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"Il Demiurgo ordinatore delle Anime del Cosmo" di Federico Bellini

"Il Demiurgo ordinatore delle Anime del Cosmo" di Federico Bellini

Il Demiurgo, figura filosofica e mitologica, essere divino definibile più propriamente come semidio, descritto per la prima volta da Platone nel Timeo (Timeo, 28c), è un termine che ovviamente deriva dal greco antico, dēmiurgòs, composto da dèmios, cioè "del popolo", ed èrgon, "lavoratore", quindi lavoratore pubblico o più compositamente artigiano. All'epoca, il termina si riferiva anche ai lavoratori liberi, gli artigiani che vivevano liberamente dei frutti del loro lavoro e l'utilizzo che Platone ne fa, in qualità di artigiano, trasmette il modello ideale ad una Materia già esistente e possiede, oltre che carattere intellettuale, anche competenze tecniche uniche. Per Platone, il Demiurgo, è “artefice e padre dell'Universo”, una forza ordinatrice e imitatrice, plasmatrice, che trasforma e forma ma non crea, dove le idee, la Materia gli preesistono, e tenendo conto della teologia contenuta nel X° Libro delle Leggi del filosofo, si deve riconoscere a questa entità un'attività provvidenziale che regge l'intero Universo mediante l'azione di varie entità/divinità particolari (gli Dèi, si dice nel Timeo, sono generati a questo scopo proprio dal Demiurgo), e tramite questi accorgimenti “ogni esperto artigiano compie la sua opera in funzione della totalità, tendendo a quello che è il più gran bene comune”. Inizialmente anche il Demiurgo nasce ed agisce dalla bontà ed opera con un’iniziale mancanza di invidia, convinto che l'Universo sia buono e bello e tra i migliori possibili, egli, quindi, vivifica la Materia, dispensandole ordine, la rende Anima del Cosmo, e assume il compito di guida o intelligenza che progetta i Mondi, avendo le idee a modello come strumento. Il problema è che nel perpetuare questa trasformazione, l'alchimia adoperata dal Demiurgo diventa ben presto artefatta, posticcia, e nel suo incessante modificarsi e trasformarsi, anche clonarsi, perde sempre quella luce originaria e che la vivificava. Ed è nel momento che da via al Tempo, mediante la quotidiana e fittizia rotazione delle sfere, che crea i pianeti sui quali darà vita alle sue innumerevoli creature, perché la fase successiva che conduce dai pianeti alle creature viventi, che il moto farà progredire per “generazione”, arriverà ben presto anche a farsi “Seme dell'Uomo”, che si moltiplica all'infinito, avvitandosi sempre di più nella Materia e che lo trascinerà inesorabilmente nell'abisso. “Il Demiurgo fece Anime in numero pari a quello delle stelle e le distribuì, ciascun’Anima nella propria stella. E ponendole come su dei carri, egli mostrò loro la natura dell’Universo e dichiarò loro le leggi del Destino. Sarebbe toccata una prima nascita uguale per tutte, affinché nessuna risultasse svantaggiata per opera sua, e sarebbero state seminate tutte negli strumenti del tempo, ciascuna in quello che le era appropriato, per nascere come le creature viventi più timorate di Dio; e dal momento che la natura umana è semplice, la parte migliore, sarebbe stata quella che d’ora in poi avrebbe avuto il nome di 'Uomo'… E colui che fosse vissuto bene per il tempo assegnatoli sarebbe ritornato alla dimora della sua stella consorte, dove avrebbe vissuto una vita felice e congeniale; ma se fosse venuto meno in ciò, nella sua seconda nascita sarebbe stato mutato in una donna; e se in tale condizione non si fosse astenuto dal male, allora, secondo il carattere della sua depravazione, sarebbe stato continuamente tramutato in una qualche bestia della natura, conforme a tale carattere, né avrebbe avuto requie dal travaglio di queste trasformazioni finché, lasciando che la rivoluzione del Medesimo e dell’Uniforme entro di sé si trascinasse dietro tutto il tumulto di fuoco e di acqua e di aria e di terra che vi si era in seguito aggregato attorno, egli non avesse controllato la propria turbolenza irrazionale con la forza della ragione e non fosse ritornato alla forma della sua condizione primitiva e migliore. Dopo che ebbe comunicato loro tutte queste disposizioni, così da rimanere senza colpa della futura malvagità di chiunque tra di loro, li seminò, alcuni sulla Terra, altri nella Luna, altri negli altri strumenti del tempo.” (Timeo, 41-e42 d). Dopo che il Demiurgo ebbe costruito la “struttura” o il “sistema”, lo skambha, e dopo aver regolato le orbite dei pianeti secondo proporzioni armoniche, imbrigliò l'energia e la rivestì di un involucro e creò le “Anime”, e per farle si servì degli stessi ingredienti che aveva usato per fare l'Anima dell'Universo, ma esse però non erano “così pure come prima”. In ogni modo, il Demiurgo seminò le “Anime” in numero pari a quello delle stelle fisse, negli “strumenti del tempo” (i pianeti), fra i quali Timeo annovera anche la Terra, e anzi, le seminò “ciascuna in quello che le era più appropriato.” Timeo allude ad un antico sistema che stabiliva un rapporto tra i membri fissi della comunità astrale e quelli vaganti, incluse le “Case o Costellazioni Zodiacali”. Le “Anime”, quindi, vennero tolte dalle loro stelle fisse e trasferiti sui rappresentanti planetari corrispondenti, sempre secondo regole ben precise, mentre il Demiurgo pensò poi di ritirarsi divenendo una sorta di deus otiosus, proprio come il suo Creatore, mettendo poi in moto la Macchina o il Mulino del Tempo, nel quale anche noi umani, ancora oggi, ne siamo tra gli ultimi protagonisti. Platone ad un certo punto della sua continua ricerca filosofica, si chiese anche che cosa fosse il Tempo, e pensò che il Demiurgo, tra le varie cose, possa plasmare anche gli astri il cui movimento regolare si identifica con il Tempo stesso, in cui esso viene definito "immagine mobile dell'eternità", come il Mondo Sensibile è imitazione di quello intellegibile, così se il Tempo è imitazione dell'Eternità sarebbe in teoria co-presente nello stesso momento. Non a caso il Tempo viene identificato con il movimento circolare e se si vuole rappresentare l'Eternità con qualcosa che imiti il movimento, senz'altro ciò che meglio lo rappresenta è il cerchio, quel movimento circolare, appunto, in cui si compie un giro per poi tornare al punto di partenza. L'uomo, per eternarsi, si riproduce ciclicamente, così il Demiurgo utilizza il Tempo, come imitazione dell'Eternità, per perpetuare la sua incessante trasformazione delle idee, ed è così che cominciò a plasmare direttamente la Materia (che Platone chiama anche “Spazio”), arrivando a generare tutta la realtà e le prime forme che creò direttamente nello Spazio, e i primi elementi che apparvero furono i quattro solidi geometrici fondamentali: il Cubo (la Terra), l'Ottaedro (l'Aria), il Tetraedro (il Fuoco), l'Icosaedro (l'Acqua), mentre c'è un quinto che è il Dodecaedro, di cui Platone identificherà la forma con quella del nostro Universo.

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