge stessa e alle sanzioni che l'accompagnano. Dopo aver benedetto le tribù d'Israele Mosè salì, dalle steppe di Moab, sul monte Nebo e da lassù poté guardare la Terra Promessa, senza potervi entrare a causa della sua mancanza alle acque di Meriba. Quello che accadde successivamente, con l'entrata del popolo di Israele nella Terra Promessa, è una lunga, dettagliata e accurata storia scritta nel testo biblico del Deuteronomio, dove la legge crudele dello sterminio, ordinata da YHWH, è ribadita ancora più esplicitamente: «Se ti avvicinerai ad una città per combattere contro di essa (...) cingila d’assedio. Il Signore, tuo Dio, te la darà in mano; allora passa ogni maschio a fil di spada, ma le donne, i bambini, le bestie e tutto ciò che sarà nella città, tutto il suo bottino, prendilo per te e mangia la preda dei tuoi nemici che il Signore, tuo Dio, ti avrà dato (...) non lasciare nessuno in vita, ma votali allo sterminio: gli Etei, gli Amorrei, i Cananei, i Ferezei, gli Evei e i Gebusei, come ti ha ordinato il Signore, tuo Dio». (Dt 20, 10-17) una richiesta sconvolgente, quanto orribile, proveniente da una divinità 'umana', troppo umana, quasi da sembrare mostruosamente Aliena...

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