"I Maestri della Stella Blu" di Federico Bellini

"I Maestri della Stella Blu" di Federico Bellini

Storie e leggende tramandate da secoli tra i Pellerossa parlano chiaramente di Alieni, Crop Circles e Viaggi Interstellari. Mentre la civiltà cosiddetta moderna ha riscoperto pienamente il fenomeno U.F.O. negli ultimi decenni, ponendosi domande che fossero in grado di dare una soluzione a questo mistero, ancora oggi si continua a cercare le risposte ovunque, indagando in ogni possibile direzione, tranne quella che sarebbe più naturale, una delle più antiche e che porta alle popolazioni tribali delle Americhe. I Nativi sono lì, nelle loro riserve, dove la "civiltà" li ha rinchiusi, privandoli di tutto il loro orgoglio, della loro identità, cercando di integrarli nella società che li ha annientati, una società che loro non riconoscono come tale. Se qualche esponente di questa cosiddetta "civiltà" si prendesse il disturbo di parlare da pari a pari con un 'nativo', (eliminando i pregiudizi che li descrivono come selvaggi che raccontano storielle bizzarre e folcloristiche), troverebbe un membro di un grande e fiero popolo, la Nazione Rossa. Conoscono storie antiche e potrebbero possedere molte delle risposte che cerchiamo sulle origini di questo pianeta, dell'Uomo, degli Dei, o di quelli che noi consideriamo tali. Vari studiosi delle tradizioni nativo-americane hanno trovato, similmente ad altre culture sparse in varie parti del Mondo, molte leggende di "esseri stellari" che in un tempo remoto avrebbero dato a quei popoli, conoscenza e saggezza, risollevandoli dal loro stato di vita primitiva, selvaggia, e portandoli allo stato di "umanità". Tra gli indiani Hopi, gli Apaches, i Cherokee, fortunatamente, resiste ancora oggi la conoscenza di storie antiche di questi "Dei venuti dal Cielo" che avrebbero portato le leggi, le loro esperienze, il loro aiuto, e che una volta ritornati al "cielo" sarebbero rimasti in "contatto" con i ministri del culto delle tribù. Gli indiani Hopi, una tribù del Nuovo Messico, raffigurano con dei feticci il popolo dei "Katchinas", i "Maestri della Stella Blu", divinità a cui sono legati fenomeni naturali e mistici. Gli Hopi, indiani di ceppo etnico Maya, affermano che i Katchinas sono i loro civilizzatori, i maestri venuti dalle stelle in un tempo remoto per donare la civiltà attraverso messaggi che sono tuttora riscontrabili nei canti e nelle danze sacre. Gli "stranieri" scesero sulla Terra in quello che i pellerossa chiamano "il tempo della creazione", e l'entità manifestatasi ai pellerossa come la rappresentante dei "Katchinas" in diversi momenti storici, chiamata "Donna Bisonte Bianco", fece la sua prima comparsa in epoca remota per istruire il popolo scelto attraverso un sapere di tipo cosmico, intuibile all'interno dei rituali classici delle loro credenze e che ne ha plasmato il modello di vita, abitativo e religioso; l'utilizzo dell'abito bianco nelle cerimonie è dovuto proprio alla tradizione che si lega a questa entità. Questo culto, inoltre, esiste in tutti i diversi ceppi linguistici degli indiani Hopi: Taroan, Keresan, Zuni e Uto Aztecan. Quest'entità avrebbe promesso di ritornare prima del "cambiamento" che gli Hopi attendono, adorando nel frattempo, una pietra conosciuta come "Pietra della Profezia" (in base a quanto affermano gli Hopi, questa pietra venne portata personalmente dai "Maestri delle Stelle" alla loro Tribù), in cui sono state incise all'alba dei tempi le diverse epoche storiche e gli avvenimenti futuri che avrebbero interessato l'umanità. Tra le profezie che sarebbero state "lette" sui simboli della pietra si riscontra: il tempo in cui "l'uomo bianco avrebbe portato la distruzione", la Seconda Guerra Mondiale che sarebbe raffigurata sulla roccia con   una svastica nazista, oltre ad una catastrofe peggiore che dovrebbe in futuro portare un cambiamento definitivo. Anche l'utilizzo delle penne nei costumi indiani sarebbe legato ad un culto di origine "stellare", infatti le tradizioni Hopi affermano che queste usanze provenivano dalle stelle e furono iniziate con la razza degli Akhu, gli "Uomini Uccello" portatori del fuoco, tanto che nei costumi indossati nelle danze rituali, gli Hopi portano due dischi dietro la schiena che, durante la cerimonia, roteano e saltano. ["Secoli addietro avevamo un corpo metà uomo, metà animale. Poi intervennero gli Dei e lentamente perdemmo pelame, piumaggio, zoccoli e corna, fino a diventare umani". (Leggende e Miti dei Nativi Americani)].

Gli Hopi
Conosciuti anche come "Pueblo", nome dato loro dagli spagnoli durante la conquista del Nuovo Continente, celebrano abitualmente una cerimonia chiamata "Oku Shadei", ovvero la "Festa della Danza della Tartaruga", esistente anche nel ceppo Sioux, una delle danze più sacre che viene svolta ogni solstizio d'inverno. Il canto che accompagna il ballo parla di due Katchinas vestiti di bianco, che vennero per portare insegnamenti a bordo di un'enorme tartaruga. La tartaruga è considerata un animale sacro, proprio perché legata ad un culto ancestrale che si rifà al mezzo attraverso il quale, i Katchinas, si manifestarono agli indiani. E' intuibile l'accostamento fra l'enorme tartaruga sacra ed un oggetto volante, la cui descrizione si ritrova nel linguaggio di un popolo che viveva in armonia con la natura, infatti, l'adorazione della tartaruga Hopi è riscontrabile anche in al-tre culture, evidentemente contattate dagli stessi esseri. Monumenti con raffigurazioni della tartaruga si trovano ancora una volta in Messico, a Uxmal, dove la Casa della Tartaruga è stata decorata con pitture raffiguranti quest'animale, e a Chichén Itzà, dove era considerata animale sacro e quindi "totemico". Itzamma, il dio principale della cultura degli Itzà, in Messico, è raffigurato in un bassorilievo che lo mostra emergere da un gu-scio di tartaruga. Un altra leggenda presente in vari ceppi degli Indiani d'America è quella dell'Uccello del Tuono, ed essa racconta che: "molto tempo fa, due cacciatori che risalivano un fiume durante una battuta di caccia, giunsero al lago situato in cima al monte. Fattosi scuro, si apprestarono ad affrontare la notte, coprendosi di fogliame per non sentire freddo. Ma mentre dormivano, un rumore assordante che sembrava venire dal lago, li svegliò. Si voltarono e videro al di sotto del livello delle acque un enorme uccello che sembrava avvicinarsi alla superficie. Una volta affiorato, i due cacciatori osservarono una folgore uscire dal becco e un impetuoso tuono scuotere la terra mentre questi sembrava spiegare le ali. Prendeva sempre più quota, generando fulmini tutt'intorno seguiti da urla tonanti, poi, all'improvviso, si immerse nuovamente. Il frastuono dei tuoni e le folgori furono avvertiti per qualche tempo, sin quando non rimase che un ribollire delle acque in superficie". Nonostante la collocazione "naturalistica" della storia, sembrano abbastanza evidenti gli indizi che l'Uccello del Tuono potesse essere qual-cosa di tecnologico. All'Uccello del Tuono sono legate anche delle entità, infatti i Chippewa e i Sioux vi abbinavano la figura di un particolare dio: "Wakon" (da Wako che significa "sacro"). Questi scese tra gli uomini alla testa di una moltitudine di Uccelli del Tuono, mentre in altre culture è raffigurato a bordo di una tartaruga. A questo punto l'Uccello del Tuono e la Tartaruga Sacra potrebbero essere il ricordo distorto dello stesso oggetto volante da cui discesero esseri evoluti e chiamati, in base ai ceppi linguistici, Katchina o Wakon. La stessa figura di Wakon, inoltre, è riscontrabile altrove: gli indios Waikano del Mato Grosso adorano anch'essi un dio "Wako", venuto dalla terra oltre l'orizzonte, risalendo il Rio delle Amazzoni con una flotta di canoe rotonde come gusci di tartarughe. Persino nelle Antille, la tribù dei Karibi adora il "Grande Wako" che, vestito di un lungo abito bianco e dotato di poteri sovrannaturali, arrivò a bordo di vascelli volanti.

Gli Scudi Volanti
Molti detentori di saggezza Hopi credono che la maggiore presenza di scudi volanti nel cielo, segnali la fine del Quarto Mondo, ossia della nostra epoca attuale. Quei magici scudi volanti, chiamati paatuwvota, esistevano nel Terzo Mondo in una precedente epoca, distrutta da un gran diluvio, un periodo di fiorente civiltà in cui si costruivano grandi città e vie commerciali. In un messaggio consegnato anni fa alle Nazioni Unite, Thomas Banyacya, del Clan Hopi Coyote, aveva dichiarato: “La gente aveva inventato molte macchine e le comodità di alta tecnologia, alcune delle quali non sono state ancora osservate in questa età”. In un altro mito, lo scudo volante era associato con Sotuknang, il Dio Hopi del Cielo, e al riguardo una leggenda narrava che una devastante alluvione distrusse Palatkwapi, “la Città Rossa a sud”, forse situata nel paese dalla roccia rossa presso Sedona, Arizona. Poco dopo un fratello di nome Tiwahongva e la sua sorella Tawiayisnima, che erano stati dimenticati nel caos e abbandonati dai loro genitori in fuga, partirono in viaggio per ritrovarli. Scesa la sera decisero di accamparsi e mentre stavano accingendosi alla cena, sentirono un gran boato sulle loro teste, tanto che i bambini si spaventarono  domandandosi quale strana cosa potesse essere. Il fratello strinse sua sorella al petto mentre un fantastico essere discese dal cielo, indossava un costume che scintillava come ghiaccio (una tuta spaziale metallica?), mentre la sua testa e il viso brillavano come una stella. Egli disse: “Non abbiate paura. Il mio nome è Sotuknang. A causa della mia simpatia per la vostra condizione, sono venuto per aiutarvi. Salite sul mio paatuwvota e proseguiamo insieme il nostro viaggio.” Poi li prese sul suo scudo volante e salì verso il cielo, in modo tale che potevano vedere per molte miglia attorno. Nutrì i bambini affamati con meloni maturi e disse loro che dovevano avere fiducia in lui e nel suo insegnamento, e che avrebbe comunicato loro attraverso i sogni. Infine, atterrò a poca distanza dal paese in cui i loro genitori si erano stabiliti, disse addio ai giovani e volò di nuovo nelle nubi, mentre il fratello e la sorella si avviarono al villaggio per ricongiungersi con i famigliari ritrovati. Poiché gli Hopi non avevano manufatti che potessero volare, diedero a quell’oggetto un nome derivandolo da quello più vicino come forma, vale a dire lo scudo del guerriero. La parola tuwvota indica specificamente questo tipo di protezione, inoltre, non meno importante, il concetto di guerra nella mitologia Hopi è collegato con le stelle, e l’uso di tuwvota piuttosto di una parola più comune che significhi ‘disco’ o ‘cerchio’, suggerisce un’origine celeste per la paatuwvota. Nel suo libro “Mexico Mystique”, Frank Waters, un non-indiano esperto degli Hopi, scrive: “Sulla seconda Mesa vicino a Mishongnovi un antico petroglifo raffigura un oggetto a forma di cupola, che poggia su una freccia che rappresenta il viaggio attraverso lo spazio, e la testa di una fanciulla Hopi che rappresenta la purezza incontaminata. Poiché gli Hopi credevano che altri pianeti fossero abitati, questo petroglifo rappresenta un paatuwvota o ’scudo volante’ simile ad un ‘disco volante’ che è venuto qui all’inizio. Così alla fine gli esseri sacri arriveranno da un altro pianeta, che dicono essere Venere, su dischi volanti. Molti tradizionalisti Hopi hanno recentemente segnalato di vedere dischi volanti, tutti pilotati da esseri che chiamano Kachina”. E' bene ricordare che i Kachina non sono Dei, ma Spiriti che hanno la funzione di essere dei mediatori tra Dio e l’Uomo, e in quanto tali possono assumere la forma di qualsiasi animale, pianta, corpo celeste o creatura dell’altro Mondo. Durante la primavera e all’inizio dell’estate, gli Hopi compiono un ciclo cerimoniale di balli, mascherati da Kachina, per attirare la pioggia e il benessere generale sulla tribù. Proprio come gli angeli caduti della Bibbia (cfr. Genesi 6:1-4), si afferma che i Kachina si sono talvolta accoppiati con le donne Hopi e questo atteggiamento, ovviamente, prefigura il tema contemporaneo del rapimento da parte degli Alieni a scopo di riproduzione. Una leggenda Hopi narra di una giovane sposa che accompagnava il suo bel marito Kana Kachina al suo villaggio di Mishongnovi, sulla Seconda Mesa, su di uno scudo volante, infatti: “Quando lo scudo si sollevava, tutti i Kachina emettevano un gran rumore. Lo spettacolo era incredibile, ogni sorta di Kachina concepibile era presente. Tutto d’un tratto la coppia volava via, lampi di fulmine erano visibili in aria e si sentiva il rombo del tuono. Quando lo scudo salì più in alto, una pioggerellina cominciò a scendere. I Kachina li accompagnavano… I suoi genitori andarono al bordo della Mesa per guardare fuori. Guardando giù dal bordo della mesa, videro un numero incredibile di persone che venivano attraverso la pianura. Per loro grande stupore erano tutti Kachina, che cantavano e gridavano come in un pandemonio.” Questo brano è tratto da un libro chiamato “Terra Fuoco: Una leggenda Hopi dell’Eruzione del Cratere del Tramonto”, coautori Ekkehart Malotki, un professore di lingue alla Northern Arizona University, e Michael Lomatuwayima, uno Hopi del villaggio-santuario della Terza Mesa, Hotevilla. Il Kana Kachina è associato con l’eruzione vulcanica iniziata nel 1064 d.C., che creò il non più esistente Cratere del Tramonto, situato vicino a San Francisco Peaks. Un’altra sessantina di miglia più a nord-est, una grande roccia rettangolare sotto il villaggio di Mishongnovi, è anche conosciuta come ‘la Casa del Kana Kachina’, e molto tempo fa i Kachina furono adottati nei clan, con varie piante e animali, durante le migrazioni che ebbero luogo dopo che gli Hopi emersero dal Mondo Sotterraneo, il Terzo Mondo, già menzionato in precedenza. La loro presenza era chiaramente fisica o tangibile, rispetto al soprannaturale o etereo, in altre parole, la loro influenza era sentita direttamente su un livello materiale. Col passare del tempo, tuttavia, la corruzione sociale e religiosa, un motivo ricorrente nel pensiero Hopi, costrinse questo bizzarro ma benevolo ‘popolo’ ad abbandonare il sud-ovest americano, e da quel periodo ad oggi, i Kachina, appaiono per la maggior parte solo sotto forma di Spiriti. Nell’estate del 1970 centinaia di U.F.O. sono stati osservati circa 200 km a sud-ovest dei villaggi Hopi, vicino alla città di Prescott, Arizona. La sera del 13 marzo 1997, nelle stesse vicinanze, un velivolo con ali a delta e con i bordi illuminati, forse alla quota di un miglio, fu notato muoversi silenziosamente sopra le teste prima di accelerare e allontanarsi verso sud; in seguito tale evento divenne noto come le Luci di Phoenix. Nel 1998 alla radio il conduttore di talk-show Art Bell inter-vistò due anziani Hopi, che dichiararono che i loro antenati sapevano come viaggiare molto lontano, verso altri pianeti. Dissero, inoltre, che durante la Fine dei Tempi avremmo ricevuto la visita di ‘Persone di fuori della Terra’ che possiedono una tecnologia avanzata.

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