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"Schnell! Irma Grese, schnell!..." di Federico Bellini

"Schnell! Irma Grese, schnell!..." di Federico Bellini

Irma Grese venne alla luce il 7 ottobre del 1923 nel piccolo villaggio di Wrechen, nel nord della Germania. Terza di cinque figli, si mostrò sin da piccola come introversa e facilmente manipolabile dai fratelli, infatti si racconta che si spaventava per ogni cosa, non prendeva mai l’iniziativa, nemmeno per giocare o persino mangiare. A questi problemi infantili se ne aggiunsero altri, dato che il capofamiglia commise adulterio facendo piombare la madre in depressione, tanto che quando Irma compì 12 anni, la donna, stanca dei ripetuti tradimenti del marito, si tolse la vita bevendo dell’acido cloridrico. L’uomo mantenne il lutto per poco più di un anno, poi si risposò ed ebbe un altro figlio, ma a quel punto la famiglia Grese divenne così grande che nella stessa casa vivevano ben sei fratelli, la matrigna con i suoi quattro figli avuti prima del matrimonio, la stessa Irma e suo padre. La ragazza, come una novella cenerentola si ritrovò ad essere derisa e sbeffeggiata, non solo dai fratelli e dai fratellastri, ma anche dalla nuova matrigna, atteggiamenti forse dovuti anche dalla bellezza della ragazza che, si pensa, facessero ingelosire la donna; per sminuirla la costringevano, così, a farle indossare abiti che la rendevano goffa, ridicola, mortificandone la sua femminilità e le rivolgevano solo la parola per insultarla o prendersi gioco di lei. Il padre, inoltre, non era proprio un uomo eccelso e spesso sfogava i suoi problemi sui figli picchiandoli, quindi, verso i 15 anni, Irma decise di scappare e trovò un pretesto entrando nella Lega delle Ragazze Tedesche (la BDM), che aveva il compito di educare le ragazze con una ferrea disciplina, dato che sarebbero dovute essere pronte a combattere e ad immolarsi per il Terzo Reich. Inizialmente fece un apprendistato come infermiera in un ospedale a trenta chilometri da casa e subito mostrò doti fuori dal comune, ma il suo destino non era quello di fare la crocerossina, tutt’altro. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Lega le fece fare un corso sotto la supervisione di Dorothea Binz che le trasmise la passione per il sadismo, spedendola poi a Ravensbruck come sorvegliante. All’epoca era la più giovane e la più bella ragazza del campo, il suo desiderio di affermarsi e di dimostrare alla sua famiglia di essere migliore di loro, la portò a curarsi maniacalmente, specie nell’aspetto e nei suoi nuovi simboli del potere - la divisa, gli stivali, la frusta ed il suo cane - e quando tornò a casa per un congedo e si presentò al padre così conciata, l’uomo la guardò con tale orrore che la colpì al volto con estrema violenza, cacciandola. Tornata al campo venne promossa e trasferita a quello di Birkenau dove divenne la sorvegliante del settore destinato alle ebree polacche; fu lì che la sua rabbia repressa e la totale crudeltà presero il sopravvento. La crudezza nei confronti di chi trasgrediva, le punizioni feroci che impartiva, il controllo costante, meticoloso, l’occhio attento a cui non sfuggiva nulla, le valsero un encomio da parte dei superiori e il passaggio a supervisore senior, il secondo ruolo più importante a cui una SS donna potesse aspirare. Le venne così affidato il controllo di trentuno baracche che contenevano circa trentamila donne, con il permesso di eliminare tutte coloro che non rispettavano le regole, faceva rapporto quotidianamente a Maximilian Grabner, capo della Gestapo ad Auschwitz, e fu così che il famigerato Blocco 11 arrivò ad essere pienamente sotto la sua diretta giurisdizione. La ragazza crudele, però, puntava al meglio e desiderava fare carriera, intrecciò così una relazione con il dottor Josef Mengele, aiutandolo spesso a scegliere i prigionieri “migliori” destinati ai suoi esperimenti o alla camera a gas. Ebbe anche delle relazioni omosessuali con alcune sorveglianti, perfino con alcune prigioniere, specie le più belle, che poi eliminava, così come una Mantide Religiosa fa con il suo compagno di piacere, per mettere tutto a tacere; se si accorgeva di essere stata vista in compagnia di amanti occasionali da occhi indiscreti, non aveva alcuna remora ad uccidere o dichiarare quelle persone inadatte al lavoro per essere subito portate alla camera a gas. Alla fine tutta la sua crudeltà esplose. Uno dei suoi passatempi preferiti era quello di frustare le donne sul seno e sul ventre, fino a causare profonde ferite che richiedevano punti di sutura, che poi lei stessa, essendo infermiera, operava personalmente senza alcuna anestesia, godendo delle sofferenze inflitte. Spesso seguiva in bicicletta la colonna delle prigioniere dirette al lavoro, accompagnata dal fidato pastore tedesco e se si accorgeva che una donna era troppo debole lungo il sentiero di sedici chilometri, o sembrava inadatta a portare pesi o poteva essere malata, ordinava al suo cane di attaccarla e sbranarla. Nel campo disseminava terrore secondo i suoi capricci, le prigioniere cercavano di tenersi a distanza da lei, ma quando non era più possibile cadevano sotto la sua scure, e nonostante che ad Auschwitz fosse proibito l’uso della frusta, Irma ne aveva fabbricata una speciale con l’anima di metallo foderata di cellophan trasparente e dalla quale non si separava mai e che all’occorrenza utilizzava contro le malcapitate. Nel 1943 si accorse di essere rimasta incinta di uno dei suoi tanti amanti, quindi decise di abortire dato che quella gravidanza indesiderata avrebbe potuto causare la fine della sua carriera. Ordinò ad un medico di aiutarla e subito dopo l’aborto tornò a lavoro come se nulla fosse accaduto. Il culmine della crudeltà lo raggiunse quando fece legare insieme le gambe di una partoriente che morì tra abominevoli dolori insieme al proprio bambino…

A marzo del 1945 venne trasferita nel lager di Bergen-Belsen e qui iniziò una relazione con un ufficiale delle SS trasferito in quello stesso campo, ma la relazione durò poco, dato che il 15 aprile successivo le truppe inglesi entrarono nel campo e liberarono i prigionieri. Al loro arrivo trovarono un luogo costruito per ospitare 8.000 persone ma che ne conteneva 100.000, tra uomini, donne e bambini; più di 10.000 cadaveri erano gettati a mucchi negli angoli, ed altri 40.000 erano stati ammassati nelle fosse vicine. Irma venne arrestate insieme ad altri ufficiali e quel giorno la sua follia terminò. Accusata di crimini di guerra sulla base delle testimonianze dei sopravvissuti, il processo contro Josef Kramer (comandante del campo), di 44 SS al suo servizio, di cui 19 donne, iniziò il 17 settembre del 1945. Si raccontò che Irma era responsabile di almeno trenta morti al giorno come conseguenza dei suoi macabri giochi mortali, e che ne uccideva molti di più in altre occasioni, inoltre, le varie testimonianze, la parziale confessione dell’imputata, il suo atteggiamento arrogante durante gli interrogatori, resero inutile il lavoro del suo avvocato difensore. Il 17 novembre fu condannata dalla corte come colpevole di genocidio, di strage, e a morte mediante impiccagione. Delle diciannove donne imputate solo tre vennero condannate a morte, Juana Bormann, Elisabeth Volkenrath e Irma Grese, ed insieme ad altri 12 membri delle SS, la mattina del 12 dicembre del 1945 venne giustiziata, a soli 22 anni! Quando si presentò al patibolo sorrideva, si posizionò nel punto indicato dal boia, baciò un crocifisso che un sacerdote le tendeva e chiuse gli occhi, ed una volta infilato il cappuccio tutti quanti la sentirono dire: “Schnell!” (“Presto!”)

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