“L’Anima fermamente devota raggiunge la pace perfetta perché Mi offre il risultato di tutte le sue attività, mentre una persona che non è in unione col Divino ed è avida dei frutti del proprio lavoro, rimane condizionata”. (Parole di Krishna tratte dalla Bhagavad Gītā).
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Il concetto di Anima nel mondo antico
L'Anima (dal latino Anima, connesso col greco ànemos, «soffio», «vento»), in molte religioni, tradizioni spirituali e filosofie, è la parte spirituale ed eterna di un essere vivente, comunemente ritenuta indipendente dal Corpo, poiché distinta dalla parte fisica. Tipicamente si pensa che consista della coscienza e della personalità di un essere umano, e può essere sinonimo di «Spirito», «Mente» o «IO». Si crede che l'Anima continui a vivere dopo la morte fisica della persona, e alcune religioni postulano che sia Dio a creare o generare le anime. In alcune culture, si dice che gli esseri viventi non umani e, talvolta, altri oggetti (come i fiumi) abbiano un'Anima, una credenza nota come animismo. I termini «Anima» e «Spirito» vengono spesso usati come sinonimi, anche se il primo è maggiormente legato al concetto di individualità di una persona. Anche le parole «Anima» e «Psiche» possono essere considerate come sinonimi, sebbene «psiche» abbia connotazioni relativamente più fisiche, mentre l'Anima è collegata più strettamente alla Metafisica e alla religione. Nella Grecia antica si faceva a volte riferimento all'Anima con il termine psyche, da collegare con psychein, «respirare», «soffiare». Nell'Induismo in generale si fa riferimento all'Ātman. Il concetto di Anima compare la prima volta con Socrate, il quale ne fece il centro degli interessi della filosofia. Prima di lui, i filosofi erano soliti occuparsi di questioni attinenti al mondo o la natura, e la nozione di Anima possedeva connotati esclusivamente mitologici, ad esempio negli autori epici come Omero e Virgilio, dove era assimilata ad un "soffio" che abbandona il Corpo nel momento della morte; allora si riteneva che essa avesse soltanto la consistenza di un'ombra, capace di sopravvivere nell'Ade ma senza più poter esplicare la sua energia vivificatrice. È solo con Socrate, e col suo discepolo Platone, che sarà utilizzato il termine psyché (Anima) per designare il mondo interiore dell'Uomo, a cui viene ora assegnata piena dignità. Secondo Platone, l'Anima è per sua natura simbolo di purezza e spiritualità, ha la sua origine nel soffio divino (da cui il significato stesso della parola, ossia: vento, soffio). Essa non ha un inizio, in quanto è ingenerata ed è immortale e incorporea. L'Anima presente in ogni Uomo sarebbe inoltre un frammento dell'Anima del Mondo (Anima Mundi). Secondo la contrapposizione gnostica tra Dio (pura perfezione, bene) e materia (imperfezione, male), ripresa dallo stesso Platone, l'Anima sarebbe stata calata da Dio in un Corpo materiale e perciò contaminata dall'intrinseca malvagità della materia stessa. Nel tentativo di superare il dualismo platonico, Aristotele intese l'Anima come entelechia, cioè forma e principio di vita che Anima e governa il Corpo. Di tale principio egli distingue le funzioni, personificandole in tre anime: Anima vegetativa, che governa le funzioni fisiologiche istintive (nutrizione, crescita, riproduzione); Anima sensitiva, che presiede al movimento e all'attività sensitiva; Anima intellettiva, che è la fonte del pensiero razionale e governa la conoscenza, la volontà e la scelta. Un principio di eternità riposa nell'Anima intellettiva, che per ciò risiede nel singolo Corpo ma non ne dipende. Tuttavia, Aristotele non chiarisce i rapporti tra quest'Anima e le altre, né se l'eternità dell'Anima intellettiva sia anche individuale. Per Plotino l'Anima è la terza ipostasi, la cui essenza è immortale, intellettiva e divina. Vi è un'Anima universale, emanazione della sovra-realtà dell'Intelletto, che plasma e vitalizza l'intero universo (diventando Anima del Mondo), e anime individuali, per tutti gli esseri viventi. Richiamandosi alla tradizione dell'ilozoismo arcaico, per il quale il mondo è una sorta di grande animale, Platone lo vede supportato dall'Anima del Mondo, infusagli dal Demiurgo, che impregna il cosmo e gli dà vitalità generale. Seguendo il Timeo di Platone, Plotino attribuisce anime anche agli astri e ai pianeti. La singolarità del pensiero di questo filosofo riguardo l'Anima sta nel suo averla sdoppiata in "Anima superiore", originaria e legata al divino, e "Anima inferiore", preposta al governo del cosmo o, nel caso degli individui, al governo del Corpo. L'Anima originaria per il filosofo non è mai oggetto di "caduta" e non discende mai nel mondo materiale. La discesa nel Corpo consiste infatti in una propensione ("inclinazione") verso il sensibile e il particolare che si realizza in una sorta di emanazione. L'Anima originale (superiore) produce così una specie di riflesso, una seconda parte dell'Anima inferiore la cui funzione consiste nel muovere e guidare il Corpo, in quanto ciò avviene sia a livello individuale che a livello universale.
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Anima nella religione ebraica
Negli insegnamenti della Torah è possibile trovare diverse descrizioni dell'Anima dell'Uomo dove, in quanto entità celeste, l'Anima è la parte della persona che mantiene la purezza e, dopo la morte, anche quando macchiata da gravi peccati, essa può sostare nel Ghehinnom per essere purificata completamente dalle conseguenze delle proprie trasgressioni e dall'istinto cattivo cui fu soggetta in vita: se non compiuta in vita, la purificazione dopo la morte nel Ghehinnom avviene nell'immersione nel fiume di fuoco Dinur e nella neve celeste, simboli metaforici dell'espiazione. Dopo la purificazione completa ogni Anima può quindi ascendere al Gan Eden dove sono presenti molti livelli secondo i meriti e la natura dell'Anima che vi giunge, ma le anime esistono ancor prima di essere unite al Corpo nel costituire gli individui del Mondo. Inoltre, prima della nascita, l'Anima viene portata da Dio dinanzi al Gan Eden per vedere le anime degli Zaddiqim e poi dinanzi al Ghehinnom, richiamando la Misericordia divina. Nell'era messianica l'Uomo avrà un rapporto di maggiore profondità con l'Anima, le sue potenzialità, i suoi poteri e con i suoi riferimenti spirituali che saranno maggiormente manifesti. Nella Bibbia ebraica vi sono più termini che, anche nelle elaborazioni successive delle varie religioni, sono stati collegati al concetto di Anima. «L'Anima si manifesta nella persona come Neshamah, il soffio vitale, la coscienza; Ruach, lo Spirito, l'emozione; e Nefesh, l'integrazione del Corpo, il nutrimento dell'Anima. Le tre manifestazioni dell'Anima accendono la persona come il fuoco illumina una lampada, Nefesh come lo stoppino, Ruach come l'olio e Neshamah come la fiamma, come sta scritto: Lo Spirito dell'Uomo è una fiaccola del Signore che scruta tutti i segreti recessi del cuore (Prov 20,27).» Nella Qabbalah e nello Zohar l'Anima è vista come composta da tre elementi basilari, Nefesh, Ruach e Neshamah, in rari casi con l'aggiunta dei più elevati Chayyah e Yechidah. Ruach e Neshamah sono parti dell'Anima non presenti dalla nascita ma si creano lentamente col passare del tempo. Il loro sviluppo dipende dall'agire e dalle credenze dell'individuo mentre Chayyah e Yechidah si trovano solo negli Zaddiqim; di esse si dice che esistano in forma completa negli individui spiritualmente avanzati. Nèfesh indica l'Uomo come essere vivente, la costituzione dell'Uomo in quanto tale è descritta in Genesi 2,7: «Dio il Signore [YHWH] formò l'Uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici l'alito vitale e l'Uomo divenne un'Anima vivente.» Si riferisce agli istinti e funzioni vitali, si trova in tutti gli uomini ed è affine alla concezione della psiche è all'origine della natura fisica e riguarda soprattutto la vitalità del Corpo, l'istinto, la psicologia più semplici e l'intelletto, la consapevolezza dell'esistenza e della Presenza divina nel Mondo. Il Nèfesh non si identifica con il soffio di vita che proviene da Dio, ma indica il respiro, l'essere animato quando ne viene incluso dopo la morte ed è compreso nel luogo identificato con il Gan Eden o Paradiso e con lo Sheol o Inferi. Si dice che al momento della morte rimanga con il Corpo sino al definitivo completamento di esso nella tomba, si riunisce poi con le altre anime della persona deceduta già giunte alla destinazione prestabilita anche se una sua parte resta assieme al Corpo. Questo non esclude l'unità di ciò che viene definito "Anima" in quanto la percezione ultraterrena della persona deceduta riguarda il proprio coinvolgimento nell'Unità divina. Il termine Ruach (Spirito Santo) indica l'alito vitale comunicato da Dio all'Uomo, l'Anima mediana, o Spirito. Essa consiste nelle virtù morali e nella capacità di distinguere il bene dal male. Riguarda principalmente le emozioni, assumendo la sembianza del Corpo della persona quando era in vita. Neshamah è invece l'Anima superiore, il sé più elevato, essa distingue l'Uomo da tutte le altre forme di vita. Questa parte permette una consapevolezza maggiore dell'esistenza e presenza di Dio ed è stretta alla sapienza delle modalità divine. Molti studiosi del Talmud ritengono che l'infusione dell'Anima nell'embrione avvenga non prima del quarantesimo giorno. Chi ne abbia il privilegio può raggiungere Ruach a partire dall'età di 13 anni e Neshamah dai 20 anni di età (come già detto Nefesh è già presente anche alla nascita). Si ritiene che Nefesh risieda nel fegato, in ebraico kaved, Ruach nel cuore, lev, e Neshamah nel cervello, moach: le iniziali di queste tre parole formano la parola melekh che significa re e riguarda il livello raggiunto dalla persona in cui vi siano le tre anime suddette e che permette di essere considerato come un eletto per il grado di sapienza, conoscenza ed intelligenza, per la consapevolezza ed il controllo delle emozioni e degli istinti raggiunti. Chi è capace e particolarmente elevato spiritualmente può elevare Nefesh oltre il livello semplice della vitalità delle funzioni vitali fisiche ed includerla in modo completo nella santità, la Qedushah. Nello Zohar si dice che, dopo la morte, si dissolve l'apporto di Nefesh al Corpo pur restando ad esso legato per un periodo, il Ruach si trasferisce in una sorta di stato intermedio dove è sottoposto ad un processo di purificazione ed entra in una specie di "paradiso transitorio", mentre Neshamah ritorna alla sua fonte divina. Quelli dell'Anima sono livelli cui l'Uomo può generalmente accedere nel corso della propria vita per gradi ed elevazioni nella coscienza, nella consapevolezza, nella spiritualità e nella santità. Dio dona Nefesh al principio della vita dell'individuo ed è compito di essa dirigere la propria interiorità, le proprie intenzioni, le proprie azioni ed i propri coinvolgimenti verso la spiritualità. Una volta raggiunto ciò e purificatosi in questa predisposizione Dio lo prepara per ricevere Ruach che domina Nefesh e gli permette di conseguire intenzioni più elevate con una coscienza più ampia. La persona così elevata attraverso di esse, ormai raggiunte le dinamiche e le forme del servizio spirituale per Dio, potrà raggiungere Neshamah, che è ancora più santo e domina gli altri livelli. Il livello di Neshamah permette di raggiungere Binah ed in tale individuo sono predisposte le attitudini e le modalità delle Sefirot. I maestri ebrei spiegano che durante il sonno, l'Anima giunge a Dio divenendo così purificata nuovamente, ritemprata e "pulita" sino a quando ritorna con il risveglio dell'individuo.
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Nelle religioni cristiane
Nel Nuovo Testamento non esiste una definizione univoca di Anima. Paolo di Tarso fa riferimento ad una tripartizione dell'Uomo, nominando il Corpo, l'Anima e lo Spirito, già presente in Platone. La parola psychè ricorre da sola 102 volte, la prima dei quali nel Vangelo di Matteo, ed è usata nelle citazioni di passi dell'Antico Testamento dove è presente Nefesh. Talvolta le due parole Psyche e Pneuma finiscono per assumere il medesimo significato. La Chiesa cattolica non ha una definizione filosofica esplicita dell'Anima, sebbene abbia respinto diverse dottrine come quelle gnostiche che sostenevano che l'Anima individuale era increata perché della stessa sostanza divina, o la teoria della metempsicosi o ipotesi secondo le quali l'Anima (intesa come Anima razionale e Spirito) non era considerata individuale e immortale. Fra gli autori ecclesiastici che hanno affrontato l'argomento, con diverse ipotesi, sono da annoverare Agostino di Ippona, Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio. Mentre Agostino immagina l'Anima come una specie di nocchiero del Corpo, postulando un certo dualismo, Tommaso d'Aquino insiste sull'unità inscindibile dell'Uomo. L'Anima intellettuale è la forma del Corpo e la sua separatezza dopo la morte è vista come un esilio, poiché essa è naturalmente unita al Corpo, a cui tende con la resurrezione finale. Per gli ortodossi, Corpo e Anima compongono la persona, e che alla fine verranno riuniti, quindi, il Corpo di un santo condivide la santità dell'Anima. Secondo il teologo protestante Cullmann, autore di “Immortalità dell'Anima o risurrezione?” pubblicato nel 1986, «Lo stato intermedio fra la morte e la risurrezione del Corpo è caratterizzato da un periodo di sonno, in cui gli addormentati (Prima lettera ai Tessalonicesi, 4,13) aspettano la resurrezione finale.» Cullmann, inoltre nel suo libro, fa notare che la dottrina dell'immortalità dell'Anima risale al II secolo e che deriva dalla analoga dottrina ellenica, presa a prestito dal cristianesimo.
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Nelle altre religioni
Nell'Induismo, e nelle religioni ad esso collegate, l'Anima è l'aspetto più puro e sottile dell'esistenza umana, il principio che dà vita alla totalità, e che influenza e caratterizza l'evoluzione di un individuo nella sua completezza. Non ha "rivestimenti", viene infatti anche detta Anupadaka, cioè priva di aspetti che la separino dal resto della creazione. Il principio separativo, "ego", è soltanto un riflesso limitato di questa immensa energia. Nelle diverse vite che l'Uomo si trova a vivere attraverso la reincarnazione, le esperienze vissute entrano a far parte del bagaglio dell'Anima, che ha così la possibilità di ricordarle tutte. Il fatto di non ricordare nulla delle vite passate può dare un'idea della distanza che si viene ogni volta a creare tra la percezione che l'Uomo ha di sé stesso durante la vita (ego) e la sua vera natura (Anima). Soltanto gli iniziati e i maestri riescono a ricordare le vite precedenti, perché la loro identificazione non è più con l'ego inferiore ma con il vero principio unificatore, e la sintonia con la loro Anima è pressoché perfetta. Tutte le pratiche e le diverse filosofie e religioni orientali hanno sostanzialmente come obiettivo la liberazione dalla schiavitù dell'ego e la definitiva sintonizzazione con l'energia della propria Anima. L'Ātman, propriamente «respiro», può quindi essere inteso in un doppia accezione, sia come "Anima del Mondo", sia come princìpio dell'Anima individuale. Secondo le credenze sciamaniche, sono gli spiriti a muovere il creato, ancora prima degli dei. Gli spiriti sono presenti in tutti gli esseri viventi, e il loro rango è proporzionale alla creatura che animano. Ne conseguiva che con la morte, l'essere umano entrava nella dimensione degli spiriti, superiore a quella terrena. Da questo si deduceva la necessità di onorare il defunto, non solo per l'affetto, ma soprattutto perché da quel piano elevato poteva benedire i vivi. Da questo nasce anche la paura dei morti: se una persona, in vita era stata oppressa e maltrattata, giunta nel reame superiore poteva, in qualche modo vendicarsi. E’ comune credere che l’Anima, di cui alcuni di noi esseri umani sono dotati, sia una forma energetica che faccia esperienza all’interno di vari contenitori. In realtà, questa energia diventa un Anima, quando si incarna all’interno di tale contenitore. Prima di allora si dovrebbe parlare in modo più appropriato di “Energia Pura Divina”, ovvero, di una entità indefinibile che, antecedente alla sua esperienza corporea, rimane incorruttibile e assoluta nella sua ascendenza divina, quindi non ancora soggetta alla corruzione e all’esperienza materica. Nel momento in cui questa Energia si incarna, ecco che diviene un Anima, poiché l’unione di questa Energia all’interno di un Corpo esistenziale, tramuta l’esperienza stessa in un nuovo concetto, quello della Vita. Nei testi Indù, Anima (Ātman) è l’infinitesimale particella d’energia, parte integrante di Dio e che costituisce l’essere in sé. E’ differente dal Corpo materiale in cui è situata ed è l’origine della Coscienza. Come Dio, l’Essere Supremo o Coscienza, l’Anima ha una individualità propria e una forma eterna, piena di conoscenza. Rimane tuttavia distinta da Dio e non lo eguaglia mai, perché possiede i suoi attributi solo in minima quantità, quindi costituisce l’energia marginale di Dio, perché può tendere sia verso l’energia materiale che spirituale. E’ designata anche con i nomi di “Essere Vivente”, “Anima Individuale” o “Anima Infinitesimale. L’Anima incarnata intesa anche come Essere Vivente, cioè rivestita di un Corpo, si pensava all’epoca che appartenesse a ben 8.400.000 specie viventi che popolano l’intero Universo, suddivise in 900.000 specie acquatiche, 2.000.000 di specie vegetali, 1.100.000 specie d’insetti e rettili, 1.000.000 di specie di uccelli, 3.000.000 di specie di mammiferi e 400.000 specie umane.
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Il carattere delle Anime
Ma le anime, se veramente sono dotate di una propria personalità, che carattere possono avere e dimostrare al proprio contenitore (Corpo), in relazione con quelli altrui? Emerge da innumerevoli studi e testimonianze un certo “disinteresse” alle questioni umane o terrene, dimostrando un carattere sostanzialmente un po’ egocentrico e indipendente. Vero che la Coscienza dalla quale provengono è Unica, ma è pur vero che ogni Anima è comunque un entità a Sé, che nel nostro caso si incarna più volte per fare diverse esperienze. A quanto sembra, ad ogni nuovo inizio, questo attaccamento con il proprio contenitore è talmente forte e simbiotico, da tenere alla larga ogni “consapevolezza animica comune”, prediligendo, al contrario, un esperienza singolare. Quando Anima decide di fare un’esperienza in un determinato contenitore (e ovviamente il contesto in cui quel contenitore agisce ed opera), lo fa con la consapevolezza che quel contenitore possa essere potenzialmente chiunque: un creativo e un non creativo, un artista o un non artista, una persona caritatevole o un assassino, un benefattore ma anche un dittatore. Anima non conoscendo la distinzione tra il Bene ed il Male, perché essendo emanazione della Coscienza, vive entrambe le cose contemporaneamente, ha bisogno, attraverso le sue esperienze di vita, di capire che cosa voglia dire essere veramente buono o altresì, veramente cattivo. L’acquisizione della dualità del Bene e del Male, non è un qualcosa che già esisteva all’inizio della creazione, e la stessa dualità che vi è apparsa con i Demiurghi, non era così ben distinguibile sin dal principio. Attraverso l’esperienza, la consapevolezza di se, la presa di posizione, il desiderio di arrivare prima, la competizione, ha spinto determinate entità, sia creatrici che poi aliene, a decidere da quale parte stare. Il suo essere se stessa, se così lo vogliamo definire, non è un qualcosa che gli è stata concessa immediatamente sin dal principio, ma è un modo di essere che ha imparato con la propria esperienza. Da questo ragionamento, si capisce che il Bene e il Male, non sono delle realtà oggettive, concrete e prestabilite, ma piuttosto un qualcosa che lo si apprende e lo si modifica durante la coscienza del Sé. Questo vale anche per le Anime, ma con una differenza in più. Anima, nel fare così tante esperienze, è evidente che accumula un insieme di informazioni importanti, provenienti da questa dualità. Nel fare ogni tipo di esperienza, sia nel Bene che nel Male, non agisce con la consapevolezza di dover scegliere un domani, da quale delle due parti stare, piuttosto fondere questo insieme di esperienze in un qualcosa di unico. Ecco che in molti animici diventa facile creare un unico quadro, come se tutti fossero accomunati dallo stesso modo di essere: egocentrici, spesse volte autoritari e sprezzanti verso il prossimo, soprattutto tra i colleghi di lavoro, malinconici ma con punte di euforia, maniacali, spesso solitari e quasi sempre del tutto anarchici. Sempre per questo motivo, molti animici hanno anche difficoltà ad avere storie durature con una persona, sia che si tratti di amore o amicizia, perché il “proprio Sé” è talmente forte, da tenere a debita distanza chiunque. Prendete qualsiasi biografia di un grande artista del passato o del presente, di qualsiasi campo. Vogliamo parlare della turbolenta vita del Caravaggio, tra amori impossibili, anche omosessuali, ed omicidi? Vogliamo parlare della misoginia di un Beethoven, solitario e anarchico sino agli ultimi giorni della sua vita? Vogliamo parlare della tracotanza di un Picasso, del suo irrefrenabile desiderio di possedere, anche carnalmente? Esempi del genere e dalle varie combinazioni se ne possono trovare in numero pressoché illimitato, facendo emergere spesse volte anche lati poco edificanti di una persona: omosessualità ed eterosessualità estrema, latente pedofilia, adulterio, violenza, sottomissione, etc., e molto spesso all’interno di unica personalità dove si riscontra: bontà, dolcezza, l’affabilità, la compassione, etc. Questo significa essere Anima, un concentrato di esperienze passate che rivivono nel nostro presente, perché noi siamo il frutto di un progetto molto ampio e vasto di conoscenza totale. Probabilmente siamo una “Nuova Via”, una diversa possibilità, che magari nessuno si aspettava, dato che sicuramente siamo un esperimento alieno, venuto troppo bene e che, alla fine, gli è anche sfuggito di mano, ma se ci pensiamo, la nostra esistenza è un’esperienza fisica di unità globale, di cosa in realtà un domani, a livello eterico, lo sarà l’intera Coscienza. Quando l’Universo cesserà di esistere, tutto confluirà nella Coscienza-Dio, perché le esperienze spirituali e animiche contribuiranno a far capire alla divino, chi è veramente, e per far questo, l’Universo dovrà sperimentare una collettiva esperienza di morte. La stessa cosa, però, la sta facendo anche l’Uomo attuale, magari creato dall’Alieno per un diverso scopo (impossessarsi dell’Anima), ma agendo in questo senso, ha dato comunque vita ad un progetto inaspettato, dove le esperienze di morte e di incarnazione delle Anime, hanno contribuito continuamente alla conoscenza della Coscienza, dimostrando ad ogni vita umana, quali sono in realtà le forze che la governano e che la formano. Per questo noi siamo un frammento di Dio, non solo perché ne possediamo una parte (anche se ci è stata data in prestito), ma perché ogni volta che si muore e si rinasce, facciamo esattamente la stessa esperienza della Coscienza Universale.
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Due diversi tipi di Anima
Esistono, inoltre, almeno nel nostro Universo, due diversi tipi di Anima. Già in antiche culture, soprattutto quella indiana, si accenna ad un Anima Bianca ed ad un Anima Nera, inoltre è sempre stato nell’immaginario collettivo, associare ad alcune persone, un tipo di animo “diverso”. Ebbene, se seguiamo le leggi che regolano l’Universo dal suo principio sino ad oggi e se rapportiamo il tutto ad una concezione di base, dove la Luce è in contrapposizione all’Oscurità, la Materia contro l’Antimateria, la Gravità contro l’Antigravità, sino ad arrivare ai concetti di Bene contro Male, non è da escludere la certezza che esistano anche due tipi di Anime: Anime Nere e Anime Bianche. Ecco che acquista un senso la dottrina Catara, come lo acquista anche la spiegazione fornita dalla filosofia induista, dove l’Intelligenza Materiale (Anime Nere) è definita come la capacità di valutare gli impulsi ricevuti dalla mente e di analizzare la natura e il funzionamento della stessa energia. E’ dunque un’energia materiale sottile che può velare la coscienza del sé spirituale. L’Intelligenza Spirituale (Anime Bianche) è l’intelligenza originale dell’essere, che permette di comprendere come tutte le cose (compresi se stessi) esistano in relazione con Dio o il Tutto. Essa ci libera dalle concezioni materiali della vita. Da questo concetto si capisce inoltre che le Anime Nere sono legate al Demiurgo della Materia, mentre le Anime Bianche sono legate al Demiurgo dell’Immateriale. Non dobbiamo però cadere nell’errore che le Anime Bianche siano buone e le Anime Nere siano cattive, la definizione di bianco e nero, come spiegato nel precedente capitolo, è diversa dal concetto di base costituito dalla nostra dualità, in questo caso è un termine che ci aiuta a differenziare la stessa entità in due “comportamenti” animici diversi. Oggi potremmo dire che le Anime Bianche sono le Anime Attive, quelle combattive, propositive, che non si lasciano influenzare facilmente da altre entità che cercano in ogni modo di soggiogarle, al contrario le Anime Nere sono Anime Passive, più docili, più soggette ad essere facilmente domabili e in parte anche manipolabili. Da questo ragionamento si capisce inoltre che entrambi i Demiurghi, dotati ognuno di un diverso tipo di Anima, ha operato alla creazione di forme di vita in grado di contenerle, in modo da perpetuare il loro processo evolutivo di acquisizione di una coscienza più alta. Se per il Demiurgo dell’Immateriale, tale stadio evolutivo si è concluso con la creazione del Primo Uomo (Adam Qadmon) e della sua capacità immortale di essere animico, per il Demiurgo della Materia, questa necessità si è manifestata nella ricerca di una creazione umana alternativa, dove le tante esperienze di re-incarnazione aspirino a diventare la summa finale di una acquisizione di predominio nel gioco universale.
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Le percezioni Animiche
Anima, sembra sia in grado di “sganciarsi” da un Corpo in qualsiasi momento della vita di quell'essere umano che la ospita. Ci sono due modi di distacco animico, il primo avviene quando tra il Contenitore e Anima non c'è una forte intesa e fattori esterni o alieni, contribuiscono all'allontanamento. Anima ad un certo punto, va a rifugiarsi in un mondo tutto suo e lascia il contenitore in uno stato apatico e depressivo, che spesso sfocia anche in malattie gravi o la morte. Il secondo, è un vero e proprio distacco dal Contenitore per andare altrove e fare la sua esperienza da sola o più avanti in un'altro Corpo, se ciò avviene il Corpo spesso entra in coma, diventa un vegetale perché va in tilt o, nel peggiore dei casi, addirittura muore (ad esempio le famose morti improvvise senza spiegazioni logiche). Quando entri in contatto con uno Spirito Alieno (Memoria Aliena) o un tuo parassita, sia in stati coscienti che incoscienti, succede spesso che puoi avere accesso a tutta una serie di informazioni incredibili. Quando ti ricordi tutte le loro conoscenze, la tua Mente fa da filtro e anche Anima (e Spirito) contribuiscono a decifrare tali informazioni. Più alta è la cultura del soggetto, istruzione e coscienza, più alte saranno le possibilità di saper tradurre tali informazioni, viceversa, più bassa è la cultura, scarsi saranno i risultati. Durante questo "trasferimento di dati", capita di ritrovarsi a tradurre termini incomprensibili e che spesso non troveranno un nome o una spiegazione, mentre per tutto il resto, sarà tradotto e spiegato con parole e concetti più semplici possibili. Capita anche di dire parole, spiegare concetti anche fuori dalle proprie conoscenze, ma non va dimenticato che chi ha Anima ha dentro di se il "non tempo" e in questo "non tempo", è facile che le vite passate o future facciano una sorta di "trasfusione" in grado di aiutare la persona animica, a spiegare cosa ha visto e sentito. Un po’ come quando un compositore contemporaneo si mette a scrivere una musica anacronistica che ha caratteristiche del passato, oppure è talmente moderna da aver "previsto" il futuro. Dopo essere stati liberati da qualsiasi influenza negativa, l’animico sviluppa delle capacità che lo mettono in grado di “vedere” altre realtà esistenti alla nostra. Se veramente l’Anima non ha la percezione del tempo, ma vive ogni epoca e in ogni luogo nello stesso istante, è facile presupporre che sia capace di vedere realtà distanti nel medesimo momento. Dato che la nostra Mente, interpreta le visioni di Anima per archetipi (anche in base alle conoscenze e la cultura della persona), è possibile dar vita ad una ricerca dove attraverso le varie conoscenze umane, sia possibile creare un quadro, se non completo, almeno esauriente di determinate realtà. A complicare ulteriormente la situazione, ci possono essere anche i ricordi di Spirito, attraverso quindi, tutta la summa delle esperienze che ha accumulato nel tempo totale della propria esistenza eterico/materica.
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La morte delle Anime
L’Annichilimento, ovvero l'annientamento, è quel processo in cui l'antimateria a contatto con la materia ordinaria, si annulla e si distrugge, convertendo questo processo in energia. In questa ricerca del nulla, si vuole sottolineare il carattere di negazione radicale di determinati sistemi di controllo, in quanto astrazioni che “gravano come spettri”, educati alla rinuncia. Le Anime se tenute sotto controllo o una pressante morsa stritolante, atto alla loro manipolazione energetica, possono arrivare al proprio annichilimento per smascherare i falsi valori del tempo, quindi con la distruzione di se stesse, sono in grado di esaurirsi e “morire” per far terminare un’oppressione e un parassitaggio esterno al contenitore. Quella della morte delle anime è una scoperta recente, quando ci siamo resi conto che, in alcune persone sotto uno spietato controllo alieno, era palese un lento esaurirsi delle proprie energie. Non sappiamo alla fine cosa possa consistere questa “morte animica”, ma è presumibile pensare che si annienti per cessare la sua esperienza in questo Universo, e ritornare, probabilmente, alla matrice divina originaria. Inizialmente, era ipotizzabile pensare ad un livello più alto del normale, di una privazione energetica da parte dei parassiti stessi, tale da giustificare questa sorta di depressione, ma successivamente, anche a seguito di parziali o totali liberazioni, era chiaro che le anime stesse avevano deciso di “suicidarsi”, per non andare più incontro al triste destino che da troppo tempo era gravato sulla loro esperienza. A questo punto è fondamentale capire il perché di tale decisione (spegnersi) e del convincere Anima del contrario (accendersi). Certo è che le anime, per quanto possano essere manipolate, dimostrano ancora una volta di avere una propria personalità, in grado di decidere le proprie sorti se messe nella condizioni di poter scegliere da sole. Non si può certo “ri-programmare” una parte animica utilizzando uno stesso concetto di manipolazione, che già l’alieno o il parassita, aveva praticato con successo, ma un aperto dialogo e il mettere l’Anima stessa in condizioni di capire e di ritornare ad essere ciò che è stata un tempo (una creatrice), potrà aiutarla a recuperare la sua memoria e rimetterla in contatto con l’Akasha collettiva, dalla quale potrà trarne nuova linfa energetica e vitale.
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L’Anima Mundi
L'Anima del Mondo (meglio nota in latino come Anima Mundi) è un termine filosofico usato dai platonici per indicare la vitalità della natura nella sua totalità, assimilata a un unico organismo vivente. Rappresenta il principio unificante da cui prendono forma i singoli organismi, i quali, pur articolandosi e differenziandosi secondo le proprie specificità individuali, risultano tuttavia legati tra loro da una tale comune Anima Universale. Questa concezione sembra essere nata sin dagli albori dell'umanità, e pur essendo di origine essenzialmente orientale, fu un tratto caratteristico del paganesimo o delle religioni animiste, secondo cui ogni realtà, anche apparentemente inanimata, contiene una presenza spirituale, collegata all'Anima del Tutto. L'Anima Mundi la si ritrova poi essenzialmente nelle più svariate espressioni del misticismo. Platone nel Timeo, fu tra i primi a parlare di Anima del Mondo, ereditando questo concetto da tradizioni orientali, orfiche e pitagoriche. Secondo Platone il mondo è una sorta di grande animale, la cui vitalità generale è supportata da quest'anima, infusagli dal Demiurgo, che lo plasma a partire dai quattro elementi fondamentali: Fuoco, Terra, Aria, Acqua. «Pertanto, secondo una tesi probabile, occorre dire che questo mondo nacque come un essere vivente davvero dotato di Anima e intelligenza grazie alla Provvidenza divina.» (Platone, Timeo, cap. 30, 68) Il concetto di Anima del Mondo trovò in seguito un corrispettivo nel Logos dello stoicismo, concepito in forma immanente come presenza del divino nelle vicende del mondo, ossia come sentimento di compassione che unifica la sfera soprannaturale con quella umana. Venne poi fatto proprio da esponenti delle correnti gnostiche, esoteriche ed ermetiche del periodo ellenistico, divenendo infine un tema centrale nel sistema filosofico di Plotino, da questi identificata con la terza ipostasi nel processo di emanazione dall'Uno. L'Anima era da lui concepita con una doppia natura: «L'Anima, in virtù della sua unità, trasferisce ad altri esseri l'unità, che del resto lei stessa accoglie per averla ricevuta da un altro.» (Plotino, Enneadi, VI, 9, 1) La vita dunque, secondo Plotino, nasce non da combinazioni atomiche ad essa esterne, ma da un principio interiore, semplice, e immateriale: appunto l'Anima. La molteplicità di anime presenti nel mondo è a sua volta comprensibile solo ammettendo che tutte abbiano una comune origine. Secondo logica, infatti, non possono esistere più "Uno", perché in tal caso non sarebbero più Uno ma molti. L'Unità che sta a fondamento delle anime deve essere dunque la stessa per tutte. Questa unità è l'Anima del Mondo, la quale a sua volta si fa veicolo delle idee platoniche negli organismi, andando a costituire la loro ragione formante o logos, in maniera simile ai caratteri genetici di un individuo (o al concetto aristotelico di entelechia). «Da tutto quanto si è detto risulta che ogni essere che si trova nell'universo, a seconda della sua natura e costituzione, contribuisce alla formazione dell'universo col suo agire e con il suo patire, nella stessa maniera in cui ciascuna parte del singolo animale, in ragione della sua naturale costituzione, coopera con l'organismo nel suo intero, rendendo quel servizio che compete al suo ruolo e alla sua funzione. Ogni parte, inoltre, dà del suo e riceve dalle altre, per quanto la sua natura recettiva lo consenta.» (Plotino, Enneadi, IV, 4, 45) Tutto il sistema plotiniano trovava infine piena organicità nel postulare l'Uno assoluto, al di là delle stesse Idee. A tale principio trascendente e ineffabile, non spiegabile a parole, ci si può ricongiungere solo nell'estasi mistica. Nonostante la sua visione monistica, nell'Anima del Mondo postulata da Plotino sussistevano le divinità del politeismo pagano, proprie della mitologia greca, le quali non erano viste in contrasto con l'Uno, essendo in fondo espressione di una medesima natura.
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La dottrina plotiniana, una volta depurata da questo aspetto pagano, poté facilmente essere assorbita dal Cristianesimo, il quale analogamente, partendo da una visione spirituale della realtà, vedeva l'origine della vita in un principio unitario e intelligente. A differenza di Plotino, però, secondo cui l'Anima genera esseri simili a sé in maniera inconsapevole, fino a disperdere la propria energia vitale fino agli organismi via via inferiori e meno evoluti, il Cristianesimo la vede in un'ottica finalistica e creazionista. Nella Bibbia l'essere umano, il più evoluto dei viventi, è creato a immagine e somiglianza di Dio stesso. All'origine dunque non c'è la materia ma lo Spirito; la vita può andare dagli organismi inferiori fino a quelli più intelligenti essendo già in essa contenuta tale intelligenza. Il principio che più si avvicinava a quello dell'Anima Mundi era lo Spirito Santo (concepito però non in forma vacua, ma come vera e propria Persona, la terza della Trinità), in quanto soffio vitale che spira dove vuole in piena autonomia. L'aspetto vitalistico del mondo sembra peraltro emergere dai Vangeli, là dove Gesù si rivolge agli elementi della natura, ad esempio gli alberi o il vento, come entità coscienti che a lui obbediscono. La centralità dell'Anima Mundi permeò in particolare l'agostinismo, soprattutto in seguito al commentario del Timeo di Platone operato da Calcidio, che le attribuiva una «natura razionale incorporea». Se ne trovano cenni in Boezio, Dionigi l'Areopagita e Giovanni Scoto Eriugena. Divenne quindi un tema ampiamente sviluppato dai maestri della scuola di Chartres, come Teodorico e Guglielmo di Conches, i quali ammisero l'immanenza dello Spirito nella Natura, concependo quest'ultima come una totalità organica e indipendente, oggetto di studi separati rispetto alla teologia. Dio, secondo Guglielmo, si era limitato a dare l'avvio alla creazione, dopodiché tutta l'evoluzione dei processi naturali andava spiegata sulla base di principi interamente fisici, che egli individuava nell'azione combinata dei quattro elementi (Fuoco, Terra, Aria, Acqua), senza bisogno che Dio intervenisse più.
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Ammettendo quindi l'immanenza dell'Anima Universale nella Natura, i filosofi di Chartres si avviavano verso una visione panteistica del creato. Contemporaneamente anche Tommaso d'Aquino parlava di un'Anima Mundi, causa della Natura, che derivava "post aeternitatem" dalle Intelligenze (sussistenti "cum aeternitate"), le quali a loro volta discendevano dall'Uno o Bene, causa prima "ante aeternitatem". Nell'opera di Tommaso, che sull'argomento dedicò un trattato all'alchimia, l'attenzione rivolta agli aspetti vitali del mondo fisico resta comunque collocata entro una visione trascendente di Dio. Nel Rinascimento, durante il quale si assistette a una nuova stagione del neoplatonismo, la nozione di Anima Mundi godette di particolare fortuna, legandosi agli elementi magici, alchemici ed ermetici propri della filosofia rinascimentale, collegati all'attività di personaggi come Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Si andava alla ricerca della pietra filosofale, per produrre la quale era necessaria la disponibilità del grande Agente universale, o appunto Anima del Mondo, altrimenti detta «Azoto», acronimo cabalistico che indicava la Luce Astrale Divina di cui ogni elemento della realtà si riteneva fosse permeato. L'intero Universo era allora concepito come un organismo vivente, popolato da presenze o da forze vitali. La visione neoplatonica, unita a quella cristiana, consentiva di vedere organicamente congiunti tutti i diversi campi del reale in virtù dell'amore che Dio irradia nel cosmo vivificandolo. L'amore di Dio era posto così a fondamento non solo della vita ma anche dell'ordine geometrico del mondo. La concordanza tra Spirito e Materia, eventi celesti ed eventi terreni, in quanto espressioni di un medesimo principio vitale, portò a una maggiore fiducia nell'astrologia e nella possibilità di predire il futuro tramite gli oroscopi. Questi erano concepiti al servizio di un Uomo che guarda al futuro e intende ora intervenire attivamente nel corso degli eventi per mutarli. In questo clima culturale riemersero in alcuni casi, sotto certi aspetti, nuove tendenze paganeggianti.
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La concezione animista e immanente dello Spirito poté tuttavia facilmente convivere con l'aspetto trascendente del Dio cristiano, sostituendo alle divinità pagane delle creature intermedie, come gli angeli o i santi protettori, preposti ognuno alla "giurisdizione" di un particolare aspetto o elemento della realtà. Nel Cinquecento, il concetto vitalistico dell'Anima del Mondo affiorò soprattutto in Giordano Bruno, il quale concepì Dio talmente immanente alla natura fino a identificarlo in toto con quest'ultima (panteismo); e in Tommaso Campanella, secondo cui tutti gli elementi della realtà sono senzienti, ovvero hanno una coscienza (sensismo). Nei secoli successivi, pur restando latente, esso venne tuttavia ostacolato dal diffondersi del meccanicismo e della scienza newtoniana, a questa si oppose nel Settecento soprattutto Goethe. Il concetto di Anima Mundi riemerse quindi nuovamente durante il Romanticismo, in Germania, dove in particolare Schelling riprese la concezione neoplatonica che vede il principio intelligente presente già nella natura in forme embrionali o potenziali. La natura, per Schelling, è un'«intelligenza sopita», uno «Spirito in potenza». La natura non potrebbe evolversi fino all'Uomo se non avesse già dentro di sé lo Spirito divino. Gli organismi inferiori sono solo limitazioni o aspetti minori dell'unico organismo universale che nell'essere umano trova piena realizzazione. L'Anima del Mondo diventa infatti pienamente autocosciente soltanto nell'Uomo, che rappresenta così il vertice, il punto di passaggio dalla natura verso Dio, che in essa si riflette. Nella natura è presente dunque un evoluzionismo, un'intenzionalità finalistica, che si specifica in organismi via via più complessi a partire però da un principio semplice e assolutamente unitario. Anche Schopenhauer, pur senza rendersene conto, utilizzò lo stesso concetto neoplatonico. Per lui infatti le singole anime degli individui sono espressione di un'unica Volontà di vita, che opera tuttavia in maniera inconsapevole, e solo nell'Uomo può diventare cosciente di sé. Mentre in apparenza l'IO individuale è separato dagli altri ed è spinto perciò verso un agire egoistico, al di sotto del velo di maya le anime sono in realtà tutte unite a formare una sola grande Anima. Ancora in Bergson (filosofo del primo Novecento) il vitalismo venne contrapposto al meccanicismo. Bergson torna infatti ad affermare che la vita biologica, come del resto la coscienza, non è un semplice aggregato di elementi composti, riproducibile magari artificialmente. La vita invece è una continua e incessante creazione che nasce da un principio assolutamente semplice, non rieseguibile deliberatamente, né componibile a partire da nient'altro. Sempre nel Novecento, il concetto di Anima Mundi è rintracciabile nel dannunzianesimo, dove prevale l'anelito all'unione panica con l'universo tramite la ricerca estetica e sensuale del bello. Riemerse ancora in Carl Gustav Jung, nella nozione di inconscio collettivo. Parallelamente alle forme con cui si è presentato in Occidente, il concetto di Anima del Mondo si è sviluppato in maniera simile anche in Oriente, presso le religioni asiatiche come il buddismo, il taoismo e l'induismo, dove analogamente prevale l'idea che l'universo sia Animato da una forza compatta e unitaria. In Cina è il Tao, attività unificatrice del dualismo cosmico yin e yang nel quale essa stessa si polarizza, articolandosi secondo una visione armonica e organica dell'Universo. Secondo il buddismo, in particolare, l'ego che separa le anime individuali è in realtà illusorio, perché al fondo esse sono una realtà sola; di qui la raccomandazione di esercitare la compassione, tramite cui è possibile riconoscere se stessi negli altri. Il ricongiungimento con l'Anima cosmica avviene quindi essenzialmente con l'Estasi.
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Fonte
Federico Bellini; La Via del Risveglio (2011/12)
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Il concetto di Anima nel mondo antico
L'Anima (dal latino Anima, connesso col greco ànemos, «soffio», «vento»), in molte religioni, tradizioni spirituali e filosofie, è la parte spirituale ed eterna di un essere vivente, comunemente ritenuta indipendente dal Corpo, poiché distinta dalla parte fisica. Tipicamente si pensa che consista della coscienza e della personalità di un essere umano, e può essere sinonimo di «Spirito», «Mente» o «IO». Si crede che l'Anima continui a vivere dopo la morte fisica della persona, e alcune religioni postulano che sia Dio a creare o generare le anime. In alcune culture, si dice che gli esseri viventi non umani e, talvolta, altri oggetti (come i fiumi) abbiano un'Anima, una credenza nota come animismo. I termini «Anima» e «Spirito» vengono spesso usati come sinonimi, anche se il primo è maggiormente legato al concetto di individualità di una persona. Anche le parole «Anima» e «Psiche» possono essere considerate come sinonimi, sebbene «psiche» abbia connotazioni relativamente più fisiche, mentre l'Anima è collegata più strettamente alla Metafisica e alla religione. Nella Grecia antica si faceva a volte riferimento all'Anima con il termine psyche, da collegare con psychein, «respirare», «soffiare». Nell'Induismo in generale si fa riferimento all'Ātman. Il concetto di Anima compare la prima volta con Socrate, il quale ne fece il centro degli interessi della filosofia. Prima di lui, i filosofi erano soliti occuparsi di questioni attinenti al mondo o la natura, e la nozione di Anima possedeva connotati esclusivamente mitologici, ad esempio negli autori epici come Omero e Virgilio, dove era assimilata ad un "soffio" che abbandona il Corpo nel momento della morte; allora si riteneva che essa avesse soltanto la consistenza di un'ombra, capace di sopravvivere nell'Ade ma senza più poter esplicare la sua energia vivificatrice. È solo con Socrate, e col suo discepolo Platone, che sarà utilizzato il termine psyché (Anima) per designare il mondo interiore dell'Uomo, a cui viene ora assegnata piena dignità. Secondo Platone, l'Anima è per sua natura simbolo di purezza e spiritualità, ha la sua origine nel soffio divino (da cui il significato stesso della parola, ossia: vento, soffio). Essa non ha un inizio, in quanto è ingenerata ed è immortale e incorporea. L'Anima presente in ogni Uomo sarebbe inoltre un frammento dell'Anima del Mondo (Anima Mundi). Secondo la contrapposizione gnostica tra Dio (pura perfezione, bene) e materia (imperfezione, male), ripresa dallo stesso Platone, l'Anima sarebbe stata calata da Dio in un Corpo materiale e perciò contaminata dall'intrinseca malvagità della materia stessa. Nel tentativo di superare il dualismo platonico, Aristotele intese l'Anima come entelechia, cioè forma e principio di vita che Anima e governa il Corpo. Di tale principio egli distingue le funzioni, personificandole in tre anime: Anima vegetativa, che governa le funzioni fisiologiche istintive (nutrizione, crescita, riproduzione); Anima sensitiva, che presiede al movimento e all'attività sensitiva; Anima intellettiva, che è la fonte del pensiero razionale e governa la conoscenza, la volontà e la scelta. Un principio di eternità riposa nell'Anima intellettiva, che per ciò risiede nel singolo Corpo ma non ne dipende. Tuttavia, Aristotele non chiarisce i rapporti tra quest'Anima e le altre, né se l'eternità dell'Anima intellettiva sia anche individuale. Per Plotino l'Anima è la terza ipostasi, la cui essenza è immortale, intellettiva e divina. Vi è un'Anima universale, emanazione della sovra-realtà dell'Intelletto, che plasma e vitalizza l'intero universo (diventando Anima del Mondo), e anime individuali, per tutti gli esseri viventi. Richiamandosi alla tradizione dell'ilozoismo arcaico, per il quale il mondo è una sorta di grande animale, Platone lo vede supportato dall'Anima del Mondo, infusagli dal Demiurgo, che impregna il cosmo e gli dà vitalità generale. Seguendo il Timeo di Platone, Plotino attribuisce anime anche agli astri e ai pianeti. La singolarità del pensiero di questo filosofo riguardo l'Anima sta nel suo averla sdoppiata in "Anima superiore", originaria e legata al divino, e "Anima inferiore", preposta al governo del cosmo o, nel caso degli individui, al governo del Corpo. L'Anima originaria per il filosofo non è mai oggetto di "caduta" e non discende mai nel mondo materiale. La discesa nel Corpo consiste infatti in una propensione ("inclinazione") verso il sensibile e il particolare che si realizza in una sorta di emanazione. L'Anima originale (superiore) produce così una specie di riflesso, una seconda parte dell'Anima inferiore la cui funzione consiste nel muovere e guidare il Corpo, in quanto ciò avviene sia a livello individuale che a livello universale.
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Anima nella religione ebraica
Negli insegnamenti della Torah è possibile trovare diverse descrizioni dell'Anima dell'Uomo dove, in quanto entità celeste, l'Anima è la parte della persona che mantiene la purezza e, dopo la morte, anche quando macchiata da gravi peccati, essa può sostare nel Ghehinnom per essere purificata completamente dalle conseguenze delle proprie trasgressioni e dall'istinto cattivo cui fu soggetta in vita: se non compiuta in vita, la purificazione dopo la morte nel Ghehinnom avviene nell'immersione nel fiume di fuoco Dinur e nella neve celeste, simboli metaforici dell'espiazione. Dopo la purificazione completa ogni Anima può quindi ascendere al Gan Eden dove sono presenti molti livelli secondo i meriti e la natura dell'Anima che vi giunge, ma le anime esistono ancor prima di essere unite al Corpo nel costituire gli individui del Mondo. Inoltre, prima della nascita, l'Anima viene portata da Dio dinanzi al Gan Eden per vedere le anime degli Zaddiqim e poi dinanzi al Ghehinnom, richiamando la Misericordia divina. Nell'era messianica l'Uomo avrà un rapporto di maggiore profondità con l'Anima, le sue potenzialità, i suoi poteri e con i suoi riferimenti spirituali che saranno maggiormente manifesti. Nella Bibbia ebraica vi sono più termini che, anche nelle elaborazioni successive delle varie religioni, sono stati collegati al concetto di Anima. «L'Anima si manifesta nella persona come Neshamah, il soffio vitale, la coscienza; Ruach, lo Spirito, l'emozione; e Nefesh, l'integrazione del Corpo, il nutrimento dell'Anima. Le tre manifestazioni dell'Anima accendono la persona come il fuoco illumina una lampada, Nefesh come lo stoppino, Ruach come l'olio e Neshamah come la fiamma, come sta scritto: Lo Spirito dell'Uomo è una fiaccola del Signore che scruta tutti i segreti recessi del cuore (Prov 20,27).» Nella Qabbalah e nello Zohar l'Anima è vista come composta da tre elementi basilari, Nefesh, Ruach e Neshamah, in rari casi con l'aggiunta dei più elevati Chayyah e Yechidah. Ruach e Neshamah sono parti dell'Anima non presenti dalla nascita ma si creano lentamente col passare del tempo. Il loro sviluppo dipende dall'agire e dalle credenze dell'individuo mentre Chayyah e Yechidah si trovano solo negli Zaddiqim; di esse si dice che esistano in forma completa negli individui spiritualmente avanzati. Nèfesh indica l'Uomo come essere vivente, la costituzione dell'Uomo in quanto tale è descritta in Genesi 2,7: «Dio il Signore [YHWH] formò l'Uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici l'alito vitale e l'Uomo divenne un'Anima vivente.» Si riferisce agli istinti e funzioni vitali, si trova in tutti gli uomini ed è affine alla concezione della psiche è all'origine della natura fisica e riguarda soprattutto la vitalità del Corpo, l'istinto, la psicologia più semplici e l'intelletto, la consapevolezza dell'esistenza e della Presenza divina nel Mondo. Il Nèfesh non si identifica con il soffio di vita che proviene da Dio, ma indica il respiro, l'essere animato quando ne viene incluso dopo la morte ed è compreso nel luogo identificato con il Gan Eden o Paradiso e con lo Sheol o Inferi. Si dice che al momento della morte rimanga con il Corpo sino al definitivo completamento di esso nella tomba, si riunisce poi con le altre anime della persona deceduta già giunte alla destinazione prestabilita anche se una sua parte resta assieme al Corpo. Questo non esclude l'unità di ciò che viene definito "Anima" in quanto la percezione ultraterrena della persona deceduta riguarda il proprio coinvolgimento nell'Unità divina. Il termine Ruach (Spirito Santo) indica l'alito vitale comunicato da Dio all'Uomo, l'Anima mediana, o Spirito. Essa consiste nelle virtù morali e nella capacità di distinguere il bene dal male. Riguarda principalmente le emozioni, assumendo la sembianza del Corpo della persona quando era in vita. Neshamah è invece l'Anima superiore, il sé più elevato, essa distingue l'Uomo da tutte le altre forme di vita. Questa parte permette una consapevolezza maggiore dell'esistenza e presenza di Dio ed è stretta alla sapienza delle modalità divine. Molti studiosi del Talmud ritengono che l'infusione dell'Anima nell'embrione avvenga non prima del quarantesimo giorno. Chi ne abbia il privilegio può raggiungere Ruach a partire dall'età di 13 anni e Neshamah dai 20 anni di età (come già detto Nefesh è già presente anche alla nascita). Si ritiene che Nefesh risieda nel fegato, in ebraico kaved, Ruach nel cuore, lev, e Neshamah nel cervello, moach: le iniziali di queste tre parole formano la parola melekh che significa re e riguarda il livello raggiunto dalla persona in cui vi siano le tre anime suddette e che permette di essere considerato come un eletto per il grado di sapienza, conoscenza ed intelligenza, per la consapevolezza ed il controllo delle emozioni e degli istinti raggiunti. Chi è capace e particolarmente elevato spiritualmente può elevare Nefesh oltre il livello semplice della vitalità delle funzioni vitali fisiche ed includerla in modo completo nella santità, la Qedushah. Nello Zohar si dice che, dopo la morte, si dissolve l'apporto di Nefesh al Corpo pur restando ad esso legato per un periodo, il Ruach si trasferisce in una sorta di stato intermedio dove è sottoposto ad un processo di purificazione ed entra in una specie di "paradiso transitorio", mentre Neshamah ritorna alla sua fonte divina. Quelli dell'Anima sono livelli cui l'Uomo può generalmente accedere nel corso della propria vita per gradi ed elevazioni nella coscienza, nella consapevolezza, nella spiritualità e nella santità. Dio dona Nefesh al principio della vita dell'individuo ed è compito di essa dirigere la propria interiorità, le proprie intenzioni, le proprie azioni ed i propri coinvolgimenti verso la spiritualità. Una volta raggiunto ciò e purificatosi in questa predisposizione Dio lo prepara per ricevere Ruach che domina Nefesh e gli permette di conseguire intenzioni più elevate con una coscienza più ampia. La persona così elevata attraverso di esse, ormai raggiunte le dinamiche e le forme del servizio spirituale per Dio, potrà raggiungere Neshamah, che è ancora più santo e domina gli altri livelli. Il livello di Neshamah permette di raggiungere Binah ed in tale individuo sono predisposte le attitudini e le modalità delle Sefirot. I maestri ebrei spiegano che durante il sonno, l'Anima giunge a Dio divenendo così purificata nuovamente, ritemprata e "pulita" sino a quando ritorna con il risveglio dell'individuo.
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Nelle religioni cristiane
Nel Nuovo Testamento non esiste una definizione univoca di Anima. Paolo di Tarso fa riferimento ad una tripartizione dell'Uomo, nominando il Corpo, l'Anima e lo Spirito, già presente in Platone. La parola psychè ricorre da sola 102 volte, la prima dei quali nel Vangelo di Matteo, ed è usata nelle citazioni di passi dell'Antico Testamento dove è presente Nefesh. Talvolta le due parole Psyche e Pneuma finiscono per assumere il medesimo significato. La Chiesa cattolica non ha una definizione filosofica esplicita dell'Anima, sebbene abbia respinto diverse dottrine come quelle gnostiche che sostenevano che l'Anima individuale era increata perché della stessa sostanza divina, o la teoria della metempsicosi o ipotesi secondo le quali l'Anima (intesa come Anima razionale e Spirito) non era considerata individuale e immortale. Fra gli autori ecclesiastici che hanno affrontato l'argomento, con diverse ipotesi, sono da annoverare Agostino di Ippona, Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio. Mentre Agostino immagina l'Anima come una specie di nocchiero del Corpo, postulando un certo dualismo, Tommaso d'Aquino insiste sull'unità inscindibile dell'Uomo. L'Anima intellettuale è la forma del Corpo e la sua separatezza dopo la morte è vista come un esilio, poiché essa è naturalmente unita al Corpo, a cui tende con la resurrezione finale. Per gli ortodossi, Corpo e Anima compongono la persona, e che alla fine verranno riuniti, quindi, il Corpo di un santo condivide la santità dell'Anima. Secondo il teologo protestante Cullmann, autore di “Immortalità dell'Anima o risurrezione?” pubblicato nel 1986, «Lo stato intermedio fra la morte e la risurrezione del Corpo è caratterizzato da un periodo di sonno, in cui gli addormentati (Prima lettera ai Tessalonicesi, 4,13) aspettano la resurrezione finale.» Cullmann, inoltre nel suo libro, fa notare che la dottrina dell'immortalità dell'Anima risale al II secolo e che deriva dalla analoga dottrina ellenica, presa a prestito dal cristianesimo.
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Nelle altre religioni
Nell'Induismo, e nelle religioni ad esso collegate, l'Anima è l'aspetto più puro e sottile dell'esistenza umana, il principio che dà vita alla totalità, e che influenza e caratterizza l'evoluzione di un individuo nella sua completezza. Non ha "rivestimenti", viene infatti anche detta Anupadaka, cioè priva di aspetti che la separino dal resto della creazione. Il principio separativo, "ego", è soltanto un riflesso limitato di questa immensa energia. Nelle diverse vite che l'Uomo si trova a vivere attraverso la reincarnazione, le esperienze vissute entrano a far parte del bagaglio dell'Anima, che ha così la possibilità di ricordarle tutte. Il fatto di non ricordare nulla delle vite passate può dare un'idea della distanza che si viene ogni volta a creare tra la percezione che l'Uomo ha di sé stesso durante la vita (ego) e la sua vera natura (Anima). Soltanto gli iniziati e i maestri riescono a ricordare le vite precedenti, perché la loro identificazione non è più con l'ego inferiore ma con il vero principio unificatore, e la sintonia con la loro Anima è pressoché perfetta. Tutte le pratiche e le diverse filosofie e religioni orientali hanno sostanzialmente come obiettivo la liberazione dalla schiavitù dell'ego e la definitiva sintonizzazione con l'energia della propria Anima. L'Ātman, propriamente «respiro», può quindi essere inteso in un doppia accezione, sia come "Anima del Mondo", sia come princìpio dell'Anima individuale. Secondo le credenze sciamaniche, sono gli spiriti a muovere il creato, ancora prima degli dei. Gli spiriti sono presenti in tutti gli esseri viventi, e il loro rango è proporzionale alla creatura che animano. Ne conseguiva che con la morte, l'essere umano entrava nella dimensione degli spiriti, superiore a quella terrena. Da questo si deduceva la necessità di onorare il defunto, non solo per l'affetto, ma soprattutto perché da quel piano elevato poteva benedire i vivi. Da questo nasce anche la paura dei morti: se una persona, in vita era stata oppressa e maltrattata, giunta nel reame superiore poteva, in qualche modo vendicarsi. E’ comune credere che l’Anima, di cui alcuni di noi esseri umani sono dotati, sia una forma energetica che faccia esperienza all’interno di vari contenitori. In realtà, questa energia diventa un Anima, quando si incarna all’interno di tale contenitore. Prima di allora si dovrebbe parlare in modo più appropriato di “Energia Pura Divina”, ovvero, di una entità indefinibile che, antecedente alla sua esperienza corporea, rimane incorruttibile e assoluta nella sua ascendenza divina, quindi non ancora soggetta alla corruzione e all’esperienza materica. Nel momento in cui questa Energia si incarna, ecco che diviene un Anima, poiché l’unione di questa Energia all’interno di un Corpo esistenziale, tramuta l’esperienza stessa in un nuovo concetto, quello della Vita. Nei testi Indù, Anima (Ātman) è l’infinitesimale particella d’energia, parte integrante di Dio e che costituisce l’essere in sé. E’ differente dal Corpo materiale in cui è situata ed è l’origine della Coscienza. Come Dio, l’Essere Supremo o Coscienza, l’Anima ha una individualità propria e una forma eterna, piena di conoscenza. Rimane tuttavia distinta da Dio e non lo eguaglia mai, perché possiede i suoi attributi solo in minima quantità, quindi costituisce l’energia marginale di Dio, perché può tendere sia verso l’energia materiale che spirituale. E’ designata anche con i nomi di “Essere Vivente”, “Anima Individuale” o “Anima Infinitesimale. L’Anima incarnata intesa anche come Essere Vivente, cioè rivestita di un Corpo, si pensava all’epoca che appartenesse a ben 8.400.000 specie viventi che popolano l’intero Universo, suddivise in 900.000 specie acquatiche, 2.000.000 di specie vegetali, 1.100.000 specie d’insetti e rettili, 1.000.000 di specie di uccelli, 3.000.000 di specie di mammiferi e 400.000 specie umane.
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Il carattere delle Anime
Ma le anime, se veramente sono dotate di una propria personalità, che carattere possono avere e dimostrare al proprio contenitore (Corpo), in relazione con quelli altrui? Emerge da innumerevoli studi e testimonianze un certo “disinteresse” alle questioni umane o terrene, dimostrando un carattere sostanzialmente un po’ egocentrico e indipendente. Vero che la Coscienza dalla quale provengono è Unica, ma è pur vero che ogni Anima è comunque un entità a Sé, che nel nostro caso si incarna più volte per fare diverse esperienze. A quanto sembra, ad ogni nuovo inizio, questo attaccamento con il proprio contenitore è talmente forte e simbiotico, da tenere alla larga ogni “consapevolezza animica comune”, prediligendo, al contrario, un esperienza singolare. Quando Anima decide di fare un’esperienza in un determinato contenitore (e ovviamente il contesto in cui quel contenitore agisce ed opera), lo fa con la consapevolezza che quel contenitore possa essere potenzialmente chiunque: un creativo e un non creativo, un artista o un non artista, una persona caritatevole o un assassino, un benefattore ma anche un dittatore. Anima non conoscendo la distinzione tra il Bene ed il Male, perché essendo emanazione della Coscienza, vive entrambe le cose contemporaneamente, ha bisogno, attraverso le sue esperienze di vita, di capire che cosa voglia dire essere veramente buono o altresì, veramente cattivo. L’acquisizione della dualità del Bene e del Male, non è un qualcosa che già esisteva all’inizio della creazione, e la stessa dualità che vi è apparsa con i Demiurghi, non era così ben distinguibile sin dal principio. Attraverso l’esperienza, la consapevolezza di se, la presa di posizione, il desiderio di arrivare prima, la competizione, ha spinto determinate entità, sia creatrici che poi aliene, a decidere da quale parte stare. Il suo essere se stessa, se così lo vogliamo definire, non è un qualcosa che gli è stata concessa immediatamente sin dal principio, ma è un modo di essere che ha imparato con la propria esperienza. Da questo ragionamento, si capisce che il Bene e il Male, non sono delle realtà oggettive, concrete e prestabilite, ma piuttosto un qualcosa che lo si apprende e lo si modifica durante la coscienza del Sé. Questo vale anche per le Anime, ma con una differenza in più. Anima, nel fare così tante esperienze, è evidente che accumula un insieme di informazioni importanti, provenienti da questa dualità. Nel fare ogni tipo di esperienza, sia nel Bene che nel Male, non agisce con la consapevolezza di dover scegliere un domani, da quale delle due parti stare, piuttosto fondere questo insieme di esperienze in un qualcosa di unico. Ecco che in molti animici diventa facile creare un unico quadro, come se tutti fossero accomunati dallo stesso modo di essere: egocentrici, spesse volte autoritari e sprezzanti verso il prossimo, soprattutto tra i colleghi di lavoro, malinconici ma con punte di euforia, maniacali, spesso solitari e quasi sempre del tutto anarchici. Sempre per questo motivo, molti animici hanno anche difficoltà ad avere storie durature con una persona, sia che si tratti di amore o amicizia, perché il “proprio Sé” è talmente forte, da tenere a debita distanza chiunque. Prendete qualsiasi biografia di un grande artista del passato o del presente, di qualsiasi campo. Vogliamo parlare della turbolenta vita del Caravaggio, tra amori impossibili, anche omosessuali, ed omicidi? Vogliamo parlare della misoginia di un Beethoven, solitario e anarchico sino agli ultimi giorni della sua vita? Vogliamo parlare della tracotanza di un Picasso, del suo irrefrenabile desiderio di possedere, anche carnalmente? Esempi del genere e dalle varie combinazioni se ne possono trovare in numero pressoché illimitato, facendo emergere spesse volte anche lati poco edificanti di una persona: omosessualità ed eterosessualità estrema, latente pedofilia, adulterio, violenza, sottomissione, etc., e molto spesso all’interno di unica personalità dove si riscontra: bontà, dolcezza, l’affabilità, la compassione, etc. Questo significa essere Anima, un concentrato di esperienze passate che rivivono nel nostro presente, perché noi siamo il frutto di un progetto molto ampio e vasto di conoscenza totale. Probabilmente siamo una “Nuova Via”, una diversa possibilità, che magari nessuno si aspettava, dato che sicuramente siamo un esperimento alieno, venuto troppo bene e che, alla fine, gli è anche sfuggito di mano, ma se ci pensiamo, la nostra esistenza è un’esperienza fisica di unità globale, di cosa in realtà un domani, a livello eterico, lo sarà l’intera Coscienza. Quando l’Universo cesserà di esistere, tutto confluirà nella Coscienza-Dio, perché le esperienze spirituali e animiche contribuiranno a far capire alla divino, chi è veramente, e per far questo, l’Universo dovrà sperimentare una collettiva esperienza di morte. La stessa cosa, però, la sta facendo anche l’Uomo attuale, magari creato dall’Alieno per un diverso scopo (impossessarsi dell’Anima), ma agendo in questo senso, ha dato comunque vita ad un progetto inaspettato, dove le esperienze di morte e di incarnazione delle Anime, hanno contribuito continuamente alla conoscenza della Coscienza, dimostrando ad ogni vita umana, quali sono in realtà le forze che la governano e che la formano. Per questo noi siamo un frammento di Dio, non solo perché ne possediamo una parte (anche se ci è stata data in prestito), ma perché ogni volta che si muore e si rinasce, facciamo esattamente la stessa esperienza della Coscienza Universale.
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Due diversi tipi di Anima
Esistono, inoltre, almeno nel nostro Universo, due diversi tipi di Anima. Già in antiche culture, soprattutto quella indiana, si accenna ad un Anima Bianca ed ad un Anima Nera, inoltre è sempre stato nell’immaginario collettivo, associare ad alcune persone, un tipo di animo “diverso”. Ebbene, se seguiamo le leggi che regolano l’Universo dal suo principio sino ad oggi e se rapportiamo il tutto ad una concezione di base, dove la Luce è in contrapposizione all’Oscurità, la Materia contro l’Antimateria, la Gravità contro l’Antigravità, sino ad arrivare ai concetti di Bene contro Male, non è da escludere la certezza che esistano anche due tipi di Anime: Anime Nere e Anime Bianche. Ecco che acquista un senso la dottrina Catara, come lo acquista anche la spiegazione fornita dalla filosofia induista, dove l’Intelligenza Materiale (Anime Nere) è definita come la capacità di valutare gli impulsi ricevuti dalla mente e di analizzare la natura e il funzionamento della stessa energia. E’ dunque un’energia materiale sottile che può velare la coscienza del sé spirituale. L’Intelligenza Spirituale (Anime Bianche) è l’intelligenza originale dell’essere, che permette di comprendere come tutte le cose (compresi se stessi) esistano in relazione con Dio o il Tutto. Essa ci libera dalle concezioni materiali della vita. Da questo concetto si capisce inoltre che le Anime Nere sono legate al Demiurgo della Materia, mentre le Anime Bianche sono legate al Demiurgo dell’Immateriale. Non dobbiamo però cadere nell’errore che le Anime Bianche siano buone e le Anime Nere siano cattive, la definizione di bianco e nero, come spiegato nel precedente capitolo, è diversa dal concetto di base costituito dalla nostra dualità, in questo caso è un termine che ci aiuta a differenziare la stessa entità in due “comportamenti” animici diversi. Oggi potremmo dire che le Anime Bianche sono le Anime Attive, quelle combattive, propositive, che non si lasciano influenzare facilmente da altre entità che cercano in ogni modo di soggiogarle, al contrario le Anime Nere sono Anime Passive, più docili, più soggette ad essere facilmente domabili e in parte anche manipolabili. Da questo ragionamento si capisce inoltre che entrambi i Demiurghi, dotati ognuno di un diverso tipo di Anima, ha operato alla creazione di forme di vita in grado di contenerle, in modo da perpetuare il loro processo evolutivo di acquisizione di una coscienza più alta. Se per il Demiurgo dell’Immateriale, tale stadio evolutivo si è concluso con la creazione del Primo Uomo (Adam Qadmon) e della sua capacità immortale di essere animico, per il Demiurgo della Materia, questa necessità si è manifestata nella ricerca di una creazione umana alternativa, dove le tante esperienze di re-incarnazione aspirino a diventare la summa finale di una acquisizione di predominio nel gioco universale.
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Le percezioni Animiche
Anima, sembra sia in grado di “sganciarsi” da un Corpo in qualsiasi momento della vita di quell'essere umano che la ospita. Ci sono due modi di distacco animico, il primo avviene quando tra il Contenitore e Anima non c'è una forte intesa e fattori esterni o alieni, contribuiscono all'allontanamento. Anima ad un certo punto, va a rifugiarsi in un mondo tutto suo e lascia il contenitore in uno stato apatico e depressivo, che spesso sfocia anche in malattie gravi o la morte. Il secondo, è un vero e proprio distacco dal Contenitore per andare altrove e fare la sua esperienza da sola o più avanti in un'altro Corpo, se ciò avviene il Corpo spesso entra in coma, diventa un vegetale perché va in tilt o, nel peggiore dei casi, addirittura muore (ad esempio le famose morti improvvise senza spiegazioni logiche). Quando entri in contatto con uno Spirito Alieno (Memoria Aliena) o un tuo parassita, sia in stati coscienti che incoscienti, succede spesso che puoi avere accesso a tutta una serie di informazioni incredibili. Quando ti ricordi tutte le loro conoscenze, la tua Mente fa da filtro e anche Anima (e Spirito) contribuiscono a decifrare tali informazioni. Più alta è la cultura del soggetto, istruzione e coscienza, più alte saranno le possibilità di saper tradurre tali informazioni, viceversa, più bassa è la cultura, scarsi saranno i risultati. Durante questo "trasferimento di dati", capita di ritrovarsi a tradurre termini incomprensibili e che spesso non troveranno un nome o una spiegazione, mentre per tutto il resto, sarà tradotto e spiegato con parole e concetti più semplici possibili. Capita anche di dire parole, spiegare concetti anche fuori dalle proprie conoscenze, ma non va dimenticato che chi ha Anima ha dentro di se il "non tempo" e in questo "non tempo", è facile che le vite passate o future facciano una sorta di "trasfusione" in grado di aiutare la persona animica, a spiegare cosa ha visto e sentito. Un po’ come quando un compositore contemporaneo si mette a scrivere una musica anacronistica che ha caratteristiche del passato, oppure è talmente moderna da aver "previsto" il futuro. Dopo essere stati liberati da qualsiasi influenza negativa, l’animico sviluppa delle capacità che lo mettono in grado di “vedere” altre realtà esistenti alla nostra. Se veramente l’Anima non ha la percezione del tempo, ma vive ogni epoca e in ogni luogo nello stesso istante, è facile presupporre che sia capace di vedere realtà distanti nel medesimo momento. Dato che la nostra Mente, interpreta le visioni di Anima per archetipi (anche in base alle conoscenze e la cultura della persona), è possibile dar vita ad una ricerca dove attraverso le varie conoscenze umane, sia possibile creare un quadro, se non completo, almeno esauriente di determinate realtà. A complicare ulteriormente la situazione, ci possono essere anche i ricordi di Spirito, attraverso quindi, tutta la summa delle esperienze che ha accumulato nel tempo totale della propria esistenza eterico/materica.
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La morte delle Anime
L’Annichilimento, ovvero l'annientamento, è quel processo in cui l'antimateria a contatto con la materia ordinaria, si annulla e si distrugge, convertendo questo processo in energia. In questa ricerca del nulla, si vuole sottolineare il carattere di negazione radicale di determinati sistemi di controllo, in quanto astrazioni che “gravano come spettri”, educati alla rinuncia. Le Anime se tenute sotto controllo o una pressante morsa stritolante, atto alla loro manipolazione energetica, possono arrivare al proprio annichilimento per smascherare i falsi valori del tempo, quindi con la distruzione di se stesse, sono in grado di esaurirsi e “morire” per far terminare un’oppressione e un parassitaggio esterno al contenitore. Quella della morte delle anime è una scoperta recente, quando ci siamo resi conto che, in alcune persone sotto uno spietato controllo alieno, era palese un lento esaurirsi delle proprie energie. Non sappiamo alla fine cosa possa consistere questa “morte animica”, ma è presumibile pensare che si annienti per cessare la sua esperienza in questo Universo, e ritornare, probabilmente, alla matrice divina originaria. Inizialmente, era ipotizzabile pensare ad un livello più alto del normale, di una privazione energetica da parte dei parassiti stessi, tale da giustificare questa sorta di depressione, ma successivamente, anche a seguito di parziali o totali liberazioni, era chiaro che le anime stesse avevano deciso di “suicidarsi”, per non andare più incontro al triste destino che da troppo tempo era gravato sulla loro esperienza. A questo punto è fondamentale capire il perché di tale decisione (spegnersi) e del convincere Anima del contrario (accendersi). Certo è che le anime, per quanto possano essere manipolate, dimostrano ancora una volta di avere una propria personalità, in grado di decidere le proprie sorti se messe nella condizioni di poter scegliere da sole. Non si può certo “ri-programmare” una parte animica utilizzando uno stesso concetto di manipolazione, che già l’alieno o il parassita, aveva praticato con successo, ma un aperto dialogo e il mettere l’Anima stessa in condizioni di capire e di ritornare ad essere ciò che è stata un tempo (una creatrice), potrà aiutarla a recuperare la sua memoria e rimetterla in contatto con l’Akasha collettiva, dalla quale potrà trarne nuova linfa energetica e vitale.
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L’Anima Mundi
L'Anima del Mondo (meglio nota in latino come Anima Mundi) è un termine filosofico usato dai platonici per indicare la vitalità della natura nella sua totalità, assimilata a un unico organismo vivente. Rappresenta il principio unificante da cui prendono forma i singoli organismi, i quali, pur articolandosi e differenziandosi secondo le proprie specificità individuali, risultano tuttavia legati tra loro da una tale comune Anima Universale. Questa concezione sembra essere nata sin dagli albori dell'umanità, e pur essendo di origine essenzialmente orientale, fu un tratto caratteristico del paganesimo o delle religioni animiste, secondo cui ogni realtà, anche apparentemente inanimata, contiene una presenza spirituale, collegata all'Anima del Tutto. L'Anima Mundi la si ritrova poi essenzialmente nelle più svariate espressioni del misticismo. Platone nel Timeo, fu tra i primi a parlare di Anima del Mondo, ereditando questo concetto da tradizioni orientali, orfiche e pitagoriche. Secondo Platone il mondo è una sorta di grande animale, la cui vitalità generale è supportata da quest'anima, infusagli dal Demiurgo, che lo plasma a partire dai quattro elementi fondamentali: Fuoco, Terra, Aria, Acqua. «Pertanto, secondo una tesi probabile, occorre dire che questo mondo nacque come un essere vivente davvero dotato di Anima e intelligenza grazie alla Provvidenza divina.» (Platone, Timeo, cap. 30, 68) Il concetto di Anima del Mondo trovò in seguito un corrispettivo nel Logos dello stoicismo, concepito in forma immanente come presenza del divino nelle vicende del mondo, ossia come sentimento di compassione che unifica la sfera soprannaturale con quella umana. Venne poi fatto proprio da esponenti delle correnti gnostiche, esoteriche ed ermetiche del periodo ellenistico, divenendo infine un tema centrale nel sistema filosofico di Plotino, da questi identificata con la terza ipostasi nel processo di emanazione dall'Uno. L'Anima era da lui concepita con una doppia natura: «L'Anima, in virtù della sua unità, trasferisce ad altri esseri l'unità, che del resto lei stessa accoglie per averla ricevuta da un altro.» (Plotino, Enneadi, VI, 9, 1) La vita dunque, secondo Plotino, nasce non da combinazioni atomiche ad essa esterne, ma da un principio interiore, semplice, e immateriale: appunto l'Anima. La molteplicità di anime presenti nel mondo è a sua volta comprensibile solo ammettendo che tutte abbiano una comune origine. Secondo logica, infatti, non possono esistere più "Uno", perché in tal caso non sarebbero più Uno ma molti. L'Unità che sta a fondamento delle anime deve essere dunque la stessa per tutte. Questa unità è l'Anima del Mondo, la quale a sua volta si fa veicolo delle idee platoniche negli organismi, andando a costituire la loro ragione formante o logos, in maniera simile ai caratteri genetici di un individuo (o al concetto aristotelico di entelechia). «Da tutto quanto si è detto risulta che ogni essere che si trova nell'universo, a seconda della sua natura e costituzione, contribuisce alla formazione dell'universo col suo agire e con il suo patire, nella stessa maniera in cui ciascuna parte del singolo animale, in ragione della sua naturale costituzione, coopera con l'organismo nel suo intero, rendendo quel servizio che compete al suo ruolo e alla sua funzione. Ogni parte, inoltre, dà del suo e riceve dalle altre, per quanto la sua natura recettiva lo consenta.» (Plotino, Enneadi, IV, 4, 45) Tutto il sistema plotiniano trovava infine piena organicità nel postulare l'Uno assoluto, al di là delle stesse Idee. A tale principio trascendente e ineffabile, non spiegabile a parole, ci si può ricongiungere solo nell'estasi mistica. Nonostante la sua visione monistica, nell'Anima del Mondo postulata da Plotino sussistevano le divinità del politeismo pagano, proprie della mitologia greca, le quali non erano viste in contrasto con l'Uno, essendo in fondo espressione di una medesima natura.
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La dottrina plotiniana, una volta depurata da questo aspetto pagano, poté facilmente essere assorbita dal Cristianesimo, il quale analogamente, partendo da una visione spirituale della realtà, vedeva l'origine della vita in un principio unitario e intelligente. A differenza di Plotino, però, secondo cui l'Anima genera esseri simili a sé in maniera inconsapevole, fino a disperdere la propria energia vitale fino agli organismi via via inferiori e meno evoluti, il Cristianesimo la vede in un'ottica finalistica e creazionista. Nella Bibbia l'essere umano, il più evoluto dei viventi, è creato a immagine e somiglianza di Dio stesso. All'origine dunque non c'è la materia ma lo Spirito; la vita può andare dagli organismi inferiori fino a quelli più intelligenti essendo già in essa contenuta tale intelligenza. Il principio che più si avvicinava a quello dell'Anima Mundi era lo Spirito Santo (concepito però non in forma vacua, ma come vera e propria Persona, la terza della Trinità), in quanto soffio vitale che spira dove vuole in piena autonomia. L'aspetto vitalistico del mondo sembra peraltro emergere dai Vangeli, là dove Gesù si rivolge agli elementi della natura, ad esempio gli alberi o il vento, come entità coscienti che a lui obbediscono. La centralità dell'Anima Mundi permeò in particolare l'agostinismo, soprattutto in seguito al commentario del Timeo di Platone operato da Calcidio, che le attribuiva una «natura razionale incorporea». Se ne trovano cenni in Boezio, Dionigi l'Areopagita e Giovanni Scoto Eriugena. Divenne quindi un tema ampiamente sviluppato dai maestri della scuola di Chartres, come Teodorico e Guglielmo di Conches, i quali ammisero l'immanenza dello Spirito nella Natura, concependo quest'ultima come una totalità organica e indipendente, oggetto di studi separati rispetto alla teologia. Dio, secondo Guglielmo, si era limitato a dare l'avvio alla creazione, dopodiché tutta l'evoluzione dei processi naturali andava spiegata sulla base di principi interamente fisici, che egli individuava nell'azione combinata dei quattro elementi (Fuoco, Terra, Aria, Acqua), senza bisogno che Dio intervenisse più.
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Ammettendo quindi l'immanenza dell'Anima Universale nella Natura, i filosofi di Chartres si avviavano verso una visione panteistica del creato. Contemporaneamente anche Tommaso d'Aquino parlava di un'Anima Mundi, causa della Natura, che derivava "post aeternitatem" dalle Intelligenze (sussistenti "cum aeternitate"), le quali a loro volta discendevano dall'Uno o Bene, causa prima "ante aeternitatem". Nell'opera di Tommaso, che sull'argomento dedicò un trattato all'alchimia, l'attenzione rivolta agli aspetti vitali del mondo fisico resta comunque collocata entro una visione trascendente di Dio. Nel Rinascimento, durante il quale si assistette a una nuova stagione del neoplatonismo, la nozione di Anima Mundi godette di particolare fortuna, legandosi agli elementi magici, alchemici ed ermetici propri della filosofia rinascimentale, collegati all'attività di personaggi come Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Si andava alla ricerca della pietra filosofale, per produrre la quale era necessaria la disponibilità del grande Agente universale, o appunto Anima del Mondo, altrimenti detta «Azoto», acronimo cabalistico che indicava la Luce Astrale Divina di cui ogni elemento della realtà si riteneva fosse permeato. L'intero Universo era allora concepito come un organismo vivente, popolato da presenze o da forze vitali. La visione neoplatonica, unita a quella cristiana, consentiva di vedere organicamente congiunti tutti i diversi campi del reale in virtù dell'amore che Dio irradia nel cosmo vivificandolo. L'amore di Dio era posto così a fondamento non solo della vita ma anche dell'ordine geometrico del mondo. La concordanza tra Spirito e Materia, eventi celesti ed eventi terreni, in quanto espressioni di un medesimo principio vitale, portò a una maggiore fiducia nell'astrologia e nella possibilità di predire il futuro tramite gli oroscopi. Questi erano concepiti al servizio di un Uomo che guarda al futuro e intende ora intervenire attivamente nel corso degli eventi per mutarli. In questo clima culturale riemersero in alcuni casi, sotto certi aspetti, nuove tendenze paganeggianti.
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La concezione animista e immanente dello Spirito poté tuttavia facilmente convivere con l'aspetto trascendente del Dio cristiano, sostituendo alle divinità pagane delle creature intermedie, come gli angeli o i santi protettori, preposti ognuno alla "giurisdizione" di un particolare aspetto o elemento della realtà. Nel Cinquecento, il concetto vitalistico dell'Anima del Mondo affiorò soprattutto in Giordano Bruno, il quale concepì Dio talmente immanente alla natura fino a identificarlo in toto con quest'ultima (panteismo); e in Tommaso Campanella, secondo cui tutti gli elementi della realtà sono senzienti, ovvero hanno una coscienza (sensismo). Nei secoli successivi, pur restando latente, esso venne tuttavia ostacolato dal diffondersi del meccanicismo e della scienza newtoniana, a questa si oppose nel Settecento soprattutto Goethe. Il concetto di Anima Mundi riemerse quindi nuovamente durante il Romanticismo, in Germania, dove in particolare Schelling riprese la concezione neoplatonica che vede il principio intelligente presente già nella natura in forme embrionali o potenziali. La natura, per Schelling, è un'«intelligenza sopita», uno «Spirito in potenza». La natura non potrebbe evolversi fino all'Uomo se non avesse già dentro di sé lo Spirito divino. Gli organismi inferiori sono solo limitazioni o aspetti minori dell'unico organismo universale che nell'essere umano trova piena realizzazione. L'Anima del Mondo diventa infatti pienamente autocosciente soltanto nell'Uomo, che rappresenta così il vertice, il punto di passaggio dalla natura verso Dio, che in essa si riflette. Nella natura è presente dunque un evoluzionismo, un'intenzionalità finalistica, che si specifica in organismi via via più complessi a partire però da un principio semplice e assolutamente unitario. Anche Schopenhauer, pur senza rendersene conto, utilizzò lo stesso concetto neoplatonico. Per lui infatti le singole anime degli individui sono espressione di un'unica Volontà di vita, che opera tuttavia in maniera inconsapevole, e solo nell'Uomo può diventare cosciente di sé. Mentre in apparenza l'IO individuale è separato dagli altri ed è spinto perciò verso un agire egoistico, al di sotto del velo di maya le anime sono in realtà tutte unite a formare una sola grande Anima. Ancora in Bergson (filosofo del primo Novecento) il vitalismo venne contrapposto al meccanicismo. Bergson torna infatti ad affermare che la vita biologica, come del resto la coscienza, non è un semplice aggregato di elementi composti, riproducibile magari artificialmente. La vita invece è una continua e incessante creazione che nasce da un principio assolutamente semplice, non rieseguibile deliberatamente, né componibile a partire da nient'altro. Sempre nel Novecento, il concetto di Anima Mundi è rintracciabile nel dannunzianesimo, dove prevale l'anelito all'unione panica con l'universo tramite la ricerca estetica e sensuale del bello. Riemerse ancora in Carl Gustav Jung, nella nozione di inconscio collettivo. Parallelamente alle forme con cui si è presentato in Occidente, il concetto di Anima del Mondo si è sviluppato in maniera simile anche in Oriente, presso le religioni asiatiche come il buddismo, il taoismo e l'induismo, dove analogamente prevale l'idea che l'universo sia Animato da una forza compatta e unitaria. In Cina è il Tao, attività unificatrice del dualismo cosmico yin e yang nel quale essa stessa si polarizza, articolandosi secondo una visione armonica e organica dell'Universo. Secondo il buddismo, in particolare, l'ego che separa le anime individuali è in realtà illusorio, perché al fondo esse sono una realtà sola; di qui la raccomandazione di esercitare la compassione, tramite cui è possibile riconoscere se stessi negli altri. Il ricongiungimento con l'Anima cosmica avviene quindi essenzialmente con l'Estasi.
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Fonte
Federico Bellini; La Via del Risveglio (2011/12)
