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"La Caverna Platonica" di Federico Bellini

"La Caverna Platonica" di Federico Bellini

Il Mito della Caverna Platonica è probabilmente il più conosciuto tra i molti sfornati dalla prolifica ricerca del sommo filosofo greco. Raccontato all'inizio del libro settimo de La Repubblica (514 b - 520 a), Platone - per bocca di Socrate - immagina gli uomini chiusi in una caverna, con gambe e collo incatenati, impossibilitati, quindi, a volgere lo sguardo indietro dove invece arde un fuoco. Tra la luce del fuoco e gli uomini incatenati vi è inoltre una strada rialzata ed un muricciolo, e sopra la strada altri individui parlano, portano oggetti, si affaccendano nella vita di tutti i giorni. Gli uomini incatenati, però, non sanno della vera esistenza degli altri uomini sulla strada, poiché ne percepiscono solo l'ombra proiettata dal fuoco sulla parete di fronte - e l'eco delle voci -, che scambiano per la realtà. Se uno di questi uomini incatenati potesse liberarsi, volgerebbe lo sguardo altrove e vedrebbe finalmente il fuoco, venendo così a conoscenza dell'esistenza degli uomini sopra il muricciolo di cui ne percepiva, in precedenza, solo le ombre. In un primo momento, quest’uomo libero, verrebbe abbagliato dalla luce, la visione delle cose lo spiazzerebbe a tal punto che gli anni passati nell’ombra, lo lascerebbero interdetto, perplesso, meravigliato e intimorito, ma avrebbe comunque il dovere di mettere al corrente delle sue scoperte, gli altri suoi compagni incatenati. Resosi conto della situazione, con estremo coraggio ritornerebbe poi all’interno della caverna per liberarli, essendo felice del cambiamento e provando per loro un senso di pietà. Il problema, però, si presenterebbe subitaneo, perché il primo scoglio da superare sarebbe quello di convincere gli altri prigionieri ad essere effettivamente liberati. Non dimentichiamoci, inoltre, che questo primo uomo libero, dovendo riabituare gli occhi all'ombra una volta rientrato, dovrebbe passare del tempo prima che possa rivedere distintamente anche nel fondo della caverna; durante questo periodo, quasi sicuramente verrebbe reso oggetto di scherno da parte dei prigionieri, in quanto sarebbe, secondo loro, ritornato da quell’ascesa con "gli occhi rovinati". Inoltre, questo suo temporaneo handicap, influirebbe negativamente sull’opera di convincimento e, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri addirittura ad ucciderlo se tentasse di liberarli contro la loro volontà…

Nel Mito della Caverna la luce del fuoco rappresenta la conoscenza, gli uomini sul muricciolo la realtà delle cose (la verità), mentre la loro ombra l'interpretazione sensoriale (l'opinione). Gli uomini incatenati, quindi, esprimono la condizione naturale di ognuno di noi, condannato a percepire l'ombra sensibile (l'opinione) dei concetti universali (la verità). Platone, inoltre, ci insegna che solo l’amore per la conoscenza (la Filosofia) può condurci verso la liberazione dall’illusione, infatti dichiara: «... alla dimora della prigione, e la luce del fuoco che vi è dentro al potere del Sole. Se poi tu consideri che l'ascesa e la contemplazione del mondo superiore equivalgono all'elevazione dell'anima al mondo intelligibile, non concluderai molto diversamente da me [...] Nel mondo conoscibile, punto estremo e difficile a vedere è l'idea del bene; ma quando la si è veduta, la ragione ci porta a ritenerla per chiunque la causa di tutto ciò che è retto e bello, e nel mondo visibile essa genera la luce e il sovrano della luce, nell'intelligibile elargisce essa stessa, da sovrana, verità e intelletto.» Il Sole che brilla nel cielo all'esterno della caverna rappresenta l'idea del bene, e non a caso, Platone concepiva la nostra stella come una divinità creativa ed indipendente. E dopo aver fatto ritorno dalla contemplazione del divino alle "cose umane", l'Uomo-Filosofo rischierebbe di fare una "cattiva figura" se: «… prima ancora di avere rifatto l'abitudine a questa tenebra recente, viene costretto a contendere nei tribunali o in qualunque altra sede discutendo sulle ombre della giustizia o sulle copie che danno luogo a queste ombre, e a battersi sulla interpretazione che di questi problemi dà chi non ha mai veduto la giustizia in sé

È chiaro che Platone, con questo mito, si riferisce anche al processo che Socrate dovette subire, diventa, quindi, una metafora della vita del filosofo ateniese che riuscì a risalire la strada verso la verità, ma che venne ucciso per aver tentato di portarla agli uomini, incatenati al mondo dell'opinione. Un’interpretazione ancora più incisiva mette in parallelo questa allegoria con quella dell'Illuminazione, tanto cara anche ad altre filosofie, specie orientali, dove l'Uomo deve svegliarsi da quel sonno che viene chiamato "vita" e giungere, infine, a vedere la verità per quella che è realmente (il Sole ed il mondo all'esterno della caverna). Dal Novecento, inoltre, il Mito della Caverna è divenuto una metafora che simboleggia quanto i mass media influenzino e dominino l'opinione pubblica, manipolandola. Anche nel Mondo del Cinema questo Mito è stato ripreso ed interpretato in chiave moderna, come nei film che adesso andrò a descrivervi. Abbiamo già disquisito nei capitoli precedenti, della trilogia di “Matrix”, dove la razza umana è controllata e sfruttata dalle macchine che fanno credere loro di vivere liberamente nel mondo del XX° secolo, mentre in realtà la tengono imprigionata, coltivando le persone per trarre energia necessaria alla sopravvivenza meccanica.

Nel film “The Truman Show”, il protagonista crede di vivere, invece, in una tranquilla cittadina americana, è abituato a considerare reali i suoi amici, il lavoro, il paese, la fidanzata. In realtà egli vive, fin dalla nascita, in un reality show televisivo di cui è l'unico inconsapevole protagonista, dove le persone con le quali ogni giorno comunica sono semplicemente delle comparse del programma. Nel film “Il Tredicesimo Piano”, viene trovato morto un famoso programmatore di mondi virtuali, creatore di immense simulazioni di città del passato abitate da esseri virtuali con personalità umana, l’unico indizio sul delitto è stato lasciato all'interno di uno di questi mondi ed un collega della vittima dovrà entrarvi per recuperarlo, facendo attenzione a non rivelare alle entità in esso viventi la loro reale situazione. Nel film “V per Vendetta” la protagonista Evey Hammond viene imprigionata e torturata per estorcerle delle informazioni, poi si scoprirà che quel luogo di prigionia era solo un'illusione creata dal suo mentore V, affinché Evey potesse liberarsi dalle paure che la tenevano incatenata; come un novello Platone, il personaggio di V scopre un inganno volto a sottomettere l'umanità e tenta di liberarla, a cominciare dalla sua discepola Evey e dall'ispettore Eric Finch. Nel film “Dark City” il protagonista John scopre che la città in cui vive è in realtà un laboratorio Extraterrestre, dove gli Alieni stanno conducendo esperimenti sugli esseri umani per carpirne il segreto dell'individualità, mentre nel film “Essi Vivono”, il protagonista John Nada, trova degli strani occhiali da sole che gli permettono di vedere la verità: gli Alieni hanno invaso la Terra e mediante il controllo sui mass media stanno sottomettendo gli esseri umani. Infine, nel film “Gli Intrighi del Potere” diretto nel 1995 da Oliver Stone, la figura dell’ex presidente americano Richard Nixon diventa l’emblema di una società, quella americana, tenuta all’oscuro di intrighi e segreti, creati appositamente per controllare l’opinione pubblica in funzione di un’ascesa elitaria del Sistema (la Bestia), che controlla le scelte di politica interna ed estera degli Stati Uniti d'America.

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