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"I retroscena spirituali de Il Mago di Oz" di Gabriele Sannino

"I retroscena spirituali de Il Mago di Oz" di Gabriele Sannino

Devo ammettere che non leggevo Il mago di Oz da quando ero un adolescente: a quell’età, si sa, si apprezza molto l’aspetto avventuroso, anche se oggi, da adulto, rileggendolo con calma, ho capito i profondi significati che questa bellissima e coloratissima fiaba nasconde, soprattutto per i lettori un po’ più accorti. Scritto da Lyman Frank Baum nel 1900, quest’opera fece la fortuna del suo autore, visto che due anni più tardi – nel 1902 – fu portata in scena a Broadway, mentre nel 1939 uscì la prima versione in pellicola cinematografica, che fu un altrettanto e immediato successo. Negli anni successivi, Baum scrisse altri tredici romanzi ambientati ad Oz, ma solo la sua prima opera fu considerata un capolavoro assoluto.

Ma veniamo alla trama: Dorothy è una bambina che vive nelle praterie del Kansas, con suo Zio Henry e sua zia Em. Un giorno un ciclone porta via lei, il suo cane Toto e la sua casa in un mondo immaginario, dove involontariamente finisce con lo schiacciare una strega cattiva, dalla quale Dorothy prenderà le scarpe, visto che le sue sono volate via con la tempesta. In questo nuovo mondo la bambina interagisce con degli strani personaggi, che le rivelano che se vuole ritornare a casa – il desiderio più grande di Dorothy sarà sempre questo! – deve andare dal mago di Oz, l’unico in grado di aiutarla. La bambina si mette in viaggio verso la città di Smeraldo - dove risiede il mago - e durante il viaggio fa amicizia con uno Spaventapasseri che desidera un cervello, un Taglialegna di latta che vuole un cuore e un Leone in cerca di coraggio. Tutti insieme decidono di andare dal potente Oz, poiché è l’unico in grado di esaudire i loro desideri. Una volta arrivati nella città di Smeraldo – una città dove tutto è verde dato che gli abitanti possiedono degli “speciali” occhiali – grazie al famoso sentiero dei mattoni gialli, il mago chiede loro favori e temporeggia, finché il gruppo si spazientisce e chiede che i loro desideri siano finalmente esauditi. E’ a quel punto che il mago rivela se stesso, alias un vecchino goffo che usa molti effetti speciali e trucchi di voce per essere ubbidito dalla sua gente, la quale neanche lo ha mai visto! Ancora increduli e speranzosi, il gruppo decide di tornare da lui, così, alla fine, l’impostore costruisce un improvvisato cervello di chiodi per lo Spaventapasseri, un finto cuore per il Taglialegna di latta e una posticcia pozione magica che scatenerà il coraggio del Leone. I tre, d’ora in avanti, saranno convinti di aver ricevuto i doni che meritavano, anche se durante il viaggio avevano già dimostrato tutte le loro qualità, ovvero cervello, cuore e fegato. Alla fine il mago di Oz, non potendo esaudire il desiderio di Dorothy di tornare a casa – in effetti per questo c’era poco da fare! - scapperà via, mentre il gruppo si recherà dalla strega del sud – una strega buona – che spiegherà alla bambina che con il doppio tocco di tacco delle sue scarpette (che ha trovato all’inizio del suo percorso) poteva tornare in Kansas sin dal primo giorno. Alla fine l’”improvvisato” gruppo si dividerà: Dorothy tornerà dai suoi amati zii, lo Spaventapasseri prenderà il posto del mago di Oz, mentre il Taglialegna di latta e il Leone diventeranno capi di altri piccoli reami. 

Ebbene, agli occhi di un bambino, questa semplice quanto toccante fiaba sa solo di avventura e stupore; in realtà essa nasconde il senso stesso della nostra esistenza, alias l’intero viaggio che la nostra anima percorre in questa dimensione. Mi spiego meglio. Dorothy, esotericamente parlando, è l’Anima che, con un “ciclone”, arriva in un mondo immaginario – la nostra Matrix - dove esistono il bene e il male. L’Anima – la bambina – inizia un viaggio in questa dimensione, incontrandosi con il cervello, il cuore e il fegato, alias i suoi fedeli compagni di viaggio. Il Leone, lo Spaventapasseri e il Taglialegna di latta, infatti, non si separeranno mai da lei, saranno gli “strumenti” che lei utilizzerà per difendersi e compiere questo percorso. Lo Spaventapasseri mostrerà intelligenza sin dall’inizio - è colui che escogiterà sempre il da farsi - così come il Taglialegna di latta mostrerà cuore e il Leone coraggio. Sono loro in sostanza a credere di non averne! Il sentiero di mattoni gialli è il percorso disegnato dalla società per ciascuno di noi qui, in questa dimensione, che deve portarci verso la nostra città di Smeraldo, un qualcosa di tanto appariscente… quanto posticcio. 

Qui infatti abbiamo un mondo che è solo luccicante, guidato da un governatore occulto che è perfino considerato saggio dal suo popolo, il quale è cieco e spaventato. Il mago di Oz e la città di Smeraldo rappresentano i nostri sistemi sociali, politici e finanche religiosi, guidati dall’uomo potente di turno che deve risolvere tutti i nostri problemi, e che – addirittura, e qui veniamo al fattore religioso in qualche modo - può renderci “completi”, offrendoci in dono la cosiddetta “salvezza”. Sarà proprio il mago di Oz a convincere gli amici di Dorothy di avere cuore, fegato e cervello, e ciò li renderà molto sicuri di se stessi (ciò dimostra come il sistema che affrontiamo e le esperienze che facciamo nella Matrix tornino sempre utili). Ad ogni modo, capita più o meno l’impostura, l’Anima Dorothy continuerà il suo personalissimo viaggio di ritorno a casa con i suoi fedeli amici, fin quando incontrerà la strega del sud – un’anima molto buona e quindi evoluta – che le mostrerà che la salvezza risiede proprio dentro di se – le scarpette – e visto che ora certe qualità di gruppo sono state acquisite… ecco che finalmente può tornare a casa. Il mago di Oz, dunque, è un viaggio iniziatico che ci dimostra come l’Anima, in questa dimensione, debba credere in se stessa per ascendere. Per Dorothy – come per qualunque anima pura, non “contaminata” da questa dimensione – l’istinto di “casa” è sempre forte, soprattutto è molto sentito. Ebbene, alla fine, ci vogliono proprio cervello cuore e fegato per iniziare un percorso spirituale per… tornare a casa, e questo è un monito per qualunque essere umano, almeno per coloro che siano più scafati in fatto di spiritualità.

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