"La Ricerca nel Mondo e in Italia sui Rapimenti Alieni" di Federico Bellini

"La Ricerca nel Mondo e in Italia sui Rapimenti Alieni" di Federico Bellini

Ai tempi della nostra adolescenza, in libreria era usuale trovare un libro dal titolo altisonante, “Rapiti, Incontri con gli Alieni”, con una immagine di copertina nel quale era ravvisabile un uomo che veniva risucchiato verso l’alto da un raggio di luce. L’autore di quel libro era John E. Mack e il contenuto di quel saggio poteva facilmente colpire le nostre certezze verso angoscianti visioni della realtà che reputavamo tale, perché questo professore statunitense vi descriveva casi di pazienti da lui seguiti, che raccontavano di essere stati rapiti da presunti alieni proveniente dallo spazio. Generalmente non si andava oltre la classica figura del “Grigio” (che andremo a spiegarvi in seguito), ma era evidente che dietro si nascondeva, già per quell’epoca, una realtà molto più vasta e complessa, leggibile da tutte quelle esperienze e le informazioni che ne emergevano. Da allora sono passati molti anni e per quanto quel libro abbia segnato una tappa fondamentale dei nostri studi, ce ne siamo in parte discostati aprendoci verso orizzonti impensabili, intraprendendo, di pari passo, una strada verso la ricerca di una nuova consapevolezza del problema nel suo insieme.

John E. Mack (New York, 10 aprile 1929 - Londra, 27 settembre 2004) è stato uno psichiatra e saggista statunitense. Ha ricevuto il Premio Pulitzer e progressivamente è diventato una delle maggiori autorità sugli effetti spirituali e/o comportamentali su alcuni pazienti che sostengono di aver subito esperienze di rapimento alieno. Nato a New York City, John Mack si laurea in medicina nella Harvard Medical School dopo aver eseguito studi superiori nell'Oberlin College. Si specializzò nella Boston Psychoanalytic Society and Institute e ricevette un certificato che gli consentiva di praticare la psicoanalisi su adulti e minorenni. Il tema conduttore della sua esperienza lavorativa è stata l'esplorazione di come le personali percezioni del mondo possono alterare le proprie relazioni. Mack affrontava la questione della "Visione del Mondo" a livello individuale nelle sue prime esplorazioni cliniche dei sogni, degli incubi e del suicidio nell'adolescenza. Questo tema delle percezioni personali venne portato ad un estremo controverso negli anni novanta, quando Mack iniziò uno studio pluri-decennale su 200 donne e uomini, che riferivano esperienze di abduction da parte di possibili creature extraterrestri. All'inizio Mack sospettava che quelle persone soffrissero di qualche disturbo mentale, ma dopo un attento esame, si rese conto che nessuna patologia ovvia era presente nelle persone che studiava, aumentando ulteriormente il suo interesse. Seguendo l'incoraggiamento del suo amico di vecchia data Thomas Kuhn, Mack cominciò ad organizzare studi e interviste, molti tra i pazienti da lui intervistati riferirono che i loro incontri avevano cambiato il modo di rapportarsi al mondo, che includeva il sentirsi in un elevato sentimento di spiritualità e di preoccupazione ambientalista. Nel 1994, il Decano della Harvard Medical School nominò un comitato paritario per indagare sulle pratiche mediche e investigazioni cliniche delle persone che avevano raccontato i loro "incontri alieni" al Dr. Mack (alcuni di questi casi vennero descritti nel libro Abduction, scritto da Mack nel 1994). Mack descrisse l'investigazione come kafkiana: non venne mai informato dello status dell'indagine in corso, la natura delle lamentele dei suoi critici cambiava frequentemente, e la maggior parte delle loro accuse si dimostrarono prive di fondamento quando sottoposte a stretto scrutinio. Dopo 14 mesi di inchiesta vi erano crescenti interrogativi da parte della comunità accademica, riguardo alla validità dell'investigazione di un professore ordinario di Harvard, che non era sospettato di violazioni dell'etica o di cattiva condotta professionale. Harvard allora pubblicò una dichiarazione nella quale il Decano "riaffermava la libertà accademica del Dr. Mack per studiare qualsivoglia argomento correlato alla psichiatria e per poter formulare le sue opinioni senza impedimento." Dieci anni dopo, lunedì 27 settembre 2004, mentre si trovava a Londra per tenere una conferenza ad una società dedicata a T.E. Lawrence, Mack venne investito e ucciso (alle ore 23:25) da un guidatore ubriaco nella strada Totteridge Lane. Perse coscienza nel luogo dell'incidente e venne dichiarato morto poco dopo; il guidatore venne arrestato nel luogo e si dichiarò colpevole di guida disattenta sotto l'influenza dell'alcool.

Budd Hopkins (15 giugno 1931 - 21 agosto 2011) è stato un pittore e scultore statunitense ed anche una figura centrale nel campo dell'ufologia, materia nella quale ha effettuato studi su persone che affermavano di essere state vittime di rapimenti alieni. Hopkins si è diplomato nel 1953 nella sua città natale all'Oberlin College, quindi si è trasferito a New York dove ha trascorso il resto della sua vita, diventando un artista di fama. Le sue opere d'arte si trovano nelle collezioni permanenti di Whitney Museum, Guggenheim Museum, Hirshhorn Museum e Museum of Modern Art; per la sua attività artistica ha ricevuto sovvenzioni dalla Guggenheim Foundation e dal National Endowment for the Arts. I suoi articoli sull'arte sono stati pubblicati in riviste e giornali importanti e per molti anni ha tenuto lezioni in molte scuole d'arte, tra cui il Truro Center for the Arts a Castle Hill. Nel 1964, Hopkins insieme ad altre due persone vide un UFO alla luce del giorno per parecchi minuti, affascinato dalla cosa, cominciò ad interessarsi dell'argomento leggendo libri e articoli ed entrò a far parte del NICAP, un'organizzazione ora non più esistente che si occupava di ricerche sugli UFO. Hopkins, da allora, cominciò a ricevere regolarmente lettere da testimoni di avvistamenti di UFO, che in pochi casi includevano quello che fu in seguito definito tempo mancante, ovvero inesplicabili vuoti di memoria a seguito di un incontro ravvicinato con un UFO. Insieme a Bloeche e ad alla psicologa Aphrodite Clamar, Hopkins cominciò ad investigare sulle esperienze di tempo mancante e arrivò alla conclusione che questi casi erano dovuti a rapimenti da parte di entità extraterrestri. Alla fine degli anni ottanta, Hopkins era già divenuto uno dei più noti studiosi di Ufologia, ottenendo un livello di attenzione che non aveva quasi precedenti in questo campo. Nel 1989 egli costituì e fondò l'Intruders Foundation, un'organizzazione senza scopo di lucro per pubblicizzare le sue ricerche e fornire supporto alle persone vittime di rapimenti alieni. Le persone convinte di avere subito le Abductions furono sottoposte ad ipnosi regressiva, e durante i primi sette anni di ricerche sul fenomeno, Hopkins non condusse personalmente sessioni di ipnosi, ma si assicurò l'aiuto di professionisti laureati.

Le controversie sono state costantemente presenti nel lavoro di questi insigni ricercatori, riguardanti gli studi sugli UFO e i rapimenti. Mentre pochi dubitano su una presunta loro buona fede, i detrattori osservano spesso che agiscono fuori dal loro campo professionale, soprattutto quando viene usata l'ipnosi, pertanto aiuterebbero i loro soggetti a creare falsi ricordi, con una mescolanza di realtà e fantasia. Carl Sagan sosteneva che queste esperienze potevano essere frutto di influenze culturali. I racconti di presunti rapimenti alieni erano stati divulgati attraverso film, programmi televisivi, libri, articoli e se tali racconti finivano per essere molto simili tra loro, ciò poteva essere dovuto anche alle suggestioni create dai mezzi di comunicazione. Persino lo stesso Mack era piuttosto guardingo nelle sue investigazioni e interpretazioni del fenomeno delle abduction, rispetto ai primi ricercatori che si occuparono della materia. Faceva notare che esiste una storia mondiale di esperienze visionarie, specialmente nelle società pre-industriali, un esempio è la ricerca di visioni mistiche comune a molte culture dei nativi americani. Mack metteva in rilievo che soltanto recentemente nella cultura occidentale, questi eventi visionari o di estasi erano stati interpretati come aberrazioni, o addirittura come una malattia mentale. Suggeriva, quindi, che i racconti di Abductions potessero essere inquadrati meglio come parte della più vasta e antica tradizione delle esperienze di incontro con santi (nella tradizione cristiana) o con divinità (nella tradizione pagana). Per questo, in seguito il suo interesse si estese alla considerazione generale dei meriti di una nozione espansa della realtà, una nozione che consenta esperienze che possono anche non inquadrarsi nel paradigma occidentale del materialismo, ma che comunque cambiano profondamente la vita delle persone. Il suo secondo libro sulle esperienze di incontro con gli alieni, “Passport to the Cosmos: Human Transformation and Alien Encounters” (1999), era piuttosto un trattato filosofico che collegava i temi della spiritualità e i punti di vista mondiali moderni, costituendo il culmine del suo lavoro con gli "experiencers", le persone che hanno vissuto l'incontro con gli extraterrestri, tema centrale al quale è dedicato il libro. Ad ogni modo, parlare di “rapimenti alieni” risulta sempre un’impresa assai ardua, perché si vanno ad intaccare certezze inossidabili, scuole di pensiero, dogmi, nonché una serie pressoché illimitata di luoghi comuni, scaturiti dalla fantasia non solo dei ricercatori, specie nostrani che operano nel settore, ma soprattutto dai tanti seguaci che seguono questi  personaggi alternativi. Senza ombra di dubbio, in questi ultimi 40 anni, solamente un esiguo gruppo di ricercatori sono saliti sugli altari della cronaca, tanto da averne un eco a livello nazionale e in parte mondiale, i sopracitati americani Budd Hopkins e John E. Mack nonché alcuni studiosi Italiani. Se si esclude Hopkins, pittore e scultore, anche se pioniere della ricerca sul fenomeno Abductions, professionisti nel campo delle scienze psichiatriche come John E. Mack o Dolores Cannon, hanno apportato il maggiore contributo, unendo ricerca scientifica con una buona dose d’intuito. Se si esclude un periodo di straordinarie scoperte che dal 1970 è arrivato sino al 2010, gli ultimi anni hanno visto l’insorgenza di una regressione della ricerca, spesso con esiti, se non disastrosi, alquanto comici e ridicoli. John E. Mack rimase vittima di un misterioso incidente stradale nel 2004, periodo in cui la sua ricerca verteva verso nuove conquiste e soluzioni ai tanti quesiti che si era posto in anni d’analisi con i suoi pazienti-addotti. Budd Hopkins, invece, già anziano, aveva notevolmente ridotto il suo lavoro nel corso degli anni 2000, per poi essere sorpreso dalla morte nel 2011, lasciando ovviamente un vuoto incolmabile, specie a seguito delle sue più recenti dichiarazioni, poiché stava trasportando il pensiero americano sul fenomeno extraterrestre, verso una negatività inaspettata, riconoscendo in questi esseri dei “parassiti non molto buoni“ nei nostri confronti. Partendo da questi presupposti, la ricerca in Italia si è poi imposta attraverso il lavoro di alcuni studiosi, esasperando molti aspetti delle indagini in corso, in buona parte estrapolati dalle esperienze ispano-americane, arrivando persino ad applicare metodi nuovi sugli addotti con la speranza di poterli aiutare a liberarsi dal fenomeno e, al tempo stesso, carpire informazioni importanti per ricreare un quadro più esauriente possibile della situazione. Sia questi importanti ricercatori d'oltremanica, che moltissimi altri, sopratutto in Italia, partiti da sperimentazioni e applicazioni di metodologie attinte dalla PNL e dall’ipnosi, improntarono le loro tecniche ad un opera sugli addotti in modo spesso invasivo. Sfortunatamente, in alcuni casi la smania di trovare un rimedio a tutti i mali dell’Universo, li hanno persino spinti a cercare soluzioni sempre più innovative, spesso comprovate ed utilizzate anche da un gruppo di collaboratori, giovanissimi e d’incerta preparazione, e che, alla resa dei conti, non ha prodotto sostanziali risultati tali da modificare il fenomeno, sia su scala italiana, sia mondiale. Mentre un John E. Mack, ma persino un artista come Budd Hopkins, utilizzavano metodi medico-scientifici, non tanto con la pretesa di salvare il mondo, quanto piuttosto di aiutare il paziente-addotto a prendere coscienza del fenomeno, magari conviverci o in qualche modo affrontarlo e superarlo, i metodi di altri ricercatori, specie nostrani, hanno esasperato la situazione, forzando gli addotti a prese di coscienza repentine, ad imbattersi brutalmente e senza preamboli all’interno di un problema, magari del tutto sconosciuto, portando la mente di queste persone a situazioni spesso fuori controllo, non con rari e chiari segni d’instabilità psico-fisica. Con la scusa che era fondamentale risvegliare un maggior numero di coscienze per creare una presunta “massa-critica”, si è tentato di operare sulla quantità, piuttosto che seguire e aiutare in modo approfondito il singolo (la qualità). Come se non bastasse si sono susseguite nuove sperimentazioni, unite a pubblicazioni di scoperte alquanto nebulose sulla Genesi dell’Universo e del nostro Genere Umano, le quali non hanno mai avuto una definitiva collocazione, nonché spiegazione. Accantonata l’ipnosi, considerata senza preamboli superata e non più utile, sono comparsi a ritmi frenetici nuovi metodi, che in un tempo ristretto cercavano di estirpare il grosso del problema dagli addotti a discapito, però, di una vera e propria presa di coscienza sulla persona, vero punto di svolta essenziale per una sana e totale liberazione. L’Alieno o Extraterrestre che sia, stranamente, ha smesso di avere un importanza cruciale in tutta questa vicenda, passando per un poveretto sfigato dello spazio, lasciando il posto a mai del tutto spiegate “Gerarchie Superiori”, spesso identificate con dei presunti Uomini Primordiali o Primi (entità umane antichissime presenti in quasi tutte le culture antiche della Terra, non certamente scoperte da questi ricercatori), sino ad arrivare, addirittura, ad interloquire con i Creatori o la Coscienza-Dio (spesso identificate, addirittura, con le varie divinità della filosofia Indù), ravvisando in loro il cardine d’ogni male da estirpare, così da risolvere in un colpo solo ogni problema, compreso quello alieno. Inoltre, il seguito che è sorto dietro queste “nuove dottrine” ha prodotto una forte componente “fideistica” che non ha tardato a trasformarsi in un vero e proprio dogma (simile ai culti delle sette, in questo caso laiche), ravvisando nel ricercatore una “guida cosmica” e che, in molti casi si è rivelata essere piuttosto una “guida comica”, intenta a giocare e divertirsi con persone innocenti e sprovvedute. Terreno fertile per queste “guide”, purtroppo sia aliene che terrestri, che con grande facilità hanno saputo trovare veri e propri adepti, ovvero persone ottuse di mente e chiuse a tutto ciò che non concorda con la loro visione del mondo. Leggendo e studiando il lavoro dei nostri ricercatori sopra menzionati e frequentando alcuni di loro anche di persona, siamo rimasti sempre alquanto stupiti nel riscontrare da parte loro una grossa lacuna, in altre parole, la pochezza di informazioni circa le Razze Extraterrestri coinvolte nel fenomeno Abductions. Si era soliti spiegare che l’addotto era vittima di personaggi provenienti dallo spazio, dalle forme più strane e bizzarre, spesso descritti sommariamente (il biondo, il grigietto puzzolente, il serpentone, l’insettoide formato cavalletta, l’esserino di luce, il ringhietto, l’umanoide, etc.), senza mai approfondire la loro reale natura, la provenienza, l’origine, ma soprattutto la motivazione che li spinge a fare centinaia o migliaia di anni luce per arrivare sin qui ed interferire con noi. In Mack ed Hopkins, tale lacuna era giustificata dal fatto che i loro metodi di ricerca ed analisi non permettevano di approfondire la questione, poiché l’addotto poteva comunque non liberarsi mai del fenomeno e, continuando a conviverci, restava soggiogato dall’influenza aliena, non certamente prodiga di rivelare se stessa e le sue carte in tavola. Nel caso italiano, invece, seppure si sia cercato di liberare gli addotti dal grosso del problema e messi nella condizione di “vedere”, si è trovata la scusa che alla fine, non era così importante sapere chi fossero questi extraterrestri, abitanti di altri mondi, quanto piuttosto chi fosse l’Uomo e il suo presunto Sé interiore, concentrando l’attenzione su di un risveglio animico mai del tutto quantificato.  Come se non bastasse, si era persino arrivati ad escludere questi protagonisti cosmici per entità più elevate e sconosciute, togliendo con un plateale colpo di scena il problema alieno dalla vita degli addotti e portandolo di fronte ad un altro di proporzioni più ampie e cosmiche. A questo punto viene spontaneo chiedersi: ma se lo studio di questi ricercatori era di capire il fenomeno dei rapimenti o delle interferenze aliene o extraterrestri, conosciuti anche come Abductions, perché alla fine si sono ritrovati a parlare di tutt’altro e senza mai darne una chiara e definitiva spiegazione?

In questo frangente storico, rimasto vuoto dalla morte o dal pensionamento dei più importanti ricercatori sul fenomeno, si è venuto così ad inserire il lavoro di nuovi, giovani e magari sconosciuti ricercatori. Nuove leve, le quali, fossero state preparate dai mentori sopra citati, avrebbero potuto accelerare lo studio verso inusitate conquiste, prospettiva che purtroppo non si è realizzata per il carattere, spesse volte troppo egocentrico, di tali personaggi. Oltre gli autori di questi libro, esistono ricercatori che, magari con meno popolarità, stanno portando avanti con tenacia i loro studi, cercando spesso punti di incontro, di contatto tra loro, con la speranza un domani di ricreare un quadro più ampio ed esauriente possibile. L’impresa, di per se ardua, non sarà certamente facile, priva di rischi, pericoli o incidenti di percorso, ma fondamentale non sarà solo la preparazione scientifica di alcuni, ma anche quella artistica, umanistica, filosofica e spirituale di tanti altri, che contribuiranno ad ampliare una conoscenza collettiva  condivisa. Ed è in questo nuovo filone che si inserisce il nostro lavoro, non certo intrapreso con metodiche scientifiche (tra l’altro chiedere ad una qualsiasi persona che si occupa di Abductions di portare prove scientifiche dell’esistenza della vita extraterrestre è come chiedere ad un uomo delle caverne di spiegarci cosa sia un automobile. La distanza evolutiva che ci separa è così grande da non poter essere ancora compresa e spiegata con i nostri attuali modelli di conoscenza), quanto con un piglio artistico, filosofico, spirituale e che, spesso, ha dato i maggiori risultati, specie quando si tratta di indagare fenomeni che vanno oltre le nostre capacità di analisi razionale. Ricordiamoci che la parola alieno (dal latino alienus, appartenente ad altri, altrui, straniero, estraneo, avverso) assume diversi significati in funzione del contesto di riferimento, sostanzialmente indica una qualunque cosa o soggetto estraneo all'ambiente di riferimento, nel nostro caso assume l'accezione di entità terrestre ed extraterrestre che interagisce con noi esseri umani nel piano dimensionale che ci appartiene, ed è proprio in questo contesto che convergeranno le nostre ricerche, in altre parole sullo studio di tutto ciò che è oltre alla nostra conoscenza del quotidiano. A quanti credono che la ricerca, anche fattiva e sul campo, legata al problema delle Abductions si sia conclusa con la dipartita dei personaggi più noti al grande pubblico, è bene che comincino a ricredersi, perché il lavoro da fare è ancora molto e prima di scrivere la parola fine, passeranno ancora tanti anni. Del tutto chiara ed evidente è la certezza di non commettere più gli stessi errori del passato, specie certi istrionismi che hanno procurato solamente problemi e in molti casi anche sofferenze, perché in definitiva (e come giusto che sia) anche in questo campo la ricerca ha bisogno di menti fresche, di giovani seri, dotati di una mentalità più aperta, fioriera di idee innovative, motivate, con basi solide, professionali e che, attraverso lo studio in diverse discipline, non soltanto scientifiche, si ritrovino ad unire i loro sforzi con l’unico scopo di perseguire la verità, qualunque essa sia.

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