Il blog di Federico Bellini, studi e ricerche nel campo dei Rapimenti Alieni, la Spiritualità, la Cosmologia, la Filosofia Alternativa e l'Ufologia

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martedì 3 aprile 2012

Monadologia - "Il concetto di Monade"

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La filosofia di Leibniz
La parola Monade deriva dal greco monas (a sua volta derivante da monos che significa "uno", "singolo", "unico") e ha assunto differenti significati a seconda dei contesti in cui è stata utilizzata. Il termine, nel senso di "ultima unità indivisibile", comparve molto presto nella storia della filosofia greca. Archita e poi Proco distinsero la Monade dall’Uno assoluto, del quale essa costituisce il principio di limitazione intelligibile. Platone definisce a sua volta monadi le idee, per evidenziarne l’essenzialità e la lontananza dalla realtà empirica. Nella dottrina di Pitagora, si ricorreva a questo termine per indicare il principio (arché) da cui derivavano tutti i numeri, la molteplicità di entità monodimensionali, tridimensionali ed i quattro elementi (Terra, Acqua, Fuoco e Aria) costituenti il mondo. Nei "Dialoghi" platonici veniva usato al plurale (monadi) come sinonimo di Idee, mentre nella "Metafisica" di Aristotele si ripresentava come il principio del numero, esso stesso privo di quantità, indivisibile ed immutabile. La parola Monade veniva usata anche dai neoplatonici per indicare l'Uno, tanto che nelle lettere del cristiano Sinesio di Cirene, Dio veniva descritto come la "Monade delle Monadi". Il termine, pur mantenendo la connotazione di “semplice” e di “irriducibile” insieme, acquisisce un significato trascendente per i quali indica Dio come unità ultima ed essenziale. Nel pensiero rinascimentale il concetto di Monade viene utilizzato da Cusano, in quanto ogni cosa è un microcosmo, un’unità in piccolo, uno “specchio del tutto”. Ma è soprattutto Giordano Bruno a sviluppare il concetto, facendone la base della sua matematica magica (De minimo, De monade). Per Bruno le monadi sono le parti componenti minime dei corpi e ciò che ne definisce la struttura. In un senso analogo la nozione di Monade è ripresa da H. More (Enchiridion Metaphysicum) e tale nozione verrà poi ereditata da Leibniz, che fonderà su di essa una vera e propria concezione dell’Universo o “monadologia”. Per capire la dottrina relativa a questo argomento, è necessario ricordare che Leibniz, nel tentativo di definire la materia, era stato spinto da un duplice motivo. Egli desiderava riconciliare la dottrina degli atomisti con la teoria scolastica della materia e della forma evitando sia il meccanicismo di Cartesio, che pensava che tutta la materia fosse inerte, sia il monismo di Spinoza che insegnava che esisteva una sola sostanza: Dio. Egli sperava di raggiungere questi obiettivi attraverso la dottrina delle monadi. Leibniz definiva la sostanza in termini di azione indipendente, evitando così la dottrina di Cartesio secondo la quale la materia è di natura inerte. Gli atomisti, pur sostenendo l'esistenza di una molteplicità di sostanze minute, erano giunti ad un rifiuto materialistico dell'esistenza degli spiriti e delle forze spirituali. Gli scolastici, al contrario, avevano rigettato questo materialismo atomistico, ma così facendo, sembrò che si fossero messi contro la corrente del pensiero scientifico moderno e Leibniz pensava di trovare un sistema per riconciliare gli atomisti con gli scolastici. Per giungere a questa riconciliazione, sosteneva che tutte le sostanze sono composte di particelle minute in parte materiali ed in parte immateriali. Immaginava, inoltre, che il contrasto tra il materialismo atomistico e lo spiritualismo scolastico potesse scomparire riconoscendo la dottrina delle differenze tra sostanze ed entità, attraverso una semplice graduatoria spirituale (coscienza). Le monadi sono semplici sostanze puntiformi, se per sostanza intendiamo un centro di forza, ed esse non possono avere inizio o fine se non tramite creazione o annichilazione. Hanno un'attività interna, ma non possono essere fisicamente influenzate da elementi esterni, in questo senso sono indipendenti. Inoltre, ogni Monade è unica; ovvero, non ci sono due monadi uguali tra loro. Allo stesso tempo le monadi devono avere altre caratteristiche. Ci deve, dunque, essere in ogni Monade il potere di rappresentazione, attraverso il quale essa riflette ogni altra in maniera tale che un occhio possa osservarvi l'Universo intero lì rispecchiato. Questo potere di rappresentazione è diverso in ogni Monade, tanto che nelle sostanze di grado più basso, esso diviene inconscio, mentre in quelle di grado più alto è completamente consapevole. Possiamo distinguere in ogni Monade una zona di rappresentazione oscura ed una zona di rappresentazione chiara. Nella Monade dell'Anima umana la regione di rappresentazione chiara è al massimo, essendo questo genere di Monade, la "dominante", caratterizzata dal potere di pensiero intellettuale e autocosciente. Questo tipo di rappresentazione, altrimenti detta Appercezione, è infatti tipica di Dio. Tra questi due estremi, tutte le monadi, minerali, vegetali, ed animali, si differenziano dalla Monade di genere inferiore per il possesso di una più grande area di rappresentazione chiara. Pertanto, in ogni Monade è presente un elemento materiale (la regione di rappresentazione oscura) ed un elemento immateriale (l'area di rappresentazione chiara). Dai tempi di Leibniz il termine Monade è stato usato da vari filosofi per designare centri di forza indivisibili, ma, come regola generale, queste unità non possiedono il potere di rappresentazione o percezione che sono la caratteristica distintiva nella ricerca del filosofo. Si deve fare un eccezione nel caso di Renouvier che, nel suo "Nouvelle monadologie", insegnava che la Monade non solo possiede attività interna ma anche il potere di percezione. In certe frange dello Gnosticismo, specialmente quelle ispirate dal Monoismo, la Monade era una entità superiore che creò dèi minori o "emanazioni primordiali". In tali sistemi gnostici, Dio è conosciuto come la Monade, l'Uno, l'Assoluto, Aion teleos (L'Eone Perfetto), Bythos (Profondità), Proarkhe (Prima dell'Inizio), Arkhe (L'Inizio) il Padre inconoscibile, ed egli è la fonte del Pleroma, la regione di luce, mentre le varie emanazioni del Dio sono chiamate eoni. È importante notare che in alcune versioni dello gnosticismo antico, specialmente quelle derivanti dalla scuola di Valentino, una divinità minore, nota come il Demiurgo aveva un ruolo nella creazione del mondo materiale, in aggiunta a quello svolto dalla Monade. In queste forme di gnosticismo, il Dio dell'Antico Testamento è spesso identificato con il Demiurgo, non la Monade, che è la fonte spirituale di tutto ciò che emana dal Pleroma, e potrebbe essere contrapposto all'oscurità della pura materia.
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Il concetto di Monade
La Monade è il principio attivo di ogni organismo vivente, in senso metafisico ciascuna di esse è a suo modo uno specchio vivente dell’Universo. La Monade, dunque, in virtù della sua unità o semplicità è raffigurabile al modo degli atomi di Democrito, con la differenza però che non si tratta di atomi materiali o fisici, ma di atomi formali, inestesi, dotati di azione o “percezione” e che è la caratteristica in base alla quale ogni Monade si distingue da tutte le altre. Leibniz sosteneva che le monadi sono numericamente infinite e tutte differenti tra di loro, ma si possono raggruppare in Monadi Entelechie, Monadi Anime e Monadi Spirito. “Monadi Entelechie” sono lo stadio in cui tutte le sostanze semplici (le monadi), acquisiscono per nascita una certa perfezione, una autosufficienza che le rende fonti delle loro stesse azioni interne e le fa essere, per così dire, automi incorporei. “Monadi Anime” descrive tutti quei soggetti capaci di “percezione” (fra cui Leibniz annovera anche le piante), perché in una gerarchia degli esseri viventi, il sentimento (percezione accompagnata da memoria) è qualcosa di più di una semplice percezione e quindi raggiunge uno stadio di coscienza più elevato. Per “Monadi Spirito”, infine, si intende l’Anima razionale, la Monade più evoluta in quanto capace di ragione e riflessione. In questo senso lo Spirito è l’Essere più affine e vicino gerarchicamente a Dio. Le anime in generale sono specchi viventi o immagini dell’Universo e delle creature, gli Spiriti, invece, sono anche immagini della Divinità stessa, in quanto capaci di conoscere il sistema dell’Universo e di imitarne qualche aspetto con imprese “architettoniche”, poiché ogni Spirito è come una piccola divinità nel suo ambito. Nel processo di reincarnazione e formazione delle Monadi, la nostra vera essenza divina si esplica secondo tre principi dominanti, per attuare, quindi, la crescita e l’acquisizione di consapevolezza: l’Evoluzione, il Libero Arbitrio e il Karma. Il primo principio è l’Evoluzione, dove la nostra essenza nasce in condizione specifiche che ci metteranno in grado di sviluppare le qualità e le caratteristiche di cui si ha più bisogno, nonché di creare quelle condizioni atte a favorire un sempre maggiore cambiamento. Il quadro in cui si inseriscono il cambiamento e la crescita è fornito dall’ereditarietà, dal periodo e dalla condizioni al momento della nascita. I fattori ambientali possono influenzarci ed assisterci nel raggiungimento della crescita necessaria, e tra questi fattori troviamo elementi quali la razza, la religione, il sesso, la famiglia, gli amici, le conoscenze, nonché altre esperienze che possiamo fare. Il secondo principio è quello del Libero Arbitrio, noi tutti abbiamo la possibilità di fare delle scelte, di intraprendere azioni, di prendere o meno delle decisioni. Non siamo obbligati a portare a compimenti gli obbiettivi per cui siamo venuti al mondo. E’ vero che, una volta assunta una forma fisica, alcuni fattori non possono essere cambiati: non possiamo cambiare la nostra razza, i tratti ereditari, alcuni problemi congeniti e così via. Per quanto non si possono ignorare certi aspetti, d’altra parte ci vengono offerte ampie possibilità di scelta e di percorsi che possono cambiare la nostra azione. Il terzo principio è spesso anche il più incompreso, il Karma. All’interno di questo principio opera quella che a volte viene definita la Legge della Compensazione o Legge dell’Equilibrio. Il modo in cui è stato usato il Libero Arbitrio nel passato è servito a determinare le caratteristiche essenziali delle condizioni ambientali per il potenziamento personale, ed è in questo ambito che si possono prevedere aspetti del proprio futuro attraverso le nostre azioni. Karma è un termine sanscrito che significa “fare o costruire”, in quanto è Energia in Azione. Qualsiasi cosa facciamo ci fornisce una possibilità per crescere e per questo motivo si deve considerare il Karma come la forza che regola la nostra presa di Coscienza Spirituale.
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E’ comune convinzione che chi possiede una Monade completa, costituita da Corpo, Mente, Spirito (anche se sarebbe più corretto parlare al plurale perché sono più di uno) ed Anima (compresa l’Akasha, come vedremo in seguito), sia di indole docile, dal buon carattere e spinto da sentimenti pacifici e di amore; quanto di più errato. Prima di tutto è sempre bene ricordare cosa li distingue. Il Corpo è la parte materiale del nostro essere, prova tangibile di ogni esistenza fisica e terrena. Mente è ciò che di più vicino abbiamo alla nostra concezione carnale e fisica, quindi è il mezzo a livello eterico dove il pensiero prende forma e si tramuta in azione fisica. Spirito, invece, risulta essere ancora una grande incognita e sicuramente fonte inesauribile di spunti riflessivi e di studi. Spirito è intimamente legato alla persona di cui ne fa parte e, tra i componenti della Monade, è sicuramente il più “passionale”. Non è un caso che i parassiti si leghino soprattutto alla parte spirituale della persona, perché è la più comune alla loro e fonte continua di sensazioni e sentimenti, nonché la più facile da tenere sotto controllo. Mente è tutto ciò che media tra la realtà corporea, la parte spirituale ed eventualmente quella animica. Chi ha solo Spirito prova i sentimenti, chi ha anche Anima, prova sia i sentimenti che le emozioni. L’animico porta con se una grande benedizione ed un fardello al tempo stesso. Non a caso molti animici sono dei creativi e degli artisti (musicisti sopratutto, ma anche pittori, scrittori, poeti), sono caratterialmente indipendenti, solitari, di indole anarchica, non accettano le regole della società, non fanno parte di alcun gruppo, ma credono solo in loro stessi. Molti sviluppano anche studi scientifici, umanistici e filosofici, raggiungendo alti livelli. Da questo insieme si capiscono molte cose sul carattere umano, a cominciare dalle "doti", come non tutti gli essere umani sono degli artisti (nel termine più ampio possibile), di conseguenza non tutti sono animici. Inoltre gli animici, manifestano forti capacità paranormali, di qualsiasi tipologia ed entità, spesso senza nemmeno esserne consapevoli. Non avere Anima non significa essere "inferiori", la differenza è data dalla capacità di elevarsi a stadi superiori di Coscienza, perché quello che conta è l'esperienza e che alla fine, convoglierà nel Tutto Akashico. L’Alieno che ci parassita, risiede sempre nel lobo sinistro del cervello, la parte razionale, la parte dove risiede lo Spirito e non sarà mai possibile trovarne nel lobo destro, dove invece risiede la parte creativa o animica (la posizione dei lobi sinistro o destro, razionale e creativo, spirituale e animico, dipende dalla conformazione della persona, se è destra o mancina). Molto probabilmente anche la sfera sessuale è intimamente connessa con la nostra parte spirituale, perché soprattutto durante l’accoppiamento o il divertimento e il piacere fisico tra due persone, è facile riscontrare, non soltanto un intesa fisica, ma anche mentale, nonché ad un livello superiore. Dove non agisce il parassita alieno, è Spirito che conduce molto spesso la nostra sfera sessuale, sia nell’eventuale vita di coppia, sia nella ricerca di un appagamento saltuario del nostro desiderio. Molto spesso è comune nelle persone, anche dopo essersi liberate da qualsiasi entità aliena, di provare le stesse sensazioni e, in alcuni casi, le perversioni. Questo è facilmente spiegabile con una realtà inevitabile, dato che la persona parassitata è comunque cresciuta con un “imprinting” alieno, il quale ha formato il suo carattere e la sua personalità. Inoltre è anche accertata una fusione dello Spirito Alieno presente nella memoria aliena (come vedremo in seguito), con lo Spirito della persona parassitata, formando così una unica “coscienza spirituale” nel soggetto e che fonde entrambe le personalità eteriche.
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Tutti hanno un Corpo e una Mente, ma non tutti possiedono sia Spirito, Anima o l’Akasha. Le possibilità sono le seguenti:
1) Corpo - Mente (rarissimo)
2) Corpo - Mente - Spirito (comune)
3) Corpo - Mente - Anima (rarissimo)
4) Corpo - Mente - Spirito - Anima (raro)
5) Corpo - Mente - Spirito - Anima - Akasha (raro)
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Nell’ultimo caso, il quinto, le parti della Monade corrispondono ai quattro elementi alchemici di Terra - Acqua - Fuoco - Aria, più il quinto elemento l’Etere.
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Fonte
Federico Bellini; La Via del Risveglio (2011/12)