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"Gli Aghori" di Federico Bellini

"Gli Aghori" di Federico Bellini

In India vi è una filosofia di vita estrema direttamente dalle sette di sādhu, quella degli Aghori, fondata da Kina Ram, un asceta del XVIII secolo. Essi, ricercano l'illuminazione seguendo, tra i comportamenti di Shiva, quelli che sono considerati fuori dalla norma e, contrariamente dagli altri asceti, e anche dalla grande maggioranza degli indù, non sono vegetariani e consumano alcool. Vivono nudi o coperti di semplici panni di lino, risiedono nei campi di cremazione, gli si attribuiscono delle abitudini di impurità estrema, consumano la carne, in alcuni rituali anche umana, persino in decomposizione, si cibano addirittura dei loro stessi escrementi e bevono la loro urina. Meditano seduti sui cadaveri, si uniscono sessualmente con prostitute, specie durante il periodo mestruale, praticando, così, un rituale tantrico legato a Shiva e Kali. Si circondano di simboli di morte, in special modo di crani umani che utilizzano abitualmente, sia come recipienti per bere che come strumenti rituali. Gli Aghori, non solo pensano che gli estremi siano identici e che la differente distinzione tradizionale indù tra purità e impurità, sia solo il risultato di Maya, l'illusione dalla quale si vogliono liberare, contribuendo a fare di questa setta la forma più estrema ed affascinante del Tantra. L'etimologia del termine sanscrito Aghora è la combinazione fra due parole e che si presta a varie interpretazioni. Sostanzialmente unisce significati quali l'oscurità dell'ignoranza, intenso, profondo, perciò Luce, assenza di oscurità, consapevolezza, simboleggiando così uno stile di vita dove questi asceti non provano intensi sentimenti, non  vi fanno alcuna differenza, rimanendo alquanto indifferenti alle varie vicende della vita. Sono molto noti anche per la loro conoscenza delle arti magiche, tant'è che in molti, in India, credono che siano in possesso di poteri ultraterreni e che siano persino in grado di fare prodigiose guarigioni. Seppure possano sembrare dei totali folli, sorta di pazzi mistici assimilabili al Matto dei Tarocchi, la loro presenza sprigiona un'intensa e coinvolgente energia spirituale, oltre ogni Dualità, tanto da suscitare rispetto e devozione anche tra le varie correnti religiose indiane, dato che si possono trovare facilmente hindu, sick, mussulmani, giainisti e cristiani in loro compagnia.


*      *      *

Nell’antica mitologia greca, Pandora (dal greco antico “tutto” e “dono”, e quindi “tutti i doni”) è la prima donna creata per punire l’umanità, dietro ordine diretto di Zeus. Il Padre degli Dèi, infuriatosi dopo che Prometeo aveva rubato il fuoco per donarlo agli uomini, decise di punirli, pertanto, il Titano venne incatenato ad una roccia dove durante il giorno un’aquila gli divorava il fegato, organo che poi ricresceva rapidamente durante la notte (per essere rimangiato il giorno dopo!), mentre contro gli uomini ordinò ad Efesto di creare una bellissima fanciulla, Pandora, alla quale gli dèi donarono ogni tipo di virtù. Ermes che aveva donato alla fanciulla astuzia e curiosità, fu incaricato di condurla dal fratello di Prometeo, Epimeteo (e da un personaggio che si chiamava “colui che riflette in ritardo” si possono subito capire le conseguenze di questa storia), che nel frattempo era stato liberato da Eracle. Seppure avesse ricevuto da Prometeo l’avvertimento di non accettare doni dagli dèi, in un primo momento rifiutò la ragazza in dono, ma a seguito della triste sorte del fratello Prometeo, nonché dell’avvenenza della stessa, si rassegnò ad assecondare il volere di Zeus sposandola. Epimeteo, però, teneva custodito molto gelosamente un Vaso nel quale il fratello Prometeo aveva rinchiuso tutti i mali che potevano tormentare l’umanità, e Pandora, bella quanto ingenua, spinta dalla curiosità aprì il Vaso facendo uscire tutti i mali che si sparsero immediatamente in tutto il Mondo. Prima di allora, l’umanità aveva vissuto libera da qualsiasi male, arrivando ad essere quasi simile agli dèi ed immortale, ma dopo la sua apertura, il Mondo divenne un luogo desolato, inospitale, un deserto senza speranza, finché Pandora aprì nuovamente il Vaso per far uscire anche la speranza, e con la quale il Mondo riprese vita.

“… così disse ed essi obbedirono a Zeus signore, figlio di Crono. E subito l'inclito Ambidestro, per volere di Zeus, plasmò dalla terra una figura simile a una vergine casta; Atena occhio di mare, le diede un cinto e l'adornò; e le Grazie divine e Persuasione veneranda intorno al suo corpo condussero gli aurei monili; le Ore dalla splendida chioma, l'incoronarono con fiori di primavera; e Pallade Atena adattò alle membra ornamenti di ogni genere. Infine il messaggero Argifonte le pose nel cuore menzogne, scaltre lusinghe e indole astuta, per volere di Zeus cupitonante; e voce le infuse l'araldo divino, e chiamò questa donna Pandora, perché tutti gli abitanti dell'Olimpo l'avevano portata in dono, sciagura agli uomini laboriosi. Poi, quando compì l'arduo inganno, senza rimedio, il Padre mandò a Epimeteo l'inclito Argifonte portatore del dono, veloce araldo degli dèi; né Epimeteo pensò alle parole che Prometeo gli aveva rivolto: mai accettare un dono da Zeus Olimpio, ma rimandarlo indietro, perché non divenga un male per i mortali. Lo accolse e possedeva il male, prima di riconoscerlo. Prima infatti le stirpi degli uomini abitavano la Terra del tutto al riparo dal dolore, lontano dalla dura fatica, lontano dalle crudeli malattie che recano al-l'uomo la morte (rapidamente nel dolore gli uomini avvizziscono). Ma la donna di sua mano sollevò il grande coperchio dell'orcio e tutto disperse, procurando agli uomini sciagure luttuose. Sola lì vi rimase Speranza nella casa infrangibile, dentro, al di sotto del bordo dell'orcio, né se ne volò fuori; ché Pandora prima ricoprì la giara, per volere dell'egioco Zeus, adunatore dei nembi. E altri mali, infiniti, vanno errando fra gli uomini.” (Esiodo, Le Opere e i Giorni)

Interessante è poi l’evolversi della storia, che qui riporto come una curiosità mitologica. Dall’unione di Epimeteo e Pandora nacque Pirra, la quale diverrà poi sposa di Deucalione (figlio di Prometeo, pertanto erano cugini). Quando Zeus decise di porre fine all’Età dell’Oro con il grande Diluvio, i due sposi furono gli unici sopravvissuti, grazie all’Arca che Deucalione aveva costruito dietro consiglio di suo padre, Arca che poi si arenò sul Monte Parnaso, unico luogo risparmiato dall’inondazione. [Dopo il Diluvio, Deucalione chiese all’Oracolo di Terni come avrebbe potuto ripopolare la Terra e gli fu detto di lanciare le ossa di sua Madre dietro le sue spalle. I due sposi, quindi, capirono che la madre era Gea, la Madre di tutti gli esseri viventi, e che le ossa erano le pietre. Lanciarono pertanto sassi alle loro spalle che ben presto iniziarono a mutare, e dalla nuova forma che assunsero vennero ad emergere dei nuovi esseri umani; i sassi lanciati da Pirra divennero, donne, quelli tirati da Deucalione, uomini. Deucalione e Pirra ebbero anche dei figli di nome Elleno, Anfizione e una figlia, Protogenia, il cui significato del nome è “la Prima Nata”, una delle prime donne mortali della nuova umanità].

Analoga a Pandora è anche la figura di Lulu, dèa dagli infiniti nomi. Presso gli Assiri era nota con il nome di Lilitu, per i Sumeri era Lil, lo “Spirito del Vento”, ma anche Lulu, per l’appunto, o Lalu, divinità che presiede la sfera propriamente sessuale. Presso i Babilonesi era nota con il nome di Ardat-Lili, mentre per gli Ebrei era nota con il nome che la renderà celebre, Lilith; persi-no gli Egizi la conoscevano con il nome di Nephtys, o semplicemente con quello di Nut. Presso gli Arabi era nota con il nome di Giul, che trasformato in Goule o Ghoul, diveniva un Vampiro, ma anche con il nome di Lilah che significa notte, mentre presso gli Zingari o i Rom della Transilvania era nota con il nome di Liliy, la Regina degli Spiriti. Infine venne identificata, presso svariate culture, con il nome di Ecate, Persefone, Proserpina, Circe, Medea, Nemesi, etc. Lilith è quindi una figura quasi sempre presente, sotto le più disparate spoglie, in buona parte delle più antiche religioni, filosofie e culture della Terra. Di origini mesopotamica, si deve alla religione ebraica il sincretismo di questa figura tra i più mirabili e compiuti, tanto che ne faranno la prima moglie di Adamo (quindi addirittura precedente ad Eva), che venne poi ripudiata e cacciata via dall’Eden, perché si rifiutò di obbedire al marito che pretendeva la sua totale sottomissione sessuale. Nell’Ebraismo successivo, quindi, diverrà un demone notturno, dalle sembianze spesso di una civetta che lancia sinistri urli, capace di portare danno ai bambini di sesso maschile, educandoli all’adulterio, la stregoneria e la lussuria in età adolescenziale e adulta. Alla fine dell’Ottocento, specie a seguito della crescente emancipazione femminile nel mondo occidentale, la sua figura diventò il simbolo femminile che non si assoggetta al maschile, e specialmente in ambito neo-pagano, venne rivalutata e posta a fianco di simbologie attinenti a quello della Grande Madre, seppure abbia man-tenuto la sua qualità di Dea Nera (Luna Nera) e di Regina delle Streghe.

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