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"Basi Aliene sotto i Monti della Toscana?" di Federico Bellini

"Basi Aliene sotto i Monti della Toscana?" di Federico Bellini
(Rocca della Verruca)

Guardando dall’alto tutta la piana pisana che abbraccia non soltanto il Monte Pisano, ma anche la stessa città di Pisa e la campagna circostante, viene da chiedersi quanto notevole fosse il fascino che, questo monte, ha esercitato sulla sua storia. Al di là delle origini leggendarie che la avvolgono, e che si perdono in tempi remoti tanto da far considerare Pisa una tra le città più antiche d’Europa, da un punto di vista geografico è interessante notare la formazione in cui è sorta, posizione certo strategica, forse non all’inizi, ma certamente caratteristica, trovando attraverso il Monte Pisano non solo una barriera naturale, ma anche politica, sociologica e militare. Da un punto di vista più attinente alla nostra ricerca, è indubbio non rilevare una curiosità geografica, comprendete il triangolo quasi perfetto che si forma unendo le cime del Monte Castellare, con quello del Monte Verruca, ed infine con il centro costituito dal Ponte di Mezzo a Pisa. Ancor più singolare è la posizione in linea quasi retta con il Monte Castellare, anche se nell’attuale tracciato urbano non ci sono strade che puntano verso questo monte, cosa che forse in antichità poteva anche esistere, riscontrabile per un ampio tratto con l‘attuale statale del Brennero costeggiando poi il “fosso del monte”, in rapporto alla funzione divina e sacra che il Monte Castellare ha rivestito per il popolo Etrusco. Ma queste sono soltanto supposizioni, del resto presumibilmente fondate, dato che buona parte dei materiali che nella Pisa Etrusca venivano impiegati, provenivano dal Monte in questione. Per certo è che il Monte Pisano è stato uno dei primi luoghi popolati della valle di Pisa, ancora prima che la città nascesse, dato che in età Neolitica la piana doveva trovarsi in una zona insalubre e paludosa. Le prime fonti storiche della presenza umana sul Monte Pisano risalgono a 20.000 anni fa, con ritrovamenti avvenuti nella Grotta del Leone e della Buca dei Ladri, nonché nella Romita di Asciano, ed è in quest’ultima che l’interesse dagli studiosi si è focalizzato per anni, dato che questo sito, il quale nome deriva dalla sua funzione di eremo fino al cinquecento, in sette metri di stratigrafie si sono conservati per quattromila anni i resti di frequentazione umana quasi ininterrotta. Già nel 2.300 a.C. nel periodo Eneolitico, fu usata come sede per le deposizioni funerarie e per riti sacri nei quali venivano impiegate ossa di pene di Lupo. I materiali inoltre rivelano contatti con i popoli di altre regioni come la Liguria, il Lazio, le Marche e l’Abruzzo, con una presenza di reperti tipici di popoli protovillanoviane della fine dell’Età del Bronzo e con una verosimile continuità con l’Età del Ferro. Altro sito importante è costituito dal Monte Catrozzi, una collina sopra l’attuale paese di Santa Maria del Giudice, che risulta frequentato dall’epoca Etrusca sino a quella moderna, un sito molto simile a quel del Monte Castellare, sia per i reperti recuperati, sia per lo sviluppo insediativo che si è succeduto nei secoli. E’ stata notata anche una frequentazione protostorica, grazie al rilevamento di graffiti sul monte, collegati ad una secolare attività estrattiva della pietra (come nel Monte Castellare e la Verruca) graffiti che con le attuali piogge acide, si stanno perdendo irrimediabilmente. Sappiamo per certo che il territorio compreso tra le valli fluviali del Serchio (Auser) e dell’Arno, facevano dunque parte dell’Etruria storica e hanno sbagliato per molti anni quegli storici e archeologi, che consideravano questo territorio pisano come dominio ligure. Stupisce l’abbondanza delle fonti antiche su Pisa, che tengono per lo più ad affermarne l’origine greca, mentre la sua etruscità e la sua origine sono altresì messe in risalto da Virgilio nell’Eneide nei versi che descrivono i soccorsi delle città Etrusche a Enea, nel corso della guerra contro Turno. In tali versi ad un certo momento si parli di Asìla: Terzo è Asila, interprete grande / tra uomini e Numi a cui obbediscono i visceri / delle vittime, le stelle del cielo, le voci dei volucri / e i lampi e le folgori; mille guerrieri astati conduce / che Pisa d’origine Alfea, ma etrusca di suolo / aveva commesso al suo cenno. Viene quindi da domandarsi se è forse Asìla, il principe-sacerdote che guidava le truppe pisane in aiuto di Enea, colui al quale è dedicato il grande tumulo di Via San Jacopo? Ma al di la di tali suggestioni, anche se avvalorate dal fatto che Asìla è stato Signore dei pisani del tempo, per certo la città è stata Etrusca, tanto da essere considerata una tra le dodici città che formavano la lega dei popoli etruschi.
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Un territorio popolato dai misteriosi Etruschi
La città si sarebbe formata dall’unione, coatta o meno di vari villaggi, con un fenomeno tipico per l’epoca e come di altre città etrusche, chiamato sinecismo. Alcuni interpretano questo fenomeno anche attraverso la denominazione latina della città attraverso il suo pluralia tantum: Pisae. La città e il territorio già in epoca alta, appare inserita in un grande circuito di scambi che collega l’Etruria con la Grecia e la Massalia. Dal V secolo sono stretti i rapporti commerciali con l’Etruria Padana, riscontrati anche nei siti rinvenuti nella valle del Serchio come nella Romita di Asciano, confermando del resto una tradizione di contatti che risale sino alla preistoria. Tutto il territorio risulta ampiamente frequentato nel periodo villanoviano: rinvenimenti sono segnalati a Poggio al Marmo presso la foce del Serchio, Isola di Migliarino, area Scheibler, periferia di quella che sarà poi l’area urbana etrusca di Pisa, come sul Monte Pisano nella Grotta del Leone, la Romita di Asciano, il Monte Castellare, nel bacino del Bientina e in molte altre zone. L’abbondanza di insediamenti individuati rivela l’importanza che l’area del Monte Pisano dovette avere per la città etrusca di Pisa, e i materiali di pregio come la ceramica attica, frammenti o una fibula di provenienza iberica ritrovata sul Castellare, denunciano gli stretti legami tra questi insediamenti e la città. Che la città e queste fondazioni fossero strettamente dipendenti, si rileva dal fatto che, al periodo di crisi che si manifestò sul finire del V secolo a.C., seguì sul Monte Pisano una fase di rioccupazione e fondazione di nuovi insediamenti, in una sorta di catena o piccoli nuclei fortificati, sorti su alture non molto elevate, in posizione strategica, da dove esercitavano una funzione di controllo e di difesa di quello che doveva essere l’immediato confine settentrionale del territorio della città di Pisa, e che verrà ricalcato in età alto medioevale, dall’organizzazione delle fortificazioni a controllo del confine con Lucca. Fortificazioni a struttura e funzioni militari che avevano inglobate anche una utilità religiosa con nuclei abitativi, modesti insediamenti a vocazione agro-pastorale. Viene da ipotizzare, che vicino a questi insediamenti come nella vicina città di Pisa, sorgessero delle necropoli, molte delle quali ricche come quella posta tra la città e il Monte. Chi passava la strada calando da quello che oggi viene chiamato “Passo di Dante”, sopra San Giuliano Terme, si ritrovava immerso nel fasto e la potenza della città, all’interno di una sorta di presentazione, simile alle fastose tombe a tumulo di Populonia che sorgevano in riva al mare, proprio all’approdo delle navi. Sul Monte Castellare sono state rinvenute ceramiche dell’Età del Bronzo, che indicano al momento la fase più antica dell’occupazione umana, mentre al di sotto dei livelli medioevali e delle mura altomedievali sono venute alla luce strutture rigorosamente orientate secondo i punti cardinali, pertinenti ad un edificio etrusco, nel quale settore est sono state ritrovate due celle con muri in blocchetti di notevole spessore ed altezza. Il sito in questione ha restituito abbondanti materiali databili dall’VII secolo fino alla tarda età classica che sembrano indicare una destinazione a luogo di culto; fra i materiali rinvenuti figurano infatti punte di frecce a lamina, non utilizzabili per la caccia o la guerra. Non è improbabile che il santuario avesse anche una funzione di avvistamento e di protezione della città, di controllo delle cave e dei flussi della transumanza. Sostanzialmente il Monte Castellare per la sua conformazione geologica, (vi troviamo le cosiddette “buche delle fate”, dei pozzi naturali che mettevano in comunicazione con il mondo dei morti e degli inferi, sia per il materiale costituito, calcare adatto ad essere lavorato) poteva essere considerato a tutti gli effetti, un monte sacro, e forse proprio dal Castellare veniva cavato il marmo necessario alla realizzazione dei cippi, manufatti con valore sacro realizzati con la pietra di un monte sacro.
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La Rocca della Verruca
Il Castello o Rocca della Verruca corona il monte omonimo a circa 540 metri di quota e la sua nascita e la sua storia è strettamente legata al borgo di Calci, che sorge al centro della vallata sottostante. Calci è sempre stato profondamente legato alle vicende della vicina e potente città di Pisa e a tutte le guerre che la interessarono nel corso dei secoli. La storia documentata degli insediamenti nella zona parte dal 780, il territorio fu difeso fin da quel tempo da una roccaforte sita nel luogo della futura fortezza, posizione ideale per controllare il fiume Arno e la sua pianura, all'epoca ancora paludosa, fino al mare. Per questo la fortezza della Verruca ha sempre costituito un quasi inespugnabile caposaldo per tutti gli eserciti e le potenze interessate alla conquista e controllo del territorio circostante. Molte sono le famose e sanguinose battaglie combattute nel calcesano: nel 1288 fra Guelfi pisani e esercito lucchese, nel 1328 invasione tedesca di Ludovico di Baviera, nel 1363 invasione Fiorentina, nel 1369 invasione delle truppe di Carlo IV di Boemia e nel 1375 di quelle Inglesi di John Hawkwood (Giovanni Acuto). Nel 1402 Pisa fu comprata dai Fiorentini e la Fortezza della Verruca, ultimo baluardo di resistenza, venne espugnata e distrutta per evitare che tornasse ad essere una minaccia. Nel 1503 Pisa insorse nuovamente e la guerra interessò nuovamente la Fortezza, le truppe fiorentine furono costrette a riconquistare nuovamente la Verruca, fulcro della resistenza nemica. La resa avvenne, non dopo lunghi e sanguinosi scontri, il 18 giugno dello stesso anno e fu il colpo di grazia per le speranze di indipendenza Pisane che capitolò definitivamente in mani Fiorentine sei anni dopo. L'aspetto attuale della Fortezza è quello che deriva dai lavori di restauro, e rafforzamento eseguiti dopo questi fatti bellici. La Verruca, pur essendo un opera molto particolare, è considerata un manufatto disomogeneo e compromissorio a causa delle diverse fasi e dei diversi autori che ne curarono la costruzione. La prima cosa che salta agli occhi è che possiamo considerare le sue mura, uno dei pochi esempi di bastionatura eseguita con pietrame sfuso al posto dei caratteristici mattoni in cotto, usati all'epoca per questi interventi. In generale si nota che la ricostruzione, progettata inizialmente nientemeno che dal genio di Leonardo Da Vinci, fu eseguita con scarsa cura e senza il solito rispetto delle proporzioni, con una fretta eccessiva dovuta alla necessità di rendere difendibile questo punto nevralgico al fine della definitiva sottomissione dei pisani. Il fronte principale è molto bombato e ha torrioni cilindrici alle due estremità attribuiti all'architetto Luca del Caprina, della scuola del Arancione, mentre l'ingresso principale si apre all'estrema sinistra del fronte; il bastione di nord-ovest, il peggio eseguito, è invece attribuito ad Antonio da Sangallo. La parte più anomala è l'angolo ovest: ha una punta poligonale e possiede il fianco solo dal lato settentrionale, mentre nell'interno del recinto si trova un roccione affiorante e una edificio in stato di forte degrado. La scarsa qualità della costruzione e i secoli di abbandono hanno fatto si che la Fortezza risulti oggi in una condizione di avanzato degrado.
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Scoperte storiche ed archeologiche
Riguardo la zona del monte della Verruca sono da tenere in considerazione i rinvenimenti effettuati a Caprona, dove sono stati trovati frammenti di vasi a vernice nera, mentre sul Monte Bianco viene ipotizzato un insediamento in relazione alla necropoli segnalata nel rinvenimento a Noce, di un cippo funerario a clava in marmo, privo di decorazioni o iscrizioni e mancante del bulbo abbandonato in mezzo all’erba proprio sul ciglio di una balza, alla base della quale si apriva una cavità scavata artificialmente, probabilmente una tomba a camera. Se il cippo denuncia la presenza in zona di tombe è da affermare anche la presenza di un insediamento nelle immediate vicinanze. Sulla Verruca invece fu rinvenuto un gruppo di diciannove asce di bronzo, databili fra il XVI - XV sec a.C. trovate presso la Rocca, questo ripostiglio testimonia una produzione di oggetti metallici alquanto sviluppata in epoca così alta, cosa che invece andrà persa durante il periodo villanoviano in tale luogo. Per la Verruca possiamo supporre una continuità di frequenza umana da un epoca più antica dell’età del Bronzo, passando da un periodo etrusco il quale non lascia tracce di presenza, fino ad arrivare ad un ipotetico periodo romano, in cui sulla Verruca si presume fosse esistito un tempio dedicato a Giove. Forse può trattarsi di una leggenda, ma è certo che in Verruca fu rinvenuto un frammento di antica iscrizione “in caratteri fenici od etruschi”, interpretata, completando dove mancavano lettere come: (IO) VI FIAZZO, parola quest’ultima che dice confrontabile con il termine ebraico Phiaz = Boccaforte. L’interpretazione che se ne trae, forse fantasiosa, è che sulla Verruca sorgesse un tempio dedicato a Giove. Del resto per suffragare tale teoria, viene naturale chiedersi da cosa trae origine il nome Montemagno? Se l‘origine di tale nome è sicuramente romana, è da chiedersi cosa significasse per il popolo romano e quale importanza potesse rivestire quel luogo, del resto Montemagno, dal latino Mons Magnus, significa monte ampio, grande, importante, potente, illustre, glorioso, superbo, ecc., nome che forse affondava la sue radici nell‘importanza di un insediamento che si trovava all‘apice della Verruca. Ma a parte tali supposizioni, è da notare come sino al XII-XIII secolo, negli statuti del comune di Pisa, e quindi storicamente, non compaia mai la più famosa Rocca, essa appare soltanto dal XIV secolo e sopratutto a partire dal Quattrocento nelle vicende storiche della città di Pisa. Storicamente il nucleo più antico del suo complesso è senz’altro databile all’VIII secolo, come dell’861 è già nominata la chiesa di San Michele Arcangelo in Verruca come dipendente dalla diocesi di Lucca, mentre dal 996 si ha notizia dell’Abbazia. Di questo edificio si presume che l’origine si debba attribuire ad Ugo, Marchese di Toscana dal 961 al 1001, tanto che viene considerata come una delle sette abbazie da lui fondate. Ora le abbazie o le chiese di un tempo, anche a seguito di quel fenomeno che fu l’eremitaggio, erano solite sorgere in luoghi lontani dalla città, dalle vie principali di commercio o dai paesi, spesso soggette a particolari concentrazioni energetico/geologiche. Intorno a tali abbazie si formarono spesso nuclei urbani e borghi, molti dei quali scomparsi, mentre altri sono resistiti nel tempo sino ad oggi. E’ interessante notare, come nelle successive strutture alto medievali e medievali stesse, la gente dell’epoca per costruire i nuovi edifici, utilizzasse materiali già preesistenti in luogo. Per questo le rovine di una Pisa Etrusca o Romana, come nel contado e sui Monti Pisani, tolti alcuni casi sporadici, sono scomparse, magari venendo di nuovo impiegate in strutture successive, come per questo motivo è facile presupporre che la presenza di un edifico religioso sul Monte Verruca possa essere stato alquanto probabile, anche se non certo, data la sua posizione strategica sopratutto da un punto di vista militare per tutta la piana pisana sino al mare; certamente una posizione più privilegiata e panoramica rispetto al Monte Castellare.
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Il Monte Castellare e la Buca delle Fate
Il Monte Castellare è un'area naturale protetta di interesse locale italiana istituita nel 1997, situata nei pressi di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa. Il Monte Castellare è inserito nel contesto del Monte Pisano esattamente nella zona sud occidentale, e l'area è sostanzialmente la vetta e le pendici meridionali del Monte stesso, posto a metà strada tra le province di Pisa e Lucca. La composizione del terreno è prevalentemente calcareo e roccioso, questo ha incentivato la proliferazione di numerose cave sparse per le pendici del monte, adibite all'estrazione di materiale calcareo e marmo bianco, estratto già in epoca etrusco-romana. All’interno della collina si trova una grotta, meglio conosciuta come Buca delle Fate (anche conosciuta dai residenti del luogo come Buche Tane), un sistema ipogeo di origine carsica, il più grande del Monte Pisano, raggiungendo 185 metri di profondità e ben 500 metri di sviluppo. Conosciuta fin dagli anni cinquanta del XVIII secolo, questa grotta è stata esplorata da avventurieri e naturalisti tra cui Giovanni Bianchi che la descrisse così: «il qual monte al di dentro è tutto scavato per una grande caverna, che in esso si ritrova, la quale ha sette od otto aperture in varie parti del monte, le quali aperture sono chiamate volgarmente Buche delle Fate». Tuttavia le prime importanti esplorazioni da parte di gruppi speleologici locali avvennero solo nel XX secolo, rilevando la presenza, nel fondo, di una parete ricca di concrezioni. Le cinque entrate si trovano sul versante sud occidentale del Monte Castellare e vi si può facilmente accedere dalla vecchia strada che porta alla Villa Belvedere. L'origine del nome è da ricercarsi dalle tradizioni popolari che hanno avvolto questa grotta, ed in particolare le sue entrate, in un alone di mistero. Sono infatti numerose le storie di persone cadute al suo interno e mai più recuperate, il che ha fatto credere che si trattassero di “buche senza fine”. Inoltre la fuoriuscita di vapore acqueo durante l'inverno, insieme alla vicinanza delle sorgenti termali, ha sempre fatto pensare erroneamente alla popolazione che si trattassero di origine vulcanica.
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Scoperte storiche ed archeologiche
Il Monte Castellare, dopo aver visto la nascita di un avamposto militare e santuariale in epoca etrusca, fu abbandonato inspiegabilmente durante l’epoca romana, anche se non è da escludere che il precedente santuario etrusco sia stato utilizzato dai romani come luogo di culto e avamposto militare, magari restaurando la struttura già esistente senza apportare nuove modifiche, tanto che dai rinvenimenti fatti dagli archeologi, sembra che da quelle stesse rovine si passi dal periodo etrusco ad uno altomedievale, senza che il popolo romano abbia cercato di mettervi mano; del resto il monte è sempre stato considerato una cava importante per la creazione non solo della città romana di Pisa, ma anche per i vari manufatti per scopi ornamentali e funerari. A parte questo piccolo mistero storico-archeologico spiegabile come ho sopra accennato, arriviamo in un periodo compreso tra XI? e la metà del XII secolo, periodo in cui ogni manufatto per specificità del terreno, collocazione geografica, sviluppo urbanistico e vicende storiche, risulta diverso alle precedenti epoche, con castelli in pianura, proprio alle falde del monte e castelli invece posti in posizioni dominanti, come nel caso del Castellare, magari ricalcando insediamenti ancora più antichi e riutilizzando lo stesso materiale per le nuove costruzioni insediative. In questo periodo è scarsa la documentazione, sia nelle cronache come nei riferimenti topografici, per questo alcuni hanno identificato i resti di un Castello sul Monte Castellare come un precedente Castello del vicino paese di Asciano, che a quanto pare era già munito in quest’epoca di un castello databile al 976, anno ricordato in una pergamena della Primaziale Pisana, da alcuni studiosi indicata in una località chiamata Castelvecchio, quindi è da chiedersi come sia possibile che un solo paese possa aver avuto due castelli, uno a monte ed uno a valle? Piuttosto è da ritenere che l’insediamento del Monte Castellare sia stato da sempre autonomo con tanto di borgo interno, posto in una situazione strategica con la strada che collegava Lucca con la piana pisana. Anche in questo caso si creerebbe una situazione simile all’originaria Rocca della Verruca, che molti fanno coincidere erroneamente, come castello o Rocca del più a valle borgo e castello di Montemagno, del resto dai materiali di scavo provenienti dal Castellare è stato rilevato che all’interno fiorì tra l’XI e la metà del XII secolo, una vita familiare: sono stati trovati una macina e oggetti d’uso femminile, nonché una tomba a cassetta con il corpicino di un neonato, inoltre monete di conio lucchese sembra nei pressi di un focolare, tanto da indicare che gli abitanti appartenevano ad un ceto abbastanza alto; questo gruppo di monete ha offerto un valido aiuto per la datazione della frequentazione del castello, monete che portano i nomi degli imperatori Corrado II ed Enrico II, quindi databili non oltre la metà del XII secolo. Semplice risulta la pianta del Castellare, un recinto di mura trapezoidali racchiude ambienti i cui tetti a piastre di scisto si appoggiano alla muraglia esterna, spiovente all’interno, a impluvium su di un cortiletto aperto, l’ingresso, inoltre, si apre su di un lato corto del trapezio, ed è rivolto ad est verso l’attuale abitato di Asciano. E’ interessante ancora notare come il castello del Monte Castellare fosse ubicato su un colle dai quali nello stesso periodo venivano estratti blocchi di calcare destinati alla costruzione delle mura di Pisa, quindi non è improbabile che le varie incursioni compiute dai lucchesi, fossero indirizzate proprio ad impossessarsi di castelli in qualche modo legati alle attività estrattive. Ed è proprio dalla seconda metà del XII secolo, quando le mura di Pisa erano in piena fase costruttiva, che il Castello del Monte Castellare non venne più ricostruito sulla cime del colle per la sua posizione non sufficientemente strategica, tanto da orientare gli abitanti della zona verso la costruzione di un castello nella palude che chiudeva la via per Pisa alle incursioni lucchesi, che si facevano sempre più pericolose per la città stessa. Per questo motivo l’insediamento del Monte Castellare risultava di per se autonomo e certamente legato all’estrazione dei blocchi di calcare per la costruzione delle mura nella città di Pisa, come già era avvenuto in età etrusca e forse romana, per certo però rimane una qualche forma di “anonimato” di un borgo e avamposto militare che alcuni studiosi hanno voluto identificare come una misteriosa lacuna, quasi nel voler celare o nascondere un antica, ancestrale e più tetra realtà.

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Il Monte Pisano, noto anche con la forma plurale Monti Pisani (da non confondere con la denominazione omonima delle Colline pisane), è un sistema montuoso di modeste dimensioni, situato nella parte centro-nord della Toscana, e separa Pisa e Lucca. Il nome corretto è al singolare, ma la forma plurale è più diffusa, e in questa molti comprendono anche i Monti d'Oltreserchio. In realtà i monti sono tutti di altezza inferiore ai 1000m, ed alcuni poco più che colline. Il monte più alto è il Monte Serra (917m), che ospita sulla sommità dei ripetitori televisivi. Si estendono principalmente da nord-est verso sud-ovest, in forma ovale. Il territorio dei Monti pisani comprende i comuni di Buti, Calci, San Giuliano Terme, Vicopisano (se si include anche i Monti d'Oltreserchio), Vecchiano, Lucca e Capannori. In questo territorio sono presenti numerosi borghi medioevali e resti di fortificazioni: luoghi suggestivi e carichi di storia millenaria sono il borgo di Vicopisano, la Rocca della Verruca, la Certosa di Pisa nota anche come Certosa di Calci, l'abbazia di S. Maria di Mirteto ad Asciano, Il Monte Castellare, il santuario di Santa Maria in Castello a Vecchiano, l'acquedotto mediceo da Asciano a Pisa e il paese di Ripafratta, situato all'estremità nord-ovest della piccola catena, che segna il confine tra piana di Lucca e piana di Pisa, nonché il varco oltre il quale inizia la catena delle Alpi Apuane. La zona del Monte Serra, la piana pisana, la costa livornese (lo scoglio della Meloria) e parte della Valle del Serchio nei pressi di Lucca, sono state protagoniste nei secoli e in questi ultimi decenni di innumerevoli e strani casi di avvistamenti e tragici incidenti. In un articolo di qualche anno fa, apparso su un quotidiano locale. “Una base spaziale degli Ufo sul Monte Pisano? L'ipotesi è suggestiva, fin troppo. Siamo nel campo della fantascienza pura. Non di meno c'è chi afferma che troppi fenomeni strani, legati ai dischi volanti, le cui apparizioni qui più che altrove sono di casa, non possono essere casuali.” Come qualcuno racconta, tra i boschi del Monte Pisano “Molta gente arriva anche da lontano per cercare un "qualcosa", verificare circostanze, controllare fasci di luce specie nelle notti senza Luna…
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1667
Potrebbe essere stato il primo della storia. Fece la sua apparizione nel 1677 e precisamente la notte tra il 30 e il 31 marzo. Nell'archivio della chiesa parrocchiale di Montemagno c'è una memoria del parroco di allora, don Simone Barasaglia, il quale così si esprime di suo pugno: «Si fa ricordo come ad ore una di notte incirca si vide partire dal cielo un raggio grandissimo partendosi da mezzo levante e travvisò guasi netto ponente in forma di una bomba artificiale e nel passaggio faceva grandissimo rumore et illuminò talmente tutto il mondo che, benché fosse oscuro, pareva che fusse di mezzogiorno e durò guasi lo spazio a dire il Pater Noster ch'era lungo un braccio e mezzo incirca e fu vista da me prete Simone Barasaglia nel ritornarmene a casa insieme a Sabatino di Domenico Lupetti et Anton Filippo di Vincenzo Meucci et un quarto d'ora dopo si sentì un tuono grosso benché fusse bel tempo». Potrebbe trattarsi di un meteorite, una stella cadente che, entrata nell'atmosfera terrestre, per il forte attrito si incendiò e cadendo dette origine al tuono «alquanto grosso». Ma per avere il rumore di ritorno della caduta, un quarto d'ora dopo, il lasso di tempo fu troppo grande. Per esclusione bisogna parlare di un Ufo, cioè di un corpo non identificato.
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1947
Anno di inizio dell'era dei dischi volanti, la Toscana è stata un'area ad alta attività Ufologica, in special modo nella zona compresa fra Lucca, Livorno (lo scoglio della Meloria) che sta a cavallo del fiume.
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1950
Il 5 maggio 1950 un esperto aviatore, Gaetano Millefiorini, scompare a bordo del suo aereo, un Piper, precipitando senza motivo in mare.
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1952
Nel piccolo paese di S. Pietro a Vico, a pochi km da Lucca, la notte fra il 24 ed il 25 luglio un pescatore della zona, Carlo Rossi, a pesca in barca sul fiume Serchio, avvistò un UFO che galleggiava sulle acque: non appena gli UFO-nauti si accorsero di tale presenza, spararono verso Rossi una scarica elettrica, mancando però il bersaglio. Per circa 2 mesi lo sfortunato pescatore interruppe le operazioni di lavoro, ma quando riprese il largo, verso il 26 settembre, un 'forestiero' alto magro e vestito di scuro (una specie di MIB) si interessò al suo precedente avvistamento ed offrì al Rossi una sigaretta ('di una marca mai vista', precisò quest'ultimo) il quale boccheggiò e fece per riporre nel taschino la sigaretta stessa, la quale però gli venne strappata dalle mani e gettata nel Serchio dal misterioso uomo.
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1954
29 ottobre ore 14.30 Pontedera (Pisa). Dieci dischi e due sigari avvistati nei cieli sopra la cittadina.
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1964
Il 20 aprile un aereo del tipo 119, appena decollato dall’aeroporto 'San Giusto' di Pisa con 8 persone a bordo, precipita in mare.
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1966
2 anni dopo, durante la notte fra il 12 ed il 13 luglio, accadde un evento senza precedenti presso Fornacette di Calcinaia, una frazione poco distante da Pisa. Un casellante, Camillo Faieta, all'epoca dei fatti 35enne, fu testimone di un atterraggio di un piccolo disco volante e della comparsa di due piccole entità. Il caso fu ampiamente investigato dagli studiosi dell'epoca, l'interessante riguarda gli sviluppi della vicenda: pochi giorni dopo il fatto, secondo la testimonianza del Faieta, due americani ed un italiano che fungeva da interprete, avrebbero interrogato il testimone e successivamente accompagnato lo stesso a Camp Darby (la stessa delle mancate registrazioni radar), sede di una delle più grandi basi dell'Esercito Americano in Italia. Qui il Faieta sarebbe stato soggetto ad un esame approfondito da parte di personale (americano?) in camice bianco, al testimone venne detto che le apparecchiature da esame 'avrebbero cancellato l'immagine impressa sulla retina, stampandola poi su pellicola. Alcuni mesi dopo quest'altro evento, il Faieta (sempre secondo la sua testimonianza) sarebbe stato interrogato a Roma da un ufficiale americano, che portava una tessera di riconoscimento della NASA e da un capitano dell'Aeronautica che fungeva da interprete.
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1967
18 luglio ore 02.15 a Pisa. Strane luci nel cielo.
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1971
Il 9 novembre un Hercules C-130 della Royal Air Force, recante a bordo 46 paracadutisti italiani e 6 inglesi precipita a circa 3 miglia dall'isoletta della Meloria (posta di fronte a Livorno). L'apparecchio, guidato dal col.Harrison, perse all'improvviso i contatti con la torre di controllo. Da notare che il C-130 è un aereo in grado di atterrare anche con uno solo dei suoi 4 motori da 4000 cavalli e non era stato segnalato nessun problema.
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1977
27 ottobre. UFO visto dalla torre di controllo dell'aeroporto di Pisa. Segnalazioni anche in Liguria e in Sardegna.
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1986
20 dicembre ore 17.00 ad Asciano (PI). Un sigaro celeste dalla coda giallastra.
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1987
Il 3 marzo, si ripeté in zona un grave incidente. Un Lockheed, con a bordo 38 cadetti dell'Accademia di Livorno, un ufficiale di Marina e 6 membri dell'equipaggio, teoricamente in esercitazione sul cielo della Meloria, si schiantò contro il Monte Serra, nell'entroterra pisano.
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1991 probabile USO - Unidentified Submerged Object
Il 10 aprile alle ore 22.30, nella rada del porto di Livorno il traghetto Moby Prince entra in collisione con la petroliera Agip Abruzzo. A seguito della collisione si sviluppano sulle due imbarcazioni due incendi e, sulla Moby Prince, si registra un'esplosione. Le imbarcazioni, danneggiate dall'impatto e dal fuoco, affondano. Delle 141 persone, tra membri dell'equipaggio e passeggeri, che si trovano a bordo del traghetto, se ne salva una sola, recuperata dai soccorritori solamente un'ora e un quarto dopo la collisione. E' stato dimostrato che quella notte, nel ristretto spazio di mare antistante Livorno c'erano, oltre al Moby Prince, 5 navi da guerra, di cui 3 americane, 1 francese ed 1 russa, per un totale di materiale bellico di oltre 500.000 tonnellate; ma non solo: erano presenti anche 3 petroliere (una era appunto l'Agip Abruzzo) ed un peschereccio poi coinvolto nel caso dell'uccisione di Ilaria Alpi, L'Oktober 21. Cosa ci faceva un simile dispiegamento bellico in un tratto marino così piccolo? Probabilmente un agguato ad un oggetto sottomarino la cui origine resta sconosciuta, e quindi definibile in gergo USO (Unidentified Submerged Object). La base NATO di Camp Darby (nella vicina pineta di Tombolo) né il locale radar di Poggio Vallone hanno reso pubblici i nastri delle proprie. Se consideriamo che la Capitaneria di Porto ha tentato di minimizzare l'incidente parlando di maltempo (la notte era serena), allora il quadro diventa molto fosco.
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1996
12 luglio ore 4.00 a Pisa, una donna di 69 anni vede sul monte Serra una sfera luminosa che sale in quota, staziona sulle antenne installate sulla montagna e si allontana rapidamente. Lo stesso oggetto viene visto dal signor B.A. dalla zona del campo sportivo di Calci (PI). L’UFO si allontana in direzione di Buti.
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1997
19 maggio dopo le 22.30 a Pisa. Una sfera bianca che si muove a zigzag.
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2000
11 Novembre a Calci (Pisa). Intorno alle 18.30 molte persone dichiarano di aver visto una specie di globo argenteo che pulsava sfavillando, come una stella straordinariamente più grande delle altre, che e' parsa abbassarsi prima di scomparire, inghiottita dal buio, arrivando da nord-ovest lungo il crinale di un monte.
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2004
Pontedera (PI) in data 18 agosto alle ore 3.30 del mattino, due testimoni osservano uno strano oggetto volante luminoso evoluire nel cielo con una traiettoria non convenzionale. La luce si accendeva e si spengeva ogni volta in una posizione diversa da quella che aveva. L'avvistamento è durato per parecchi minuti, tanto che il testimone ha avuto il tempo di recarsi a casa per prendere la propria fotocamera digitale. Anche la stampa locale ha confermato lo strano avvistamento e nei giorni successivi, sul quotidiano "Il tirreno" è uscito un articolo inerente lo strano oggetto volante, questa volta osservato dal paese di Uliveto Terme, non molto distante da Pontedera.
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2004
Il giorno 12 ottobre alle ore 19.18, nei pressi dei Monti Pisani (Pisa) in direzione EST è stata osservata una luce che si è accesa improvvisamente nel cielo soprastante per poi scomparire dietro delle nubi con una strana velocità, un'accelerazione quasi istantanea dal punto di partenza. Era più veloce di un aereo ma più lenta di una cometa. La luce era giallo-biancastra e fissa non ha avuto alterazioni.
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2007
1 Marzo alle ore 17:48 / 17:52 circa, a Ghezzano vicino Pisa, vengono avvistati due oggetti volanti di colore chiaro metallico, formato da 2 piatti rovesciati che davano l'impressione di ruotare, sfrecciavano bassi, di poco sotto la vetta del monte pisano. Provenivano da Est, zona di S. Giuliano Terme per andare verso Ovest, Vicopisano. Costeggiavano i monti in fila indiana, sparendo dentro le pesanti nubi nere che avvolgevano i monti pisani del Monte Serra. I monti in quella zona sono alti circa 800mt e secondo alcuni calcoli, gli oggetti erano ad una quota intorno ai 700mt con velocità di circa 6km in 12sec circa, quindi qualcosa intorno ai 1800 km/h.
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2009
La sera dell'8 settembre il fianco nord-occidentale del monte Verruca è stato interessato da un violento incendio di origine dolosa, estesosi dalla zona di Nicosia di Calci fino a raggiungere Crespignano e Caprona, in basso, e il Lombardone, vicino alla sommità. Il fuoco ha distrutto circa 120 ettari di foresta, lasciando una ferita nel panorama dei monti pisani visibile a chilometri di distanza. Il comune di Calci e la Provincia di Pisa visti anche gli scarsi finanziamenti da parte della Regione Toscana hanno deciso di non intervenire con piani di rimboschimento asserendo che sarà la natura a fare il proprio corso e favorendo quindi la crescita di una vegetazione di tipo mediterraneo costituita da piccoli arbusti e non più da boschi di leccio o querce.
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2009
Il 23 novembre, un aereo militare è caduto nei pressi dell'aeroporto di Pisa durante un'attività di addestramento poco dopo il decollo. Non ci sono superstiti tra le cinque persone dell'equipaggio a bordo del velivolo, un C130. Tutti i membri della squadra appartenevano alla 46esima brigata aerea di Pisa ed erano in missione addestrativa. E' caduto da un'altezza che i responsabili dell'Aeronautica militare ipotizzano possa essere stata di 100-150 metri e dopo il primo decollo l'aereo precipitato a Pisa. Dopo essersi alzato in volo l'aereo ha virato verso sinistra poi si è inclinato sulla destra ed è precipitato. Secondo il comandante della base, un testimone non avrebbe visto fuoco sprigionarsi prima dell'impatto a terra, ma ha poi aggiunto che altre testimonianze sono al vaglio.
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2010
23 febbraio. Avvistata una palla di luce rossa nei pressi del Monte Serra, in provincia di Pisa. Era ferma, e aveva una luce fissa. Un avvistamento analogo (sempre con una luce rossa sul Monte Serra) si era già verificato più di 10 anni prima.

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