"Quando le Donne Terrestri partorivano Giganti" di Federico Bellini

"Quando le Donne Terrestri partorivano Giganti" di Federico Bellini

In alcuni stralci del Libro di Enoc si può leggere: “Prima di questi avvenimenti, Enoc viveva nascosto e nessuno, fra le creature umane, sapeva dove fosse celato, dove soggiornasse, che cosa ne fosse stato di lui... ed ecco che i custodi del Santissimo chiamarono me, Enoc, io che scrivo, e mi dissero: - Enoc, tu che scrivi per conto della giustizia, va e annunzia ai custodi del cielo i quali abbandonano i luoghi celesti, le sacre dimore eterne, che si corrompe chi si unisce alle femmine, agendo come agiscono gli uomini; avvertili che coloro i quali si sono congiunti con le donne si sono messi sulla via della perdizione.” Sulle ibridazioni tra gli Angeli (sempre gli Arconti) e gli Uomini, il testo si fa ancora più esplicito: “Questi e tutti gli altri che erano con loro si unirono con le donne, ciascuno ne scelse una... e incominciarono... a contaminarsi, nel commercio carnale... Rimasero incinte e partorirono Giganti lunghi trecento cubiti (150 metri circa). Sulla Terra si sono uniti con le figlie dell'uomo, hanno dormito accanto a loro e frequentandole si sono macchiati... Ma le donne partorirono Giganti e così tutta la Terra fu colma di sangue e colpita dalla giustizia.” Ma la voce di Dio, tuona contro i suoi figli angelici decaduti in modo spesso teatrale: “Entra e ascolta le mie parole. Va dai custodi del cielo, i quali ti hanno inviato affinché tu perori per loro, e riferisci loro quanto ti dico: - Siete voi che dovreste perorare gli uomini, non gli uomini per voi. Perché avete abbandonato l'alto cielo eterno, perché avete dormito con le donne, contaminandovi con le figlie dell'uomo? Perché vi siete congiunti con le donne, così come fanno i terrestri, e avete generato Giganti? Benché foste immortali vi siete macchiati col sangue delle donne, avete generato figli col sangue della carne, avete desiderato il sangue degli umani e generato carne e sangue come fanno quelli che sono mortali ed effimeri.” Addirittura Baruc, specifica persino quanti “Giganti” vi erano sulla Terra poco prima del Diluvio Universale: “Dio mandò il Diluvio Universale sulla Terra e annientò ogni carne vivente e anche i quattro milioni e novantamila Giganti. L'acqua era alta quindici cubiti più dei monti più alti.” [Il cubito (in latino: cubitum, cioè gomito) era la misura di lunghezza più comune dell'antichità, tanto che in alcuni paesi rimase in uso fino all'epoca medievale; cubito è anche il sinonimo dell'osso dell'avambraccio, l'ulna. La misura del cubito era di circa mezzo metro e corrispondeva idealmente alla lunghezza dell'avambraccio, a partire dal gomito fino alla punta del dito medio. Il cubito variava secondo il sistema metrico usato dalle singole civiltà: ad Atene misurava circa 0,525 m (era detto pichis o pecus che significa avambraccio, dato che secondo la mitologia si riferiva all'avambraccio di Eracle). Il cubito ebraico, invece, corrispondeva a 44,45 cm, suddiviso in 6 tefachim (palmi). Del cu-bito ebraico esistono altre due versioni, una più grande di un palmo (51,8 cm) ed una misurata dal gomito fino alle nocche della mano chiusa (38 cm). Secondo la Bibbia, Golia sarebbe stato alto sei cubiti e un palmo (circa 2,75 metri, se 1 cubito ebraico risulta essere 44,45 cm), mentre l'Arca di Noè sarebbe stata lunga 300 cubiti (circa 133,35 metri, sempre con la misurazione di 44,45 cm). Inoltre si conosce anche il: cubito egizio di 44,7 cm; il cubito reale egizio (niswt) di 52,3 cm suddiviso in 7 palmi (schesep) o 28 dita (djeb'a); il cubito sumerico di Nippur di 51,86 cm; il cubito romano di 44,4375 cm; il cubito inglese (cubit) di 45,72 cm suddiviso in 18 pollici e che corrisponde ad un piede e mezzo]. Come abbiamo visto in precedenza, nel Libro di Enoch e il Libro dei Giganti (entrambi apocrifi) viene descritto l’arrivo sul pianeta di duecento Vigilanti capeggiati da Semeyaza che si unirono alle donne terrestri generando esseri semi-divini, rivelando agli uomini, inoltre, i misteri celesti quali la metallurgia, la scrittura e l’immunità ai veleni dei rettili (con affinità simili all'Asclepio Greco). L’aspetto dei Vigilanti viene chiarito anche in un’altra opera apocrifa, il Testo di Amran, ove il padre di Mosè s’imbatte in creature dal volto di vipera, riprodotte, guarda caso anche nelle statuine della cultura di Ubaid in Mesopotamia. Ma la dimestichezza nei riguardi dei Serpenti era comune nella famiglia di Mosè, celebre è l’episodio del patriarca quando forgiò un serpente di rame nel deserto contro una epidemia di rettili ai danni degli Israeliti, oggetto al quale, chiunque avesse posato lo sguardo sarebbe guarito all’istante. La Genesi definisce gli strani esseri “Figli di Dio” e non correttamente “Figli delle Dee”, e la loro prole, i Nephilim (Giganti), erano in realtà i discendenti del Serpente. Un’altra variante del mito di Kukulkàn è Votan, Dei Guardiani della razza di Can, e se questi ultimi fossero stati i Vigilanti, non è casuale l’accosta-mento tra Chan, Can e Caino e la sua stirpe. Di Giganti parlano, inoltre, il poema epico di Gilgamesh, sia il Popol Vuh e persino gli Eschimesi i quali raccontano nei loro miti: “A quei tempi sulla Terra c'erano i Giganti.” Anche le saghe nordiche, greche, sumere hanno sempre a che fare con questi esseri di statura enorme, tanto da chiedersi, perché mai si sarebbero tramandate notizie false sulla loro esistenza fisica se non fossero mai esistiti? Una cosa è certa, tutte le antiche tradizioni narrano che un tempo questa terra era popolata dai Giganti: la Grecia narra dei suoi Ciclopi, la Caldea dei suoi Nimrod, Israele parla degli Anakim, l’India dei Danava e i Daitya, Ceylon i Rakshasa ecc. Fra gli abitanti del Ciad (Africa) è viva ancora oggi un’antica leggenda che narra che un tempo esistevano possenti Giganti: “I Sao erano talmente alti di statura che i loro archi erano costruiti con interi tronchi di palma e le loro ciotole, grandi come giare funerarie, potevano contenere due uomini seduti. Pescavano senza reti, sbarrando il corso dei fiumi con le mani; prendevano gli ippopotami a mani nude e quando parlavano la loro voce rintronava come il brontolio del tuono… e avevano la pelle bianca ...” Ma il racconto di Enoch continua alacremente: “Mi condussero nel Cielo. Avanzai verso un muro fatto di pietre cristalline e circondato da lingue di fuoco, che incominciò subito a incutermi paura. Varcai le lingue di fuoco e mi avvicinai a una grande casa fatta di pietre cristalline. Le pareti della casa parevano rivestite di queste pietre lucenti e le fondamenta erano di cristallo. Il soffitto era simile alla strada che percorrono le stelle e fulmini e cherubini ardenti lo solcavano rapidi. Il suo cielo era fatto di acqua. Un mare di fuoco ne circondava i muri, il fuoco ne divorava le porte. E c'era una seconda casa, più grande della prima, con tutte le porte spalancate. Era ammirevole... per la bellezza, la sontuosità e le dimensioni. Il pavimento era di fuoco, i fulmini e le stelle orbitanti ne formavano la parte superiore e il soffitto (pareva) un fuoco divampante; scorsi un alto trono. Al vederlo sembrava fatto di brina e lo circondava qualcosa di splendente come il Sole. Da sotto il trono uscivano torrenti di fiamme e io non vi potevo fissare lo sguardo. Sul trono sedeva l'alta maestà, coperto d'una veste più luminosa del Sole e più candida della neve intatta. Lo circondavano diecimila volte diecimila. Ed egli fa tutto ciò più gli aggrada. E coloro che lo circondano non si allontanano mai, né di giorno né di notte, e non si scostavano da lui. Mi condussero via di là, in un altro posto. Vidi i luoghi delle luci, i magazzini dei fulmini e dei tuoni. Vidi la foce di tutti i fiumi della Terra e la foce degli abissi. Vidi la pietra angolare della Terra e vidi i quattro venti che reggono la Terra e il firmamento. Vidi i venti del Cielo che fanno muovere e oscillare il disco del Sole e tutte le stelle. Vidi i venti che trasportano le nubi sopra la Terra; vidi le strade degli Angeli e vidi, alla fine della Terra, il firmamento che la sovrasta. Vidi un abisso profondo in cui sorgevano colonne di fuoco celeste e vidi altre colonne di fuoco che cadevano giù e non erano misura-bili, né verso il basso né verso l'alto. Al di là di quest'abisso vidi un luogo dove non c'era né un firmamento che lo sovrastasse né la solida terra di sotto e neppure una distesa di acque. Non vidi neppure gli uccelli, in quel luogo, ma soltanto un deserto che incuteva terrore. Vidi le sette stelle, simili a grandi montagne di fuoco. E quando chiesi che cos'era, l'Angelo rispose: questo è il luogo dove terminano il Cielo e la Terra. Camminai ancora e giunsi in un posto dove non c'era nulla. E qui vidi quanto c'è di più terribile: né il Cielo sopra di me né la terraferma sotto di me, ma soltanto il deserto, vuoto, dove divampava un grande incendio. Il posto era tutto inciso in profondità e pie-no di grandi colonne infuocate che crollavano su se stesse.” Dopo questa straordinaria descrizione di un vero e proprio fan-tastico viaggio nello spazio, il racconto prosegue: “La i miei oc-chi videro i segreti dei fulmini e dei tuoni, i segreti dei venti che si diffondono in varie direzioni per soffiare sopra la Terra e i segreti delle nubi e della rugiada. La vidi da dove si dipartono per disperdersi e come da li ne venga impregnata la polvere della Terra. La mi furono rivelati tutti i misteri delle folgori e delle luci che beneficiano la Terra dei loro doni e la saturano. Perché vi sono regole fisse che stabiliscono la durata del rimbombo dei tuoni. Il tuono e il fulmine non sono mai disuniti; mossi dallo Spirito, procedono insieme e non si separano mai. Perché quando il fulmine lampeggia, il tuono fa udire la sua voce.” Elementi alchemici si uniscono in questa visione trascendentale, quasi ad anticipare il progresso attuale e lo sfruttamento minerario del nostro pianeta: “Dopo quel giorno e nel posto in cui avevo visto tutti gli aspetti del mistero, ero stato afferrato da un vortice di vento che mi trasportò a ovest, i miei occhi scorsero tutte le cose che sono celate e che dovranno accadere sulla Terra: un monte di ferro, uno di rame, uno di argento, uno d'o-ro, uno di metallo molle e uno di piombo. L'angelo parlò: atte-di e tutti i segreti ti saranno rivelati. I monti che i tuoi occhi hanno veduto, il monte di ferro, di rame, d'argento, d'oro, di metallo molle e di piombo diventeranno tutti come cera al fuoco da-vanti al tuo eletto e come acqua che dall'alto dei monti scorre verso il basso. Questo sarà il fine, perché essi conoscono tutti i segreti... come conoscono tutte le energie misteriose e i poteri di coloro che compiono gli incantesimi... che fondono immagini metalliche; e per ultimo anche in quale modo si ricava l'argento dalla polvere terrestre e come nasce dalla Terra il metallo molle. Perché il piombo e lo stagno non si ricavano dalla Terra, co-me il primo; è una sorgente che li genera...” I miti, inoltre, sanno che gli Dei crearono gli uomini e gli animali, che furono essi a dare inizio alla vita sulla Terra e che se i loro esperimenti non si sarebbero evoluti secondo il loro programma, li avrebbero distrutti. Si comprende, inoltre che non si abbandonarono a speculazioni o al caso, ma procedevano sul sicuro. Lavoravano attenendosi ad un programma, produssero la vita e tutte le specie viventi seguendo un disegno ben preciso, e se una minaccia cercava di contrastare tale progetto, mettendone in pericolo l'esito, l'avrebbero quasi certamente annientata. “Questi i nomi dei capi di cento (preposti e squadre), cinquanta e dieci (sottoposti). Il nome del primo è Jequn; è colui che istigò tutti i figli degli Angeli, li condusse giù sulla Terra e li fece sedurre dalle figlie degli uomini. Il secondo si chiama Asbeel e impartì cattivi consigli ai figli degli Angeli, sicché essi contaminarono il pro-prio corpo unendosi con le figlie degli uomini. Il terzo ha nome Gadreel ed è lui che insegnò ai figli degli uomini ogni sorta di colpi mortali, fu lui a sedurre Eva e a rendere edotti i figli degli uomini nell'uso degli strumenti micidiali, la corazza, lo scudo, la spada e tutto quanto serve per uccidere. Da quel momento le armi fornite da lui si sono diffuse fra gli abitatori di tutta la Terra. Il quarto è detto Penemue e ha insegnato ai figli degli uomini come distinguere l'amaro dal dolce e li ha istruiti in tutti i segreti della sua sapienza. Ha insegnato agli uomini a scrivere con l'inchiostro sulla carta e per questo molti si sono macchiati di peccato dall'eternità sino all'eternità e sino a questo giorno. Il quinto è chiamato Kasdeja e ha insegnato ai figli dell'uomo ogni sorta di colpi malvagi, i colpi dell'anima, il morso dei serpenti, i colpi che sono originati dalla calura meridiana... per o-pera di Michele venne fondata la Terra sopra le acque e le bel-le acque scorrono sgorgando dalle remote regioni montane...” Ma gli Angeli del Signore erano in grado anche di viaggiare, dopo aver indossato le ali, e fare veri e propri rilievi geologici: “Quel giorno vidi che gli Angeli consegnarono lunghi cordoni ed essi indossarono le ali e volarono dirigendosi verso nord. Chiesi all'angelo: perché se ne sono andati con quei lunghi cordoni? Mi spiegò: si sono allontanati per misurare. Sono loro che portano le misure dei giusti per i giusti e i cordoni dei giusti... gli eletti incominceranno a soggiornare presso gli eletti e queste sono le misure... Le misure che riveleranno tutti i segreti nella profondità della Terra e i segreti che sono scomparsi nel deserto. Asasel mostrò i metalli (agli uomini) e insegnò l'arte di lavorarli e di (ricavarne) bracciali e ornamenti; (insegnò) l'uso del belletto e dei cosmetici per abbellire le palpebre e delle pie-tre più rare e preziose e dei coloranti...” Ma il Signore conosceva anche il nome di tutte le stelle, ed era persino in grado di classificarle, proprio come al giorno d'oggi fanno i nostri astro-nomi: “Vidi le stelle del cielo e vidi lui, che le chiamava per nome. Vidi come le pesavano con una bilancia esatta, secondo l'intensità luminosa, secondo l'ampiezza dei loro spazi e secondo il giorno della loro comparsa.” E come farsi mancare una visione profetica ed apocalittica dell'immediato futuro del pianeta? “Perché il Mondo intero perirà e una inondazione sta per sommergere tutta la Terra e quanto si trova sulla sua superficie scomparirà. Ammaestralo, affinché vi sfugga e la sua discen-denza si conservi, per tutte le stirpi della Terra.” E' ovvio che il Diluvio Universale fu un evento previsto e, probabilmente pro-grammato. “Quel giorno il Sole sorge da quella seconda porta e scende a ovest; ritorna a est e sorge per trentun mattine dalla terza porta e scompare nel cielo di occidente. Quel giorno la notte si accorcia e si suddivide in nove parti e il giorno si suddivide anch'esso in nove parti, sicché giorno e notte si equivalgo-no (nella durata) e l'anno è composto esattamente di trecentosessantaquattro giorni. La lunghezza del giorno e della notte e la brevità del giorno e della notte sono diversi per effetto del corso della Luna...  La debole sorgente luminosa chiamata Luna, sorge e tramonta diversamente tutti i mesi; le sue giornate sono come le giornate del Sole e la sua luce, quando è uniforme, corrisponde alla settima parte della luce solare ed è così che si alza nel cielo... Una sua metà è visibile per un settimo mentre il resto del disco è deserto e non emana luce, tranne che per un settimo e un quarto della metà della sua luce...” E pensare che tutte queste informazioni si trovano scritte nel Libro di Enoc, quando le dovettero scoprire, per noi, progreditis-simi abitatori del pianeta Terra, quali Niccolò Copernico (1534), il nostro Galileo Galilei (1610) e Giovanni Keplero (1609), andando, guarda caso, contro le forti resistenze pregiudiziali della Chiesa Cattolica di Roma...

[La tradizione antica musulmana narra che il Gran Re vissuto prima del Diluvio, si chiamava Shadd-Ad-Ben-Ad, ossia, Figlio di Ad: egli creò un paradiso terrestre chiamato Iram. A e Âdi, in sanscrito, significa il “primo”, in aramaico, “uno” (Ad-ad “l’unico uno”), in assiro, “Padre”, donde Ak-ad o “Padre Creatore” e che vedrà in Sargon di Akkad, appunto, il fondatore dell'Impero Accadico (2350-2220 a.C.), mentre Ad-Ha significa il Primo e in un certo senso equivale ad Adamo, il Padre dell’Umanità. I Figli di Ad, i Figli dell’Uno, sono anche chiamati i Figli della Nube di Fuoco, e presso gli Arabi sono ricordati come una razza grande e civile: “I Figli di Ad, era anche il nome dato a esseri giganteschi dotati di forza straordinaria pari alle loro dimensioni, e spostavano facilmente enormi blocchi di pietra”. Abili architetti e costruttori, innalzarono molti monumenti al loro pote-re, e quindi, fra gli Arabi, nacque l’usanza di chiamare le grandi rovine “Costruzioni degli Aditi”. Fondarono una ricca nazione che in seguito degenerò, tanto che il Corano li condanna duramente e la punizione di Allah cadde sulle loro teste dissolute e furono annientati, infatti, la tradizione narra che una grande catastrofe distrusse l’intera nazione degli Aditi, ad eccezione di pochissimi, similmente a ciò che accadde alla mitica civiltà di Atlantide. Si narra, anche, che i primi Aditi furono seguiti da una seconda razza di Aditi, gli scampati al Diluvio che colonizzarono l’Arabia Felix. I Figli di Ad, del Libro della Genesi, i Figli di Dio, che rispetto agli altri sopra menzionati, non incontrarono le figlie degli uomini, che non trasmisero la sacra conoscenza a chi non era degno, sono i Figli della Nebbia di Fuoco. Ma i Figli di Ad, in India, sono gli Aditya, figli della Grande Madre Aditi. «Aditi è il firmamento, Aditi è l'atmosfera, Aditi è la madre, è il padre, è il figlio, Aditi è tutti gli Dei, Aditi è le cinque razze degli uomini, Aditi è ciò che è già nato, Aditi è ciò che deve ancora nascere.» (Ṛgveda, I, 89,10). Aditī (che in devanāgarī il suo si-gnificato è "priva di limiti/vincoli") è una divinità della religione vedica e da qui passata al più recente Induismo. La sua figura è quella della Madre di tutte le forme esistenti, degli Dei e degli esseri viventi, oltre ad aver generato un gruppo di divinità collegate alla luce denominate Āditya. Si racconta nel 'Viṣṇu Purāṇa' che Kaśyapa divise il feto di Aditī in dodici parti da cui nac-quero i dodici Āditya: Dhatri, Mitra, Aryaman, Sakra (Indra), Varuna, Ansa, Bhaga, Vivasvat, Pushan, Savitr, Tvashtar, Vishnu. A dimostrazione di una origine comune tra le varie popolazioni della Terra, come non ricordare il mito della creazione greco, nel quale Gea, la Madre o Dea primordiale, insieme al Cielo Urano, generò i dodici Titani, figli che similmente al mito indiano, verranno alla luce dopo che Kronos avrà ucciso il padre che costringeva la conserte a tenerli nel suo grembo: Oceano, Coio, Creio, Iperione, Iapeto, Theia, Rea, Themis, Mne-mosyne, Phoibe, Tethys e Kronos. Similmente, anche nell'antica mitologia cinese, a dimostrazione, ancora una volta, di una comune origine di tutti i miti del genere umano, si narra degli uomini di Fohi, “l’Uomo del Cielo”, i quali erano chiamati i Dodici Tien Hoang con la faccia umana e il corpo di Dragone. Questi Dodici crearono l'umanità, incarnando sé stessi in sette figure d’argilla, fatte a loro immagine].

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