Il blog di Federico Bellini, studi e ricerche nel campo dei Rapimenti Alieni, la Spiritualità, la Cosmologia, la Filosofia Alternativa e l'Ufologia

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martedì 17 aprile 2012

Abductions - "La grande nevicata"

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"Loro ti devono fare delle cose. Stai buono, non ti agitare. Stai fermo. Ci sono qui io, vedrai che non ti faranno male". Sento la voce di mia madre nella testa, il luogo dove sono è silenzioso, non si sente alcun rumore. Forse sono io che non riesco a sentire alcunché, ma solo la voce di mia madre, che mi dice poche parole. La stanza è molto grande, avrà una larghezza di almeno sei metri, ma non riesco a capire quanto sia lunga. Le mura sono di cemento, come quelle di un bunker, anche il pavimento è scuro, ma non riesco a capire di che materiale. Sulla parete destra c’è un enorme specchio, che copre quasi tutta l’estensione della parete, ma attorno allo specchio il muro è bianco. Dietro di me (sono al centro della stanza) c’è una parete anch'essa grigia e di cemento, ma con una porta aperta che da verso un'altra stanza; oltre non riesco a vedere perché è tutto buio. In fondo alla stanza, dopo vari tentativi riesco a vedere qualcosa, perché all'inizio la luce che viene dal soffitto è accecante, splendente e non mi permette di vedere. Dietro questo telo ci sono sicuramente altre persone, credo di vedere alcune ombre, in ogni caso ho la sensazione che la stanza sia molto più lunga e che si ripeta una situazione simile a quella che sto vivendo io. Intravedo in fondo sulla sinistra un'altra porta, simile a quella che ho dietro di me, anch'essa aperta e buia. Mi vedo sdraiato su di un tavolo che sembra d’acciaio, dovrebbe essere freddo ma in realtà è tiepido. Sono nudo ma tra l'ombelico e le cosce ho una fascia di stoffa bianca che mi copre, vedo i miei piedi, sono piccoli, credo d’avere sette o otto anni. Davanti ai miei occhi ho le dita del pollice e dell'indice della mano destra di mia madre. Me li tiene davanti agli occhi ed è immobile in quella posizione, alzo lo sguardo e la vedo in volto: è molto strana, non sembra nemmeno lei ed ha lo sguardo fisso e guarda davanti a se. La chiamo da dentro, perché non riesco a parlare con la bocca, lei mi guarda, ma ha sempre lo sguardo fisso ed impassibile. E' molto giovane ed ha un camice, credo bianco, una tunica semplice. All'inizio siamo soli, poi compare, credo dal fondo della stanza, un dottore, con un camice bianco e con dei bordi verdi chiari, ha una specie di laccio o cintola bianca alla vita, il camice sembra di plastica e non è come la tunica di stoffa di mia madre. Ha una mascherina e una cuffia in testa e non riesco a vederlo in volto; poi la luce che viene dal soffitto mi abbaglia sempre di più e mi tiene fermo. Dalla vita in su mi ritrovo con il corpo immobilizzato, ma dalla vita in giù forse non è ancora addormentato, tanto che questo dottore mi afferra la caviglia e me la tiene stretta pressandola sul lettino. Sicuramente pensa che voglio ribellarmi, tanto che arriva un altro dottore esattamente uguale a lui e mi afferra l'altra gamba. Sento le parole di mia madre nella testa: "Loro ti devono fare delle cose. Stai buono, non ti agitare. Stai fermo. Ci sono qui io, vedrai che non ti faranno male... Te le farò io queste cose, così sentirai meno dolore". M’inserisce nel naso una specie di ago molto grande, ogni tanto lo sento pungere all'interno, fa molto male e credo che la testa mi stia per scoppiare. Mi provoca stordimento e nausea. Quest’ago è legato ad un filo di plastica sottile, dal colore nero e che proviene dal soffitto, da dove arriva la luce accecante. Nella stanza non vedo altro, non ci sono tavoli, sedie o oggetti, non vedo altre persone. Mi giro verso il vetro, vedo me sul lettino sdraiato, mia madre di spalle e i due dottori di cui non capisco il volto. Le immagini si sdoppiano, stranamente visiono solo alcune cose in bianco e nero, mentre altre immagini sono vivide e a colori, come dei frame di un film sperimentale. La luce che viene dall'alto non è fredda, anzi è calda, bianca, ma ha delle sfumature quasi dorate. Guardo nuovamente nel vetro, vedo il panno bianco che ho sui genitali e anche la mia pelle, sembra leggermente risplendere. Lo specchio che è sulla parete destra è enorme, è un unico blocco ed è incastonato nel muro, circondato da questo materiale plastico bianco che lo circonda. Non riesco a vedere da dove viene la luce dal soffitto, è fortissima. Nessun rumore, solo silenzio e le poche parole di mia madre. Mi sembra di avvertire il battito del cuore, perché è come se avessi le orecchie tappate, sento solo me stesso ed è tutto ovattato. Poi non riesco a ricordare altro. Nella stanza dove mi trovo, la situazione è sempre la stessa, dove mia madre ha questa tunica ma le braccia sono scoperte, ed è scalza. Mi infila l’ago nel naso, chiudo gli occhi, sento dolore a momenti. La luce è sempre forte, continuo ad avere la nausea, un forte senso di vertigine, la vista si annebbia e diventa tutto nero. Però fuori da quello strano luogo sta nevicando. Rivedo mio padre che viene a svegliarmi, è notte fonda, forse sono le due o le tre, mi porta alla finestra e guardiamo la neve scendere dal cielo. Ho fatto alcune ricerche, un evento simile accadde tra il 14 e il 17 gennaio del 1985. Probabilmente tutto si è svolto in quel periodo, allora avevo sette anni! “Loro ti devono fare delle cose. Stai buono, non ti agitare. Stai fermo. Ci sono qui io, vedrai che non ti faranno male... Te le farò io queste cose, così sentirai meno dolore".
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Non era una voce femminile quella di mia madre, ma una voce forse maschile, semi-profonda e un po’ meccanica, quieta e affabile. La Mantide (l’alieno insettoide), è lei che si celava dietro la mamma, perché la voce non era la sua. Il viso? Si, me lo ricordo ma non era poi tanto simile e c'erano parti che non coincidevano. L'occhio analizzato era confuso con i suoi capelli, che stranamente scendevano in fronte, ma all'epoca non aveva quel taglio; ecco che apparve un occhio nero, enorme! Ma non era stata questa terribile visione che mi fece capire di avere a che fare con una Mantide, me ne accorsi quando vidi riflesso sullo specchio il suo corpo, chino su di me: una Mantide Bianca! Era fantastica e orribile al tempo stesso, un essere non molto grande, ma dalla pelle bianca lucente e con una enorme testa. Ora si spiega perché mia madre aveva questa tunica bianca nella prima ricostruzione, perché bianca era la pelle di questo essere. Le mani erano formate da tre lunghe dita e una quarta, leggermente più piccola all'interno, una sorta di pollice. Con la sinistra mi teneva la testa e le dita lunghe arrivavano sino agli occhi, passandomi sulla fronte, mentre con l'altra mi avvicinava il sondino al naso. Poi riconobbi anche quegli strani dottori che tenevano le caviglie. Erano calvi, con gli occhi rossi e la pupilla verticale, una testa allungata, pelle abbronzata tanto da assomigliare molto al faraone Akhenaton. Avevano una divisa bianca e blu, perché le strisce verdi che vedevo nella prima ricostruzione, in quest'ultima si erano rovesciate, come se i colori avessero virato verso altre tonalità. Il bianco era diventato blu, il righino verde, bianco, il camice si era trasformato in una divisa, mentre la cuffia nel prolungamento della nuca. L’espressione del volto era un po’ basita, inespressiva, anche se i loro occhi dimostravano un'intensità "molto forte". Si poteva riscontrare qualcosa di egizio nei lineamenti del volto e non era la prima volta che li vedevo, e mentre pensavo alla loro somiglianza, sentivo nella mia testa una voce che diceva: "Non vogliamo che loro ti prendano, tu sei importante per noi…"
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Fonte
Federico Bellini; Diario di un Addotto (2009/12)