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“L’Arte di questo Secolo può connettersi al Cosmo” di Federico Bellini

“L’Arte di questo Secolo può connettersi al Cosmo” di Federico Bellini

1) Federico quanto certi processi dell'arte contemporanea sono influenzati da imposizioni e coercizioni culturali che nulla o poco hanno a che fare con la ricerca creativa? In fondo l'artista contemporaneo sembra non avere relazioni "di senso" del fare arte con altri artisti, il suo rapporto con l'arte "professionalmente" sembra non avere a che fare con le sue problematiche di vita, vive confinato nel suo studio, si muove su traiettorie protette ed intermediate da addetti ai lavori e la sua vita pubblica sociale sembra limitarsi ai "vernissage" delle sue mostre e degli artisti della scuderia per cui corre, ma l'arte non è un linguaggio umano fondato sulla relazione di simboli e contenuti?
Forse non molti sanno che prima di occuparmi di editoria e ricerche in materie di oltreconfine come l’ufologia, l’esoterismo, la spiritualità, etc., mi sono occupato per moltissimi anni di Arte, facendo il curatore di centinaia di mostre e venendo a contatto con migliaia di artisti italiani e stranieri. Ebbene, in tutti questi anni di lavoro assiduo e costante nel mondo dell’Arte, una cosa mi ha sempre colpito, l’isolazionismo dell’artista nei confronti del Mondo, del suo vivere ed operare in un “Mondo Altro”, precluso al grande pubblico, al quale comunque si rivolge, rivendicando una libertà, se vogliamo fittizia, e una creatività, spesso non scevra da cliché dell’ambiente, ormai divenuto parte integrante di un sub-strato culturale artistico, ma che minano anche la credibilità di un lavoro artistico vero e proprio. Una contraddizione, se ci pensate bene, perché l’Arte e ancor più l’artista che se ne fa portavoce, dovrebbe andare incontro al pubblico, interagire e colloquiare con lui, traendone anche spunti di riflessione importanti per la propria opera. Ad oggi, molti artisti, specie quelli affermati, entrano spesso all’interno di un giro con delle regole rigide e ferree, dove si fa della provocazione l’arma vincente di un Arte che alla fine non fa altro che sbraitare la sua decadenza inesorabile, minata dalle dure leggi del mercato. L’Arte è umanità e non finanza, le idee sono linfa vitale degli artisti, non i soldi, e se l’Arte e l’Artista, per urlare il suo diritto alla creazione, deve sottostare alle leggi del mercato e del denaro, diventa solo schiavo e servo di un sistema.

2) Azzardiamo una narrazione? Il linguaggio dell'arte sembra nasca con l'agricoltura e la delimitazione del privato in chiave tribale e comunitaria, sembra nasca donna, ma tutta la storia dell'arte "conosciuta" parla al maschile salvo casi episodici, esistono confini "sessuali" di genere nei linguaggi dell'arte? Sono una prerogativa della condizione umana?
L’Arte è asessuale, e come non ha tempo, non ha nemmeno sesso. L’Arte è nata nel momento in cui l’uomo primitivo ed errabondo, si fermò, scopri l’agricoltura e gettò le basi per le prime civiltà. Ma in questo contesto si fuse in unicum storico senza precedenti, dove il femminile e il maschile trovarono un modo nuovo per dialogare ed essere pienamente creativi nella vita, specie quotidiana. L’Arte, è divenuta maschile quando le prime civiltà da matriarcali, divennero patriarcali, sovvertendo così un equilibrio venutosi a creare nel corso dei millenni, a discapito di un nuovo e sempre più influente potere, che avrebbe condotto il genere maschile ad avere il predominio sul mondo, rispetto alla donna, e su qualsiasi sua manifestazione esteriore, Arte compresa. Solo oggi, le cose stanno cambiando, ritornando ad uno stadio simile ai primordi della nostra civiltà, seppur con le dovute e oggettive differenze. Viviamo però in un contesto storico nuovo, forse senza precedenti, che porterà anche ad una nuova visione del mondo, dove l’elemento maschile andrà integrandosi sempre di più con quello femminile, apportando nuova linfa vitale anche all’Arte stessa.

3) Possiamo azzardare delle connessioni tra una idea dell'arte contemporanea imposta e condizionata dal mercato ed una strategia del controllo delle anime creative? Cosa è che sta snaturando la comunicazione, l'arte e la creatività confinandole nella voce "professionalità"?
Senza alcun dubbio, il mercato, le leggi che lo regolano, il denaro che vi circola, vuole anche imporre un controllo sulla creatività, i messaggi da veicolare, le emozioni che questa Arte scaturisce, etc. La storia umana è sempre andata di pari passo a questi condizionamenti, volenti o no, coscienti o meno. Se ci pensate bene, ad oggi, il modello di bellezza propinato dall’attuale Alta Moda, rispecchia un canone di bellezza che andava in voga durante l’epoca nazista, dove un tipico essere umano dovrebbe avere un corpo perfetto, scolpito, senza peli, preferibilmente di pelle bianca, dai capelli biondi o chiari e dagli occhi azzurri, che sia di sesso maschile o meglio ancora femminile. Anche l’Arte funziona in questo modo, e questo possiamo notarlo dalle miriadi di correnti che vi brulicano, le quali vanno a soddisfare l’appetito di tutti quegli acquirenti che amano un genere di opera, piuttosto che un’altra. Sono tutti convincimenti, retaggi culturali che la società, le persone fanno proprie, pensando che siano condizioni esistenziali uniche, quando invece sono spesso condivise o in contrasto tra loro. Penso che ad oggi, ci siano però i presupposti per un’Arte pienamente libera da certi schemi, di qualsiasi tipo (politici, religiosi, finanziari) e che, riportandosi a quell’unione tra il maschile e il femminile, possa ricondurci ad una nuova creazione, se vogliamo divina, in grado di esprimersi liberamente, in connessione con la naturalità del Mondo e del Cosmo.

Fonte: intervista per Cagliari Art Magazine (Luglio 2016)

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