Articolo di Federico Bellini
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Il Grande Morto
Studiando i documenti che si riferiscono alla creazione del mondo ci imbattiamo spesso nella difficoltà di delimitare esattamente il ruolo di ciascuno degli dei che entrano in gioco. Per certo, un raffronto dei diversi miti ci porta a distinguere un Dio Onnipotente da un altro dio incaricato di creare attivamente il mondo. L’Onnipotente non si immischia mai direttamente nell’azione, egli ha solamente l’idea della creazione e si limita a “enunciare”, con voce quasi impercettibile, un dio inferiore che incarica dell’attuazione della propria idea. Così agisce, per esempio, Prajapati, il dio vedico, quando crea il cielo, le acque, l’atmosfera e la terra. Allo stesso modo in America il dio del tuono, o “grande urlatore”, esegue l’opera della creazione per ordine del gran Manitù. Ma questo dio inferiore e più propriamente creatore è posto ancora troppo in alto per potersi occupare della creazione di un mondo materiale, in quanto egli può produrre soltanto un mondo acustico. Per portare a termine la propria opera, occorre che designi a sua volta un Demiurgo, lo incarichi della materializzazione parziale del mondo acustico e questo assistente, che a volte è una specie di folle, non sempre è un servitore fedele. Gran bugiardo e ladro, egli si presenta talora anche come un avversario più o meno dichiarato, o almeno come un cattivo imitatore del maestro. Contrariamente al suo maestro, sempre guidato dall’idea del bene, fa nascere il male e prepara la decadenza del mondo. L’attività di ognuna di queste prime tre figure è dunque molto particolare, l’Onnipotente è un essere puramente celeste, è il “Grande Morto” che non ha alcuna relazione diretta con la terra, in compenso, il suo aiutante mantiene un certo contatto con la terra in quanto crea il mondo. Questo Demiurgo è il signore della materia e queste due ultime figure, riunite talvolta in un unico individuo di natura duplice, rappresentano il principio dell’azione concertante: il primo è essenzialmente celeste, il secondo è invece terrestre. Ora, poiché il cielo è il luogo dove risiedono i morti, mentre la terra ospita i vivi, entrambi questi dei non sono né morti, né vivi, ma cadaveri viventi. Si dice anche che, mentre l’Onnipotente dorme profondamente, gli altri due dei sognano e la morte o il sonno sono i serbatoi delle loro forze.
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Mi-ka-El, ovvero Chi è come Dio?
Ma chi è questo “Grande Morto”, da tutti conosciuto come Dio? Nelle religioni e nei sistemi ontologici teisti, il termine dio indica una divinità, ovvero un essere soprannaturale e immortale, trascendente o immanente, divinità unica nei monoteismi, una delle divinità principali nei politeismi. Il termine "dio" fa riferimento a divinità assenti di sesso (normalmente nei monoteismi), oppure di sesso maschile (nei politeismi, per alcune divinità), mentre si usa specificamente il termine dèa (in genere nei politeismi) in riferimento a divinità di sesso femminile. Il rapporto degli esseri umani con il dio o gli dèi, all'interno di un paradigma teista, costituisce da millenni, nelle più svariate forme, individuali e sociali, la manifestazione più comune della religione. Da molti secoli è poi divenuta oggetto dell'indagine filosofica e teologica la questione dell'esistenza o inesistenza di un dio e che si costituisce come uno dei temi cardine della metafisica. Nei principali monoteismi, Dio è concepito come essere spirituale (incorporeo), personale e trascendente. Dal latino Deus, connesso alla radice indoeuropea div, luminoso, celeste, designa con significati diversi e a seconda delle culture, un’entità superiore dotata di potenza sovrumana, un Essere Supremo, Creatore di tutte le cose, immortale, di natura superiore a quella dell’Uomo, degli Spiriti dei Geni, con particolari attribuzioni nel governo dell’Universo. Essere ultramondano, personale, assoluto, che esiste per se stesso e perciò infinitamente necessario. Differenti teologie, religiose e filosofiche, hanno ascritto a Dio vari attributi, i più comuni dei quali sono: onniscienza, onnipotenza, onnipresenza, perfetta bontà, semplicità, esistenza eterna e necessaria. Connaturati a queste proprietà della divinità sono i ruoli che più comunemente sono stati attribuiti a Dio: creatore e custode dell'Universo, sommo legislatore morale, fonte e termine dell'amore umano. Leibniz sosteneva che Dio è l’Unita Originaria, cioè la “sostanza semplice originaria” da cui derivano tutte le altre sostanze, create mediante “folgorazioni istantanee e continue”. In senso logico-metafisico, Dio è l’Essere Necessario, la ragione sufficiente ultima delle cose. Eckhart, filosofo e mistico del medioevo tedesco era persino andato oltre, secondo lui Dio compendiava in sé tutto l’Essere, arrivando persino a negare la determinatezza dell’atto creativo e ad affermare per converso l’eternità e l’infinità del mondo. La formazione dell’idea di Dio entro le singole culture sono studiate dall’etnologia religiosa e dalla storia delle religioni, le quali ritrovano nei primi contrasti fra cristianesimo e paganesimo l’affermare del principio della rivelazione originaria, attraverso il quale il vero Dio si sarebbe manifestato a tutta l’Umanità, presentando le religioni pagane come plagi, considerando gli dei dell’Olimpo demoni o angeli caduti, dalla quale, poi, deriverebbe l’intrinseca perversità del culto a essi dedicato. Tuttavia, un’attenta analisi delle religioni pre-cristiane, rivela la presenza di residui riconoscibili di quella verità originaria, andando così a costituire la teoria del monoteismo primordiale. L’idea di Dio presso le culture primitive diviene, quindi, molto più varia e complessa di quanto agli studiosi fosse inizialmente dato immaginare, tanto che in altre concezioni, come i panteismi, Dio costituisce la ragione (o Logos) immanente all'Universo stesso. In una posizione intermedia tra le due, concezioni come quelle deistiche attribuiscono a Dio caratteri come la perfetta razionalità e l'intelligente disposizione dell'Universo ("Dio-architetto", "Dio-orologiaio"), mentre negano da un lato l'immanenza, e dall'altro l'interessamento, anche affettivo, della divinità al mondo umano.
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Un nuovo modello di Genesi
Come ha iniziato il Tutto? Attraverso lo studio dei miti antichi, delle moderne ricerche scientifiche, specie quelle legate alla cosmologia e alla ricerca nel campo dei rapimenti alieni e alle esperienze dirette degli addotti, siamo arrivati a delineare un quadro interessante ed esaustivo, dove l’inizio di questa Genesi si è venuta a formare attraverso la formazione di uno spazio vuoto, finito o infinito, talmente grande da poter includere, in quello spazio, ogni possibile e inimmaginabile forma di sviluppo e di diversità. All’interno di questo spazio, dopo aver creato a priori due diverse forme di Energia (quindi anche il principio già insito di Dualità), si inseriscono le Anime, con il compito di dar vita a tutte le forme materiche e non-materiche esistenti. Ogni Anima, assume quindi un compito ben preciso, se vogliamo seguendo una sorta di scala gerarchica, dove si distinguono: ideatrici, creatrici, formatrici, plasmatrici, operaie, magazziniere, etc. Mentre tutto questo contribuisce a inserire la sostanza necessaria alla formazione dell’Universo, le Anime stesse cominciano a idealizzare una fonte comune, una sorta di Guida o Padre-Spirituale in grado di trasformare al loro posto, tutta la sostanza inserita nell’Universo, coscienti del fatto che non appena finito il loro compito di “inseminare” questo spazio vuoto, dovranno poi farne parte in prima persona con l’esperienza. Ecco che entrano in scena le due figure misteriose e che divengono la summa ideologica dell’energia animica: i Demiurghi. Come sosteneva Platone, Il Demiurgo guarda le idee o forme eterne e, assumendole come modello, plasma la materia a loro somiglianza. Le idee, la materia e il ricettacolo (il luogo originario di tutte le cose, non soggetto a generazione o corruzione) preesistono al Demiurgo in quanto prima di tutto l’azione di tale essere non è di natura creativa ma produttiva e imitativa. I due Demiurghi diventano padri ideali delle anime e della loro energia, riversando su di loro il compito di trasformare e plasmare tutta la sostanza immessa in questo Universo e per dare inizio al Gioco della Creazione. I Demiurghi ben presto si distinguono in due tipi: Bianco e Nero, Luminoso e Oscuro, Immateriale e Materiale, Attivo e Passivo, Primo o Secondo, termini che non possono essere riconducibili alla loro vera natura, ma che ci permetteranno di capire il grado di intervento e interferenza in tutto lo sviluppo universale successivo. Ogni Demiurgo, a sua volta, diventa anche il ricettacolo delle proprie anime, creando così una divisione più marcata e distinta e che in tempi più recenti, assumerà connotati ben più esasperati. E’ bene tenere presente un concetto fondamentale, che i Demiurghi non sono nati per una manipolazione della sostanza o del brodo primordiale portato dall’energia animica, ma bensì sono apparsi per un idea spirituale che ne ha dato forma. Questa idea nuova e spirituale prende nutrimento, quindi, dalla sostanza stessa dell’Universo e assorbe dentro di se tutta questa energia, compresa quella animica. Diventano un surrogato di Dio, ideato e voluto dall’energia animica, come sorta di “Secondo Padre” interno ad un sistema nel quale avere un riconoscimento o un punto di riferimento a cui far capo. I Demiurghi non perdono tempo perché il lavoro da svolgere è immenso, quindi si mettono subito all’opera di comune accordo e, mentre lavorano, cominciano a fare esperienza e il loro livello spirituale comincia a diventare senziente e individuale. Plasmano la sostanza (brodo primordiale) e cominciano a dare forma a tutte le aggregazioni inorganiche, gettando al loro interno i germi di una moltiplicazione all’infinito, pronta ad esaurirsi per sfinimento o annichilimento. E’ a questo punto che negli agglomerati di materia si accendono le prime reazioni nucleari che porteranno alla nascita delle prime stelle. Dalle stelle alla formazione degli ammassi materici che daranno vita ai pianeti, satelliti, asteroidi o altro, il passo è breve, e mentre tutta questa gran mole di materia prende forma e consistenza, si formeranno le prime galassie, che diventeranno indipendenti e autonome le une dalle altre, all’interno di uno spazio dove tutta questa immane energia continuerà da espandersi.
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Il sacrificio sonoro e il mondo delle Galassie
Un canto polinesiano (Maori) dice: “la forza della procreazione, la prima estasi di vivere la gioia di fronte alla crescita trasformarono il silenzio della contemplazione nel suono.” Quel suono creò il cielo e la terra che “crebbero come alberi”. Il dio tahitiano Taaroa, nato da un uovo, era un uccello le cui piume si trasformarono in alberi man mano che la creazione progrediva. Qui i simboli del suono (uovo, uccello, piume, albero) si accumulano, essi potrebbero rappresentare la serie delle metamorfosi necessarie per realizzare la creazione, poiché un’opera del genere non si esegue senza sforzo. La filosofia e i riti descrivono questo sforzo come uno strofinamento, una via a spirale, un viaggio circolare, un movimento a mulinello, del tutto simile a quello delle galassie presenti nell’Universo, visibili grazie ai moderni telescopi. Allo stesso modo in cui Buffon classificò le specie animali, Edwin Hubble aveva individuato all’inizio del novecento varie “razze” di galassie, diverse dal punto di vista morfologico: ellittiche, spirali, spirali barrate o irregolari. Le galassie a spirale come la Via Lattea, sono formate da tre componenti: un rigonfiamento centrale, un disco strutturato in bracci e un alone diffuso. Le spirali barrate si contentano in generale di due bracci che si articolano a partire da una barra centrale, mentre le galassie irregolari somigliano a una spirale cui siano stati tolti l’alone e il nucleo, infine, le galassie ellittiche somigliano al contrario a una spirale senza disco ma con un nucleo e un alone molto prominenti. E’ fra quest’ultime che si trovano le galassie più grosse, giganteschi sciami di mille miliardi di stelle e la caratteristica essenziale delle galassie ellittiche è quella di contenere soltanto stelle e praticamente niente gas. Si ritiene che tutte le galassie abbiano la stessa età, pari a circa quindici miliardi di anni, e che, se presentano morfologie talmente diverse, ciò sia dovuto ai loro diversi “metabolismi”. Il metabolismo di una galassia non è altro che la rapidità del processo di conversione di gas in stelle, simbolo della “vita” di una galassia stessa. In quest’ottica, le galassie ellittiche sono quelle in cui il processo di conversione iniziale è stato più rapido, in maniera che la maggior parte delle stelle hanno potuto formarsi prima che le nubi avessero avuto il tempo di interagire e cadere gradualmente dal disco. Le spirali, al contrario, sono galassie dal metabolismo iniziale molto lento, nelle quali la formazione di stelle ha avuto luogo solo dopo che il gas si è appiattito sotto forma di disco. Quanto alle galassie irregolari, esse illustrano il caso di uno sviluppo interrotto, meno della metà del gas è stato finora incorporato in stelle e nessuna morfologia precisa ha potuto delinearsi. Considerata sotto il solo aspetto metabolico, l’evoluzione delle galassie appare molto tranquilla. Quella delle ellittiche è ormai finita, quella delle spirali è un ciclo che progressivamente si attenua e nel corso del quale nascono nuove stelle, che forgiano elementi pesanti ed esplodono arricchendo il gas ambiente; poi, nuove generazioni di stelle si succedono, ciascuna assimilando l’opera chimica o alchemica delle precedenti. Perché è nell’esplosione delle prime supernovae che si ha il lancio nello spazio interstellare di una grande quantità di materia contenente elementi pesanti sintetizzati all'interno di stelle pesanti. In questo continua danza cosmica, continueranno a formarsi vari sistemi solari in tutte le galassie dell’Universo, compresa la nostra. Il materiale o nube, dalla quale per contrazione gravitazionale nascono il sole e i suoi pianeti, fra i quali la terra è un materiale di raccolta gravitazionale, che contiene in prevalenza idrogeno ed elio, cioè il materiale prodotto all'inizio dell'Universo. Ed è in questo progetto così fantastico che qualcuno si è accorto che manipolare fonti di energia illimitate può, non solo generare materia inorganica, la quale non è in grado di dar vita a forme di materia organica, ma anche la possibilità di un nuovo sviluppo, di un nuovo principio, quello della Vita. Si è arrivati solamente dopo vari tentativi alla creazione ex-novo di un essere perfetto in grado di ospitare questa energia nei primi corpi o contenitori, diventando così anime incarnate all’interno di civiltà di esseri umani primordiali (la nostra umanità è una delle ultime), mentre nel frattempo, però, tanti esseri viventi senza Anima ma dotati di Spirito (gli Alieni), hanno popolato l’Universo e nel nostro caso la Galassia in cui viviamo.
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Fonti
Federico Bellini www.coscienzaliena.blogspot.com
Leibniz, Monadologia
Jean-Pierre Luminet, I Buchi Neri
Michael Rowan-Robinson, L’Universo
Marius Schneider, La Musica Primitiva
