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Un esperienza di adduzione aliena è sempre diversa per ogni persona coinvolta, non solo da un punto di vista emotivo, ma anche a livello psichico e fisico. Ci sono, però, alcuni tratti che accomunano molti di questi casi, attraverso i quali è possibile ricostruire una vera e propria documentazione. Quando sta per arrivare l’alieno Horus (Falconiani), spesse volte il cielo è nuvoloso è può piovere, è facile avvertire un senso di stanchezza senza motivo e la necessità impellente di dormire, soprattutto durante la giornata, anche se si è riposato serenamente durante l’appena trascorsa notte. Le sintomatologie possono un po’ variare nei diversi soggetti coinvolti, ma in genere sono comuni a molti le modalità con cui avvengono i passi successivi del rapimento. Se si è soliti prendere sonno dopo pranzo, è facile dormire almeno due ore profondamente, anche se c’è il ricordo di essersi svegliati per pochi istanti. Ma quando ti risvegli definitivamente è comune ritrovarsi con il corpo disteso sul letto in una posizione contorta, con le gambe rivolte verso destra, il busto arcuato e la testa fissa verso sinistra, guardando con lo sguardo verso l’alto, nel soffitto. A quel punto, al posto del soffitto si è soliti vedere un buco e, da quell’enorme ovale indefinito e increspato, il cielo. Fuori continua a piovere, ma sopra il proprio letto si vede il cielo grigio e nuvoloso, si sente cadere la pioggia sino a quando, ad un angolo, all’improvviso appare stranamente un fagottino nero. Inizialmente può sembrare un animale e sul momento non ci fai molto caso, mentre in quella strana confusione mentale, sorridi e ti chiedi cosa ci possa fare, magari, un gatto nero sopra il tetto della propria casa. Poi ti ricordi che stai guardando quel gatto da un buco nel soffitto, mentre sei disteso a dormire nel tuo letto in camera e, quando quella cosa comincia a muoversi e ad avanzare, nerissima, con la luce che vi riflette e con la pioggia che la rende ancora più lucida, ti accorgi che qualcosa non quadra.
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Il 24 marzo 2009 era nuvoloso e pioveva fortissimo, la mattina mi ero svegliato di buon ora per fare alcune commissioni. Andai a trovare un amico per parlare di lavoro, mi invitò a restare a pranzo, ma gli dissi che dovevo tornare a casa perché ero stanco e dovevo "dormire". Tornato a casa mangiai qualcosa con mio padre, poi me ne andai in camera e mi misi a dormire nel letto. Mi accorsi più tardi di aver dormito dalle 13,30 alle 15.30 (sempre due ore) e di essermi svegliato una volta per pochi istanti. L’assurdità avvenne più tardi, quando verso le 15.30 mi vidi disteso nel letto in una posizione un po’ contorta, con le gambe rivolte verso destra, il busto arcuato e la testa fissa verso sinistra, mentre guardavo con gli occhi verso l'abbaino (ho una finestrella, sopra e di lato al mio letto, perché dormo in mansarda). Ebbene, ero sveglio in quella posizione ma vedevo il cielo, come se nel soffitto ci fosse un buco, sentivo piovere, vedevo il cielo sopra di me, al posto della finestra e della tenda scorrevole, c'era un ovale aperto, creatosi nel muro e senza contorni. Ad un angolo, improvvisamente, vidi apparire un fagottino nero. Inizialmente mi sembrava un gatto e li per li mi chiesi cosa ci faceva sul tetto e sorrisi (almeno credo), poi quando questa cosa cominciò a muoversi e ad avanzare, vidi che era una punta nerissima, la luce vi si rifletteva, la pioggia forse la rendeva ancora più lucida, anche se sembrava asciutta e avanzava sopra di me. A quel punto cominciai a scalpitare, internamente mi ripetevo che erano tornati a prendermi e non volevo, cercavo di scappare, quindi presi ad agitarmi perché solo quella parte del corpo riusciva a muoversi, mentre tutto il resto, a parte gli occhi, era paralizzato. Provai terrore e paura, all’improvviso non vidi più nulla, il soffitto si era richiuso e vedevo nuovamente la finestra di camera mia con la tenda arancione e sopra di me il muro del tetto. Continuavo ad essere sempre immobile e mi volevo togliere da li, quindi tentai ripetute volte sino a quando non riuscii a muovere un poco le gambe, poi gli occhi e improvvisamente tutto il corpo. Mi alzai stanchissimo e con grande sforzo, cercando di restare sveglio. Sentivo la pioggia cadere sul tetto e mi trascinai a fatica alla finestra per vedere che fuori stava diluviando ed era tutto grigio, coperto e un po’ nebbioso. Il braccio sinistro era intorpidito, addormentato, anche se non ci avevo dormito sopra e per risvegliarlo cominciai a massaggiarlo. Avevo vissuto un adduzione in piena regola e quando mi svegliai, ero stato appena riportato a casa. Quella punta nera che aveva cominciato a muoversi, era quella di un astronave, perché di forma metallica, nera e lucida, e si muoveva lentamente sopra di me e il tetto di casa mia. Inoltre ricordavo di un sogno fatto quel pomeriggio, dove mi trovavo in un luogo asettico, bianco e nel quale una strana figura alta e sottile accanto a me (sembrava un grande pollo), mi iniettava qualcosa dentro l’occhio destro attraverso dei bagliori e dei fasci di luce, lasciandomi poi nel pomeriggio con uno strano mal di testa e una sensazione di vuoto nell’occhio, che durò sino al giorno successivo.
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Fonte
Federico Bellini; Diario di un Addotto (2009/12)
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Il 24 marzo 2009 era nuvoloso e pioveva fortissimo, la mattina mi ero svegliato di buon ora per fare alcune commissioni. Andai a trovare un amico per parlare di lavoro, mi invitò a restare a pranzo, ma gli dissi che dovevo tornare a casa perché ero stanco e dovevo "dormire". Tornato a casa mangiai qualcosa con mio padre, poi me ne andai in camera e mi misi a dormire nel letto. Mi accorsi più tardi di aver dormito dalle 13,30 alle 15.30 (sempre due ore) e di essermi svegliato una volta per pochi istanti. L’assurdità avvenne più tardi, quando verso le 15.30 mi vidi disteso nel letto in una posizione un po’ contorta, con le gambe rivolte verso destra, il busto arcuato e la testa fissa verso sinistra, mentre guardavo con gli occhi verso l'abbaino (ho una finestrella, sopra e di lato al mio letto, perché dormo in mansarda). Ebbene, ero sveglio in quella posizione ma vedevo il cielo, come se nel soffitto ci fosse un buco, sentivo piovere, vedevo il cielo sopra di me, al posto della finestra e della tenda scorrevole, c'era un ovale aperto, creatosi nel muro e senza contorni. Ad un angolo, improvvisamente, vidi apparire un fagottino nero. Inizialmente mi sembrava un gatto e li per li mi chiesi cosa ci faceva sul tetto e sorrisi (almeno credo), poi quando questa cosa cominciò a muoversi e ad avanzare, vidi che era una punta nerissima, la luce vi si rifletteva, la pioggia forse la rendeva ancora più lucida, anche se sembrava asciutta e avanzava sopra di me. A quel punto cominciai a scalpitare, internamente mi ripetevo che erano tornati a prendermi e non volevo, cercavo di scappare, quindi presi ad agitarmi perché solo quella parte del corpo riusciva a muoversi, mentre tutto il resto, a parte gli occhi, era paralizzato. Provai terrore e paura, all’improvviso non vidi più nulla, il soffitto si era richiuso e vedevo nuovamente la finestra di camera mia con la tenda arancione e sopra di me il muro del tetto. Continuavo ad essere sempre immobile e mi volevo togliere da li, quindi tentai ripetute volte sino a quando non riuscii a muovere un poco le gambe, poi gli occhi e improvvisamente tutto il corpo. Mi alzai stanchissimo e con grande sforzo, cercando di restare sveglio. Sentivo la pioggia cadere sul tetto e mi trascinai a fatica alla finestra per vedere che fuori stava diluviando ed era tutto grigio, coperto e un po’ nebbioso. Il braccio sinistro era intorpidito, addormentato, anche se non ci avevo dormito sopra e per risvegliarlo cominciai a massaggiarlo. Avevo vissuto un adduzione in piena regola e quando mi svegliai, ero stato appena riportato a casa. Quella punta nera che aveva cominciato a muoversi, era quella di un astronave, perché di forma metallica, nera e lucida, e si muoveva lentamente sopra di me e il tetto di casa mia. Inoltre ricordavo di un sogno fatto quel pomeriggio, dove mi trovavo in un luogo asettico, bianco e nel quale una strana figura alta e sottile accanto a me (sembrava un grande pollo), mi iniettava qualcosa dentro l’occhio destro attraverso dei bagliori e dei fasci di luce, lasciandomi poi nel pomeriggio con uno strano mal di testa e una sensazione di vuoto nell’occhio, che durò sino al giorno successivo.
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Fonte
Federico Bellini; Diario di un Addotto (2009/12)
