"Antichi popoli Italiani in Asia?" di Federico Bellini

"Antichi popoli Italiani in Asia?" di Federico Bellini

Il bacino di Tarim, nella regione cinese dello Xinjiang, prende il nome dal fiume che lo attraversa. Il fiume Tarim nasce fra le montagne di Kunlun e scorre attraverso il deserto di Taklamakan e la catena montuosa di Tien Shan (le Montagne Celesti), lungo un’estesa zona scarsamente popolata, dai confini incerti e politicamente instabile, a tutt'oggi uno dei luoghi meno esplorati della Terra. Il deserto si estende per ben 400.000 chilometri quadrati con estati molto calde e inverni altrettanto freddi, le cui condizioni climatiche sono peggiori del vicino Deserto del Gobi, il clima ideale per la conservazione dei corpi e dei materiali. Il deserto di Taklamakan, un tempo era ricoperto dalle acque, un mare, e attorno ad esso fiorivano e prosperavano civiltà ancora oggi sconosciute. Come accadde per il Mare del Sahara, di-venne lago, palude, acquitrino e poi sabbia sterile. La scoperta recente di cadaveri di uomini con spiccate caratteristiche caucasiche, i cui antenati si erano stabiliti da quelle parti migliaia di anni fa, non appartiene al ventesimo secolo ma a quello prece-dente. Infatti, la studiosa di Teosofia Helena P. Blavatsky, fece pubblicare nel 1888 il primo volume della 'Dottrina Segreta', dove nell’introduzione del primo volume l’autrice fece una serie di affermazioni risultate poi profetiche: “L’Oasi di Cherchen situata a circa 4.000 piedi sul livello del fiume Cherchen Darya, è circondata in tutte le direzioni dalle rovine di grandi e piccole civiltà arcaiche. Circa 3.000 esseri umani rappresentano i resti di un centinaio di nazioni e razze estinte i cui nomi sono sconosciuti ai nostri etnologi (…) I discendenti di queste razze antidiluviane sanno così poco dei loro antenati (...) Solo la tribù di Khorosan sostiene di provenire dall’attuale Afghanistan molto prima di Alessandro (Magno) (…) Un viaggiatore russo Colon-nello (ora Generale) Prjevalsky ha trovato presso l’Oasi di Cherchen le rovine di due enormi città, la più antica delle quali secondo la tradizione locale, fu distrutta 3.000 anni fa da un eroe gigantesco (…) Il famoso viaggiatore aggiunge che, durante il viaggio a Cherchen Darya, udirono leggende su altre venti-tré città sepolte da secoli sotto le sabbie del deserto.” Dopo le rivelazioni della Blavatsky nella 'Dottrina Segreta', e le scoperte fatte dal Generale Prjevalsky nell’Oasi di Cherchen, negli anni fra le due guerre mondiali, il Sinkiang e in particolare la regione del Lop Nor furono oggetto delle ricerche dell'esploratore Sven Hedin. Queste ricerche erano finanziate da un’associazione tedesca nazista, la Società Ahnenerbe, “Eredità degli Antenati”, e che almeno nelle intenzioni delle autorità coinvolte, aveva lo scopo di localizzare la patria primordiale della razza ariana. A Cherchen, a sud del Tian Shan (le Montagne Celesti), ai margini del bacino del Tarim, gli archeologi cinesi nel 1978 hanno portato alla luce svariate decine di cadaveri disidratati, mummificati, di tipo caucasico e dalla pelle tatuata. In queste zone desertiche furono rinvenuti i resti mummificati di circa 200 perso-ne di razza bianca, dal naso aquilino, i capelli biondi e con gli occhi tondi occidentali che amavano i colori sgargianti, adora-vano il Sole, ed erano dotati di una cultura superiore. La loro mummificazione fu spontanea, essi indossavano pantaloni, stivali bianchi di daino, calze di feltro, giacche, cappelli e tuniche colorate, avevano il ponte nasale alto, grandi orbite degli occhi, mascelle pronunciate, con le arcate dentarie superiori sovrapposte a quelle inferiori. I capelli erano di un colore biondo o rosso e non mancava neppure una folta barba sul volto di molti uomini. Un’ulteriore conferma di quanto scritto, fu avvallata dal ritrovamento di un altro cadavere mummificato, non con sembianze orientali, bensì con quelle di un 'guerriero vichingo', con tanto di baffi e trecce bionde. I resti di questo popolo, denominato successivamente, Tocari, risale a 4.000 anni fa. Uno dei ritrovamenti di Cherchen meglio conservati è quello di una famiglia costituita da un uomo, una donna e una bimba, tutti individui di alta statura. La statura dell’Uomo di Cherchen è di due centimetri inferiori ai due metri, mentre quello della donna raggiunge un metro e novantadue centimetri. La mummia del-l’uomo presenta una fitta barba, carattere del tutto assente tra le popolazioni gialle, inoltre è vestito con una tunica di lana rosso scuro con ghette colorate. I capelli rossi e il naso aquilino hanno identificato la mummia come un europeo, piuttosto che un asiatico, e il suo corredo funebre, nonché il vestiario di queste mummie, sono assai più sconcertati. La presenza di simboli solari, come spirali e svastiche, raffigurate nei finimenti dei cavalli collega ancora una volta, sotto il profilo culturale, queste genti con gli antichi Arii. Più rilevante è il ritrovamento, di frammenti di tessuto incredibilmente identici ai tartan celtici trovati in Danimarca! Gli archeologi rimasero sconcertati perché si credeva che queste tecniche fossero nate in Egitto, verso il 1500 a.C., senza contare che la scoperta delle mummie ha portato a delle incredibili e ulteriori sorprese: i tratti somatici sono distintamente Caucasici; è stato ritrovato del grano e dell'orzo in zone dove non doveva esserci, pertanto è stato portato da luoghi lontani; gli esami del DNA fatti sulle altre mummie hanno provato che geneticamente erano collegati con gli Svedesi, i Finni, i Toscani, i Corsi e i Sardi!

La gigantesca continua muraglia di montagne che circonda tutto l’altopiano del Tibet, dal corso superiore del fiume KhuanKhe sino alle colline del Karakorum, ha visto una civiltà durata millenni che potrebbe narrare strani segreti al genere umano. Le parti orientali e occidentali di queste regioni - il Nan-Shan e l’Altyn-Tagh - erano un tempo ricoperte di città che avrebbero potuto gareggiare con Babilonia. Ariani è il nome che davano a se stessi gli antenati dei popoli europei che provenivano dall’Asia: Iraniani e Indiani. Il territorio dove sorsero queste antiche civiltà, si estendeva dalla Mongolia alla Cina, dal Tibet all’Afganistan, e nei tempi antichi, regioni dell’Asia che oggi sono note sotto altri nomi, erano tutte chiamate India. Infatti, esistevano un’India superiore, una inferiore e una occidentale, l'attuale regione iraniana, pertanto, tutte le altre zone oggi chiamate Tibet, Mongolia e Grande Tartaria, erano comprese nell’Antica India. Secondo Klaprot, le carte geografiche copiate da un’enciclopedia giapponese nel libro di Foe Koueki, colloca il “Giardino della Sapienza” sull’altopiano del Pamir, tra le vette più alte dell’Himalaya, luogo descritto come il punto culminante dell’Asia Centrale, dal quale i quattro fiumi - Oxus, Indo, Gange e Silo (Tarim) - uscenti da una sorgente comune, “Il Drago dalle quattro bocche”, si riversano a valle. In realtà, quattro fiumi (l'Indo, il Sutlej, il Brahmaputra e il Karnali) nascono sulla montagna celeste del Kailash, la dimora degli Dèi, a 7000 metri sul livello del mare, monte che si staglia contro un cielo limpido ed è considerato il “Centro dell’Universo”. Il Paradesha o paese supre-mo dei popoli orientali di lingua sanscrita, a volte è situato sull’altopiano del Pamir, altre volte nel deserto del Gobi. Manu dette il nome di “Terra degli Ariani” solo al tratto tra l’Himalaya e la catena di montagne del Vindhya, dal mare orientale al ma-re occidentale. Si chiamavano anche Arii, Aria, Aryas, nomi dai quali deriva quello dell’attuale Iran, e tutti avevano come lingua madre il Sanscrito, dal quale, secondo alcuni, sono nate tutte le lingue indoeuropee. Nelle zone montuose, accanto alle nevi che ricordano l‘antica patria, il lontano Nord, i discendenti dei primitivi Arii si ritrovano ancora oggi nelle zone montuose del Pakistan, dell’Afganistan e del Kashmir. Difatti, nelle valli della catena dell’Hindu Kush, tra il Pakistan e l’Afghanistan, tra gole rocciose e impervie, lavorate per millenni dall’erosione eolica e dalle acque di torrenti impetuosi, vivono i Kalash, un’etnia le cui origini sono tuttora avvolte nel mistero. Forse, discendenti da alcuni uomini dell'esercito di Alessandro Magno, stabilitisi nella zona, i Kalash (dall'omonima parola Albanese che significa Ca-valieri) sono individui dall’aspetto indoeuropeo caratterizzati da lineamenti fini, nasi sottili, occhi e capelli spesso chiari e dal carattere gioviale. I componenti di questa popolazione, ormai con meno di 1.500 anime, di cui molti dalla pelle ambrata e da-gli occhi azzurri, risiedono in una limitata e quasi inaccessibile zona del paese. Recenti analisi sul DNA condotte da un medico pachistano, il dottor Qasim Mehdi, hanno avuto dei risultati del tutto sorprendenti: “Mehdi precisa che il DNA dei Kalash presenta una parentela genetica con gli italiani e i tedeschi...”

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