"Gli Arconti, i Padroni del Mondo" di Federico Bellini

(Opera di William Blake)

Gli Arconti occupano un ruolo assoluto, predominante e di rilievo in quella che è conosciuta come la Gnosi, specie in riferimento al destino ultimo dell'Uomo. Non volendo addentrarci nella Genesi degli Arconti e del Demiurgo loro Padre, tematica alquanto complessa da spiegarvi in breve e in questa sede, mi limiterò ad accennarvela in modo da darvi un'idea sui generis della tematica che mi accingo a svelarvi, scusandomi in anticipo se sarò approssimativo. I miti gnostici, più o meno unitariamente, sono concordi nel sostenere che il nostro Mondo sia stato il frutto dell'opera di un Dio Minore, solitamente chiamato con i nomi di Jaldabaoth - anche Samael - spesso descritto come cieco o arrogante, comunque una potenza intermedia, figlio, nonché frutto dell'errore di SophiaElla (dal greco “sapienza”) prese forma come concetto a sé stante nelle comunità gnostiche di scuola alessandrina e siriana, così come nell'ebraismo e nel primo cristianesimo, assumendo il significato di Sapienza o Conoscenza Divina, parte femminile o eterno femminino di Dio. Essendo la componente femminile di Dio, divenne al tempo stesso Sorella e Sposa del Cristo, poiché, come egli, proviene da Dio, un Dio giustamente inteso come Padre e Madre allo stesso tempo, in quanto Origine di due principi, quello maschile (il Cristo) e quello femminile (Sophia), appunto. Nella tradizione gnostica, Ella provocò un'instabilità nel Pleroma, contribuendo alla creazione della Materia, e in quanto manifestazione ultima, generò così il Demiurgo che ne diventerà poi l'Architetto. Sophia, per gli gnostici cristiani, divenne ben presto un elemento centrale per comprendere la straordinaria e complessa cosmologia universale, essa, essendo componente femminile di Dio (in quanto Madre), risiede in tutti noi sotto forma di Scintilla Divina, un Punto di Luce, e il Cristo (l'elemento maschile e di Padre), fu inviato nel Cosmo e sui pianeti per 'accenderla', come in seguito, Gesù verrà inviato in forma umana anche nella nostra Terra, in qualità di Messia emissario, nonché di Cristo, per risvegliarla dagli inganni degli Arconti e del Demiurgo, portando la Gnosis.[1] 

Ma l'intera storia è molto più complicata ed intrigante di quanto si possa immaginare, perché presso tutti i sistemi gnostici, si insegnava che l'Universo ebbe inizio da un Dio originario, perfetto ed inconoscibile, definito come Padre, Bythos o Monade. Questo 'concetto divino' venne poi associato al Logos dello stoicismo, dell'esoterismo, all'Ein Sof della Qabbalah, al Brahman dell'Induismo, etc. Nello gnosticismo cristiano era noto come Primo Eone ed in quanto Uno, emanò spontaneamente altri Eoni, come descritto anche nel taoismo cinese, Entità che poi si accoppiarono in una sequenza tale che la loro potenza andò via via sempre più scemando, divenendo inferiori e caduche nella Materia; l'ultima di queste coppie, alla fine, fu formata da Sophia e il CristoL'insieme degli Eoni costituiva il Pleroma, la pienezza o totalità di Dio, perciò non intese come Entità diverse o a lui separate, ma come astrazioni simboliche della sua stessa natura divina. Sophia, ad un certo punto, tentando di aprire una breccia nella barriera tra lei e l'inconoscibile Bythos, decise di generare senza la sua controparte maschile e tale gesto portò in sé un disequilibrio all'interno del Pleroma, contribuendo al formarsi di un vero e proprio abominio, il Demiurgo (Satana), identificato successivamente persino nel Dio ebraico YHWH, anche noto come Yaldabaoth, Samael), creatore di tutto l'Universo materiale ad oggi a noi conosciuto, un dio minore malvagio dato che Ella, lo generò senza la sua sigizia (unione o congiunzione), ovvero il CristoInsomma, Sophia, stranamente, fu assalita da un’angoscia mai provata e dalla paura di perdere la vita, memore della perdita della luce originaria dell'Uno, e tali sentimenti contrastanti le provocarono confusione e una brama morbosa di tornare a lui. A causa di questa paura, la Materia venne accidentalmente in essere attraverso la trasformazione dei Quattro Elementi: il Fuoco, l'Acqua, la Terra e l'Aria. Fu in questo contesto che il Demiurgo venne originato, ma essendo nato privo della sua forma più autenticamente divina, le sue sembianze apparvero subito mostruose, un essere dalla testa leonina, ed egli, ritrovandosi in questo limbo grezzo, plasmò tali elementi creando il mondo fisico nel quale viviamo ancora oggi, ignorante però dell'esistenza della stessa Sophia e che, comunque, riuscì ad infondere delle scintille (pneuma) nelle creature del Demiurgo suo figlio.

All'interno di questo nostro viaggio è fondamentale soffermarsi un attimo sul reale significato dei termini di Arconte e Demiurgo. Demiurgo è l'artefice e colui che ha ordinato una nuova realtà, seppur illusoria, schematizzando il caos iniziale della creazione dentro dei rigidi schemi mentali, oltretutto meccanici. In effetti, in quanto tale, si comporta come un vero e proprio artigiano, un fabbro che ostinatamente batte in modo violento sul ferro incandescente, forgiandone la forma, a suo capriccio e volontà; si evince che esiste un ulteriore realtà ultramondana dove la materia-oggetto del suo lavoro, è estranea e, così, precedente alla stessa GenesiL'Arconte, inoltre, è un titolo che nella Grecia antica veniva riservato ad alti magistrati, ovvero uomini di alto lignaggio, delegati al governo o al potere, nonché al giudizio e all'ordine della cosa pubblica. Queste potenze intermedie, del tutto operanti nella Materia da loro plasmata e forgiata, intrisa di tutti i loro rigidi schemi mentali e meccanici che ne permettono un regolare funzionamento, dominano il mondo dei fenomeni dove lo gnostico, ritrovandosi prigioniero e separato dalla Casa del Padre, vi si riflette come in uno specchio, non riuscendo a vedere l'OltreIn questa opprimente prigione, dove la nostra vita sembra circondata dal sonno, indotti dagli innumerevoli veli che ci oscurano la luce della verità, gli Arconti si nutrono della nostra energia così da potersi mantenere in vita e continuare il loro incontrastato dominio. In tutto questo dramma cosmico, l'anelito del “Ritorno alla Casa del Padre” assume una duplice natura, perché rappresenta la volontà di tornare alla nostra patria natia tra le stelle, non ritrovandosi più costretti ad incarnarsi in questo pianeta straniero e per noi alieno, e per quanto possiamo sentirlo nostro, potremmo sfuggire così ad un ciclo, non solo di imposte reincarnazioni, ma anche dall'essere preda e cibo per potestà così astute ed ingannevoli. Del resto, su questo paradigma si sono fondati molti movimenti esoterici, specie di natura neo-gnostica, che ripropongono quel fastidioso dominio dell'Io-Demone sulla Mente dell'Uomo, che lo costringe a compiere azioni e a ritrovarsi a vivere situazioni adatte alla loro manifestazione, e al nutrimento che ne consegue, attraverso l'assimilazione di emozioni positive e negative, etc. Ma la Gnosi scende anche più nel dettaglio descrivendo il Mondo Inferiore in cui vivono tali Entità, composto da un numero variabile fra sette e oltre trecento cieli, presieduto dagli stessi Arconti e gli Angeli del Demiurgo, dimensione che li separa dal Mondo Superiore (Pleroma). Ora, finché l'Anima vive nel Corpo, essa ne rimane vincolata ed ogni fuga risulta impossibile, per cui, lo gnostico, impegnandosi ad acquisire la Conoscenza, permette all'Anima di iniziare con successo quel viaggio astrale che riuscirà finalmente a liberarla, mentre al contrario, in mancanza della Gnosi, si troverebbe in balia delle potenze arcontiche che dominano lo Spazio, più propriamente Galattico (la Terra e i Pianeti dei sistemi che lo compongono), oltreché del Tempo del quale sono abili manipolatori.

A questo punto del nostro breve ma intenso percorso gnostico, abbiamo ben compreso come esistano, per questa dottrina, due mondi, dove quello terreno altro non è che l'immagine contorta ed ingannevole di quella celeste. L'unione della caducità della Terra, o dei pianeti in generale, con l'alto che è nel Cosmo, oltre la cortina imposta dal Mondo Inferiore, corrisponde ad un’unione spirituale dell'Uomo, tra il suo Io esteriore e quello interiore, tra il Conscio e l'Inconscio della PsicheViviamo la nostra vita, secondo lo gnosticismo (e non solo), all'interno di quello che si potrebbe definire Inconscio Collettivo (e Cosmico) che si situa sotto il limite posto dal Cristo, sin dall'inizio dei tempi, per separare il Mondo del Padre da quello del Demiurgo, così da impedirne la mescolanza. E all'interno dell'Uomo, brucia un Fuoco Sacro che corrisponde in modo paradossale, proprio a ciò che si trova sopra questo Limite, quindi al Regno del Padre, il Pleroma, e che lo collega direttamente allo stesso Padre da cui ha origine.



[1] Non è un caso, che tra fine ottocento e i primi del novecento, nella Chiesa Ortodossa Russa, nella Sophia venne individuata, da alcuni teologi, una figura chiave per la comprensione della Divinità stessa. I più famosi fautori di questa tesi furono Vladimir Solov'ëv, Pavel Aleksandrovič Florenskij, Nikolaj Berdjaev e Sergej Nikolajevič Bulgakov, il cui libro “Sophia: La Saggezza di Dio” rappresenterà l'apoteosi della cosiddetta Sophiologia, anche se tale opera venne denunciata dalle autorità religiose russe come eretica. Per Bulgakov, Sophia era sullo stesso piano della Trinità, operando come parte Femminile di Dio di concerto con i tre principi Maschili del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

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