La notte spesso trascorre in modo del tutto insolito, con strani sogni che si avvicendano sino a quando, tutto cambia radicalmente. La parte del Sé o il proprio IO che forma la Monade, spesso ha modi molto singolare per comunicare, attraverso sogni infarciti, a volte sino all’inverosimile, di archetipi. Una notte, ad esempio, sognai che mi ritrovavo in una stanza bianca, asettica e mi guardavo attorno. Improvvisamente apparve un enorme Tigre che cercava in tutti i modi di afferrarmi, mi inseguiva, mi afferrava, ma non poteva prendermi, perché gli sfuggivo continuamente tra le “mani”. Si arrabbiava, tanto che riusciva ad alzarsi in piedi molte volte, ruggendomi contro tutta la sua rabbia. Nell’estenuante lotta, finalmente mi svegliai ritrovandomi cosciente, disteso nel letto e non appena aprii gli occhi, vidi proiettati sul soffitto della mia camera degli strani simboli. Una scritta bianca, riflettente nel buio della parete e della stanza, che ad arco sembrava circondarmi. I simboli erano cuneiformi e tondeggianti, molto raffinati, difficili da riprodurre e del quale ignoro ancora oggi il loro significato. A quel punto, cosciente di aver subito un probabile attacco fallito da una qualche entità aliena (probabilmente i Felini Sek), con un modo un po’ sprezzante mi voltai di spalle e ripresi a dormire. Appena addormentato rientrai quasi istintivamente nel sogno, ma la Tigre non c’era più e in una stanza, del tutto simile alla cucina della casa al mare dove andavo da piccolo con la famiglia, apparve una signora. Sosteneva di essere una “vulcanologa” e cominciò a spiegarmi i procedimenti geologici che permettono alla lava di uscire dai vulcani, sino a quando rivolgendosi a me, e guardandomi negli occhi, mi rivelò: “La Tigre sono stata io a mandarla via, ma tu adesso devi diventare così forte da pensarci anche da solo. Vedi, ti sto insegnando a far uscire la lava che è in te. Tu devi fare uscire la lava che è dentro di te!”
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Per alcuni, ma non per tutti, diventa naturale aprire le proprie percezioni verso altre realtà. Prendere Coscienza significa allargare i propri orizzonti e la nostra stessa percezione dimensionale, per questo motivo, è naturale che si apra verso nuovi stadi di consapevolezza per entrare in contatto con altre realtà e dalle quali, peraltro, siamo sempre stati circondati. Liberarsi di un problema non significa doverlo cancellare e da quel momento non doversene più occupare o fare altro nella vita, significa acquisire la volontà e la consapevolezza di quanto abbia potuto aver influito nella nostra vita, capirne le motivazioni, le origini, chi sono stati gli stessi protagonisti. Liberarsi significa andare avanti, avendo la capacità e la facoltà di comprendere che il cambiamento, di qualsiasi natura o entità, è capace di renderci più terrestri (quindi incentrati su di una vita più terrena e quotidiana), ma anche meno terrestri (quindi su di una vita tra il terreno e l’ultraterreno, nonché meno quotidiana), dal momento che l’aspirazione ultima non è tanto “rifarsi una vita” su questo pianeta, quanto prepararci le basi per quella futura che verrà altrove. Ecco che il quotidiano e l’insolito si mischiano, per aprirsi verso nuovi concetti di comprensione.
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Tutto era iniziato con l’ennesimo sogno, ma questa volta in un modo totalmente atipico, perché mi ritrovai ad entrare all’interno di una specie di supermercato, accompagnato da mia madre (Anima?). Stavo cercando di nascondere qualcosa quando un controllore, poco più alto di me, mi notò armeggiare con questi strani oggetti e per questo motivo venni da lui fermato. Principiò una specie di strano e singolare interrogatorio dove mi venne detto: “Ciò che viene nascosto non durerà per sempre, coloro che non dicono tutta la verità avranno un conto da pagare”. In quel momento mentre dormivo e stavo sognando, qualcuno mi alzò le palpebre e mi analizzò attraverso gli occhi con dei fasci di luce provenienti da una sorta di tubicino luminoso. Durante questi flash riuscivo a vedere cosa accadeva attorno a me e a scorgere in realtà chi si nascondeva dietro quello strano interlocutore. C’erano alcuni esseri attorno a me, umanoidi, dal fisico esile e aggraziato, poco più alti di un comune essere umano. Avevano una testa stranissima, anche se tipicamente umana e con degli occhi tondi molto grandi, e presentavano un cranio con una sporgenza tale da farli sembrare delle mezzelune. (Queste formazioni craniche, molto più sviluppate e accentuate nelle donne in senso orizzontale, sono più contenute negli uomini, dato che propendono verso il dietro della nuca. Seppure in modo grezzo e primitivo somigliano alle sculture arcaiche della Lunigiana). Il sogno improvvisamente cambiò ambientazione, ci ritrovammo fuori in una specie di piazzale e insieme ad altre persone (alcune di queste sempre dei Mezzaluna), cominciammo ad osservare alcune stelle muoversi nel cielo. Queste luci si spostavano lentamente e mentre si avvicinavano, presero ad assumere una forma sferica che ben presto divenne stranamente nera. Le sfere, non molto grandi, somigliavano a delle “uova” (il rosso e il chiaro interno, ma neri, scurissimi e metallici fuori). Atterrarono aprendosi e mostrandoci l’interno, nel quale in una piccola alcova si trovavano dei bambini di Mezzaluna, ognuno dentro ogni “uovo cosmico” diverso. Qualcuno mi spiegò che quelle sono piccole astronavi-scuola, che i loro bambini appena nati vengono immessi dentro queste piccole capsule e inviate nello spazio per un tempo che non ho saputo quantificare. Mi spiegavano, inoltre, che durante la permanenza dei bambini nello spazio, le astronavi-scuola li nutrono e al tempo stesso li istruiscono per poi, una volta ritornati a casa, essere già pronti per entrare nella fase successiva della loro vita; sorta di adolescenza ma già formata a livello intellettuale e psico-fisica. Il sogno poi si interruppe. La sera dopo mentre mi stavo lavando notai alcune cicatrici sulla gamba destra…
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Fonte
Federico Bellini; Diario di un Addotto (2009/12)
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Per alcuni, ma non per tutti, diventa naturale aprire le proprie percezioni verso altre realtà. Prendere Coscienza significa allargare i propri orizzonti e la nostra stessa percezione dimensionale, per questo motivo, è naturale che si apra verso nuovi stadi di consapevolezza per entrare in contatto con altre realtà e dalle quali, peraltro, siamo sempre stati circondati. Liberarsi di un problema non significa doverlo cancellare e da quel momento non doversene più occupare o fare altro nella vita, significa acquisire la volontà e la consapevolezza di quanto abbia potuto aver influito nella nostra vita, capirne le motivazioni, le origini, chi sono stati gli stessi protagonisti. Liberarsi significa andare avanti, avendo la capacità e la facoltà di comprendere che il cambiamento, di qualsiasi natura o entità, è capace di renderci più terrestri (quindi incentrati su di una vita più terrena e quotidiana), ma anche meno terrestri (quindi su di una vita tra il terreno e l’ultraterreno, nonché meno quotidiana), dal momento che l’aspirazione ultima non è tanto “rifarsi una vita” su questo pianeta, quanto prepararci le basi per quella futura che verrà altrove. Ecco che il quotidiano e l’insolito si mischiano, per aprirsi verso nuovi concetti di comprensione.
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Tutto era iniziato con l’ennesimo sogno, ma questa volta in un modo totalmente atipico, perché mi ritrovai ad entrare all’interno di una specie di supermercato, accompagnato da mia madre (Anima?). Stavo cercando di nascondere qualcosa quando un controllore, poco più alto di me, mi notò armeggiare con questi strani oggetti e per questo motivo venni da lui fermato. Principiò una specie di strano e singolare interrogatorio dove mi venne detto: “Ciò che viene nascosto non durerà per sempre, coloro che non dicono tutta la verità avranno un conto da pagare”. In quel momento mentre dormivo e stavo sognando, qualcuno mi alzò le palpebre e mi analizzò attraverso gli occhi con dei fasci di luce provenienti da una sorta di tubicino luminoso. Durante questi flash riuscivo a vedere cosa accadeva attorno a me e a scorgere in realtà chi si nascondeva dietro quello strano interlocutore. C’erano alcuni esseri attorno a me, umanoidi, dal fisico esile e aggraziato, poco più alti di un comune essere umano. Avevano una testa stranissima, anche se tipicamente umana e con degli occhi tondi molto grandi, e presentavano un cranio con una sporgenza tale da farli sembrare delle mezzelune. (Queste formazioni craniche, molto più sviluppate e accentuate nelle donne in senso orizzontale, sono più contenute negli uomini, dato che propendono verso il dietro della nuca. Seppure in modo grezzo e primitivo somigliano alle sculture arcaiche della Lunigiana). Il sogno improvvisamente cambiò ambientazione, ci ritrovammo fuori in una specie di piazzale e insieme ad altre persone (alcune di queste sempre dei Mezzaluna), cominciammo ad osservare alcune stelle muoversi nel cielo. Queste luci si spostavano lentamente e mentre si avvicinavano, presero ad assumere una forma sferica che ben presto divenne stranamente nera. Le sfere, non molto grandi, somigliavano a delle “uova” (il rosso e il chiaro interno, ma neri, scurissimi e metallici fuori). Atterrarono aprendosi e mostrandoci l’interno, nel quale in una piccola alcova si trovavano dei bambini di Mezzaluna, ognuno dentro ogni “uovo cosmico” diverso. Qualcuno mi spiegò che quelle sono piccole astronavi-scuola, che i loro bambini appena nati vengono immessi dentro queste piccole capsule e inviate nello spazio per un tempo che non ho saputo quantificare. Mi spiegavano, inoltre, che durante la permanenza dei bambini nello spazio, le astronavi-scuola li nutrono e al tempo stesso li istruiscono per poi, una volta ritornati a casa, essere già pronti per entrare nella fase successiva della loro vita; sorta di adolescenza ma già formata a livello intellettuale e psico-fisica. Il sogno poi si interruppe. La sera dopo mentre mi stavo lavando notai alcune cicatrici sulla gamba destra…
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Fonte
Federico Bellini; Diario di un Addotto (2009/12)
