.
Mentre sei nel bel mezzo di questo strano cammino, cominci a praticare anche la meditazione e spesso, l’utilizzo di queste tecniche apre canali preferenziali a ricordi sopiti, non solo della nostra vita attuale, ma soprattutto di quelle passate. Ricordo ancora, come se fosse questo momento, il riemergere di una di queste vite passate, apparsa mentre stavo meditando. Mi ero accorto che c’era qualcosa di diverso dal solito, ero rimasto in meditazione per molto tempo e la mia mente aveva cominciato a vagare, avvertivo delle presenze (credo mia madre e i miei nonni, tutti morti) e il mio corpo subiva continui cambi di temperatura. Sorpreso aprii gli occhi ma percepivo che non era finita. Come auto-ipnotizzato accessi lo stereo, il CD era già inserito e mi misi ad ascoltare l'Adagio della Decima Sinfonia di Gustav Mahler. Ripresi istantaneamente e in modo del tutto naturale la meditazione, addentrandomi in trenta minuti di assoluto fantastico viaggio. All'inizio era tutto confuso e mi lasciai trascinare dalla musica che conosco molto bene, quando ad un certo momento cominciai a vedere il mare, dall'alto, immenso, forse l'Oceano e con il Sole che vi rifletteva, ma non lo vedevo se non con il riflesso della sua luce sull'acqua. Stavo viaggiando sull'Oceano verso nord, credo, quando improvvisamente apparve il ghiaccio. In quel momento ero al polo Nord o in qualche terra del circolo polare artico. Correvo sul ghiaccio quando improvvisamente si ruppe trascinandomi nell’acqua fredda del mare, cercavo di uscire, ma il ghiaccio attorno continuava a rompersi, il freddo era troppo intenso, i miei abiti bagnati e mi sentivo andare giù. Cadevo negli abissi, vedevo sopra di me la luce che si rifletteva nell'acqua mentre sprofondavo nell’oscurità. Improvvisamente ero di nuovo sul ghiaccio, lo vedevo vivido, sentivo il freddo. Mi guardai attorno e mi ritrovai vestito di abiti primitivi, simili a quelli che indossano gli Inuit che vivono al polo, in modo simile agli indiani. Ero uno di loro, avevo la carnagione mulatta, occhi scuri, capelli lunghi e nerissimi raccolti dietro la nuca, in mano una lancia e stavo andando a caccia. Rivedevo la scena iniziale, ma questa volta ero il cacciatore e correvo sul ghiaccio e tutta la scena si consumava nuovamente in prima persona: il ghiaccio che si rompeva, cadevo in acqua, cercavo di salvarmi ma non ci riuscivo e andavo giù di nuovo negli abissi. Mi ritrovai nuovamente sul ghiaccio, rivedevo tutta la scena, ma questa volta come sdoppiato, c’era l’Inuit e c’ero anche io, vestito come lo sono oggi. Eravamo entrambi li, a rivivere la scena, ma questa volta era lui a cadere in acqua mentre io cercavo di salvarlo. Gli toccai le mani, ma lui mi guardò rassegnato, non voleva essere salvato perché sapeva che doveva morire. Fu in quel momento che ci vedemmo in volto, mi sorrise e mi lasciò la mano cadendo nell’abisso marino. Non so quanto tempo rimasi a fissarlo mentre svaniva nel buio del mare, perché mi vedevo in mezzo al ghiaccio del polo e con la mano ero appoggiato al tavolo, con il buco davanti dove era caduto l’altro me. Lentamente ne uscii, la musica stava per finire e mi ripresi aprendo gli occhi. Avevo freddissimo e andai in bagno a scaldarmi con dell'acqua calda. Più tardi, ricordandomi di questa esperienza, mi ero accorto di una strana analogia legata ad un mio problema fisico. Le mie gambe e i miei piedi sono perennemente freddi, spesso bianchi quasi cadaverici. Avevo rivissuto una mia vita passata? Abitavo in una terra del polo Nord? Ero morto affogato nell’acqua gelata? Il mio problema alle gambe è legato a questa esperienza di una vita precedente? E quanto, a livello karmico, le vite passate condizionano le nostre vite attuali?
.
Fonte
Federico Bellini; Diario di un Addotto (2009/12)
.
Fonte
Federico Bellini; Diario di un Addotto (2009/12)
